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Messaggio Da digitoergosum Dom Lug 03, 2022 11:28 am

Essere intera (differentales.org)

(segue)


-          Buongiorno. Hai dormito bene?
-          Si, grazie. Ma, scusa tanto, tu chi sei?
-          Ma come? Sono…
-          Ussignur! Non eri allora un brutto sogno. Non vorrai mica andare avanti, vero?
-          No, no! Mi fermo. Screanzato. Pfui!
-          Ti sei offeso? No, dai. Mi interessa…finisco il caffè e ti ascolto.
Ok. Devi sapere che il tempo, anche se nessuno ne teneva misura, procedeva e Natura portò avanti il Piano…anzi, meglio il Disegno che ha avuto origine dal Canto divino. Il mondo ora freddo si contrasse, come quando ti si rompe la caldaia a gennaio e di domenica nella tua baita di montagna, e ti raccogli sotto tre coperte battendo i denti. La crosta di terra si mosse esercitando pressioni smisurate, come quando sei pigiato dentro un autobus affollatissimo e ti ritrovi spinto dalla calca con la faccia schiacciata contro il finestrino, e si formarono le alture.
-          Ma non è che porti un po’ sfiga, tu?
-          Ma no, no! Sono solo esempi, per farti capire, perché non mi sembri tanto sveglio.
-          Si, forse ho bisogno di un altro caffè. Dai…prosegui che qui facciamo giorno.
-          Il terzo giorno, certo. Ma perché insisto con te?
Non erano ancora picchi verdeggianti, come quelli che vedi dalla tua baita fredda (a proposito, hai finito anche la legna per il camino), ma stava accadendo, un po’ di pazienza, era solamente l’inizio del terzo giorno. Le lave signoreggiavano e…
-          Signo…che?
-          Signoreggiavano, la facevano da padrone, occupavano gran parte del suolo. Oh! È italiano, mica ostrogoto!
-          Ostro…che?
…la facevano da padrone e, frustate da ventose turbolenze, rosseggiavano cupamente su un ambiente scuro e spoglio. Aveva un suo fascino questo panorama, dobbiamo ammetterlo. Dove piovve acqua, questa fluì in mezzo alle montagne raccogliendosi in masse e questi corsi d’acqua si chiamarono fiumi, e le masse si chiamarono laghi e mari. Le terre emerse si dissetarono di acqua e dei suoi nutrienti. Subentrò allora la biosfera, un ambiente finalmente fertile, e il suolo si coperse spontaneamente di comunità vegetali prima semplici e, di tempo in tempo, sempre più complesse e magnifiche. E Lui vide che tutto quello che stava accadendo era ok e che tutto sommato non richiedeva un grande impegno. E venne sera, e notte: terzo giorno.
-          Ti spiace se ora guardo l’episodio finale di Good Omens?
-          Pfui! Mackinnon rispetto a me è un dilettante. La vera storia della Genesi te la sto raccontando io. Che generazione insulsa che siete!
-          Ma almeno hai provato a vedere i primi episodi?
-          Pfui!
Natura convenne che ciò che andava a compiersi potesse chiamarsi Terra e altri, dopo di lei, Patria. Si, certo, non erano nomi che Lui avrebbe propriamente scelto ma, per così poco, il libero arbitrio poteva essere concesso. Terra gravitava intorno a una stella, quella sì che era rotonda, si vedeva a occhio, così come il satellite che di notte faceva capolino. Il costante movimento di questi corpi fece sì che Terra ricevesse più o meno calore, più o meno luce, seguendo un ciclo.
-          A proposito di cicli. Ma non avevi detto che arrivavano le donne? Quella Eva…
-          Pfui!
La notte non era completamente buia e questo fu un colpo di genio. La Luna e le stelle offrivano una diversa e più fioca luce, un lucore argenteo che sarebbe diventato ispiratore di poesia, fomentatore di mortali solitudini, nascondiglio di misfatti, copione per spettacoli teatrali. Il tempo sarebbe stato scandito dalla regolarità delle rotazioni di tutti questi ammassi celesti, ne sarebbero conseguiti i giorni, gli anni e le stagioni, periodi che cadenzano i cicli dei viventi consci di esistere, compreso quelle donne che continui a chiedermi, ma questo in un altro giorno, insomma. Eh si, gli stava venendo proprio bene, gli piaceva. E venne sera, e notte: quarto giorno.
-          Sì, ma quanti giorni mancano?
-          Pfui!
(continua)
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