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La bella addormentata nel bosco 5.0

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Messaggio Da Susanna Sab Mag 13, 2023 11:48 pm

Lettera aperta a chi non sa farsi gli affari suoi.
Carissimi curiosi (giusto per essere cortese) e carissimi autori di quella specie di romanzetto per nubili convinte attempate, ma vi pare corretto raccontare la “mia” storia senza neanche chiedermi il permesso? Alla faccia della privacy, concetto assolutamente inutile, disatteso e francamente ridicolo.
Oltretutto citare “fonti anonime”, come escamotage per pararvi il fondoschiena, tanto si sa che mescolate verità e falsità, è obsoleto. Come dire “sono stato travisato”: non vi crede nessuno.
Che poi nel mio regno vige la legge del “fatti i fatti tuoi, amico caro”. Quindi ora racconto la mia versione dei fatti, ed essendo la sottoscritta la diretta interessata, sarà la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità.
Vado per argomento, così le povere menti che guardano solo le figure e non vanno oltre i 140 caratteri forse capiranno. Forse.
 
1.  La Bella principessa
Avete mai visto una principessa brutta? Io per esempio mi considero appena appena carina, ma dopo gli interventi strutturali dello staff…
Sapete che vita facciamo noi principesse? Una ragazza normale la mattina arriva in cucina o nell’angolo cottura in pigiama, ciabatte tipo coniglio, i capelli legati con un elastico e mezzo occhio aperto. Si prepara un bel caffelatte, una brioche o due, poi passa in sala restauri. Noi principesse? Appena apriamo di due millimetri gli occhi, parte la catena di montaggio: le dame di compagnia ti infilano sotto la doccia, poi trucco e parrucco, i vestiti li scelgono loro (potessero indossarli, anche solo per il tempo di pavoneggiarsi nei cinque metri quadrati di specchio quadrangolare, ma non hanno la taglia!) e infine le scarpe. Ma quanto detesto il tacco 12, con quel rumore che ti entra nelle orecchie! Non voglio pensare a come saranno la mia schiena e le caviglie a ottant’anni. Per arrivare alla sala da pranzo devo fare un chilometro, su pavimenti tirati a cera: un paio di volte sono scivolata di brutto e avevo una mezza intenzione di affittare un ortopedico da tenere sottobraccio.
-        Ma non potrei usare le pattine? - avevo chiesto alla governante capo.
-        Le pattine? Ma cammineresti come una papera! Le patt…- ed è svenuta.
Vabbè, arrivo in sala da pranzo. Enorme: se mio padre, il re, dall’altra parte del tavolo, vuol darmi il bacio del buon giorno, viene da me in monopattino, mentre il saluto di mia madre fa l’eco, tanto è lontana. E niente brioscine o torte grondanti colesterolo: calorie contate perché il peso forma va mantenuto. Per via che le sarte devono lavorare in velocità e non hanno tempo di fare prove e riprove: le misure non devono cambiare. Si riprendono ogni due anni.
E poi inizia la giornata, che - caviglie a parte - provoca dolorose paresi ai nervi facciali, impegnati in smaglianti sorrisi: cerimonia per festeggiare le nuove aiuole, l’apertura della caccia alla lepre (ne abbiamo troppe, bloccano il traffico e incidono sulla produzione degli orti del regno), un giro in libreria (ci starei delle ore, almeno posso star seduta)… insomma arriva sera e anziché godermi i bei divani del salotto, riparte la catena di montaggio, perché ogni sera o c’è un ballo, o qualche invitato, o anche niente, ma meglio essere pronte per qualche visita inaspettata.
 
2.  Il regno dei miei genitori
Un bel posto, autosufficiente. Paradiso fiscale, per cui poca brigata e vita beata. Turisti fai da te desistono quando vedono i prezzi dei ristoranti. Si sta benissimo. Non ci manca il personale specializzato: artigiani vari, cuochi, giardinieri, stallieri, impiegati, geometri, architetti (mi pare ci sia qualcuno dalle vostre parti esperto di elenchi, o sbaglio?) Abbiamo anche un minuscolo esercito, giusto per le parate e per non passare da sprovveduti: pittoreschi ma innocui. Montagne, boschi, prati che sembrano, anzi sono, campi da golf. Un paio di laghi e un bel fiume, con annesse spiaggette. Vita tranquilla e niente curiosi che vanno a rovistare nella spazzatura per vedere se c’è un estratto conto dimenticato o altre amenità.
 
3.  La mia nascita un po’ tardiva.
Ma saranno affari dei miei genitori? Magari hanno voluto aspettare di essere sicuri che la loro storia funzionasse! Insomma un divorzio tra regnanti è una faccenda complicata. Ma nessuno, cari Grimm e c., è andato a cercare cartelle cliniche… è colpa di lui, no di lei ecc. Semplicemente è successo. Certo che ho scombussolato per bene il tranquillo e sonnolento ménage, fatto di riunioni con i ministri, leggine da firmare, cerimonie di vario tipo giusto per far vedere ai sudditi che esistono. Io invece mi facevo sentire bene, nella mia cameretta arredata Leroy Merlin: strillavo a più non posso, che persino i cavalli nelle stalle erano a rischio esaurimento e gli stallieri minacciavano sciopero. Dormivo poco, giusto il tempo di smaltire il latte e riprendere le energie. Mi hanno raccontato che c’era una tata, più o meno volontaria, che, quando non mi si sentiva, gattonava fino alla culla e sbirciava. Io, sveglissima, le sorridevo, facevo qualche versetto tipico dei neonati, poi… mescolino, qualche finta e poi vai di strilli. Pare riuscissi a strillare anche mentre prendevo il biberon, ma penso siano balle. Ho provato: non ci si riesce se non a rischio soffocamento.
 
4.  La festa per la mia nascita.
Bella festa, organizzata nei minimi particolari. Mi hanno detto, perché chi si ricorda qualcosa di quell’età! Invitati illustri, rappresentanti delle varie categorie, montagne di regali. E tra gli invitati, maghi, fate e streghe e stregoni. Perché in ogni regno che si rispetti ci sono. Maghi, streghe e stregoni erano e sono innocui: hanno un loro quartierino un po’ defilato, appurato che non combinano niente di pericoloso ma producono solo effluvi maleodoranti.
Le fate? Beh… la fata dei fiori, la fata delle piante, la fata dei falegnami, la fata dei dentini (dentisti), la fata degli spazzini, la fata dei sogni, degli innamorati… praticamente ognuna è grosso modo un sindacato che, a suon di possibili sortilegi negativi, mette sempre d’accordo tutti.
E poi c’è lei, la fata Anziana (ma guai a chiamarla così). Asserisce ancora oggi di non essere stata invitata. Lei dice.
Io dico che si è scordata, per via che anche la sua memoria non è esente da moria di neuroni. Ho le prove: copia dell’invito, presa in carico della lettera dalle Regie Poste, ricevuta di ritorno della raccomandata con la sua firma, inconfondibile e la risposta al R.S.V.P. (se non sapete cos’è informatevi).
Che poi mi hanno detto che lei per abitudine arrivava sempre per ultima alle riunioni, per far pesare il rango. Quel giorno non solo è arrivata dopo, molto dopo, ma pretese le credessero di non essere stata invitata. Nessuno le credette. Si vede che l’età l’aveva resa oltremodo rancorosa, per cui, visti i regali bellissimi (bellezza, saggezza, bel portamento ecc.) ed essendo lei arrivata a mani vuote - quindi megabrutta figuraccia - eccoti servito il malefico incantesimo: prima dei 18 anni mi sarei punta con un arcolaio (nessuno ricordava cosa fosse ma neanche uno osò chiedere e neanche cercare su Internet)  e sarei morta.
Mi salvò una fatina stagista, sgambatina, furbetta e smanettona, che entrò nell’incantesimo da una back door e lo rettificò. Mi sarei punta, questo sì, ma mi sarei addormentata per un annetto, e per non far perdere tempo a nessuno a organizzare un’assistenza h24 7 su 7, tutto il regno si sarebbe preso un anno sabbatico di profonde dormite. Per il resto, ci doveva lavorare un po’, da remoto.
 
5.  Conseguenze dell’incantesimo
Beh, per regio decreto sparirono arcolai e aghi: il più sta nel meno, anche le frecce di rappresentanza furono spuntate. Nuovi tipi di rose furono create, senza spine. Le ricamatrici si riconvertirono al mezzo punto, che non necessita di ago con la punta, e le sarte impararono a lavorare ai ferri e all’uncinetto. Tutti a dieta per non aver bisogno di ritoccare i vestiti. Insomma, per un paio d’anni ci furono mugugni a tonnellate, poi tutto tornò tranquillo. Per me fu normale crescere in quel mondo senza punte: persino le scarpe non avevano tacchi a spillo e quelle orribili punte, pericolose e antiestetiche.
Pian piano il ricordo dell’incantesimo si affievolì e si fece di necessità virtù.
Fu complicato tosare le pecore, visto che qualche utensile aveva la punta: la riconversione stilistica necessitava di quantità industriali di lana, per cui le si esportava temporaneamente in un paese confinante e il problema fu risolto.
 
6.  Il fattaccio
Avete presente quei piccoli musei che ci sono a volte nei paesini, dove tutto quello che di solito si butta viene messo in esposizione per le nuove generazioni? Il macinacaffè a mano, una gabbietta per canarini, l’asse per lavare, servizi di piatti decimati… la stufa a legna con ancora della cenere dentro? Ecco, ne era stato allestito uno - non si sa da chi né quando - anche in fondo al bosco dietro il castello e a gestirlo c’era una strana vecchietta, che tutti ricordavano ma nessuno sapeva come si chiamasse.
Il giorno del mio diciottesimo compleanno, avendo l’agenda un po’ leggera, arrivai fino alla sua casetta, così per fare conoscenza, e ovviamente andai a curiosare. Come da prassi incocciai in un arcolaio, stupidamente lo toccai e zacchete, mi punsi. La vecchina, che altro non era che la Fata anziana, ovviamente, mi lasciò lì, dolorante, piangente e incavolata nera.
Per fortuna la stagista - che teneva d’occhio la vegliarda - era nei paraggi e siccome faceva anche palestra, riuscì a sistemarmi sotto a un gazebo che lei si portava appresso a mo’ di roulotte. Previdente la ragazza: se mi fossi addormentata su un prato, come asseriscono Grimm e c., ma mi dite voi come si può sopravvivere? Nevica, piove, tira vento, poi sole cocente, le foglie che cadono a quintali, per non parlare delle formiche…
Comunque l’anno sabbatico del regno passò praticamente inosservato: il paradiso fiscale va avanti per automatismi, la vita riservata è legge da noi, la stagista sapeva il fatto suo con le relazioni pubbliche… buona notte e sogni d’oro, è il caso di dirlo.
E arrivò anche il giorno in cui l’incantesimo aveva previsto l’arrivo del principe azzurro.
 
7.  Il principe
E veniamo al principe, la parte per molte di voi più succulenta e qui devo dire che gli autori hanno toppato alla grande.
Prima di tutto non era un principe azzurro: era tinto di azzurro, questo sì, ma solo perché alla veneranda età di trent’anni ancora non aveva deciso cosa fare da grande e andava in giro per boschi a giocare alla guerra coi fucili che sparano bordate di colore. Adolescente datato.
Siccome lui e gli altri amici manco sapevano capire cosa significhi “voi siete qui” con le mappe di Google Maps, erano finiti sul nostro territorio.
Secondo: non, e ripeto non, era neanche un granché. Sinceramente devo dire che se non fosse per il rischio che, a baciarmi, quello verde di trasformasse in ranocchio, ecco quello era un bel tocco di ragazzo.
A onor del vero il tipo azzurro si era avvicinato per controllare che non fossi ferita o svenuta o morta, e il bacio è venuto per caso quando ha avvicinato il viso per sentire se respiravo: il suo orribile dopobarba deve aver fatto “effetto sali” e mi sono ripresa, alzandomi di scatto e dandogli una gran testata.
Anche lui si è ripreso, ma dopo un po’: testata a parte, la mia “capo dame di compagnia” mi aveva messo in guardia: “Se provano ad aggredirti, tu mira basso e forte”. L’ho fatto e da principe azzurro è diventato principe paonazzo.
La stagista lo ha portato in volo a palazzo, dove tutti si stavano riprendendo, e si sono occupati di lui.
Ovviamente tutta la brigata è stata invitata a cena: una noia, ma una noia! Tutti a farsi i selfie con le armature, sul trono, con mia mamma con la corona delle feste. Per non parlare delle foto alle portate, ai cuochi… persino alle briciole.
Sfortunatamente la stagista si era presa ia serata libera, altrimenti dopo il primo, subito dessert e poi via, ognuno a casa sua.
n.b. Il principe azzurro se ne stava invece in un angolo: giusto per non passare da crudele, gli avevo chiesto scusa.
 
8.  Lieto fine.
Mi spiace per le romanticone: io e il coso azzurro non ci fidanzeremo né sposeremo: lui ha già un compagno, tra l’altro simpatico e davvero carino, con cui è ufficialmente fidanzato, per cui “è stato bello conoscerti, teniamoci sentiti, fatti vivo ogni tanto”. Io, giusto per riprendermi, mi sono iscritta a un corso per stilista: aghi ne abbiamo, idee tante e magazzini pieni di stoffe.
La Fata Anziana ha gettato la spugna: ora, barando alla grande, organizza partite di burraco.
La stagista è stata assunta come fata dei programmatori.
I miei genitori se ne stanno tranquilli, aspettando la pensione: hanno modificato la legge per cui il trono sarà mio, ma godendo entrambi di buona salute, per un po’ sono salva.
 
Gli unici per cui non c’è lieto fine sono gli autori del romanzetto: dovranno ritirare tutte le copie del romanzo e ricomprare quelle vendute. Pare ci sia la fila davanti casa loro e corre voce che non tutte le copie siano autentiche…

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Messaggio Da Achillu Dom Mag 14, 2023 10:00 pm

Ciao, Susanna.

La mia impressione è che scrivere un racconto senza il paletto del contacaratteri porti molto brio. Piaciuta moltissimo questa lettera aperta, che suona anche come un monologo da "stand up"; sarebbe solo da verificare la durata ma devo dire che va bene anche così, senza saperlo.

L'unica cosa da segnalare è l'incongruenza (forse solo apparente) tra la giornata tipo della principessa con i tacchi e il divieto di tacchi imposto dal re alla festa per la nascita della stessa principessa. Una quisquilia e comunque spiegabile ragionandoci a posteriori.

Insomma direi proprio che l'esperimento sia riuscito. Io mi sono davvero divertito a leggerlo.

Grazie e alla prossima.

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Messaggio Da Susanna Mar Mag 16, 2023 9:51 am

Achillu ha scritto:L'unica cosa da segnalare è l'incongruenza (forse solo apparente) tra la giornata tipo della principessa con i tacchi e il divieto di tacchi imposto dal re alla festa per la nascita della stessa principessa. Una quisquilia e comunque spiegabile ragionandoci a posteriori.
Carissimo, grazie per il passaggio. In questi giorni sono un po' presa e non ho avuto ancora tempo per commentare gli altri due racconti che hanno accettato la sfida.
Devo dire che per un momento, la tua frse mi ha fatto dire "mannaggia, che svarione" - questo per dirti quanto mi fidi (affidi) ai commenti dei lettori.
Ma poi... no, Achi, lo svarione è tuo: la Principessa si sfoga dopo che tutto è finito, a incantesimo disattivato e principe azzurro liquidato, quindi i tacchi si potevano rimettere, con suo grande dolore, visto che non è stata opportunamente addestrata prima.
Contenta che ti sia divertito: un paio di orette di lavoro notturno andato a buon fine.

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