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Staffetta 2 - Episodio 4

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Staffetta 2 - Episodio 4 Empty Staffetta 2 - Episodio 4

Messaggio Da Achillu Mar Giu 25, 2024 4:15 pm

=== Episodio 1 (Claudio Bezzi) ===
L’uomo camminava a passo spedito, regolare, su strade secondarie e sentieri battuti che attraversavano il bosco sulla dorsale del Monte Busso, a nord di Fascina, paesone pedemontano di scarse attrattive che si era costruita una nicchia industriale nel campo della minuteria meccanica di precisione. La Fascina storica era un buchetto, in realtà, con una brutta periferia di capannoni, centri logistici e direzionali, sorta in fretta e furia negli anni ’60 e ’70. Ben oltre l’oltraggio paesaggistico, invece, generalmente sulle colline a nord, i nuovi ricchi si erano costruite ville e villette, ben protette da mura, cancelli e, specialmente, dai fitti boschi di larici, abeti, pini. E perfino alcuni industriali cinesi, coi quali gli imprenditori fascinesi commerciavano da diversi anni, non avevano disdegnato di comperarsi una villa fra quei boschi profumati, e ogni tanto capitavano e spendevano generosamente, sempre sorridenti.
Il viandante non era di Fascina; anzi, veniva da molto lontano. Ma nelle settimane precedenti aveva fatto diversi sopralluoghi, alloggiando in strutture diverse di paesini della zona, qualche volta anche in sacco a pelo direttamente nel bosco, in modo di dare poco nell’occhio, di passare il più possibile inosservato, mai due volte nello stesso posto. Da vero professionista sapeva bene che non c’era modo di evitare completamente di lasciare tracce che, prima o dopo, potevano diventare compromettenti, pericolose. Ma con un’adeguata preparazione, disciplina e concentrazione, i rischi potevano essere ridotti al minimo. A un livello talmente infimo da potersi considerare trascurabile.
Così era venuto, e ritornato, più volte. Aveva percorso il bosco, individuato le alture che circondavano la villa dove risiedeva il suo obiettivo, valutato le vie di fuga in relazione a differenti scenari, sistemato elementi di equipaggiamento essenziali in punti ben nascosti che aveva impresso nella mente: una coperta termica nel cavo di un pino; alcune razioni energetiche sotto una piccola piramide di pietre al di là del ruscello. Ma, specialmente, le componenti fondamentali del suo lavoro, portate una alla volta per non compromettersi in un eventuale controllo della forestale in cerca di bracconieri.
Ora, nel suo ultimo viaggio attraverso il bosco, procedendo sicuro verso la sua destinazione, raccoglieva quelle componenti e le riponeva nello zaino: la canna, il calcio, il mirino ottico, il bipode.
Camminava. Camminava senza un reale pensiero. Anche per questo era così bravo. Il tiratore non è bravo solo perché ha mira; ha mira perché ha la mente sgombra. Il resto è questione di tecnica e di pratica, chiunque può acquisirle. Ma la mente sgombra no. La mente sgombra è in parte una questione naturale, personale, caratteriale. In parte è - come si può dire? - una questione filosofica: concepire la vita come assenza di valori e idealità, tendenzialmente superomistica e nichilista; essenziale per portare a conclusione un lavoro come quello. Infine, certo, occorreva una grande disciplina: niente alcol, niente fumo, almeno 5 ore di attività fisica ogni giorno, meditazione, niente sesso almeno nella settimana precedente a una missione; questione trascurabile per lui, visto che raramente si concedeva uno sfogo sessuale a pagamento, e tanto gli bastava. L’uomo pensava che il suo destino fosse assai simile a quello dei monaci medievali, degli asceti orientali… Una vita sostanzialmente di privazione, almeno giudicando col metro della gente comune, a favore della perfezione racchiusa in un solo gesto. E quel gesto, per lui, era premere il grilletto e fare centro.
Aveva quasi sempre fatto centro. Tranne quella volta, quattro anni prima, alla periferia di Parigi. Un errore inaccettabile. L’organizzazione per la quale lavorava l’aveva perdonato, un fatto eccezionale che sottolineava il valore che comunque gli veniva riconosciuto; ma lui non aveva perdonato se stesso e si era inflitto punizioni corporali terribili che, casualmente filtrate nel suo ambiente, avevano suscitato raccapriccio e un definitivo timore reverenziale nei suoi riguardi.
Ma questo era il passato, e all’uomo interessava solo il qui e ora. Quelli erano pensieri e ricordi, e l’uomo non aveva mai permesso ai ricordi, ai rimpianti, men che meno ai rimorsi, di occupare la sua mente sottraendo spazio ed energie all’unica cosa che importava: camminare; raggiungere la destinazione; montare l’arma; attendere il momento giusto; trattenere il respiro; premere il grilletto.
L’uomo, per ora, camminava.
Una brezza leggera soffiava fra gli alberi. L’uomo l’avrebbe detta piacevole, se solo se ne fosse accorto. Ma lui semplicemente camminava in maniera ritmica, meccanica, e la sua mente era sgombra, e i suoi sensi erano tutti indirizzati verso l’unico obiettivo.
Un passo, un altro passo, il guado di un ruscello, il recupero del calcio del fucile, poi altri passi, sempre regolari, sicuri, cadenzati.
Non mancava molto, ormai, alla sua destinazione.

=== Episodio 2 (CharAznable) ===
Guardò un’ultima volta l’orologio. Era in perfetto orario. Detestava il ritardo. Un ritardo, anche minimo, comportava delle modifiche al piano previsto, e tutto questo lo infastidiva. Anche un piccolo dettaglio poteva compromettere il buon esito della missione.
Giunse allo spiazzo che aveva scelto come postazione. Lo aveva visionato in una delle sue esplorazioni precedenti. La vista da quel punto era ottimale, proprio sopra l’obiettivo. Nessuna interferenza, nessun impedimento, nessuna distrazione. Non poteva permettersi un nuovo errore.
Distese la coperta sull’erba e vi appoggiò sopra l’attrezzatura per il suo lavoro. Si sedette a gambe incrociate, come un vecchio monaco in meditazione e, quasi a occhi chiusi, prese e montò i componenti della sua arma. Uno a uno, in silenzio, con calma e lentezza, ripetendo nella mente quei movimenti eseguiti più e più volte. Quasi come un rito, una sorta di preghiera laica. La sua arma, la sua unica fidata compagna di vita. Lei non lo aveva mai tradito. Quell’unica volta era stato lui a sbagliare. Lei il suo lavoro l’aveva fatto egregiamente, come sempre. Invece lui l’aveva tradita. Ancora non riusciva a perdonarselo.
Si sdraiò e si avvolse nella coperta. Nel fresco della notte anche un minimo brivido avrebbe potuto modificare il tiro.
Regolò il mirino e vi guardò attraverso. La visuale era perfetta. Una finestra al piano terreno di quella villetta in mezzo al bosco in un piccolo paese del centro Italia. Nel giro di una mezz’ora al massimo il suo bersaglio sarebbe comparso proprio davanti ai suoi occhi. Sorrise. Si meravigliava ogni volta di come il gruppo di ricerca dell’organizzazione per la quale lavorava riuscisse a scovare questi individui nascosti nelle zone più remote del globo.

=== Episodio 3 (Albemasia) ===
Trasse un profondo respiro; non era quello il momento di indulgere in distrazioni. Fino a lì tutto si era svolto in maniera perfetta e ora la sua fedelissima poggiava sul supporto, ne avvertiva il dolce contatto tra le mani. L’uomo sapeva che, non appena avesse raggiunto il culmine della concentrazione, anche quella sensazione sarebbe sparita e lei, la sua arma, sarebbe stata un tutt’uno con il suo corpo, il naturale prolungamento del suo braccio.
Attendere il momento giusto, trattenere il respiro, premere il grilletto…
Finalmente qualcosa parve muoversi dietro i vetri della finestra; per un secondo il suo occhio fisso attraverso il mirino percepì un movimento della tenda, come se una leggera corrente d’aria l’avesse smossa. La concentrazione era massima, l’uomo non si concedeva nemmeno di sbattere le palpebre e all’improvviso la sua perseveranza fu premiata: dietro la tenda scostata vide una nuca dai folti capelli neri. Ecco il suo obbiettivo.
L’organizzazione gli aveva mostrato la foto del soggetto da eliminare, un maschio cinese di circa quarant’anni, e l’individuo che gli dava le spalle pareva corrispondere all’immagine che l’uomo aveva fissato nella mente. Ma per essere sicuro al cento per cento doveva riuscire a vedere il suo volto, anche solo per una frazione di secondo.
Un refolo di vento più impertinente del solito si sollevò dal pendio sottostante, facendo volare in aria alcune foglie, ma lui non si lasciò distrarre e fu una fortuna, perché in quello stesso istante il soggetto si voltò, offrendo il viso di tre quarti alla visuale del cecchino. Che lo riconobbe.
Il momento giusto era arrivato. L’uomo trattenne il respiro e fece per premere il grilletto…, ma qualcosa si frappose tra lui e l’obbiettivo. Merda!
Il cecchino sbatté le palpebre, un rivolo di sudore gli rigò la tempia. Calma! Doveva mantenere la calma.
Tornò a fissare lo sguardo nel mirino, ancora più determinato di prima, ma ciò che vide lo paralizzò: il cinese era scomparso dal vano della finestra!
All’improvviso avvertì un peso gravargli sui muscoli tesi delle braccia, segno che la tensione che lo aveva sostenuto fino a quel momento aveva lasciato il posto a un calo di concentrazione. Così non poteva andare!
L’uomo chiuse gli occhi per alcuni istanti, inspirò profondamente e li riaprì. Ora era di nuovo pronto.
Fissò ancora lo sguardo nel mirino e finalmente lo vide! Il bersaglio era ricomparso.
Adesso rideva, non era più solo: stava stringendo tra le braccia una bambina dai lunghi capelli corvini. Il cinese non poteva saperlo, ma quella bambina dal pigiama rosa era divenuta scudo, col proprio corpo, del proiettile destinato a lui.
A quella vista il cecchino si irrigidì e nel medesimo istante fu come scaraventato indietro nel tempo, a quella volta - quella maledetta volta - l’unica in cui aveva fatto cilecca. Anche allora un elemento non previsto si era messo sulla traiettoria del proiettile che era destinato al bersaglio. Quando il cecchino se ne era accorto, il colpo era già partito e lui non aveva potuto fare altro che constatare di avere colpito il soggetto sbagliato.
Non sarebbe accaduto ancora, non un altro innocente sarebbe caduto per colpa sua. Non una bambina.
Ma che gli stava succedendo, si stava forse rammollendo?
Lui era un professionista, non poteva permettere che la sua lucidità venisse contaminata da emozioni o, peggio, da sentimentalismi. La sua missione era la priorità. Dall’esito di quella missione dipendeva la sua reputazione.
Cercò ancora una volta di trovare la concentrazione: imbracciò la sua arma con il rispetto che le era dovuto, fino a sentirla di nuovo parte di sé, poi - l’occhio fisso nel mirino - attese il momento giusto, trattenne il respiro e si focalizzò sulla scena che si svolgeva all’interno dell’abitazione.
La bambina era ancora in braccio al bersaglio, il cecchino poteva vedere chiaramente il sorriso sul volto di lei, mentre stampava un bacio sulla guancia dell’uomo. All’improvviso lui si chinò e appoggiò la bambina su quella che aveva tutta l’aria di essere una sedia a rotelle e lo fece con una delicatezza che solo un papà poteva avere per la sua piccola.
In quello stesso istante quell’uomo cessò di essere “il bersaglio” e si trasformò in un padre.
Con orrore il cecchino si rese conto che per la prima volta nella sua lunga carriera si era formata una crepa nella sua determinazione, un’incrinatura che avrebbe potuto compromettere l’esito della missione.
Che fosse l’inizio della fine per lui?

=== Episodio 4 (Achillu) ===
“Marcel Poisson, operaio edile, è morto dopo essere stato colpito da un proiettile vagante alla periferia di Parigi. Lascia la moglie incinta e una figlia di quattro anni.”
Aveva già espiato questo errore. Ne portava addosso le cicatrici. Non bastandogli quelle che si era autoinferte, aveva frequentato le migliori dominatrici delle Walletjes finché la mente non fu ripulita del tutto. Perché il pensiero era comparso di nuovo?
Al centro del mirino, il padre… il bersaglio non si muoveva, mentre un’infermiera spingeva la sedia a rotelle con la bambina fuori dalla stanza. Eppure l’arma tremava, al solo tentativo di sfiorare il grilletto.
Poi l’obbiettivo si girò di tre quarti. Parlava con qualcuno in un punto cieco della stanza, non sorrideva più. Ogni tanto stringeva il pugno e lo agitava di fronte a sé, aggrottando le sopracciglia.
Lo straniero sentì le gambe rilassarsi, la schiena sciogliersi e la determinazione riprendere il sopravvento. La mente si stava svuotando. E soprattutto l’uomo nel mirino non era più una persona, era di nuovo “il bersaglio”. Inspirò.
Imprecò di nuovo contro la sfortuna quando l’interlocutore si spostò e coprì la luce della finestra. Eppure si trattava di una normale eventualità del suo lavoro. Proprio come un gatto in osservazione della preda, non doveva avere fretta. Espirò.
L’oggetto del disturbo aveva lunghi capelli neri, quasi certamente era una donna. Si era fermata proprio sulla linea di tiro, nascondendo completamente il bersaglio. Poco dopo, la figura ebbe un sussulto e si girò. Teneva in mano una Beretta 92F con il silenziatore ancora fumante. Aprì la finestra con lo sguardo impassibile e si allontanò. Era evidentemente incinta, ma non fu quello a catturare l’attenzione dello straniero. Il bersaglio, ora visibile, giaceva a terra con una ferita sanguinante in pieno petto.
Quella era una eventualità straordinaria, più unica che rara. Non gli era mai capitato prima che qualcuno gli soffiasse la preda e non ne aveva mai avuto notizia nell’ambiente che frequentava. Poteva considerare la missione conclusa? Se sì, con esito positivo?
Una monovolume con i vetri oscurati partì senza fretta dal cortile della villetta. Lo straniero ne memorizzò la targa francese, poi tornò a inquadrare il bersaglio, disteso immobile nella stanza, ormai cadavere. Il padre…
Che ne sarà della bambina? Pensò per un attimo, poi scacciò le parole. Era il momento di prendere la via di fuga e sparire per sempre da Fascina.
***

La voce al telefono era femminile. «La targa è intestata a un autonoleggio di Lione e la macchina è attrezzata per il trasporto di disabili in sedia a rotelle.»
«Bene.» L’uomo annotò mentalmente l’informazione mentre guidava.
«Per i registri dell’autonoleggio potrei chiedere all’organizzazione.»
«No.» L’organizzazione lo aveva perdonato un’altra volta, al costo di chiudere per sempre i rapporti.
«Ci vorrà tempo, allora.»
«I soldi non sono un problema.»
La voce sospirò. «Non è questione di soldi. Sono già scesa a troppi compromessi con la mia etica per questa storia.»
Lui sollevò le spalle, non erano fatti suoi. «Ti pago il doppio.»
«Ti ho detto che… ah, lascia stare.» Chiuse senza salutare.
L’uomo nel frattempo aveva parcheggiato nei pressi di un palazzone anonimo nelle banlieue di Parigi. La Clio Storia presa a noleggio si confondeva con le altre macchine del quartiere, era solo la più pulita.
L’appartamento di Cécile Deville era alla scala A. Un furgone di traslochi ammassava i pochi averi della giovane vedova e dei due figli, la femmina di otto anni e il maschio di quattro. La donna aveva dunque trovato i codici del conto in Bitcoin e aveva usato parte della somma per acquistare un appartamento in una zona residenziale anonima ma lontana dalle case popolari. Proprio come l’uomo aveva immaginato.
La bambina aveva l’aria da teppistella. Forse, in un’altra vita, l’uomo avrebbe sfruttato la leva del denaro per obbligare la madre a farne un’allieva dell’organizzazione, ma quel passato era sepolto. Si limitò a seguire il furgone e annotare il nuovo indirizzo, una volta giunto a destinazione. Nessuna sorpresa: un quartiere dormitorio con criminalità molto bassa. L’uomo, soddisfatto dell’investimento, si sentì la coscienza ripulita. Massaggiò una delle cicatrici più profonde e non provò più nulla. Sorrise tra sé. Aveva finalmente chiuso uno dei capitoli più oscuri della propria carriera.

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Messaggio Da Claudio Bezzi Mar Giu 25, 2024 9:06 pm

Mi vergogno un po' a dirlo: non ho capito.  Staffetta 2 - Episodio 4 1f636

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Messaggio Da Susanna Mar Giu 25, 2024 9:42 pm

Mi piacciono i gialli/i thriller - John Le Carrè in questo senso è maestro - in cui tante storie in apparenza slegate o senza appigli evidenti si snodano tra le pagine, con collegamenti che si palesano solo all fine.
Qui abbiamo una storia abbastanza lineare, ma ques'ultimo atto muove le acque per bene.
Ora vediamo che succede: staffettista futuro, stupiscici.

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Messaggio Da Achillu Mar Giu 25, 2024 10:23 pm

Claudio Bezzi ha scritto:Mi vergogno un po' a dirlo: non ho capito.  Staffetta 2 - Episodio 4 1f636
D'oh!  Staffetta 2 - Episodio 4 841837970 Scusami; dici che le vacanze mi hanno fatto male?

Allora: il cecchino è sempre lì a ripensare al suo primo errore. Ma poi, quando la bambina esce dalla stanza, riesce a concentrarsi di nuovo. Solo che nella stanza c'è un'altra persona, una donna che si mette proprio lungo la linea di tiro. La donna si gira, ha una pistola fumante in mano, apre la finestra e se ne va; è vistosamente incinta. Il bersaglio è a terra, colpito a morte. Il cecchino memorizza la targa, pensa per un attimo alla bambina e poi fugge.

Al telefono scopre che la targa dell'auto è di un autonoleggio di Lione. Il cecchino intanto è in appostamento sotto la casa di una giovane vedova i cui figli hanno età compatibili con quelle dell'uomo ucciso per errore quattro anni prima. La famiglia sta traslocando. Il cecchino deduce che la donna ha trovato i codici di un conto in Bitcoin con una somma sufficiente per cambiare quartiere. Tra le altre informazioni, il cecchino non lavora più per l'organizzazione.

Mi pare di aver riassunto tutto. Cosa c'è che non ti convince, adesso che spero di aver chiarito le scene?
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Messaggio Da Claudio Bezzi Mer Giu 26, 2024 8:51 am

Grazie per il riassunto. I problemi, per me, sono altri, diciamo - per capirci - di tipo “narrativo”. Provo a dirti:
  1. È chiaro lo stacco dopo l’appostamento, ben evidenziato dai tre asterischi. Il lettore quindi sa che siamo in un momento differente: ore? giorni? mesi? Non si sa, ma poiché parla della targa, che ha appena visto, il lettore immagina si tratti di ore o, al massimo, pochi giorni. Il paragrafo è una sorta di sequenza: l’uomo telefona dalla macchina mentre si sta appostando sotto l’appartamento di Cècile Deville. Qui ci sono già - a mio ottuso parere, scusa per quanto vado a sbagliare - diverse incongruenze: i) appena fatto l’attentato va dalla vedova del suo precedente errore? Così, all’improvviso, immotivatamente, a un indirizzo che evidentemente doveva già possedere? Perché? ii) Nel tuo riassunto dici che è la vedova del suo precedente errore; da cosa dovrebbe capirlo il lettore, a parte l’ambientazione parigina? Io ho a lungo pensato che invece fosse la killer del cinese, da lui cercata per capire chi gli aveva soffiato il lavoro, cosa non possibile solo perché si sarebbero palesate altre incongruenze;
  2. La telefonata che fa in auto. A chi? Perché? Per me non è per niente chiaro. Io capisco che il killer parla con un’esponente minore dell’organizzazione criminale per la quale lavora; per chiedere di una targa? i) Le targhe si controllano in due minuti su Internet; ii) Vedo piuttosto improbabile una sorta di segretaria dell’organizzazione che risponde al telefono. iii) Cosa dovrebbe nuovamente perdonare l’organizzazione al killer, visto che non ha sbagliato nulla? iv) il pezzo sui soldi e il ‘tempo necessario’ non capisco a cosa si riferisca.
  3. Queste mie perplessità, assieme, creano - hanno creato a me - una certa confusione, visto che il killer telefona e assieme va ad appostarsi sotto l’appartamento, e il lettore - quello distratto come me - pensa che ci sia una consequenzialità che invece non si dà.

Quindi: ottima la conclusione che tu hai dato nella sua prima parte; hai riportato il racconto alle sue origini sanguinarie che mi aspettavo, e l colpo di scena che hai introdotto lo trovo molto interessante. Ma la seconda parte, per me, è un filino confusa. :-(

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Messaggio Da Achillu Mer Giu 26, 2024 6:16 pm

Grazie. Sentiamo @M. Mark o'Knee cosa ne pensa, se preferisce aspettare un paio di giorni che correggo i difetti segnalati prima di chiudere il racconto con il quinto episodio. Ho ancora mille battute scarse da giocare.

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Messaggio Da M. Mark o'Knee Mer Giu 26, 2024 7:22 pm

Achillu ha scritto:Grazie. Sentiamo @M. Mark o'Knee cosa ne pensa, se preferisce aspettare un paio di giorni che correggo i difetti segnalati prima di chiudere il racconto con il quinto episodio. Ho ancora mille battute scarse da giocare.
Grazie Achi, ma sinceramente mi sono reso conto del vostro scambio di post solo ora che mi hai chiamato in causa. E nel frattempo ho già scritto il mio episodio cercando di riannodare tutti i fili che mi parevano ancora sospesi, compresi quelli del tuo pezzo.
Che dire? A me non sono sembrati difetti così gravi. Per esempio, non mi sono fatto troppe domande sulla misteriosa interlocutrice del killer: chiunque essa sia, è un personaggio minore di un pezzo con il limite di 5000 caratteri, e che comunque ha svolto il suo compito. E, altro esempio, la "consequenzialità" fra la telefonata e l'appostamento a casa della vedova penso di averla inserita nel mio testo...
Se siete d'accordo, proverei a pubblicare il tutto e, se ci sono delle revisioni da fare, penso ci sia tutto il tempo (anche se il terzo Pachamama incombe).
Avrei in mente anche un titolo: Pallottole & bitcoin. Che ne dite?
M.

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Messaggio Da Achillu Mer Giu 26, 2024 7:51 pm

L'importante è che a te sia andata bene così. Claudio ha comunque evidenziato dei punti come un editor professionista, complimenti!

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Messaggio Da M. Mark o'Knee Mer Giu 26, 2024 8:13 pm

Achillu ha scritto:Claudio ha comunque evidenziato dei punti come un editor professionista, complimenti!
Sono d'accordo e mi unisco ai complimenti.
Vado a pubblicare.
Aspetto a mettere il titolo. Quello che ho suggerito sopra non mi soddisfa.
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Messaggio Da Albemasia Gio Giu 27, 2024 12:35 am

Achillu ha scritto:Claudio ha comunque evidenziato dei punti come un editor professionista, complimenti!
Condivido in pieno.

Comunque a me l'episodio è piaciuto. 
@Achillu è riuscito ad articolare il carattere del protagonista a seguito dei quella sorta di chiaro scuro che avevo cercato di introdurre, incrinando la spietatezza e la ferrea determinazione che trasparivano dai due episodi precedenti.
Forse un po' criptico nei passaggi di scena, alcuni punti ho dovuto rileggerli un paio di volte, ma tutto sommato mi sono ritrovata nel riassunto che ha fatto Achillu.
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