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Attentato alla routine di un commercialista

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Different Staff

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Admin
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Quando uscì dagli uffici dell’impresa di costruzioni l’orologio segnava quasi le undici. Il cielo era ancora coperto, ma almeno non pioveva più.
Prese quel fatto come un segno beneaugurante: era partito da Rovigo alle cinque spaccate per arrivare puntuale all’appuntamento, 250 Km sotto un temporale che pareva non finire mai.
Non era la prima volta che sconfinava in Lombardia per gestire la vendita del software personalizzato ideato dalla sua società, ma quel giorno c’era in ballo anche un’altra questione.
Un sorriso affiorò sul suo viso, ma fu questione di pochi secondi, perché il solo pensiero di doversi immettere nel traffico milanese lo fece sprofondare nello sconforto. Odiava guidare, soprattutto in una città caotica come quella. Montò in auto, impostò il navigatore e, con la compagnia della voce di Ivan Graziani, partì in direzione dello studio commerciale.

La sala d’attesa dello studio era sobria e confortevole, con poltroncine dalla linea classica e un tavolinetto con qualche rivista e un paio di quotidiani freschi di giornata.
Mentre aspettava il titolare dello studio si chiese perché avesse accettato d’immischiarsi in quella faccenda. Sì, c’era stata la coincidenza della trasferta a Milano per lavoro, ma lui si reputava una persona razionale, poco incline ai colpi di testa. E se le cose non stessero affatto in quei termini? Forse dentro di lui vagava una sottile scheggia di follia, uno spirito avventuroso inespresso che solo un acuto osservatore esterno era stato capace di scovare e portare alla luce del sole.
Nell’istante in cui chiamò il numero memorizzato sullo smartphone, un pensiero assurdo gli rombò nella testa: si sentì come Charles Middleton, il protagonista de “Il cercatore di androidi”, uno dei suoi racconti più riusciti.
L’utente da lei chiamato non è al momento raggiungibile, si prega di richiamare più tardi.” La voce impersonale della registrazione lo infastidì in maniera inaspettata. Sbuffò, poi decise d’inviare un vocale.
«Vivonic, tutto ok, sono arrivato allo studio» poi, calzando fino in fondo i panni di Charles Middleton «sto per incontrare il nostro uomo, se ho bisogno ti chiamo. Ciao.»
I suoi occhi si spostarono in direzione del bancone semicircolare, dove la segretaria deputata all’accoglienza dei clienti stava parlando al telefono. Era giovane, molto carina, anzi bella, coi capelli scuri e mossi che le scendevano in modo sensuale all’altezza delle spalle. Con la cuffietta dotata di microfono gli ricordava Ambra di Non è la Rai.
Una collega si avvicinò al bancone e le porse delle pratiche. Nel passaggio dei documenti le mani delle due ragazze si sfiorarono; gli sguardi divertiti parvero tradire una certa complicità.
Lui tirò fuori un taccuino e appuntò la scena a cui aveva appena assistito. Poteva essere un buono spunto per un nuovo racconto.
«Achillu, ciao. Scusa se ti ho fatto aspettare.»
Achillu sollevò gli occhi dall’agendina, quindi si alzò e andò incontro al commercialista. «Ciao Paluca, come stai?»
«Non ci lamentiamo. Tu come stai? Finalmente ci conosciamo di persona.»
Paluca tese la mano e lui la strinse con vigore, facendo finta di dimenticare le linee guida e le raccomandazioni di medici e virologi. «Già, finalmente. Sarebbe bello poterci incontrare tutti insieme. Noi di DT intendo.»
«Infatti. Ma se ho capito bene questa estate dovrebbe essere in programma una sorta di raduno. A Pettinengo, o magari da qualche altra parte.»
Achillu annuì, poi abbassò lo sguardo sul tavolino. Le prime pagine di Repubblica e del Corriere aprivano inevitabilmente su Putin e la guerra del gas. «Speriamo che ce ne sia l’occasione.»
Il peso di quelle parole, con tutto quello che volevano sottintendere, gravò sulla stanza per qualche secondo, poi Paluca ruppe il silenzio.
«Mi hai scritto su facebook che dovevi parlarmi di qualcosa d’importante. Andiamo nel mio ufficio, staremo più comodi.»
Achillu esitò, poi prese a camminare avanti e indietro per la sala d’attesa, le mani intrecciate dietro la schiena. «Non so come dirtelo, ma dobbiamo parlare subito con tua moglie.»
Paluca inarcò le sopracciglia, la bocca che si muoveva nervosamente dietro la mascherina. «Mia moglie? Cosa c’entra mia moglie?»
Achillu gli si avvicinò, quasi sussurrando. «Io e Vivonic siamo abbastanza in confidenza e quando gli ho detto della mia trasferta a Milano mi ha pregato di venirti a parlare di una certa cosa. Lui adesso è incasinato con la scuola e non riesce a muoversi da Cesena… Comunque tua moglie…»
«Mia moglie che cosa?»
«Insomma…l’ha insultato. Si è iscritta al forum di DT con non so bene quale nome, non ricordo, e comunque ha riempito d’insulti Vivonic con decine di messaggi.»
«Ma che stai dicendo, non è possibile. Mia moglie non è il tipo. Il motivo poi?»
«Per i suoi giudizi ai tuoi racconti. Ha detto che i suoi commenti sono quelli che ti amareggiano di più. È vero?»
Paluca abbassò lo sguardo, poi scosse la testa. «Dai, non è possibile…»
«Non devi prendertela, Viv è fatto così, non ha peli sulla lingua, è il suo bello. Comunque il problema non sono le parolacce, lui ci è abituato, non gli fanno né caldo né freddo. All’inizio si è fatto una bella risata, in un secondo momento però sono arrivate anche le minacce. Oddio, non che lui ci stia dando troppo peso, però vorrebbe evitare che le cose potessero degenerare. Tutto qua.»
Paluca sfilò la mascherina e la gettò sopra una poltrona.
Raggiunse la macchina del caffè situata in un angolo della sala e inserì una capsula. Quando afferrò il bicchierino bollente la mano gli tremava, così come il labbro superiore.
«Ma non ha senso ciò che mi stai raccontando, lo capisci? Mia moglie è la persona più pacifica di questa terra, non minaccerebbe mai nessuno. Non ne è capace.»
«Però ti ama e l’amore qualche volta ci fa agire in modo irrazionale.» Gli occhi di Achillu si fermarono qualche secondo sui giornali.
Li indicò.
«Guarda. Chi avrebbe creduto che nel 2022 ci saremmo potuti trovare sull’orlo di un conflitto mondiale? Nessuno avrebbe pensato fosse possibile, eppure…»
Paluca scosse di nuovo la testa, prese il telefono e chiamò la moglie.
L’utente da lei chiamato non è al momento raggiun.” La voce registrata venne bloccata prima che potesse completare il messaggio.
«Dov’è adesso? Al lavoro?» chiese Achillu.
«No, è a casa. Aveva un po' di mal di testa.»
«Dai, andiamo a parlarle.»

Achillu lasciò la sua monovolume nel parcheggio vicino allo studio e salì sull’Audi Q6 di Paluca. L’impianto del Suv diffondeva la voce rilassante di Elisa, senza risultati apparenti, visto che il guidatore alternava colpi di clacson a furiose botte sul volante alla stregua del batterista dei Black Sabbath.
Una volta giunti a destinazione, Paluca parcheggiò l’auto sul marciapiede e come un centometrista salì i gradini di casa.
«Stefania, dove sei?»
Nessuna risposta.
«Stefania, ti devo parlare.»
Mentre Paluca ispezionava ogni stanza dell’appartamento, Achillu si affacciò con curiosità sulla porta del salotto.
Un bellissimo pianoforte a coda dominava il centro della stanza.
Era sul punto di varcare la soglia per poterlo ammirare da vicino, quando a destra, una lucina blu catturò la sua attenzione.
In una nicchia del disimpegno erano state collocate delle mensole di legno laccate di bianco, in cui erano alloggiati dei libri e un personal computer. Achillu cliccò il mouse e sul monitor comparve la schermata del desktop. Si accomodò sulla sedia e, come aveva visto fare ai detective protagonisti di film e romanzi, aprì Google e visualizzò le ultime ricerche effettuate: come cucinare la parmigiana di melanzane, stagione 2021-2022 Teatro alla Scala, Corriere della Sera, i notturni di Chopin, come fabbricarsi del veleno, avvelenamento da paracetamolo, treni Milano Cesena.
«Non c’è. Non è in casa, ho visto dappertutto» disse Paluca affacciandosi sul corridoio.
Achillu vide la preoccupazione di quel volto, ma non poté esimersi dall’indicare il video. «Non ci vuole Scherlock Holmes per capire cosa stia succedendo.»
Paluca si avvicinò e lesse rapidamente. «Fabbricarsi del veleno. Avvelenamento da paracetamolo. Treni Milano Cesena. Quindi…»
«Già. Elementare Watson.»
Paluca gli scoccò un’occhiataccia che lo fece arrossire. «Allora dobbiamo andare subito alla polizia e impedire che faccia qualche sciocchezza!» sbraitò in preda a una crisi di nervi.
«E per dire cosa?» si riscosse Achillu. «C’è mia moglie che vorrebbe avvelenare un mio amico con della tachipirina. Come perché? Perché non apprezza i miei racconti. Senza contare che rischieremmo di perdere due ore in sala d’attesa. C’è solo una cosa che possiamo fare.»
Compose il numero di Vivonic, ma il telefono era ancora staccato.
Ripiegò su WhatsApp.
«Vivonic, la moglie di Paluca è scomparsa. Tutto fa pensare che stia venendo lì. Magari non è così, ma stai attento. Sono quasi le tredici, noi partiamo per Cesena adesso e a metà pomeriggio dovremmo essere in città. Accendi quel dannato cellulare. Se ho bisogno ti chiamo. Ciao.»

Erano le 13.20 quando imboccarono l’Autostrada del Sole.
Achillu osservò Paluca e vide che la tensione gli aveva indurito i lineamenti. Provò a rincuorarlo un po'. «Non ti preoccupare, vedrai che andrà tutto bene. Sono sicuro che lei ha solo bisogno di un chiarimento. Fermati alla prima stazione di servizio per il pieno, poi se vuoi guido io. Così ti rilassi un attimo.»
Paluca annuì.
Entrò nell’area di servizio di San Zenone Ovest, fece rifornimento, quindi si accomodò sul sedile passeggero in attesa che il suo compagno di viaggio ritornasse dal bagno.
Non dovette aspettare tanto, perché dopo qualche minuto lo vide arrivare di corsa, inseguito da un energumeno di colore.
«Che diavolo succede, ora?» gli domandò, mentre l’altro partiva sgommando.
Achillu sbirciò nello specchietto retrovisore, il fiato corto, una risatina isterica che a intervalli irregolari faceva capolino dal fondo della gola.
«Allora?» rilanciò Paluca, visto che ancora non aveva ottenuto risposta.
«Roba da niente. Quel tizio che mi inseguiva, l’ho incrociato al bagno. Io uscivo e lui stava entrando. Ha buttato una cartaccia per terra e io gli ho fatto notare che esistono i bidoni apposta. Sai che ha fatto? Mi ha mandato a cagare. In un ottimo italiano peraltro. Io ho fatto per andarmene, ma poi non ho resistito, sono tornato indietro e gli ho sparato un calcio nel culo.»
Paluca sgranò gli occhi e scoppiò a ridere. «Dici davvero? Ma te sei tutto matto! Sai che non ti ci facevo così…»
«È una questione di coscienza civica. Se ognuno si comportasse come quel maleducato ci ritroveremmo a vivere nella sporcizia in men che non si dica.»
Il commercialista stava ancora ridendo quando una Fiat Punto grigia li affiancò. A bordo c’erano due uomini di colore. Quello che Achillu aveva preso a calci nel sedere sedeva nel sedile del passeggero e si stava sporgendo fuori dal finestrino brandendo un machete. La risata gli morì in gola.
«Cazzo!» esclamò Achillu, scartando nella corsia di emergenza.
«No, cazzo lo dico io» sbottò Paluca, portandosi le mani ai capelli e sprofondando nel sedile. «Stai attento, ho appena cominciato a pagare le rate del leasing.»
«L’hai mai spinta al massimo?» chiese Achillu, iniziando a pigiare sul pedale. «Troppi cavalli di differenza, non penso che riusciranno a starci dietro.»
Paluca sbuffò e lui si voltò a guardarlo. Sembrava che gli occhi dell’amico stessero per saltargli fuori dalle orbite.
Troppe emozioni per un commercialista, pensò. Non ci è abituato.
Anche lui non ci era abituato, ma stava cominciando a prenderci gusto.
Sorrise, poi si concentrò sulla guida.

Achillu tirò l’auto oltre i 200 km orari per un bel tratto d’autostrada, allentando la pressione sull’acceleratore solo quando fu certo di avere seminato gli inseguitori. Erano in prossimità di Cesena quando il suo telefonino squillò.
«Achi, sono Viv. Ho sentito adesso il tuo vocale. Scusami, ma è stata una giornata da delirio.»
«È dalle undici che ti cerco. Io e Paluca stiamo per arrivare in città. Tu dove ti trovi?»
«Sono appena uscito dalla chiesa di Santa Maria della Speranza. C’è stato il funerale di un mio vecchio professore di filosofia.»
«Ti raggiungiamo lì, non ti muovere. Dove si trova la chiesa?»
«In via Tripoli. È una struttura moderna, un misto tra una baita e una piramide spaziale. Davvero ineffabile.»
Grazie al navigatore i due arrivarono sul posto in meno di un quarto d’ora, ma di Vivonic sembrava non esserci traccia. La chiesa era quella senza ombra di dubbio, il frutto di uno strano accoppiamento tra una casetta altoatesina e un poliedro marziano. Chiamarono Vivonic ma il cellulare era di nuovo staccato.
«Cazzo! Se ho bisogno ti chiamo, un cazzo. È sempre spento quel coso!» sbottò Achillu.
«E adesso?» domandò Paluca.
Achillu si guardò attorno, poi indicò una Citroen color melanzana. «Deve essere ancora qua, quella è la sua auto. Entriamo dentro.»
Appena varcata la soglia le note esoteriche di un organo li avvolsero.
«In a gadda da vida degli Iron Butterfly» decretò Achillu. I suoi occhi si fermarono sull’organista, poi virarono sul Cristo in croce e sulla vetrata policroma triangolare sopra il crocifisso. Fece una smorfia: una sorta di scudo crociato stilizzato gli ricordò nell’ordine il simbolo della vecchia Democrazia Cristiana e il logo del Calcio Padova, mettendolo di cattivo umore.
«Stefania!» esclamò Paluca, correndo verso la donna che stava suonando l’organo. Appena lui mosse un passo, lei si alzò dallo sgabello e sparì in una stanzetta laterale.
Paluca e Achillu la seguirono dentro la sacrestia.
Vivonic era legato a una sedia ed era in preda alle convulsioni.
Il corpo si contorceva sotto la pressione delle corde, mentre dalla sua bocca uscivano parole sconnesse, deliranti.
«L’ho avvelenato, sono riuscita a vendicarti, tesoro» disse la donna, correndo ad abbracciare il marito. «Sono stata brava?»
Paluca la strinse a sé, lo sguardo fisso su Vivonic che aveva smesso di dibattersi. Gli occhi del ragazzo fissavano il neon sopra il soffitto.
Paluca aprì la bocca, la richiuse, poi la riaprì di nuovo.
«Sembra che stai a fare l’imitazione di un pesce» disse Achillu, ridendo.
«Già, un perfetto pesce d’aprile» sentenziò Vivonic, sfoggiando il sorriso delle grandi occasioni. «Dai, finiamola qui ragazzi, altrimenti questo ci sviene.»
Paluca si guardò attorno, l’espressione di chi non capiva o forse non voleva capire. Notò che Achillu lo guardava sornione, con un’espressione beffarda stampata sulla faccia.
«Allora tu sapevi tutto!» lo accusò Paluca.
Achillu fece di sì con la testa e scoppiò a ridere.
Nel frattempo in sacrestia erano entrati anche Pier, alias The Raven, e Don Simone, un giovane prete alla mano con cui lui e Vivonic avevano fatto amicizia nell’ultimo anno. Si erano conosciuti a una festa, nella quale Don Simone aveva dato prova di essere un gran ballerino e un bevitore da competizione. Un prete non proprio classico.
Era stato proprio Vivonic a chiedergli di potere utilizzare la chiesa per rendere lo scherzo più suggestivo, grazie alla struttura particolare dell’edificio, alle note evocative dell’organo e all’atmosfera sacrale.
Il religioso aveva acconsentito, estorcendo ai due la promessa di partecipare almeno una volta al mese alla messa domenicale.
E dietro di loro Stella, la moglie di Achillu, con gli amici nigeriani Taiwo, Kamil e Patrick. Lei e Patrick avevano recuperato la Touran di Achillu nel parcheggio vicino allo studio commerciale, mentre gli altri due avevano dato vita all’assurdo inseguimento in autostrada.
Kamil, ancora nella parte, brandiva il machete di plastica con un’espressione truce in volto.
«Ma voi siete matti!» disse Paluca in un mezzo sorriso. «Ho ancora le palpitazioni. Avete messo su tutto questo ambaradan per un pesce d’aprile. Rob de matt.»
«Ma non siete voi a dire sul forum che siamo capaci di tutto?» disse alla fine Vivonic, liberatosi dalla stretta delle corde grazie a Pier. «Per noi nulla è impossibile.»
«E poi la colpa è mia» intervenne Stefania. «L’input è partito da me. Te ne stai sempre chiuso in quell’ufficio, intrappolato tra scadenze e scartoffie e la tua creatività ne risente. Un fine settimana lontano da Milano è quello che ti ci vuole per rompere la routine e stimolare l’immaginazione. Vedrai che anche la tua prosa ne trarrà benefici e i commenti di Vivonic saranno più clementi.»
Paluca fece una smorfia, mentre tutti gli atri risero.
Uscirono dalla sacrestia e si diressero verso l’uscita per concludere la giornata a casa di Vivonic e Pier, con pizza ed ettolitri di Sangiovese.
Achillu rimase più indietro, rapito da due ragazze inginocchiate sulla prima panca, una vicina all’altra.
Dimostravano meno di vent’anni, avevano il capo chino e si tenevano per mano.
Tirò fuori il taccuino, riempì un paio di righe e raggiunse gli altri fuori dalla chiesa. Appena uscito alzò gli occhi al cielo e pensò che Cesena era un po' come Bologna, però più in piccolo.





paluca66

paluca66
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi

Attratto dal titolo, sono voluto partire da questo racconto mai più pensando di trovarmi protagonista.
E considerato che non conosco nessuno così bene (spero che presto ci sarà il raduno di cui parla l'aut* nel racconto) sono rimasto impressionato da tanti particolari che indubbiamente dimostrano un'accurato lavoro di ricerca delle poche fonti a disposizione (FB?).
Il racconto è scritto bene, i paletti sono tutti ben inseriti e amalgamati, si legge in maniera scorrevole e non mi è sembrato di trovare refusi.
L'idea dello scherzo è credibile e riesce a dare al tutto quel tocco dio avventura affinché anche il paletto forse più difficile risulti rispettato.
Se devo trovare un difetto, ogni tanto mi sono perso nel "chi dice cosa" e nel "chi fa cosa" tra Paluca e Achillu, ma sono davvero piccolezze.
Come in questa frase Uscirono dalla sacrestia e si diressero verso l’uscita la semi ripetizione forse poteva essere aggirata.
Un'ultima cosa: "studio commerciale" proprio non si può sentire...

P.S.: il commento di Vivonic è sempre quello che attendo con più curiosità e posso dire che raramente mi ha trattato peggio di quanto meritassi, anzi; spesso è stato il contrario.

Arianna 2016

Arianna 2016
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi

Mamma mia, che roba! Giuro, a un certo punto non sapevo più che pensare! Certo, avevo in mente che prima o poi l’1 aprile sarebbe dovuto saltare fuori, e quindi un probabile pesce d’aprile, ma tutto è tenuto sul filo fino alla fine.
Ho trovato centrate certe caratteristiche di Achillu: il suo racconto, l’attenzione per le coppie di ragazze, una certa vena sotterranea di follia (buona) che emerge in certi racconti, il suo leit motiv degli ultimi post su Facebook.
L’eccesso di follia che però manifesta nell’accettare di partecipare a questo scherzo molto forte diciamo che si giustifica all’interno di una invenzione narrativa; non credo che lo farebbe, nella realtà, così come credo che non lo farebbero né Viv né Pier e men che meno la moglie di Paluca.
Però, appunto, all’interno di una invenzione narrativa, tutto questo “ci sta” e ha anche una sua ragion d’essere: una percezione che lo scrittore (e forse non solo lui 😉) ha avuto, che forse Luca debba un po’ sciogliersi, nella scrittura.
Il racconto tiene dall’inizio alla fine, i paletti ci sono, la scrittura è buona e corretta.
L’ho letto volentieri. 

Antonio Borghesi

Antonio Borghesi
Padawan
Padawan

Entriamo dentro/Entriamo. L'unica correzione da fare poi tutto perfetto e la simpatica storia del pesce d'aprile fila come un suv in autostrada a 200 all'ora. Gli utenti, per quel poco che li conosco, mi sembrano tratteggiati con molta realtà e ironia. Quando poi gli scherzi riescono è sempre piacevole fare la parte dell'osservatore. In questo caso io che ho gradito non solo la lettura ma anche il soggetto. 

Petunia

Petunia
Moderatore
Moderatore

Ma che divertente! L’autor@ dimostra di conoscere bene (almeno secondo l’idea che anch’io mi sono fatta di alcuni di loro) gli utenti del forum inseriti nel racconto.
Un bel pesce d’aprile dai toni demenziali (l’avvelenamento da paracetamolo mi ha fatto sbellicare)
Ottimo il ritmo, e anche la scrittura. I dialoghi sono abbastanza naturali e la storia fila via a duecento all’ora. Certo, molto del piacere di lettura si deve ai personaggi ingaggiati e all’affetto che provo per loro.
Mi è piaciuta questa interpretazione leggera del contest. Il lato avventura non è il massimo, ma è un difetto che ho riscontrato in tanti racconti, mentre ho trovato, finalmente, ben centrato il paletto degli utenti. Marginale l’anticamera ma non si può avere tutto.
Piaciuto!


______________________________________________________
C’è qualcosa di delizioso nello scrivere le prime parole di una storia. Non sai mai dove ti porteranno.
(Beatrix Potter)

Danilo Nucci

Danilo Nucci
Padawan
Padawan

Primo racconto letto e inizio in leggerezza. I paletti stavolta sono talmente particolari e stringenti che riuscire a comporre un brano apprezzabile è molto complicato e lo dico a ragion veduta anche per esperienza diretta. Le difficoltà si moltiplicano se, come in questo caso, si sceglie di utilizzare come protagonisti persone di cui si ha una conoscenza superficiale, acquisita nella frequentazione del forum e dei social.
Nonostante gli ostacoli ne è uscito un racconto godibile che mi è sembrato impeccabile nella forma, ricco di fantasia, sufficientemente azzeccato nel genere, perfetto nell’ambientazione temporale, con stanza e ambientazione spaziale un po’ marginali, ma non mi aspetto nelle prossime letture un’osservanza rigorosa di tutti i vincoli. Se qualcuno ci è riuscito sarà il mio numero 1.
Intanto, complimenti all’autore/autrice e complimenti anche a Paluca per la prestigiosa auto di cui dispone.

CharAznable

CharAznable
Padawan
Padawan

Bel racconto che corre sulla linea di confine tra reale e surreale. Di reale c'è un'ossessiva ricerca del dettaglio, spremendo le poche fonti diponibili, qualche foto, i social, con l'intento (a mio avviso ben riuscito) di dipingere quanta più realtà possibile. La vicenda è invece totalmente surreale. Il lettore la segue con attenzione e curiosità fino a che, nel momento in cui legge "avvelenamento da paracetamolo" , come Fantozzi che trova il pane ovunque per casa, inizia ad avere il leggerissimo sospetto di essere finito in un gigante pesce d'aprile, studiato e realizzato alla perfezione, con tanto di finto inseguimento a 200 all'ora in autostrada (che in quel tratto sono la cosa più surreale dell'intera vicenda). La scrittura è buona e senza evidenti errori, si legge con piacere e con più di un sorriso sulle labbra. Credo che sia difficile trovare un utilizzo migliore del paletto "personaggi".
Davvero un ottimo lavoro!
Complimenti!
Grazie.


______________________________________________________

I giorni indimenticabili della vita di un uomo sono cinque o sei in tutto. Gli altri fanno volume.

Arunachala

Arunachala
Admin
Admin

chiedo venia, probabilmente mi è sfuggita anche dopo la seconda lettura, ma l'anticamera dove sarebbe? si parla di sala d'attesa, mi pare.
a parte questo particolare, la storia è gradevole e divertente, ben scritta ed esposta,
non ci sono errri o refusi, o perlomeno io non ne ho notati.
buone le descrizioni e le caratterizzazioni dei personaggi.
bella l'idea dello scherzo, ben congegnato


______________________________________________________
L'unico modo per non rimpiangere il passato e non pensare al futuro è vivere il presente

Attentato alla routine di un commercialista Namaste

Non si può toccare l'alba se non si sono percorsi i sentieri della notte.

Kahlil Gibran

gipoviani


Younglings
Younglings

Molto divertente. Bravo/a.
Scorre piacevolmente. Magari un po’ forzato a volte, ma nel complesso molto gradevole.
Mi associo a chi ha scritto che manca l’anticamera, seppure vi sia un suo sinonimo e che, anche con il sinonimo, non svolge questo ruolo così importante. Questo a me non dispiace più di tanto, ma chiedo per un amico che non ha passato i paletti. 
E che leggendo che questo racconto li ha, c’è rimasto un po’ male.
Suggerimento: 
“con la compagnia” mi pare cacofonico perché non in compagnia?



Ultima modifica di gipoviani il Ven Mag 06, 2022 5:20 pm - modificato 1 volta.

Resdei

Resdei
Padawan
Padawan

Ciao autor@
Titolo meraviglioso!
Racconto divertente, ritmo incalzante e avventuroso, anche parecchio (Scherzi a parte ti fa un baffo!)
La frase che mi è piaciuta meno (anche se parlando si usa spesso): Sembra che stai a fare 
Per il resto non ho nulla da segnalarti.
Personaggi DT ben tratteggiati, descrizioni che rispondono perfettamente alla mia immaginazione,
soprattutto Paluca (non me ne voglia!) per serietà, autoironia e voglia di non prendersi troppo sul serio.
Magari sbaglio!
A rileggerci presto

The Raven

The Raven
Admin
Admin

gipoviani ha scritto:Molto divertente. Bravo/a.
Scorre piacevolmente. Magari un po’ forzato a volte, ma nel complesso molto gradevole.
Mi associo a chi ha scritto che manca l’anticamera seppure vi sia un suo sinonimo e che, anche con il sinonimo, non svolge questo ruolo così importante. Questo anche per un amico non ha passato i paletti. E che leggendo che questo racconto li ha, c’è rimasto un po’ male.
“con la compagnia” mi pare cacofonico perché non in compagnia?
INTERVENTO DI MODERAZIONE

Caro  @gipoviani , il tuo commento non è conforme a quanto previsto dalle linee guida. Ti rimando qui 
(https://www.differentales.org/t1-regolamento-del-forumper conformarti e, quindi, integrare o modificare il tuo commento. In caso ciò non succedesse, il commento così com’è non verrà valutato idoneo per accedere all’area di votazione.
Lo staff


______________________________________________________
IN GRAN SILENZIO OGNI PARTIGIANO GUARDAVA QUEL BASTONE SU IN COLLINA.


REACH OUT AND TOUCH FAITH!                                                                                               Sembrano di sognante demoni gli occhi, e i rai
                                                                                         del lume ognor disegnano l’ombra sul pavimento,
né l’alma da quell’ombra lunga sul pavimento
sarà libera mai!
Quel vizio che ti ucciderà
non sarà fumare o bere,
ma è qualcosa che ti porti dentro,
cioè vivere.

FedericoChiesa

FedericoChiesa
Padawan
Padawan

Sono preoccupato!
Scrivere un commento dopo questa bacchettata di The Raven mi mette una bella pressione.
Gli utenti di DT sono (finalmente) veri utenti; in altri racconti mi sono solo sembrati personaggi generici con in nomi di amici di DT.
La trama è originale, divertente e il finale mi ha anche sorpreso.
Unici appunti: l'anticamera, ma non voglio infierire, e una certa difficoltà a capire chi fa chi, chi dice cosa, tra Achillu e Paluca.
Complimenti.

Fante Scelto

Fante Scelto
Padawan
Padawan

Anche in questo racconto, come un altro che ho letto, l'effetto pesce d'aprile è venuto quasi alla perfezione. 
Sarà che continuo a scordarmi del paletto del 01/04, ma ho capito tutto solo all'ultimo istante, quando Vivonic soccombe al veleno e lì ho pensato "nononono qui stiamo esagerando. ... Ah, già, il 1° aprile".

Per cui, pollice su per la resa del colpo di scena.
Che poi, l'avvelenamento al paracetamolo non mi aveva allarmato. Intendo: lo so che è quella roba per il mal di testa, ma se uno ne prende tanto magari si avvelena. Non ne ho idea.

Mi è piaciuta anche, nel complesso, la trama.
Ha una logica, una coerenza, uno sviluppo sensato (ancorché molto narrativa, ma ci sta), e soprattutto non appare in alcun punto andare di corsa o troppo lenta. Cioè il timing mi sembra davvero gestito bene. 

In particolare sei riuscito a creare una certa profondità psicologica e caratteristica dei personaggi, aspetto che non è così sviluppato in molti altri racconti: da qui il dubbio che ci sia conoscenza personale tra i protagonisti menzionati, o quantomeno dell'autore nei loro confronti.
Addirittura il modello delle macchine che guidano!

Fino a qui tutto positivo.
Ci sono però delle cose che mi hanno convinto meno.
In primis, ma questo dubbio ormai mi sta tormentando da inizio step, l'avventura. Viaggi in terre esotiche, peripezie, misteri: okay le peripezie, ma il resto?

In secondo luogo, lo stile. A me è piaciuto, intendiamoci, ma in qualche passaggio tutto sembra incriccarsi un po', perdere di fluidità. L'hanno già rilevato, ma certi "Achillu disse, Paluca rispose", ecc. sono un po' ridondanti. 
Per esempio: 
"......," disse Achillu.
"......", rispose Paluca.
Il "rispose Paluca" è omettibile: sono solo loro due a parlare, se prima ha parlato uno, la risposta può essere solo dell'altro.

Ti segnalo una piccolezza, cioè che Facebook andrebbe scritto con la maiuscola.
E una non-piccolezza: l'Audi Q6 è elettrica (ci sarà anche a idrogeno, pare) per cui il rifornimento fatto in autostrada sarebbe stato decisamente più lungo che nella storia. 
Oh, e la Q6 uscirà nel 2023, per cui il paletto temporale è clamorosamente mancato. 
(scherzo).

lol!

Comunque, nel complesso il racconto mi è piaciuto, soprattutto per il grande lavoro che hai fatto sui personaggi.
Se Vivonic ha davvero una Citroen color melanzana, sarà mica una C3 seconda serie?

Cool

ImaGiraffe

ImaGiraffe
Padawan
Padawan

Un racconto bello che si legge in fretta e diverte con poco. Ottimo lavoro. 
I paletti sono tutti rispettati e usati così bene da non risultare forzati. È vero l'anticamera non è così protagonista ma un piccolo errore ti si perdona perché per il resto te la sei cavata alla grandissima. 
Sono d'accordo con Fante sulla questione genere avventura. fino a questo punto ben pochi mi sono sembrati racconti di avventura. Nella tua folle corsa in macchina poteva succedere di tutto. tu avevi la possibilità (visto che alla fine si trattava di uno scherzo) di inventarti ogni genere di mistero, pericolo o scoperta. 
Anche in questo caso come in altri credo che si sia "perso troppo tempo" all'inizio del racconto scarificando poi i passaggi successivi. 
Detto questo però io sono soddisfatto ugualmente e il racconto mi è piaciuto tanto lo stesso.

P.S. Il titolo mi è piaciuto molto.


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Someone give that Wolf a Banana  Attentato alla routine di un commercialista 1f34c 

tommybe

tommybe
Padawan
Padawan

Dei racconti popolati da nick different questo è quello che mi è piaciuto di più, sarà per la simpatia che ho per Paluca, per Achille e per Nicola che ha un nome così bello che non è stato mai usato, anche in altri racconti. 
Per i paletti sposo la teoria di Ima e infatti non mi sono accorto di lacune.
Per le bastonate di Vivonic pensavo di avere l'esclusiva e sono contentissimo di perderla quell'esclusiva.
Un abbraccio.

Susanna

Susanna
Maestro Jedi
Maestro Jedi

Più che attentato alla routine di un commercialista direi “Cronaca di un infarto annunciato”!
Quando ho finito di leggere mi sono detta “Oplà, un’altra avventura metropolitana”, anche qui di quelle decisamente tragicomiche, con cui rifornire il mercato del pesce di DT.
I personaggi ben caratterizzati, un po’ macchiette, con un qualcosa in più rispetto a quello che si estrapola dai post sul forum: forse conoscenza diretta o un FB on demand – che si evidenzia soprattutto nel finale - e voilà, gli utenti DT son serviti!
Un racconto decisamente tragicomico, dove succede davvero di tutto ogni tre per due: se fosse realtà e non un bel “divertissement” (questo step è popolato di pesci e divertissement) forse i nostri eroi avrebbero passato dei brutti quarti d’ora prima di arrivare a Cesena, semmai fossero riusciti ad arrivare, ma proprio per la linea del racconto ho accettato questa sequenza di disavventure, che si sono districate tra battute, gags, siparietti e  quant’altro per sfociare in un finale che davvero non poteva essere drammatico visto l’avvio. Avvio però lento e piatto, in cui si perde la tensione che invece forse la Penna intendeva trasmettere.
Direi che un decimo di quanto succede e una giornata avrebbe già di che essere ricordata per molto tempo (raccontata in mille versioni).
Insomma un racconto quasi umoristico, che si presterebbe alla sceneggiatura di un cinepanettone, l’esagerazione fa parte del gioco messo in campo: ho passato un po’ di tempo con un mezzo sorriso, ma il racconto di per sé stesso non mi ha lasciato emozioni nè un qualcosa da ricordare in particolare.
 
titolo: direi proprio azzeccato.
note: 250 km, meglio 250 chilometri, trattandosi di testo letterario
Non è la Rai, l’avrei virgolettato - “Non è la Rai”- essendo un titolo
Scherlock --- Sherlock
Ineffabile--- termine sofisticato, che però mi piace di più riferito ad es. al carattere di una persona, ad un concetto astruso. In questo contesto vedrei meglio indescrivibile o inenarrabile. In effetto l’architettura della chiesa è mooolto particolare.


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"Quindi sappiatelo, e consideratemi pure presuntuoso, ma io non scrivo per voi. Scrivo per me e, al limite, per un'altra persona che può capire. Spero di conoscerla un giorno… G. Laquaniti"

Akimizu

Akimizu
Padawan
Padawan

Bravo autore, mi sei piaciuto! Si vede che hai lavorato nel delineare i personaggi, che non sono solo personaggi inventati con solo il nome degli utenti di DT. Per quanto mi riguarda sono parecchi punti di merito guadagnati. Avresti potuto usare i veri nomi, questo sì, subito dopo averceli presentati, perché usare i nickname per tutto il racconto è decisamente stucchevole, ma è un peccato che ti si perdona. Ben gestita la vicenda e il suo dipanarsi, piacevole lo stile scelto, forse in alcuni passaggi manca di un po' di dinamicità, almeno a parer mio. Se proprio si deve fare i pignoli non ho gradito alcune scelte eccessive e troppo surreali, tipo il plus dell'inseguimento dei nigeriani, è uno dei punti in cui l'avventura si trasforma in farsa (nel senso positivo del termine) e disvela la vera natura goliardica del racconto. Nell'anticamera ci si ferma per poco e poi si va via, questo è vero, ma a discolpa parziale si deve ammettere che scrivere un racconto avventuroso ambientato tutto in un unico luogo, è impossibile. A rileggerci!

M. Mark o'Knee

M. Mark o'Knee
Younglings
Younglings

Ancora una volta, mi tocca rammaricarmi per la mia scarsissima conoscenza dei "colleghi" di DT e, di conseguenza, non potermi esprimere su quanto le rappresentazioni di Achillu e Paluca66 siano fedeli e centrate. Ciò non toglie che mi sia goduto il racconto dall'inizio alla fine, ben contento che tutte le peripezie in cui si sono imbattuti non siano che un pesce d'aprile perfettamente riuscito.
Ho molto apprezzato il ritmo della narrazione, anche se a volte c'è un po' di confusione nei dialoghi fra i due personaggi, e la trovata dell'avvelenamento da paracetamolo mi è sembrata davvero ottima.
Non mi sembra ci siano refusi e non sto a entrare nel merito dell'adesione o meno ai vari paletti. Mi preme di più sottolineare la coerenza del testo e la capacità dell'autore di mantenere piuttosto alta la tensione fino alla rivelazione finale.
Complimenti!
M.

Byron.RN

Byron.RN
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi

Ciò che ho trovato di diverso in questo racconto, rispetto agli altri letti finora con protagonisti gli utenti di DT è l'aspetto reale. In un certo senso mi sembrano più persone che personaggi.
Voglio dire, tutto parte da una situazione normale, un fatto qualunque come una trasferta di lavoro e poi da lì, piano piano, inizia l'avventura.
Che poi non so neanche se avventura sia la parola giusta, perché anche qui come in altri pezzi c'è una commistione di generi in cui trova posto una sorta di giallo/mistery, un pò di commedia con sprazzi di surreale e l'avventura(appunto) on the road.
Il racconto è scorrevole, a tratti divertente e si legge senza intoppi.
Come dice Imagiraffe mi sarei aspettato qualcosa di più avventuroso nel viaggio Milano-Cesena, avresti potuto sbizzarrirti di più e regalarci una trovata eclatante, qualcosa di pazzo.
Per quanto riguarda il finale sinceramente a un certo punto ho immaginato dove si andava a parare, ma quella data è una sorta di sentiero obbligato, sai che può portare solo in un posto.
Bello e divertente anche il titolo.
Ah, dimenticavo, ma perché Vivonic deve avere una Citroen color melanzana?  Attentato alla routine di un commercialista 1f600 
Non so, lì per lì la cosa mi ha fatto ridere.

SuperGric

SuperGric
Padawan
Padawan

Piacevole racconto di un pesce d’aprile ben riuscito.
Ci sono tracce all’inizio di qualcosa di strano (es. si chiese perché avesse accettato d’immischiarsi in quella faccenda… Forse dentro di lui vagava una sottile scheggia di follia.) cosa che poi esplode nella sorpresa finale. Pesce d’Aprile anche per il lettore. 
Il racconto fluisce bene e i personaggi sono ben delineati. L’unico è il prete che entra un po’ a forza, ma serviva per il rispetto dei paletti, dunque è un’intrusione giustificata. Molto divertenti anche i riferimenti ai racconti di Achillu.
Scrittura pulita e lineare.
Piaciuto. Brav!!

Molli Redigano

Molli Redigano
Padawan
Padawan

Potrei dire "ineffabile".

Oppure "grazie alla prossima".

O "Rob de matt".

O soltanto: "Complimenti".

Un pesce d'aprile che diventa concreto dopo un'avventura ai limiti del surreale. Anzi surreale mica tanto perché un commercialista alla Paluca come questo, sempre in mezzo alle scartoffie, è molto facile da immaginare. La sua creatività è spenta dai 730 e dalle scadenze fiscali. Ci credo!

Insomma, il teatrino messo in piedi per evacuare il commercialista dalla sua nube lavorativa funziona davvero. Vero, il finale è un po' telefonato, te lo aspetti, ma l'azione di tutto il racconto lo cela molto bene fino alla fine. Non so se tutti i particolari citati circa i nostri cari utenti protagonisti siano veri, ma comunque ci stanno bene, li trovo azzeccati, soprattutto la citroen color melanzana di Vivonic. Che ridere!

Il racconto è scritto bene, i dialoghi credibili, ma l'aspetto che è più riuscito a mio avviso è il ritmo che infonde curiosità al lettore, impaziente di giungere alla fine.

Quando ho letto di Vivonic legato e prigioniero in chiesa ho temuto il peggio. Per poco, però.

Racconto che conferma quanto questo step sia anomalo, come conseguenza dei vincoli proposti.

Grazie.


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Branzagot senz'onma.

Cit e Bastard Cool!

digitoergosum

digitoergosum
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi

Ciao Penna. Ho riso di gusto a leggere il tuo racconto. Un racconto da prendere così, che al termine ho immediatamente titolato "Amici Miei atto quarto - Generazione DT". Perché solamente e opportunamente con la visione goliardico - cinefila può essere gustato a pieno il tuo elaborato, per quanto mi riguarda. I personaggi sono ben tratteggiati, anche se volutamente impossibili. Forse, stante che il "film" si palesa già a metà racconto, viene a mancare il climax richiesto a una avventura. Comunque, esci promossa con buoni voti, cara Penna. P. S. : Vivonic, fai attenzione ai tuoi commenti, rischi grosso. 🤭😁

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