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Messaggio Da Different Staff Sab Mar 02, 2024 5:21 pm

Il deserto era soddisfatto. Si sentiva carico, fiero delle sue sabbie roventi e delle sue sterminate distese di nulla.
Si sentiva forte ogni giorno di più. Invincibile. Niente poteva fermarlo.
Questa sensazione di potenza lo inebriava.
Esaminò le sue pianure bruciate dal freddo notturno e spaccate dal sole incandescente del giorno. Che sensazione di spazio! Che monotone distese di piacevole niente.
Ma cos’è quella? Un’oasi? Non l’aveva mai notata. Sommerse quella fastidiosa macchiolina verde con una duna.
La regolarità, questo era importante. L’uniformità. L’assenza era la sua gioia.

- Ancora niente?
- Ancora niente. Scaviamo e scaviamo ma non viene fuori nulla.
- Andate ancora più in profondità! Altri 100 metri! – disse il giovane ingegnere capo buttando il casco per terra, infuriato. Il sole lo stava facendo impazzire, insieme a quei tecnici incapaci. Rientrò negli uffici del cantiere, al sicuro nell’aria condizionata.
Guardò ancora le carte. Le prospezioni geosismiche erano chiare. Le stratigrafie non mentivano. Lì ci doveva essere un giacimento enorme. Erano stati investiti milioni per quel cantiere. Gli azionisti pretendevano un risultato. Lui doveva centrare l’obiettivo, altrimenti niente premio a fine anno, e questo era inconcepibile. Lui aveva sempre portato i risultati richiesti. I fondi stavano per finire, se non trovava qualcosa entro tre giorni avrebbero dovuto smontare il cantiere e il fallimento non era accettabile. Lì c’era petrolio e lui lo avrebbe tirato fuori, nonostante quei tecnici incapaci!
Tornò fuori, in quel diavolo di caldo.
- Non scavate abbastanza velocemente! – Urlò all’addetto alla trivellazione.
- Ma ingegnere, se aumentiamo la velocità rischiamo di spaccare la fresa, - rispose il tecnico, grattandosi sotto il caso. - Stiamo incontrando uno strato particolarmente ostico.
- Chi se ne fraga della fresa. Aumentate i giri e la pressione!
- Ma ingegnere…
- Fate come ho detto!
- Come vuole lei ingegnere.

Il deserto volse l’attenzione verso sud. Non gli piaceva farlo. Non amava guardare i propri confini, però aveva voglia di allargarsi ancora. Era proprio un bisogno. Doveva espandersi, conquistare nuovi spazi, omologare nuove terre al suo grande nulla.
E a sud c’era quella maledetta foresta.
Verde, fastidiosamente umida, inconcepibilmente rigogliosa, piena di bestie, piante, marciume. Biodiversità, che parola oscena. L’uniformità è la vera armonia.
Provò a buttare qualche milione di tonnellate di polvere e sabbia su quella cavolo di foresta, ma questa non sembrava curarsene. Anzi, pareva piacerle. Maledetta, doveva trovare un modo per distruggerla. E se non la conquistava, c’era il rischio che fosse lei ad allargarsi, a prendere qualche bordo di deserto e riempirlo di piante e fiumiciattoli.
Il deserto ebbe un brivido di disgusto al pensiero.

- Cos’è stato? – disse l’ingegnere.
- Nulla, solo un piccolo terremoto, - rispose il tecnico. – Un tremito superficiale, nulla più.
- Continuate allora! Su, su!

Il mare intanto era imperturbabile. Si godeva le sue correnti, chiacchierava con i ghiacci, giocava con le nuvole. Che piacevole rilassatezza. Gioiva particolarmente per l’acquetta dolce che gli arrivava dai fiumi delle foreste equatoriali, fresca, così piena di nutrienti, così dolce. Che goduria.

Il deserto volse il suo sguardo al mare. Lo disturbava vedere tutta quell’acqua, tutta quella placidità. Apprezzava comunque l’uniformità monotona delle sue distese. Ma c’erano troppi pesci, e poi nuvole, perturbazioni, piogge che potevano danneggiare la sua splendida e implacabile aridità. Era un temibile rivale, il mare, l’altra superpotenza con cui non poteva vincere. Per questo ne era enormemente infastidito.
Si distrasse guardando quel gruppettino di uomini impegnati a bucare il suo suolo secco. Tanto buffi, tutti presi dalle loro cosine. Che poi manco ce n’era di petrolio lì sotto. Ma non si erano accorti oltretutto che stanno provando a perforare nel modo sbagliato uno strato di granito? Se spingono così, la fresa si surriscalderà e farà saltare tutto in un paio d’ore. Che esserini limitati questi uomini. Eppure… Surriscaldare? La parola gli fece baluginare un lampo di idea.

- Cos’è questa volta? – disse l’ingegnere, turbato da quell’improvviso bagliore nel cielo.
- Non lo sappiamo capo, - rispose il tecnico. – Forse un fulmine.
- Abbiamo un sistema di protezione dalle scariche atmosferiche, giusto?
- Certo!
- Allora continuate! Su!

Il deserto si concentrò: doveva scaldare ancora di più l’atmosfera, ecco cosa doveva fare per conquistare quella maledetta foresta. E un modo c’era: riempire l’aria ancora di più di anidride carbonica. Poteva bruciare la foresta, certo. Avrebbe emesso CO2. Ma se avesse saputo come fare, allora lo avrebbe già fatto. Oppure poteva far ardere più petrolio. Certo! Il petrolio, e quegli omini che lo cercavano. Poteva dargliene quanto ne volevano, e loro lo avrebbero bruciato tutto, riempiendo l’aria di tanti bei gas serra. Che idea, e con poco sforzo.
Deviò verso la trivella nel sottosuolo un grande flusso di olio scuro e denso e con un colpetto frantumò lo strato che stava per rompere gli scalpelli della fresa. Poi stette a guardare, sicuro che comunque qualcosa di buono sarebbe venuto fuori da quella mossa.
Tornò a rilassarsi soddisfatto.

- Ingegnere, ingegnere, abbiamo perforato quel maledetto diaframma, stiamo entrando in una sacca molto promettente!
- Bene, bene. Lo sapevo, lo sapevo, - si disse orgoglioso il capocantiere. Mai sbagliava lui.
- Signore, lo abbiamo trovato! Il petrolio. Ce n’è una quantità incredibile, e di una qualità eccellente!
- Lo sapevo, lo sapevo! – Se non avesse insistito, quegli incompetenti dei tecnici avrebbero mollato tutto prima, invece grazie alla sua competenza e alla sua tenacia ce l’avevano fatta. Si sarebbe goduto tutto il premio di risultato, senza spartirlo con le maestranze che nulla si meritavano.

I tempi del deserto sono bizzarri, pochi istanti possono essere lunghissimi e decenni possono passare in un momento.
Il deserto osservò il cantiere trasformarsi in pochi anni da piccola area di esplorazione in un enorme campo petrolifero, pieno di teste di pozzo, tubazioni, impianti di trattamento, abitazioni, caserme, cimiteri. Il deserto si godeva lo spettacolo e intanto pompava enormi flussi di petrolio sottoterra verso i loro tubi.
L’aria del mondo intero, già piena di gas serra, si scaldava sempre più e lui riusciva a conquistare ogni giorno nuove terre. Che soddisfazione.

La foresta soffriva. Le siccità erano sempre più frequenti e le piogge, quando arrivavano, erano improvvise e terribili. Strappavano alberi e distruggevano versanti. Non riusciva più a combattere contro il deserto che si stava insinuando incontrastato in vaste aree prima rigogliose. Il processo stava accelerando, doveva fare qualcosa. Cosa? Chiese aiuto al mare.

Anche il mare aveva i suoi bei problemi. Prima di tutto era accaldato. Le sue temperature stavano aumentando e le sue amate correnti stavano per cambiare direzione. Tanti dei suoi bei pesciolini stavano scomparendo, trucidati dalle reti e dall’inquinamento. Le barriere coralline soffrivano, la plastica e i rifiuti sporcava tanti posti meravigliosi, l’eccesso di nutrienti che arrivava dalla terra soffocava lunghi tratti di coste con puzzolenti alghe, togliendo l’ossigeno all’acqua.
Insomma, era parecchio incazzato.
Ora, dopo il suo amico ghiaccio, anche la foresta gli chiedeva aiuto. Il problema era che anche lui si sentiva impotente. Aveva provato a lanciare un paio di tsunami in giro, con l’unico risultato di trovarsi enormi quantità di acqua radioattiva riversata nei suoi flutti. Uragani e trombe d’aria, lanciati a gran velocità, distruggevano coste e allagavano città ma senza che la situazione cambiasse. Anzi.

- Direttore, come dicevo, questa è la proposta per catturare il metano e gli altri gas che attualmente bruciamo nelle torce dei pozzi. È una gran soluzione, ridurremo di un po’ le nostre emissioni.
L’ingegnere, che nel frattempo era diventato il direttore di tutto il campo petrolifero, guardava il giovane tecnico da sopra gli occhiali da lettura.
- In quanto tempo si ripaga? – chiese con sufficienza. Non ne poteva più di queste proposte cosiddette ambientaliste che non portavano nessun utile. Insopportabile ideologia, nulla più.
- Non è importante in quanto si ripaga, direttore, ma quanta CO2 risparmiamo.
- In quanto tempo si ripaga, ho chiesto.
- Ventidue anni.
- E allora ciao, lo sai che accettiamo solo progetti con tempi di ritorno dell’investimento sotto i due anni.
- E il sistema di cattura e stoccaggio del carbonio? Le associazioni ambientaliste…
- Che si fottano. La gente vuole vivere, andare in macchina, lavorare, spendere poco. Non possiamo investire in robe inutili, altrimenti il costo del petrolio sale, l’inflazione aumenta e la gente si incazza. Basta idealismi, qui si lavora.
- La riforestazione…
- Arrivederci caro.

Il deserto godeva e godeva. Sentiva la vittoria vicina. La foresta soccombeva. Lui riusciva a inglobarne interi territori senza più grandi sforzi. Tra poco sarebbe collassata e lui se la sarebbe mangiata tutta in sol boccone. La pace desertica sarebbe arrivata ovunque!
E poi il mare! Se non puoi sconfiggerlo, fallo diventare come te. Le acque, una volta fitte di pesci si stavano svuotando. Un deserto acquatico, ma pur sempre un deserto. Il mondo sarebbe stato diviso in due splendidi deserti: uno d’acqua l’altro di terra. Fantastico.

Il mare provò l’ultima soluzione. Convocò l’amico ghiaccio, ormai in agonia.
- lo so cosa mi vuoi chiedere e sono d’accordo, - disse il ghiaccio, nella sua arcana lingua fatta di crepitii e improvvisi boati. – Per me non c’è più niente da fare. Ormai sono spacciato. Farò l’estremo sacrificio, per il bene di tutto il mondo. Mi scioglierò del tutto, così tu mare potrai salire di parecchie decine di metri. Così forse potremo distruggere la civiltà dell’uomo e interrompere l’avanzamento dei deserti.

Anche la foresta era d’accordo. Con l’innalzamento del livello del mare avrebbe perso ancora altre terre, ma preferiva darle agli oceani per una buona causa, piuttosto che cederla a quel mostro del deserto.

E fu così che improvvisamente le calotte polari e i ghiacciai montani si sciolsero, tutti insieme. I mari si alzarono, le coste furono sommerse. Il nuovo diluvio venne. Intere città scomparvero sotto i flutti e miliardi di persone furono spazzate via. Il mare provò disgusto per il gesto fatto e in silenzio, con una pioggerellina lieve, pianse tutta quella distruzione e chiese scusa all’uomo. Non era come il deserto, che amava quei gesti. Lui era diverso, quello che aveva fatto era per il bene del pianeta, si autoassolse.

- Generale, - disse una giovane recluta all’anziano capo della comunità che si era rifugiata sull’altopiano ai bordi del deserto per sfuggire all’avanzare del mare. – C’è un gruppo di un migliaio di profughi che chiede di entrare in città.
- Cosa portano? Che beneficio ne abbiamo? – Non ne poteva più di questi giovani soldati idealisti che volevano salvare il mondo. Lui, che aveva diretto il più grande campo petrolifero del mondo, sapeva come giravano le cose. La concretezza! Non gli ideali erano ciò che lo aveva salvato e che li avrebbe salvati tutti.
- Niente signore. Solo stracci. Hanno fame e sono malati, noi possiamo aiutarli. Se non li guariamo, rischiamo che diffondano epidemie.
- Non possiamo aiutare tutti. Se incominciamo a far entrare questi, poi ne arriveranno altri, e altri ancora. Non possiamo permettercelo.
- Ma signore, cosa facciamo? Se li lasciamo là fuori moriranno. Fare qualcosa è meglio di non far niente.
- No, non possiamo farci nulla. Basta idealismi. Fuori di qui!
Il giovane si allontanò, e il vecchio ingegnere guardò fuori dalla finestra, dalla cima della torre da cui governava la città. Guardò gli enormi impianti che pompavano petrolio e lo trasformavano in ciò di cui avevano bisogno: bioproteine, plastiche, medicinali. La sua città stava diventando, grazie alla sua volontà e al petrolio, il centro del nuovo mondo, la fonte della rinascita. Il petrolio li avrebbe ancora una volta salvati.

Il deserto era soddisfatto come non lo era mai stato. Guardava la città sull’altopiano e ne respirava i fumi come fossero nettare. Continuava a mandare petrolio ai loro pozzi come un cuore che pompa sangue ad un organo vitale. Voleva ancora CO2, ancora calore, ancora fumi, e gli uomini glieli producevano in quantità. La sua espansione non avrebbe mai avuto fine.
Ma c’era un’altra cosa, più sottile, che lo inebriava ancor più. Stava conquistando le terre e il mare. E era stava entrando definitivamente anche nell’anima di questi uomini.
La sua conquista definitiva, si disse.

Il mare si riunì con la foresta, ormai ridotta a pochi lembi sparsi qua e là, e con gli animali, decimati dai cataclismi e dall’inquinamento. Il ghiaccio non c’era, visto che poteva venire solo durante l’inverno, quando si riformava per brevi periodi.
- La situazione è disperata, lo sapete, - disse il mare. – Abbiamo provato in tutti i modi, ma il deserto pare inarrestabile. E ciò per colpa dell’uomo, che continua ad alimentare con fumi ed emissioni il calore dell’atmosfera. Cosa possiamo fare? Avete qualche idea?
La foresta, con voce flebile, prese la parola. – Conoscete un asteroide a cui possiamo chiedere di schiantarsi sulla terra? Magari proprio in mezzo al deserto?
- Niente asteroidi, - disse il mare. – Non ne conosco personalmente e poi è troppo pericoloso. Sono troppo pazzi e inaffidabili.
- Niente, allora non c’è niente da fare. Mi rassegno a scomparire, come il ghiaccio, - disse la foresta sconsolata.
- Un modo ci sarebbe forse, - dissero piano gli animali, fino ad ora in silenzio. Erano sempre intimiditi dalla presenza del mare e dalla foresta.
- Conosciamo un virus… – dissero.
- E…?
- Che forse potrebbe sterminare l’uomo definitivamente.
- Ci avevamo già provato qualche anno fa ma nulla è cambiato.
- Noi abbiamo imparato, loro no.
- E sia, – dissero insieme il mare e la foresta.

Fuori dalla grande città sull’altopiano del deserto c’erano accampate centinaia di migliaia di persone, speranzose di entrare e trovare riparo e conforto all’interno delle mura. La fame, le intemperie, la sporcizia li stava sterminando e le malattie imperversavano tra le misere catapecchie di rottami e stracci.
Ogni tanto un gruppo di volontari, capitanati da una giovane recluta, usciva di nascosto dalla città portando cibo e medicine e un po’ di conforto a quelle persone disperate. Non potevano cambiare la situazione, ma fare qualcosa è meglio di non far niente, usava dire la giovane.

Il generale guardava dalla sua torre, attraverso i fumi, quelle sterminate distesse di baracche spazzate dal vento e dalla sabbia che si estendevano fuori dalla citta, e si chiedeva come fare per liberarsene.
- Generale, generale! – la giovane recluta entrò correndo nelle sue stanze con il fiatone. – Devo portare una terribile notizia. Una malattia estremamente infettiva si sta diffondendo nel campo profughi. È una febbre emorragica estremamente infettiva che porta alla morte in poche ore. Dobbiamo fare qualche cosa per quella gente!
- Chiudete ogni porta, ogni anfratto, ogni pertugio! – Ordinò il generale. Finalmente una buona notizia. – Nulla deve entrare o uscire dalla città. Qui siamo al sicuro. Quando tutti là fuori saranno morti, la malattia si estinguerà e avremo così risolto due problemi in un colpo solo: questi maledetti profughi e l’epidemia.
La recluta era sgomenta. Ancora una volta non volle accettare che tutte quelle persone stessero male senza neanche un tentativo di aiuto. Uscì dalla città con i suoi volontari e portò cibo e ristoro in particolare a un gruppo di ragazzi senza genitori né parenti di cui si stava prendendo cura. Una volta fuori, si rese però conto che non voleva più rientrare in quella città governata in quel modo e, radunati i ragazzi, si allontanò sud. Meglio morire di stenti che in mezzo alla gente di quella città, disse.

La malattia non rimase circoscritta ai profughi fuori dalla città, come aveva pianificato il generale. In poco tempo si diffuse anche dentro le mura.
Anche il generale ne fu colpito. Perfino nell’agonia l’anziano ingegnere continuò a guardare i suoi magnifici impianti petroliferi e i densi fumi che emettevano. Finanche durante l’ultimo battito, il suo cuore era ancora pieno dell’orgoglio per quelle magnifiche opere.

Il deserto rimase attonito nel vedere la città prima spegnersi e poi esplodere via via che le persone che si prendevano cura degli impianti perdevano le forze e morivano. La fonte della CO2 che gli stava facendo conquistare il mondo stava venendo meno. Ma tanto ormai aveva praticamente vinto, si disse.
Ma così non fu.
Senza più immissioni di anidride carbonica l’atmosfera trovò un suo equilibrio. Il mare lentamente si ripopolò di pesci e la foresta riuscì a riconquistare parte del territorio che le era stato strappato.
Il deserto non aveva vinto, sebbene con un costo di miliardi di vite umane.

Neanche il cuore dell’uomo non era stato conquistato.
Uno sparuto gruppo di persone scappato dalla città, soprattutto giovani ragazzi senza più genitori, era sopravvissuto alla malattia e alla distruzione, e ora cercava di ricostruire una nuova civiltà.
Una giovane guidava la piccola comunità. Fare qualcosa è meglio che non far niente, diceva e ogni giorno cercava insieme agli altri di battere il deserto. Ogni deserto.
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Messaggio Da Micaela Sab Mar 02, 2024 9:18 pm

Bel racconto, scritto tecnicamente bene (inteso come tecnica di scrittura). Se proprio devo dire una cosa che non mi è piaciuta, è che forse è in una veste troppo negativa. Certo che il tema "deserto" e "desertificazione" è negativo, ma, io, non avrei incentrato il racconto sull'antagonista. Queste sono solo opinioni personali; non tutti potrebbero pensarla come me.
A parte ciò, è un bel racconto... anche perché adoro le storie che finiscono in maniera positiva. Complimenti all'autore!

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Messaggio Da Albemasia Sab Mar 02, 2024 10:51 pm

Bel racconto, nato da un'idea originale.
Mi sono piaciuti la tecnica di scrittura e i diversi punti di vista e relative personificazioni. Anche lo sviluppo della trama è interessante e il tema ambientalista centrato in pieno.
A voler essere del tutto pignola forse un'ultima lettura avrebbe evitato qualche piccolo refuso di ortografia e concordanza dei verbi. 
A parte queste inezie è davvero molto ben riuscito. Complimenti all'autore o all'autrice.
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Messaggio Da FedericoChiesa Dom Mar 03, 2024 3:55 pm

Un racconto ecologista che non mi ha preso troppo.
Ho intravisto conoscenze ingegneristiche abbastanza approfondite, ma alla fine il tema ecologista è trattato in una maniera piuttosto semplicistica: magari creare una fiaba era proprio la tua intenzione.
La cosa triste è che comunque, questa fiaba si basa su concetti veri e descrive un futuro a cui rischiamo di andare incontro.
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Messaggio Da gipoviani Dom Mar 03, 2024 5:26 pm

Ho molto apprezzato la personificazione degli ambienti naturali. Un'idea abbastanza originale, almeno per me. 
Scritto sicuramente bene, in fondo piacevole, tema a parte, da leggere.
Se devo passare agli aspetti negativi, il tema ambientale mi pare trattato un modo un po' superficiale. La distinzione buoni/cattivi mi pare troppo semplicistica. E questa non è solo una questione "politica", perché toglie fascino al racconto e lo banalizza
Nel complesso, comunque un bel racconto.

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Messaggio Da paluca66 Lun Mar 04, 2024 10:08 pm

Tante cose mi sono piaciute di questo racconto che, nonostante il finale un po’ troppo ingenuo, lancia un messaggio che, sebbene abbastanza scontato, raggiunge l’obiettivo di farci ancora una volta riflettere su quello che potremmo rischiare di combinare se andassimo avanti così.
Mi è piaciuta molto la “personificazione” di deserto, mare e foresta, trovando, così, un modo decisamente interessante di far fronte al paletto richiesto.
Non mi ha entusiasmato molto il titolo che riprende banalmente la prima frase del racconto: forse si poteva fare di meglio.
Se posso permettermi una piccola critica ho trovato che avresti potuto scegliere con più decisione la strada da prendere: per come hai trattato il deserto, il mare e la foresta avresti potuto scrivere una bellissima favola per bambini e invece anche se in più momenti la sensazione è proprio quella, alla fine non posso considerarla tale sia per alcuni passaggi un po’ troppo complicati per dei bambini, sia perché il discorso sul petrolio è troppo tecnico, direi ingegneristico.


Dove c’è da lavorare, secondo me, invece, è sulla scrittura e sulla fase di rilettura che avrebbe evitato almeno gli errori più grossolani.


Te li segnalo in rapida successione:
-        - rispose il tecnico, grattandosi sotto il casco
-        - Chi se ne frega della fresa
-        - di polvere e sabbia su quella cavolo di foresta (troppo colloquiale)
-        - Gioiva particolarmente per l’acquetta dolce che gli arrivava dai fiumi delle foreste equatoriali, fresca, così piena di nutrienti, così dolce (ripetizione)
-        - Ma non si erano accorti oltretutto che stanno provando a perforare
-        - Se non avesse insistito, quegli incompetenti dei tecnici avrebbero mollato tutto prima, invece grazie alla sua competenza e alla sua tenacia (mezza ripetizione)
-        - Lo so cosa mi vuoi chiedere e sono d’accordo
-        - La concretezza! Non gli ideali erano ciò che lo aveva salvato e che li avrebbe salvati tutti. (l’avrei scritta così: La concretezza, non gli ideali, era ciò che…)
-        - E ora stava entrando
-        - e, radunati i ragazzi, si allontanò sud.
-        - Neanche il cuore dell’uomo non era stato conquistato

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Messaggio Da Susanna Lun Mar 04, 2024 11:26 pm

Parto dal titolo, come sempre: buono, anche se anticipa un po’ il proseguo del racconto superata la prima parte.
La scrittura è buona, concordo con le note di @paluca66 , ma sono piccole cose, che non inficiano il buon stile e la padronanza dell’argomento, che denota un minimo di conoscenze anche tecniche. Per il resto ci stiamo facendo una cultura dei problemi inerenti all’ambiente, purtroppo.
Mi è piaciuto come hai creato il personaggio “deserto”, adatto ad esempio per impostare un racconto per bambini: un tipo che fa i capricci, che non è mai contento, che combina disastri immani. Un tipetto che fin qui può anche essere simpatico e, immaginandolo a teatro o al cinema, vedo i bambini ridere per le sue battute. Portando questo stile fino alla fine, penso funzionerebbe molto bene. Ma ad un certo punto il tenore vira: la descrizione dello scempio che stiamo facendo al nostro pianeta stempera il tono più leggero dell’inizio. I personaggi “deserto”, ”mare” “foresta” e “ghiaccio” si fanno molto più seri, la trama diventa importante ma nella parte finale si fa quasi ingenua e, a sentimento della lettura, affrettata. Dopo aver tanto speso in precedenza è come se volessi arrivare al finale a tutti i costi, eppure un po’ di spazio era rimasto. Resta comunque un bel racconto, ricco senza essere eccessivo e il narratore onnisciente fa la sua parte senza essere invadente.

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Messaggio Da Petunia Mar Mar 05, 2024 7:14 am

Racconto a tutta ecologia, in pratica ci sono tutti gli elementi del pachamama. Mi è piaciuta l’idea di personificare gli elementi della natura, 
mi sono piaciuti i dialoghi anch’essi “naturali” . 
Avrei preferito un finale meno affrettato e una maggiore concentrazione sugli elementi della traccia. L’inquinamento del mare, lo scioglimento dei ghiacciai sono un di più che prende battute e non può essere trattato a dovere, oltretutto a discapito del finale che, come ho già detto, appare frettoloso. 
grattandosi sotto il caso

Chi se ne fraga della fresa. 

Ma non si erano accorti oltretutto che stanno provando
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Messaggio Da Arianna 2016 Mer Mar 06, 2024 11:10 pm

Questo racconto mi è piaciuto.
Se devo trovarci un difetto, è un pochino lungo e ci sono dentro una marea di cose, sembra più un’epopea che un racconto. Praticamente un mini romanzo. A un certo punto, si comincia a desiderare di arrivare alla fine.
Comunque, nonostante questo, la lettura è piacevole e briosa.
Sì, soprattutto perché hai creato una bella struttura, con l’alternarsi della focalizzazione sul deserto e sugli altri personaggi. Una sorta di dialogo che percorre tutto il testo e impedisce di annoiarsi.
Ho trovato molto divertente l’incipit.
Mi piace molto la rappresentazione personalizzata del deserto e degli altri ambienti.
Il tuo deserto è davvero un bel personaggio, un cattivo simpatico. Mi dispiace solo che sia diventato il (secondo) cattivo della storia, perché immagino che, in un equilibrio naturale globale, anche lui abbia una qualche funzione.
Sei stato bravo a creare un bell’amalgama e una bella concatenazione causale tra tutti i moltissimi elementi.
 
Ti segnalo alcune cose da sistemare:
- 100= meglio in lettere, cento
- velocemente! – Urlò= “urlò” con la minuscola
- sotto il caso= casco
- Come vuole lei ingegnere= virgola, prima di ingegnere
- per l’acquetta dolce che gli arrivava dai fiumi delle foreste equatoriali, fresca,= mi viene il dubbio che l’acqua dei fiumi equatoriali sia più calda di quella degli oceani, ma non lo so
- CO2= meglio “anidride carbonica”
- Mai sbagliava lui= virgola prima di lui
- lo so= maiuscola
- Niente signore= Niente, signore
- distesse= distese
- citta= città
- pertugio! – Ordinò= minuscola
- Neanche il cuore dell’uomo non era= non ci vuole il “non”; oppure "Anche il cuore dell'uomo non"
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Messaggio Da vivonic Sab Mar 09, 2024 6:50 pm

Ciao, Autore.
Credo che questo racconto non abbia avuto il giusto tempo per godere delle tue attenzioni, e il risultato è un mare (dixit!) di errori, refusi, punteggiatura sbagliata, discordanza di tempi verbali e perfino doppie negazioni. Cose che, tutte insieme, raramente si vedono a un concorso letterario.
Il racconto invece mi è piaciuto molto, e più andava avanti, più mi veniva voglia di leggere. Hai creato una trama interessante per parlare di un argomento che forse non è originalissimo, ma che è stato reso alla perfezione dalla tua capacità creativa.
Dispiace un po' per la resa stilistica, in tutta onestà.

______________________________________________________
Un giorno tornerò, e avrò le idee più chiare.
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Messaggio Da mirella Dom Mar 10, 2024 7:10 am

Fin dall’inizio,  viene delineata la struttura della trama che alterna fantasia e realtà.
L’’incipit presenta il protagonista della vicenda: il deserto, ma un deserto pensante che agisce, lotta e ha un obiettivo da raggiungere. Alla personalizzazione del deserto, segue il brano che segnala la violazione dell’armonia naturale, rappresentata dall’introduzione dell’elemento umano( mediante il dialogo tra l’ingegnere  del cantiere e gli operai che procedono con difficoltà  nella perforazione del suolo alla ricerca del petrolio.)
L’esordio è interessante e carico di aspettative. Sembra profilarsi una lotta tra il deserto e l’uomo, invece l’avversario che il deserto vuole abbattere è la foresta; se ne sente minacciato e vuole distruggerla per ristabilire l’armonia dell’uniformità. 
A fianco dei contendenti scendono in campo il mare, il ghiaccio etc. e il conflitto prosegue con alterne vicende, battaglie vinte e perse.
A un certo punto il deserto sembra avere la meglio -  ciò che giustificherebbe il titolo – ma il finale sembra dimostrare il contrario.

“Senza più immissioni di anidride carbonica l’atmosfera trovò un suo equilibrio. Il mare lentamente si ripopolò di pesci e la foresta riuscì a riconquistare parte del territorio che le era stato strappato. Il deserto non aveva vinto, sebbene con un costo di miliardi di vite umane.”

Ho apprezzato l’articolazione della trama, la forma invece risulta poco curata. Peccato.

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Messaggio Da CARLA EBLI Dom Mar 10, 2024 9:21 am

Il racconto ha troppe incongruenze nei modi e tempi verbali. 
L'idea di dare voce al deserto è un punto di forza, ma gestito troppo da un punto di vista antropico a scapito di una trovata originale.

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Messaggio Da tommybe Dom Mar 10, 2024 11:26 am

Scritto molto bene, mi rendo conto quanto sia irrimediabilmente anonimo vivere in città. Si capisce che non lo vedo come un nemico il deserto. Per anni sono stato in bilico se correre la maratona del deserto, a detta di tutti un' esperienza indimenticabile, poi il costo elevato fece svanire quel desiderio.
Perché racconto questo? Perché la scelta di farne un nemico non la condivido. Condivido invece le parole di Luca, avresti potuto trasformarlo in una storia, in una favola, in una prova di affetto. Ma non fraintendere, le tue conoscenze rendono modeste e imbarazzanti le altre storie. E sei nel mio podio assolutamente.
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Messaggio Da ImaGiraffe Mer Mar 13, 2024 9:14 am

La trama è originale per la scelta di personificare il deserto, la foresta, il mare e i ghiacciai. L'idea è buona e ben riuscita. 
Il testo mi ha coinvolto parecchio, quindi è arrivato alla "pancia" 
Tuttavia, dal punto di vista stilistico, ho alcune considerazioni da fare. Oltre agli errori che sono stati segnalati, per me il racconto risulta anche troppo lungo. I tuoi messaggi sono semplici e diretti, e ho avuto l'impressione che si volessero "infiocchettare" più del necessario. 
Mi sarebbe piaciuto un racconto più breve e conciso, specialmente considerando che si tratta di una favola; avrei preferito che fosse più adatto all'attenzione dei bambini. 
Inoltre, penso che avresti ottenuto un maggiore impatto se avessi adottato uno stile più sarcastico e cinico, magari anche satirico. 
Rimane comunque un racconto che ho letto con molto piacere.
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Messaggio Da Arunachala Mer Mar 13, 2024 5:59 pm

mah, sono piuttosto perplesso.
l'idea è buona, e apure parecchio, soprattutto rendere personaggi il deserto, la foresta e il mare, vale molto.
però è pieno di refusi, ci vorrebbe una bella revisione.
e poi, sinceramente, questo racconto ecologista non è riuscito a catturarmi.
e mi ritengo ecologista pure io.
non so cosa sia di preciso, forse la stesura, forse la storia in sé, però non sono riuscito a entrare nel racconto, sono rimasto laterale.
non mi hai acceso la fiamma.

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Messaggio Da Achillu Dom Mar 17, 2024 10:53 am

Ciao, Penna.

Devo dire che, tutto sommato, il racconto mi ha divertito. Ho notato qualche refuso e per pigrizia non te lo sto a scrivere perché, sempre per pigrizia, sono andato a curiosare per scoprire se te li avessero già fatti notare. Un racconto che mi ha fatto venire un grosso mal di pancia proprio perché ha tanta ragione.
Dal punto di vista scientifico mi dà fastidio che il deserto sia considerato un cattivo, perché in realtà anche il deserto è un ambiente ricco di vita, anche se noi "forestali" o comunque abituati a vivere in abbondanza di acqua non lo riconosciamo come tale. Ma si tratta solo di un imbroglio della mia mente. La trama è ben congegnata, mi è mancato solo un filino di compartecipazione maggiore nel conflitto interiore degli altri personaggi coinvolti (foresta, ghiaccio e mare). Il finale per tua scelta lascia una speranza per la nostra specie homo sapiens, ma se fosse stato tragico fino alla fine mi sarebbe piaciuto lo stesso.

Grazie e alla prossima.

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Messaggio Da Byron.RN Dom Mar 17, 2024 3:57 pm

A me il racconto è piaciuto molto.
Il pregio è che dice le cose come stanno senza troppi giri di parole.
Mentre leggevo ti confesso che mi sono anche un pochino alterato, quando mi sono dovuto sorbire le cazzate dell'ingegnere sulla produttività e via discorrendo, giusto per dirti la partecipazione che ho avuto durante la lettura.
Il panorama descritto credo che non sia così lontano da quello che potrebbe succedere. 
L'unica cosa che non ritengo plausibile è il lieto fine che tu ci fai vedere.
È vero, ci sono stati miliardi di perdite, ma l'uomo non impara mai dai propri errori, tanto è vero che la storia ciclicamente si ripete.
Io la speranza non la vedo. Per ogni persona savia ci sono almeno venti idioti pronti a ostacolarla, perciò l'unico scenario che reputo possibile e in linea con le facoltà emotive e intellettive del genere umano è una lenta ma inesorabile autodistruzione.
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Messaggio Da caipiroska Dom Mar 17, 2024 6:20 pm

Un buon racconto che si fa leggere senza tante difficoltà.
La storia è scritta in modo molto semplice e diretto, al lettore non viene lasciato nessuno spazio di riflessione perchè tutto è svelato dall'onnisciente che non si cura di lasciare quel piccolo margine di mistero e curiosità che avrebbero potuto agganciare di più il lettore al testo. Come in una favola ci sono buoni e cattivi divisi nettamente, ci sono problemi con la relativa soluzione ( mi hai fatto ridere quando hanno proposto un asteroide!) e c'è una sorta di morale e lieto fine (ammetto che avrei preferito un finale più drastico...).
L'idea di base del racconto può essere interessante, ma la poca cura e alcune ingenuità non me lo fanno apprezzare fino in fondo.
Per esempio questo passaggio:
 Il ghiaccio non c’era, visto che poteva venire solo durante l’inverno, quando si riformava per brevi periodi
O mi sono persa qualcosa nel testo oppure la frase non ha senso perchè c'è sempre un inverno sul nostro pianeta...
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Messaggio Da M. Mark o'Knee Dom Mar 17, 2024 9:44 pm

Se "Il deserto era soddisfatto", io, come lettore, lo sono un po' meno. Non ho trovato molto entusiasmante questa strana sudditanza dell'uomo nei confronti del deserto: l'uomo (a parte poche eccezioni) appare poco più che un burattino ben manovrato, un soldatino ubbidiente - suo malgrado - nell'assurda guerra di conquista della foresta.
Se davvero voleva vincere "con poco sforzo", gli sarebbe bastato inondare di petrolio il sottosuolo della sua nemica. Altro che CO2 (meglio "anidride carbonica") e gas serra. Non sono un esperto, ma non credo che alberi, piante e animali avrebbero resistito a lungo contro un assedio del genere.
Compaiono nel testo anche parecchie imprecisioni, che certo non aiutano la lettura.
- Altri 100, meglio in lettere (cento);
- al sicuro nell’aria condizionata è un'espressione davvero poco felice, forse meglio dire "al fresco dell'aria condizionata";
- "lui" viene ripetuto in ogni circostanza, anche in frasi molto vicine ("Lui doveva centrare / Lui aveva sempre / lui lo avrebbe tirato" ecc...);
- "grattandosi sotto il caso" => casco;
- "Chi se ne fraga" => frega;
- "si erano accorti oltretutto che stanno" => stavano;
- "plastica e i rifiuti sporcava" => sporcavano;
- "si allontanò [verso] sud";
- "Neanche il cuore dell’uomo non era stato" => "Neanche il cuore dell’uomo era stato".
In definitiva, un racconto di impianto ecologista nel quale sembra più importante lo sfoggio di competenze ingegneristiche che l'ecologia stessa.
Grazie
M.
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Messaggio Da Gimbo Mar Mar 19, 2024 11:41 am

Apprezzo il racconto per la capacità di affrontare tematiche importanti come la desertificazione e l'ecologia. Ammiro l'originalità dell'idea, la tecnica di scrittura e la struttura narrativa, ma ho notato piccoli refusi e errori che sarebbero potuti essere corretti con una maggiore attenzione nella fase di rilettura. Apprezzo la personificazione degli elementi naturali e la trama interessante, ma ritengo che il finale sia un po' ingenuo e affrettato, e contrasta con il tono negativo del racconto.

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Messaggio Da Claudio Bezzi Mar Mar 19, 2024 2:16 pm

Buona l’idea della personificazione degli elementi naturali, resa però in maniera molto stereotipata; conseguentemente la storia, nel complesso, risulta piatta. La narrazione procede lungo una sorta di trama, poco significativa, con la Natura antropomorfa ovviamente buona e la solita umanità mascalzona. Sembra un manifesto ecologista, un pochino ingenuo e prevedibile. Scrittura abbastanza buona con errori marginali.

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Messaggio Da Fante Scelto Gio Mar 21, 2024 11:53 am

Autore, questo racconto mi ha divertito parecchio.
Sì, c'è una morale ambientalista un po' ingenua, sì, ci sono tanti errorini di forma, di battitura, di concordanza, però questa personificazione degli ambienti l'ho trovata riuscita, coinvolgente e davvero fiabesca, sotto molti punti di vista.
Sul serio, leggendo mi sono immaginato il deserto bramare la conquista di nuove terre e la foresta difendersi a stento.
Azzeccata anche l'idea di alternare la vicissitudini degli ambienti con piccole scene di vita umana, un po' stereotipata, ma amalgamata al senso della storia.
Probabilmente non è voluto, ma il personaggio dell'ingegnere, se all'inizio suscitava ordinaria antipatia, col passare degli anni sembra riscattarsi e diventare il vero artefice della tenace sopravvivenza umana. Senza i suoi metodi draconici, la città non sarebbe probabilmente esistita e i suoi occupanti avrebbero solo ingrossato le fila dei profughi e dei morituri.
Insomma, servono uomini col suo carisma di ferro per sopravvivere alle avversità del cambiamento climatico, e c'è voluta tutta la subdoleria unita di foresta, mare e animali per arrivare a sconfiggerlo.
Mica roba da poco.

Unica nota poco realistica è che una singola città, per quanto produttrice di gas serra, continui a rafforzare sensibilmente il deserto: l'impatto non può essere paragonabile a quello dell'intero mondo umano pre-cataclisma.

Davvero un buon racconto, autore, mi è piaciuto molto e mi ha coinvolto leggerlo.
Ottimo anche il titolo, era tra i più promettenti quando li ho scorsi tutti in sequenza, prima di iniziare le letture.
Peccato solo tutti quegli errori, ma forse sei stato uno di quelli che hanno consegnato all'ultimo. Come me, d'altronde. Ehm.
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Messaggio Da Giammy Ven Mar 22, 2024 2:50 pm

Come sempre, i racconti che hanno come tema il deserto risultano interessanti. Addirittura è il protagonista/antagonista a essere pensante, insieme al mare, alla foresta e al ghiaccio. Geniale. La trama scorre nonostante gli errori, anche se la storia sembra non finire mai e questo non è positivo.  
Non ho capito perché l'Ingegnere diventa Generale, forse mi è sfuggito qualcosa.
Bello il messaggio ecologista. L'intento dell'autore però è stato raggiunto solo in modo parziale. 
Bravo con riserva.
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Messaggio Da Resdei Ven Mar 22, 2024 3:39 pm

Il deserto è il personaggio meglio riuscito, malvagio, divoratore della foresta, insensibile alle sciagure umane. Buona anche la personificazione del mare e della foresta. L’eccessiva lunghezza e alcuni concetti ripetuti (anche il titolo ritorna nel testo più volte) appesantiscono la lettura. Ritornando al titolo, alla fine non mi sembra nemmeno troppo azzeccato, visto il finale.
Hai reso in modo semplice ed efficace un concetto fondamentale dei nostri giorni:
La gente vuole vivere, andare in macchina, lavorare, spendere poco. Non possiamo investire in robe inutili…
Auspicabile per tutti l'epilogo che hai dato alla storia.
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Messaggio Da SuperGric Sab Mar 30, 2024 10:59 am

Al netto degli errori diffusi, il racconto mi è piaciuto. È un po’ lungo, l’ultima parte si poteva tranquillamente togliere, anche perché diventa un po’ moraleggiante. Simpatica la caratterizzazione degli elementi naturali, con il contrappunto dei tecnicismi umani. Divertente il brivido del deserto che diventa un terremoto per gli uomini o il lampo di idea che diventa un fulmine.
l’ingegnere che poi fa l’upgrade a generale può essere una doppia figura: indisponente da un punto di vista ambientalista o icona tecnocratica per chi parteggia per la supremazia umana sulla natura.
Peccato per gli errori, ma comunque non male.
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