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Messaggio Da Different Staff Sab Mag 13, 2023 12:14 pm

Vịnh Hạ Long, aprile 1984

Inizia dal cielo”, le chiese.
Sembra un quadro di Turner. Ricordi quello che abbiamo visto a Southampton durante la luna di miele?”
Ricordo altre cose di quel viaggio.” Le prese la mano. “Scusami, vai avanti”, disse.
È quasi tutto nero. Ma c’è una finestra di luce violenta. Come uno strappo nel tessuto della realtà.”
La barca iniziò a muoversi. Sam avvertì le vibrazioni del motore, sentì Helen alzarsi dal suo posto per parlare alla guida. Delle lingue che conosceva, il vietnamita era la sua preferita.
È un cielo da tempesta”, riprese Helen, tornando a sedersi accanto a lui. “Ma il mare è calmo. Ha lo stesso colore scuro del cielo. E poi c’è quel punto dove la luce lo colpisce. Come un incendio fatto da milioni di scintille che danzano nell’oscurità. C’è un peschereccio al centro. Ce ne sono altri, in tutta la baia, nascosti nel buio, ma quello è l’unico sotto la luce. Basso, lo scafo incurvato come un giunco, una piccola costruzione in legno verde appoggiata a poppa.”
Cos’altro?”
La nebbia. La baia è immersa nella nebbia. Riesci a vedere le isole più vicine. Emergono dall’acqua. Sembrano sospese sulla superficie. Poi l’orizzonte inizia a dissolversi. Le isole più lontane sono appena delle ombre.”
E dopo?”

Boston, gennaio 1984

Cosa vuoi fare ora?” gli chiese, aiutandolo a scendere dall’auto.
Il marciapiede di Irving Street era coperto da un sottile strato di ghiaccio. Per la prima volta quell’inverno le temperature erano scese sotto zero.
Sam scosse la testa, chiedendosi se si riferisse al resto della giornata o al resto della loro vita.
Non lo so”, le disse, una risposta che valeva in entrambi i casi.
La luce gli dava fastidio. Tenne la testa bassa, gli occhi ridotti a una fessura. Si pentì di aver tolto gli occhiali scuri. Li aveva in tasca, ma non voleva cedere alla tentazione di rimetterli.
La prese per mano e camminò sulla macchia grigia del marciapiede, facendo attenzione a non scivolare.
La vista potrebbe anche migliorare”, disse Helen.
Il tono della sua voce era cambiato. Sembrava sicura di sé ora. Se anche Sam si fosse girato a guardarla negli occhi non avrebbe potuto leggervi niente di diverso.
Oppure no”, le rispose.
Helen gli strinse più forte la mano. Si fermò. “Ma potrebbe”, disse risoluta.
Sam le diede ragione. Non che ci credesse davvero, ma non gli andava più di contraddirla.

Il medico l’aveva chiamata sindrome ischemica oculare.
Mai sentita”, era stato il primo commento di Sam.
Il fatto che non la conosca non la rende meno reale.”
Nella sua vita aveva fatto il possibile per avvicinarsi alla verità. Aveva scavato in profondità, alla ricerca delle ragioni ultime dell’esistenza. Ma per quello che riguardava il suo corpo aveva fatto del suo meglio per restare in superficie. Aveva condotto una vita sregolata, ignorato sintomi, evitato qualunque esame preventivo. Si era preso cura della sua mente e quanto al resto se n’era infischiato.
Non mi interessa sapere che cos’è. Mi dica cosa devo aspettarmi ora.”
La vista potrebbe anche migliorare”. A Sam era sembrato divertito dal suo atteggiamento scontroso. “Oppure restare così com’è.”
Peggio sarebbe difficile.”
Ma non è tutto.” La sua voce era diventata seria tutto d’un colpo. “La perdita della vista è solo un effetto. La causa è un’altra.”
Conosco la relazione causa-effetto. Vada avanti, dottore.”
C’è stata una riduzione del flusso sanguigno. Potrebbe essere un avviso.”
Di cosa?”
Un ictus. Oppure un infarto del miocardio. Si tratta di un problema relativamente nuovo. I primi dati ufficiali risalgono a un articolo pubblicato nel 1963.”
Sono passati ventun anni.”
In medicina non vogliono dire molto.”

Entrarono in casa.
Voglio andare in soffitta”, le disse.
Helen si offrì di accompagnarlo.
Scosse la testa. “Devo solo andare di sopra”, le rispose. “Aprire la botola, far scendere la scala e salire. Conosco la strada. Quante volte giro per casa di notte mentre tu dormi?”
Si aspettò che gli rispondesse che non era la stessa cosa, che la sua insonnia non avrebbe mai potuto prepararlo a tutto questo, ma non disse nulla. Lo accarezzò e basta.
Sam conosceva quel gesto. Non era nuovo. Forse aveva lavorato sul tono della voce, ma il modo di toccarlo era rimasto lo stesso.
Si chiese se con il tempo sarebbe cambiato anche quello, se si sarebbe evoluto in una nuova forma di linguaggio, in un'intimità più profonda.
Quanto al fatto che non fosse la stessa cosa, se ne rese conto al primo gradino, ma proseguì, per non contraddirsi, sicuro che lei lo stesse guardando dal fondo delle scale. Si mosse con cautela e, quando arrivò in cima, tirò un sospiro di sollievo.
Percorse il corridoio al secondo piano, fermandosi a metà. Allungò una mano in cerca della corda, ma non la trovò. Fece un passo avanti e uno indietro, ma nulla. Allora iniziò ad agitare le braccia, menandole per aria in preda alla frustrazione, spostandosi avanti e indietro lungo il corridoio, fino a quando per puro caso non la colpì con il dorso della mano.
Pensò alla differenza tra casualità e causalità e gli venne da ridere.
Si fermò, fece un lungo respiro per calmarsi, cercò ancora la corda e finalmente riuscì ad afferrarla. La tirò per aprire la botola e far scendere la scala, calcolando di quanto avrebbe dovuto spostarsi per non farsi prendere in pieno, ma ovviamente sbagliò e la scala lo colpì su una spalla.
Restò lì a massaggiarla per un po’, chiedendosi se quella divinità in cui non aveva mai creduto, di cui si era così duramente sforzato di dimostrare la non esistenza, ora non lo stesse guardando divertita dai suoi tentativi di dimostrare di non aver bisogno dell’aiuto di nessuno per uscire dal buio in cui era cascato.
Ora basta”, disse a bassa voce.
Salire fu la cosa più semplice.

Per mesi era stata solo una stanza vuota.
Quando avevano preso in affitto la casa di Cambridge a metà degli anni Settanta non si erano accorti della botola sul soffitto del corridoio al secondo piano.
Era stata Helen a notarla per prima, un pomeriggio in cui lui era fuori città per una delle sue conferenze.
Abbiamo una soffitta”, gli aveva detto al telefono quella sera.
Sam la chiamava da un hotel dell’Upper East Side, un posto squallido a pochi passi dalla Columbia, dove la notte si sentivano i topi correre nelle intercapedini delle pareti.
Di più non poteva permettersi. Era appena all’inizio della sua carriera. La scrittura e la differenza era stato favorevolmente accolto dalla comunità degli accademici del New England. Aveva aperto prospettive inedite, a detta di molti, ma di certo non lo aveva coperto di soldi.
Era riuscito a incrociare fenomenologia, strutturalismo e letteratura, ma non aveva ancora trovato un modo per diventare ricco con le sue idee. Probabilmente non lo avrebbe mai trovato.
O almeno credo che lo sia”, aveva aggiunto lei.
Che vuoi dire?”
C’è una botola, ma non riesco ad aprirla. Sembra chiusa dall’interno. Potrebbe essere il nascondiglio di un fantasma.”
Helen era un'appassionata di storie dell’orrore. L’idea di un fantasma in soffitta la metteva di buon umore. Per Sam era lo stesso con il baseball o Bruce Springsteen. Ognuno aveva le proprie debolezze.
Una volta tornato a Cambridge, non ne avevano più parlato. All’epoca Helen lavorava a tempo pieno come interprete per uno studio legale di Boston e lui era sempre in giro. Quando riuscivano a incrociarsi preferivano passare il loro tempo a letto oppure esplorare i locali intorno a Harvard Square. Per quasi un anno avevano vissuto nel caos più totale.
Svuotando finalmente gli scatoloni, avevano sistemato il necessario e si erano disfatti dell’inutile. Il rimanente erano ricordi che appartenevano a un passato di piccoli fallimenti: le bozze di un romanzo che Sam non aveva mai finito, l’attrezzatura per una camera oscura a cui Helen non aveva mai trovato il tempo di dedicarsi, racchette da tennis che non avevano mai imparato a usare. Questi e molti altri oggetti: un elenco infinito di cose incomplete. Non necessariamente qualcosa di cui disfarsi per sempre, ma da conservare e ritrovare più avanti, quando sarebbero stati oltre la metà delle loro vite, più propensi ai bilanci, a guardare il passato con maggior tolleranza o nostalgia.
Era stato allora che gli era tornata in mente quella telefonata.
Era salito al secondo piano per cercare la botola. Non era chiusa dall’interno. Tinteggiando il soffitto, la vernice in eccesso si era seccata lungo i bordi. Aveva usato un cacciavite per rimuoverla ed era riuscito ad aprirla.
La soffitta era un sottotetto. Dava l’idea di essere fredda d'inverno e rovente d’estate, ma per il resto era in buone condizioni.
Mi dispiace. Niente fantasmi”, le aveva detto.
Avevano sistemato di sopra quei reperti del loro passato e la soffitta era diventata una soffitta a tutti gli effetti, un posto buono per nascondere i ricordi scomodi.
Per anni era rimasta tale, anni in cui si erano dedicati alle loro rispettive carriere e al tentativo di avere un figlio. Sam aveva pubblicato altri due trattati, triplicato il numero di conferenze. Helen si era messa in proprio, lavorando come consulente per diversi studi legali. Non erano diventati ricchi, ma se non altro Sam poteva concedersi il lusso di dormire in stanze di hotel dove i topi non correvano all'interno delle pareti.
Tra il 1977 e il 1981 Helen aveva avuto una serie di aborti, uno dei quali piuttosto doloroso, a metà del secondo trimestre. In quell'occasione Sam aveva portato di sopra alcuni oggetti acquistati pensando che, superati i primi tre mesi, le cose sarebbero andate finalmente per il verso giusto. Erano dentro una scatola con la scritta William, il nome che avevano scelto per il bambino.
Almeno fino all’estate del 1982 avevano continuato a provarci. Poi una notte, all’inizio dell’autunno di quell’anno, Helen gli aveva detto: “Dovremmo fare un viaggio”.
Un viaggio?”
Sì. Uno di quelli lunghi.”
Era stato il suo modo per dirgli che si era arresa, che sarebbero rimasti loro due soltanto.
Forse credeva ai fantasmi, ma non ai miracoli.
Va bene”, le aveva risposto. “E dove vorresti andare?”

Aveva lasciato a lei la scelta.
Sette posti.”
Perché sette?”
È un numero che rappresenta completezza. Perfezione. Il mondo è stato creato in sette giorni.”
A quanto dice la Bibbia…”
La settimana ha sette giorni.”
Una semplice convenzione.”
I sette chakra.”
Va bene. Ho capito. E quali sarebbero?”
Prima devo mostrarti una cosa.”
Lo aveva portato nel suo studio. Sulla parete era appeso l’albero genealogico della famiglia di Helen. Aveva lavorato anni per completarlo. Diversamente sarebbe probabilmente finito in soffitta.
C’erano anche loro su quell’albero. Era la prima volta che Sam se ne rendeva conto.
Erano un ramo che non sarebbe cresciuto in nessuna direzione. Un’altra voce nell’elenco infinito delle cose incomplete. Un altro fallimento.
Forse alla fine la soffitta sarebbe stato il posto giusto in cui nascondere anche quello.
Il Sudafrica.”
Dove è nata tua madre?”
Esatto. E Jeju, in Corea.”
Dove è nato tuo padre.”
Helen era figlia di una naturalista sudafricana di origini tedesche e inglesi e di un diplomatico coreano. I suoi si erano conosciuti a Londra. Helen era alta, bionda, aveva la pelle chiara e il viso coperto di lentiggini, ma gli occhi erano quelli di suo padre. Parlava tedesco, coreano, ma anche vietnamita e francese.
Gli studi di sua madre e la carriera di suo padre l’avevano portata a vivere in diverse località del sud-est asiatico. Conosceva ogni lingua dei posti dove era stata da bambina.
Inizio a capire la logica. Immagino che altri tre saranno il Vietnam, le Filippine e l’Indonesia.”
Molto bene. Ne mancano due.”
Dammi un indizio.”
Il mio bis bis nonno.”
William Chandless?”
A metà dell’Ottocento era stato a capo della spedizione che aveva esplorato il fiume Purus, uno degli affluenti del Rio delle Amazzoni. Aveva studiato le popolazioni del luogo, imparato la loro lingua, l’Arua, ormai estinta. Anche se non lo aveva mai conosciuto, Helen si era sempre sentita simile a lui. Una specie di affinità elettiva, di legame invisibile tra due spiriti distanti tra loro generazioni.
L’Amazzonia?”
Sì. E per finire Jordan Hummell.”
Non mi dice nulla.”
Era uno zio di mia madre.”
Gliel’aveva mostrato sull’albero.
Era capitano di una nave a vapore, la Cometa. Organizzò il primo viaggio turistico alle cascate di Iguazú. Ho pensato che fosse di buon auspicio.”
Interessante. Un viaggio del genere necessita di un'accurata preparazione. E avremo bisogno di spazio. I nostri studi sono troppo piccoli e non ci sono altre stanze adatte.”
Che ne pensi della soffitta?” aveva proposto lei.
Per prima cosa avevano cercato un falegname che installasse una scala a scomparsa, così da rendere più semplice salire e scendere. Poi Sam aveva ammonticchiato in un angolo quello che avevano nascosto lassù e lo aveva coperto con un telo. Ora sembrava davvero che ci fosse un fantasma, aveva pensato.
Nel corso del 1983 avevano trasformato la soffitta in una riproduzione del mondo. Nella rappresentazione di un’idea. Un figlio sarebbe stato un viaggio nel futuro. Non potendolo avere, Helen aveva deciso di andare nella direzione opposta, di fare un viaggio nel passato, alle origini di se stessa e della sua famiglia, di quell’albero genealogico di cui sarebbero stati per sempre soltanto un ramo interrotto.

Sam si sedette per terra, al centro della stanza. A quell’ora la soffitta era immersa in una luce morbida che non gli faceva male agli occhi.
Le mappe geografiche davanti a lui erano ombre confuse dai tenui colori pastello: l’azzurro dell’oceano, il verde e il marrone dei continenti.
Le avevano appese a grandi lavagne mobili che aveva recuperato da un magazzino dell’università. C’erano fili rossi che correvano da una parte all'altra, i voli aerei che gli avrebbero permesso di saltare da un continente all’altro.
Ogni tappa del viaggio aveva una sua piccola isola di materiale: guide turistiche, articoli di riviste, mappe dettagliate dove gli itinerari erano tracciati con la stessa matita rossa che usava per correggere le tesine dei suoi studenti, interi quaderni di appunti.
Helen lo raggiunse e si sedette accanto a lui.
L’idea di partire davvero mi ha sempre spaventato un po’”, gli disse.
Sam si chiese se lo stesse dicendo per lui, se fosse un modo per fargli capire che era pronta a rinunciare anche a quello.
Ci lavoriamo da un anno. Non me l’hai mai detto.”
Pensò a tutte le volte che avevano provato ad avere un figlio, alla paura che se fosse arrivato davvero non sarebbe mai stato un buon padre, alla certezza che tutta la sua filosofia non gli sarebbe servita a nulla.
Lo so. Nella mia testa è come se fossimo già partiti e tornati. Come se avessimo già visto il mondo intero. Anche se non abbiamo mai lasciato questa soffitta. Ma non dobbiamo per forza farlo ora. Possiamo aspettare ancora un anno. Vedere come va.”
Sam pensò che forse non avrebbe avuto un altro anno. Il dottore era stato chiaro. E allora le ripetè “Voglio andare”, provando a imitarla, a lavorare sul tono della sua voce.
Ma avrò bisogno dei tuoi occhi”, aggiunse. “Che mi racconti tutto ciò che vedi.”
Non so se ne sono capace.”
Sì che lo sei. Devi solo usare le tue doti di interprete. Tradurre la realtà, come se fosse una lingua che non conosco.”
L’abbracciò, chiedendosi cosa avrebbero fatto della soffitta dopo quel viaggio. Se sarebbe tornata a essere una soffitta e basta, un rifugio per quei fallimenti di cui solo il tempo avrebbe deciso l’entità.

Boston, agosto 1984

Afferrò la corda e fece scendere la scala.
Indossò le cuffie. Avrebbe potuto ascoltare la musica a tutto volume, ma preferiva continuare a usare il walkman che le aveva regalato Sam.
Springsteen iniziò a cantare e Helen salì in soffitta. Non aveva mai amato la sua voce, ma ora non riusciva a smettere di ascoltarla.
La prima volta che aveva sentito Dancing in the dark era stato all'aeroporto Logan. Il corpo di Sam era appena arrivato con un volo speciale, atterrato qualche ora dopo il suo.
Quando fu nella stanza cercò di resistere all'istinto di strappare le mappe dalla lavagna, tagliare i fili rossi. Lasciò tutto com’era.
Erano stati in Indonesia, nelle Filippine, a Jeju, in Vietnam. Helen aveva imparato a tradurre la realtà, ma quando Sam si era spento su quella barca a Vịnh Hạ Long la realtà era diventata un posto buio, il viaggio un’altra voce nell’elenco infinito delle cose incomplete. Il suo posto era in soffitta.
Mentre la voce di Springsteen cantava Man, I'm just tired and bored with myself, Hey there, baby, I could use just a little help, Helen sollevò il telo con cui Sam aveva coperto una parte del loro passato.
Non era pronta per fare bilanci. Si chiese se fosse almeno pronta per ricominciare a vivere dopo che per mesi era stata stanca e annoiata di se stessa e della propria incapacità di reagire.
Chiuse gli occhi. La presenza di Sam era più forte in quella stanza. Alle volte la notte le sembrava di sentirlo camminare lungo il corridoio, scendere le scale. Muoversi leggero nel buio.
Se fosse stato ancora lì le avrebbe chiesto Com’è possibile che una persona intelligente come te creda ai fantasmi?
Non sapeva se ci avesse mai creduto in passato. O se fosse stato soltanto un gioco tra loro. Come quello di trovare una causa per ogni effetto, eliminare ogni possibilità che le loro vite fossero influenzate dalla casualità.
Di certo ci credeva ora. Credeva ai fantasmi. E soprattutto credeva ai miracoli.
Prese dal mucchio la scatola con la scritta William. Era leggera. Sarebbe riuscita a portarla di sotto senza bisogno di aiuto.
Si toccò la pancia.
Immaginò il bambino muoversi, sospeso nell’oscurità, dentro di lei, come una scintilla a cui si sarebbe aggrappata per uscire dal buio.
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Messaggio Da Fante Scelto Lun Mag 15, 2023 10:02 am

Eh beh, oh, qui c'è veramente poco da dire, per me. A parte qualche lieve ripetizione in un paio di passaggi, il racconto rasenta la perfezione, sia dal punto di vista stilistico che dal lato emotivo.
Credo che l'uso della soffitta sia praticamente ideale e fondamentale per l'intera storia, così come l'interazione con i luoghi-paletto.
Forse, a voler essere proprio extrasuperduperpignoli, noi lettori che sappiamo dei 7 paletti-luogo percepiamo che le mete di questo viaggio dei protagonisti siano messe lì per dovere, ma in realtà, se letto da un lettore ignaro, magari funzionano egualmente bene. Non saprei.

Per il resto, la mia domanda che sale dal profondo, e che ricorre di step in step, rimane la medesima: come riuscite, alcuni di voi, a scrivere dei racconti così fortemente impregnati di emotività?
Racconti che, anche se lontani dal tuo sentire personale, alla fine ti stravolgono comunque i sensi. Cosa che, se stai leggendo in luogo pubblico, non è il massimo per l'aplomb.

Complimenti sinceri.
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Messaggio Da Petunia Lun Mag 15, 2023 11:50 am

Eh…che dire che non abbia già detto Fante? Niente da aggiungere se non tanti complimenti per un racconto “gioiello” capace di far provare emozioni e di trasportare il lettore dentro la storia con tutti i sensi.
Delicato, non sdolcinato, ricco d’inventiva. Fantastico.
Complimenti all’autor e grazie.
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Messaggio Da Antonio Borghesi Lun Mag 15, 2023 2:36 pm

E allora mi accodo. Il racconto è super ben scritto e il fatto che il tuo protagonista sia cieco lo rende ancor più emozionante. Anche la fragilità del suo essere con quella specie di compatimento non per la sua cecità ma per l'ossessione di non aver ottenuto i risultati che spera è super ben presentata. Quindi chapeau!
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Messaggio Da Molli Redigano Mar Mag 16, 2023 12:21 pm

Ci sono rimasto male per la morte di Sam. Il fatto che lui e Helen non riuscissero ad avere figli già mi aveva angosciato, per cui ho ricevuto la mazzata finale. 

Il racconto è molto ben scritto, uno di quei modelli che chi come me ha soltanto da imparare non può che leggere e rileggere. Perché se anche per me il genere di storia non è prediletto, non posso negare la qualità duplice di questo scritto: lo stile, invidiabile e invidiato; le emozioni che suscita, che per quanto un lettore cerchi di distaccarsi, lo spazio di manovra insensibile è molto ridotto. 

Devo ancora leggere molti racconti, ma il livello alto già mi va venire le vertigini. Leggere certe cose è il primo piacere di una competizione sana e costruttiva.

Grazie

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Orazio, Ars Poetica, vv. 343-344


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Messaggio Da M. Mark o'Knee Mar Mag 16, 2023 4:58 pm

"You can't start a fire / You can't start a fire without a spark" canta Springsteen, e penso che l'autore lo abbia preso alla lettera: la scintilla dell'ispirazione è scattata ed è venuto fuori questo fuoco, questo racconto quasi perfetto (ma "quasi" solo perché la perfezione non esiste).
La scrittura è sciolta in modo invidiabile e non c'è l'ombra di un errore o di un refuso (solo un accento sbagliato su "ripeté").
I personaggi sono delineati benissimo e saltano fuori dalla pagina tanto che ti pare di averli accanto, di gioire e soffrire con loro. E anche un semplice comprimario come il medico, nonstante le sue poche righe, ha uno spessore non indifferente.
La storia nel complesso è tragica - ma non triste - e sembra che il classico destino cinico e baro si accanisca conto Sam e Helen, ma non c'è un briciolo di autocommiserazione né di commiserazione da parte dell'autore.
Non c'è niente di sdolcinato o strappalacrime e anche il finale, con il suo barlume di speranza, con il bambino che sta ancora "ballando nel buio", è la "finestra di luce" dipinta da Turner nel cielo tempestoso, che chissà su quali scenari potrà aprirsi.
Non credo ci sia altro da aggiungere.
Complimenti davvero!
M.
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Messaggio Da Nellone Ven Mag 19, 2023 11:32 am

Racconto ben scritto e ben costruito, capace di suscitare forti emozioni anche se forse, quando si parla di malattie, morte e simili, è un compito abbastanza facile. La struttura “frammentata” della narrazione è ben congeniata ma sarebbe interessante far leggere lo stesso racconto anche al di fuori del contest per capire se chiunque sarebbe in grado di riannodare i fili sparsi nel racconto. Lo stile, come dicevo, lo trovo perfetto dal punto di vista formale ma trovo un leggero squilibrio fra i fatti narrati e il lirismo che talvolta li pervade, risultando a volte poco intuitivo (almeno per me, che non sono certo un letterato con studi alle spalle); a tal proposito, avrei preferito anche frasi un po’ più strutturate, ma oggi va di moda così… I paletti li trovo ottimamente inseriti e congeniati, senza particolari forzature, con abbondanza di luoghi e la soffitta che diventa davvero permeante. Mi è mancata un po’ solo la connotazione temporale: gli anni ’80 sono citati più volte e ritrovati in qualche oggetto in uso nel periodo ma non condizionano più di tanto gli eventi e i pensieri dei protagonisti. Un racconto molto bello, insomma, ma nel quale avrei forse cercato qualche finezza in più, sicuramente alla portata dell’ottimo autore che l’ho scritto.

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Messaggio Da Arunachala Sab Mag 20, 2023 9:58 am

eh sì, emozioni a pieno carico, senza dubbio.
arrivano dritte e colpiscono forte, dall'inizio alla fine.
se si eccettua qualche ripetizione di troppo, la scrittura è davvero buona, il testo è scorrevole nel modo giusto. ottime tutte le descrizioni, davvero ben esposte, tanto che sembra di essere in barca con loro, o nella soffitta...
ci sono parecchi racconti di alto livello, in questo step, non posso che fare i complimenti a tutti quanti.

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Messaggio Da Danilo Nucci Sab Mag 20, 2023 2:12 pm

Veramente un bel racconto, su cui non mi sento proprio di fare osservazioni particolari, soprattutto negative. Sono alle prime letture e fra i racconti letti è quello in cui la soffitta assume un ruolo fondamentale, cosa che ai fini della prova ha la sua bella importanza. I luoghi sono appena sorvolati, eccetto Halong che, comunque non ha un ruolo essenziale nella vicenda. Credo però che a un lettore esterno non passi nemmeno per la mente che i luoghi possano essere stati inseriti “per contratto”. Anche i caratteri dei personaggi con le loro tristi vicende, sono ben delineati, senza indulgere a espedienti strappalacrime.
Anno 1984 ben presente. Trovo solo un po’ più debole la presenza del “filosofo”, ma per il resto proprio niente da dire.
Per ora è nella mia cinquina di diritto.
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Messaggio Da FedericoChiesa Mar Mag 23, 2023 8:24 pm

Spero non te la prenderai, se dopo tanti complimenti esco dal coro.
Non amo i racconti con malattie e non sono riuscito ad apprezzare neanche questo.
Volere inserire così tanti luoghi ha trasformato, per me, il racconto in un programma di viaggio intorno al mondo che, a parte l'inizio con la baia di Ha Long, non ne trasmette le emozioni.
Verrebbe apprezzato fuori da questo contesto?
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Messaggio Da Asbottino Mar Mag 23, 2023 9:51 pm

Storia di una soffitta. Da stanza vuota a nascondiglio per i ricordi scomodi a rappresentazione di un'idea, luogo per viaggiare con la fantasia prima ancora di vedere davvero il mondo. Che poi forse è quello che facciamo scrivendo: viaggiamo senza andare da nessuna parte, raccontiamo di posti che forse non vedremo mai, che proviamo a descrivere senza conoscerli davvero.
Storia di una soffitta e storia di una coppia, dal caos giovanile al tentativo di diventare famiglia alla ricerca di un passato che possa colmare un vuoto lasciato da un futuro impossibile.
Il racconto parla di oscurità, di mancanza, della malattia come privazione, di come la luce venga fuori dal buio, di una speranza che è appena una scintilla ma può diventare un fuoco.
I luoghi dello step vengono legati dall'idea dell'albero genealogico, di quel ramo spezzato e del viaggio come tentativo di recuperare qualcosa che solo sul finale arriverà comunque, come spesso accade quando si smette di cercarla, quando si perde tutto e il vuoto è talmente grande che qualcosa di buono deve per forza arrivare.
Un finale sospeso, ma che da speranza, credo, sulle note di una canzone che rappresenta quegli anni.
Mi ricordo il video. Courtney Cox che alla fine sale sul palco e balla con Bruce. Credo che gli Anni 80 siano stata l'ultima epoca innocente della nostra storia, ma forse lo dico perché ero bambino, alle soglie dell'adolescenza.

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Messaggio Da gipoviani Mer Mag 24, 2023 10:27 am

Penso di avere io qualcosa che non va.
Avevo letto il racconto giorni fa e non mi era piaciuto in modo particolare. tecnicamente ben scritto, con i tempi narrativi ben costruiti. Ma non mi aveva conquistato. Letti però i primi commenti entusiasti, decisi di rimandare la decisione e rileggerlo.
La rilettura ha però confermato la prima impressione. Le storie di malattia o sono realmente commoventi, per cui finisci con gli occhi lucidi - ma sono molto difficili da scrivere - altrimenti mi sembrano un po' insipide se non stucchevoli. 
La necessità poi di conformarsi a tutti i paletti ha reso ulteriormente meccanica e poco fluida la sequenza narrativa.
Visti anche gli altri successivi commenti lusinghieri, forse ho veramente qualcosa che non va.
Ti riconosco e ti invidio, comunque, grandi capacità tecniche.
Grazie e alla prossima

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Messaggio Da Byron.RN Mer Mag 24, 2023 9:07 pm

Mi ricollego a quanto ha detto Gipo, perché ho avuto un pò le stesse sensazioni.
Il racconto è scritto molto bene, è innegabile, ma non è riuscito a fare presa su di me, io l'ho avvertito abbastanza freddo, distante.
E poi c'è la storia di tutti i viaggi, legati in qualche modo all'albero genealogico dei due, che li porta a viaggiare "casualmente" in tutti i posti della traccia del contest.
L'abbiamo scritto spesso(e tutti) durante questi step, il troppo stroppia.
L'invenzione, il collegamento può essere anche bello, ma ti dirò che io l'avrei trovato un pò esagerato anche non conoscendo i paletti. Conoscendoli, volendo o no, la cosa risalta in modo evidente.
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Messaggio Da caipiroska Dom Mag 28, 2023 10:20 pm

Questo racconto è davvero molto interessante, soprattutto per come si comportano i personaggi: la storia è molto particolare, ma trovo che sia ancora più particolare il modo in cui l'autore gestisce le emozioni dei personaggi e le loro sensazioni.
Si parla di una grave menomazione, di una probabile complicazione imminente, di aborti, eppure i protagonisti non si disperano mai, non ci sono lacrime, discussioni, rabbie contro il destino avverso.
Questo mi risulta strano, me li fa allontanare un po' dal punto di vista emotivo.
Accettano quasi con sarcasmo le vicende avverse, arrendendosi al destino senza quel moto d'ingiustizia che dovrebbe albergare nel loro cuore.
Eppure i tratti dove si descrivono le loro emozioni, i loro gesti, gli scambi di battute secchi ed efficaci mi fanno vedere una sofferenza nascosta, ben radicata, forse più intensa di quella mostrata.
Tutto il testo rimane perfettamente in bilico tra questo equilibrio di sentimenti, senza mai sconfinare da nessuna parte: questo modo di descrivere l'ho trovato molto efficace e convincente per descrivere emozioni così forti.
Il racconto rimane malinconico, ma non struggente, triste ma non disperato: sembra voglia dare dignità a persone duramente colpite dalle vita che non vogliono arrendersi o sentirsi vinte.
Personalmente non avrei inserito tutti i siti menzionati, perchè tolgono qualcosa al testo.
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Messaggio Da ImaGiraffe Gio Giu 01, 2023 10:16 am

Un racconto il cui più grande difetto è essere appunto un racconto.
Non sono riuscito a connettermi con i protagonisti, né a provare le emozioni che molti altri sembrano aver vissuto. 
La narrazione risulta troppo frammentaria e, in alcuni casi, soprattutto nella parte centrale, sembra affrettata. Tutto viene raccontato, ma manca il tempo di approfondire. Ripeto all'infinito che se questo racconto fosse stato ampliato e trasformato in un libro, l'effetto sarebbe stato diverso e il lettore avrebbe avuto modo di cogliere tutte le sfumature. Per quanto riguarda i "paletti", ho apprezzato molto l'uso della soffittata. Sembra proprio che l'autore sia partito da quella situazione e abbia costruito attorno ad essa il racconto. Ottimo lavoro. D'altro canto, ciò che invece non mi è piaciuto, ma è una considerazione che condividiamo solo noi del forum, è l'inserimento di tutte le location, mescolate insieme senza che nessuna abbia il giusto risalto.
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Messaggio Da Akimizu Gio Giu 01, 2023 10:46 am

Ciao autore, innanzitutto complimenti sinceri per come questo racconto è scritto e per come lo hai messo giù, insomma, ha un impianto, una struttura, praticamente perfetti. Se però lo analizzo più in profondità, a parte l'immensa delicatezza di alcune parole e la.magia di alcune espressioni, mi ritrovo un po' spaesato su come i protagonisti reagiscono a ciò che gli sta accadendo. Sono disperati? Non direi. Rassegnati? Neppure. Insomma, cosa sono? È come se tutto lì travolgesse e loro fossero non dico passivi, ma quasi. Soprattutto Sam, visto che il viaggio lo inventa e riguarda solo Helen. Sam reagisce sempre come quando è stato colpito dalla scala della soffitta, si massaggia la spalla. Va be' che è un filosofo, ma cavolo. La tua è sicuramente una scelta ponderata, è tra l'altro super funzionale a come poi si evolvono le cose, però un po' più di sangue, di vita, mi è mancato. A rileggerci!
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Messaggio Da Susanna Ven Giu 02, 2023 12:37 am

Parto dal titolo: non conosco il brano musicale poi citato, ma la traduzione dello stesso, associato all’incipit rende fin da subito chiaro che il protagonista fosse cieco o con problemi di vista, come poi si evince. E anche la paventata prognosi infausta era lì, ben anticipata; così come il figlio finalmente in arrivo dopo la morte di Sam non è stata una sorpresa.  Una serie di eventi concatenati simili sono già trattati in romanzi o film. Questo non è un difetto, ogni storia simile declinata in altro modo ha con sé qualcosa di diverso, ma occorre lavorarci per uscire, anche poco, dallo schema e riuscire ad essere più originali.
Proprio il fatto che tante cose sono state anticipate così chiaramente, la storia - scritta bene, con un buon lessico e senza refusi o errori particolari - non mi ha preso particolarmente.
C’è una sorta di dualità: l’apprezzamento per un testo scritto bene, con uno stile semplice ma efficace da una parte e il non aver trovato alcuna sorpresa  di quelle che fanno dire “wow, che storia!” dopo aver già immaginato un possibile epilogo diverso per uno schema già visto.
I paletti sono presenti ma a fronte di un filosofo così così, i luoghi sono più che altro l’elenco di quelli proposti, con uno di essi che fa da sfondo all’incipit, ma poteva essere qualsiasi altro luogo  se non fosse per il richiamo a inizio capitolo.
Quindi un racconto che, nonostante le mie note, si è fatto leggere agevolmente ma non mi ha emozionato o dato spunti per una rilettura dove cercare un approfondimento sfuggito alla prima.

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Messaggio Da paluca66 Sab Giu 03, 2023 6:18 pm

Altro racconto stilisticamente perfetto, senza refusi, scorrevole basato molto sui dialoghi come piacciono a me.
La storia è molto bella, credibile e il lettore si sente coinvolto dalla vicenda di questi due sfortunati protagonisti.
Mi ha ricrodato la storia di Giobbe nell'Antico Testamento e la sua proverbiale pazienza.
Quello che mi ha convionto meno, proprio ripensando a Giobbe e alla sue reazioni, è l'apparente indifferenza, apatia di Sam ed Helen a tutto quello che succede loro: e che caspita! Almeno rabbia (che ho provato io) o disperazione avrebbero dovuto emergere in qualcvhe momento del racconto.
L'altro aspetto che non mi ha soddisfatto del tutto potrei definirlo come "un eccesso"; mi è sembrato eccessivo il volere andare a vedere tutte e sette le località proposte dai paletti e mi è sembrato eccessivo il finale: io non avrei previsto il bambino ma qui mi rendo conto che si va sul gusto personale.

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Messaggio Da Resdei Lun Giu 05, 2023 11:50 am

Ciao Autore
Hai scritto un racconto bello, anzi bellissimo!
Uno di quei racconti da cui esci appagato, completamente e in tutti i sensi.
Ho visto quadri stupendi, ho ascoltato ottima musica.
La storia, anche se tragica, così è la vita, lascia sperare in una rinascita.
Cos’altro si può chiedere quando si legge un brano, e in così poche battute?
Scrittura perfetta, paletti incastrati con scioltezza, storia commovente.
complimenti sinceri, bravissim@
a rileggerti presto.

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Messaggio Da CharAznable Lun Giu 05, 2023 11:54 am

Altro racconto carico di emozioni, di sensazioni. Triste ma non pesante. Scritto in maniera eccellente (invidio molto del tuo modo di scrivere, sappilo).
Un viaggio per il mondo e all'interno di sé stessi per riscoprire il passato, per colmare un futuro che non ci sarà.
Uno svolgimento interessante. Forse, sì, se c'è una cosa che mi lascia interdetto è quella specie di fatalismo, misto ad apatia, con il quale i protagonisti affrontano le sventure. Ma il tutto è toccato con una tale delicatezza che anche quello ci sta.
Ottimo lavoro.
Complimenti.
Grazie.

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Messaggio Da Achillu Mar Giu 06, 2023 12:32 pm

Ciao, Penna.

Se proprio devo dire una cosa che non mi è piaciuta, questa è la storia. Però tecnicamente trovo che il racconto sia costruito bene. Negli ultimi tempi sono arrivato a non amare i flashback, ma in questo racconto in particolare trovo che il flashback sia inevitabile e ben costruito. O meglio: l'incipit lo leggo come un flash forward e ci sta.
Mi è piaciuta molto la descrizione della baia di Hạ Long (scritta correttamente e non come nei paletti) e direi che è perfetta la "scusa" narrativa pensata per darne una descrizione così poetica.
Secondo me la narrazione è fatta bene e non vedo come sarebbe potuta essere fatta diversamente. Quindi pazienza se non mi è piaciuta la storia, io mi sono divertito molto a leggere il racconto.
Ovviamente non prendertela se l'unico paletto che segno è la baia di Hạ Long, però ho apprezzato anche il modo in cui hai voluto citare tutti e sei gli altri paletti ma facendo in modo che il racconto rimanesse fruibile anche fuori dal contesto del concorso.
La soffitta è presente ed è un luogo importante che diventa un posto di meditazione e riflessione per i protagonisti.
Il 1984 non è solo un paletto ma anche un apprezzato riferimento alla canzone.
Il filosofo c'è.

Grazie e alla prossima.

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Messaggio Da Asbottino Lun Giu 19, 2023 6:00 pm

Finalmente trovo un po’ di tempo per scrivervi due parole. Intanto per ringraziarvi dei punti, ma soprattutto dei commenti. È interessante come il racconto abbia diviso i lettori sul piano delle emozioni. Credo che a parte il finale abbia in effetti scritto il racconto in modo molto razionale, trattando l’evoluzione della coppia Helen/Sam allo stesso modo dell’evoluzione della stanza soffitta. Ho cercato un tono distaccato. Un po’ alla Franzen, credo. Ovviamente sono lontano mille miglia da quella perfezione formale, ma mi è rimasto l’orecchio di quando facevo il musicista e le voci di certi scrittori sono quasi dei sound.  Ho iniziato Crossroads di recente, poi però quella voce mi girava in testa e mi rendevo conto che influenzava il modo in cui stavo scrivendo il romanzo, che invece è tutto diverso, e ho mollato lì di leggerlo. La verità era che avevo comunque bisogno di una pausa e la soffitta è arrivata al momento giusto, così ho dato libero sfogo a quella voce.
Diciamo che alla fine ha ragione Aki quando scrive che è stata un scelta. Ponderata, non lo so. Ma va detto che i filosofi sono davvero degli animali razionali. Il mio migliore amico e compagno di università è molto simile Sam e credo di aver pensato a lui scrivendo. Alle volte sembra un navigatore. Trova la strada sbarrata e ricalcola il percorso.
Un altro tema comune ai commenti è stato quello di usare tutti i luoghi. Capisco chi ha messo in dubbio la fruibilità del racconto all’esterno. Ma è sempre stato uno dei capisaldi del mio modo di relazionarmi alla lettura dei racconti nei vari step. Quello e ovviamente la stanza come chiave di lettura. Prima di spedirlo l’ho fatto leggere a un paio di persone che non conoscevano l’esistenza dei paletti e non hanno fatto una piega, quindi da quel punto di vista sono andato tranquillo. L’idea del viaggio mi è venuta quasi subito. Forse avrebbero potuto toccare solo qualcuno dei luoghi ma piaceva l’idea del numero sette. Insomma lungi da me l’idea di stroppiare. E infondo non cito Komodo o il fiume sotterrano o la Table Mountain, ma solo i paesi dove sono. Spero che a distanza di tempo lo rileggerete a freddo trovando l’idea del viaggio meno “palettata”.
Due curiosità: mio padre ha un albero genealogico uguale nel suo studio e mia sorella era un ramo interrotto, almeno fino a quando non ha deciso di adottare, rimanendo poi incinta subito dopo. Ho scelto la malattia di Sam facendo delle ricerche online, poi parlando con mia madre ho scoperto che sua madre, mia nonna, era mancata per via della stessa malattia. Non ricordavo minimamente la cosa. Ho una memoria pessima, forse per questo scrivo spesso di ricordi. Ma evidentemente l’informazione era nascosta da qualche parte. Da fatalista quale sono (altro che razionale, come filosofo vango davvero poco), l’ho preso per un segno che sta scrivendo la storia giusta.
Grazie ancora a tutti. Spero di esserci anche nell’ultimo step, ma se così non fosse, ci sarò con i commenti.

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