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Messaggio Da Different Staff Dom Dic 04, 2022 3:44 pm

«Cal ragaz, l’é propri mat!»
Carola sbuffa mentre raccoglie i cocci rotti; un lungo serpente di frantumi attraversa la stanza dalla porta fin sotto la finestra. La seguo di passo in passo per asciugare il piccolo fiume che allaga il pavimento: le pentole erano piene. Da quando il piccolo Guglielmo si è messo in testa di ascoltare il suono dell’acqua e vedere come si propagano le sue onde, il birocciaio fa almeno un viaggio alla settimana per rifornirci di nuovi utensili.
«Sarà contento il cocciaio. Vendere trenta casseruole alla volta è una bella fortuna di questi tempi.»
Carola scuote la testa. Prosegue la raccolta bofonchiando. «L’è propri mat…»
Alla fine, ansimante e sudata, crolla sulla sedia.
Prima di sedermi di fronte a lei, le offro un bicchiere di lambrusco e ne verso uno anche per me. Le bollicine solleticano il naso, Carola si avventa sul vino tracannandolo d’un fiato.
«Non sai che ha combinato alla sua nonna l’altro giorno. È tanto se non è morta di paura, povera donna.»
Bevo a piccoli sorsi, so che non posso evitare il racconto dell’ennesima bravata del signorino.
«Aveva finito di spennare un pollo ed era uscita a prendere un secchio d’acqua. Guglielmo doveva essersi nascosto sotto al tavolo. Ha legato le zampe dell’animale con una delle sue diavolerie e, quando la signora si è avvicinata per metterlo in pentola, il pollo si è messo a saltellare sul tavolo come se fosse vivo. Ma… non l’hai sentita strillare, Colìn?»
Ha il volto in fiamme e la lieve peluria del labbro superiore tinta di rosso dal vino. È difficile restare serio. Soprattutto per il modo buffo in cui pronuncia il mio nome. Dopo tanto tempo non riesce ancora a dirlo con l’accento giusto.
«L’è un ragaz, che ci vuoi fare?»
«Per me l’è mat!»
Si alza di scatto e mi lascia da solo a finire di ripulire. Accetto di buon grado perché, in fondo, mi sento un po’ responsabile della situazione. Se il piccolo Marconi è tanto affascinato dalla scienza è anche colpa mia. O merito. Perché no?


Mi chiamo Colin O’Brien e, da quando ho memoria, sono al servizio della famiglia di Annie Jameson, la mamma di Guglielmo. Ricordo che anche lei, come suo figlio, era una ragazzina curiosa e ribelle. Stava ore a guardare gli alambicchi dove veniva distillato il whiskey nella fabbrica di suo nonno e mi riempiva di domande per capire tutto il processo di produzione.
Quando si è trasferita a Bologna per studiare il bel canto, la famiglia ha voluto che continuassi a occuparmi di lei. Annie si è innamorata del signor Giuseppe Marconi, un vedovo proprietario di terre, lo ha sposato e si è stabilita in Italia. Mi ha chiesto di restare ad aiutarla a insegnare la lingua inglese a suo figlio e così anch’io sono rimasto qui, nelle campagne di Pontecchio.
«Bestiaccia del malaugurio!»
Carola rientra di corsa facendosi il segno della croce.
«Che c’è adesso?»
«Un corvo. Ha fatto tre giri intorno al camino e… omamma dov’è il signorino? Qui sta per succedere una disgrazia, lo so!»
«Ma cosa stai dicendo?»
«Il corvo intorno a casa porta sfortuna. Hai capito ora?»
«Sono tutte sciocchezze. Va là, stai tranquilla che l’unica cosa che può capitare è che passi dalla finestra e si prenda il cibo dalla tavola.»
«E invece no. Porta rogna e poi scagazza sui fiori.»
«Che sarà mai? Un po’ di concime non può che far bene.»
«Si vede che sei un caprone. Quella cacca acida li sciupa tutti.»
Carola è un’azdora, come le chiamano da queste parti, coi fiocchi. Potrei svenire solo sentendo il profumo del suo ragù, e la pasta poi! Per questo l’Irlanda non mi manca così tanto, whiskey a parte. È proprio una brava donna, non c’è che dire ma, da quando la signora Annie l’ha incaricata di occuparsi del giardino, è sempre in ansia. Ha riempito ogni angolo con vasi di petunie di ogni colore che attirano volatili di ogni tipo e lei passa le giornate a scacciarli. Si prende cura delle piantine come fossero sue figlie; sono sicuro che se quel corvo fosse buono da mangiare avrebbe vita breve: finirebbe nel sugo della domenica con tutte le penne. Comunque vada, penso che quell’uccello farebbe meglio a trovare un’altro posto in cui svolazzare.
«Non ti arrabbiare, tieni questi. Sono un regalo per te.»
«Che roba è?»
«Sono degli occhiali speciali.»
Mi guarda storto.
«Vieni, ché ti aiuto a metterli.»
«Sei te il vecchio. Io ci vedo benissimo.»
«Ma questi non servono per guardare. Servono per tagliare come si dice onions? Quelle che ti fanno sempre piangere quando prepari il sugo…»
«Ma cosa? Le cipolle? Ti se’ propri mat!»
Gli occhiali che ho costruito per lei hanno delle piccole spazzole che si attivano con una bobina inserita in un tubicino che passa sopra la testa. Si possono affettare tutte le verdure senza lacrimare più.
Si avvicina porgendomi il volto. Non lo ammetterebbe mai, ma si fida di me.
«Ecco qua. Sembri una santa con il cerchio in testa.»
«Sono davvero una santa a sopportarvi tutti, va là!»
Prende gli occhiali, li infila nella tasca del grembiule ed esce.
Sento una risata soffocata. Mi volto e vedo spuntare un colletto bianco da dietro la credenza.
«Esci fuori, little pest, Carola has gone.»
Le orecchie grandi come parabole, lo sguardo affilato come un rasoio, Guglielmo schizza via dal nascondiglio e, guardandomi dritto negli occhi, si lascia andare a una risata che sgorga irrefrenabile come un ruscello di montagna.
Mi raggiunge saltellando e mi tira per la manica della giacca.
«Colin mi fai provare la tua machine per cuocere?»
«Shhh! Ti ho detto che non ne devi parlare. Non è una cosa per ragazzini. È dangerous.»
Il signorino sa bene come prendermi: non resisto a lungo a vederlo col broncio.
Chiudo gli scuri della finestra.
«Hai preso tu la chiave della porta?» gli chiedo severo.
Fruga nella tasca dei pantaloncini e me la consegna. Anche se tiene lo sguardo fisso verso il pavimento, con la coda dell’occhio riesco a vedere il rossore che gli colora il viso.
«Questa, d’ora in poi, la terrò io.»
Sul lato destro del grande camino c’è una nicchia che ospita una madia. Sollevo con cautela il coperchio: cinque chili di ghisa, ingranaggi di precisione fresati a uno a uno, bobine, stantuffi, si mostrano in tutto il loro splendore.
Sette anni di lavoro, migliaia di ore strappate alla notte, centinaia di sterline e mezzo dito indice sinistro sono il prezzo di questa meraviglia.
Guglielmo non mi stacca gli occhi di dosso mentre ispeziono con cura maniacale ogni rotella del marchingegno.
«Vuoi vederla in funzione?»
Batte le mani e saltella come un grillo: «Yes!»
«Non prendere il carbone con le…» Non faccio in tempo a ultimare la frase che ha già infilato le mani nel sacco e, dopo aver estratto una manciata di pezzi, se le pulisce sulla giacchetta di velluto. Nero, per fortuna.
«Tua madre ci punirà entrambi quando se ne accorgerà.»
Il signorino fa spallucce e, senza rispondermi, inizia a caricare la camera di fuoco.
«Ora allontanati, ché è troppo pericoloso.»
Da ragazzo lavoravo nella distilleria del signor Jameson e quella fabbrica mi è rimasta nel cuore. Il fumo, le serpentine, gli alambicchi… mi asciugo una lacrima col dorso della mano. Il calore sviluppato dalla combustione del carbone mette in moto una pompa che aspira l’acqua da un tubo collegato a una vaschetta posta a lato della macchina.
Uno stantuffo inietta il vapore prodotto in una cavità. Guglielmo si tappa le orecchie, un fischio acuto fende l’aria. Una nuvola bianca sbuffa da un piccolo camino posto sulla sommità del macchinario e in poco tempo una nebbia fitta invade la stanza.
Una goccia di sudore mi cola dalla tempia facendomi bruciare gli occhi.
Guglielmo tossisce. Con le mani sui fianchi, cerca il mio sguardo: «Ma così non si può cuocere nothing.»
Allargo le braccia. «Ci devo lavorare ancora, ma quando avrò finito, vedrai! Carola potrà cuocere potatoes e chicken in un batter d’occhio.»
Mi accorgo che il fumo, prima denso e bianco, si sta gradualmente trasformando in una pestilenza nera e acre, il fischio che esce dall’ugello è sempre più intenso, i nostri visi sempre più sporchi. La macchina vibra e sputazza scintille in ogni angolo.
«Svelto, Guglielmo, apri la porta ed esci subito da qui!» gli dico mentre cerco di proteggerlo dal disastro imminente.
Lo scoppio appare inevitabile. Mi sdraio a terra e mi tappo le orecchie con le mani. La macchina sembra proprio sul punto di esplodere. Non riesco a capire se il signorino sia riuscito a scappare in tempo. Maledico il giorno in cui mi sono detto che non avrei mai imparato a memoria una preghiera: penso mi sarebbe proprio utile in questo momento.
All’improvviso, la nebbia dirada, il fischio diventa impercettibile.
Stropiccio le palpebre, mi alzo e lo vedo: Guglielmo, gli occhi luminosi e sorridenti come una falce di luna nel buio, tiene stretta tra il pollice e l’indice una sfera di metallo avvolta nei fili di rame.
«Ieri mi era caduta dentro la vaschetta…»
«Piccolo screanzato di un ragazzino. Ti avevo detto di non toccare mai la macchina senza di me! Lo sai che abbiamo rischiato di saltare tutti in aria?»
«Excuse me, Colin. Non dirlo a mommy.»
Uno scalpiccio proviene dalle scale. Carola entra e si precipita ad aprire la finestra.
Mi raggiunge e, puntandomi il dito contro, strilla: «Ti meriteresti una “cioccata” nella zucca, Colìn. Ti se’ più mat di quel ragaz lì» poi, si guarda intorno scuotendo la testa: «l é pròpi un bêl spetâcuel… a settant’anni suonati purte ancora la patajôla fòra däl brèg
Quando è arrabbiata non riesco proprio a capirla con quel dialetto strano. Credo volesse dire che porto ancora la camicia fuori dalle braghe. Non penso sia un complimento.
«Adesso ripulisci tutto mentre io aiuto il signorino a lavarsi prima che qualcuno lo veda in questo stato.»
Guglielmo non si muove di un centimetro: «Voglio aiutare Colin» mi raggiunge puntellandosi dietro di me.
«Voglio proprio vedere cosa racconterai alla signora Annie, vecchio mat!»
Carola esce sbattendo la porta.
«Su ragazzino, abbiamo del lavoro da fare io e te.»
«E se al posto del vapore si potessero usare le onde del calore?»
«Che intendi, figliolo?»
«Hai notato come viaggiano le onde nelle pentole piene d’acqua. Non le ferma nessuno. Anche se metti in fila trenta casseruole e ne rompi una alla volta, loro arrivano sempre intere fino all’ultima.»
«Sì, ma il calore non è come l’acqua.»
«Ma le sue onde sì. Potresti costruire un tubo speciale che ne contenga tantissime per cuocere tutto molto fast e senza fare smoke.»
Mi gratto la testa; l’idea potrebbe funzionare.
L’orologio a pendolo batte le dieci di sera.
«Vai mo’ a lavarti ché qui finisco io.»
Mi affaccio alla finestra. Il buio fa da eco ai miei pensieri. Le parole di Guglielmo risuonano invitanti e fresche. Perché non ci ho pensato prima? Il signorino sarà anche “mat” ma, per me, è proprio un piccolo genio.
La bottiglia di lambrusco occhieggia dallo scaffale, la notte è ancora lunga. È il momento di rimettersi al lavoro.
Mi sveglio con un sobbalzo, devo essermi addormentato poggiando la testa sul tavolo. Apro la finestra, una luce rosata invade la stanza. Decido di uscire, mi piace tanto l’aria frizzante del mattino. Una leggera nebbia mi ricorda la brughiera, alzo il bavero del giaccone.
Tutto a un tratto, il silenzio è rotto dal gracchiare di un corvo. Alzo lo sguardo e vedo il suo profilo lugubre corrompere il cielo. Mi tornano in mente le superstizioni dell’azodora.
È il momento di testare tutta la potenzialità della mia invenzione.
Rientro in cucina, apro la madia. Estraggo il macchinario dal vano e lo posiziono sul pavimento.
Nessuno se n’è accorto, neppure la piccola peste, ma sul retro di quello che sembra solo uno strano forno c’è un bottone: lo premo. Una ruota inizia a girare, si accende una luce. Tiro una levetta che solleva un comodo sellino di cuoio e un manubrio. La macchina vibra e un campanellino inizia a tinitinnare. Dai lati spuntano delle piccole pedane. Prima di sedermi, alimento la camera di fuoco col carbone. Il vapore sbuffa dal comignolo e da piccoli fori praticati sulla base. E ora, bella mia, è arrivato il momento di dimostrarmi tutto ciò che sai fare davvero…
Mi sollevo a mezz’aria e, in un batter di ciglia, volo fuori dalla finestra.
Il corvo si aggira intorno al camino. Quando mi vede arrivare si blocca all’istante e, senza riuscir a muovere le ali, piomba in picchiata verso il terreno. Lo raggiungo prima che tocchi terra, tiro una leva: la bocca del forno si apre e lo inghiotte… Hai finito di scagazzare sui fiori, amico mio! Soddisfatto, atterro in cucina.


Sento ciabattare nelle scale.
«Scendiamo a fare colazione, ché è tardi.»
La maniglia gira e Carola entra tenendo per la mano il signorino.
Nella stanza non c’è odore di caffè, latte e biscotti, ma un delizioso profumo d’arrosto.
Il piccolo Guglielmo mi fa l’occhiolino e mi salta addosso.
L’azdora mi guarda con gli occhi sbarrati: “Ti se’ propri mat!”
Io allargo le braccia e mi verso un bicchiere di lambrusco. Carola e le sue petunie mi ringrazieranno prima o poi. O almeno lo spero.
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Messaggio Da Arunachala Dom Dic 04, 2022 6:30 pm

è il primo che leggo e, a dire la verità, mi è rimasto un poco oscuro.
ci sono dei punti che non ho compreso, probabilmente non li capisco io, soprattutto nel finale.
mi spiace che il corvo faccia una brutta fine, non ha colpe particolari.
la scritura è corretta e non ho notato refusi.
discrete le descrizioni, non del tutto chiare, come ho scritto anche sopra, ai miei occhi.
da rileggere.

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Messaggio Da Nellone Mar Dic 06, 2022 10:05 am

Francamente, mi rammarica dirlo, non mi è del tutto chiara la trama del racconto, specie nella parte centrale, nella quale viene spiegato il funzionamento di una macchina da cucina con onde di calore: l’idea è anche interessante, mi sarei aspettato magari l’invenzione del forno a microonde, ma purtroppo non si riesce a capire bene come questa sezione sia poi sviluppata nel resto del brano. Nel complesso apprezzo l’uso dei paletti, tutti caratterizzanti e ben congegnati, così come apprezzo la figura di Carola e del suo dialetto, che stemperano alquanto la lettura verso il leggero. Pur trovandola formalmente corretta, trovo inoltre la scrittura vagamente elementare: va bene che la tendenza moderna va in questa direzione, ma non ci sono frasi più lunge di una decina di vocaboli; la tecnica aiuta a tenere il ritmo (sebbene, data la natura della narrazione, non ce ne sarebbe particolarmente bisogno…), è vero, ma qualche periodo più articolato è sempre utile per arricchire, con le varie dipendenze, il senso delle singole frasi. Nel complesso una buona idea, che però si concretizza solo in parte sul foglio.

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Messaggio Da Fante Scelto Mar Dic 06, 2022 10:33 am

La storia non è affatto male, anzi, è un interessante spaccato di vita dell'epoca, ben condotto e con molta attenzione ai particolari.
C'è solo un piccolo problema di genere: non credo che questo sia steampunk.
Il fulcro del genere steampunk è che la tecnologia precorre i suoi tempi come li conosciamo ma è basata sul vapore, l'industria, l'elettricità, ecc. 
Ma il mondo steampunk è un mondo che è già immerso in questa "ucronia".
Qui c'è quasi l'opposto, ovvero un inventore geniale e incompreso, che sì precorre i tempi, ma vive in un mondo che, almeno all'apparenza, non è diverso da quello reale che conosciamo.
Insomma, manca la connotazione fondamentale che è l'ucronia, secondo me.

Tolto questo pur importante aspetto, mi piace l'uso che hai fatto del personaggio Marconi, non una menzione o un semplice comprimario bensì la "spalla" di Colin.
Anche se il vero inventore e il focus della storia è su quest'ultimo, con l'effetto di non rendere, forse, giustizia all'inventore nostrano.
Il modo in cui i personaggi parlano e si esprimono è abbastanza realistico e il dialetto aiuta a calarsi nel contesto. Non sempre riuscito l'intercalare inglese nella parlata dei due personaggi, ma in generale funziona.

Esprimo il mio rammarico per il povero corvo, anche se è vero che le cagate dei corvi fanno danni memorabili e hanno pure grosse proporzioni.
Bene gli elementi Marconi e corvo, ben poco rilevanti le petunie, se non mi sono perso altro.

Ti segnalo che la azdora, termine che non conoscevo, diventa azodora nel finale.

A me il lavoro è piaciuto, ma il fatto di non riuscire a considerarlo un vero steampunk lo penalizza un po'.
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Messaggio Da Petunia Mer Dic 07, 2022 11:21 am

Un Guglielmo Marconi discolo come un giamburrasca. Pare che davvero fosse così, come pure mi sono informata ed è vero che la madre fosse irlandese e discendente di una delle famiglie più conosciute per la distillazione del wisky. Una storia forse un po’ irriverente, chissà se il ragazzino abbia incontrato davvero un personaggio come Colin che lo ha rafforzato nella sua passione in nuce per la scienza. Non ho trovato elementi oscuri, solo un po’ di fantasia nell’immaginare macchinari e strumenti.
Il corvo potrebbe aver avuto un destino migliore, ma che i corvi portino sfiga è superstizione diffusa e antica. Meglio aver paura che buscarne.
Il racconto mi ha divertita e l’ho letto con piacere.
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Messaggio Da Byron.RN Sab Dic 10, 2022 10:19 pm

Storia simpatica e leggera che si lascia leggere volentieri.
Ritengo originale e interessante il voler prendere in considerazione la figura di Guglielmo Marconi da fanciullo, caratterizzandolo già con la passione sfrenata per gli esperimenti e la conoscenza.
Le cose che non mi convincono nel testo sono due.
Primo la parlata di Colin, mezza inglese e mezza italiano. Non so, forse è abusata, è roba già vista, ma è una caratterizzazione che non aggiunge punti al personaggio.
E poi c'è la macchina per cucinare che sul finale si trasforma in una macchina volante. Mi sembra un qualcosa di più, un effetto per stupire il lettore, un elemento che si slega da quanto avevamo letto fino a quel momento.
A parte queste due cose mi sembra che la storia fili via liscia.
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Messaggio Da Danilo Nucci Dom Dic 11, 2022 11:05 am

Un altro steampunk. Alla fine di questo step diventerò un esperto del genere fino a oggi per me abbastanza sconosciuto.
I vincoli della prova mi sembrano tutti ben presenti: cucina, Marconi (indiscutibile presenza), corvo e petunie.
Il racconto è scritto molto bene, reso particolarmente gradevole dalla freschezza dei dialoghi, con tocchi dialettali che alleggeriscono e non sono troppo invadenti. Tant’è che avrei visto bene come titolo: “Ti se’ propri mat!”
Come ho già detto in altri commenti, questo non è proprio il mio genere ma il tuo mi pare veramente un ottimo lavoro.

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Messaggio Da Antonio Borghesi Dom Dic 11, 2022 5:56 pm

Un perfetto steampunk molto divertente. Mi è piaciuta anche la fine che fai fare al corvo. A me stanno antipatici ma non perchè scagazzano sulle petunie, ma perchè gracchiano all'alba per svegliarmi quando sanno che vado a dormire sempre tardi. A partegli scherzi. Mi è piaciuto il racconto di un Marconi giovane già genietto e che già considerava le onde come potenza di trasmissione. Tutto fila liscio con un'ottima scrittura senza errori tranne la svista sulla azdora /azodora.
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Messaggio Da FedericoChiesa Dom Dic 11, 2022 9:29 pm

Scritto bene e piacevole, ma come steampunk mi lascia molti dubbi, pur non essendo un esperto del genere.
Un quadretto simpatico, con una trama troppo debole.
Alti e bassi, quindi, a mio parere.
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Messaggio Da ImaGiraffe Mer Dic 14, 2022 10:59 am

Un racconto che farò difficoltà a commentare. Ma solo perché il discorso che voglio fare è complesso. Quindi cercherò di essere sintetico, o almeno ci provo. 
Con l'inserimento di Marconi il racconto per me non è più steampunk. Anzi sembra togliere potenza sia al genio che è stato Marconi nella realtà sia allo stile steampunk, la cui forza è quella di essere innovativo per quanto riguarda macchinari. 
Se fosse stato un racconto su Colin lo avrei apprezzato di più.
Nella nostra realtà Marconi è stato l'inventore delle comunicazioni senza fili, per dirla in soldoni ed è un inventore geniale proprio per quello perché con i mezzi che ha la nostra realtà è riuscito a scoprire qualcosa di nuovo.
Se Marconi viene inserito in un mondo in cui esistono invenzioni come quelle di Colin, perde la sua genialità. 
Mi scuso. Spero di essere stato quantomeno comprensibile.
Anche l'inserimento degli altri elementi mi è sembrato un pochino forzato. Le petunie sono veramente solo accennate e il corvo, mi dispiace che la sua importanza l'abbia avuta solo come cavia.
In conclusione il testo rimane gradevole, per me la prima parte è un pochino troppo lunga, ma perde se lo si legge nell'ottica del genere.
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Messaggio Da tommybe Gio Dic 15, 2022 1:50 pm

Racconto che ho divorato. Le immagini di Colin e di un Marconi discolo e adolescente sono meravigliose. Impossibile rassicurare chi cura la loro educazione. Le loro invenzioni sembrano demenziali, ma forse è solo 'mat' l'autore di questo spassosissimo racconto. Complimenti.
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Messaggio Da Achillu Sab Dic 17, 2022 6:00 pm

Ciao Aut-

Mi sento facilitato nella lettura del racconto perché conosco molto bene l'inglese e ho la storia del Polesine che mi viene in aiuto per il dialetto e pure per le usanze emiliane. Ho il dubbio se parole come "little" e "fast" facciano parte della cultura comune, anche di chi non ha studiato inglese. Forse sì: la "non traduzione" dei titoli dei film americani (tipo Fast and furious) ha effettivamente spinto la cultura di chi parla italiano in questa direzione.
Da qualche parte "azdora" diventa "azodora".
Alcune parole inglesi (Yes, Excuse me, mommy...) non sono in corsivo. Poco male, è solo mancata un'ultima revisione. Andrebbero messe in corsivo anche le parole e le frasi in dialetto bolognese, non solo "azdora".
Ti confesso che non riesco a trovare un nesso tra le scene. Probabilmente c'è, ma forse è tenuto troppo sottinteso. Devo fare uno sforzo e immaginare che la macchina che stava per esplodere è anche il trabiccolo volante che usa Colin per cacciare il corvo perché non è così chiaro dal testo. E non è chiaro dal testo che l'arrosto sia arrosto di corvo. E non è chiaro dal testo che, per fare l'arrosto di corvo, Colin abbia usato le "onde di calore" come suggerito da Guglielmo. Sono tutte cose che mi sto inventando io per dare un collegamento alle scene, ma non ho indizi a cui appigliarmi se non il fatto che, normalmente, un racconto è fatto di scene collegate tra loro.
Ti faccio i complimenti per "birocciaio" e "cocciaio": sono parole italiane di uso regionale, pare che siano/fossero usate proprio delle colline bolognesi.
Mi sono piaciute molto le descrizioni e anche i dialoghi a mio gusto sono costruiti bene, naturali.
Originale l'idea di ambientare lo steampunk in collina, fuori dalla città, che non è per niente il suo posto ideale. Forse per questo viene a mancare un po' il mordente del genere, ma diciamo pure che l'idea è come minimo originale e a me è pure piaciuta. Nel mio immaginario il corvo viene arrostito (non è chiaro dal testo), ma diciamo che come paletto mi è piaciuto moltissimo il riferimento alle superstizioni. Originale anche vedere Guglielmo Marconi in una ucronia senza elettricità, viene voglia di scoprire cosa sarebbe successo in seguito. Buttate un po' lì le petunie, non essenziali; mancanza perdonabile. Buona l'ambientazione nella cucina.

Grazie e alla prossima.

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Messaggio Da paluca66 Lun Dic 19, 2022 10:46 pm

Errori / refusi io non ne ho trovati, a parte un "azdora" che diventa "azodora" (immagino che la dizione corretta sia la prima).
Ci sono poi un paio di "ché" accentati sulla "e" che non mi convincono del tutto ma che potrebbero essere corretti in una forma dialettica.
La scrittura è semplice, scorrevole, adatta al tipo di racconto che ci proponi, confesso che gli innesti di parole in inglese, peraltro semplici, e in dialetto mi sono parse un po' eccessive, hanno finito con il rallentare la mia lettura.
Paletti:
molto bene la cucina, decisamente centrale, in pratica quasi tutto il racconto si svolge lì; simpatica la rappresentazione di Marconi, un giovane Guglielmo che già manifesta il suo interesse per le onde e mostra una notevole propensione "tecnologica" se così si può definire; il corvo e, soprattutto le petunie, invece, appaiono più marginali e quasi inseriti a forza distaccandosi la loro presenza dal racconto principale.
Il racconto mi è piaciuto, mi ha fatto spesso sorridere, anche perché hai creato con Carola, una figura decisamente riuscita e molto ben caratterizzata.
Non so se il genere sia centrato, non può che essere steampunk ma, come ho già commentato in altri racconti, mi è troppo sconosciuto per dare un giudizio compiuto e obiettivo.
Sinceramente le descrizioni minuziose delle macchine e del loro funzionamento mi hanno creato fatica rallentando una lettura per il resto scorrevole mentre il finale con il povero corvo arrostito mi è sembrato inserito più per dare un minimo di centralità a questo paletto che per reale necessità di sceneggiatura.
Nel complesso un racconto secondo me ben riuscito che, fuori dalle costrizioni dei paletti avrebbe potuto (e potrebbe) diventare decisamente molto buono.

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Messaggio Da caipiroska Lun Dic 26, 2022 11:27 pm

A me è piaciuto proprio tanto questo racconto!
Ho trovato davvero ben gestite le scene di vita quotidiana alle prese con un piccolo genio che diventa una specie di peste, incurante delle conseguenze dei suoi esperimenti. Molto interessanti e vivi i vari personaggi caratterizzati con originalità e fantasia.
Confesso però che fatico a visualizzare il forno che diventa una macchina volante acchiappa-corvi... Anzi, questo elemento mi ha un attimo destabilizzata: devo dire che il racconto mi aveva preso talmente nella lettura che quando sono arrivata a quel punto ho detto ma questo cosa c'entra?, poi mi sono ricordata dell'inserimento del genere imposto...per dire quanto mi ha presa questa lettura!
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Messaggio Da Asbottino Gio Dic 29, 2022 6:49 pm

Il racconto lavora sui personaggi, sul linguaggio, sull'atmosfera.
La trama mi sembra appena accennata.
La cosa non mi disturba affatto, non quando i personaggi riescono a spiccare il volo in modo così convincente.
Come detto in altri commenti non sono un esperto del genere, ma dopo tutti i racconti steampunk che ho letto un'idea me la sono anche fatta e per lunghi tratti, leggendo, mi sono chiesto se fosse centrato o no.
Propendo più per il no che per il sì, e questo non può che penalizzare un po' il racconto. Peccato perché con la tua abilità nel dipingere situazioni e rapporti avresti potuto scegliere un genere meno complicato.
La cucina c'è, su questo niente da dire. Gli altri paletti mi sembrano ben gestiti.
insomma il talento per scrivere c'è e viene fuori, ma è proprio il genere di racconto in cui le restrizioni del concorso finiscono di soffocarlo un po', rendendo il risultato finale non del tutto convincente.
Però resta una lettura piacevolissima.

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Messaggio Da Arianna 2016 Sab Dic 31, 2022 5:08 pm

Davvero un racconto simpatico. Simpatica l’atmosfera che si respira, simpatiche le tante trovate e simpatici i personaggi: Carola e il suo dialetto, un Guglielmo Marconi geniale monello (una grande idea, quella di usare Marconi non da adulto ma da bambino; bella idea quella di pensare ai personaggi da bambini, me la appunto), le casseruole in cocci, il pollo elettrificato che saltella, gli occhiali per tagliare le cipolle, la relazione tra Colin e Guglielmo.
Divertente, anche se in modo un po’ macabro, anche la fine che fa il povero corvo.
La scrittura è corretta e vivace.
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Messaggio Da Susanna Dom Gen 01, 2023 11:40 pm

Un bel racconto davvero, sono arrivata alla fine “rasserenata” e divertita da queste avventure casalinghe di inventori eccelsi: il nostro Guglielmo Marconi, affiancato da un fido maggiordomo (realmente esistito, italiano e assistente di un Marconi giovanotto). Bella la figura della dell’azodora, donna dalle mille risorse ed energie, mai ferme e che sembravano essere in grado di dilatare il tempo tante erano le cose chi riuscivano (e riescono ancora, non sono sparite del tutto) a fare.
Una scrittura sicura e senza sbavature, in un testo ricco e al contempo semplice, di quella semplicità che accompagna il lettore dentro in quella cucina, una sorta di laboratorio dove la vita quotidiana si affianca agli esperimenti che faranno storia.
Personaggi ben delineati anche attraverso i dialoghi, funzionali ad alleggerire un racconto in prima persona, gestito con equilibrio.
Ci vogliono davvero i complimenti: paletti inseriti con garbo, il genere c’è ma non surclassa la storia di per sé stessa. Buono anche il lavoro di trasferire in un racconto le informazioni biografiche di Marconi senza eccessi.

Le mie note
Non ho trovato refusi o inciampi particolarmente bloccanti: un Azdora/Azodora e i termini inglesi a volte in corsivo e a volte no, alla fine piccolezze per un racconto scritto bene.
Little perst però in italiano sarebbe piccolo parassita.
C’è poi il punto in cui l’io narrante asserisce di non comprendere il dialetto, ma poi esprime correttamente il dignificato della frase pronunciata da Carola.

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Messaggio Da vivonic Ven Gen 06, 2023 2:41 pm

INTERVENTO DI MODERAZIONE 


Il racconto viene squalificato per violazione dell'anonimato. 

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Messaggio Da vivonic Dom Gen 08, 2023 2:53 pm

Mi dispiace molto vedere questo racconto fuori concorso. Spiegherà l'Autore, se vorrà, che cosa è successo.
Io posso solo dire che a me il racconto è piaciuto fin dalla prima lettura, per la sua originalità e per la piacevolezza di lettura, dove non si vede l'ora di arrivare alla fine nel senso buono, ovvero per divorarsi quello che la tua capacità creativa è riuscita a partorire.
Oltretutto il racconto era perfetto anche per il contest, visti i paletti.
Spiace davvero.

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Messaggio Da Molli Redigano Lun Gen 09, 2023 3:06 pm

Questo racconto è veramente ben scritto. Ha uno stile non definibile, ma sicuramente particolare. Saranno le incursioni di termini inglesi, oppure le esclamazioni dialettali. Non so, ma tutto questo rende la lettura piacevole e, unita alla trama, accattivante.

Veramente un peccato vedere questo testo fuori concorso. Si dice per violazione dell'anonimato, ma io non ho capito di chi è, né intendo indagare. Ma sicuramente tirerò le orecchie all'Autore per non averlo potuto votare poiché lo ritengo uno dei racconti più originali (se non il più originale) di questo fantastico step. 

Un cosa che non ho ben capito, o meglio, l'Autore non l'ha forse esplicitato: Colin ha cercato dapprima di "costruire" l'antesignana della pentola a pressione e poi, grazie al suggerimento di quel mat di Guglielmo, una sorta di forno a microonde?

Scusate, non ho letto i commenti precedenti se magari qualcuno ne avesse già parlato.

Onde di sogni notturni, Lambrusco a colazione.

Grazie comunque.

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Orazio, Ars Poetica, vv. 343-344


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Messaggio Da Menico Lun Gen 09, 2023 6:19 pm

Idea simpatica quella del giovane discolo Marconi che fa da spalla al casereccio inventore irlandese.
Un poco di confusione nelle macchine da cucina che, con manubrio e sellino, possono anche volare.
Non mi è dispiaciuto.

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