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1L'uomo che abitava alla fine del bosco Empty L'uomo che abitava alla fine del bosco Gio Dic 16, 2021 12:41 pm

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La bambina salì sul masso e cercò di rimanere in bilico sulle punte dei piedi. Portò una mano alla fronte a schermarsi gli occhi dal riverbero dorato del sole al tramonto e lo seguì nella lenta discesa, finché scomparve dietro la cresta del monte.
«Ciao sole! Ci vediamo domani!» e con un balzo scese sul prato, appena imbiancato dalla prima neve della stagione. Raccolse la fascina di stecchi e rametti che aveva preparato e s’incamminò per raggiungere la madre, occupata a sistemare gli ultimi pezzi di legno sul carretto.
Ma il bosco sussurrò qualcosa.
La piccola si voltò verso gli abeti, ormai raggiunti dalle ombre della sera, e guardò le fronde immobili davanti a sé: nel buio del bosco vide brillare una lucina rossa, appesa a un ramo basso e nero, mentre nell’aria squillò il din argentino di una campanellina.
La bambina sorrise e si mosse verso quella lucina che si accendeva e si spengeva nel buio.
«Teoly!» la madre la raggiunse e le posò una mano sulla spalla «Non devi andare nel bosco ora che è buio! Forza, aiutami con il carretto e torniamo a casa.»
«Mamma, guarda là!» e puntò il dito verso la sua scoperta.
La donna guardò e strinse a sé la bambina.
«Andiamo a casa» sussurrò.
«Cos’è quella lucina, mamma?»
«Adesso andiamo a casa e poi te lo dico.»
«Ma…»
«Adesso!» e dal tono della voce Teoly capì che non doveva insistere. Prese la mamma per mano e la seguì fino al carretto. Si voltò un paio di volte verso il bosco: tra i rami poteva ancora intravedere la misteriosa luce accendersi e spengersi.
Sembrava farle l’occhiolino.


La donna raggiunse il villaggio a testa china mentre la figlia trotterellava accanto al vecchio asino e cantava allegra una canzoncina. Sull’uscio di una casa incontrarono Helda intenta a spazzare la soglia.
«Siamo state nel bosco» disse a voce bassa la madre di Teoly.
«E abbiamo visto una lucina rossa che si accendeva e si spengeva!» finì per lei la bambina carica di entusiasmo.
Helda deglutì, abbassò il capo e ritornò in casa.
Presto il carretto, tirato dal vecchio animale, percorse l’intero villaggio e la notizia della luce nel bosco si sparse. Nell’ora incerta che precede il buio della lunga notte invernale, tutti si chiusero in casa seguiti dall’ombra nera di quella cattiva novella.
Solo i bambini faticarono ad addormentarsi: percepivano qualcosa di diverso nell’aria e ne erano allo stesso tempo eccitati e impauriti.
Mastro Fedor chiuse le imposte della falegnameria in modo che nessuno potesse vedere quello che sarebbe stato il suo prossimo lavoro. Andò nella stanza sul retro dove teneva del legno prezioso; si fermò un attimo sulla soglia, scosse la testa ed entrò. Le tavole chiare erano appoggiate al muro e le accarezzò con la mano ruvida e callosa prima d’iniziare a prendere le misure per costruire una piccola bara, da bambino. Tra poco sarebbe stato Natale.


Il funzionario romano scese a fatica da cavallo e si stiracchiò.
Mentre i soldati portavano i cavalli nelle stalle, cercò di rimettere in sesto le ossa, provate dalla lunga cavalcata. Quando fu sicuro che le gambe lo avrebbero retto, si diresse alla casa di Fedor.
Il falegname lo vide arrivare e gli andò incontro a braccia aperte.
«Finalmente ti rivedo, Lucius! Com’è stato il viaggio?»
«Ah, canaglia! Ti prendi gioco di me! Salire fino al vostro villaggio è sempre un’enorme fatica per le mie vecchie ossa. Dammi qualcosa che mi faccia dimenticare di essere arrabbiato con voi per aver costruito questo posto in capo al mondo!»
Fedor lo fece entrare in casa e accomodare vicino al camino scoppiettante.
«Ti aspettavamo prima. Adesso rischiate di trovare la neve al ritorno» e gli porse un bicchiere di liquore al ginepro.
«Cavoli quant’è buono!» disse il romano dopo averlo assaggiato «Solo questo vale il viaggio. Non è che te ne avanza un barilotto in più?»
«È già pronto con il tuo nome inciso sopra» e si sedette accanto a lui.
Lucius rise e stese i piedi verso il fuoco.
«Allora, Fedor, come vanno le cose qui da voi? Abbiamo tardato a venire perché siamo stati impegnati a respingere un’incursione germanica a un paio di giorni da qui. Brutte bestie questi barbari.»
«Già» convenne Fedor e rimase per un po' a fissare la danza del fuoco. Poi guardò l’altro in viso: le luci e le ombre si rincorrevano sul volto tirato e serio colorando di rosso la pelle candida «Abbiamo un problema, Lucius.»
Il funzionario romano si voltò verso di lui e alzò un sopracciglio «Vivete in un posto meraviglioso, Fedor. Avete cibo, tanto e buono e nessuno vi minaccia. Che tipo di problema può avere una comunità come la vostra? Qualche vacca si rifiuta di fare il latte?» e gorgogliò in una risata affogata nel grasso del suo doppio mento.
Fedor guardò ancora il fuoco, poi tornò a fissare l’ospite.
«È vero, l’apparenza è questa, ma…»
«Ma?» lo incalzò l’altro.
Il falegname rimase in silenzio: sembrava cercasse da qualche parte la forza per parlare. Fece un lungo sospiro, drizzò la schiena e fissò Lucius dritto in viso.
«C’è qualcuno che abita laggiù, oltre il bosco» disse «qualcuno che non sappiamo chi sia. Ogni anno però scende in paese. E uccide un bambino.»
Lucius fece un balzo sulla sedia e imprecò chiedendo subito scusa al suo dio «Ma che vuol dire Fedor? Dici che è un uomo solo, perché quindi non avete provato a cercarlo? Perché aspettare noi?»
«Ci abbiamo provato! Siamo andati oltre il bosco più volte con i ragazzi più svegli del villaggio, ma niente. Non lo abbiamo mai trovato. So soltanto che ogni anno scende in paese e se ne va con uno dei nostri figli.»
«E non lo avete mai fermato?»
«Non si può.»
Lucius scosse la testa e guardò il fuoco con la fronte corrucciata «Brutta storia.»
«Sì. A nome di tutto il villaggio chiedo la vostra protezione: siamo rispettosi nei vostri confronti, paghiamo tutte le tasse che vi dobbiamo, produciamo cibo di ottima qualità. Non penso che Roma si lamenti di noi, ma adesso abbiamo bisogno della vostra protezione.»
«Cosa volete di preciso da noi?»
«Siete guerrieri addestrati: vogliamo che provate a catturare quel mostro! Non vi abbiamo mai chiesto niente, ma adesso siamo disperati! Noi abbiamo provato a stanarlo, ma non abbiamo trovato niente. Ti prego, Lucius, aiutaci!»
Il romano lo guardò grattandosi la barba.
«Ma sapete almeno chi è? Qualcuno lo ha visto?»
Fedor alzò gli occhi su di lui e annuì lentamente.


Quella notte Lucius dormì male: rifletteva sull’accorata richiesta di aiuto e la pelle gli s’increspava di brividi. Quello che gli aveva raccontato il vecchio falegname non gli piaceva, nemmeno un po'. Un uomo che viveva da solo alla fine del bosco e che teneva in scacco un intero villaggio, derubandolo di quello che aveva di più caro. Vinte le perplessità aveva promesso che l’indomani sarebbe andato in ricognizione con i suoi uomini, anche se quell’impiccio gli avrebbe portato via altri giorni. Ma la presenza di Roma si doveva percepire anche in quei luoghi nascosti e, soprattutto, c’erano un paio di barilotti di liquore che aspettavano il suo ritorno per essere portati via. Ormai quella spedizione stava rosicando non più giorni, ma settimane e ne aveva fin sopra ai capelli. Barbari, mostri, tasse da riscuotere: era proprio l’ora di tirare i remi in barca e ritirarsi nella sua fattoria a Tarquinia.


Fedor rimase insieme agli altri a guardare il drappello a cavallo sparire tra le fronde del bosco.
«Lo troveranno?» chiese la moglie, appoggiandosi alla sua spalla.
«Spero di sì.»
«E se fosse lui a trovare loro? E se non tornassero più?»
«Torneranno, stanne certa.»
«E come fai a essere così sicuro?»
«Non gl’interessano. Non sono bambini.»
La donna si portò una mano alla gola, strozzando un singhiozzo.
«I bambini…» sussurrò e si voltarono verso un gruppo di piccoli scalmanati che giocavano a rincorrersi, finché uno di loro non si fermò e indicò il bosco. Subito decine di occhietti si voltarono in quella direzione: dai rami neri pendevano decine di lucine rosse che brillavano nella penombra, regalando il loro argentino din al vento.


Lucius e i suoi uomini tornarono tre giorni dopo. Il vecchio funzionario romano fermò il cavallo di fronte alla casa del falegname e scese mentre i soldati rimasero fermi sui loro destrieri. Spalancò la porta e si diresse verso Fedor: i suoi occhi brillavano nella penombra della stanza.
«Tu!» iniziò.
«Lucius! Cosa ti è successo?»
Il funzionario romano si sedette di fronte al fuoco, mentre il falegname muoveva qualche timido passo nella sua direzione.
«Lucius…» chiamò ancora.
Il nuovo venuto rimase ancora un po' a fissare il fuoco e lentamente sembrò sciogliersi e scrollarsi qualcosa di dosso che lo stava immobilizzando: qualcosa che poteva essere paura.
«Prima di salire fino al vostro villaggio» iniziò a parlare con un filo di voce «siamo passati da Vico Porcellorum, a un giorno di cammino da qui. Sai cosa abbiamo trovato?»
Fedor fece segno di non con il capo.
«Ebbene lì erano davvero disperati: un incendio ha distrutto il fienile e non sanno cosa dare da mangiare alle bestie. I lupi hanno fatto razzia di pecore e sono morte ben tre donne dando alla luce i loro piccoli. A Equi Terme invece un’epidemia si è portata via mezzo villaggio.»
Tacque. Fedor abbassò il capo e apprese quelle notizie in silenzio. Nel mentre che lo faceva sentì la speranza che aveva riposto nell’aiuto dei romani scivolare via.
«Sai perché ti dico questo, Fedor?»
Silenzio.
«Perché qui vivete nel paese del latte e miele! Siete dei privilegiati rispetto agli altri villaggi, lo sai, vero?»
Fedor lo sapeva.
«A me non interessa niente se festeggiate il Sol Invictus, la nascita di Gesù Cristo o i Saturnali» continuò Lucius e la sua voce divenne sempre più alta e stridula «A me non interessa niente di niente. So solo che il dio che venerate è potente e veglia su di voi. Se il prezzo da pagare è la vita di un bambino io non mi agiterei più di tanto. C’è di peggio intorno a voi.»
«Lo hai visto?»
Il romano si alzò di scatto e così facendo il cappuccio che aveva sugli occhi ricadde indietro scoprendo i capelli completamente bianchi. Solo tre giorni prima erano di un grigio vigoroso.
«Io non ho visto niente, Fedor. Ma ho percepito una presenza intorno a noi. Nel bosco non c’era freddo, abbiamo trovato acqua corrente e i cervi, mio dio! Cervi grossi più di me fermi sul sentiero che aspettavano una freccia per essere uccisi. Ti sto parlando di cibo a volontà, Fedor! Anche se tu tutto questo lo sai già, vero?»
Il falegname chinò la testa. Certo che lo sapeva! Tutto era dannatamente perfetto intorno a loro, tutto. Ma il prezzo da pagare era in ogni caso immenso.
«Me ne vado, Fedor. Non credo che tornerò più.»
I due uomini si fronteggiarono. Lucius tese la mano.
«Tutto qui? È questo l’aiuto che offre Roma ai suoi sudditi? Ci abbandonate, quindi?» e la sua voce divenne sempre più instabile.
«Io sono qui per controllare i confini e riscuotere le tasse. Non per combattere contro un dio che non conosco!» e si avviò verso la porta.
Fedor rimase immobile di fronte al fuoco, senza sentire calore, avvolto da un gelo profondo. Uscì quando i cavalli erano ormai una nuvola di neve all’orizzonte.
«E adesso?» chiese sua moglie.
Ma Fedor non sapeva cosa sarebbe successo adesso. Anzi, sì. Chiuse la porta e tornò in falegnameria.


Il bosco vibrava. Le luci infiammavano i rami e chiazze di rosso si riflettevano sulla neve per poi sparire e ricomparire subito dopo, mentre il concerto di campanellini riempiva il silenzio della notte. Nelle case del villaggio i genitori si strinsero intorno ai giacigli dei bambini che ignari di tutto si apprestavano al sonno eccitati da qualcosa che non sapevano spiegare. Nel buio, nell’attesa, nella frenesia, nella paura, il villaggio rimase sospeso nel nulla ad affrontare una nuova vigilia di Natale. Quando il vecchio giorno cedette il passo al nuovo tutto si chetò. Nell’irreale silenzio si udiva distintamente un passo pesante percorrere con calma le vie del paese. I genitori tenevano strette le mani dei figli addormentati tra le loro e il loro cuore cessava di battere quando sentivano i passi all’esterno fermarsi davanti alla loro porta. Poi il fruscio della neve che cedeva sotto un nuovo passo e l’eco di una camminata che scemava via li sollevava riportandoli alla vita. E quel suppliziò durò tutta la notte, fino a che l’urlo disperato di una donna non mise fine a quell’agonia. Fedor si precipitò alla finestra e guardò giù in strada, appena in tempo per vedere la figura di un uomo che sorridendo si voltava verso di lui, mentre il vestito gli si colorava con il rosso del sangue che colava dalla sua bocca.
E allora anche Fedor urlò, con il ricordo di quel sorriso macchiato di rosso squillante incastrato davanti gli occhi, a ricordargli quanto fosse alto il prezzo della loro invidiabile felicità.


La purezza del cielo azzurro del nuovo giorno feriva gli occhi. Le porte si spalancarono e un turbine di bambini festanti si riversò in strada. Oggi era nato Gesù Bambino e ci sarebbe stata una bella festa in paese, ma prima, come da tradizione, corsero verso il bosco. Già da lontano il luccichio tra i rami confermava la promessa dell’anno prima: le lucine rosse e i campanellini non c’erano più, sostituiti da doni per tutti. L’adrenalina dell’attesa finalmente scemava e i doni andarono a colmare i buchi che si erano aperti nelle coscienze.
Fedor guardava tutto dalla porta della sua falegnameria: come ogni anno meditava sul prezzo delle cose, e di quanto fosse alto quello della felicità. Poi rientrò in bottega a finire il suo lavoro: doveva scrivere un nome su una bara.

Akimizu

Akimizu
Padawan
Padawan

Un racconto davvero particolare. Lo potrebbe penalizzare il fatto che l'ambientazione natalizia è zero, almeno, la natalizia tradizionale. Nel senso, in tema è in tema, il 25 dicembre lo è nel 2000 come nel 300 d.c., ma mancano tutta una serie di elementi d'atmosfera e tradizioni. E non parlo certo di Babbo Natale, ma del significato morale, della convivialità, del senso della famiglia.
Detto questo il racconto mi ha comunque soddisfatto, anzi, sono rimasto davvero colpito da come scorre liscio, dal bello stile, dalla storia accattivante e misteriosa. Ecco, mistero è la parola giusta, perché tutto il testo, oltre a essere pervaso da una sottile inquietudine, dice e infine non dice nulla, non disvela niente sull'uomo misterioso, sempre che sia un uomo, nonostante ci dica tanto.
Il mio giudizio è dunque molto positivo, ma nella valutazione finale non so se riuscirò a ignorare il fatto che non mi ha trasmesso nulla di natalizio.

paluca66

paluca66
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi

Un racconto molto particolare, intriso di mistero dall'inizio alla fine tanto che, a meno che non mi sia sfuggito qualcosa "tra le righe", nemmeno una volta terminata la lettura si scopre "il colpevole".
Facile e scorrevole la lettura, ti segnalo solo un refuso di pochissimo conto
Fedor fece segno di non con il capo.
e una mia perplessità sull'uso di "rosicare" in questa frase
Ormai quella spedizione stava rosicando non più giorni, ma settimane
resta, forse, un po' a margine l'ambientazione natalizia richiesta dal contest anche se il fatto di aver situato il racconto nei primissimi anni dopo Cristo giustifica il fatto che il Natale non sia propriamente quello che intendiamo e in questo senso l'escamotage potrebbe essersi rivelato vincente.
Di certo c'è che hai creato una situazione credibile con un crescendo di tensione che tiene il lettore avvinto, lo confesso, nella speranza di un lieto fine che invece non arriva e il fatto che non ci spieghi il "perché" lascia aperta la porta delle considerazioni a ciascuno di noi; anche se un mezzo indizio ce lo dai affermando quanto sia alto il prezzo della felicità.
Chiudo con una frase breve, apparentemente anonima ma che mi ha colpito molto per quel "Ma" iniziale denso di significato e per dove l'hai situata
Ma il bosco sussurrò qualcosa.

Fante Scelto

Fante Scelto
Padawan
Padawan

Io l'ho trovato fantastico, o comunque sulla buona strada per esserlo.
Mi è piaciuto quasi tutto.

Partiamo dall'ambientazione di età romana, che mi ha piacevolmente sorpreso.
Poi il modo in cui è stato affrontato il Natale. L'euforia, il senso d'attesa, ci sono tutte: certo in contrapposizione con l'attesa terribile, orribile, che accada un infanticidio annunciato, ma questo i bambini non lo sanno. Questo non altera la loro felice attesa dei doni.
Per gli adulti è diverso. Gli adulti sanno che cosa accadrà e per loro il momento è tutt'altro che gioioso.
Ci leggo una mezza verità sul mondo di oggi, ma forse è solo il mio cinismo.

Poi la gestione del macabro e del misterioso: secondo me hai fatto benissimo a lasciare tutto in sospeso, a non dare spiegazioni. C'è del soprannaturale, e lo si vede nel finale come nei capelli di Lucius che imbiancano in pochi giorni.
Quel sorriso insanguinato dell'uomo-mostro nel finale è da brividi.
Un uomo che, pur apparendo a Fedor, non è descritto. Non si sa chi o cosa sia.
Anche se i riferimenti a una sorta di Babbo Natale ancestrale ci sono: il vestito che si macchia di rosso, i doni che lascia, il fatto che viva alla fine del bosco.

C'è del (meraviglioso) Lovecraft in tutto questo.
Ed è una similitudine ben riuscita.

Ma poi l'idea. Cioé, voglio dire, proporci un Babbo Natale in chiave horror e con tinte storiche, perdipiù credibili, è qualcosa di geniale.

E infine il titolo. Secondo me ottimo, tanto che scorrendo l'elenco lo avevo subito puntato come promettente.

Fino a qui ho sparso lodi. C'è qualche cosa meno riuscita, va detto.
Lo stile di scrittura è buono, anche se in qualche passaggio non riesce ad essere sempre all'altezza delle atmosfere create.
La nota più stonata, almeno per me, sono i dialoghi. Troppo stereotipati, troppo sacrificati al calarsi nel periodo.
Non serve, quando scriviamo di altre epoche dovremmo tenere comunque un registro attuale: aiuta a non snaturare il parlato dei personaggi, a farli sentire più veri.

Penso di aver finito.
Ottimo lavoro, mi è piaciuto molto.

CharAznable

CharAznable
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi

Un racconto perfetto o quasi. Ha tutto: pathos, fluidità, trama. Ti tiene incollato e senza fiato. Mi è davvero piaciuto molto. Ti riempio di complimenti e vedo molto arduo toglierti dal mio podio. Ora, per rendere utile questo mio commento, devo trovare qualche difetto. Forse trovo un eccessivo utilizzo di aggettivi che appesantiscono lievemente la lettura, che resta comunque molto fluida. Forse i dialoghi andrebbero curati maggiormente. E, per il contest, è davvero poco natalizio.
Ma sono dettagli.
Mi limito a farti complimenti e a ringraziarti.


______________________________________________________

I giorni indimenticabili della vita di un uomo sono cinque o sei in tutto. Gli altri fanno volume.

Antonio Borghesi

Antonio Borghesi
Padawan
Padawan

vogliamo che provate, (vogliamo che proviate) l’ora di tirare i remi in barca,(Non credo sia una frase adatta a quel periodo), fece segno di non (fece segno di no). Tutto qui. Poi il racconto scorre via abbastanza liscio e di semplice lettura. Un horror natalizio ben congegnato con un piccolo (grande) messaggio incorporato: il prezzo da pagare per il benessere è molto alto. Rivedo la mia personale classifica e magari butto giù qualcuno dal podio. Ora non so.
PS: perchè c'è una bara se l'uomo si mangia i bambini?

7L'uomo che abitava alla fine del bosco Empty Re: L'uomo che abitava alla fine del bosco Mer Dic 22, 2021 11:11 pm

Danilo Nucci

Danilo Nucci
Padawan
Padawan

Indubbiamente un brano di qualità eccelsa. Non ho appunti da fare. Non certamente sullo stile di scrittura che è proprio quello necessario in questo genere. Anche la forma mi pare impeccabile. L’unico vero difetto ai fini della prova è il ruolo del Natale che ho trovato non solo irrilevante ma addirittura stonato, non in sintonia con il periodo storico in cui si immagina che la vicenda si svolga. Mi ha dato la sensazione di un adattamento al vincolo natalizio di un racconto già nato in precedenza. Magari mi sbaglio ma se fosse così sarei curioso di leggere la versione originale che mi aspetto assai più coerente.
Solo per questa ragione credo che metterò il racconto in ottima posizione ma non proprio fra i primissimi posti.

Petunia

Petunia
Moderatore
Moderatore

Un racconto horror-natalizio di grande impatto. La storia mi ha coinvolta e la lettura ė volata in un fiat. 
L’incipit e l’excipit sono riusciti benissimo, le descrizioni sono accattivanti, le immagini e i suoni percepibili al punto che quando ho visto le lucine rosse e sentito suonare i campanellini  ho davvero sentito i brividi. È indubbio che l’atmosfera trasmetta inquietudine e mistero.
Ho trovato originale la scelta dell’ambientazione ai confini dell’impero romano e buona la caratterizzazione di Lucius. Meno riuscita, a mio parere, la fase post “tributo di sangue” con quel richiamo alla nascita di Gesù bambino (avevo immaginato un paese al polo nord considerata la lunga notte e non mi torna affatto che si possa festeggiare la nascita di Gesù così come l’hai descritta)
Ecco, questo aspetto, forse inserito per rinforzare l’idea del Natale e restare aderente al tema del contest, ha un po’ guastato la festa. 
Comunque ė bellissimo leggere storie come questa, in un contesto in cui tutto rischia di avere il gusto di “già sentito”, questo racconto è un’opera che si distingue e offre un brivido e che mancava.
Complimenti.


______________________________________________________
C’è qualcosa di delizioso nello scrivere le prime parole di una storia. Non sai mai dove ti porteranno.
(Beatrix Potter)

Arianna 2016

Arianna 2016
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi

Scelta originale, per il tema natalizio.
Nel racconto Quelli che si allontanano da Omelas, Ursula Le Guin tratta la tua stessa tematica: il prezzo della felicità e dell’abbondanza di cui godono gli abitanti della città di Omelas è la sofferenza di un bambino, tenuto prigioniero in uno sgabuzzino in condizioni atroci. Qui i bambini vengono uccisi, ma l’idea di fondo è più o meno la stessa.
La differenza è che nel tuo racconto gli abitanti vorrebbero cambiare le cose, ma non ci riescono, mentre nel racconto della Le Guin tutti – pur a conoscenza delle atroci sofferenze del bambino – accettano la situazione per continuare a vivere la propria vita di benessere.
Credo che alla base di entrambe le narrazioni ci sia una comune dinamica psichica, che ancora non ho chiarito a me stessa, ma è molto forte.
Lasciamo la Le Guin e parliamo del tuo racconto.
È davvero un bel racconto, che ho letto con piacere. Ben costruito e ben scritto. Ti sei appena aggiudicato un posto nella mia “decina”.
Lo stile mi piace abbastanza, nel complesso, al netto di alcune “leziosità” (“La purezza del cielo azzurro del nuovo giorno feriva gli occhi”), qualche aggettivo di troppo, alcune scelte lessicali:
- La forma toscana “spengere” al posto di “spegnere”
- Nel mentre che lo faceva= mentre lo faceva
- sui loro destrieri= “destrieri” ha qualcosa di aulico, che mi sembra al di fuori di questo registro; lo sostituirei con il più prosaico e colloquiale “cavalcature”
- acqua corrente= è un’espressione che indica l’acqua che viene forzata in delle tubature fino ad arrivare all’interno delle abitazioni; non credo che tu volessi dire questo.

Ribadisco, davvero un lavoro molto buono.

10L'uomo che abitava alla fine del bosco Empty Re: L'uomo che abitava alla fine del bosco Ven Dic 24, 2021 11:23 pm

Susanna

Susanna
Maestro Jedi
Maestro Jedi

Cara Penna, questo racconto mi ha, all’inizio, tratto in inganno circa il periodo in cui potesse ambientato.
All’inizio l’atmosfera era piuttosto dark, quasi gotica, niente di natalizio in senso lato: un villaggio ai margini di un bosco oscuro, una figura che non si palesa ma di cui tutti hanno paura. Anche i nomi Fedor, Helda sanno di nordico. Mancano fino a quel momento un elmento per la collocazione temporale, mi aspettavo in castello, pensa un po’. Poi arrivano i romani, un’altra epoca quindi, nomi di paesi che richiamano luoghi non nordici, ma la cupezza della situazione non cambia, rimane fino al termine, con un epilogo che era praticamente inevitabile. Una favola per adulti e senza un lieto fine, decisamente horror anche se il titolo poteva far pensare a qualcosa di diverso, più positivamente favolistico o fantasy.

L’aver mantenuto un potente alone di mistero per tutta la durata del racconto, non fornire alcuna spiegazione sul “colpevole” anche alla fine è un colpo di scena, se così si può dire, notevole. Ma non lascia interdetti, anzi, va bene così.

Lo stile mi è piaciuto, è una scrittura sicura, continua, senza momenti di stanca, i dialoghi (tranne una cosa che ti dico dopo) sono essenziali, equilibrati per il racconto. I personaggi, sia pure non emergendo per comportamenti eroici ma soccombendo all’ineluttabilità della situazione, sono ben delineati.
La trama richiama molto la nascita di Gesù, anche se qui viene sacrificato un solo bimbo per la salvezza degli altri.
A questa frase non riesco a dare un’interpretazione, o almeno ci ho provato ma mi dirai se ho visto giusto
e i doni andarono a colmare i buchi che si erano aperti nelle coscienze. Cosa avevano sulla coscienza gli abitanti del villaggio? Erano vittime, avevano anche provato a liberarsi di questo “mostro”. Forse perchè festeggiavano mentre una famiglia viveva un lutto tremendo?

Io ho interpretato la presenza dei doni come un premio, quasi un anestetico, dato alla gente (agli adulti) perché ogni anno riesce ad accettare la perdita di un bambino in cambio del benessere per l’intera comunità. Forse un po’ contorta come interpretazione; mi dirai.
 
Ecco le mie note, sempre personali ovviamente.
Ci sono alcune virgole ballerine, ma niente di che.
Cavoli quant’è buono! Decisamente troppo moderno: anche se all’epoca il cavolo era già conosciuto, ho il dubbio per questa esclamazione, che a mio gusto disturba per un momento lo stile della tua scrittura, così come il verbo rosicare, troppo moderni.
che provate  che proviate
Vinte le perplessità, aveva
Fedor abbassò il capo e apprese quelle notizie in silenzio. Nel mentre che lo faceva sentì la speranza che aveva riposto nell’aiuto dei romani scivolare via.  Semplificherei con: Fedor abbassò il capo e mentre, in silenzio, ascoltava quelle notizia, sentì..
che, ignari di tutto, si apprestavano al sonno, eccitati


______________________________________________________
"Quindi sappiatelo, e consideratemi pure presuntuoso, ma io non scrivo per voi. Scrivo per me e, al limite, per un'altra persona che può capire. Spero di conoscerla un giorno… G. Laquaniti"

11L'uomo che abitava alla fine del bosco Empty Re: L'uomo che abitava alla fine del bosco Sab Dic 25, 2021 10:35 am

FedericoChiesa

FedericoChiesa
Padawan
Padawan

Un racconto di suspence e mistero scritto in modo magistrale.
Mi sarebbe piaciuto in un contest più lungo, con racconti a puntate anche se, onestamente, sei riuscito a addensare tutto il necessario in queste poche pagine.
Per un amante di romanzi storici, soprattutto romani, è stato un regalo.
Avrei solo spinto un po’ oltre l’atmosfera di Natale.
Complimenti.

12L'uomo che abitava alla fine del bosco Empty Re: L'uomo che abitava alla fine del bosco Lun Dic 27, 2021 1:18 pm

tommybe

tommybe
Padawan
Padawan

Tutti si affannano a scrivere che è un lavoro molto buono, che la scrittura è meravigliosa.
Anche a me è piaciuta, ma solo la scrittura non il racconto.
Per me il Natale è cibo semplice, ospitalità, racconti, ricordi. Serenità, tanta serenità.
Una storia terribile come questa ruba tutto. 
Fa sparire dal tavolo le cartelle della tombola.
E il cibo in cucina.
Troppo, è troppo.
Almeno per me.
Pensare che l'inizio mi era così piaciuta la bimbetta che raccoglie la fascina di rami e trotterella accanto al vecchio asino e alla mamma premurosa.
Poi arrivano gli sguardi bassi e si intuisce tutto.
 
Se vuoi te lo scrivo pure io che sei bravissimo, autore.
Ma non lo penso.



Ultima modifica di tommybe il Dom Gen 09, 2022 4:26 pm - modificato 1 volta.

13L'uomo che abitava alla fine del bosco Empty Re: L'uomo che abitava alla fine del bosco Lun Dic 27, 2021 2:31 pm

Byron.RN

Byron.RN
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi

Cavolo che atmosfere dark, quelle che mi affascinano da matti.
Mi piace il tuo racconto? Si.
Mi piace la suspance che sei riuscita a creare? Si.
Mi piacciono le atmosfere dark? Sì, te l'ho già detto.
L'atmosfera natalizia è vero che manca, si sente poco, ma non mi interessa.
Sai cosa mi da davvero fastidio? Non si sa niente della tua creatura.
È un uomo come dice il titolo? No, visto che ha poteri soprannaturali.
Allora chi è? Un demone? Un vampiro? Un diavolo? 
Non ci dici niente, solo che si nutre di bambini. Forse è un riferimento al folclore austriaco col babbo natale che divora i bambini cattivi e lascia i regali a quelli buoni? Però nel tuo racconto non si fa riferimento a bambini buoni o cattivi.
Ci sono i due partiti, quelli che vogliono sapere il minimo per immaginasi una cosa propria e quelli che vogliono avere più informazioni per evitare quel senso di incompiuto.
Io appartengo alla seconda schiera, perché mi fa incazzare dover riempire gli spazi con la mia immaginazione. Se fosse così eviterei di leggere cose di altri e mi limiterei a leggere solo cose mie in modo da non sbagliare e dare la mia interpretazione su ciò che intendevo dire.
A parte la polemica(nella quale tra l'altro credo fermamente) è comunque logico da ciò che ho detto prima che ti metterò nei primi posti.

A vivonic garba questo messaggio

14L'uomo che abitava alla fine del bosco Empty Re: L'uomo che abitava alla fine del bosco Mar Dic 28, 2021 4:39 pm

Arunachala

Arunachala
Admin
Admin

storia sicuramente originale, fuori dal coro natalizio per eccellenza, ossia il buonismo obbligato dell'evento.
scritto benissimo e con ottime descrizioni, crea un'atmosfera truce e orrorifica che alla fine si realizza, come del resto si pensava.
ottima l'idea di ambientarlo nel periodo romano, quasi mai utilizzato, anche se sulla via della decadenza.
splendido anche il colpo finale, dove tutti vanno a ricevere regali, consolandosi (non è una bella cosa, certo, ma così saranno tranquilli per un altro anno).
molto belli i personaggi, ben delineati pur nelle brevità della storia.
mi lasciano perplesso due cose:
1 perché costruire la bara se il bambino viene portato via? si fa un funerale senza il morto?
2 che ci fa babbo natale horror da quelle parti?


______________________________________________________
L'unico modo per non rimpiangere il passato e non pensare al futuro è vivere il presente

L'uomo che abitava alla fine del bosco Namaste

Non si può toccare l'alba se non si sono percorsi i sentieri della notte.

Kahlil Gibran

15L'uomo che abitava alla fine del bosco Empty Re: L'uomo che abitava alla fine del bosco Ven Dic 31, 2021 7:55 am

Molli Redigano

Molli Redigano
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi

Ho trovato la scrittura semplice ma corretta.

Ho trovato solo questo refuso, che mi sembra abbiano già segnalato:

"Fedor fece segno di non con il capo."

Come tutti sanno, ho un debole per i racconti storici. Ecco, questo racconto storico non è, ma comunque ha degli elementi propri del genere che ho particolarmente apprezzato. Vero, Natale non è solo Babbo Natale e le renne, ma anche la nascita di Gesù: a mio avviso avresti potuto dare qualche informazione in più su come questa tradizione, in epoca romana, fosse arrivata fino al paese di Fedor, anche se non è la questione principale del racconto, ma soltanto l'ambientazione temporale, il periodo. 

Detto questo, il dubbio, il mistero permea il tuo racconto dall'inizio alla fine. E alla fine? Rimane. Credo sia una scelta voluta che personalmente prendo per buona e mi soddisfa anche se non posso fare a meno di chiedermi chi è questo uomo(?) che abita alla fine del bosco. 

Io ci vedo un racconto che può continuare. A puntate magari.

Grazie e Buon Anno!


______________________________________________________
Branzagot senz'onma.

Cit e Bastard Cool!

16L'uomo che abitava alla fine del bosco Empty Re: L'uomo che abitava alla fine del bosco Dom Gen 02, 2022 10:20 am

Valentina

Valentina
Younglings
Younglings

Ciao Autore, questo è l'ultimo racconto che mancava da leggere nella sezione adulti, ed è stata una gran bella sorpresa per finire in bellezza.
Hai creato un contesto antico, misterioso, quasi da leggenda. Un piccolo villaggio che vive in pace, ma maledetto in qualche modo, succube di un'entità che ogni anno richiede un sacrificio.
Credo che sia il degno inizio di una storia che dovresti continuare ed approfondire. Ha grande potenziale e tu l'hai scritta magistralmente, senza errori, senza perderti mai nel banale, mantenendo sempre alta l' attenzione.
Che dire... Mi è piaciuto tutto. L'unico appunto che posso fare è che il "Natale" è davvero poco presente. Si sarebbe potuto respirare di più, creando ancora più contrasto tra l'innocenza infantile e l'orrida minaccia che incombe.

Vorrei solo sapere come continua.

17L'uomo che abitava alla fine del bosco Empty Re: L'uomo che abitava alla fine del bosco Dom Gen 02, 2022 12:19 pm

vivonic

vivonic
Admin
Admin

tommybe ha scritto:Tutti si affannano a scrivere che è un lavoro molto buono, che la scrittura è meravigliosa.
Anche a me è piaciuta, ma solo la scrittura non il racconto.
Per me il Natale è cibo semplice, ospitalità, racconti, ricordi. Serenità, tanta serenità.
Una storia terribile come questa ruba tutto. 
Fa sparire dal tavolo le cartelle della tombola.
E il cibo in cucina.
Troppo, è troppo.
Almeno per me.
Pensare che l'inizio mi era così piaciuta, la bimbetta che raccoglie la fascina di rami e trotterella accanto al vecchio asino e alla mamma premurosa.
Poi arrivano gli sguardi bassi e si intuisce tutto.
 
Se vuoi te lo scrivo pure io che sei bravissimo, autore.
Ma non lo penso.
INTERVENTO DI MODERAZIONE
@tommybe, le ultime due righe non commentano il racconto, ma l'Autore.
Non credi sia il caso di rivederle? Anche perché magari, invece, lo pensi che l'Autore sia bravissimo, ma non ti è piaciuto questo racconto. Sono sicuro che la pensi come me. 


______________________________________________________
Un giorno tornerò, e avrò le idee più chiare.

18L'uomo che abitava alla fine del bosco Empty Re: L'uomo che abitava alla fine del bosco Dom Gen 02, 2022 1:14 pm

tommybe

tommybe
Padawan
Padawan

D'accordo, mi sono spiegato male.
Mi scuso con l'autore,
numerose riletture testimoniano la sua bravura.

19L'uomo che abitava alla fine del bosco Empty Re: L'uomo che abitava alla fine del bosco Dom Gen 02, 2022 5:09 pm

gipoviani


Younglings
Younglings

Dunque, dunque, dunque. 
Non son convinto che il racconto sia fuori tema. Il racconto ci suggerisce che noi ogni tanto (forse  spesso, se non sempre) ingoriamo il vero costo dei nostri agi. 
E' quello che il Lucius dice al falegname, siete ricchi, e la ricchezza ha sempre un costo. Al paese in questione costa un bambino all'anno, a noi costa un mezzo pianeta all'anno. Noi siamo ricchi ora al costo di una molto probabile maggiore povertà dei figli dei nostri figli domani. 
Ma noi accettiamo di pagarne il costo, come i concittatdini di Fedor lo sono.
Cosa c'è di più veramente natalizio, nel senso più profondo e religioso del termine, che rendersi conto di questo. A Natale per chi ha più fede di me, si festeggia il miracolo di un dio che ha mandato al sacrificio suo figlio per salvare l'umanità.
Nel paese di fedor, sacrificano un figlio per salvare il loro tenore di vita.
Bravissm*
Un gran bel racconto.

20L'uomo che abitava alla fine del bosco Empty Re: L'uomo che abitava alla fine del bosco Lun Gen 03, 2022 11:10 am

vivonic

vivonic
Admin
Admin

Ciao Autore. Sei sicuramente a tuo agio con il genere che hai deciso di utilizzare per il tuo racconto, e questo lo si riscontra in una gestione della narrazione a dir poco perfetto da tutti i punti di vista possibili.
Voglio chiacchierare con te di alcuni spunti interessanti. Fedor, il nome del tuo protagonista: è un nome russo; il nome latino sarebbe stato Theodorus, che a sua volta in greco significa “dono di Dio”, e sono assolutamente certo che tu tutte queste cose le sai già. È chiaro che cosa vuoi farmi capire: l’ambientazione temporale, oltre che quella spaziale. Queste piccole sottigliezze sono le cose che amo non tanto nei racconti quanto negli Autori stessi, perché dimostrano quella capacità artistica di giocare con la conoscenza e renderla parte integrante di un’opera dell’ingegno, a prescindere da quale essa sia. Per me avevi già vinto tutto quando ho letto Fedor (chissà se adesso pensi che io sia ancora più matto di quello che sapevi già).
L’inizio fa un po’ “Sally”, che tu sicuramente conosci, con quel “Non devi andare nel bosco ora che è buio” detto a Teoly (altro nome latino, proprio).
Il refuso te lo hanno già segnalato. Prova a evitare di apostrofare “gli”: anche se è grammaticalmente non scorretto, è ormai desueto (nonostante tu lo abbia usato in un discorso diretto, e quindi hai tutte le attenuanti dalla tua parte).
Sull’ambientazione natalizia ti hanno detto praticamente tutti qualcosa; io non me la sento di darti il massimo dei punti, ma neanche il minimo se è per questo, perché in effetti l’ambientazione natalizia c’è, come ha detto Aki prima di me. Certo, non è quella che magari ci aspettavamo di trovare, ma questo non vuol dire che non ci sia.
E poi, vuoi mettere che spettacolo presentare l’Antologia con il tuo racconto tra i primi?  L'uomo che abitava alla fine del bosco 65867427
A me hai convinto pienamente, a cominciare dal titolo e a finire con il mancato svelamento del tuo antagonista.
A mio avviso una prova più che ottima! Complimenti davvero!


______________________________________________________
Un giorno tornerò, e avrò le idee più chiare.

21L'uomo che abitava alla fine del bosco Empty Re: L'uomo che abitava alla fine del bosco Lun Gen 03, 2022 6:28 pm

tommybe

tommybe
Padawan
Padawan

Riletto.
Va bene, non sono Jack Frusciante e non voglio uscire dal gruppo. Podio.

22L'uomo che abitava alla fine del bosco Empty Re: L'uomo che abitava alla fine del bosco Lun Gen 03, 2022 10:52 pm

SisypheMalheureux

SisypheMalheureux
Padawan
Padawan

Caro autore, che bel racconto, noir e inquietante, davvero scritto bene. Anche a livello di accuratezza lessicale e sintattica, devo dire quasi impeccabile.
L'unica cosa che mi ha destabilizzato un po' è il Natale cristiano ("Oggi era nato Gesù Bambino e ci sarebbe stata una bella festa in paese") che cozza con un misterioso mostro divora-bambini che appartiene decisamente più a una mitologia pagana, nordica. E nordici sono anche i nomi dei protagonisti, Feodor e Teoly. Però Lucius, il delegato romano, chiama gli altri guerrieri con cui ha dovuto combattere "barbari". Come se, per un romano, non fossero barbari anche loro. Però, a parte queste che sono a mio avviso inesattezze storiche, il tuo racconto è sicuramente degno di entrare nella classifica dei migliori. Complimenti!

23L'uomo che abitava alla fine del bosco Empty Re: L'uomo che abitava alla fine del bosco Ven Gen 07, 2022 9:49 am

tontonlino

tontonlino
Younglings
Younglings

Un Babbo Natale, sempre che quel mostro sia il prototipo di Babbo Natale, come non te lo aspetti. Il racconto sembra inserito nella logica delle antiche pratiche pagane del sacrificio umano per ottenere da qualche dio pace, salute e buoni raccolti.
Ci voleva molto coraggio per scrivere un racconto del genere e tu, Autore, ne hai avuto tanto!
Alcune imperfezioni formali, tutte rilevate nei commenti precedenti, fanno purtroppo pensare che sia stati scritto un po' di fretta, all'ultimo momento, ma non sono tali da modificare il mio giudizio assolutamente positivo.

24L'uomo che abitava alla fine del bosco Empty Re: L'uomo che abitava alla fine del bosco Ven Gen 07, 2022 11:36 am

Asbottino

Asbottino
Padawan
Padawan

Racconto promettente fin dal titolo. E promesse in gran parte mantenute. 
Alto livello di scrittura e di abilità nel gestire la trama e la successione delle scene. Nessun intoppo, nessun refuso che salti all'occhio, nessuna caduta di stile.
Ecco, forse è il finale che mi lascia un po' insoddisfatto. Non ho contato le battute ma forse c'era più spazio per approfondire. Il vestito rosso che si colora di sangue non fa di questo mostro un Babbo Natale da racconto horror. Ne fa un mostro e basta, forse un uomo che abita alla fine del bosco, forse una divinità che protegge il villaggio ma pretende un sacrificio. Insomma il crescendo del racconto è perfetto, ma al momento buono le domande che restano sono più delle risposte e un briciolo di insoddisfazione resta.
Concordo più con Aki che con Viv sulla questione dell'attinenza natalizia. Come detto un vestito che diventa rosso per via del sangue non fa di un mostro un Babbo Natale horror e un'ambientazione natalizia in epoca Romana è davvero lontana nel tempo per sentirla davvero.
Detto questo il racconto è talmente valido, originale e ben scritto che è difficile non prenderlo in considerazione per un'antologia.
Ottimo lavoro.


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L'uomo che abitava alla fine del bosco Senza_10

25L'uomo che abitava alla fine del bosco Empty Re: L'uomo che abitava alla fine del bosco Ven Gen 07, 2022 8:12 pm

Mac

Mac
Padawan
Padawan

Sei sul mio podio.
Scritto bene, ben posizionato in un contesto storico, centrato sul contest, perché il Natale c’è, insomma mi è piaciuto tutto.
Qualcuno ha scritto che per lui il amatele non è questo, è vero, ma il contest era un Bstsle bifronte, fuori dalle regole.
Bravo/a.
Un pugno nello stomaco ben assestato.

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