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Avrei convocato Pruzzo

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1Avrei convocato Pruzzo - Pagina 2 Empty Avrei convocato Pruzzo Mer Apr 07, 2021 8:59 pm

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Admin
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Promemoria primo messaggio :

Accidenti a me. Accidenti a quella volta che ho accettato questo stramaledetto lavoro.
Eppure, mi era sembrata un’ottima occasione.
Anzi quando avevo visto l’annuncio nella bacheca della scuola mi era sembrato quasi impossibile.
Era tutto perfetto. Un lavoretto facile facile. Due mesi tra le otto di sera e le otto del mattino più qualche pomeriggio extra su richiesta, a casa di un paziente molto tranquillo.
Nell’annuncio si diceva che non serviva avere esperienza. Ottimo per un infermiere appena diplomato come ero io.
Se mi avessero preso sarei andato in spiaggia di giorno, avrei dormito a casa del paziente, e avrei anche guadagnato i soldi per pagarmi le vacanze con Luisa a fine agosto prima di cominciare a lavorare in ospedale.
Avevo chiamato subito. Mi aveva risposto la figlia. Avevamo fissato un appuntamento per il giorno successivo, nel primo pomeriggio, a casa del paziente.
Quando avevo visto l’abitazione non avevo creduto ai miei occhi. Una villa, con un giardino stupendo, a pochi passi dal centro.
Io non la conoscevo proprio questa parte della città. Non avevo idea che potessero esserci delle case così belle.
La targa sul campanello diceva Architetto Tancredi Brizzi della Rocca.
No, commissario, non lo sapevo che era una persona famosa e importante. Ho cominciato a sospettarlo quando la governante mi ha fatto accomodare in soggiorno. Mentre aspettavo ho dato un’occhiata alle pareti.
C’erano foto della stessa persona con una serie di personaggi che dovevano essere famosi. Almeno qualcuno. Sa, commissario, io non sono molto informato, ma sono quasi sicuro che una delle persone fosse quella antipatica della suocera di Lady D. Detto tra noi, commissario, io non capisco perché quella ragazza abbia deciso di sposarsi con quel Carlo. Una volta ne ho parlato anche con Luisa e lei mi ha detto che non capisco nulla, che non capisco le favole, la poesia. Ma quale poesia? Commissario? Quale?
Sì. Mi scusi. Devo smetterla di divagare.
Allora, cosa le stavo dicendo?
Ah, sì. Mentre cercavo di capire chi fossero le altre persone fotografate è arrivata la signora Ginevra, la figlia del paziente. Che bella donna, commissario, bella e affascinante. E molto risoluta. Appena mi ha visto mi ha detto che ero proprio la persona che stava cercando, mi ha assunto, mi ha detto quanto mi avrebbe pagato, tra l’altro molto più di quanto mi aspettassi, e subito dopo se ne è andata dicendo che il suo autista l’aspettava per portarla in Costa Azzurra dove avrebbe passato tutti i mesi estivi e che per qualsiasi problema avrei dovuto parlare con Laura, la signora che era arrivata insieme a lei e che poi ho scoperto essere l’infermiera che si prendeva cura del signor Tancredi durante il giorno.
La signora Laura mi ha mostrato la stanza dove avrei potuto riposare e poi mi ha riassunto brevemente la situazione.
Il signor Tancredi, che dovevo sempre ricordarmi di chiamare signor Architetto, non usciva quasi mai dalla sua camera se non per andare in giardino ad ammirare i fiori di loto che era riuscito con tanta fatica a far crescere nel laghetto che aveva fatto costruire. Fisicamente il signor Architetto stava bene ma il problema era soprattutto nella sua mente che, dopo la morte della moglie avvenuta quasi un anno prima, passava da lunghi periodi di calma e tranquillità durante i quali il signor Architetto dormiva o ascoltava dischi di musica classica a brevi momenti di completa incoerenza durante i quali cominciava a vaneggiare. Fortunatamente per me questi momenti avvenivano sempre e solo di giorno e se ne sarebbe occupata la signora Laura. Durante il mio orario di “lavoro” dovevo, quindi, solo assicurarmi che il signor Architetto prendesse una pastiglia per la pressione dalla scatoletta blu e una per il colesterolo dalla scatoletta rossa. Per il resto il mio compito per quei due mesi era solo quello di non farlo agitare e di assecondarlo nelle sue richieste.  
Tutto sin troppo facile, vero signor Commissario?
E, in effetti, durante le prime settimane è stato proprio così. Le giornate passavano tutte uguali. Alla mattina andavo al mare, poi alle venti precise mi presentavo dal signor Architetto che solitamente era in giardino a guardare quegli strani fiori. Lo accompagnavo in casa, ascoltavo con lui qualche disco di musica classica e alle nove il signor Architetto andava a dormire nella sua bella camera, lasciandomi la casa tutta per me.
Signor Commissario a lei posso dirlo. Avrei pagato io per stare dove stavo. Io non ho mai avuto una camera bella come quella che mi avevano assegnato. Non ho mai vissuto in una casa così grande. Non ho mai avuto un giardino. Non ho mai avuto l’aria condizionata. Perciò quando la scorsa settimana la signora Laura mi ha chiesto se avrei potuto coprirla e fare anche il suo turno per un paio di giorni le ho detto di sì.
Perché non avrei dovuto? Il signor Architetto era sempre stato tranquillo e, anzi, stava cominciando a trattarmi come il figlio che non aveva mai avuto chiamandomi Manfredi e dandomi una paghetta extra per le mie spese.
La signora Laura, poi, aveva un motivo più che valido. Il concerto dei Rolling Stones. Quel concerto che io non avevo potuto permettermi. Avevo accettato facendomi promettere che mi avrebbe portato almeno una maglietta o una fascia per i capelli. Sì commissario quella con la lingua. Non crede anche lei che sia bella? Sì, mi scusi. Sto divagando di nuovo.
Una sola cosa non avevo considerato. Solo una.
Paolo Rossi. Accidenti a lui.
Come potevo immaginare che il giorno dopo si sarebbe svegliato? Che avrebbe fatto tre gol? Che avremmo eliminato il Brasile? Al terzo gol ne sono sicuro Paolo Rossi mi ha guardato e, glielo giuro, me lo ha detto. “E tu avresti convocato Pruzzo, prova a dire di no, provaci Andrea!”.
Quando poi Zoff ha parato quel colpo di testa sulla linea ho capito che c’era stata la svolta, che saremmo andati dritti dritti in finale. La finale dei Mondiali di calcio! Si rende conto Commissario? Dopo quasi cinquant’anni? E io potevo essere testimone di quel momento. Vedere la partita insieme agli amici con cui l’avevo vista al bar Centrale. Squadra che vince non si cambia, no?
C’era solo un problema. La finale sarebbe stata alle 20 e nella stessa data del concerto.
Commissario lei non ci crederà ma contro la Polonia ho tifato contro l’Italia.
La semifinale, tra l’altro, non l’ho neppure vista. Quel giorno la signora Ginevra mi ha chiamato a casa per chiedermi se gentilmente potevo andare dal medico del signor Architetto a ritirare alcuni esami molto importanti. Io non ho potuto rifiutare e ho passato tutto il pomeriggio nell’anticamera dal medico insieme a decine di pensionate andando di nascosto in bagno ad ascoltare gli aggiornamenti.
Quella sera stessa ho provato a chiedere a Laura se avrebbe potuto rientrare subito dopo il concerto perché avevo un impegno improrogabile.
Lei ha capito subito quale era l’impegno e mi ha risposto che non avrebbe mai e poi mai rinunciato alla partita. Già le aveva perse tutte e aveva ascoltato solo le ultime di nascosto con una radiolina mentre il signor Architetto era in camera sua.
 
Sì, perché signor Commissario, in casa Brizzi della Rocca non esiste alcuna televisione. Il signor Architetto non ha mai voluto averla. “È solo uno stupido strumento per asservire il popolo, per non farlo pensare caro Manfredi. Noi siamo superiori a tutto questo, vero?” così mi aveva detto un giorno quando glielo avevo chiesto.
Da quella sera ho cominciato a pensare a una qualsiasi possibile soluzione. Ho chiamato tutte le mie compagne della scuola per infermieri. Nessuna era libera. Nessuna avrebbe rinunciato alla partita.
Ho provato a chiamare Luisa per un consiglio. Era troppo impegnata a cucire la bandiera per riuscire a darmi un’idea sensata.
E allora stamattina quando mi sono svegliato nella mia meravigliosa camera da letto, baciato dai raggi del sole ho pensato a un piano infallibile, a prova di bomba.
Avrei fatto stancare il signor Architetto così tanto che sarebbe crollato, o l’avrei fatto crollare, prima delle venti. Sarei uscito, sarei andato a vedere la partita e sarei tornato dopo poche ore. Il signor Architetto non si sarebbe accorto di nulla.
Solo una cosa non avevo considerato. Una.
L’anniversario. Sì, l’anniversario della morte della signora Virginia Beatrice Della Roggia di Fregrenza compianta compagna di vita del signor Architetto nonché esimia studiosa di egittologia.
Quando sono entrato in soggiorno la governante mi ha avvisato subito che sarebbe stata una giornata difficile.
Non che ce ne fosse stato bisogno. Il signor Architetto era già sveglio e dalla camera si sentivano i suoi pianti e le sue urla di disperazione.
Io non mi sono perso d’animo. Assolutamente no.
Sono di origine friulana come Bearzot. Se credo in una cosa vado fino in fondo. Avevo un piano. Dovevo rispettarlo.
Ma come calmare il signor Architetto? Come stancarlo?
Mentre stavo per andare verso la camera del signor Architetto l’occhio mi è caduto sulla libreria. I raggi del sole puntavano proprio su un volume che non avevo mai notato: “Tito e Alessandria d’Egitto. Prospettive d’indagine alla luce della documentazione papirologica”.
Signor Commissario io un libro del genere non lo userei neppure per tenere fermo un tavolino, anche perché è troppo grosso. Grosso, ma scritto dalla compianta signora Della Roggia di Fregrenza.
E in quel momento mi è venuta un’idea. Ho preso il libro e sono andato dal signor Architetto dicendogli “Signor Architetto, papà, vuoi che leggiamo insieme il libro della mamma? Non sarebbe bello ricordarla così rileggendo le sue nobili parole?”
Il signor architetto mi ha guardato e, grazie al cielo, “Sì, Manfredi” mi ha risposto “ma leggimelo tu per favore, i miei occhi son troppo pieni di lacrime e sale per poter concentrarmi sulle immortali parole della mamma. Preferisco sentirle da te, dalla tua voce così simile alla sua”.
Io, allora ho cominciato a leggere e più leggevo più mi ricredevo.
Quel libro, signor Commissario, non solo sarebbe inutile per sistemare un tavolino ma è anche la cosa più noiosa che abbia mai letto in vita mia.
Non che io legga tanto. Oltre ai libri per diventare infermiere leggo solo “Lanciostory”, “Tex”, e la “Gazzetta” rigorosamente al bar.
Però una serie così noiosa di citazioni di riferimenti ad altri libri più un lunghissimo elenco delle opere che presumibilmente erano presenti nella biblioteca di Alessandria non l’avevo mai letta in vita mia.
Aria fritta. Solo aria fritta.
Il signor Architetto, invece, non era dello stesso parere e pendeva dalle mie labbra.
Dopo un paio d’ore, per mia fortuna, è arrivata la governante per rifare la camera.
Ho sperato di poter smettere di leggere e invece il signor Architetto
“Manfredi, andiamo in giardino, così potremo continuare davanti ai fiori di loto che piacevano tanto alla mamma. Anzi porta anche il secondo volume che ho qui dentro il cassetto del comodino. Ti assicuro che è ancora più avvincente.
E così è stato. Siamo andati in giardino, la governante ci ha portato un panino e qualcosa da bere e io ho continuato a leggere.
Alle quindici anche la governata si è congedata dicendo che la cena era pronta in frigo e che, purtroppo, doveva assolutamente assentarsi.
“Povera Aurora, il cane con la febbre proprio oggi” ha detto il signor Architetto “per fortuna tu Manfredi stai sempre bene”.
Sì, la febbre ho pensato io, a vedersi la partita andava, come tutti in Italia, come tutti in Europa, come tutti nel mondo
E io? Io no. Bloccato a leggere un libro sugli egizi. Che poi cosa avranno fatto mai gli egizi? Tirato su due piramidi?
Alle cinque del pomeriggio non ce l’ho più fatta. Dopo aver letto un interessante riassunto della dinastia Flavia e una accurata biografia di Vespasiano, mi son fatto coraggio e  
“Signor Architetto deve prendere le medicine” gli ho detto “e che ne dice se torniamo in casa? Adesso non siamo più riparati dall’ombra. Possiamo continuare dentro, magari al fresco dell’aria condizionata della sua camera?”.
Al suo assenso, son riuscito a malapena a trattenere un urlo di gioia.
Non mi restava altro che farlo accomodare a letto, dargli una delle pastiglie nella scatola color pervinca e poi andarmene per quattro-cinque orette.
Sì, perché la signora Laura mi aveva detto che c’era anche questa terza scatola, da usare solo per le emergenze.
E questa era un’emergenza! Non potevo passare la serata a leggere la vita di Tito mentre Paolo Rossi segnava. Perché avrebbe segnato ancora, ne ero sicuro. Alla faccia mia e a quella di Pruzzo.
Allora siamo entrati in casa, il signor Architetto si è accomodato e io sono andato a prendere la pillola.
Dopo pochi minuti, il signor architetto si è addormentato e io mi sono alzato.
Era fatta! Potevo andare al bar. Mi aspettavano tutti, anche Luisa che mi aveva promesso che se avessimo vinto allora avremmo fatto quello che mi stava promettendo da mesi e che…
Sì, scusi, non devo divagare.
Insomma, mi stavo alzando quando il signor Architetto si è svegliato e ha cominciato a dire delle cose senza senso.
Del tipo?
Ad esempio, che era tempo che Francois vedesse il suo progetto.
Io ho provato a capire di che progetto parlasse, ma il signor Architetto ha ricominciato a parlare di egizi e di una piramide in vetro da mettere davanti a un museo. Ma le sembra normale? A me no! Ho cominciato seriamente a preoccuparmi.  Il signor Architetto non aveva mai dato segni di squilibrio così forti e in quel momento mi sembrava di ascoltare i racconti di mia zia, di quando si faceva delle peggiori sostanze per accrescere le sue percezioni.
E allora ho capito cosa avevo fatto.
I sonniferi non erano nella scatola pervinca. Erano in quella vinaccia. In quella pervinca c’era qualcosa che non andava assolutamente usato. Così aveva detto la signora Laura. Maledizione a me e alla mia memoria!
E mentre lo capivo e mi chiedevo cosa mai ci potesse essere stato nella scatola pervinca mi son ritrovato così!
Legato al letto.
No, dannazione, non lo so come mai il signor architetto avesse delle manette nel comodino. Forse piaceva alla signora Virginia Beatrice. Cosa vuole che ne sappia io?
Riesce a liberarmi? Quanto dobbiamo aspettare ancora?
In che senso il fabbro arriverà fra qualche ora? Io ho passato tutta la notte così!  Mi dia almeno un pappagallo, una bottiglia, qualcosa. Non ce la faccio più.
Va bene. Resisterò. Però non c’è bisogno di trattarmi così.
Cosa vuol dire con cosa è successo poi?
È successo che il signor Architetto si è vestito di tutto punto e con il plastico di una piramide sottobraccio se ne è andato dicendomi “Manfredi non fare i capricci come al solito”.  Io son crollato addormentato, quasi avessi preso i sonniferi della scatola.
E poi è arrivato lei, signor agente.
Ora che le è ho detto tutto, mi può dire come sta il signor Architetto?
Ha fatto del male a qualcuno? Si è fatto del male lui?
Avete già avvertito anche sua figlia? Perché lo so che sta solo aspettando un pretesto per rinchiuderlo in una casa di riposo e vendere questa villa. Sì, me lo ha detto la signora Laura.
E io non voglio che questo accada. Non per colpa mia. Per colpa della mia negligenza. Per una pastiglia sbagliata.
Come perché?
Perché in fondo io mi sono affezionato al signor Architetto.
È come il nonno che non ho mai conosciuto.
E non voglio che gli succeda nulla di male.
Sì, lo so che è tardi per capirlo ora.
Ma è veramente così tardi?
Per favore mi dica che è andato tutto bene.
Ma perché sta ridendo?
Cosa c’è di così divertente?
Perché sta aprendo la porta dello studio? Il signor Architetto me l’ha sempre espressamente vietato.
No, non lo faccia!
Ma…
Signor Architetto! Signora governante!  Cosa ci fate lì?
E cosa è quella confusione? Cosa sono quelle bottiglie di vino?
E quella? Una televisione?
E perché indossate il tricolore? Perché?
 
Sì, signor giudice, questo è quello che è accaduto prima di quello che le ha già riferito accuratamente il signor agente, o meglio, mi scusi, il fidanzato della signora governante.
 Son futili motivi, lo capisco bene.
Ma quando il signor Architetto mi ha detto “Visto che non vedendo anche tu la partita abbiamo vinto? Dovevamo fare così. Squadra che vince non si cambia. Non potevi vederla con noi, altrimenti non ce l’avremmo mai fatta. E quando mai rivinceremo un mondiale? Sei contento Manfredi?” Allora, signor giudice, non so cosa mi sia successo.
Chiedo ancora scusa a tutti. Posso solo ribadire che sono pentito di quanto ho fatto
Mi rimetto alla sua clemenza signor giudice.
Non mi rovini, la supplico.
 
 
 
 
 
 
 
 


26Avrei convocato Pruzzo - Pagina 2 Empty Re: Avrei convocato Pruzzo Lun Apr 26, 2021 6:11 pm

Arunachala

Arunachala
Admin
Admin
mix tra monologo e umorismo, forse volevi questo.
non lo trovo riuscito, come esperimento, perdonami.
alla fine è stato ammesso perché una vena umoristica c'è, ma la prima parte pare un monologo mal riuscito.
forse hai cambiato idea in corso d'opera, o forse non ho capito niente io, e ci sta.
in ogni caso rivedrei un poco la punteggiatura. non ci sono grossi errori, ma una revisione verrebbe utile comunque.
discrete le descrizioni, anche se non mi colpiscono più di tanto.


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27Avrei convocato Pruzzo - Pagina 2 Empty Re: Avrei convocato Pruzzo Lun Apr 26, 2021 7:44 pm

Resdei

Resdei
Padawan
Padawan
Ciao.  
Simpatico monologo ma per me entra di striscio nel genere umoristico e forse non era neppure questo il tuo intento.
Il protagonista è una “macchietta”, un personaggio, come si dice, quindi è ben caratterizzato, un ingenuo che spera di fare il colpaccio, un furbetto, insomma, ma che, a sua volta, rimane fregato (così pare).
Ma il racconto non fa ridere, ma non importa.
Scorre leggero, scritto da mano esperta, che inciampa però quando la punteggiatura scarseggia e si rende complicata la comprensione della frase. 
Alcuni periodi sono troppo lunghi, anche se forse rappresentano i pensieri del protagonista che rotolano liberi.
Come ho letto in qualche commento precedente non si capisce come Andrea commetta il misfatto, forse dopo, appena finita la partita, allora perché lo trovano ammanettato?
Il titolo ci sta. Di quel periodo ricordo questa frase come un tormentone, tutti erano più bravi di Bearzot!
comunque sia, è una buona prova. 

28Avrei convocato Pruzzo - Pagina 2 Empty Re: Avrei convocato Pruzzo Ven Apr 30, 2021 6:14 pm

FedericoChiesa

FedericoChiesa
Younglings
Younglings
La scrittura mi è piaciuta: lineare, umoristica, con i tempi giusti.
Il finale e qualche altro punto andrebbero messi a punto per aiutare il lettore a trarre le giuste conclusioni.
Ma la cosa che principale è che mi sono completamente immedesimato nel personaggio. Ho visto, o quasi, la finale in camper con i miei genitori, su una televisione in bianco e nero formato francobollo.
Come non bastasse, mio padre ha approfittato per viaggiare in quelle ore: "Così non troviamo traffico!" aveva detto, costringendomi a orientare l'antenna ad ogni curva. Ed alla fine, allo scoccare del 90°, la gente si è riversata per le strade e siamo stati bloccati, o ammanettati, ad un semaforo per tre ore. Almeno potevamo fare pipì.

29Avrei convocato Pruzzo - Pagina 2 Empty Re: Avrei convocato Pruzzo Lun Mag 03, 2021 12:21 pm

Achillu

Achillu
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi
Ciao Aut-

Partiamo dal fatto che all'inizio Andrea si rivolge al commissario mentre alla "quasi fine" si rivolge all'agente. Poi ti è scappato una "la governata" al posto di "la governante".
Il racconto non è un monologo perché si svolge in due momenti separati: uno con l'agente e uno con il giudice. Però ci sarebbe mancato pochissimo per renderlo tale, sarebbe bastato che Andrea parlasse con il commissario per tutto il racconto senza che fosse ancora ammanettato al letto. Questa è solo una considerazione, perché alla fine il racconto è umoristico e non era necessario che fosse anche un monologo. Però, visto che Andrea parla sempre in prima persona, se fosse stato davvero anche un monologo credo proprio che avrebbe letteralmente bucato lo schermo.

Molto bene l'italiano, ho letto tutto d'un fiato e senza mai bloccarmi. A me sono piaciute le sorprese, anche come le hai preparate, centellinate, rendendo la scena sempre più assurda man mano che hai aggiunto particolari. Alla fine mi sono trovato di fronte a una situazione impossibile, ma che sei riuscit- a rendere plausibile. Quindi molto molto bene.
Il racconto non è un monologo ma è umoristico. Il giardino c'è, forse l'elemento più debole ma c'è. L'estate 1982 c'è. La camera da letto c'è. L'infermiere c'è. C'è pure il disegnatore, però non disegna.
Hai perfino voluto dare un riferimento ad Alessandria e a Tito, devo ammettere che è stato un inserimento godibile.

Grazie e alla prossima.


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30Avrei convocato Pruzzo - Pagina 2 Empty Re: Avrei convocato Pruzzo Lun Mag 03, 2021 1:22 pm

Asbottino

Asbottino
Padawan
Padawan
Difficile da inquadrare in modo preciso in uno dei due generi. Forse è una specie di ibrido, un po' confuso negli intenti e nel finale. Ma il suo difetto più evidente è che secondo me è che è lungo, troppo lungo. Ha una scrittura molto rapida e si arriva comunque alla fine senza problemi, ma una volta al fondo resta la sensazione che tante divagazioni, anche se parte del personaggio, distraggano troppo l'attenzione dalla vicenda, vicenda che dovrebbe essere il cuore di tutto e invece è poco chiara. Umorismo molto sottile, appena percepibile, quasi un velo che rende personaggi e storia un po' surreali. Non so, il potenziale c'è, ma bisognerebbe lavorarci sopra con il doppio obiettivo di chiarezza e semplicità. Mano divagazioni, a meno che non diventino un meccanismo comico che strappi decisamente più risate.

31Avrei convocato Pruzzo - Pagina 2 Empty Re: Avrei convocato Pruzzo Lun Mag 03, 2021 3:40 pm

The fallen

The fallen
Viandante
Viandante
Bello, davvero bello, me lo sono bevuto tutto d'un fiato questo racconto. Hai saputo caratterizzare i personaggi in maniera eccellente, persino quelli marginali e questo è un dono. L'atmosfera è resa bene, le passeggiate in giardino, le letture, l'amicizia che nasce fra i due protagonisti, l'ansia da finale, le pillole e poi... non ci ho capito più niente e ho dovuto rileggere il finale più volte, troppe volte, per farmi un'idea di cosa diavolo fosse accaduto e senza sapere cosa in effetti sia successo davvero.
Come se alla fine tu fossi improvvisamente andato di fretta, buttando tutto in vacca e penalizzando la mia valutazione (e capirai che me frega, dirai tu) che comunque non può non tener conto del lavoro nel suo insieme. Bene, ma non perfetto.

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