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Quattro atti di mortadella

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Messaggio Da Susanna Mer Set 14, 2022 10:47 am

https://www.differentales.org/t793-lo-sgrammaturgo#9601 

Questo racconto è partito per un concorso bolognese. Poichè non ci sono vincoli nel bando... lo condivido con voi, in previsione che col nono step in avvio abbiate bisogno di sostentamento.


Quattro atti di mortadella
 
Atto I
 
Gisella Botti, sarta eccelsa in quel di Bologna, scese dalla Panda, suonò al cancello di Villa Cleo e si presentò alla voce, dall’accento straniero, che rispose al citofono. Voce sostituita da una ruspante parlata bolognese, dal tono arrogante:
«Le avevo detto ingresso fornitori. Vadi!»
«Addio.»
«Addio?»
«Addio. Io non sono ancora una fornitrice.»
«E va bene!»
La serratura del cancelletto pedonale scattò. Gisella suonò di nuovo.
«Non passa.»
«Cos’è che non passa?»
«La Panda. Dal cancelletto non ci passa e qua c’è divieto di sosta.»
«Ma parcheggi un po’ più avanti, và mo là, che c’è posto!»
«Addio.»
«Ancora? E va bene!»
E fu così che Gisella fece il suo primo parcheggio patriottico: Panda bianca tra Audi verde fluo e Ferrari rossa. Uno spettacolo!
«Può spostarla là in fon… va bene entri, se no si fa notte.»
«Appunto, e io fatturo a ore!»
Antipatia a prima pelle.
Eufrasia Dadini maritata Gratti fece accomodare Gisella in un grande salotto dove le attendeva Caterina, la futura sposa, cui necessitavano ben due abiti nuziali: uno per la cerimonia in chiesa e uno per il saluto, con allegata bomboniera, agli invitati.
Caterina avrebbe preferito andare in sartoria, per vedere come nascevano gli abiti da sposa più belli di Bologna e dove quelli tramandati di madre in figlia per tradizione, ma anche tra cugine quando si doveva fare di necessità virtù, ne uscivano risuscitati.
Ma le circostanze…
Liquidati i convenevoli, Gisella, percepita una certa tensione nell’aria, chiese di essere lasciata sola con la ragazza.
«Ma io sono la madre della sposa! Vorrei…»
«Vorrei niente. Mica devo vestire lei. Cortesemente…» e indicò la porta.
«Ma io pago!»
«E io le manderò il conto.»
«Ma insomma!»
«O esce o si mette là in fondo, buonina, che la fattura lievita.»
Eufrasia si sedette su una poltrona, naso all’insù e aria offesa.
 
Caterina, con un sorrisino soddisfatto, mostrò alla sarta il bozzetto di un abito e i campioni delle stoffe che pensava di utilizzare.
«Bello, mi piace molto: semplice ma raffinato con questo pizzo così particolare. L’hai disegnato tu?»
«Sì, è mio, uno dei tanti. E avrei pensato a un cappellino a toque come questo, al posto del velo. Che ne pensi?»
Erano già amiche.
«Aggiungerei un’idea di veletta.»
«E uno strascichino?» chiese speranzosa Eufrasia dal suo esilio.
«Mamma, per favore! Fosse per lei… un abito tipo meringa e venti metri di strascico!»
«Venti! Anche cinque metri star… sto zitta, sto zitta.»
«E per il secondo abito?»
«Passo domani pomeriggio da lei, col bozzetto e quant’altro.»
«Passiamo!» l’esiliata non resistette.
«No!» Il coro di Gisella e Caterina bloccò sulla porta la cameriera, che con un dietro front da manuale riportò il caffè in cucina.
«Passo. E se dici ancora una parola, il vestito lo compro su Amazon e… passo parola!»
 
 
Atto II
 
Caterina conquistò le sarte del laboratorio di Gisella: mai una ragazza si era interessata così tanto al loro lavoro, a come si fa questo e a cosa serve quest’altro... Nessuno avrebbe detto che fosse l’erede nonché braccio destro del “Mortadellaio”, al secolo Cav. Corinno Gratti, e futura sposa di Ulisse Stilini, figlio del genio delle “Insaccatrici e affini”.
Caterina si confidò: loro, gli sposi, avrebbero preferito una cerimonia intima, magari alle otto del mattino: prete, testimoni, genitori e pochi amici. Un rinfresco e saluti e baci. E invece no, doveva essere uno sposalizio in grande stile! Li avevano presi per sfinimento, ma si erano vendicati: ci pensassero a tutto i genitori. Le madri a curare ogni minimo dettaglio, con un gran mal di piedi per tutti i giri che ciò comportava; i padri con un gran mal di portafoglio per le fatture che arrivavano con puntualità.
Gli sposi si sarebbero occupati solo dei loro abiti, e che nessuno interferisse.
Caterina presentò la sua idea per il secondo abito: corto davanti e appena più lungo dietro.
Aveva portato un campione della stoffa, molto particolare, e con grande sorpresa delle sarte, un piccolo prototipo, indossato da una vecchia Barbie, che aveva cucito da sola.
«Bello è bello: un bel classico che funziona sempre. Solo che…» Gisella osservò perplessa il modellino.
«Originalissimo. Sembra una rosa millefoglie messa a testa in giù!» Annetta era il braccio destro di Gisella.
«Oppalelè! Sarà un bel problema tenere le lunghezze ben… gonfiate.»
«Ma no! Facciamo quattro o cinque, ma anche sei giri di tulle arricciato stretto, lungo, poi sagomiamo. Una foderina di seta per via che un po’ irrita, e un’altra foderina prima di questa stoffa.»
Fu Linetta, la giovane apprendista, a risolvere il problema di come tenere la bella forma arrotondata:
«Questo dovrebbe andare bene. Dammi la bambola… ecco, così… e voilà!»
«E se qui, qui e anche qui mettessimo delle roselline? Piccole, per tenere a posto l’orlo. Sì, piccole rose.»
Gisella, perfezionista com’era, aveva ancora qualche dubbio, ma alla fine diede il suo benestare.
 
 
Atto III
 
Eufrasia provò in tutti i modi a sapere che razza di vestito avrebbe indossato Caterina al momento del commiato degli invitati: provò a corrompere le sartine con vassoi di raviole con la mostarda, curiosò in camera di Caterina, mandò in avanscoperta una delle colf… niente di niente.
Bocche imbastite e cucite.
Si rassegnò, pregustando il momento in cui, al fianco degli sposi, avrebbe salutato anche lei gli invitati. Chissà quanti complimenti per l’organizzazione perfetta dello sposalizio! E da chi veniva il buon gusto della sposa per i vestiti? Da chi? Beh, avrebbe diviso la gloria con la consuocera, ma aveva fatto girare per bene la voce che se non era per lei, per l’Eufrasia…
Anche Anatolys Lorenty, per l’anagrafe Anatolio Lorenti, già stava gongolando al pensiero di come sarebbe stato osannato per il menù, studiato appositamente per presentare le sue specialità.
La pubblicità è l’anima del commercio e un matrimonio come quello era business assicurato.
La tipografia lo aveva stressato all’inverosimile, chiedendo continue conferme sul nome dei piatti: e va bene scritto così, e ci vuole davvero l’accento, e su e giù. Ignoranti e incompetenti.
I suoi aiutanti avevano provato e riprovato gli impiattamenti: «Artistici, devono essere opere d’arte!»
Anche Leonilla Stringhini, la consuocera, era un po’ agitata: il confabulare di Ulisse con Caterina l’aveva insospettita. O forse era solo l’immaginazione: con tutto quello che c’era da fare era facile travisare. Meno male che loro non ci avevano messo mano, non ci sarebbero saltati fuori. Ci vuole e-spe-rien-za, altro che fretta e tutto all’ultimo momento!
 
 
Atto IV
 
Il giorno del matrimonio iniziò nel migliore dei modi: bel tempo, bella cerimonia, begli addobbi e nessun inghippo.
Caterina e Ulisse, molto eleganti, erano rilassati e riposati. Un po’ meno i genitori: le estetiste avevano lavorato sodo per nascondere lo stress delle madri sotto al trucco; le sarte fatto i miracoli per vestire due botticelle. I padri tirarono mentalmente le ultime somme e le ultime madonne per tutte le spese impreviste degli ultimi giorni.
“Ecco cosa rende indimenticabile uno sposalizio: gli etti di conti da pagare.”
Il prete, Don Garineo, ebbe la netta sensazione di udire il ticchettio di calcolatrici all’opera tra gli invitati.
 
La nota dolente fu il pranzo: conoscendo le abitudini culinarie degli anfitrioni, gli invitati si erano mantenuti leggeri fin dal giorno prima, quasi un digiuno quaresimale. Il risultato fu che, esaurite le artistiche porzioncine di chissà cosa e la fetta mignon di torta, spettacolare sì ma di poca sostanza, tra gli invitati aleggiavano parole come pizza, ristorantino, lasagnette…
Furono distolti da tali pensieri dall’entrata degli sposi per i saluti.
Eufrasia e Leonilla avevano fatto sistemare gli invitati in modo che gli sposi facessero il loro ingresso tra due ali di abiti di seta e cravatte allentate.
Fu un momento che sarebbe rimasto nella storia dei matrimoni della Bologna bene, e non solo, per anni.
Ulisse, raggiante e complice, fece gli onori a una sposa dal sorriso smagliante e con negli occhi brillanti l’aspettativa per le reazioni degli astanti per… per l’abito, per che altro?
Sopra metri e metri di tulle arricciato, la gonna dell’abito era composta da sottili fette di mortadella, sovrapposte in modo da simulare i petali di una rosa. Per mantenere la forma, sotto il salume erano state strategicamente sistemate fettine di pan carré, mentre piccole rose, sempre di mortadella, erano sparse qua e là.
Un colpo basso, zona stomaco: il profumo della mortadella causò un paio di leggeri mancamenti.
Eufrasia e Leonilla si guardarono allibite: sarebbero state pronte a darsi la colpa l’una all’altra per quell’idea, ma uno sguardo degli sposi le fulminò.
Nella sala il silenzio si poteva affettare, come raccontò poi una ragazzina, fino a che un bimbetto di cinque o sei anni ruppe gli indugi: si avvicinò alla sposa, ne attirò l’attenzione e:
«Posso, per favore?» e accennò a una delle roselline. «Ho una fame!»
«Ma certo, prendi pure. Anche lei signora, gradisce una fettina? Tranquilla, sono cucite appena appena.»
Il vestito non sarebbe bastato per tutti gli invitati, ma dalle cucine, come Ulisse aveva concordato in gran segreto, arrivarono vassoi di mortadella e di pane ancora caldo, assieme a ciotole di insalata di patate, condite per bene con olio, aceto e sale.
Gisella, che ancora tremava all’idea di aver accettato una sfida del genere, e le sarte, che avevano lavorato sodo appena uscite di chiesa per assemblare stoffe e mortadella a tempo di record, furono calorosamente applaudite.
Con buona pace dello chef, che per non perdere del tutto la faccia, improvvisò qualche robusto piatto di pasta e mortadella: ricette ruspanti ma sazianti.

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Messaggio Da Fante Scelto Ven Set 16, 2022 9:48 pm

Ti riesce bene questo stile "paesano", cioé che racconta storie di vita comune condite con note fiabesche.
Anzi, se c'è un refrain tra i tuoi lavori che ho letto, intendo quelli liberi dai paletti dei concorsi, è proprio questa leggerezza moderna abbinata al classicismo (figurato) dei soggetti.
Su questo lavoro non ho particolari osservazioni da fare, mi sembra che tutto funzioni come deve funzionare. E' tipo certi spettacoli teatrali (sono quattro atti, in fondo) dove tutto scorre fluido e quasi non ci si accorge che il copione è finito.

Se proprio devo muovere un'osservazione, ma è un roba personale, quindi da prendersi così com'è, è che il vestito di mortadella mi ha fatto un po' effetto. Non per niente, ma perché mi ha ricordato il famoso abito fatto di tranci di carne bovina indossato da Lady Gaga a non so più quali Awards ormai tanti anni fa. Sì, includeva anche scarpe foderate di carne. Una cosa da fare senso (Google per credere!)
Ecco, forse mi ha traviato, nella reazione, quella roba lì.
Il tuo intento era certamente diverso e molto più leggero, anche se a volte sorprendi il lettore con un improvviso tocco di macabro che nessuno poteva aspettarsi.
Ma non credo sia questo il caso. Razz

Ottimo lavoro.
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Messaggio Da Susanna Ven Set 16, 2022 10:03 pm

Fante Scelto ha scritto:Ti riesce bene questo stile "paesano", cioé che racconta storie di vita comune condite con note fiabesche.
Anzi, se c'è un refrain tra i tuoi lavori che ho letto, intendo quelli liberi dai paletti dei concorsi, è proprio questa leggerezza moderna abbinata al classicismo (figurato) dei soggetti.
Su questo lavoro non ho particolari osservazioni da fare, mi sembra che tutto funzioni come deve funzionare. E' tipo certi spettacoli teatrali (sono quattro atti, in fondo) dove tutto scorre fluido e quasi non ci si accorge che il copione è finito.

Se proprio devo muovere un'osservazione, ma è un roba personale, quindi da prendersi così com'è, è che il vestito di mortadella mi ha fatto un po' effetto. Non per niente, ma perché mi ha ricordato il famoso abito fatto di tranci di carne bovina indossato da Lady Gaga a non so più quali Awards ormai tanti anni fa. Sì, includeva anche scarpe foderate di carne. Una cosa da fare senso (Google per credere!)
Ecco, forse mi ha traviato, nella reazione, quella roba lì.
Il tuo intento era certamente diverso e molto più leggero, anche se a volte sorprendi il lettore con un improvviso tocco di macabro che nessuno poteva aspettarsi.
Ma non credo sia questo il caso. Razz

Ottimo lavoro.
Prima di tutto grazie per il passaggio e per il buon commento, che da uno bravo come te non può che far piacere.
L'accenno al macabro mi piace, cercherò di coltivarlo per futuri racconti.
Devo dirti che è un racconto scritto in due giorni, in attesa del nono step, dopo aver scartato una intro in cui Gisella, anzi la Gisella e le sue sartine, più l'autista dell'Eufrasia, interpretavano un primo atto in cui la sarta deve essere convinta ad andare in villa, con invito scritto in modo maccheronico da un'arricchita che vuol essere forbita nello scrivere, ma come al solito lo spazio disponibile era poco ed è rimasto un incipit monco. Ma del maiale non si butta niente, quindi...
Lo stile paesano di questo racconto risente un po' dello stile di Andrea Vitali, di cui sto leggendo "Un uomo in mutande", stile che mi prende sempre nei suoi romanzi. Dicimao che a me piace molto affiancarmi al lettore, essere un po' complice nella lettura, quasi dargli una gomitatina. Conosco il vestito di Lady Gaga, ma davvero non ho tratto ispirazione, non mi era neaanche piaciuta come provocazione. La mortadella ha colori più sobri e delicati, e l'idea è scaturita in un batter d'occhio. Sarebbe anche un brontolio di stomaco, ma un po' per una simil dieta che cerco di seguire e un po' perchè è un salume che mi è indigesto, beh... lasciatemi sognare.

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Messaggio Da Susanna Mar Set 20, 2022 10:29 am

Potrebbe anche essere che il forum porti fortuna: questo racconto è tra le nominations per il primo, secondo o terzo posto del concorso. Lo saprò il due di ottobre. Per un racconto scritto in due giorni mi ritengo soddisfatta anche solo della nominations.
Se mi avete portato fortuna... un panino con la mortadella ve lo offro più che volentieri.


Ultima modifica di Susanna il Mar Set 20, 2022 9:57 pm - modificato 1 volta.

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Messaggio Da digitoergosum Mar Set 20, 2022 1:05 pm

Vado matto per la mortadella col pane caldo da forno. Ovviamente, con pepe e pistacchi. Non vedo l'ora di assaggiarla. 🥪
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Messaggio Da Molli Redigano Lun Set 26, 2022 11:03 am

Qui mi sono mancati i tortellini. Col ripieno di mortadella s'intende. Tra l'altro una versione che mi sembra istituzionale della mortadella. Se da quelle parti, dove è nata, viene elevata addirittura all'alta moda, io l'ho sempre conosciuta come il "prosciutto dei poveri".

Scherzi a parte, sul racconto niente da dire. Ciò che è meglio riuscito secondo me, tra le altre cose, è la tensione, connessa all'organizzazione, che precede il lieto evento e che i tuoi personaggi trasmettono benissimo al lettore. I più tranquilli paiono veramente gli sposi. Li capisco quando sostengono che avrebbero preferito uno sposalizio di più basso profilo. Ma poi i genitori che figura ci avrebbero fatto, con buona pace delle loro finanze sensibilmente spolpate.

Ah, io la mortadella la preferisco col pistacchio. In bocca al lupo per il concorso!!!

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Messaggio Da Susanna Lun Set 26, 2022 11:11 am

Molli Redigano ha scritto:.. io l'ho sempre conosciuta come il "prosciutto dei poveri".
Ah, io la mortadella la preferisco col pistacchio. In bocca al lupo per il concorso!!!
Vero: mi ricordo che i muratori e gli operai imbottivano per bene le rosette con la mortadella, vista con il naso arricciato dai ricchi.
Anche a me piace col pistacchio, ma mi è indigesta e resisto alla tentazione. Ho chiesto al salumiere se mi faceva dare una sniffatina: non capisco perchè mi abbia guardato strano. Neanche doveva fare la fatica di metterla sull'affettatrice: era in esposizione sullo scaffale e ci arrivano. lol!
Speriamo per il concorso: quest'anno qualche piccola soddisfazione è arrivata e non guasta, visto quel che ci sta attorno.
Grazie per la lettura.

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