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Messaggio Da paluca66 Gio Mag 06, 2021 10:28 pm

Carissima Emanuela,
in questi giorni di isolamento, qui nella villa di Mariano Comense, lontano da tutto e da tutti, dai miei bambini lasciati in Africa, senza poter vedere mia moglie e mia figlia, mi ritrovo a pensarti con insistenza e una dolcezza infinita.
Ci sono momenti in cui mi prende lo sconforto - lo so non dovrei - ma è così.
Però è proprio in quei momenti che ti sento più che mai vicina, presente con una forza vivida che mi fa male e mi fa bene allo stesso tempo.
Da quanti anni non mi capitava di dovermi fermare!
Nella mia vita ho sempre rincorso qualcosa da fare, qualcosa che impegnasse allo sfinimento le mie giornate ed evitasse al dolore di trovare lo spazio per insinuarsi nella mia mente, nel mio cuore.
Il dolore che la sera di quel 3 settembre di trentadue anni fa ha rischiato di annientarmi.
Ma ora la vita – o vogliamo chiamarlo destino? – sotto forma di un piccolissimo terribile virus mi ha costretto a fermarmi e lo ha fatto nel modo più crudele, strappandomi dalla mia missione in Sierra Leone e impedendomi di trovare conforto nella mia famiglia.
La diga ha ceduto, di schianto!
E il dolore ha trovato via libera per tornare a ricordarmi che, sotto lo strato di coperte con cui ho cercato di nasconderlo, di soffocarlo, c’è sempre stato.
Però non è più un dolore cieco, folle come quella sera, il dolore che mi aveva congelato il cuore, mi aveva fatto gridare per la prima volta contro quel Dio in cui avevo sempre creduto! Quel Dio in cui ho ricominciato a credere dal giorno dopo, altrimenti la mia vita, la tua vita, non avrebbero avuto alcun significato.
 
Quella sera…
Lo squillo del telefono e dopo qualche minuto l’urlo disumano di mamma.
Io e papà siamo corsi entrando contemporaneamente nella loro camera, la mamma era seduta sul letto, la cornetta del telefono ancora stretta tra le mani, lo sguardo fisso, perso nel vuoto.
Ho capito immediatamente, non c’è stato bisogno di chiedere, il sangue mi si è gelato nelle vene e ho sentito le ginocchia che cedevano… ho fatto appena in tempo ad appoggiarmi al letto.
In questi giorni rivivo in continuazione quel momento… e piango, piango tantissimo Emanuela cara, come quella sera non sono riuscito a fare.
Lo sai che non ho più trovato la forza di entrare nella camera da letto di mamma e papà?
Sì, proprio la camera che aveva sempre rappresentato per noi due un luogo sicuro, dove trovare rifugio dalle nostre paure, dalle nostre inadeguatezze.
Ricordi Emanuela quando facevamo un brutto sogno da bambini e correvamo a rifugiarci nel lettone con mamma e papà?
Ricordi quando, per seguire le orme di mamma, hai deciso di lasciare l’Università per prendere il diploma di infermiera volontaria della Croce Rossa?
Ci hai radunato tutti nella camera di mamma e papà e con voce rotta dall’emozione ci hai comunicato quello che avevi già deciso: come mi sono sentito orgoglioso di te in quel momento!
E mamma e papà hanno capito.
Chissà quanta sofferenza stavi loro provocando con quelle parole, eppure non hanno detto nulla ma hanno accolto te e la tua decisione tra le loro braccia, sul loro lettone.
Sì, tesoro mio, quando penso alla camera da letto di mamma e papà, la penso come un luogo di pace e di amore, di accoglienza e di consolazione ma io da trentadue anni non ci metto più piede.
 
Non ho la tua forza, Emanuela cara, la tua determinazione!
La determinazione con cui hai perseguito e raggiunto l’obiettivo di unire il tuo amore per i cavalli al lavoro di infermiera con i bambini disabili.
Il centro di ippoterapia che hai creato nella caserma a Milano esiste ancora e porta il tuo nome; come è giusto che sia visto che proprio tu, lavorando con i bambini, avevi capito prima di molti altri i benefici che i disabili e gli autistici avrebbero ricevuto da questi splendidi animali.
Ti ho seguita ammirato e, perché no, anche un po’ invidioso - oggi posso confessartelo - in questa tua battaglia vittoriosa; e sì, ho fatto il tifo per te! Perché anche se non capivo ancora bene tutti i benèfici effetti di questa pratica, mi era sufficiente vedere quanto tu ci credevi e quanto di te stessa ci investivi per essere certo che non poteva essere solo un tuo capriccio.
 
Sta piovendo Emanuela, il cielo è grigio e l’acqua viene giù a secchiate, piange come il mio cuore, i miei occhi gonfi come le nuvole che nere e compatte sembrano non lasciare alcuna speranza.
So che, se non domani, tra qualche giorno tornerà il sole, non può piovere per sempre; solo tu non torni, non puoi più tornare.
Tu che mi hai insegnato cosa significa amore, cosa vuol dire amare.
Amare qualcuno fino a donare sé stessi, fino al sacrificio supremo: l’amore per il tuo Carlo Alberto!
L’ho visto nascere, Emanuela, il vostro amore: ricordo esattamente la sera in cui lo invitasti per la prima volta a casa nostra, era il compleanno di mamma.
Vi davate ancora del lei, eravate due sconosciuti che stavano imparando a conoscersi.
A un certo punto lui fece un complimento a mamma e papà per lo splendido giardino della nostra casa in centro.
Il giardino, l’orgoglio di papà! Aveva voluto quella casa proprio per il suo immenso giardino in cui lui poteva dar libero sfogo alla sua passione per le piante tropicali.
Tu hai preso la palla al balzo proponendo di farglielo visitare con un entusiasmo che ci ha colti di sorpresa.
Ricordo che dopo un po’ sono venuto a cercarvi per fare il brindisi di auguri alla mamma e vi ho scorti dietro alle grandi foglie di un banano… vi ho osservati da lontano e ho intuito che tra voi stava nascendo qualcosa di importante nonostante la sua ritrosia di fresco vedovo e la tua timidezza di fronte a una personalità del suo calibro.
Galeotto fu il giardino! potrei dire parafrasando il Sommo Poeta…
È diventato il vostro rifugio segreto in cui coltivare con discrezione quel sentimento così bello, così vero che alla luce del sole avrebbe fatto parlare troppo, considerata la vostra differenza di età.
Anche mamma e papà non ne volevano sentire parlare e ricordo il fermo rifiuto di quella sera quando Carlo Alberto, senza più armi di difesa di fronte all’amore che avevi fatto crescere in lui, si è presentato, infine, in salotto a chiedere la tua mano: “e io lo sposo lo stesso” hai detto sedendoti sulle sue ginocchia e guardando fisso mamma e papà negli occhi.
Lo hai sposato in una piccola località del Trentino, lontano dal clamore e dalla folla che in quei giorni aveva occhi e cuore solo per Paolo Rossi e per i suoi gol.
 
Perché il vostro era un amore vero, puro, profondo che rifuggiva dalla notorietà per rifugiarsi dentro i vostri cuori.
Perché nei vostri cuori c’era sovrabbondanza di tutto il bene che avevate da donare e avete donato fino all’ultimo respiro.
L’ultimo respiro che vi ha colti abbracciati in un’anonima via di Palermo, nello stretto abitacolo della tua auto crivellata dai colpi.
Un abbraccio, il più splendido gesto di amore, come ultimo tentativo di protezione dalla cattiveria di un piccolo e gretto mondo di uomini chiusi e malvagi.
Uomini che non hanno saputo trovare nei loro cuori nemmeno una minima parte di quell’amore così bello di cui tu Emanuela sei stata una delle massime espressioni umane sulla Terra.
 
Ancora pochi giorni e poi anche l’Ebola sarà per me solo un brutto ricordo; potrò tornare da mia moglie, da mia figlia che ogni giorno si reca nella scuola che, come tante altre in Italia, porta il tuo nome; potrò tornare alle missioni cui cerco di portare una piccola parte di quell’amore che mi hai insegnato e di cui mi sento soltanto un piccolo e indegno messaggero.
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Messaggio Da Achillu Gio Mag 06, 2021 10:51 pm

Ciao Paluca.

Bella lettera.

Mi sento di dire che andrebbe sfrondata un po' da qualche parte ma non saprei dirti esattamente dove. Magari evitando (tra le altre cose) "parafrasando il sommo poeta". Non credo che i giri di parole possano funzionare.

Confermo che la scelta degli episodi narrati è centrata. Bella l'idea che la solitudine dovuta alla quarantena per l'ebola abbia scatenato i ricordi come una diga che crolla.

In effetti, questo racconto ha più senso rispetto a quello in gara.

Grazie e alla prossima.

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Messaggio Da Petunia Gio Mag 06, 2021 11:02 pm

Eh cavolo, Pal. Questa è tutta un’altra storia. C’è dolcezza, c’è amore e lo sento. Il fatto che la lettera sia stata scritta tanti anni dopo giustifica la “pacatezza”, il dolore vivo,  ma elaborato. 
Il tutto ė credibile e commovente. Bravo  @paluca66 . Grazie 💖

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Messaggio Da Danilo Nucci Ven Mag 07, 2021 8:52 am

Il problema dei paletti emerge nettamente dal confronto fra le due versioni. Questa scivola via più armonica, più equilibrata e soprattutto trasmette molto di più al lettore. La costrizione entro limiti prefissati è divertente, costringe a fare uno sforzo di immaginazione e di fantasia ma inevitabilmente la qualità ne risente. Il brano così è indubbiamente più bello.
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Messaggio Da Susanna Ven Mag 07, 2021 12:35 pm

Questa versione mi sarebbe piaciuta di più. Molto di più. Mi ha trasmesso maggiormente il senso del tempo che è passato, ammorbidendo i ricordi, e che ha aiutato lo scrivente a convivere con il dolore e la mancanza di una sorella molto amata.
Questo racconto avrebbe avuto un posto nella mia cinquina.

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Messaggio Da paluca66 Ven Mag 07, 2021 10:33 pm

@Achillu @Petunia @Danilo Nucci @Susanna innanzitutto grazie del passaggio.
Ho letto che anche Petunia aveva sbagliato i paletti nella prima versione del suo racconto eppure è stata in grado di correggerlo e questo perché ha avuto il tempo necessario per farlo (oltre a essere più brava di me a scrivere, naturalmente).
Credo che oltre ad avere capito (dopo due step!) che è importante ambientare la storia esattamente dove viene richiesto, ho imparato che è meglio prendersi qualche giorno di più tra la consegna del racconto e il termine ultimo per farlo...
La versione originale qui sopra mi è piaciuta molto quando l'ho scritta e quando l'ho letta e sapevo che intervenendoci l'avrei "rovinata" ma dopo aver mancato il primo step ci tenevo tanto a entrare in questo e così ci ho messo mano.

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Messaggio Da vivonic Sab Mag 08, 2021 4:34 pm

E questo è esattamente il motivo per cui ti ho chiesto di pubblicare la prima versione.
Sarebbe stato un peccato non dare visibilità al testo così come ti era uscito.
Poi le sfide sono belle, ma non è un quadro che una volta che l'hai dipinto sei costretto a tenertelo così com'è: la fortuna di usare le parole è proprio quella che si possono cambiare mille volte, come si vuole, e ogni volta viene fuori una storia diversa Smile

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Un giorno tornerò, e avrò le idee più chiare.
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Messaggio Da Achillu Sab Mag 08, 2021 4:43 pm

Munch dipinse almeno quattro versioni diverse de L'urlo. Giusto per fare un esempio.

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Messaggio Da digitoergosum Sab Mag 08, 2021 5:58 pm

Ciao Paluca. Ricordo bene cosa scrissi sul tuo racconto allo step. Ti ringraziai per aver scelto questa "storia", una storia diversa dai mondiali di calcio. Eppure non riuscì il tuo racconto a convincermi. Questo, giunto in fondo, mi ha commosso, ha colpito. Ha ancora un difetto, dà troppe informazioni. E visto che il problema delle troppe informazioni lo conosco bene, e vedo la pagliuzza nel tuo occhio e la trave nel mio, essendo io irrecuperabile almeno tu provvedi finché sei in tempo. Ma questo racconto è "il racconto". Grazie.
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Messaggio Da paluca66 Dom Mag 09, 2021 3:07 pm

digitoergosum ha scritto:Ciao Paluca. Ricordo bene cosa scrissi sul tuo racconto allo step. Ti ringraziai per aver scelto questa "storia", una storia diversa dai mondiali di calcio. Eppure non riuscì il tuo racconto a convincermi. Questo, giunto in fondo, mi ha commosso, ha colpito. Ha ancora un difetto, dà troppe informazioni. E visto che il problema delle troppe informazioni lo conosco bene, e vedo la pagliuzza nel tuo occhio e la trave nel mio, essendo io irrecuperabile almeno tu provvedi finché sei in tempo. Ma questo racconto è "il racconto". Grazie.
@digitoergosum anche l'eccesso di informazioni è dovuto al cercare di rientrare in un certo tipo di racconto e di paletti  richiesti.
E' chiaro che lo scrivere racconti partecipando a questo tipo di concorsi un po' ti limita ma per me che sono all'inizio di quello che potrei definire "scrivere con regolarità" e che il tempo da dedicare alla scrittura è davvero molto poco, DT e i suoi concorsi sono uno stimolo fondamentale.
Mettiamola così: senza i paletti probabilmente avrei potuto scrivere un racconto ancora migliore, ma senza lo stimolo di DTRooms probabilmente una storia così non mi sarebbe mai venuto in mente di scriverla.
Un grazie di cuore anche a te per essere passato e per le belle parole.
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Messaggio Da mirella Dom Mag 09, 2021 4:42 pm

Anch'io preferisco questa versione.perché in primo piano è il dolore di una perdita. Passano gli anni, il dolore rimane. E poco importa che si tratti di un personaggio famoso, morto in un attentato terroristico.
Qui c'è un uomo che si rivolge alla sorella che non c'è più, ma è rimasta nel suo cuore e nei suoi iricordi. Niente retorica, niente funerali di stato e niente discorsi celebrativi del Cardinale, solo i ricordi più intimi.

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