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1L'uomo onda Empty L'uomo onda Ven Apr 29, 2022 2:39 pm

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Mi chiamo Jan Van Riebeeck e in questi mesi che stanno per chiudere l'A.D. 1650 ho un mucchio di tempo da buttare.
La baleniera dove sono imbarcato come medico rolla al largo delle coste groenlandesi e sono sicuro che il capitano non abbia voglia di tornare in patria tanto presto. La caccia è andata male e metà dei barili che dovrebbero essere traboccanti d'olio sono vuoti. La maggior parte del tempo l'equipaggio lo passa allontanando i blocchi di ghiaccio che galleggiano attorno alla chiglia con lunghe aste dalla punta imbottita. Io invece, dato che non mi va di passeggiare sul ponte dove si congelano le lacrime, sto chiuso in infermeria e ho deciso di mettermi a scrivere.
Ho deciso che parlerò di me, ma per farlo racconterò la vita dell'uomo che mi ha cambiato.
Non ho mai voluto fare la fine di mio padre e passare tutta la vita ad amputare braccia e gambe di marinai luridi, ma prima di incontrare Miyamoto Musashi non avevo mai avuto l'intuizione giusta per provare a cambiare. Ora, invece, tra le mie carte, ho pronta la richiesta per intraprendere una spedizione in Africa, presso il Capo di Buona Speranza, indirizzata al Governatore generale della VOC Reyniersz.
Ho fiducia in me, nella mia idea.


Era il terzo anno dell'era Shoho. L'aprile dell'A.D. 1645. Ricordo bene che era primavera perché il glicine del santuario Yamadahiyoshi era in fiore e cascava dai pergolati, come un soffitto indaco. Soffiava una brezza dal mare e l'odore aspro delle alghe si mischiava a quello dei fiori. L'aria era così limpida che dal torii bianco che era l'ingresso al santuario si poteva vedere tutta la baia di Kumamoto, le spiagge di sabbia nera e il mare inquieto, e poi oltre, fino a scorgere le scogliere della penisola di Shimabara.
Conoscevo molto bene quelle zone del Giappone perché da diversi anni, in barba al kaikin e al suo divieto per gli occidentali di girare per il paese, lasciavo l'isola di Dejima, a Nagasaki, con la scusa di spedire a Edo dei trattati di chirurgia, godendo così di una certa libertà. Libertà che impegnavo in operazioni di contrabbando, facendomi pagare in argento la seta che importavo illegalmente da Tonchino. Un'attività, a dirla tutta, che più tardi mi costò l'allontanamento da quelle terre, ma di questo parlerò in seguito, perché nella disgrazia ho trovato forse la mia fortuna.
A Yamadahiyoshi mi recavo spesso per usufruire del servizio di spedizioni che i preti offrivano quando si spostavano con piccole carovane da un santuario Hiyoshi a un altro. Camminai in silenzio fino al chozuya per le abluzioni di rito. Mi bagnai le mani e il viso e rimasi a osservare le carpe nel laghetto e i meravigliosi komainu, i cani-leone a guardia del recinto sacro, scolpiti nella pietra. Fu allora che sentii del trambusto, inusuale per quel luogo di preghiera. Un vecchio samurai avanzava sotto al pergolato in fiore, così alto che i capelli, legati in una crocchia e ancora folti e crespi nonostante l'età, sfioravano i grappoli di glicine. Aveva l'hakama, i larghi calzoni per le arti marziali, legati al ginocchio, per non infastidirlo mentre camminava. Una macchia rossa sul viso, un eczema probabilmente, e un ghigno storto delle labbra, lo facevano assomigliare alla maschera di un demone. Chiunque lo vedesse si inchinava con rispetto e gli cedeva il passo. Ogni tanto tossiva, in maniera violenta, e si passava un fazzoletto sulle labbra.
Il vecchio mi raggiunse al chozuya, posò in terra il pacco che avrebbe dovuto spedire e cominciò a lavarsi. Faceva tutto con calma, ma si vedeva dalla tensione muscolare, dagli sguardi veloci, che era pronto a scattare in qualsiasi momento, come un animale selvatico. Quando finì si mise in attesa, con le braccia incrociate sulle spade che teneva alla cintola. Dopo un poco si avvicinò un prete.
"Musashi-sama sensei" disse "e Jan-sama, la carovana ha avuto dei ritardi, seguitemi, vi prego."
Annuii. Parlavo un discreto giapponese e quando il vecchio samurai lo capì sorrise e fece un cenno di approvazione col capo. Il prete ci condusse nella piccola anticamera del shamusho, gli uffici del santuario, una stanza che veniva usata per far attendere gli ospiti illustri. Era una sala fresca, spoglia, con dei tatami di stuoia sul pavimento. Il prete tenne le porte scorrevoli aperte e si congedò. Il vecchio si tolse le spade e si mise a sedere, con le gambe incrociate. Io lo imitai, anche se avevo sempre trovato quella posizione scomoda.
"Lei parla giapponese" disse. Non era una domanda. Come capii in seguito, non era uno che avesse domande da fare, perché viveva solo di certezze.
"Sono molti anni che ho il piacere di collaborare con i medici dello Shogun" spiegai, "ho imparato la vostra lingua da loro."
"Quei libri sono di medicina, quindi" disse.
"Fanno parte dell'accordo. Noi olandesi possiamo commerciare col Giappone in cambio di alcune nozioni di chirurgia e tecnica militare."
"Voi olandesi" bisbigliò il vecchio, "mi piacete. Gli altri non vogliono imparare, vogliono solo insegnare. Farci diventare come loro, cristiani e occidentali. Lei, ad esempio, non ha preteso che parlassi olandese per comunicare, ma ha avuto l'umiltà di imparare il giapponese."
Ero tentato di rispondere che in realtà del rispetto delle altre culture a noi olandesi non è che importasse molto; era più una questione pratica che ci muoveva, ma lasciai perdere.
"Vede" continuò il vecchio, indicando fuori dalla porta, "laggiù, si intravede Shimabara. Io ho combattuto là, contro i cristiani asserragliati nel castello di Hara. E sa chi venne ad aiutarci, bombardando il castello dal mare? Gli olandesi."
Il vecchio rise di gusto e si fermò solo quando un eccesso di tosse gli tolse il respiro.
"Gli olandesi" mormorò, "ci hanno aiutati a uccidere quasi trentamila cristiani. Ricordo che li decapitammo e che le teste rotolarono verso il mare. La schiuma delle onde divenne rossa. Una strage tremenda, ma necessaria, di cui gli unici responsabili sono stati i portoghesi e gli spagnoli. Gli olandesi lo hanno capito e ci hanno aiutato."
Anche su questo avrei avuto da obiettare, ma lo stupore di aver capito chi avevo davanti fu tale da farmi rimanere in silenzio. Conoscevo infatti solo un Musashi che aveva combattuto a Shimabara e che sapevo si era ritirato a vivere nella grotta Reigando, a Kumamoto.
"Lei è Musashi Miyamoto?" chiesi.
"Sono io" rispose.


Fu così che per puro caso rimasi da solo, in una stanza, per quasi quattro ore, con il maestro di spada più famoso di tutto il Giappone. Mi disse che era là, al santuario, per spedire al suo vecchio amico Kosuke Zushino una statuetta della dea Kwannon, che aveva appena scolpito. Me la mostrò. Il legno ancora profumava di resina. Era un lavoro magnifico, pieno di grazia ed equilibrio. Lo osservai estasiato. Mi spiegò che era arrivato a questa perfezione dopo lunghi anni di tentativi. Zushino era un togishi, un maestro affilatore di spade, che fuori dal suo negozio aveva fatto scrivere: qui si lucidano e si rimettono a nuovo le anime. Musashi lo aveva conosciuto qualche anno prima e rimase colpito da come Zushino fosse in sintonia con quello che anche lui pensava delle spade, che stavano col guerriero non per ferire, ma per preservare la propria umanità.
"A questo pensiero giunsi però dopo anni in cui avevo pensato il contrario" disse, scuotendo la testa.
Mi raccontò che da ragazzo era folle di rabbia, combatteva come un animale. Le persone avevano paura di lui, per la sua stazza, la macchia sulla faccia, i suoi capelli senza chommage, ma tenuti lunghi. Non si lavava, non curava la sua persona. Voleva distruggere il cielo e la terra, non aveva nessuna paura. Mi raccontò della sua vita e scoprii che avevamo delle cose in comune, come l'odio per il padre.


Il primo nome di Musashi era Takezo. Nacque a Miyamoto, in provincia. Suo padre, Munisai Shinmen, era un maestro di spada capace, ma non eccezionale. Un padre crudele, che ripudiò la moglie e si curò di lui solo quando notò il suo enorme potenziale. Takezo infatti crebbe più forte e selvaggio dei suoi coetanei. Il padre gli si riavvicinò, ma finì solo per umiliarlo con allenamenti estenuanti. Quando Munisai morì, l'unico rimpianto di Takezo fu quello di non essere mai riuscito a batterlo. Pazzo di rabbia contro il mondo si lanciò nell'impresa di voler diventare il più forte maestro di spada del Giappone, armato solo del suo istinto animale. A soli tredici anni vinse il suo primo duello, contro un samurai errante, Arima Kihei, tornato senza padrone dalla guerra di Corea. Takezo si sentì emarginato in una società che non tollerava l'eccezione né la bizzarria. A sedici anni combatté la più grande battaglia della storia del Giappone, a Sekigahara.
Ecco il racconto che mi fece della battaglia. Era il 21 ottobre del 1600.
"All'epoca ero ancora Takezo, il demone. Ero solo rabbia e istinto. A oggi non ho ancora capito come riuscii a scampare alla morte. Aveva piovuto per tutto il giorno e la notte. Avevo le vesti zuppe, ma non avevo freddo, perché il furore che portavo addosso in quel periodo mi scaldava le viscere. Non avevo un padrone da seguire, uno scopo, ero là solo per diventare un guerriero e scelsi di stare dalla parte dei Toyotomi quasi per caso. Avevo sedici anni, una spada, una placca di ferro sul petto. All'alba smise di piovere e si alzò una fitta nebbia. Ishida Mitsunari, il nostro comandante, ci fece marciare alla cieca e appostare sul fondo della valle. Il fiume Teradani era in piena e lo sentivo scorrere sulla sinistra. Quando la nebbia si dissolse, l'esercito di Ieyasu Tokugawa ci apparve davanti all'improvviso, brillante al sole con le armature bagnate. Alcuni di loro distavano da noi poche centinaia di metri. Ci fu un attimo di silenzio, poi le prime linee cominciarono la battaglia. Io scalpitavo nelle retrovie, aprendo e chiudendo la mano attorno all'elsa della spada, a ritmo del respiro. Mitsunari portò avanti i cannoni e ricacciò indietro alcune armate nemiche. Finalmente toccò a noi muoverci. Il terreno era talmente intriso d'acqua e ferito dai cavalli e dai samurai che lo avevano calpestato prima di noi che affondai nel fango fino al ginocchio. Mi muovevo come in sogno. Alzai la spada e cominciai a colpire, in estasi. Non durò molto, perché fu in quel momento che la carica degli uomini di Kobayakawa Hideaki ci colpì sul fianco. Hideaki era nostro alleato, ma tradì Mitsunari per vecchi dissapori personali. La forza del suo attacco, aumentata dalla velocità con cui i suoi uomini ci vennero addosso dal fianco del monte, ci sospinse verso il fiume. Io caddi in acqua, ma per fortuna ero leggero, vidi molti miei compagni morire affogati, spinti verso il fondo dal peso delle armature. Svenni, galleggiando tra i cadaveri. Maledetto Hideaki, il suo cambio di fazione portò alla vittoria dei Tokugawa e cambiò per sempre la storia del Giappone. La battaglia di tutte le battaglie decisa da un dispetto. Hideaki si pentì amaramente del suo gesto e morì due anni dopo, solo, folle e alcolizzato. Non ho certo pianto per lui."


Dopo Sekigahara i samurai finirono per conoscere la pace, ma se la guerra fu preclusa, la lotta divenne contro un nemico più temibile e sfuggente: se stessi. Molti samurai, come Musashi, divennero viandanti senza padrone, disoccupati. Ronin, letteralmente uomini onda, cioè agitati in ogni direzione.
Il suo percorso non fu solo quello del guerriero, ma anche quello dell'uomo, che deve regolare la sua anima e tenere a bada l'animale che ringhia dentro di lui. Takezo cambiò non solo nello spirito, ma anche nome, mutandolo in Musashi.
Negli anni del suo vagabondare vinse più di sessanta duelli, affinando la sua tecnica da autodidatta.
Dei suoi duelli più famosi si sente parlare ancora, come quando sfidò a Kyoto tutta la famiglia Yoshioka. Non volevano combattere contro uno sconosciuto, ma Musashi si ricordò che il padre Munisai aveva battuto, in passato, un componente della famiglia e sfruttò il ricordo dell'odiato genitore per provocarli. Armato solo di una spada di legno, un bokuto da allenamento, combatté contro tutti i fratelli Yoshioka. Fu la prima volta che studiò anche la psicologia dei suoi avversari, oltre che la loro tecnica, per riuscire a batterli. Contro i primi due fratelli arrivò infatti con più di tre ore di ritardo, destabilizzandoli, mentre con il terzo, che aveva solo dodici anni e che aveva preparato un imboscata, arrivò in forte anticipo, riuscendo a scoprire i sicari e uccidendo tutti.
Contro Shishido Baiken, maestro kusari gama, una falce attaccata una catena che bloccava la spada, Musashi riuscì a vincere usando sia la katana, che rimase incastrata, che la wakizashi, la spada corta. In quell'occasione nacque la tecnica regina della Niten ichi ryu, la scuola di Musashi: poiché l'uomo ha due mani, si servirà di due mani e due spade; lo scopo? La certezza del trionfo.
"Nell'alimentare lo spirito della vittoria si adoperi qualunque arma, di qualunque dimensione e qualsiasi espediente" disse. L'arte della sconfitta, tipica dei samurai, per Musashi non esiste, per lui non c'è onore senza vittoria.
L'ultimo duello, il più famoso, fu contro Sasaki Kojiro, detto Ganryu, il più forte spadaccino dell'ovest. Il duello si tenne in un'isola deserta, Funajima, al cospetto di Hosokawa Tadaoki e della sua corte. Musashi arrivò con più di otto ore di ritardo, disarmato. Durante il viaggio in barca modificò un remo, per farlo diventare un'arma. Ganryu lo accolse furioso, lanciò sulla spiaggia il fodero della sua spada, la famosa Monohoshi no sao, costruita duecento anni prima da Nagamitsu Bizen. Musashi saltò in mare, tenendo il remo nascosto sotto il pelo dell'acqua, per impedire al rivale di capire quanto fosse lungo. Si mise con il sole alle spalle, che stava ormai tramontando, una sagoma scura, enorme. Ganryu, accecato dal sole e dalla rabbia attaccò senza riflettere, da lontano, con il suo colpo più famoso, l'incrocio a coda di rondine, ma Musashi tirò fuori il remo dal mare, che era più lungo della spada dell'avversario, e con un salto lo colpì alla testa, uccidendolo.
Dopo quest'ultimo duello, che gli consegnò la gloria in tutto il paese, Musashi si ritirò e si dedicò all'arte della calligrafia, alla pittura, alla scultura e a insegnare.
"La gente del mondo sbaglia a osservare le cose e pensa che il vuoto sia ciò che non comprende, ma questo non è il vuoto autentico, è la confusione. Sviluppa una facoltà di giudizio intuitiva e cerca di comprendere tutte le cose, presta attenzione anche all'insignificante, pensa con profondità al mondo, e troverai la vittoria. Se si ha chiaro in mente qual è lo scopo della propria vita niente potrà impedire di perseguirlo" mi disse. Parole che per fortuna non ho mai dimenticato.
Quando la carovana arrivò consegnammo i nostri pacchi e ci salutammo. Seppi poi che solo due mesi dopo Musashi morì per una malattia ai polmoni. Quando spirò, mi dissero, ci fu un'esplosione in cielo e la notte si illuminò come fosse giorno.


Quella fu l'ultima volta che andai in Giappone, perché appena tornai a Tonchino fui accusato di contrabbando e rispedito in patria. Ma non la presi male. Cominciai davvero a guardare il mondo in modo diverso, ogni cosa era diventata un'opportunità, anche ciò che mi sembrava potesse segnare la fine di ogni mia speranza poteva invece essere l'inizio di qualcosa di grandioso. La nave partì da Batavia alla fine del 1648 e dopo una tempesta fummo costretti a fare una sosta al riparo nella baia della Tavola, nel sud dell'Africa. Mentre i marinai lavoravano alle riparazioni della nave e a caricare viveri e acqua, io mi misi a osservare l'oceano impetuoso dalla punta del Capo di Buona Speranza. Mia moglie si mise a leggere all'ombra di un albero, con una mano teneva il cappello e con l'altra il libro. Ricordo i capelli biondi sbatacchiati dal vento e le sue parole, in un raro momento che aveva alzato gli occhi dalle pagine.
"Cosa avrai da guardare tutto il tempo, non c'è nulla là in mezzo."
Il nulla, pensai, ma non è forse dove la gente vede vuoto e confusione, che l'uomo autentico deve riuscire a vedere un'opportunità? Una possibilità di vittoria? Sviluppa una facoltà di giudizio intuitiva e cerca di comprendere tutte le cose, presta attenzione anche all'insignificante, pensa con profondità al mondo, e troverai la vittoria. Così mi aveva detto Musashi. Osservai meglio, mi concentrai, cosa non capivo di quello che avevo davanti, di questa terra e questo mare selvaggio? Volsi il viso verso nord e notai che il moto ondoso andava scemando, compiva una spirale tornando verso sud e quasi scompariva nel punto in cui il nostro veliero era ormeggiato. Pensai agli indigeni, gente semplice, ma propensa al dialogo, non ostile. Pensai alle pellicce che indossavano, ai monili delle loro donne, doveva essere un territorio ricco di materie prime se persino loro, con la loro modesta tecnologia, riuscivano a estrarre l'oro dalle montagne. Misi ordine ai pensieri, vidi il futuro: un insediamento olandese, un nucleo abitativo, dei coloni. Le terre sembravano fertili, le navi della VOC avrebbero avuto un punto di sosta e rifornimenti organizzato, i coloni avrebbero potuto esplorare l'entroterra… le fantasie si rincorrevano nella mia testa, senza sosta alcuna. Rimasi a sorridere per non so quanto tempo, ebete, fissando il vuoto davanti a me. Vuoto che avevo imparato ormai a capire essere sempre pieno.


Tornato in Olanda accettai l'incarico su questa baleniera per non rimanere disoccupato, ma al contempo preparai una lettera ricca di buone argomentazioni per il Governatore Generale, un buon amico di mio padre. Nonostante tutto non mi dispiace usare il suo nome, anche se lo disprezzo, per ottenere un vantaggio. Anche questo è un insegnamento che ho appreso da Musashi: nella via della vittoria non esistono stratagemmi disonorevoli. Anche lui sfruttò il nome di suo padre per ottenere un duello contro gli Yoshioka, dopotutto.
Sento un grido, ora, devono aver avvistato una balena, finalmente. Meglio mi prepari, qualcuno potrebbe aver bisogno di me, tra non molto.

2L'uomo onda Empty Re: L'uomo onda Dom Mag 01, 2022 8:06 am

Petunia

Petunia
Moderatore
Moderatore

Ciao auto@
Non ti nascondo di aver faticato parecchio a leggere questa storia. Troppo distante dalle mie conoscenze e dai miei gusti di lettura. 
Una biografia nella biografia ma nonostante il vissuto notevole dei due protagonisti, non sono riuscita a empatizzare con loro né a provare emozioni. 
Di certo la scrittura è ottima, le descrizione dell’ambientazione è curatissima sia nel lessico che nei dettagli (sono ricorsa a internet più volte e me ne sono resa conto).
Tutto è molto descritto e fin troppo raccontato. La storia soffre dell’inserimento di una quantità di nomi e vocaboli troppo distanti dalla mia cultura.
Se un lettore, come me, non è appassionato del genere è difficile  che possa riuscire ad apprezzare tutto il gran lavoro che (si vede) è stato fatto.
È un racconto che si discosta dalla massa a ogni costo. Anche il 1600 non è centrale, l’anticamera è il luogo in cui l’olandese riceve l’indottrinamento da parte dell’ex samurai, ma non lo trovo così importante nell’economia del racconto.
C’è da dire che, estrapolato dal contest, resta un ottimo lavoro. Al uni passaggi sono delicati e pieni di atmosfera. Mi è piaciuto molto l’incipit e mi sarei aspettata un’avventura piuttosto che un intreccio di biografie. Bella anche la frase finale.

Ps. Bello il titolo


______________________________________________________
C’è qualcosa di delizioso nello scrivere le prime parole di una storia. Non sai mai dove ti porteranno.
(Beatrix Potter)

3L'uomo onda Empty Re: L'uomo onda Lun Mag 02, 2022 10:57 am

Antonio Borghesi

Antonio Borghesi
Padawan
Padawan

Per farti notare che l'ho letto con molta attenzione ti segnalo questo piccolissimo refuso: una falce attaccata una catena /una falce attaccata a una catena. Lo scrivo perchè mi hai obbligato (a dire il vero sono stato obbligato, pena scomunica) a leggere una storia che essendo infarcita (scusa il  termine) di nomi giapponesi per me di difficilissima lettura e memorizzazione non mi ha permesso di gustarla come avrei veramente voluto. Sembrerebbe una biografia di un samurai (questo nome riesco a leggerlo bene)  ma anche la biografia di un baleniere che forse fonderà la colonia dei Boeri (qui l'aggiungo io solo perchè mi è venuto in mente così). Per concludere: devi essere molto preparato sulla vita dei samurai e probabilmente adori il Giappone. Io però no (e forse anche altri) e questo magari avresti potuto tenerlo in considerazione prima di scrivere il tuo racconto. Per quanto concerne la scrittura non poso giudicare. Il giapponese mi bloccava le frasi. Spiacente.

4L'uomo onda Empty Re: L'uomo onda Mar Mag 03, 2022 10:49 pm

Molli Redigano

Molli Redigano
Padawan
Padawan

La scrittura è buona, non ho nulla da dire. L'unica modifica la farei qui:

"La baleniera dove sono imbarcato"


"La baleniera sulla quale sono imbarcato". Ma è una stupidata, veramente.


Ora, un po' tutto il racconto trasuda di nomi giapponesi. Non solo nomi propri ma anche di oggetti (credo), abiti, armi, tradizioni. Insomma un po' di tutto. Questo non darebbe fastidio se a ogni nome venisse associata una sorta di spiegazione, un'apposizione, giusto per far capire al lettore in quale contesto collocare il tutto. Il pregio, è evidente, sta nella profonda conoscenza di questi aspetti, sia storici che culturali, ma il lettore, a mio modesto avviso, andrebbe coinvolto di più attraverso qualche dettaglio (spiegazione) in più.

Lo so che se il racconto è in concorso vuol dire che possiede tutti i requisiti per esserlo e proprio per questo faccio notare che l'anticamera è circoscritta al momento in cui il samurai mostra a Jan la statuetta della dea Kwannon, mentre il 1600 è limitato alla battaglia di Sekigahara che il guerriero racconta al protagonista. Circa il genere, più avventura che biografia.

Qualche dialogo in più avrebbe aiutato meglio a snellire, passa il termine, il prodotto finale che giunge al lettore. Cioè, per piacere un racconto deve essere capito in ogni sua parte, soprattutto quando si tratta di argomenti, diciamo così, lontani e non usuali. Anzi, forse farne un botta e risposta continuo tra Jan e Musashi, probabilmente, avrebbe pagato di più.

Una lettura che mi lascia perplesso: non mi arrivano tutte le potenzialità del pezzo a causa dei "paletti", guarda caso, che lo stesso autore ha piantato narrando.

Discreto.


______________________________________________________
Branzagot senz'onma.

Cit e Bastard Cool!

5L'uomo onda Empty Re: L'uomo onda Mar Mag 03, 2022 10:56 pm

Danilo Nucci

Danilo Nucci
Padawan
Padawan

Devo farti i miei sinceri complimenti in primo luogo per la chiarezza della scrittura che si fa leggere con interesse anche su una biografia e autobiografia che di per sé sono generi poco avvincenti a meno che non si abbia un interesse specifico; poi c’è la straordinaria conoscenza del mondo e della storia giapponesi che non credo siano dovuti soltanto a una accurata documentazione acquisita in occasione di questa prova, ma frutto di esperienza o vita vissuta o semplicemente di passione per quel mondo.
Con altrettanta sincerità devo dirti che l’abuso di parole e nomi giapponesi di cui è infarcito tutto il testo fa perdere un po’ di scorrevolezza al racconto. Dopo una doppia lettura non ho tenuto a mente nemmeno uno di quei nomi, ma potrebbe essere l’età.
La frase: “Nonostante tutto non mi dispiace usare il suo nome, anche se lo disprezzo, per ottenere un vantaggio”, la renderei più lineare così: “Nonostante tutto non mi dispiace usare il suo nome per ottenere un vantaggio, anche se lo disprezzo.”
Quanto ai vincoli della prova, l’anticamera mi è sembrata del tutto irrilevante, così come l’utente che non ho ben individuato.

6L'uomo onda Empty Re: L'uomo onda Gio Mag 05, 2022 6:55 am

SuperGric

SuperGric
Padawan
Padawan

Affascinante questo racconto. Sono rimasto ammaliato dai nomi giapponesi, dalla cultura samurai, dalla storia dello Shogun, dalle battaglie. Sono stato trasportato e immerso in un mondo lontanissimo e a me semisconosciuto.
Fantastico come anche emerga tra le righe il tipico cinismo olandese.
Complimenti per aver condensato in poche righe due biografie e la storia di due Paesi così distanti sia fisicamente che culturalmente come il Giappone e il Sud Africa. Sono andato molte volte su Wikipedia per approfondire, letto su carta probabilmente il testo sarebbe stato meno incisivo perché non sarei riuscito a fare questi salti ipertestuali di approfondimento.
La parte che mi è piaciuta meno è stato l’incipit, troppo spiegato. Poi il racconto mi ha avvolto completamente.
L’anticamera è veramente marginale e non ho scovato l'utente.
Comunque complimenti!

7L'uomo onda Empty Re: L'uomo onda Ven Mag 06, 2022 9:17 am

Arunachala

Arunachala
Admin
Admin

biografia, autobiografia e un po' d'avventura. in pratica hai fatto un mix che, come storia in sé, è abbastanza riuscito.
però non trovo alcuni paletti: anticamera e utente dove sono? 1600 proprio solo nominato.
i refusi già te li hanno segnlati.
la scrittura è fluida, nonostante il racconto sia zeppo di nomi giapponesi.
personalmente avrei messo qualche dialogo in più, ma non sono l'autore e quindi va bene così.
concludendo, il lavoro è buono ma non vedendo i paletti richiesti lo devo reputare insufficiente.


______________________________________________________
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L'uomo onda Namaste

Non si può toccare l'alba se non si sono percorsi i sentieri della notte.

Kahlil Gibran

8L'uomo onda Empty Re: L'uomo onda Ven Mag 06, 2022 11:14 am

Akimizu

Akimizu
Padawan
Padawan

Un interessante crossover tra due personaggi in apparenza lontanissimi tra loro, ma che hanno in comune quei pochi anni di vita nel Kyushu. Chissà se questo incontro c'è stato davvero, potrebbe davvero essere. Un lavoro che definirei ambizioso, frutto di ricerca e coraggioso, vista la  complessità della messa in atto dell'opera. A parer mio soffre infatti per il poco spazio a disposizione, in cui si riesce ad approfondire poco entrambi questi straordinari personaggi. Quello biografico è un genere che soffre per la sua didascalità e rischia continuamente di essere impersonale, e purtroppo anche questo racconto, seppur tentando di allontanarsi dalla classicità, ci casca in molti passaggi. Sui due personaggi, be', di Jan so poco, a dirla tutta, e anche nell'opera l'autore si limita a mostrare solo parte della sua vita, prima che questa divenisse celebre tra l'altro, visto che la fondazione di Città del Capo risale al 1652. Essa fu la prima enclave europea in Sudafrica e l'inizio di una colonizzazione che diede poi vita allo stato sudafricano. Jan è da sempre considerato dagli afrikaaner come il padre della patria, ma dopo la fine dell'apartheid è stato sottoposto alla damnatio memoriae di turno, direi ingiustamente, ma si sa come vanno queste cose. Su Musashi invece sono più ferrato. In Giappone è considerato un eroe nazionale, su di lui si sono scritti libri, girati film e serie tv, disegnati manga, dedicati musei, sale da concerto e potrei continuare. Ogni episodio della sua vita, ogni duello è leggendario e meriterebbe due racconti, non uno. Senza contare che fu protagonista di un periodo che segnò cambiamenti epocali per il Giappone: la battaglia di Sekigahara darà il via alla dinastia Tokugawa che resisterà al potere sino alla restaurazione Meiji, 270 anni dopo, e la rivolta di Shimabara decretò l'inizio dell'isolazionismo, da cui si salvarono solo gli olandesi, segregati nell'isola ventaglio di Dejima, un'isola artificiale a Nagasaki. Infatti la parola giapponese che indica il conoscere dall'occidente si traduce letteralmente "progresso olandese", per dire. Qui l'autore si è concentrato soprattutto sul messaggio di Musashi, contenuto nelle sue opere, il Dokkodo e il Gorin no sho, nello specifico l'ultimo libro, quello del vuoto. Basti pensare che nei ruggenti anni ottanta ogni broker di Wall Street ne aveva una copia nella borsa (è citato anche nel film Wolf of Wall Street) per far capire lo spessore del suo messaggio di successo personale e di vittoria a ogni costo. Interessante poi la scelta di usare un santuario Hiyoshi, che sono poco conosciuti, invece, che so, di uno Inari. Penso sia per la bellezza dei fiori di glicine, per la posizione che si adatta perfettamente allo sviluppo della trama o forse per il Kami principale venerato dalla rete, ovvero Okuninushi, Dio, tra le altre cose, della medicina e della costruzione della nazione.
Quindi niente, in conclusione il testo mi è piaciuto, più per le intenzioni, per la ricerca e per aver dato spazio a questi due enormi personaggi che per la sua esecuzione. A rileggerci!

9L'uomo onda Empty Re: L'uomo onda Dom Mag 08, 2022 6:52 pm

Arianna 2016

Arianna 2016
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi

Racconto biografico – con contaminazioni con il racconto di formazione e con l’avventura – scritto in modo solido, con padronanza della scrittura e della materia trattata. Questo è un suo grande pregio e, allo stesso tempo, un po’ una debolezza, per quanto riguarda il rapporto con il lettore che, appunto, non padrone dell’argomento – sia la storia che la cultura giapponese – può provare un senso di smarrimento, in alcuni passaggi.
Io però, sinceramente, ho seguito bene il filo di tutta la vicenda, anche se ho provato a tratti un senso di pesantezza, dato dal ritmo e dallo stile.
L’ho seguito bene e con interesse anche perché ho avuto la forte sensazione che sia nella scelta dei personaggi che delle loro parole/citazioni da usare nel racconto, l’autore in realtà abbia voluto raccontarci molto di se stesso, oppure l’ha fatto in modo inconsapevole, ma la mia sensazione è stata questa. Vedremo a fine contest.
A me l’anticamera sembra un luogo importante: si svolge un cruciale dialogo che poi cambierà la vita del protagonista.
Di utenti io ne ho trovati due, ma magari mi sbaglio: sia Jan che Musashi, che si incontrano proprio in quanto utenti del servizio di spedizioni offerto dai preti nel santuario.
In conclusione, un buon lavoro, in cui personalmente ho sofferto la mancanza della componente emozionale; ben realizzato, anche se forse si potrebbe sfoltire e alleggerire in tante parti.

10L'uomo onda Empty Re: L'uomo onda Dom Mag 08, 2022 7:21 pm

paluca66

paluca66
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi

Faccio fatica a criticare un lavoro fatto così bene e frutto di preparazione e approfondimento sulla cultura giapponese.
Faccio fatica a criticare un lavoro in cui i paletti sono ben inseriti e amalgamati (la chiesa nella tua interpretazione è una chicca), presenti e assenti allo stesso tempo (semplicemente perché leggendo ci si dimentica che c'erano dei paletti da rispettare).
E difatti non lo critico ma purtroppo devo dirti che ho fatto una fatica pazzesca a leggerlo e ad arrivare fino in fondo e la biografia di questo "maestro di spade" giapponese non mi ha preso nemmeno un po'.
A tua parziale consolazione posso dirti che ho trovato difficile e faticoso anche un capolavoro riconosciuto come "Le memorie di Adriano" della Yourcenar e sto facendo una fatica terribile a leggere "Domani nella battaglia pensa a me" di Marias.
Mi perdoni?

11L'uomo onda Empty Re: L'uomo onda Dom Mag 08, 2022 8:02 pm

Byron.RN

Byron.RN
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi

A me questo racconto non dispiace.
Sarà che sono affascinato dalla storia giapponese(anche se non la conosco bene e prima o poi ci dovrò porre rimedio) soprattutto dalla figura del samurai che da bambino col cartone Sasuke ho imparato ad ammirare, comunque la lettura per me è stata molto interessante.
Dei difetti ci sono, come ti hanno già fatto notare. Tutti quei nomi giapponesi alla fine confondono, si confondono. Anche il nome degli oggetti, declinati in lingua giapponese e poi spiegati è una cosa fatta per il lettore ma non mi piace tanto.
Il genere è un mix di avventura e biografia, col personaggio principale Van Riebeeck che nei fatti viene surclassato all'interno della storia dalla figura di Musashi Miyamoto, enormemente più carismatica e interessante.
Per i paletti l'unico appunto che mi sento di farti è quello inerente all'anno 1600 che occupa una parte esigua della storia. Gli altri invece sono a mio parere centrati: nell'anticamera del santuario l'olandese fa un incontro importante col samurai che cambierà in un certo senso la sua visione generale e quindi il fatto è rilevante. Per l'utente uguale, il protagonista si trova al santuario per usufruire di un particolare servizio, quindi è a tutti gli effetti un utente di un dato servizio.
Ripeto, ci sono delle cose da migliorare, ma la storia ha il suo fascino.
Per me è un lavoro positivo.

12L'uomo onda Empty Re: L'uomo onda Dom Mag 08, 2022 8:21 pm

tommybe

tommybe
Padawan
Padawan

Mi piace l'inizio e quel mucchio di tempo da buttare.
Mi piace lo svolgimento, non ho fatto caso a paletti e genere, ma ci rendiamo conto che orrore sarebbe tenere fuori un racconto di questo livello perché manca un paletto?
Intensifico i miei complimenti per la qualità e la competenza di quello che scrivi. Prima di commentare ho letto il giudizio di Aki per ispirarmi e non sono riuscito a scopiazzare neppure una delle sue teorie, anzi mi sono sentito perfettamente mortificato per la mia incompetenza per quanto riguarda la cultura giapponese. A essere seri sono incompetente in tutto. Mi dovrei sedere su una panchina e con una scatola di cioccolatini sulle ginocchia parlare solo di quelli, come Forrest Gump. Senza possedere la sua simpatia.

13L'uomo onda Empty Re: L'uomo onda Lun Mag 09, 2022 5:54 pm

M. Mark o'Knee

M. Mark o'Knee
Younglings
Younglings

Una biografia all'interno di un'autobiografia, per un lavoro complessivo la cui lettura mi è costata un certo sforzo, nonostante le buone capacità affabulatorie dell'autore.
Il genere biografico non rientra fra i miei preferiti e, in questo caso specifico, mi sono trovato di fronte anche un discreto numero di nomi e parole giapponesi che certo non mi hanno facilitato il compito (ma anche l'olandese non scherza).
L'incontro fra quelli che possono essere considerati due eroi nazionali, visti qui come semplici utenti di una sorta di servizio di spedizioni, non mi ha entusiasmato più di tanto.
Durante la lettura ho ammirato la grande conoscenza dell'autore su storia e cultura giapponese, ma non riesco a condividere entusiasmo e fascinazione per la filosofia di vita esposta da Musashi Miyamoto, che (detto un po' in soldoni) spinge allo stremo la retorica samurai fino a farla diventare una dottrina individualista nella quale conta soltanto la vittoria, ottenuta con qualunque mezzo.
E non è un caso che il suo libro sia una specie di bibbia presso trader e consulenti finanziari.
Né è un caso ciò che ci racconta la storia del Sudafrica...
Di seguito, alcune imprecisioni che ho trovato nel testo.
- La maggior parte del tempo l'equipaggio lo passa...
L'equipaggio passa la maggior parte del tempo...
- lo aveva conosciuto qualche anno prima e rimase...
Lo aveva conosciuto qualche anno prima ed era rimasto...
- un imboscata
Un'imboscata
- una falce attaccata una catena...
Una falce attaccata a una catena... (oppure, una falce con attaccata una catena).
Apprezzabile l'impegno, ma non fa per me.
M.

14L'uomo onda Empty Re: L'uomo onda Gio Mag 12, 2022 12:01 pm

Fante Scelto

Fante Scelto
Padawan
Padawan

Biografia affascinante, sia per il tema trattato sia per il fatto di essere inserita nel contesto di un diario (perché quella di Jan non è una biografia, è più un diario di viaggio).
Verso la cultura giapponese nutro una forte dicotomia: da un lato mi affascina e coinvolge, al punto da avere un forte desiderio di visitare il Giappone, viverlo, saperne parlare la lingua (che ho provato almeno nei rudimenti, ma temo vada oltre le mie concrete possibilità); dall'altra la trovo così distante da quella occidentale da sentirmene quasi respinto, tanto che mi sentirei ridicolo a impararne usi e costumi.
Ma sono fisime mie.

Questa intro mi serve per dire che non ho trovato affatto pesante il grande uso di termini giapponesi, anzi, mi piace sentirli usare con cognizione di causa. Beninteso, almeno la metà non li conosco, ma non ho sentito l'esigenza di cercarli su google, proprio perché intuisco il contesto e me ne basta l'immagine sfocata.
Però c'è un però: non sono stati usati, secondo me, in maniera appropriata. Cioè si sente che è l'autore a usarli, non Jan.
Se Jan stesse "veramente" scrivendo il suo diario, non userebbe quei termini lì, perché non avrebbe grande senso, specie se il diario è finalizzato a essere letto (come sembra intuirsi dal tono, dai pensieri che vi affida, ecc.).
A meno che non corredi tutto con relative spiegazioni: allora l'uso dei tanti termini giapponesi avrebbe senso. Così come li hai utilizzati non funziona, secondo il mio senso logico.
Appagano la lettura, almeno per chi ha una certa predisposizione verso questa particolare cultura, ma non sono "realistici", passami il termine.

Il senso della trama è ottimo. Jan si appoggia all'insegnamento di Musashi per vedere l'utile dove apparentemente non c'è nulla.
Dal nulla nascerà Città del Capo.
La filosofia estremizzata di Musashi non la conoscevo, o non così approfonditamente, e va detto che ha il suo fascino. Forse proprio perché cozza con l'immagine tradizionale del samurai e della relativa dottrina.

Parlando di samurai, anzi di ronin, mi appoggio alla scelta del titolo.
Non sono riuscito a decidere se mi abbia convinto o meno.
Nel dubbio, la butto in caciara: prima di iniziare la lettura, mi ero autoconvinto che il racconto avrebbe parlato di un utente DT supereroe, non so, un Achillu con poteri a base di onde fotoniche o robe del genere.
Lo so, la mia immaginazione sta ancora più avanti di quella di Musashi Miyamoto.

Stile direi eccellente, qui davvero nulla da dire.
Anche se una biografia rischia sempre di cadere nella didascalia, e quindi nella pesantezza, qui nessuna delle due cose compare mai. O quasi mai, c'è giusto qualche brevissimo passaggio, all'inizio, forse troppo appesantito dalla terminologia tecnica.

Paletti.
Sulla chiesa sono d'accordo con un altro commento che ho letto sopra (ma non cito chi per evitare la gaffe Arianna/Susanna): si può pensare che l'edificio/stanza-paletto debba avere per forza un ruolo predominante, nel senso che ci si svolge dentro l'intera narrazione, ma in realtà non è così.
In un caso come questo, la chiesa (e la sua anticamera) compare solo per breve, ma ci si svolge dentro quel momento, così importante per la vita futura del protagonista, da risultare fondamentale per l'economia della storia.
Direi un uso molto ben speso.

Non sono altrettanto d'accordo con l'utente, invece.
Perché il fatto che i due siano utenti del servizio di spedizione è un singolo momento nella narrazione della loro vita. Non li caratterizza come "utenti" in quanto tali.
In altre parole: se il mio compito è scrivere un racconto con un "utente" come protagonista, il fatto che sia utente deve essere l'elemento portante dell'intera narrazione.
Se Jan avesse continuato ad esempio a servirsi degli stessi spedizionieri per tutto il resto della sua vita, o in altri momenti della sua vita, questo lo avrebbe reso un vero "utente" di quel servizio.
Per come è stato usato, il paletto non è secondo me rispettato.
Questa non è una contestazione, beninteso, ma un criterio di valutazione personale per quello che sarà poi la consueta, difficile, scelta dei top 5.

Idem il 1600: il racconto non è ambientato nel 1600 ma nel 1650.
Il 1600 passa solo tramite Sekigahara.

In definitiva?
E' uno scritto che, riprendo l'incipit, è affascinante. Scritto con una cultura dietro solida e una profondità psicologica importante.
Il rischio, con la scelta dell'argomento e del genere, è quello di non piacere a tutti: ma con me sei riuscito nell'intento.

15L'uomo onda Empty Re: L'uomo onda Gio Mag 12, 2022 11:48 pm

Susanna

Susanna
Maestro Jedi
Maestro Jedi

Inizio dal titolo: curioso, alla fine del racconto indovinato.
Proseguo con i paletti, che se ho letto il racconto hanno soddisfatto il CdL, ma per me di centrato c’è la chiesa, declinata alla cultura giapponese, e l’anticamera, dove si svolge un incontro che sicuramente condizionerà il futuro e il pensiero del protagonista. Per quanto attiene utente e data, concordo con @Fante Scelto
Quanto al genere è una bella e interessante commistione tra romanzo d’avventura/autobiografia con al suo interno una biografia: un azzardo non solo come scelta di trama nel suo insieme, ma anche per la complessità di portare a termine il tutto nello spazio a disposizione senza perdere qualcosa per strada, compreso l’equilibrio delle varie parti.
 
I nomi giapponesi, l’ambientazione giapponese non mi hanno messo in difficoltà: tra i miei romanzi preferiti ho due tomi di Clavell ambientati nel Giappone Medievale – con interi capitoli dedicati alla storia del periodo e all’arrivo degli Europei in un paese culturalmente e socialmente agli antipodi, misterioso e anche crudele, con una lingua difficile da imparare e da interpretare - e anche un recente romanzo di Laura Imai Messina “Il telefono del vento”, ambientato invece ai giorni nostri, e diversi altri. Soprattutto i romanzi di Clavell, seppure ambientati nel medioevo giapponese, sono molto attuali per comprendere una mentalità e una società tanto differenti dalla nostra, che possono affascinare o respingere, ma rappresentano comunque una ricchezza intellettuale non da poco.
Nei romanzi di Clavell ho trovato alla fine legende che, durante la lettura – soprattutto all’inizio – sono di aiuto per accettare termini stranieri. Questo racconto l’ho quindi letto la prima volta andando a cercare il significato di parole, ma anche i riferimenti ai personaggi reali inseriti nel racconto, che @Akimizu ci ha gentilmente riportato nel suo commento.
 
Il racconto è scritto molto bene, ha un buon ritmo e, pur con la complessità della trama, l’insieme non è “pesante”, anche se qualche dialogo avrebbe dato un po’ di respiro.
Denota una conoscenza del periodo storico che, a mio parere, non è frutto di ricerca ai fini step, ma di passione per questo paese da una parte e una propensione allo studio della Storia per comprenderne a fondo le vicende dall’altra, riuscendo a “riassumerle” all’interno di un racconto breve, che oltretutto ha una trama con personaggi di un certo spessore da portarsi appresso, ciascuno con una storia che da sola varrebbe un racconto a parte.
Un racconto in cui il “viaggio” del protagonista porta a ragionare non solo sulla ricchezza che deriva dal conoscere culture, usi e costumi differenti, ma come questa conoscenza/questa iterazione possa essere utile per conoscere meglio anche noi stessi, a pensare diversamente e a liberarsi talvolta da quelle pastoie che costringono a un certo immobilismo culturale/personale. A osare. A rischiare le tempeste.
Certo non è un racconto che si legge con la stessa facilità di altri racconti dello step, anzi (e non è solo) ma una volta arrivati alla fine, l’ho davvero apprezzato, non fosse altro per la decisione della Penna di “giocarselo” in uno step così particolare, con paletti che si sono prestati – per quanto letto finora – a trame più “ludiche”.
Magari non mi ricorderò le vicende storiche che hai utilizzato come base, ma mi hai riportato in un Giappone che mi aveva davvero molto affascinato. Grazie.


______________________________________________________
"Quindi sappiatelo, e consideratemi pure presuntuoso, ma io non scrivo per voi. Scrivo per me e, al limite, per un'altra persona che può capire. Spero di conoscerla un giorno… G. Laquaniti"

16L'uomo onda Empty Re: L'uomo onda Ven Mag 13, 2022 1:57 pm

Mac

Mac
Padawan
Padawan

Non voglio ripetermi quindi cercherò di essere sintetica e chiara.
Non so se l'autore abbia fatto ricerca o se abbia utilizzato per questo step la sua passione per il Giappone, poco importa alla fine. Il risultato è un racconto sicuramente interessante dal punto di vista culturale, ma che lascia in secondo piano la storia. 
Mi è sembrato troppo nozionistico, in alcuni punti tra nomi giapponesi, date e riferimenti, mi sono persa, e di difficile lettura. 
I paletti ci sono, anche se imperfetti, e qui non concordo con @Tommybe, questo è un contest con paletti, strambi fin che vuoi, ma che vanno rispettati. Indipendentemente dalla scrittura.
Il mio giudizio globale non è pienamente positivo anche se riconosco una penna matura e ricercata.

17L'uomo onda Empty Re: L'uomo onda Ven Mag 13, 2022 7:37 pm

Resdei

Resdei
Padawan
Padawan

Ciao autor@
Ronin, letteralmente uomini onda, cioè agitati in ogni direzione. Titolo molto bello.
 
Il racconto si srotola con difficoltà perché pieno di nozioni e notizie troppo particolareggiate che si perdono lungo la lettura, almeno nella prima parte.
Andando avanti diventa più intimo, in alcuni tratti commovente, per me.
Il messaggio trasmesso è forte e arriva diretto.
Il Giappone mi affascina e credo che tu abbia una profonda passione e conoscenza per i termini e le ambientazioni che hai usato.
Quindi complimenti!
Difficile da condividere il concetto di vittoria, quando fai dire che nella via della vittoria non esistono stratagemmi disonorevoli.
Non so, mi lascia perplessa, ma credo che anche questo faccia parte della diversità tra le culture.
A rileggerci presto

18L'uomo onda Empty Re: L'uomo onda Sab Mag 14, 2022 1:36 am

caipiroska

caipiroska
Padawan
Padawan

Come prima cosa ringrazio l'autore per avermi fatto conoscere questi due personaggi: due vite ricche di avventura e spinte da una forte passione a superare i limiti della natura umana. Il pensiero di M. è molto potente e arriva dritto al punto, senza tanti fronzoli. Con J. invece ci presenti un uomo che, grazie a importanti esperienze di vita, riesce a cogliere le occasioni che gli si presentano.
Due vite davvero interessanti! 
Con l'abbondante uso di termini stranieri mi lasci un pò perplessa e cerco di spiegarti il motivo. Il contest è aperto a tutti e non conosciamo i gusti letterari dei nostri lettori, quindi, per non rendere la lettura faticosa li avrei occidentalizzati.
Ti faccio un esempio: se dovessi descrivere il procedimento per dipingere una bocca non parlerei di commissure labiali (angoli della bocca), vermiglione (labbro inferiore) o arco di Cupido (cos'è? Dov'è?), perchè un linguaggio troppo tecnico potrebbe diventare astruso per un lettore a digiuno di tecniche pittoriche, che di conseguenza potrebbe trovare il testo respingente.
Qui addirittura usi molti termini stranieri e menzioni un buon numero di nomi propri: io purtroppo, e mi dispiace, alcuni li ho saltati... Con il risultato di dover tornare indietro per capire chi fosse il soggetto della frase. Non voglio nemmeno pensare a uno sfoggio culturale (non servono a nessuno), credo forse che la scelta non sia stata adeguatamente ponderata.
Ho trovato un pò pesante il modo che hai scelto per raccontare questa storia: una biografia, autobiografia avventurosa molto raccontata e poco mostrata. In questo modo hai tolto una buona fetta della parte emozionale: così, per esempio, non mi è rimasto impresso il motivo della profonda arrabbiatura di M. con il padre (lo picchiava? Gli ha ammazzato la mamma?) e nemmeno quella di J.
Un racconto a cui manca la parte femminile con il risultato che l'ho percepito un pò secco, asciutto: mancano quegli accorgimenti che rendono un testo accattivante. Anzi: le due righe con la quale viene liquidata la moglie di J. sottolineano questo aspetto.

19L'uomo onda Empty Re: L'uomo onda Sab Mag 14, 2022 2:27 pm

Asbottino

Asbottino
Padawan
Padawan

Inizio dall'anticamera. Perché è vero che la nomini di sfuggita, ma allo stesso tempo la usi nel suo senso più puro, come luogo di attesa, di passaggio, una stanza dove le persone aspettano, dove si incontrano. Quindi per certi versi l'incontro tra i due protagonisti del racconto non poteva che avvenire lì. Dal questo punto di vista il racconto è perfetto e perfettamente centrato nello step. 
Il fatto che siano entrambi "utenti" del servizio di spedizioni è di nuovo in apparenza un uso debole del paletto, ma in realtà lo trovo molto letterale, semplice, efficace, e inoltre ti permette di comandare la storia, senza derivare su una modalità di utente che finisca per creare un ambiante autoreferenziale in cui lettori esterni non si troverebbero a loro agio.
Chiesa e 1600 sono lì, hanno la giusta importanza. Diciamo che insieme all'utente e all'anticamera costruiscono un impianto solido per favorire l'incontro che cambierà la vita di uno dei due uomini, incontro su cui si basa tutta la storia e il desiderio di Jan di raccontarsi.
Da qui l'autobiografia. Che sia un genere che rischi di essere un po' didascalico, privo di particolare calore, è vero. Diciamo che qui sei più alla ricerca di un rigore formale e di un eleganza narrativa che di altro, caratteristiche che di per sé escludono che il racconto debba suscitare particolari emozioni. Semmai il suo obiettivo mi sembra quello di stimolare la riflessione. Imparare a vedere quello che non c'è, le opportunità dove gli altri vedono vuoto e confusione. Concetti davvero potenti, affascinanti, e il racconto gli da il giusto risalto.
Ecco se ci devo trovare un difetto forse è un pochino lungo, o forse da troppo spazio a Musashi e meno a Jan, più alla biografia che all'autobiografia di chi racconta. La vita che cambia dopo l'incontro è quella di Jan ma tu sembri più interessato a raccontare il Giappone e Musashi, i combattimenti e le armi. L'uomo onda del titolo. Non so se Jan si possa considerare un ronin a sua volta, anche se c'è del conflitto, dell'agitazione anche in lui.
Concludo dicendo che sono solo al terzo racconto letto e quindi è presto per tirare conclusioni, ma il tuo ha davvero tanti tanti pregi e l'uso dei paletti lo trovo davvero convincente. Più che altro servono in modo semplice a farti raccontare una storia che ti sta a cuore e, al di là del rigore giapponese che non cede spazio all'emotività, l'ammirazione che provi per questi personaggi rende la lettura a suo modo appassionante.


______________________________________________________
L'uomo onda Senza_10

20L'uomo onda Empty Re: L'uomo onda Dom Mag 15, 2022 1:46 pm

CharAznable

CharAznable
Padawan
Padawan

Racconto biografico matrioska, che contiene al suo interno un altra biografia. Idea suggestiva e molto ben sviluppata. Racconto decisamente molto ricco di informazioni ma che riesce nell'intento di rimanere scorrevole e non annoiare. I personaggi sono molto forti e ben descritti (anche se il paletto utenti è forse il più debola tra quelli inseriti), il 1600 è presente grazie al racconto della battaglia di Sekigahara. Il Giappone è molto presente in questo racconto, e ne trasmette la passione. Davvero un ottimo lavoro.
Complimenti.
Grazie


______________________________________________________

I giorni indimenticabili della vita di un uomo sono cinque o sei in tutto. Gli altri fanno volume.

21L'uomo onda Empty Re: L'uomo onda Lun Mag 16, 2022 12:56 pm

digitoergosum

digitoergosum
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi

Ciao Penna. Un altro bel racconto, questo, dove poni il focus su una filosofia da cappa e spada orientale. Descrivi molto bene i luoghi, e soprattutto dipingi con colori delicati anche situazioni maschie. L'utilizzo di molti termini giapponesi non mi hanno così allontanato dalla lettura, in quanto spesso nomi di città da prendere così come sono, nomi di oggetti o luoghi facili da comprendere oppure brevemente spiegati, con una naturalezza da bravo e capace raccontatore. Mi è piaciuto molto e va in lista tra i papabili. Grazie per avercelo fatto leggere, cara Penna.

22L'uomo onda Empty Re: L'uomo onda Gio Mag 19, 2022 9:32 am

ImaGiraffe

ImaGiraffe
Padawan
Padawan

Io ho veramente poco da dire... voto 10.
Sei riuscito in poche battute a definire i tratti di due personaggi immensi. Conoscevo molto bene Musashi  , perché chi come me è appassionato di Giappone, lo trovi ovunque. Jan Van Riebeeck non lo conoscevo ma non sono andato a cercarlo perché già dal testo si capiva quale sarebbe stato il suo futuro. Quando poi ho fatto delle ricerche tutto è stato confermato. 
Con le poche battute che avevi sei riuscito a fare non una ma ben due Biografie, fenomenale.
Questo è il genere di biografie che mi piace leggere in cui ci sono i fatti, ci sono le emozioni e perché no, quel pizzico di fantasia.
Ripeto per me un lavoro eccellente.


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Someone give that Wolf a Banana  L'uomo onda 1f34c 

23L'uomo onda Empty Re: L'uomo onda Sab Mag 21, 2022 5:54 pm

FedericoChiesa

FedericoChiesa
Padawan
Padawan

Ci ho pensato anch'io, leggendo su Wikipedia cosa fosse successo nel 1600: di rimando in rimando sono arrivato alla battaglia Sekigahara, al maestro di spada.
Facevo fare anticamera a un monaco zen di fronte al tempio dove alloggiava  il maestro, ma l'utente proprio non mi rientrava.
Complimenti, hai approfondito molto, moltissimo, il periodo, i costumi, la storia.
Una biografia è difficile, se non è romanzata può stufare un poco, e questa è la pecca che trovo nel tuo brano. Essendo mixata con l'avventura, avrei dato più spazio a questa, magari togliendo qualche nome giapponese di troppo.
Un lavoro impegnativo, ma apprezzabile.

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