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Condominio cercasi

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1Condominio cercasi Empty Condominio cercasi Dom Mar 07, 2021 12:46 pm

Susanna

Susanna
Padawan
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prima lettura per conoscervi:


«Raccomandata!» Otto campanelli.
Ugo Belli, il postino, attese che anche l’ultimo utente rispondesse prima di entrare nell’androne del condominio Camillo, fresco e profumato di cera per pavimenti.
Gran bel condominio: ben curato, abitanti gentili e cortesi. Beh, quasi tutti. Regalino a Natale.
Con aria carognesca distribuì lentamente ai convocati il resto della posta, pubblicità compresa. Aspettando…
Lei arrivò per ultima: DDT, al secolo Dina Dotti Telli: 75 anni di antipatia, dannosa come il ddt appunto.
«Prima la mia.» esordì acida.
«Perché?» chiese la signora Cleofe
«Perché sono anziana.»
«Vecchia.» Non si sa chi.
«Eh, mi spiace – dice Ugo, falso come Giuda, mostrandogli il palmare – comanda lui.»
Ovviamente la raccomandata di DDT fu l’ultima.
«Ah, se ci fosse ancora mio marito, ci penserebbe lui a metterla a posto!» e DDT girò sui tacchi con aria offesa, stringendo la raccomandata come temesse che potessero rubargliela.
«Marito? Non sapevo che le zitelle avessero un marito!» una voce sottovoce. In effetti di un marito eventualmente defunto non c’era traccia all’anagrafe.
I condòmini erano persone a posto, si facevano gli affari degli altri giusto quel tanto che bastava per non essere indifferenti alle vicissitudini altrui, ma DDT stava mettendo a dura prova la civiltà dei loro rapporti.
«Riunione di condominio! Auguri!» gongolò Ugo.
Appena il gruppetto girò l’angolo da cui si accedeva alle scale, la signora Mara, 45 anni portati prosperosamente, tornò indietro e gli diede un bacio sulle guance, ci scappò pure una carezza al braccio con un seno taglia quarta abbondante: il suo grazie per il dispetto alla Dina.
Ma quanto poco ci vuole per far felice un postino! Quel tocco, quel profumo… in estasi sino a sera!
Le buste cicciottelle recavano la convocazione per la riunione di condominio: evento che causava ansia al rag. Amedeo Corti, amministratore del Camillo.
«Giulia, c’è dell’antiacido in casa?» e la moglie gli allungava una scatoletta di compresse, con su scritto a caratteri maiuscoli “Cond. Camillo”.
Condominio da favola, prima che arrivasse LEI.
Per delicatezza verso alcuni abitanti anziani, prima la riunione di teneva a casa di uno dei condòmini, a turno, e dopo aver civilmente discusso i vari punti, la riunione terminava sempre con una bella bicchierata, tovaglia di lino e torte casalinghe a volontà. Il ragioniere tornava a casa riappacificato con i condomìni in genere e con fette di torta che sarebbero bastate per una settimana di colazioni abbondanti.
Poi era arrivata DDT: per gestire le sue infinite lamentele, controlli e dubbi sulla correttezza delle spese, bazzecole di ogni tipo, la riunione ora aveva cadenza semestrale e si teneva nel garage che il signor Venanzio aveva gentilmente consentito ai vicini di usare come deposito per le biciclette.
«Io a casa degli altri non ci metto piede, neanche da lei, ragioniere. Chissà che malattie mi prenderei. E a casa mia, MAI: ci metterei una settimana, poi, a ripulire dal lerciume che lascereste!» aveva chiarito la donna.
«E non ci pensi ad affittare una sala al ristorante, il deposito di quei rottami di biciclette va più che bene. Metta a verbale.»
Antipatica e pettegola, acida e arcigna, DDT nei suoi giri mattutini al mercato, in farmacia e in chiesa, raccoglieva pettegolezzi e sputava maldicenze e falsità come un cobra col mal di denti.
Quel giorno si presentò dall’Ada, la parrucchiera, senza appuntamento: «Messa in piega e in fretta che ho la riunione di condominio. Oggi mi sentono, ah se mi sentono!» e tirò fuori un libricino dove segnava accuratamente le presunte sgarberie e torti subiti, in ordine di cognome.
«Ma lo sa quante volte il gatto dell’Ebe mi piscia sotto al balcone? – DDT abitava al secondo piano - Sette volte!»
«Ah ah.» noia con shampoo.
«E sa quante volte il Negri va in bagno di notte? Quattro. Prostata. Ma fatti curare, dico io.»
«Ah ah.» risciacquo indifferente.
«E sa che marca di preservativi usa il Lucci?» Bigodini esterrefatti.
«Scusi, ma cosa centra con la riunione di condominio? E poi, lei come fa a saperlo?» Bigodini stretti.
«Pfui, mica ne ho colpa io se non chiudono bene i sacchetti dell’indifferenziata o se usano quelli trasparenti. Comunque, siccome lei campa, a fatica, di pieghe e di pettegolezzi, si tenga la notizia al posto della mancia.» Mai lasciata una mancia.
 
Quel giorno l’ing. Belletti Carlo rincasò che erano già le sei del pomeriggio: era in piedi dalla notte prima per risolvere problemi di lavoro, ne aveva fin sopra i pochi capelli di abend di programma e capi isterici perché non arrivavano i dati che il Grande Capo si aspettava in quattro e quattr’otto. Ci voleva una doccia, una cosa qualsiasi da mangiare e un letto.
Aprì il garage delle biciclette: vecchio tavolo da ping pong, sedie spaiate, tovaglia natalizia di carta. La riunione. Tra un’ora.
Scoraggiato, si trascinò su per le scale, pensando che avrebbe mangiato una barretta energetica sotto la doccia, mentre l’acqua bollente districava i muscoli delle spalle, e che alla riunione ci sarebbe andato in accappatoio, per risparmiarsi il tempo di cambi e controcambi. Magari senza niente sotto.
Entrò in casa, accese la lampada del corridoio, posò chiavi e cellulare sul tavolino, appese la giacca, salutò gentilmente l’uomo seduto scompostamente sul divanetto e si avviò vero il bagno.
Due passi e tornò indietro:
«Ma… scusi lei chi è? E cosa ci fa in casa mia?»
I morti non danno risposte, semmai lasciano domande, e questo non faceva eccezione.
Un coltello piantato all’altezza del cuore… ingegnere, ma che domande fa?
L’uomo corse sul pianerottolo a chiedere aiuto.
Dieci secondi e la Cleofe, sua dirimpettaia, aveva già sganciato due catenelle, aperto due serrature, sbirciato in casa dell’ingegnere e cominciato ad urlare:
«Ssassino! Sassino! Aiuto che mi mazza anche me! Accor’uomo! Accor donna!»
A ruota arrivarono altre cinque o sei persone: tutti prima a sbirciare il morto e poi a gettare la croce addosso al pover’uomo:
«Assassino! E in questa casa onorata! Si vergogni! Si penta! Vade retro, omicida!» Nessuno che pensasse a chiamare la polizia, un’ambulanza o i carabinieri.
Dal piano superiore arrivò il Colonello: vestaglia di seta con risvolti di velluto, pantaloni di flanella con piega tagliente, scarpe da casa di panno con tanto di stemma ricamato, monocolo e bastone.
Baffi alla Poirot e capelli stracarichi di brillantina Linetti.
Al seguito DDT: occhiali come fondi di bottiglia e una cofanata traballante di capelli cotonati che la costringeva ad una postura innaturalmente rigida, neanche avesse inghiottito un manico di scopa o portasse un cesto di uova in testa.
Ada si era vendicata della frecciata: aveva usato tanta di quella lacca che la donna non avrebbe avuto bisogno del guanciale quella notte.
«Insomma, cosa succede qui? Lei – esordì l’ex militare puntando minacciosamente il bastone verso l’ingegnere – risponda, svelto! E niente fandonie, altrimenti la mando sotto corte marziale!» Eh, l’imprinting!
«Scc… scusate il disturbo, ma ho trovato un morto in casa!» balbettò il Belletti, di solito sicuro si sé.
«E’ suo?»
«Ma non so chi sia! E poi mio? Ma che razza di domanda è?»
«Che fa, chiama i carabinieri? – DDT pure aveva curiosato e sembrava un po’ perplessa - «Guardi, se le cose si mettono male, per lei, perché io… duecento euri e le faccio l’alibi: era con me quando il morto è moruto.» Odiosa e ignorante.
«L’alibi! Ma cosa… e certo, un po’ di acqua calda, un dado e l’alibi è pronto! Ma per favore!»
«Quando ha visto il morto vivo l’ultima volta?» indagò il Colonnello.
«Colonnello, per favore, non infierisca. – L’ingegnere era sempre più convinto di essere andato ad abitare nella filiale dimenticata di un manicomio – Allora: sono uscito di casa ieri sera, alle dieci. Problemi di lavoro, se interessa.»
«Confermo. Ore 22.07.» La Colonnella.
«… e sono rientrato poco fa. Non conosco quest’uomo e non so come sia entrato. Le chiavi le ho sempre avute in tasca.»
«Confermo l’arrivo in cortile alle ore 18.32 mentre sul resto, zero, nada.»
«Pfui! Chissà che orologi scassati avete in casa! E poi vai a sapere che storie avete insieme, voi, di certo vi parate il culo a vicenda, voi. Lo so, io, come vanno le cose qui.» sentenziò DDT, accennando con la mano al condominio e sprecando pronomi personali.
Intanto dal primo piano era arrivato, lento e silenzioso come un gatto, il signor Venanzio.
Piccoletto, magrissimo, sempre vestito di grigio e sempre con un basco in testa.
Teneva le braccia incrociate dietro la schiena, tranquillo e pacifico come stesse facendo una bella passeggiata.
Anche lui diede una sbirciatina al morto poi, guardando in viso prima l’ingegnere poi il Colonello, con una voce calma e dal tono pacato, prese il controllo della situazione.
«Adesso qui ci pensiamo noi, vero Colonello? – prendendolo per un gomito lo spinse in casa dell’ingegnere – Anche lei, Belletti, dentro. E voi, sciò sciò, andatevene in casa e aspettate: acqua in bocca e niente panico. Quando arriva il ragioniere, ditegli che siamo un po’ in ritardo, ma arriviamo. Intanto cominciate pure.»
 
Appena in casa, Venanzio fece cenno ai due di parlare sottovoce e tirò un calcio ad una caviglia del morto, che si riscosse, guardandosi attorno con aria sorpresa.
«Eh, cosa c’è? Urca, dove sono? Ahhhh, mi hanno pugnalato! Ah, no… no…»
«Ma che pugnalato e pugnalato, deficiente che non sei altro! A casa di DDT dovevi andare, no dal Belletti! Ma che roba, che roba! Vatti – a – fidare – di – un- fratello - stupido!»
Venanzio stava prendendo a scappellotti il finto morto, parlando a voce bassa e rauca.
«Stavo entrandoci, ma lei era ancora in casa e ho fatto appena in tempo a entrare qui. Mentre aspettavo… beh, insomma… un cicchetto e mi sono addormentato!» Anche lui sottovoce, chinato pure per nascondere meglio le parole.
«Un cicchetto! Lui si fa un cicchetto! Ma se con un dito di vino annacquato dormi tre giorni, ti fai un cicchetto!»
«Scusate, non per sapere i fatti vostri – si intromise timidamente l’ingegnere – ma cosa sta succedendo? E come ha fatto lei ad entrare in casa mia?»
«Esperienza e professionalità! – il morto gli mostrò un anello cui erano appesi ferretti apriporta di varie fogge e dimensioni, mimando il gesto di sgraffignare – Come dice mio fratello qui presente, per ogni lavoro l’attrezzo giusto.»
«Concordo. Ma se vi spiegaste un po’ più chiaramente, fareste un favore. Grazie.»
«Ma certo, però dobbiamo sintetizzare, che tra poco arriva il ragioniere. Lei abita qui solo da quindici giorni, ancora non ha conosciuto la signorina Dotti.»
«Già avuto un assaggio: non so come faccia a sentire, ma le da fastidio il rumore di quando strappo il nastro adesivo per aprire gli scatoloni del trasloco.»
«Vede? Da due anni, da quanto è venuta ad abitare nell’appartamento della sorella, anima buonissima, purtroppo deceduta causa caduta dalle scale – il Colonello camminava impettito su e giù per il corridoio – anche se più probabilmente spinta, non so se mi spiego…»
«… è un continuo lamentarsi per ogni piccolezza – continuò Venanzio – dispetti, pettegolezzi. Apre la nostra posta, ruba le riviste, prende a calci il gatto dell’Ebe. Avevamo delle belle piante giù in entrata, ma le davano fastidio e le ha annaffiate con la candeggina.»
«Guardi, guardi qua, nel caso non ci credesse.» Il Colonello prese dalla capace tasca della vestaglia un tablet ultima generazione: foto, piccoli video suffragarono le loro affermazioni.
«E vogliamo parlare delle pulci che fa ai conti del condominio? Il ragioniere, se continua così, lascia l’incarico.»
I condòmini avevano deciso di liberarsi di DDT: non potevano certo farla fuori, erano persone civili e timorate di Dio, ma avevano cercato di “convincerla” ad andarsene.
Complice il fratello di Venanzio, riuscivano ad entrare in casa senza che lei se ne accorgesse: topi morti nella vasca da bagno, un nido di formiche sotto il lavello, contatore della luce che saltava di continuo e poi l’idea geniale di farle trovare un morto in casa. Il tempo dello spavento e della telefonata ai carabinieri e il morto spariva, calandosi dal balcone sul retro, dotato di comodissime griglie di cemento e ben protetto dai folti alberi del giardino.
Procurato allarme una volta, due volte, tre volte e sarebbero arrivati i servizi sociali, lo psichiatra, la casa di cura e quant’altro. Il condominio sarebbe tornato quello di prima.
«Invece niente da fare, neanche un urletto. Men che meno i carabinieri. Come se niente fosse.»
«Mi guardava, mi toccava e poi… un’alzata di spalle e via. Uscivo dalla porta come niente fosse, uno smacco che non le dico.» il fratello stupido era proprio demoralizzato.
«Però ieri abbiamo capito che stava cedendo, eravamo sulla strada giusta, il morto la impressionava.» informò un gongolante Venanzio.
«Magari le ricordava il marito…» avevano ipotizzato i due, quindi non demordere, magari al coscienza avrebbe cominciato a morderle.
«Come l’avete saputo?» L’ingegnere era pronto a qualsiasi risposta.
«Intercettazioni ambientali.» Informò fieramente il Colonnello.
«Colonnello! Non mi dirà…»
«Ingegnere, ma in che mondo vive lei! Comunque, adesso dobbiamo uscire da questa situazione del kaiser. Gli altri non sanno niente, abbiamo fatto tutto noi due.»
Venanzio sorrise, sornione: «Ma lei, Belletti, non ha per caso un cugino, che lavora per il cinema, effetti speciali… che è venuto a trovarla proprio oggi? Gran burlone, anche. Guardi che scherzo le ha preparato!»
«Eh, cosa? – Belletti era interdetto, ma si riprese alla svelta, molto sollevato - «Ma certo, che stupido. Stamattina gli ho dato le chiavi di casa perché ero bloccato in ufficio. Ah, è bravissimo con i trucchi e con gli scherzi… un genio, uno stupido genio, che – chiederà – scusa – a – tutti – non – è – vero – cugino?» Scappellotti liberatori che il fratello stupido si prese senza protestare.
 
Il ragioniere avrebbe ricordato per sempre quella riunione di condominio e quella sera tentò soltanto di raccontare alla moglie quello che era successo: le risate convulse per il ricordo dell’accaduto lo tennero sveglio tutta la notte. Anche senza la storia del morto, il resto bastava e avanzava.
«Amedeo, tu hai bevuto! Lo sai che poi ridi per delle ore!»
 
La seduta era iniziata come al solito, ma l’atmosfera era decisamente strana.
Il cugino burlone chiese scusa e furono accettate.
«Ci devo pensare.» ovviamente DDT.
Resoconto spese, smarcato.
«Lamentele?» chiese speranzoso Amedeo.
DDT sfoderò il libricino. Il Colonnello il tablet e il punto “Varie ed eventuali" fu smarcato.
La donna sembrò afflosciarsi, anche la lacca iniziò a mollare la presa e il viso si fece smorto. gli occhi bassi. Sconfitta.
Non era un bello spettacolo. Le mogli presero possesso della scena.
«Si metta a verbale che la qui presente DDT – sì DDT – da oggi in poi, se non sta bene, chiederà aiuto a noi invece di andare a dire in giro che siamo dei menefreghisti.»
«E mi terrà il gatto quando vado da mia figlia, che è allergica al suo pelo, sapete no cosa le è successo?»
«Sappiamo, sappiamo. E quando si sente sola, prenda uncinetto e cotone e passi da me, che le insegno a fare dei bei centrini!»
«Per farsi perdonare sarà necessario che lei presti la sua testa di capelli a mia nipote, che studia da parrucchiera.»
L’ingegnere si allontanò pochi minuti e tornò portando una cuffia per tv: «E se proprio vuole ascoltare le cartomanti alle tre di notte, usi queste. Per favore. O abbassi il volume.»
«Bene, signori, la seduta è chiusa. Ci vediamo tra sei mesi.» Amedeo pensò che era meglio andarsene in fretta, prima che succedesse dell’altro.
«Tra un anno.» corresse Dina, con voce smorzata dall’emozione.
Che dire, stendere il verbale della riunione il giorno dopo fece solo sorridere, e neanche tanto, il ragioniere: aveva toccato con mano quanto possa essere deleteria la solitudine, soprattutto quando una persona crede di essere sola, mentre basterebbe scendere dal piedestallo e chiedere.
Niente parcella.
 
Di certo la vita al condominio Camillo è molto migliorata, per tutti.
Sentirsi utili è appagante tanto quanto sentirsi parte di una piccola comunità che ti protegge anche da te stesso.  
Dina scoprì che il gatto dell’Ebe era un ottimo scaldino per le ginocchia, che un gomitolo di cotone, fai e disfa, dura tanto, che il Colonnello in casa quasi si metteva sull’attenti quando la moglie parlava.
Se ne andò in giro con coi capelli dalle tinte più improbabili, fino a che una permanente troppo permanente rese necessario un taglio drastico e una parrucca temporanea.
Tornarono di moda le bicchierate quindicinali, in giardino o casa di uno o dell’altro condòmino: con tatto Dina venne esonerata dal portare torte (immangiabili): «Di torte ne abbiamo, lei porti uno spumantino, della frutta! E porti lei stessa, che basta.»
L’amministratore? Continua a fare l’amministratore, a girare per condomini, sorprendendosi sempre più spesso di quanto una semplice riunione di condominio possa scatenare i peggiori istinti. Non sempre, ma basta una volta per chiedersi “dove andremo a finire”.



Ultima modifica di Susanna il Mar Mar 09, 2021 10:24 am - modificato 2 volte.


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"Lui sapeva che che scrivere che non si può scrivere è comunque scrivere." Enrique Vila-Matas da La compagnia di Bartleby

Condominio cercasi 16157211

2Condominio cercasi Empty Re: Condominio cercasi Dom Mar 07, 2021 1:01 pm

Susanna

Susanna
Padawan
Padawan
Ho inserito lo spoiler ma non deve essere andato a buon fine. Admin, un piccolo aiuto, un esempietto esplicativo, coi vari passaggi... per noi ignoranti.


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Condominio cercasi 16157211

3Condominio cercasi Empty Re: Condominio cercasi Lun Mar 08, 2021 7:51 am

Petunia

Petunia
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi
Un racconto comico/demenziale/surreale con un pizzico di formazione. Non me lo aspettavo.

Ho impiegato qualche lettura prima di entrare nel mood perché è un genere con il quale non ho molta familiarità. 
Una bella riunione di condominio. Quale luogo migliore per tirare fuori il peggio di ognuno di noi? Soprattutto quando ci sono personaggi del calibro della “signorina DDT”. (Ottimo il modo che hai trovato per caratterizzarla con questo acronimo dato dalle iniziali del suo nome così altisonante)



Meno riuscita la caratterizzazione degli altri personaggi che appaiono all’interno della storia. 
Il racconto è come una valanga: inizia piano per poi farti rotolare a valle in una massa confusa di gambe, occhiali, cappelli, ombrelli (tanto per rimanere sul genere fumettato.)
Le scene diventano caotiche i dialoghi mi hanno riportato ai fumetti di Topolino con quel “pfui” che era davvero tanto che non sentivo.

DDT girò sui tacchi con aria offesa. 
Per essere una signorina di 75 anni me la sarei immaginata in pantofole più che coi tacchi. Ho capito che hai utilizzato l’espressione con altro scopo, ma mi stona. 75 meglio scriverlo in lettere.

la signoria Mara, 45 anni portati prosperosamente
Quel prosperosamente non mi piace proprio. Potevi ometterlo tanto dopo lo si capisce ugualmente che è una donna “prosperosa” con una quarta di reggiseno. Anche in questo caso 45 va in lettere.

Ti è sfuggita una E’ anziché È.
La scrittura è molto curata. 
La brevità di al une locuzioni imprime un ritmo incalzante. Molto divertente la seduta dalla parrucchiera con quelle brevi frasi che hanno un bell’impatto comico.
In totale il racconto è brillante, una caricatura dei vizi e virtù che si manifestano nelle varie umanità che popolano i condomini. Tutto è amplificato, certo, e la storia è godibile.
L’unico vero neo è quella chiusa finale un po’ buonista. Perché introdurre quel tono da racconto di formazione? Io avrei lasciato la deduzione in mano al lettore senza sottolineare il risvolto positivo della vicenda.
Complimenti e a leggerti ancora presto.  lol!


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Fra poco dovrebbe levarsi la luna. Farà in tempo, Drogo, a vederla o dovrà andarsene prima? La porta della camera palpita con uno scricchiolio leggero. Forse è un soffio di vento, un semplice risucchio d'aria di queste inquiete notti di primavera. Forse è invece lei che è entrata, con passo silenzioso, e adesso sta avvicinandosi alla poltrona di Drogo. Facendosi forza, Giovanni raddrizza un po' il busto, si assesta con una mano il colletto dell'uniforme, dà ancora uno sguardo fuori della finestra, una brevissima occhiata, per l'ultima sua porzione di stelle. Poi nel buio, benché nessuno lo veda, sorride.
D.Buzzati 

4Condominio cercasi Empty Re: Condominio cercasi Lun Mar 08, 2021 11:29 am

Susanna

Susanna
Padawan
Padawan
Grazie per la pazienza della lettura e per le annotazioni, che accetto ovviamente.
Questo è uno di quei racconti che scrivo di getto (e di notte) quando - hai presente? - una scena o un'idea ti passa accanto e la devi acchiappare altrimenti non te la levi di torno? Da acuni anni ci siamo liberati delle riunioni di condominio: tutti vicini decenti tranne una ddt del caso, che ammorbava l'aria, e che al momento di prendere decisioni (spese) aveva sempre altro da fare (alle dieci di sera?) salvo poi contestare tutto. Mi piace avere tra le parole personaggi strani, tutti plausibili nella realtà, magari reali, che presi singolarmente sono pittoreschi e nulla più, ma che mettere assieme rapresentano una sfida. Poi scrivo altre cose, meno popolate, più derivanti da esperienze mie, ma mi è difficile rinunciare ad una battuta, un doppio senso.
Anni fa, mentre ero in clinica per un piccolo intervento, mi ero letta Pincketts, Il conto dell'ultima cena. Per poco non mi saltavano i punti, era un continuo scivolare sui cuscini. Ne ho letti tanti altri suoi, innamorandomi del suo stile "incosciente" che da allora mi ritrovo un po' sulla tastiera. Poi ovviamente ogni stile piace o non piace, a me piace provare.
Prima di licenziare un mio racconto, lo leggo e rileggo e se mi fa ridere (in questo caso) o piangere pur avendolo scritto io - dovrei essere un po' come una studentessa che rilegge un suo tema, quello è e basta - allora è pronto: per essere letto da altri, forse; per rimanere solo mio, spesso.
Proverò a condividere qui su different, è un momento della mia vita in cui devo fare cose mai fatte prima, e anche condividere sta diventando necessario. Penso di aver trovato un bel gruppo.
Alla prossima.


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Condominio cercasi 16157211

5Condominio cercasi Empty Re: Condominio cercasi Mar Mar 09, 2021 9:21 am

digitoergosum

digitoergosum
Younglings
Younglings
Ciao Susanna. È un racconto lungo e spesso mi annoio a metà lettura. Non mi è successo con questo. Anzi...non riuscivo a smettere di "correre", divertito e curioso di conoscere il finale. Ho notato qua e là alcuni refusi (signoria anziché signora, un "al" invece che "la", quelli che ricordo) ma è scritto molto bene. Hai un dono che a me difetta, di saper movimentare il tuo testo. Complimenti!

6Condominio cercasi Empty Re: Condominio cercasi Mar Mar 09, 2021 10:56 am

Susanna

Susanna
Padawan
Padawan
@digitoergosum ha scritto:Ciao Susanna. È un racconto lungo e spesso mi annoio a metà lettura. Non mi è successo con questo. Anzi...non riuscivo a smettere di "correre", divertito e curioso di conoscere il finale. Ho notato qua e là alcuni refusi (signoria anziché signora, un "al" invece che "la", quelli che ricordo) ma è scritto molto bene. Hai un dono che a me difetta, di saper movimentare il tuo testo.  Complimenti!
Leggere un racconto lungo al computer non è sempre agevole, io preferisco la carta o il kindle, infatti i racconti di Rooms me li sono copiati e stampati, per non perdere la concentrazione e resistere alla tentazione di arrivare in fretta ala fine.
I racconti, lunghi o corti, non mi erano mai piaciuti molto: preferivo i romanzi, se poi erano corposi, meglio ancora.
Poi, quando ho cominciato a scrivere così per provare, ho seguito un corso di scrittura creativa con la compianta Antonella Canobbio e ho dovuto imparare a gestire lo spazio disponibile.
Cinque righe, 1200 caratteri... ricordo il primo compito vero e proprio, a metà corso, 7000 battute. Amico dizionario dei sinonimi e contrari, quanto ha lavorato.
E così ho rivalutato i racconti e le raccolte di racconti: in qualcuna ci sono anche miei lavori e l'insieme è godibile quanto un buon romanzo.
Non so se ho ancora trovato un genere che mi piaccia maggiormente, evito i romanzi rosa in assoluto, gli spunti dei concorsi a tema mi piace gestirli come capita, ma alle battute non rinuncio. Sceglierò altre cose da condividere, il gruppo di questo blog mi piace, tutti garbati anche quando un lavoro non è piaciuto, lettori molto attenti alla forma, alla grammatica (confesso che in analisi grammaticale me la cavavo, ma con la logica! per non parlare del latino!) per cui anche le annotazioni ben vengano.


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Condominio cercasi 16157211

7Condominio cercasi Empty Re: Condominio cercasi Gio Mar 25, 2021 1:59 am

Martin Della Cappa

Martin Della Cappa
Padawan
Padawan
Uhm, se devo essere sincero, questo tuo racconto non mi ha pienamente convinto. Parto subito con due inezie: la prima riguarda i termini in corsivo all'inizio del racconto, che secondo me hanno poco senso nel contesto (suppongo siano lì per strappare un sorriso al lettore, ma sfortunatamente con me non è successo); la seconda si riferisce a "voce sottovoce", che per via della ripetizione io la riscrivere ("si levò una voce anonima/nella folla" mi sembra un buon punto di partenza). Per il resto, il racconto è molto coinvolgente e i personaggi sono assai pittoreschi, forse pure troppo: certe caratterizzazioni così accentuate pongono i tuoi personaggi in un limbo fra il verosimile e l'improbabile. Per questo, e per il fatto che è comunque una storia che intrattiene il suo fruitore, direi che il tuo testo funziona meglio come base per la sceneggiatura di uno spettacolo di teatro dell'assurdo che come racconto. Tuttavia, penso di aver riscontrato due buchi di trama (ma essendo l'ora tarda potrei averli anche persi per strada; nel caso chiedo venia):
- Se il trucco del morto non ha funzionato, perché ritentarlo? A meno che sia cambiato qualcosa rispetto a prima, riproporlo ha poco senso.
- Perché DDT cambia completamente personalità dopo la visione dei filmati del Colonnello? Certo, magari la realizzazione della sua bastardaggine è stata tale da indurla a rabbonirsi, ma per come è costruito il personaggio mi sembra difficile che basti così poco. Forse ci vorrebbe un maggior focus su questa conversione della vecchiaccia per dare una spiegazione a tale cambiamento e renderlo più credibile, più build-up insomma. Comunque, il racconto scorre che un piacere e sono sicuro che, se portato sul palcoscenico, raccoglierebbe non pochi consensi.

8Condominio cercasi Empty Re: Condominio cercasi Gio Mar 25, 2021 9:31 am

Susanna

Susanna
Padawan
Padawan
@Martin Della Cappa ha scritto:
Uhm, se devo essere sincero, questo tuo racconto non mi ha pienamente convinto. Parto subito con due inezie: la prima riguarda i termini in corsivo all'inizio del racconto, che secondo me hanno poco senso nel contesto (suppongo siano lì per strappare un sorriso al lettore, ma sfortunatamente con me non è successo); la seconda si riferisce a "voce sottovoce", che per via della ripetizione io la riscrivere ("si levò una voce anonima/nella folla" mi sembra un buon punto di partenza). Per il resto, il racconto è molto coinvolgente e i personaggi sono assai pittoreschi, forse pure troppo: certe caratterizzazioni così accentuate pongono i tuoi personaggi in un limbo fra il verosimile e l'improbabile. Per questo, e per il fatto che è comunque una storia che intrattiene il suo fruitore, direi che il tuo testo funziona meglio come base per la sceneggiatura di uno spettacolo di teatro dell'assurdo che come racconto. Tuttavia, penso di aver riscontrato due buchi di trama (ma essendo l'ora tarda potrei averli anche persi per strada; nel caso chiedo venia):
- Se il trucco del morto non ha funzionato, perché ritentarlo? A meno che sia cambiato qualcosa rispetto a prima, riproporlo ha poco senso.
- Perché DDT cambia completamente personalità dopo la visione dei filmati del Colonnello? Certo, magari la realizzazione della sua bastardaggine è stata tale da indurla a rabbonirsi, ma per come è costruito il personaggio mi sembra difficile che basti così poco. Forse ci vorrebbe un maggior focus su questa conversione della vecchiaccia per dare una spiegazione a tale cambiamento e renderlo più credibile, più build-up insomma. Comunque, il racconto scorre che un piacere e sono sicuro che, se portato sul palcoscenico, raccoglierebbe non pochi consensi.
Grazie per la pazienza della lettura e per i suggerimenti. Come tutti, quando leggiamo e rileggiamo quello che scriviamo, non ci accorgiamo di certe pecche perchè siamo molto addentro le righe, limare e tagliare, anche quando sarebbe giusto, non è mai semplice. I personaggi: mi piace crearli un po' esagerati, fare la sommatoria di tutte le situazioni in cui magari li ho incontrati. In altri racconti c'è spazio più per la normale normalità, semmai ci sia la normalità. Comunque rivedrò le parti che mi hai segnalato: altri occhi aiutano.
Alla prossima.


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"Lui sapeva che che scrivere che non si può scrivere è comunque scrivere." Enrique Vila-Matas da La compagnia di Bartleby

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