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1I bambini del condominio Albanella Reale Empty I bambini del condominio Albanella Reale Gio Dic 16, 2021 11:26 am

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1 - Operazione Barabba


È un palazzo di otto piani, contati e ricontati a uno a uno i giorni di guasto all’ascensore. A sinistra del portone d’ingresso, nella bacheca condominiale, si può leggere: «Avviso: indetta assemblea per il giorno martedì 27 dicembre. All’o.d.g. rifacimento della facciata. Si prega di confermare la presenza all’amministratore». Al primo piano, come a tutti i piani d’altronde, due appartamenti perfettamente simmetrici. Alla porta di quello di destra sono appesi vari addobbi natalizi tra i quali spicca una corona di Natale con pigne e bacche rosse.

La porta dell’appartamento di sinistra è molto più sobria. Nessun addobbo natalizio e niente zerbino con la scritta «Buon Natale» a rallegrare i cuori dei condomini e dei clienti alle prese con il 730, l’Isee, l’Irpef, l’Irap, l’Ires, l’Imu, la Tasi, la Tari, il Cosap e altre sigle strane. Una targhetta in ottone ricorda il nome del proprietario e la sua attività: Dario Giuliani, commercialista. Sotto la targhetta un foglio A4 attaccato alla porta con lo scotch avverte che lo studio rimarrà chiuso per tutto il pomeriggio del 20 dicembre e cioè in data odierna.

Se fosse da vendere l’annuncio direbbe che si tratta di un appartamento di 110 metri quadri, che il locale consta di una cucina, un salotto piuttosto ampio, due stanze da letto, due bagni e un ripostiglio. Preciserebbe che completano la proprietà un terrazzo, un posto auto e uno scantinato.

Giulio Giuliani, che approfittando della temporanea assenza dei genitori fa gli onori di casa, è un fanciullo di nove anni, arrotondabili a dieci per via dei baffetti alla Hitler che gli conferirebbero una decisa dimensione storica se non fosse per il suo marcato accento pugliese.

«Allora, Enrico, ci siamo tutti?»

Enrico, nove anni pure lui, è assorto nel difficile compito di contare la mandria in movimento dei bambini del condominio presenti alla riunione. «Quindici, sedici e diciassette! Dovremmo essere in diciotto, però.»

«Hai controllato in bagno?»

«Sì, non c’è nessuno.»

«Tu, ti sei contato?»

«Ah, no! Allora ci siamo tutti.»

Il salotto sembra quello di una baby gang di anarchici prima di un regicidio: caos, confusione, casino. Le tre C. Ma il destinatario delle tresche di quel giorno non sarà un re, o un vice re, o al limite un vice vice re. L’hanno chiamata «Operazione Barabba» e si tratta di rapire Babbo Natale.

Giulio Giuliani, annidato finora nella poltrona preferita del padre, si alza e squadra a uno a uno i partecipanti alla riunione producendo una dissolvenza audio che porta le tre C a due, poi a una, poi a più niente. Rimangono solo la voce del figlio del padrone di casa e gli sguardi attenti degli invitati alla riunione.

«Oggi il mio cervello mi ha parlato e sapete che cosa mi ha detto? Mi ha detto che se dobbiamo prendere Babbo Natale lo dobbiamo prendere qui, in questo appartamento. Non possiamo permetterci di catturarlo a casa di uno di voi e aspettarci che nessuno se ne accorga. I vostri genitori, i parenti vari che avete invitato per questo Natale, è tutta gente che non dorme mai. Basterebbe che uno solo di loro veda, o senta, Babbo Natale in trappola per dare l’allarme generale. E questo, mi ha detto il mio cervello, lo dobbiamo evitare. Lo aspetteremo in questo appartamento, che per la notte di Natale rimarrà vuoto. Prima o poi dovrà passarci. Non appena arriva usciamo dai nostri nascondigli, lo accerchiamo e lo prendiamo. Poi lo leghiamo bene bene, gli mettiamo del nastro adesivo per imballaggi sulla bocca per non farlo urlare, gli buttiamo una coperta addosso e lo portiamo in barella nello scantinato. Lì nessuno ci disturberà. A proposito, fate in modo che la lista dei regali che dobbiamo chiedere agli elfi sia pronta, altrimenti che lo prendiamo a fare?»

«Come faremo a sapere che lo abbiamo preso se l’appartamento rimarrà vuoto?» chiede Arturo.

«Allora non mi ascolti quando parlo! Ho detto che la mia famiglia non ci sarà ma noi sì. Loro trascorreranno la vigilia e il giorno di Natale da mia zia Caterina che sta a Santa Maria, ma noi staremo qui, ben nascosti, ad attendere l’arrivo di Babbo Natale. C’è qualche problema? Ci sarò pure io. Con una scusa o l’altra, convincerò i miei a lasciarmi a casa. Magari gli dico che ho la febbre e mal di pancia.»

«E come intendi catturarlo?» insiste Arturo.

La modalità più semplice,» spiega Giulio Giuliani, “è quella che vi ho appena illustrato: Babbo Natale entra nell’appartamento, noi usciamo dai nostri nascondigli, gli immobilizziamo braccia e gambe, lo leghiamo e gli mettiamo del nastro adesivo sulla bocca. Ad ogni modo siamo qui per limare il nostro piano d’azione e vorrei da voi, oltre a tutta la vostra attenzione, anche qualche suggerimento.»

«Posso parlare?» chiede timidamente Enzo alzando la mano.

«Ne hai facoltà!» autorizza Giulio Giuliani.

«Babbo Natale è bello grosso. Più o meno come mio zio Orlando che fa il macellaio e ha, oltre al lardo, anche un bel po’ di muscoli addosso. I muscoli servono quando si deve sollevare un quarto di bue», dice Enzo.

«E allora?» s’innervosisce Giulio Giuliani. «Vogliamo venire al dunque?»

«Propongo di comprare una trappola per orsi», chiarisce Enzo.

«Non se ne parla neanche!» taglia corto Giulio Giuliani. Poi, rivolto a tutti i presenti: «Altre idee che non siano stupide?»

Giorgio, il più piccoletto del gruppo, alzando la mano: «Mio zio è pescatore. Un giorno mi ha spiegato che si prendono più pesci con la nassa che con la lenza…»

«Che cos’è questa nassa?» chiede Enrico.

«È una cosa strana per prendere i pesci», spiega Giorgio.

«Ah, ho capito…» mente Enrico.

«Possiamo costruirne una gigante… Mettiamo una bella cassoeula dentro, Babbo Natale, che è goloso, entra nella nassa e non può più uscire…» precisa Giorgio.

«Ma ti senti parlare?» interviene Giulio Giuliani. «Costruire una nassa gigante! E chi la cucinerebbe questa cassoeula? Non siamo mica a Milano, qui. Proposta bocciata!»

«Perché non proviamo con una botola?» propone Enrico.

«Non ci sono botole in questo palazzo. Bocciata pure questa!»

«Il cappio al piede va bene? Uno sta lì, appostato dietro il divano. Quando Babbo Natale passa tira il cappio e lo fa prigioniero», propone allora Walter.

I bambini si guardano in volto, soppesano le espressioni dell’uno e dell’altro e annuiscono.

«Approvato all’unanimità», concorda Giulio Giuliani. «Se tiriamo forte il cappio lo facciamo cadere, e una volta a terra lo potremo immobilizzare come si deve. Abbiamo ora il problema delle urla da risolvere. Il fatto è che, vedendosi prigioniero, urlerà come un dannato e non vorrei essere costretto a sgozzarlo per farlo smettere.»

«Il nastro adesivo non va bene?»

«Il nastro adesivo in bocca va bene, ma Babbo Natale, anche se immobilizzato, potrebbe avere il tempo di urlare e svegliare tutto il palazzo prima che gli venga applicato… Poi c’è un altro problema: Babbo Natale è già pesante così, e non sarà facile trasportarlo, ma è sicuro che sulla barella si dimenerà, e qui la situazione si complica…»

Giulio Giuliani passeggia nervosamente davanti al manipolo di fanciulli sull’attenti. I suoi capelli neri e lisci gli scendono in obliquo sulla fronte, in perfetta sintonia con i baffetti a spazzolino. Si ferma davanti ad Andrea squadrandolo dalla testa ai piedi: «Tuo padre è anestesista se non sbaglio…»

«Era anestesista», rettifica quest’ultimo. «Ora è in pensione.»

«In casa vi sarà sicuramente rimasto qualche flacone di cloroformio…»

«Credo proprio di no. Papà non portava mai niente dall’ospedale. Non ha mai voluto mischiare la famiglia e il lavoro.»

«Tuo padre è un coglione!» sentenzia Giulio Giuliani prima di rannicchiarsi nella poltrona ad ascoltare il suo cervello.

2 - Papà sarà contento


Babbo Natale col suo cannocchiale passa in rivista i tetti della città. Tutto sembra normale. È la tipica notte di Natale con gli adulti che dormono, i bimbi che non tarderanno a farlo e i comignoli senza fumo. Meglio, però, procedere con cautela. Non si sa mai che qualche ragazzaccio voglia fargli fare la fine di Masaniello. Per sicurezza decide di cominciare la sua distribuzione dalla periferia. Non perché i ragazzini della periferia siano meno malvagi di quelli del centro città, questo no. Il fatto è che non vuole seguire un percorso scontato, prevedibile, dando in tal modo un vantaggio ai cattivi. Sceglie una casa singola, piccola, con le tegole rosse e il classico comignolo. Il suo pesante mezzo trainato dalle renne si posa sul tettuccio, che un po’ scricchiola.

Paolo si sveglia, accende la luce fioca dell’abat-jour sul comodino, controlla l’ora nello smartphone, spegne la luce e rimane in agguato.

In sala, un rumore come di fuliggine che scende nel caminetto spento.

Si alza. In punta di piedi apre la porta della sua cameretta e va in sala. C’è poca luce proveniente dai led del presepe ma tanto basta per constatare che nel caminetto è scesa un po’ di fuliggine. Sente come un rumore di qualcosa, o di qualcuno, che si strofina nella canna fumaria provocando la caduta di altra fuliggine. Vede un piede, poi l’altro. Poi sente una voce.

«Paolo!»

«Sì?»

«Aiutami a scendere! Sono incastrato!»

Paolo afferra un piede di Babbo Natale e con tutto il suo peso lo tira giù. Il forte rimbombo di una scoreggia fa tremare la canna fumaria liberandola dall’ultima fuliggine che le è rimasta attaccata.

Babbo Natale, più nero che rosso, è ora in piedi al centro della stanza. Ride fragorosamente. «Ah ah ah ah! Ci caschi sempre! Mi fai morire dalle risate!»

«Dai, smettila, finisce che sveglierai mio papà! Ce l’hai il regalo?»

«Certo che ce l’ho. Eccolo!»

Babbo Natale tira fuori dal suo sacco un vecchio disco di Claudio Villa. Paolo accende la torcia del suo smartphone, la punta sul viso di Babbo Natale e s’accorge che anche quest’anno sulla barba del vecchio è colato un po’ di giallo d’uovo, poi dirige il fascio di luce sulla copertina del trentatré giri, percorre i titoli delle canzoni e, constatato che tra questi figura Granada, elargisce un gran sorriso a Babbo Natale.

«Grazie Babbo Natale, grazie. Papà sarà contento!»


3 - E ora cantiamo Bianco Natale



Mattina di Natale. Riunione. Sguardo inquisitorio, baffetti, capelli sulla fronte, cappottino sulle spalle, Giulio Giuliani passa in rivista i suoi ufficiali rimasti sull’attenti.

«Qualcuno ha fatto l’infame!»

«Io non sono stato!» nega uno.

«Neanche io!» aggiunge un altro.

«Fatto sta che qui Babbo Natale non si è proprio avvicinato e se non si è avvicinato è perché gli è stato detto di non avvicinarsi. Ma qualcuno è stato e quando scoprirò chi ci ha traditi gli strapperò le budella con queste mani.»

«Io di certo non sono stato!» dice Filippo, la voce tremante.

«Percepisco molta paura in questa stanza, molta. Una vocina, mi dispiace dirlo, mi sussurra che il colpevole è uno di voi. Io vorrei credere con tutte le mie forze che questa vocina sia una bastardella bugiarda, vorrei convincermi che nessuno di voi sia uno schifoso traditore, ma la vocina sussurra e sussurra ancora. Non è possibile farla zittire. Mi è entrata in testa e non ne vuole più uscire. Magari il colpevole non ha parlato direttamente con Babbo Natale. Potrebbe darsi che, distrattamente, lo abbia fatto con un cugino, un amico, un conoscente, uno sconosciuto…»

Lo sguardo di Hitler si posa su Walter.

«Walter, sei stato tu?»

«No!»

«Sicuro di non avere detto qualche parolina innocente al tuo cuginetto Flavio?»

«Non gli ho detto niente…»

«Vedremo, vedremo…»

Poi rivolto di nuovo a tutti i suoi uomini: «Siate certi che scoprirò la verità e che non avrò pietà per il colpevole. E ora cantiamo Bianco Natale


4 - Enrico, tagliagli un orecchio!



«Toc toc toc!»

«Chi sarà mai?» chiede Giulio Giuliani. «Aprite!»

Sulla soglia un Babbo Natale sorridente.

«Posso?»

Babbo Natale entra senza attendere la risposta.

«Mannaggia, prendetelo! Non ci deve sfuggire!» urla Giulio Giuliani.

I ragazzi si lanciano all’unisono sul corpulento uomo vestito di rosso. Gli afferrano gambe, braccia, testa. Lo immobilizzano, con le mani gli tappano la bocca.

«Dove sono finiti la corda e il cappio?» chiede Giulio Giuliani.

«Walter li ha riportati a casa sua. Qui non servivano più», risponde Enrico.

«E il nastro adesivo?»

«Pure quello!»

«Allora rimanete così, tanto non va da nessuna parte!»

«Mo che si fa? Non lo portiamo giù nello scantinato?» chiede Filippo.

«In queste condizioni, no ma forse non serve. Possiamo fare tutto qui, tanto i miei hanno deciso di rimanere a cena dalla zia e faranno tardi questa sera. Ora telefoniamo agli elfi e ci facciamo portare i regali! Datemi uno smartphone e la lista!»

Rivolto a Babbo Natale: «Qual è il numero?»

Walter e Enrico tolgono le mani dalla bocca di Babbo Natale per permettergli di parlare.

«Che te ne fai del numero? Gli elfi, sempre che vogliano parlare con te, non cederanno al tuo ricatto», risponde Babbo Natale.

«Enrico, tagliagli un orecchio!» ordina Giulio Giuliani.

«Non è necessario tagliarmi un orecchio. Basta fare la prova: fai lo zero nove volte e vediamo che succede!»

Giulio Giuliani compone il numero e porge il telefono a Babbo Natale.

«A me forse non risponderanno, ma a te sì!»

Su un cenno di Giulio Giuliani liberano un braccio a Babbo Natale che immediatamente afferra il telefono.

«Mi hanno fatto prigioniero! Come chi? I bambini del condominio Albanella Reale. Vogliono… A proposito, che cosa volete?»

«Metti il vivavoce!» ordina Giulio Giuliani. Poi, leggendo la lista: «Diciotto computer, diciotto iPhone, diciotto iPad, una bomba di Maradona, quattro pistole vere, venti coltelli affilati, tutti i giochi per la PlayStation e la Xbox che sono usciti quest’anno…»


5 - Sei almeno un metro più basso



Mezzogiorno. Bussano alla porta. I bambini aprono. Entrano gli elfi in un lento e disciplinato corteo.
Per essere certo che non si tratti di ologrammi o di proiezioni astrali Giulio Giuliani tende il braccio e tocca le spalle degli omuncoli che sfilano davanti a lui. Sono una buona ventina, tutti vestiti da maggiordomo, solo che sulle lettighe o a braccia non portano delle pietanze ma i regali richiesti nelle camere da letto.

Mentre aspetta il suo turno per depositare il suo fardello in una delle camere un elfo si volta verso un bambino che lo guarda con particolare insistenza: «Azzo c’hai da ridere?»

«Tu sei quello dell’edicola!» esclama Walter.

«E con questo? Ora sono un elfo!»

«Lo vedo che sei un elfo… È che… sei almeno un metro più basso!»

«Ora liberate Babbo Natale!» ordina un elfo ancora più basso dell’ex edicolante.

«Mi piacerebbe lasciarti andare, Babbo Natale, ma prima voglio sapere chi è stato l’infame», dice Giulio Giuliani.

«Secondo te ho bisogno di un infame per capire che in questo condominio mi vogliono catturare? Tu sei il figlio di Dario, dico bene? E Dario è il figlio di Beniamino. Beniamino io lo conoscevo bene. Era una canaglia come lo sei tu adesso. Aveva gli stessi baffetti, lo stesso ciuffo di capelli sulla fronte, la stessa espressione malvagia. Mi correggeva i congiuntivi, mi correggeva… E come te voleva più giocatoli. Ai bambini i giocatoli non bastano mai. Volete sempre di più. Bene, anche questa volta vi abbiamo accontentati…»

«Ci avete accontentati perché vi abbiamo fregato, mica perché ci volevate accontentare…»

«Ti sbagli, amico mio, ti sbagli. Io qui ci sono venuto perché ci ho voluto venire, non perché mi avete obbligato voi. Ora, ti prego, stammi a sentire. Voglio raccontarti una storia. Sessant’anni fa tuo nonno, proprio come hai fatto tu ora, aveva organizzato con degli amici del palazzo, i nonni di alcuni di voi, una trappola che mi è costato un bel livido sulla spalla destra…»

«Quale trappola?» chiede incuriosito Giulio Giuliani.

«Tuo nonno era molto meno sentimentale di te. In quanto a malvagità non gli arriveresti neanche alla caviglia. Era capacissimo di uccidermi per rubarmi tutto il contenuto del sacco. Mi avevano aspettato, lui e i suoi galoppini, tutta la notte con delle balestre e delle frecce belle appuntite. Una me l’hanno scoccata e per scansarla ho sbattuto contro lo spigolo del muro ferendomi alla spalla. Ma c’erano le altre balestre puntate su di me. Non avevo via di scampo. Se avessi chiamato aiuto mi avrebbero trafitto con le frecce e così me ne stetti buono buono in un cantuccio. Guardarono nel sacco, ma non sembrarono molto soddisfatti del suo contenuto: macchinine, puzzle, bambole, libri, pistole e pesciolini di plastica, tutta roba senza interesse per loro.

«Poi ci fu come un’illuminazione: anziché uccidermi e prendersi il contenuto del sacco optarono per una mossa più fruttuosa. In pratica hanno fatto quello che fate voi oggi. Mi hanno costretto a telefonare agli elfi per farsi portare i regali che volevano. Sai cosa mi aveva chiesto tuo nonno? Un trenino di latta, un trenino. Ti dice niente?»

«Dovrebbe significare qualcosa me?»

«Di che cosa è morto tuo nonno?»

«È morto in un incidente ferroviario…»

«Strano, no?»

Rivolgendosi a Enrico: «E il tuo, di nonno?»

«Grazie a Dio, il mio è ancora vivo.»

«Sì, ma è come se non lo fosse. Sapevi che aveva partecipato alla spedizione organizzata dal nonno di Giulio? Sai che cosa mi aveva chiesto? Un pallone da calcio. A me risulta che quattro anni fa si è preso una bella pallonata in faccia mentre passeggiava tranquillo e beato nel parco qui vicino. C’erano dei ragazzi che giocavano a pallone. C’è stato un tiro, una cannonata a quanto pare, che gli è arrivato dritto in faccia fratturandogli il setto nasale. Lo era già prima, ma da quando si è beccato il pallone in faccia si è scimunito completamente.»

«E tuo nonno, Walter, come è morto?»

«Perché lo chiedi? Lo sai già!»

«Certo che lo so. I mortaretti, i botti voleva. E io glieli ho dati. Poi tuo nonno è cresciuto, si è trovato un lavoro e se ne è andato ad abitare in una casa qua vicino. Ha messo su famiglia. Questi erano i giorni felici, ma presto arrivarono quelli della solitudine e della disperazione. La moglie morì, portata via da una misteriosa malattia, e il figlio unico, tuo padre, se ne tornò a vivere in questo palazzo. Non ignorerai che, una sera, mentre solo soletto stava cucinando, proprio l’ultimo dell’anno, tuo nonno ebbe un problemino con la bombola. Una fuga di gas. C’è stata un’esplosione, forte, talmente forte che è crollato il soffitto. La gente del quartiere aveva pensato che avessero anticipato i festeggiamenti. Per fortuna è morto solo lui. Poteva essere una strage.

«Voi che cosa avete voluto, quest’anno? Un computer, un iPhone, un iPad, delle armi, tutti i giochi per la PlayStation e la Xbox… A te Filippo piace The Giant, lo so. Nel gioco i giganti attaccano una fortezza e schiacciano gli umani che la difendono con i piedi. A te non dispiacerebbe schiacciare i tuoi simili come fai con le formiche, dico bene? Solo che morire a sua volta schiacciati non è l’ideale per uno schiacciatore. Se non da un gigante, da un trattore, un bue, un carro armato. Ma tu non vuoi morire schiacciato, non è vero Filippo?

«Tra i giochi per la Xbox mi ha colpito Joe Tagliabraccia, che piace molto a tutti voi, ma in modo particolare a te, Giorgio. Immagina un po’: ci sarà un po’ di foschia quella sera, passeggi tranquillo per le strade della città, una forma umana s’avvicina, ti chiede se hai da accendere, dal nulla tira fuori una motosega e, senza chiederti il permesso, ti confeziona un bel gilet… Quest’anno va di moda!»

«Un gilet?» chiede Giorgio.

«Sì, un gilet tagliandoti le due braccia al livello della spalla. Tu, Giorgio, preferisci continuare a metterti il dito nel naso e tirare le palline a tua sorellina o il gilet?

«Dimenticavo: tra i più recenti giochi per la playstation figura Side Car. Arturo, a te piacciono le corse, vero? Qual è il sogno della tua vita? Diventare pilota di una bella moto giapponese se non erro… Immagino la scena: quel giorno pioverà. Supererai la moto che ti precederà dall’inizio della corsa e senza capire come uno spruzzo di acqua sporca nella visiera ti impedirà di vedere la strada. Ti farai una bella scivolata e andrai a sbattere la testa contro un palo che, a dispetto di ogni logica, starà lì. Magari non morirai. Ci saranno però delle probabilità che tu non possa mai più camminare, o rimanga in coma per il resto della tua vita…

«A te, Giulio, quei giochi piacciono tutti quanti. Chissà come morirai? Schiacciato? In un incidente di moto? Dissanguato col gilet? Magari potresti anche tu pagare per le colpe del nonno e morire in uno spettacolare incidente ferroviario, che ne dici?

«Io ho un’idea, ragazzi. Ci riprendiamo tutti questi regali, ce ne andiamo e la chiudiamo qui», propone Babbo Natale.

Tutti gli sguardi sono ora puntati su Giulio Giuliani. È lui il capo. Lui deve decidere. Giulio Giuliani tenta disperatamente di ascoltare il suo cervello che parla, parla, ma che non riesce a farsi capire, come quando al telefono risponde la badante rumena di una sua vecchia zia. Poi, constatando che non c’è più nessuna comunicazione tra lui e il suo cervello, s’arrende allo sconforto e alla rassegnazione.

I ragazzi, dopo un cenno del loro capo, liberano Babbo Natale. Gli elfi tornano nelle camere e in una ordinata processione portano via tutti i regali.

«Giulio,» dice Babbo Natale, «un regalo te lo voglio fare lo stesso.»

«Quale regalo?» chiede Giulio Giuliani.

Babbo Natale fruga prima in una poi nell’altra tasca dei pantaloni e tira fuori un rasoio usa e getta che porge al bambino.

«Cosa me ne faccio di un rasoio?»

«Questi baffetti, Giulio, non ti donano molto. Fa’ come vuoi, ma al tuo posto io li raderei…»

Poi, senza aggiungere una parola, Babbo Natale esce dall’appartamento con gli ultimi elfi.


6 - Com’erano i muggini, Martino?


Una volta fuori. Un elfo, quello che da umano aveva l’edicola, gli chiede: «Davvero sono rimpicciolito di un metro? Non me ne sono mai accorto!»

«Ma no! Non stare ad ascoltare le stupidaggini di quei bambini. Tu non sei rimpicciolito affatto! Anzi, mi sembri ancora più alto di prima…» Poi, rivolgendosi all’elfo Camillo: «È vero che Martino è più alto di prima?»

E Camillo: «A voglia!»

L’elfo Martino, tranquillizzato dalle parole di Babbo Natale e dalla conferma del vecchio Camillo, emette un profondo sospiro di sollievo.

«Questi bambini,» dice dopo un attimo di silenzio, «sono sempre più bugiardi… Ma tu, perché hai detto tutte quelle balle? I nonni di quei bambini saranno morti come hai detto tu e hanno certamente cercato di catturarti, ma credo che non hanno mai ricevuto quei regali. Perlomeno, questo mi ha detto Camillo scendendo le scale. Ma anche se così fosse stato, se li avessero davvero ricevuti, il trenino, il pallone, i botti, non ci sarebbe stata comunque nessuna relazione con gli incidenti che hanno avuto da grandi. Scusa, ma perché mi guardi la testa?»

«Com’erano i muggini, Martino?»

«Che c’entrano i muggini?»

«No, niente. Hai un sacco di squame nei capelli…»

Martino si passa la mano nei capelli per controllare se davvero sono ricoperti di squame di muggine. Constatando che non si tratta di uno dei soliti scherzi di Babbo Natale: «Mi sa che questa sera ho fatto una figuraccia davanti a quei bambini…»

«Tranquillo, non è detto che abbiano capito che sono delle squame. Avranno pensato che hai la forfora… Per tornare a bomba, sì, lo so che la morte non ha nessun rapporto con i regali. Se tutti i bambini che hanno ricevuto delle macchinine dovessero morire in incidenti stradali a quest’ora il mondo sarebbe deserto.

«Perché ho detto delle bugie? Per recuperare i regali, ovvio. Hai visto come le mie storie li hanno impressionati? E poi volevo dar loro una bella lezione, di quelle da tramandare. C’è però una ragione più profonda. Babbo Natale non fa mai nulla senza che ci sia un valido motivo e questo motivo è quest’anno quei pezzi di merda mi hanno veramente rotto il cazzo!»


7 - Il naso adunco della Befana



Il naso adunco della Befana non è bello da vedersi, ma la cosa peggiore della vecchia strega non è il naso abbondante o la bocca sdentata. Quel che più orripila i bambini sono le sue dita nodose, che vanno a destra e a sinistra, piene di unghie dall’igiene sospetta, le dita con le quali schiaccia i punti neri e infila le caramelle nelle calze delicatamente posate ai piedi dell’albero di Natale, accanto al presepe o davanti al caminetto.

Al contrario di quel rimbambito di Babbo Natale non fa rumore, la Befana. Con lei non si è mai svegliato nessun bambino. Eccola che prende una bella manata di caramelle dalla sua Louis Vuitton nuova di zecca e le ficca nella calza dell’innocente bambino addormentato nel calduccio del suo letto. Ma poi succede una cosa strana: non riesce più a togliere la mano dalla calza e non riesce neanche a strappare la calza inchiodata all’enorme ceppo di legno che occupa buona parte del caminetto. Ha un bel tirare, non ce la fa. Prova e riprova, ma è tutto inutile. Dietro di lei un rumore. Si volta…

«Beccata!» dice Giulio Giuliani.

Akimizu

Akimizu
Padawan
Padawan

Ma che...
Ma che cosa ho letto? Pazzo di un autore. Pazzo e coraggioso. Perché hai rischiato, e forse perché hai sbagliato sezione. Infatti se non fosse per qualche raro passaggio un po' oltre sarebbe stato perfetto anche nella sezione ragazzi, dove avrebbe brillato. Anche qua brilla, non sia mai l'autore pensi il contrario, ma a confronto con testi più seri, impegnati diciamo così, rischia di passare come un divertissement. Io personalmente mi sono divertito un sacco, nonostante la lunghezza non stanca e cala raramente di tono. Belli i dialoghi, i personaggi molto inquadrati funzionali al genere. Non ho capito perché ripetere nome e cognome di Giulio per tutto il racconto. Mi è sembrata un'esagerazione. Ottima la scrittura, stile frizzante e pieno di trovate spiritose. Non ho considerazioni da fare sul significato del testo, perché in definitiva si tratta di una lettura di svago, molto piacevole, ma che non stimola grandi riflessioni. In conclusione il racconto mi è piaciuto assai, da tenere in conto per la classifica finale.

Antonio Borghesi

Antonio Borghesi
Padawan
Padawan

«A voglia!» (io credo si dica "Hai voglia" con l'acca aspirata. però vivo a Firenze e quindi...) Scritto ciò mi sono abbastanza divertito col tuo racconto ma non completamente. Mi sembra, a volte, che tu abbia voluto forzare la tua ironia senza che fosse necessario (Es. i baffetti alla Hitler, abbastanza difficili su di un bambino di nove anni). Nessun appunto sulla scrittura che scorre bene. Non capito i capitoli che non sono utili per la comprensione. Malgrado questi appunti che sembrano negativi per me potresti essere in classifica. Ovvio, nella mia.

Danilo Nucci

Danilo Nucci
Padawan
Padawan

Ho trovato il racconto molto divertente. Mi ha ricordato un po’ lo spirito del Giornalino di Gianburrasca, impareggiabile nel descrivere a quale punto può arrivare la cattiveria di un bambino. Qui siamo addirittura di fronte a una baby gang specializzata in sequestri di icone natalizie, prima Babbo Natale e infine la Befana. Il tutto però è descritto con grande umorismo e la freschezza dei dialoghi rende il brano gradevolissimo.
Segnalo queste cosette:
“Io qui ci sono venuto perché ci ho voluto venire”. Direi “…perché ci sono voluto venire”.
“Babbo Natale non fa mai nulla senza che ci sia un valido motivo e questo motivo è quest’anno quei pezzi di merda mi hanno veramente rotto il cazzo!” Qui dovrebbe mancare un “che” dopo “motivo è…
” hanno certamente cercato di catturarti, ma credo che non hanno mai ricevuto quei regali”. Qui direi “credo che non abbiano mai ricevuto…”

Comunque, se mi chiedessero se mi è piaciuto il tuo racconto, non potrei che rispondere: “Ha’voglia se m’è piaciuto!”

gipoviani


Younglings
Younglings

Bel racconto originale e ben scritto. Purtroppo non cosi irrealistico, in base a ciò che si legge sui giornali circa le gang giovanili che impazzano nelle città se non nei condomini..
Mi è piaciuto molto. Una cosa mi lascia insoddisfatto: la totale mancanza di una contestualizzazione sociale che dia una chiave interpretativa alla storia. Chi sono questi bambini terribili e perché lo sono? '
Altrimenti rimane solo una favola strana. 
Anche i baffetti ella Hitler sembrano aggiunti solo per caso.
Comunque una bella prova

Nellone


Viandante
Viandante

Bellissima la prima parte, nella quale sono descritte con minuzia le fantasie dei bambini, regredendo alla fase pre-adolescenziale nella quale qualsiasi cosa parrebbe possibile. Lo sviluppo surreale, ovviamente, fa digerire anche qualche illogicità, sta tutto perfettamente nel gioco; trattandosi di qualcosa che travalica la realtà, però, ho trovato qualche difficoltà a collegare i vari “momenti della storia”.
Sebbene non ami le storie al presente (oggi decisamente abusate…), la narrazione concitata rende perfettamente logica questa scelta, donandogli quel tocco di colloquialità in più; trovo invece un po’ forzato il modo di parlare dei bambini (perfetto uso dei congiuntivi, parole un po’ tecniche o ricercate): ad esempio, difficilmente un bimbo di nove anni direbbe “Il nastro adesivo in bocca va bene, ma Babbo Natale, anche se immobilizzato, potrebbe avere il tempo di urlare e svegliare tutto il palazzo prima che gli venga applicato”, piuttosto “ma Babbo Natale urla così tanto da svegliare tutto il palazzo, prima che gli mettiamo lo scotch in bocca!”
PS: molto bello il finale con la Befana, ci si dimentica sempre di lei!

Fante Scelto

Fante Scelto
Padawan
Padawan

Storia pazza nel senso buono del termine, anche se nella sua pazzia perde un po' di logica e questo non me la fa apprezzare come forse meriterebbe.
Alcune delle cose che non mi convincono te le hanno già segnalate. I baffetti, per quanto irrealistici su un bambino, danno comunque un tocco sensato al personaggio.

Ci sono alcune cose che mi sfuggono.
- Il capitolo 2, pur gustoso, sembra slegato da tutto il resto della vicenda.
- Non ho capito perché Babbo Natale abbia aspettato la mattina per andare dai perfidi bambini.
- La parte in cui BN rimembra le fini ingloriose dei nonni dei ragazzini non ha quasi humour, neppure nero, e anzi sembra stonare con il resto della grottesca storia.
- Il capitolo 6 sembra un altro divertissement, non ho proprio capito la faccenda dei muggini e delle squame nei capelli.
Oltretutto non ha senso la battuta finale di BN, che se tutti i bambini che hanno ricevuto in dono una macchinina dovessero morire in un incidente stradale il mondo sarebbe deserto: sono i bambini cattivi che muoiono (nella bugia detta da Babbo) in maniera correlata al loro dono, mica tutti i bambini.

Insomma, non siamo nel nonsense perché la storia cerca di avere una sua coerenza. Però penso che l'idea (fantastica) potesse essere resa in maniera più organica, più coerente con se stessa.
L'effetto sarebbe stato spettacolare.

Nulla da dire sull'umorismo: in 3-4 punti mi ha decisamente fatto ridere, e non era scontato.

Infine, credo che la grafia corretta del termine sarebbe A'voja!
(ma non sono romanico)

Petunia

Petunia
Moderatore
Moderatore

Ah che bel racconto divertente! Mi è sembrato di vedere un film del miglior Tarantino. Avevo iniziato a leggere con la mia mente razionale e non riuscivo a procedere perché mi saltavano in mente mille domande. Poi, mi sono lasciata andare e sono stata conquistata da questo pezzo “stra” ordinario. 
Scrittura ottima, originalità, messaggi inseriti con sapienza e quella sordida Befana finale (excipit stupendo!) mi è piaciuto tutto quanto, baffetti alla Hitler compresi.
Chapeau. Per me hai un posto alto in classifica.


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Dodici voci si alzarono furiose, e tutte erano simili. Non c’era da chiedersi ora che cosa fosse successo al viso dei maiali. Le creature di fuori guardavano dal maiale all’uomo, dall’uomo al maiale e ancora dal maiale all’uomo, ma già era loro impossibile distinguere fra i due. (George Orwell)

Mac

Mac
Younglings
Younglings

Questo racconto mi lascia perplessa.
La suddivisione in capitoli crea ancora più confusione fi quello che già c’è
Ho l’impressione che l’autore abbia dimenticato che i protagonisti sono bimbi di nove/dieci anni. Il linguaggio risulta troppo forbito per loro, come anche le azioni. Figli lasciati a casa da soli la notte di Natale? Sinceramente lo trovo improbabile.
Alcune azioni, pur essendo un racconto di fantasia, suonano esasperate.
Insomma, a parte alcuni passaggi abbastanza divertenti, il resto l’ho trovato caotico e troppo lungo.
Una domanda: ma Paolo cosa c’entra in tutto questo?

Valentina

Valentina
Younglings
Younglings

Ciao Autore! Questo racconto è strutturato in modo differente rispetto a quelli letti precedentemente, proprio perchè diviso in capitoletti. Questo può piacere e non piacere, a me inizialmente ha spiazzato e confuso, non aspettandomi questa forma, ma alla fine di tutto posso dire che ha funzionato.
Ho trovato molto carino il capitoletto su Paolo che chiede un regalo per il padre e aspetta apposta Babbo Natale sveglio per poterlo avere, ma come episodio rimane molto slegato alla storia.
Quindi lo stacco da un pezzo all'altro ha funzionato, ma sicuramente c'è qualcosa da aggiustare per rendere tutto più legato ad un unico filone.
Il penultimo capitolo sui muggini/squame in testa non l'ho capito molto sinceramente.
Simpatico il finale, con la cattura della Befana.

Fino a metà lettura avrei collocato il racconto nella sezione per ragazzi, poi visto il linguaggio un pò scurrile di questo Babbo Natale e le sue minacce e bugie sulle morti dei parenti dei "bambini" ho cambiato idea.

Ti segnalo "giocatoli" (giocattoli), errore ripetuto due volte nella stessa frase
E "Ci ho voluto venire" (meglio "Ci sono voluto venire).

Ci sono molti dialoghi e poche descrizioni, ma questa è una scelta dell'autore e non posso dire che abbia pregiudicato il godimento della lettura.
In conclusione posso dire che mi sia piaciuto, mi sono divertita nel leggerlo, farei qualche pensiero solo nel legare meglio le varie parti per renderlo più unito, senza creare interruzioni.

Arianna 2016

Arianna 2016
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi

Un racconto surreale e piacevole da leggere. Una scrittura nel complesso vivace e corretta, c’è solo qualche imprecisione.
Lo asciugherei un po’: in alcune parti ti dilunghi troppo e il ritmo rallenta.
Ti hanno già segnalato il particolare dei baffi e io aggiungo che, al giorno d’oggi, mi sembra difficile che un bambino di nove anni venga lasciato a casa da solo per così lungo tempo, in modo particolare un bambino di “buona” (per così dire) famiglia.
Comunque, forse non è il caso di soffermarsi su queste incongruenze, in un racconto che vive nel mondo della fantasia surreale.
Mi è piaciuta l’idea dei bambini non più solo terribili ma addirittura criminali (e purtroppo la realtà supera oggi, in alcuni casi, questa fantasia) e di un Babbo Natale che poi tanto tanto buono non è nemmeno lui.
Non ho capito il senso della scena delle squame e non so se ho capito il paragrafo 2: l’hai inserito per mostrare che non tutti i bambini sono cattivi e se uno si comporta bene con Babbo Natale viene ricompensato?
Nel complesso, un discreto lavoro.

tommybe

tommybe
Younglings
Younglings

Mentre aspetta il suo turno per depositare il suo fardello in una delle camere un elfo si volta verso un bambino che lo guarda con particolare insistenza: «Azzo c’hai da ridere?»

Questo è il momento che mi sono gustato di più, sei una potenza autore, non so nemmeno se chiamarla comica la tua scrittura.
La tua scrittura è reale, sei un Eduardo moderno, fai vivere momenti incredibili, surreali, che attraverso le  parole, così normali, diventano credibili.
Aver diviso il racconto in vari step mi ha aiutato, sono partito dalla fine, volevo subito curiosare nella tua follia e saltare ogni tipo di preambolo, chi scrive comincia sempre in un certo modo, oserei dire più garbato e volevo subito stare sul pezzo.
Sei un genio, amico. Il tuo modo di stare dentro il racconto è pazzesco.
Adoperi ogni invenzione per renderlo più godibile possibile.
Mi dirai un giorno...se scrivi sempre così o se per sconfessare il Natale sei giunto a questo.
Per fortuna.

CharAznable

CharAznable
Padawan
Padawan

Un racconto d'altri tempi. Mi piace. Mi ricorda le avventure delle Simpatiche Canaglie o dei racconti di Petit Nicholas. Bello. Si legge bene, anche se bisogna ammettere che la struttura non aiuta del tutto. Pensavo che l'intermezzo di Paolo si allacciasse poi in qualche modo alla vicenda ma lo trovo totalmente slegato (o forse mi sono perso qualcosa). Ci sono un paio di errori in un dialogo di Babbo Natale che non capisco se sono voluti o meno (subito prima rimproverava di essere stato corretto sui congiuntivi). Mi piace la struttura della gang, forse un po' meno i baffetti del capo. 
Nel complesso una lettura piacevole.
Complimenti
Grazie.


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I giorni indimenticabili della vita di un uomo sono cinque o sei in tutto. Gli altri fanno volume.

Arunachala

Arunachala
Admin
Admin

quello che mi è piaciuto di più è il finale dove la povera befana viene catturata: micidiale.
storia che vira nel fantastico e lo porta a buon fine in maniera scorrevole.
a mio parere un po' troppo lunga, avrei asciugato alcune parti.
però è divertente e di gradevole lettura pur anon avendo punte particolari.
un discreto lavoro


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L'unico modo per non rimpiangere il passato e non pensare al futuro è vivere il presente

I bambini del condominio Albanella Reale Namaste

Non si può toccare l'alba se non si sono percorsi i sentieri della notte.

Kahlil Gibran

Byron.RN

Byron.RN
Padawan
Padawan

Tra i pezzi più leggeri questo è quello che mi ha convinto di più.
È un pezzo surreale, molto, e secondo me è inutile perdere tempo a ragionare su incongruenze come i baffetti su un bimbo di nove anni o il lasciarli a casa da soli, di notte. Per me non ha senso, una volta che comprendi il genere ti lasci trasportare, sai quali sono le regole d'ingaggio.
Quando lessi per la prima volta Pennac, pur sapendo che non esiste il lavoro del capro espiatorio mi sono adeguato, ho seguito la corrente e mi sono divertito.
Probabilmente potrò apparire molto polemico, ma nei mesi passati ho seguito un corso da critico letterario per corrispondenza.
Detto questo, le cose da migliorare sono quelle che già ti hanno evidenziato:
Il paragrafo 2 appare molto slegato, ma se il disco di Claudio Villa fosse per il bambino? Altra pompata di surreale, pensaci.
La parte con l'elenco dei decessi degli anziani non mi ha convinto totalmente, serve per lo sviluppo finale, però  mi pare rallenti molto il ritmo della narrazione.
Anche io il pezzo sul muggine non l'ho capito, che c'azzecca? Forse niente, è il non plus ultra del nonsense e del paradossale, poi ci dirai.
Una buona prova, migliorabile, ma buona

FedericoChiesa

FedericoChiesa
Padawan
Padawan

Ecco… due belle risate, dall’inizio alla fine. Tono sempre alto, divertente, a tratti esilarante.
Poi, si può fare qualche appunto, su bambini che parlano un po’ troppo da adulti, sui baffetti, su Paolo (forse non ho capito io cosa c’entra), ma chissenefrega.
La chicca della befana alla fine è notevole.
Lettura di svago, e io mi sono svagato un sacco.

Susanna

Susanna
Maestro Jedi
Maestro Jedi

In primis ti dico, cara Penna, che i racconti li leggo in prima battuta per quello che sono: storie, fantasie, anche esperimenti. Alcuni si rifanno a storie reali, altre sono solo immaginazione: il tema “Natale Bifronte” mi fa accettare qualsiasi declinazione del concetto. E leggo.

Poi arrivano le riflessioni.
Ho scritto questo commento senza dare prima una sbirciatina agli altri, e devo dire che è stato uno dei commenti meno facili da comporre.
Commento scritto, sbirciatina data (anzi letti per bene) e mi spiace cara Penna, ma vado controcorrente.
Il racconto, sia pure con una chiave umoristica ben delineata e chiaramente surreale, non mi ha soddisfatto pienamente.
Alla fine, fosse stata scritta in puro stile Andrea G. Pinketts, mi avresti davvero conquistata, perchè gli elementi c'erano tutti. L’umorismo noir qui ci poteva stare, ma sviluppato meglio: è una favola per adulti, ci sta l’esagerazione, anche un po’ di surreale; ovviamente si immagina il lettore sia in grado di comprenderne il tenore da favola, con le sue morali, con le boutade necessarie per catturare l’attenzione...
Ho compreso, ma non mi hai fatto divertire, forse sorridere all’inizio, quando la riunione potrebbe sembrare un gioco, l’imitazione di una riunione di condominio da adulti. Poi purtroppo l’umorismo è svanito dietro la cruda realtà della cronaca che ritrovo ogni giorno sui giornali.
Scusa, forse è un mio limite non fermarmi alla storia per quello che è.
Parto con la scrittura: è scritto bene, i dialoghi mi sono piaciuti, sono adatti ai personaggi, molti ma servivano tutti per mettere sul piatto le idee criminali. Il ritmo tiene abbastanza, alcuni periodi di dialogo sono troppo lunghi, aprendosi in due o tre punti le virgolette dopo un a capo, parrebbe che sia un altro personaggio a parlare, mentre è sempre lo stesso.
I personaggi: i bambini di oggi sanno essere terribili: troppi input non sempre positivi, filmografia e giochi che non sempre sono adatti e troppo spesso non ci sono adulti che guidano alla comprensione critica degli stessi; essere genitori è davvero complicato, La cronaca è  piena di baby gang, che lungi dal passare come cattivo esempio, finiscono per affascinare: i più forti che vincono sempre col più debole, anche se a conti fatti non è così. Molti la chiamano evoluzione, a me la commistione del tutto sembra tristemente diseducazione e cattivo esempio.
Questi tuoi ragazzini sono un misto tra “Le simpatiche canaglie” dei film anni 30/40 (improponibili ma divertenti avventure di bambinetti molto adultizzati) e un Gian Burrasca della peggior specie, declinati al 2021 ormai 2022. Penso che mi abbia indisposto la somiglianza del capobanda con il baffetto tedesco, e – da lettore ti sarà capitato – quel qualcosa che disturba te lo porti dietro per tutto il racconto. Mi spiace.
La storia: una bella pseudoriunione di condominio, un bell’elenco di idee per catturare Babbo Natale e poi l’elenco delle “morti” dei nonni. In mezzo il rapimento del vecchietto con morale finale per salvare capra e cavoli: brutte intenzioni dei ragazzini e bugie di Babbo Natale.
Il finale con la Befana, ecco questo mi ha fatto sorridere.

 
Le mie note.
La prima cosa che ho notato del racconto sono i tanti spazi che dividono i periodi dello stesso “capitolo”: non sono funzionali. Una volta inteso che non dividono nulla, si va avanti, ma insomma...in word, come carattere nascosto, si vede proprio una riga creata, quindi non penso sia un errore di formattazione, quanto un a capo non cancellato. La divisione in capitoli invece è stata indovinata, coi suoi bravi titoli indovinatissimi.

Oggi il mio cervello mi ha parlato e sapete che cosa mi ha detto?    sobbalzo: bella, mi ricorda un signore imitato bene da Crozza, ultimamente.
Basterebbe che uno solo di loro veda, o senta, Babbo Natale in trappola per dare l’allarme generale.
un rumore come di fuliggine che scende nel caminetto spento   la fuliggine dovrebbe fare ben poco rumore, soprattutto se sei lontano da un camino
Percepisco molta paura in questa stanza... di voi sia uno schifoso traditore   questo brano mi sembra troppo lungo: data la sua funzione di leader, bastava meno per dare ugualmente enfasi al concetto
camere, un elfo si volta  --  giocatoli/giocattoli –
i virgolettati dei dialoghi si aprono e non si chiudono: inoltre spesso è sempre lo stesso personaggio che parla.


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"Quindi sappiatelo, e consideratemi pure presuntuoso, ma io non scrivo per voi. Scrivo per me e, al limite, per un'altra persona che può capire. Spero di conoscerla un giorno… G. Laquaniti"

SuperGric

SuperGric
Younglings
Younglings

Racconto decisamente fantasioso e dalla scrittura brillante. In alcuni punti, all'inizio soprattutto, è decisamente divertente. 
Poi ha una svolta moraleggiante con il discorso di Babbo Natale e un finale grandioso con il Giulio Giuliani che si rifà sulla Befana visto che con BN non ha concluso nulla. 
Quello che mi è piaciuto meno è la mancanza di logicità: i bambini improbabilmente soli, il loro linguaggio inadeguato in alcune parti, i baffetti, alcuni passaggi che non ho capito (Claudio Villa, le squame, il folletto edicolante) mi fanno perdere quel gusto della cattiveria che altrimenti sarebbe stato fantastico. Se i bambini avessero rapito anche tutti i genitori per essere liberi di incastrare Babbo Natale allora mi sarebbe piaciuto di più, ecco.

paluca66

paluca66
Padawan
Padawan

Ni.
E mi spiego.
Sì, indubbiamente, per l'originalità dell'idea, per essere uscit* dagli schemi e aver prodotto uno scritto decisamente surreale.
Ciò che non mi ha convinto sono alcuni passaggi come il capitolo dedicato a Paolo o le squame sulla testa di un elfo: va bene il surreale ma almeno una logica dovrebbe esserci (può darsi che non sia capace io di trovarla e allora è un problema mio e me ne scuso).
Non so se mi sono piaciuti i baffetti di Giulio anche se nel grottesco, una presa in giro di Hitler alla Charlie Chaplin ci può anche stare, ma allora non mi piace che alla fine Giulio in qualche modo esca vincitore dal racconto.
Ti tengo in considerazione per la decina perché scrivi decisamente bene e per la quasi totale assenza di refusi, aspetti, a mio modo di vedere, sempre molto importanti in un contest di scrittura e anche per l'originalità dell'idea ma mi sento di dirti che le tue capacità possono dare ancora molto di più.

vivonic

vivonic
Admin
Admin

Ciao, Autore.
Anch'io mi chiedo perché tu non abbia partecipato, con poco sforzo di sistemazione, alla sezione per ragazzi: il tuo testo si perde, qui.
Ci sono diversi buchi di trama, ma forse è il suo bello (e nell'altra sezione questo sarebbe stato indubbiamente emendabile). Dei personaggi non mi dici praticamente nulla. La scrittura è molto incerta: ci sono diversi errori e refusi, parole che mancano, doppie che difettano, perfino errori di grammatica vistosissimi (ci ha voluto venire). Eppure, nonostante io debba dare un voto decisamente basso a tutte queste voci, la piacevolezza di lettura è stata altissima, ed è questo che mi dispiace. Insomma, io lo leggerei volentieri, questo racconto. Anche perché, in realtà, ci vedo diversi spunti di riflessione mica da ridere, e credo che il tuo messaggio, alla fin fine, passi anche abbastanza evidente.
Poi c'è l'ambientazione natalizia che guadagna il massimo del punteggio, e non è che questo non possa avere il suo valore alla fine dei conti...
Insomma, il tuo lavoro devo giudicarlo insufficiente da un punto di vista oggettivo, ma me ne dispiace davvero tanto. Probabilmente con una lettura in più e cambiandogli sezione lo avrei messo senza molti dubbi in classifica.
Ci spiegherai, se vorrai, tutti quei salti logici di cui ti hanno già detto, se erano voluti o se sono frutto di tagli tuoi, poi non saldati coerentemente...
Grazie della tua partecipazione al concorso. Davvero, nonostante non me la senta di metterti in decina, mi è piaciuto molto leggere il tuo racconto, e credo che resterà nella mente di molti di noi, per un bel po'.


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Un giorno tornerò, e avrò le idee più chiare.

Asbottino

Asbottino
Padawan
Padawan

1 - Operazione Barabba mi ha ricordato la scena di Nightmare Before Christmas in cui Vado, Vedo e Prendo mettono in piedi il piano per rapire Babbo Natale (o Babbo Nachele, Sandy Claws invece di Santa Claus, geniale). Il tono è lo stesso e forse è per questo che secondo me il racconto sta benissimo qui. Quello non era un film per bambini, o lo era solo in apparenza, e questo non è un racconto per bambini, o lo è solo in apparenza. Insomma non si tratta di fare qualche cambiamento. Se lo trasformi in un racconto per bambini secondo me lo snaturi completamente. E infatti 5 - Sei almeno un metro più basso fa venire fuori la vera faccia cattiva di questo racconto. Perché i bambini non sono più bambini, non nel momento in cui Babbo Natale gli racconta dei loro nonni e di come i regali che hanno sottratto abbiano deciso la loro sorte. A quel punto sono già degli adulti condannati. E non importa che il brano dopo smentisca un po' questa tesi. Forse Babbo Natale bugiardo e che da dei pezzi di m... a dei bambini è anche peggio. Un vero Babbo Bastardo. Il racconto che nella mia classifica ci sta tutto. Originale, divertente e cattivo.


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I bambini del condominio Albanella Reale Senza_10

Molli Redigano

Molli Redigano
Padawan
Padawan

Nel complesso il testo è scritto bene, la lettura è risultata scorrevole e lo stile è decisamente godibile. A costo di ripetermi, anch'io pongo l'accento sulla leggerezza di questo racconto che male non fa. Ho trovato soltanto due refusi ravvicinati e per giunta nella medesima parola, ovvero giocattoli:

"E come te voleva più giocatoli. Ai bambini i giocatoli non bastano mai."


Mi chiedevo se la messinscena del baby boss Giulio Giuliani andasse a parare verso un ravvedimento totale suo e dei suoi scugnizzi. Più che un ravvedimento, una missione che fallisce ancora prima d'iniziare. E infatti sembra proprio che accada così, con Giulio su tutte le furie alla ricerca assoluta di un colpevole. Finché Babbo Natale non si presenta, cosa che, confesso, mi ha spiazzato. Me l'ero immaginato "da remoto" a rimuginare su come "convertire" il bandito Giuliani e la sua banda. Continuando la lettura scopro piacevolmente che il suo intervento "in presenza", nonostante le bugie (dette a fin di bene), alla fine lo fa giungere al suo obiettivo, almeno in quel frangente. Una chicca, davvero, regalare le lamette a Giulio. 

E la Befana? Saranno un po' affari suoi...

Grazie.


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Branzagot senz'onma.

Gaute mach da suta Cool!

SisypheMalheureux

SisypheMalheureux
Padawan
Padawan

No vabbè... io pagherei per avere un decimo della fantasia di questo autore (o autrice).
Certo, al netto delle risate che il racconto suscita, due domande bisogna farsele. La prima: in questo condominio ci sono 8 piani, due appartamenti per piano. Quindi, se non ho capito male, sedici appartamenti e di conseguenza sedici famiglie.
Ok. E a questa surreale riunione di condominio partecipano 18 bambini. Tutti maschi, perché evidentemente le femmine non sono coinvolte in questo piano diabolico. Per cui è lecito pensare che a casa ci siano anche le sorelle di questi bambini. Insomma, probabilmente più di due figli per famiglia. Alla faccia del calo demografico! 😂 Sarà che nel mio condominio sono tutti anziani, ma ammetto che il rapporto appartamenti/bambini l'ho trovato un po' poco realistico per un condominio del giorno d'oggi. A parte questo dettaglio, comunque, devo farti i complimenti per lo stile fresco e ironico, il tuo racconto non risulta mai lento o noioso. Ti segnalo solo due imprecisioni: "tua sorellina"(la tua sorellina) e "credo che non hanno mai ricevuto quei regali" (abbiano).
Per il resto mi sembra non ci siano gravi sviste.
Ti faccio i complimenti anche per il pezzo conclusivo sulla Befana. Avresti potuto concludere con Babbo Natale che sbotta "quest’anno quei pezzi di merda mi hanno veramente rotto il cazzo!' invece hai architettato un finale col botto.
Resta il dubbio se questo sia davvero un racconto per adulti. Non lo so, ci rifletterò su. Comunque una buona prova, complimenti!


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"Stirpe miserabile ed effimera, figlio del caso e della pena, perché mi costringi a dirti ciò che per te è vantaggiosissimo non sentire? 
Il meglio è per te assolutamente irraggiungibile: non essere nato, non essere, essere niente. Ma la cosa in secondo luogo migliore per te è morire presto."

alessandro parolini


Viandante
Viandante

Caro autore/cara autrice, storia leggera. Si fa leggere senza pretese e forse è questo ciò che apprezzo del racconto. Un po' troppo iperbolica ed esagerata in alcuni punti, scadendo anche in espressioni che non sarebbero state necessarie. Qualche errore e refuso di formattazione. Finale un po' scontato e passaggi non semmpre coerenti. Tema non particolarmente originale. Alla prossima.

Resdei

Resdei
Padawan
Padawan

Ciao.
Hai architettato un bel piano per catturare Babbo Natale.
E poi che fai? Catturi la befana?
Ho trovato il racconto un po' troppo lungo e mi sono persa nei tanti ragionamenti dei ragazzi.
Trovo che tu abbia una mente vivace e un’ottima scrittura, una bella fantasia che riesce a stupire.
ma soprattutto credo che tu ti sia divertito molto a scrivere questo racconto.


Complimenti a Paolo, l’unico a chiedere un regalo per il suo papà.
Ma, a proposito, che fine ha fatto?

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