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Una mattina come tante (estate 1973)

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M. Mark o'Knee
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Messaggio Da M. Mark o'Knee Lun Gen 31, 2022 7:20 pm

Una mattina come tante (estate 1973)

Quell’anno, diversamente dal solito, il babbo decise di partire per il mare di venerdì sera, dopo cena.
Erano circa le nove quando lasciammo casa, direzione Castiglioncello, e c’era ancora abbastanza luce per poter dare un veloce saluto dal finestrino agli amici della Castellina già riuniti sul grande marciapiede lungo il muro di villa Campaini in compagnia dell’immancabile mangiadischi che più tardi avrebbe fatto infuriare alcuni degli abitanti (sempre gli stessi) delle case vicine.
Con l’andatura tranquilla del babbo, arrivammo intorno a mezzanotte, dopo un viaggio di poche chiacchiere e parecchi sonnellini, complice il buio che ci circondava e il ronfare regolare del motore. Giusto il tempo che mamma preparasse i letti e sprofondammo nel sonno, quasi inconsapevoli del tragitto percorso e della casa diversa che ci aveva appena accolti. Perché, viaggiando di notte, ci erano mancati, soprattutto a me e mia sorella, sia il graduale mutare del paesaggio sia l’avvistamento dei nostri segnali, delle nostre particolari “pietre miliari” – come per esempio il piccolo bar di Bientina dove, partendo la mattina presto, ci fermavamo a fare colazione o il gigantesco uovo in cemento che appariva improvviso dietro una curva della Pisana-Livornese e ci faceva gioire per l’imminente arrivo a destinazione.
La mattina dopo mi svegliai piuttosto presto. Colazione veloce, asciugamano sotto il braccio e via verso la spiaggia. Ma, arrivato sull’Aurelia, anziché attraversarla e proseguire verso il mare decisi di continuare a camminare verso il centro di Castiglioncello: tanto, vista l’ora, difficilmente avrei trovato qualcuno della compagnia già in spiaggia. La giornata si preannunciava bellissima e nonostante il sole fosse già ben piazzato su nel cielo, un leggero alito di vento rendeva l’aria ancora abbastanza fresca, perfetta per una passeggiata.
Così, di buon passo, arrivai fino alla stazione e lì attraversai e scesi verso la pineta. Poi presi per Punta Righini, lungo la stretta passeggiata fino alla rotonda della Capannina. Il mare appena increspato era troppo invitante e alcune teste di nuotatori già apparivano e sparivano fra le onde. Tornai un po’ indietro e alla prima spiaggetta mi tolsi quel poco che avevo addosso e mi tuffai anch’io. Primo bagno della stagione. Qualche brivido al primo impatto, qualche bracciata vigorosa verso il largo per scaldarmi, un ritorno tranquillo verso la riva dove mi stesi sull’asciugamano a godermi l’abbraccio caldo del sole. Chiusi gli occhi e mi ritrovai a pensare a tutto ciò che avevo incrociato durante il cammino. “Qui non cambia mai niente”, mi ero detto. E infatti tutto appariva identico: la pineta, il mare, i volti della gente che, estate dopo estate, si riaffacciava in spiaggia; i tratti di costa strappati alle onde con strati di cemento, e che le onde di anno in anno cercavano di riprendersi. Tutto uguale. Eppure mi sembrava di percepire, a un livello più fisico che mentale, che qualcosa era cambiato o stava cambiando. Era una specie di tensione che sentivo sulla pelle, quasi come quella che avevo provato appena entrato in acqua, ma un po’ più profonda e ancora del tutto inspiegabile razionalmente…
Ma si era fatta l’ora di andare. Mi rivestii in fretta e partii con passo svelto verso il bagno Salvadori, dove finalmente mi sarei riunito con i miei amici. Dieci minuti scarsi ed ero già arrivato all’ultima leggera incurvatura della costa e al breve tratto di spiaggia libera che fa da confine fra i bagni Etruria e Salvadori. In quel punto una scaletta delimitata da due colonnine di legno dava l’accesso alla stretta striscia di spiaggia già fitta di ombrelloni aperti e di chiacchiericcio e di grida e rincorse di bambini. E lì mi fermai, senza nessun motivo se non il persistere della stessa strana suggestione provata poco prima, ad ammirare la scena che mi si apriva davanti agli occhi, a fotografarla, che mi si imprimesse bene nella mente.
Loro, ragazzi e ragazze della compagnia, erano già tutti là, e stando in piedi sul gradino più alto della scala mi ritrovai in un punto ideale dal quale poterli osservare uno per uno, intenti nelle stesse futili importantissime faccende.
Il primo che inquadrai fu il Bertarelli: camicia celeste con le maniche arrotolate e sbottonata sul costume rosso, stava lì, in piedi, in mezzo alla passeggiata immerso nella lettura della sua immancabile Gazzetta che teneva aperta di fronte a sé con le braccia ben tese in avanti. Poco più in là, seduti all’ombra sui gradini del bar, c’erano Maurizio e Fabio, i due musicisti del gruppo. Maurizio impugnava la chitarra, spremendoci accordi su accordi (“La canzone del sole”, scommisi – e vinsi – con me steso) mentre Fabio teneva il ritmo, un po’ battendo le mani e un po’ mimando i gesti di un batterista con cosce e rotule a far da piatti e rullante. E mi convinsi ancor di più che davvero qualcosa di nuovo era nell’aria, se Maurizio, sempre gelosissimo del suo strumento, si era deciso a portarlo sul mare…
Anche Moreno, abbronzatura già perfetta e capelli fluenti, sembrava letteralmente catturato dalla musica: canticchiava e accennava brevi passi di danza schioccando le dita e strascicando le infradito sabbiose sul pavimento del bar, sotto gli occhi a dir poco contrariati del gestore. Stefano invece aveva tutt’altro per la testa: se ne stava seduto in disparte e parlava fitto fitto con Monica. Lui, fisico possente e grandi spalle da nuotatore, era proprio cotto di lei già dall’anno scorso, quando per impressionarla lo avevamo visto fare dei tuffi che neanche Dibiasi. Sinceramente, avrebbe potuto farne anche a meno, perché Monica, soprannominata “gattina” per le sue unghie lunghe e affilate ma soprattutto per un leggero difetto di pronuncia che ricordava il parlare di Gatto Silvestro; Monica – dicevo – non aveva occhi che per lui. E infatti è andata a finire che qualche anno dopo si sono sposati.
Nella parte più ampia della passeggiata, proprio sotto al muretto del bar, tre sedie in pieno sole e tre ragazze ad abbronzarsi e chiacchierare. Rivolte verso di me c’erano Anna e Paola, le più carine della compagnia ma anche le più vanitose e piuttosto scostanti. La terza mi dava le spalle, ma riconobbi subito la cascata di capelli di Elisa e la mattina, già bella, divenne subito splendida.
E infine l’altro Stefano, detto Doc per la sua idea (poi realizzata) di diventare medico; e l’altra Monica, chiamata solo Monica perché allergica ai soprannomi e sempre un po’ scontrosa. Anche loro in coppia, ma solo perché a Doc piaceva troppo farle ogni tipo di dispetto…
Ecco, la carrellata è finita. E forse, dall’alto di tutti questi anni passati, posso azzardare un perché a quella mia strana sensazione di allora, a quel desiderio di restare a guardare da lontano, da una prospettiva diversa: c’era davvero un sentore di cambiamento in me, un cambiamento che oggi potrei definire semplicemente crescita. Forse è così. O forse no. Ma potrei giurare che quel modo di guardare gli amici aveva un tono che oggi, con due figli già grandi, mi sembra di conoscere piuttosto bene, uno sguardo a metà fra l’apprensivo e l’orgoglioso, fra il preoccupato e il fiero che ha un forte sapore genitoriale.
Questo, direi, fu il come e il perché li stetti a guardare. Ma durò solo un attimo. Poi ripresi il cammino, quasi di corsa ora, per raggiungerli; e subito ci furono saluti e abbracci e baci. E ci furono scherzi e battute che parevano lasciati in sospeso da un giorno, non certo da un anno.
E fu, insomma, un’altra mattina come tante.
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Messaggio Da Petunia Mar Feb 01, 2022 7:34 am

Ciao  @M. Mark o'Knee grazie per aver postato il tuo primo racconto su DT.
Leggendo ho ritrovato luoghi e atmosfere che conosco bene e quindi la lettura è stata molto piacevole.
La scrittura è super corretta, quindi ti faccio i complimenti. 
A livello di intreccio, lo dici tu stesso, è una “non storia” in pratica non succede niente, magari potresti inserire un episodio in particolare perché la premessa dell’incipit faceva presupporre che dovesse capitare qualcosa di diverso dal solito. Mancano del tutto i dialoghi, ma il tono generale del racconto è più simile a una pagina di diario e ci sta. Comunque leggere qualche dialogo magari in buon toscano, non mi sarebbe dispiaciuto.
Grazie ancora e alla prossima!

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Messaggio Da Giancarlo Gravili Mar Feb 01, 2022 9:03 am

Sapore di mare o meglio sapore di se stessi nel riquadro che racchiude il pensiero a ritroso che mai va  a ritroso perché in fondo vive costante nel divenire nostro.
Pulizia di stile e capacità di far immaginare al lettore ciò che si narra. Tutto dà un scorrevolezza di lettura estrema e nel porsi davanti alla storia si comprende che è un narrare interiore che va accarezzato e apprezzato. Complimenti per questo film di vita e di vissuto vero.

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Messaggio Da tommybe Mar Feb 01, 2022 9:14 am

Sei molto bravo.
Non azzardi nulla, e questo fa parte della tua educazione, del tuo vissuto.
Giancarlo ha citato "Sapore di mare", io, proprio per spingerti all' azzardo, ti cito "La voglia matta". Ma scrivere non è una trincea, non è una guerra, e ognuno propone quello che ha dentro, e non bisogna per forza essere stati massacrati dalla vita.
Un bell'abbraccio.

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Messaggio Da Ospite Mar Feb 01, 2022 8:20 pm

Una narrazione che rimanda immagini e sensazioni quasi tangibili. Il racconto risulta piacevole, anche senza avvenimenti particolari e dialoghi.

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Messaggio Da M. Mark o'Knee Mer Feb 02, 2022 11:26 am

Un grazie di cuore a tutti i lettori che sono passati da qui e hanno lasciato le loro impressioni - peraltro molto lusinghiere - al mio testo.
Arrivederci a presto
M.
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Messaggio Da Arunachala Mer Feb 02, 2022 6:22 pm

beh, il testo è scritto molto bene e le descrizioni sono ottimali, tanto da riuscire a vedere quanto scrivi.
sono rimasto sconcertato dalla chiusa, in tutta sincerità.
mi avevi creato una sensazione di accadimento prossimo venturo e invece... una mattina come le altre.
mi hai fregato, però mi è piaciuto

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Messaggio Da M. Mark o'Knee Mer Feb 02, 2022 10:01 pm

Arunachala ha scritto:beh, il testo è scritto molto bene e le descrizioni sono ottimali, tanto da riuscire a vedere quanto scrivi.
sono rimasto sconcertato dalla chiusa, in tutta sincerità.
mi avevi creato una sensazione di accadimento prossimo venturo e invece... una mattina come le altre.
mi hai fregato, però mi è piaciuto
Grazie mille, "Signore della Montagna"
Un altro commento decisamente lusinghiero, anche perché il brano ti è piaciuto nonostante ti abbia "fregato".
Alla prossima
M.
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Messaggio Da Hellionor Ven Feb 04, 2022 11:32 am

Registro narrativo e voce narrante sono sempre coerenti e ben gestiti
Non ci sono avvenimenti particolari e questo un po' penalizza la forma racconto. Potrebbe essere una pagina di un diario, uno stralcio di ricordo che potresti inserire senza alcun problema in un contesto più ampio. Mi sembra l'inizio di un romanzo di formazione, e se fossi in te non lo lascerei un frammento ma lo trasformerei in qualcosa di più grande.
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Messaggio Da M. Mark o'Knee Ven Feb 04, 2022 3:49 pm

Hellionor ha scritto:Registro narrativo e voce narrante sono sempre coerenti e ben gestiti
Non ci sono avvenimenti particolari e questo un po' penalizza la forma racconto. Potrebbe essere una pagina di un diario, uno stralcio di ricordo che potresti inserire senza alcun problema in un contesto più ampio. Mi sembra l'inizio di un romanzo di formazione, e se fossi in te non lo lascerei un frammento ma lo trasformerei in qualcosa di più grande.
Ele
Ciao Ele, e grazie mille per l'attenzione dedicata.
In effetti, il testo che ho proposto fa parte di una serie di frammenti autobiografici che vorrei davvero trasformare "in qualcosa di più grande". Ero un po' indeciso sulla pubblicazione, in quanto non è propriamente un racconto ma, appunto, un pezzo della mia autobiografia; ma, da come è stato accolto, non mi sembra sia stata una decisione sbagliata.
Grazie ancora e alle prossime letture
M.
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