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Ritorno in scena (L'erede, episodio 2)

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Messaggio Da Achillu Dom Lug 03, 2022 7:42 am

Contesto: i personaggi si muovono in un universo alternativo nel quale Beppe Grillo è morto in un incidente stradale il 7 dicembre 1981. A sostituire il comico genovese fu chiamato Nicola Marcenaro, nome d'arte Nicoligno, un giovane con doppia nazionalità italiana e brasiliana.
Firma leggibile
Nicoletta giocava con la penna, stringendola tra le dita. Fissava la scritta, immersa in pensieri sovrapposti e incoerenti.
Mauro si affacciò alla porta, preoccupato per il lungo silenzio: «Che c’è?»
Sospirò, senza girarsi. «Siamo appena rientrati in Italia e già mi hanno trovato.»
A Mauro si spense il sorriso, non era da lei usare il maschile; solo per cose vecchie o tristi, spesso per entrambe le cose. «Fantasmi dal passato?»
«È la Rai.» Fissò la data sul foglio: 2014, erano passati trent’anni esatti.
Lui sbirciò da sopra i capelli ricci della sua donna, che ormai si stavano diradando. In mezzo a tante parole sfocate, una frase attirò la sua attenzione: Te lo do io il Brasile. Tornò a sorridere. «Ti pagano qualcosa?»
«No.»
«E allora non firmare!»
«Hai ragione.» Nicoletta lasciò andare la penna e fece per alzarsi. Poi esitò e riprese in mano la liberatoria. Disse: «Cosa potrebbe andare storto?»
«Che ti metti nei casini aggratis! Lascia stare.»
Riappoggiò il foglio, quasi sbattendolo. Si alzò e baciò il suo uomo. Poi disse: «Meno male che ci sei tu a vegliare su di me…»

Qualche giorno dopo il telefono suonò una canzone saudade. Mauro gridò, per farsi sentire dalla cucina: «Numero sconosciuto.»
Nicoletta, dalla camera: «Rispondi tu, sarà un callcenter.»
Mauro alzò gli occhi al cielo e trascinò l’icona sullo smartphone. «Pronto?»
Una voce femminile con vago accento romanesco: «Buongiorno. Parlo con il signor Nicola Marcenaro?»
Si tenne sul vago: «Con chi ho il piacere di parlare?»
«Sono Cristina Veronese, delle Teche Rai. Mi scusi se la disturbo ma non ci è ancora pervenuta la sua liberatoria. Non è per metterle fretta ma sa, ormai la replica è imminente e…»
«Non sono interessato.»
«La capisco,» Mauro scosse la testa a questa affermazione; «forse non le farà piacere rivedersi, però è un modo per tornare in contatto con la Rai, vero? Per essere di nuovo protagonista.»
«Non sono interessato, grazie.» Chissà, magari l’avrebbero voluta all’ennesima edizione dell’Isola dei famosi?
La signora delle Teche Rai continuò a insistere ancora per un po’ e Mauro era sul punto di perdere la pazienza, finché lei non disse: «Comunque sappia che la replica andrà in onda anche senza la sua liberatoria, ecco.»
No, non andava bene. La signora continuava a parlare e Mauro tratteneva le emozioni per non sparargliele addosso; neanche capì l’ultima frase e rispose: «Le farò sapere,» prima di salutare e riagganciare.
Nicoletta era tornata in cucina: «Ma come “le farò sapere”? Cosa mi volevano vendere? Dovevi dirgli di no, punto. Abbiamo già tutto: la fibra, Sky… ehi, era l’abbonamento del calcio, per caso?» Lo guardò con aria torva.
«No, tranquilla.»
«Non è che questi mi richiamano?»
Fece spallucce. Pensò che forse sì, ma sperava se ne dimenticassero.

Le repliche di Te lo do io il Brasile andarono in onda lo stesso, come promesso. Mauro ne guardò pure qualche pezzetto di straforo; in fondo quel Nicoligno così macho non gli dispiaceva, anzi lo faceva ridere di gusto. Con quell’accento stupido, poi, che voleva essere portoghese, invece sembrava solo un antesignano del Gabibbo.
Nicoletta non sapeva di essere di nuovo famosa; svolgeva il suo lavoro da impiegata e, durante le pause, andava spesso al Caffettino? per chiacchierare con Sergio, il barista. Gli ispirava fiducia e aveva finito per raccontargli tutto del suo passato. Fu così che lui si permise di tirare fuori una foto da un sito di gossip.
«Ma quando me l’hanno fatta, questa?»
«Direi di recente, mi sembra il parco dietro Gioia, vero?»
«Che schifo…»
«Ma no, è solo un po’ sgranata, secondo me sei venuta bene.»
«Dicevo l’articolo, mi dipingono come un fenomeno da baraccone!»
Sergio si rabbuiò. «Scusami, forse non avrei dovuto…»
«No,» Nicoletta aveva un’aria indecifrabile; «anzi. Questa storia mi fa male, ma è giusto così, grazie che me l’hai detto. Davvero»
Si strinsero i pollici e lasciarono scorrere solo l’energia del silenzio.

Nicoletta rientrò a casa agitata. «L’hanno fatta lo stesso!»
Mauro si tolse gli occhiali. «Che cosa?»
«La replica, anche senza la firma.»
«Lo so.»
Lei gridò: «Cosa?»
Lui tentò di difendersi. «Be’, era da immaginarselo, sulla liberatoria c’era scritto che…» Si interruppe. Nicoletta lo stava guardando con uno sguardo che conosceva purtroppo bene.
«Lo sapevi?»
«Sì.»
«Grrr!» Si girò e si diresse verso la camera.
Pochi minuti dopo tornò in cucina, sempre agitata. «C’è un numero di telefono da chiamare?»
«Che intenzioni hai?»
«Firmo la liberatoria, chi se ne frega! Tanto, ormai, cambia niente. L’hai buttata?»
Mauro alzò le mani. «Lo sai che non metto mano nelle tue cose.»
Nicoletta rovistò nei suoi cassetti e trovò quasi subito il documento ancora intonso. Lo rilesse ancora una volta, come se fosse stato facile capire il significato di ogni singola clausola. Chiamò: «Mauro?»
Si avvicinò al tavolo: «Dimmi.»
La testa riccioluta ciondolava tra il foglio e gli occhi del suo uomo. «Siamo tornati in Italia per…»
«Lo so.»
«E invece…»
«Ci siamo ancora dentro, sì.»
Nicoletta si mise a giocare con le dita, come se tenesse una penna in mano. «Che faccio; firmo?»
«Se ti senti sicura.»
«Io non sono mai sicura, faccio le cose e basta. Poi per fortuna ci sei tu.»
Mauro le abbracciò le spalle senza dire altro. E lei firmò.

Firma leggibile
Quattro anni erano passati. Nicoletta era tornata a calcare i teatri italiani senza troppo clamore e con un successo modesto, sufficiente però a giustificare i continui spostamenti a cui costringeva il suo amato Mauro e per i quali si sentiva sempre in colpa. Ma ora si trovava davanti un contratto televisivo: anche per un solo spettacolo valeva quanto una stagione. Si mise a giocare con la penna, stringendola tra le dita.
Mauro si affacciò alla porta, preoccupato per il lungo silenzio: «Che c’è?»
«È la Rai.»
«Ti pagano qualcosa?»
Nicoletta ridacchiò: «Abbastanza, direi.»
La guardò con finto sospetto: «Sei sicura?»
«Io non sono mai sicura.» Prese la penna e firmò; poi si girò per baciare il suo uomo. «Preparati, ché dopo questa voglio fermarmi per un bel po’. Davvero.»

Qualche giorno dopo il telefono suonò una canzone saudade. Nicoletta rispose: «Pronto?» Poi rimase in un lungo silenzio ad ascoltare, interrompendo ogni tanto con dei “sì” tristi e poco convinti.
Nel frattempo il telegiornale trasmetteva l’ennesimo proclama dell’onnipresente ministro degli interni: «D’accordo con il presidente del consiglio Tajani, abbiamo abolito “genitore uno” e “genitore due” da ogni documento del Viminale. Da oggi, sono orgoglioso di dirlo, tutti i bambini italiani avranno finalmente una mamma e un papà.» Mauro si mise le mani sulla pelata, scuotendo la testa.
Nel servizio successivo Paola De Micheli, a nome dell’opposizione, si lamentava dei cambiamenti ai palinsesti voluti dai nuovi direttori delle reti Rai; proprio in quel momento Mauro vide Nicoletta che se ne andava dalla cucina a testa bassa. La raggiunse in camera che singhiozzava. L’abbracciò. «Che succede? Ti va di parlare?»
«Hanno annullato la trasmissione.» Il poco trucco era sfatto.
Mauro la lasciò sfogare e aspettò che fosse lei a riprendere.
Tra i singhiozzi disse: «Hanno cambiato i programmi, io non posso farci niente.»
«Appunto; non è colpa tua.»
«Ma noi… era per noi, dovevamo fermarci!»
Mauro la strinse. «Pazienza, su.»
«Ma come: “pazienza”?»
«Abbiamo fatto senza TV per tanti anni, dai. Continueremo senza.»
Nicoletta lo guardò negli occhi: «Io non voglio perderti.»
«Non mi perderai.»
«Ma tu? Tu…»
Mauro sospirò. «Io, io… Mi sto lamentando?»
«No.»
«E allora andiamo avanti come abbiamo sempre fatto.»
«Non sei stanco?»
«Io no; non è che sei stanca tu?»
«Non lo so. Io non sono mai sicura, faccio le cose e basta.»
«Allora falle. È la cosa che ti è sempre riuscita meglio, no?»

Spoiler:
Achillu
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