Different Tales
Benvenuto su Different Tales
Prima di interagire leggi qui https://www.differentales.org/t1-regolamento-del-forum
Se hai già letto e compreso il regolamento è fantastico, nondimeno questo avviso apparirà per il resto dei tuoi giorni, e se non accedi ti apparirà in sogno.
Poi non dire che non ti avevamo avvisato.

Unisciti al forum, è facile e veloce

Different Tales
Benvenuto su Different Tales
Prima di interagire leggi qui https://www.differentales.org/t1-regolamento-del-forum
Se hai già letto e compreso il regolamento è fantastico, nondimeno questo avviso apparirà per il resto dei tuoi giorni, e se non accedi ti apparirà in sogno.
Poi non dire che non ti avevamo avvisato.
Different Tales
Vuoi reagire a questo messaggio? Crea un account in pochi click o accedi per continuare.

Il forum di scrittura creativa che cercavi


Non sei connesso Connettiti o registrati

Temporale da "Un giallo per L'autunno"

Andare in basso  Messaggio [Pagina 1 di 1]

1Temporale da "Un giallo per L'autunno" Empty Temporale da "Un giallo per L'autunno" Mer Gen 13, 2021 12:02 pm

gemma vitali

gemma vitali
Padawan
Padawan
Temporale
Eppure, prima c’era il sole…
Piero sorseggiava il suo secondo brandy, seduto al tavolino del bar, mentre fuori la tempesta infuriava.
Le gocce di pioggia invadenti rumoreggiavano sull’asfalto. Le udiva attraverso la porta aperta del locale silenzioso, dove, in quel momento, erano soltanto lui e una donna vistosamente truccata, dall’aria annoiata che ogni tanto gli lanciava qualche occhiata.
Lui non la degnava di uno sguardo e assaporava il liquore lentamente osservando fisso il liquido ambrato del suo bicchiere, dentro il quale pareva cercare delle risposte.
Pensava a sua moglie, quella donna tutta riccioli e sorrisi di cui era innamoratissimo. 
Irma era tutto, per lui: la sua gioia, il suo tormento, il suo perché. Ultimamente, però, rideva troppo; sempre incollata al telefonino, pareva vivere una vita parallela dalla quale lui veniva puntualmente escluso.
Quando Piero rincasando diceva: «Amore, sono tornato», lei neanche rispondeva; continuava a parlare al cellulare e a ridere. Non era è più la donna semplice che lo accoglieva premurosa i primi tempi dopo il matrimonio, ora pareva immersa in mille impegni e lui veniva semplicemente ignorato.
Tutto ciò lo mandava in bestia e lo feriva nel più profondo del suo essere.
“Forse ha un altro” aveva pensato, un giorno. E solo il pensiero che fosse possibile lo atterriva. 
Cominciò a rimanere sveglio la notte a contemplare il discreto russare della donna. Non si radeva più e una barba non curata gli ricopriva il mento e lei non si accorgeva di tutti quei cambiamenti. Continuava ad avere cura di sé e della casa e soprattutto continuava ad avere contatti telefonici fissi e continui che la divertivano, visto che rideva sempre, isolandola dal resto. 
Se c’era qualcun altro nella vita della sua donna l’avrebbe scoperto a tutti i costi. Una sera che lei era sotto la doccia decise di frugare nella sua borsetta e lì trovo un biglietto da visita di un rappresentante di aspirapolveri. Una risata amara gli sfuggì mista a lacrime che asciugò in fretta. Aveva avuto la certezza del tradimento di Irma, che scusa banale aveva trovato: rappresentante di aspirapolveri… mica era una stupido.
Cominciò a soffrire in maniera abnorme e decise che non aveva altra alternativa se non quella di andarsene.
–Irma, ho deciso… ti lascio – le aveva detto poche ore prima, in un sussurro, mentre lei sul divano ripiegava la biancheria.
Lei non l’aveva neanche sentito. Le sue parole erano state coperte dallo squillo improvviso del telefono. Ignara del suo tormento lei non aveva visto le sue valige pronte.  Era come se lui non esistesse e che andasse via o meno era la stessa cosa. Aveva avvertito un buco al posto del cuore.
Il bicchiere adesso era vuoto, lo indicò al barista mimando di versargli ancora da bere.
Il cielo si era scurito e sembrava come un panno nero che copriva quel pomeriggio infame e dava la sensazione che fosse già arrivata la notte: raffiche di vento sbatacchiavano la porta d’entrata del bar e il barista dovette correre a chiuderla.
L’alcol scendeva bruciando con violenza la gola, le tempie gli martellavano, ma Piero non riusciva ad allontanare il pensiero di Irma, della sconsideratezza della sua donna.
Eppure, erano come tante coppie, aveva sempre pensato di conoscerla bene e invece...nonostante tutto sentiva di amarla ancora. Era tutta colpa di quella dannata moda di avere una vita sui social, quegli amici invisibili che cliccano mi piace tanto per… Lei prima era stata sempre accorta: lo riempiva di attenzioni e poi… come aveva potuto… con quale coraggio continuava a fingere che tutto fosse uguale. Lui aveva visto nella sua borsa quel biglietto da visita che non lasciava dubbi.
Gli si annebbiarono gli occhi, la donna al tavolo accanto a lui dopo aver fatto di tutto per farsi notare scoprendo un bel paio di gambe e puntandolo con interesse si avvicinò e gli disse: –Smettila di bere, amico, non vedi che non reggi l’alcol?
Era bella, truccata, disponibile.
–Lasciami in pace… vai da Irma, sei come lei – le disse ironico, poi aggiunge quasi tra sé: – Chissà se avrà smesso di ridere...
–Tu sei matto, bello mio, ma va all’inferno…– lo apostrofò la donna, uscendo dal locale, nonostante la pioggia non smettesse di riversarsi a scosci sul marciapiede.
– Mario, un altro…– disse lui, alzando il bicchiere vuoto.
– Scusa Piero, ti conosco da tanto tempo, ma non ti ho mai visto bere tanto – gli fece il barista, guardandolo con benevolenza. – E poi se devi partire, forse non è il caso.
 –Partire… 
Piero scoppiò a ridere in malo modo, guardando le valigia accanto a sé, poi continuò: –Pensa che stavo partendo e lei non si è accorta delle valigie, le ho detto ti lascio e nemmeno mi ha sentito. Rideva, rideva con quell’altro al telefono e non esisteva più niente al mondo. Che dovevo, fare, eh, che dovevo fare? Sono uscito sbattendo la porta, così si sarebbe accorta di me e mi sarebbe corsa dietro, implorandomi di non andare via, come in quegli stupidi film d’amore.
Le parole erano uscite come un fiume, una dietro l’altra, infiammate anche dall’alcol che aveva bevuto. Il barista impietosito sedette accanto a lui e versò ancora da bere, come l’uomo gli aveva chiesto. “Con questa pioggia non entrerà più nessuno al locale e intanto questo poveraccio si sfoga”, pensò. Provava una gran pena per lui: era un uomo distrutto, disperato.
Piero guardò l’amico con uno strano sorriso e cominciò a raccontare: – Vuoi sapere che ho fatto? Sono sceso dalle scale, un gradino alla volta e sono arrivato al cancello. Accidenti come mi mancava… forse stavo sbagliando tutto. Magari era in lacrime, facevo ancora in tempo a perdonarla. Sono tornato indietro. Ho aperto la porta di casa cercando di non fare rumore, lei era seduta sul divano, stavo per avvicinarmi quando di nuovo è scoppiata a ridere… era ancora al telefono.
Era così dolorosa la sua storia, mandò giù un sorso, per scaldare quel freddo che sentiva nelle ossa, e continuò a raccontare.
– Allora sono uscito di nuovo, camminavo barcollando e avevo lacrime di rabbia che volevano straripare. Le ho asciugate col gomito. Eppure, quanto l’amavo…, non passava giorno che non facessi qualcosa di speciale per lei. Certo dopo dieci anni, non tutti i giorni; ma lei era il mio pane, il mio sale, senza di lei tutto diventava grigio, proprio come questo cielo– disse guardando fuori.
– Coraggio, sai non sempre le cose ci appaiono come sono. Non sei riuscito a parlare con tua moglie, magari c’è una spiegazione.
Piero adesso non riuscì a trattenere più le lacrime, e lo fece senza vergogna, annebbiato dall’alcol e anche perché niente per lui aveva più un senso.
– Stavo andando alla stazione, sai Mario. Ero in fila al botteghino per acquistare il biglietto. Davanti a me una coppia di ragazzi abbracciati; sussurravano piano. Ho ripensato a noi. Quanto era bella Irma, quando siamo partiti insieme la prima volta. Era estate. Lei indossava dei jeans e una maglietta bianca; entrambi avevamo gli occhiali da sole ed eravamo felici; era la prima vacanza che riuscivano a trascorrere insieme.
Il barista lo guardò con tristezza.
– Non credermi matto, amico, ma sai cosa ho fatto? Sono tornato ancora una volta indietro, anche se pioveva, anche se mi stavo bagnando tutto. Sono entrato in casa, stavolta lei era in cucina; il telefono sempre in una mano. Mi aveva visto finalmente. “Oh, Piero stai uscendo? Allora butta tu la spazzatura” mi ha detto e mi ha messo in mano un sacchetto nero e poi ha ripreso a parlare al telefono.
Una serie di singhiozzi esplose nel locale.
Mario si accorse allora di un sacchetto nero, poggiato accanto alle valigie, che prima non aveva notato.
Due uomini, di cui uno con il cappello e l’altro con l’impermeabile, appena entrati si fermarono curiosi ad osservare la scena dell’uomo in lacrime, colpiti dalla strana aria che aleggiava nel locale.
Piero scuoteva la testa e continuava a piangere, poi cercò di mettersi in piedi, ma scivolò e cadde.
Il barista aiutato dai due uomini, che erano accorsi, lo rimise su una sedia.
– Cosa è successo, si sente male? – chiese l’uomo col cappello.
Sia Piero che il barista scossero la testa e un silenzio cupo e pesante sembrò riempiere l’aria. 
– Bisognerà riportarlo a casa – disse Mario preoccupato, rivolto ai due, poi scosse l’amico per le spalle che stava va richiudere gli occhi e gli diede un buffetto sul volto.
– Piero, non lasciarti andare. Guardami! Dammi il tuo numero di telefono, per favore.
L’uomo sebbene non del tutto cosciente frugò, maldestramente, nelle tasche fino a che estrasse un biglietto col suo numero e lo porse al barista.
– Eccolo, ma non risponderà nessuno: lei è sempre impegnata – commentò angosciato.
Mario compose il numero e dopo solo due squilli una voce risponde dall’altro capo.
– Pronto! Qui è il “Bar dei Pini”. C’è il signor Piero che…­
Qualcuno lo interruppe dall’altro capo del filo,  il barista pallido esclamò: – Cosa? Sì, va bene, farò come dite.
– L’indirizzo è Bar dei Pini Via Diaz 12. Buonasera!
Impacciato chiuse il telefono evitando di guardare gli uomini nel locale che avevano aspettato in silenzio e pendevano dalle sue labbra.
– Ha risposto? Che ha detto? Le manco, vero, vuole che torni a casa? – biascicò Piero.
– Veramente lei non c’era, ma verrà qualcuno che ti porterà a casa – ripose Mario confuso guardando altrove.
– Ma poi verrà anche Irma, altrimenti che ci torno a fare a casa?
–Non ti preoccupare, ti porteranno da tua moglie – disse il barman con un filo di voce. “Non è possibile non sta succedendo veramente” pensava. I due uomini lo guardarono interrogativi.
– Ma scusi, che le hanno detto? È successo qualcosa? Con chi ha parlato? – chiese quello con l’impermeabile.
– Fra poco i carabinieri e saranno qui e potrete chiedere a loro – rispose il barista con la voce roca.
I due uomini si guardarono tacendo pur intuendo che era successo qualcosa di grave non ebbero il coraggio di chiedere ancora informazioni al barista che sembrava reduce da un terremoto che aveva evitato per miracolo.   
Piero, mezzo riverso sulla sedia, chiamò Mario.
– Amico mio, dimmi, viene a prendermi lei? Viene a prendermi la mia Irma?
– Non lo so. Veramente non lo so – rispose l’altro a stento incapace e di formulare qualunque pensiero.
– Allora, senti dammi quei “Baci Perugina” che hai sul banco. A lei piacciono tanto… così facciamo la pace.
La mano del barista tremò un poco, quando gli porse il pacchetto.
“Assurdo… è tutto così assurdo” pensava Mario.
– Quanto pago?
– Nulla, offre la ditta.
– E voi che prendete? – chiese poi Mario ai due uomini davanti a lui, che fino a quel momento non avevano ancora chiesto niente, cercando di essere naturale, senza riuscirci.
– Due caffè, ristretti, – disse quello col cappello, con gli occhi cercava di interrogare il barista, Ma Mario pareva una maschera di cera e si muoveva con gesti lenti e automatici, come se stesse cercando di liberare la mente da quello che aveva saputo e che non voleva o poteva rivelare.
Tre carabinieri in divisa entrarono nel locale.
– Il signor Piero Landi?
Piero aprì gli occhi che aveva di nuovo socchiuso nel frattempo.
– Deve seguirci, per cortesia. 
– Eccomi… e lei dov’è, mi aspetta fuori? – disse l’uomo cercando con gli occhi la moglie.
– Venga, venga – dissero due di loro e viste le condizioni in cui era ridotto lo sorressero ai due lati.
– Le mie valigie – mormorò Piero, indicandole accanto alla sedia dove era stato seduto.
– Le prenderà il collega – disse uno di loro e lo accompagnarono fuori.
Un silenzio surreale aleggia nel bar, quando Piero scortato dai poliziotti uscì dal locale.  
Mario si versò da bere un bicchiere di gin e lo buttò giù d’un fiato. I due avventori lo guardarono impietriti.
Poi il barista cominciò a parlare.
– Una vicina ha trovato la porta aperta. La moglie era in una pozza di sangue. Aveva in mano il biglietto da visita di un rappresentante di aspirapolveri di una nota ditta; doveva andare proprio oggi a fare una dimostrazione dell’efficacia del prodotto.
Poi l’uomo tacque, non seppe aggiungere altro, non volle aggiungere altro.
– Lei pensa che sia stato il marito? – chiese quello col cappello.
– Ma no, quel poveraccio che hanno portato via era innocuo, non hai visto come piangeva? Deve essere stato qualcun altro – disse quello con l’impermeabile all’amico.
Mario non aggiunse nulla. I due uomini avevano terminato il loro caffè, pagarono e andarono via.
Stava rimettendo a posto la sedia accanto al tavolo dove Pietro era stato seduto tutto il tempo. Fu allora che si accorse del sacchetto nero dell’immondizia. Era rimasto lì, dove l’uomo l’aveva messo un poco discosto dalle valigie.
“Poveraccio se l’è portato dietro, toccherà a me, adesso, andare a buttarlo” pensò.
Nel sollevarlo si accorse di alcune macchie rosse sul pavimento: era sangue.
Non aveva voluto crederci, anche quando tutto pareva indicargli la verità e adesso che la conosceva si sentiva svuotato, quella verità gli sembrava immensamente crudele.
Lentamente tornò dietro il bancone e passò lo straccio stinto avanti e indietro.
Oltre la vetrina le ombre della sera avevano invaso tutta la strada. Non pioveva più: il temporale era passato.



Ultima modifica di gemma vitali il Mer Gen 13, 2021 4:31 pm - modificato 1 volta.

2Temporale da "Un giallo per L'autunno" Empty Re: Temporale da "Un giallo per L'autunno" Mer Gen 13, 2021 12:44 pm

Petunia

Petunia
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi
Un bel noir molto curato. Hai descritto bene lo stato d’animo dell’omicida/marito . Le ansie, quel sentirsi invisibile. C’è anche una fotografia dello stato in cui versano molti rapporti di coppia, dove l’assenza di comunicazione fa sì che a volte si abbia la sensazione di vivere con persone sconosciute. E, in fondo, non a torto. Ci hai offerto solo il punto di vista del marito. Sarebbe interessante capire anche quello della moglie. Magari puoi riprendere la storia e ampliarla fuori dai vincoli del concorso in cui l’hai presentata.
Io nel sacchetto dell’immondizia ci avrei messo dei pezzi della moglie. Magari un braccio con la mano che stringe il telefonino. Il cadavere lo vedrei bene monco, con una bella zoomata sui dettagli.
Complimenti 🤗


______________________________________________________
Divido tutti i lettori in due classi; coloro che leggono per ricordare e coloro che leggono per dimenticare.
(William Lyon Phelps)

A gemma vitali garba questo messaggio

gemma vitali

gemma vitali
Padawan
Padawan
@Petunia ha scritto:Un bel noir molto curato. Hai descritto bene lo stato d’animo dell’omicida/marito . Le ansie, quel sentirsi invisibile. C’è anche una fotografia dello stato in cui versano molti rapporti di coppia, dove l’assenza di comunicazione fa sì che a volte si abbia la sensazione di vivere con persone sconosciute. E, in fondo, non a torto. Ci hai offerto solo il punto di vista del marito. Sarebbe interessante capire anche quello della moglie. Magari puoi riprendere la storia e ampliarla fuori dai vincoli del concorso in cui l’hai presentata.
Io nel sacchetto dell’immondizia ci avrei messo dei pezzi della moglie. Magari un braccio con la mano che stringe il telefonino. Il cadavere lo vedrei bene monco, con una bella zoomata sui dettagli.
Complimenti 🤗
Grazie Pet, pensa che questo racconto nasce dal primo 100x100 di sps, in cento parole raccontavo questa storia e aveva lo stesso titolo. Poi col tempo il racconto è cresciuto e anch'io sono diventata meno avara di parola, chissà che un giorno non segua il tuo consiglio di approfondire la descrizione della moglie che appare un po' sullo sfondo.
grazie di  I love you

Ospite


Ospite
Racconto perfetto, la scazzottata che ogni tanto ti fai con i tempi verbali è praticamente innocua, vista la tua delicatezza.
Un abbraccio.

gemma vitali

gemma vitali
Padawan
Padawan
tommybean ha scritto:Racconto perfetto, la scazzottata che ogni tanto ti fai con i tempi verbali è praticamente innocua, vista la tua delicatezza.
Un abbraccio.
Vero tom, avevo scritto inizialmente al presente poi ho cambiato e qualcosa è sfuggito. Grazie, un abbraccio. cheers

Resdei

Resdei
Padawan
Padawan
ciao, Gemma

ho letto con piacere, il tuo Temporale.
sembra quasi un testo teatrale, (quanto mi manca il teatro, in questo periodo!) con entrata e uscita dalla scena dei vari personaggi.
tutto si incastra bene.
un testo che, volendo, promette ulteriori sviluppi e approfondimenti
brava

A gemma vitali garba questo messaggio

gemma vitali

gemma vitali
Padawan
Padawan
@Resdei ha scritto:ciao, Gemma

ho letto con piacere, il tuo Temporale.
sembra quasi un testo teatrale, (quanto mi manca il teatro, in questo periodo!) con entrata e uscita dalla scena dei vari personaggi.
tutto si incastra bene.
un testo che, volendo, promette ulteriori sviluppi e approfondimenti
brava
Anche a me manca molto il teatro, i miei testi dialettali recitati con entusiasmo, i visi sorridenti della gente. Ora si potrebbero fare solo tristi monologhi, vista la situazione attuale e io non ho più la spinta spensierata di una volta tutto è in forse.  Sad

Ospite


Ospite
Riletto. 

Il telefono usato come un medicinale per alleviare la solitudine, moltiplica il rischio di far deragliare la coppia.

Contenuto sponsorizzato


Torna in alto  Messaggio [Pagina 1 di 1]

Permessi in questa sezione del forum:
Non puoi rispondere agli argomenti in questo forum.