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Chi muore si rivede

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1Chi muore si rivede Empty Chi muore si rivede Dom Ott 03, 2021 3:40 pm

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Admin
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Marzo 2128
 
- Hai deciso, dunque.
- Ho deciso, padre, lo amo e quella adesso è la mia vita. Non può che essere questa la decisione giusta.
-Bene figliola. Citerò un vecchio poeta umano che ritengo saggio come un elfo: “Ben oltre le idee di giusto e sbagliato c'è un campo. Ti aspetterò laggiu”.
- E io ci arriverò, padre.
- Puoi lasciare un dono per Miranda, con la tua rinuncia all'immortalità. Cosa scegli, Vidoranda?
- Cento vite, padre.
- Molto bene, figlia mia. Sei sicura che Miranda possa sopportarle?
- Non lo so, ma così ho deciso, padre.
- Non approvo ma accolgo la tua decisione. Così sarà, e nessuno lo saprà mai.  Ora sei mortale, fai attenzione, figlia. Ti prego.
- Ci proverò, padre. Ci proverò con tutte le mie forze.
 
 
 
Marzo 2160
 
Raymond Pettibon era sempre stato un tipo paziente. Dalla nascita. Si narrava che avesse aspettato con calma che sua madre decidesse quando allattarlo senza lamentarsi mai, tranquillo e senza ansie.
La sua pazienza lo aveva sempre portato un passo avanti nel lavoro.
Le Onoranze Funebri Pettibon & Myself, legalmente riconosciute dal 2110, erano in cima alle preferenze di tutti i newyorchesi, senza distinzione di specie. E le lodi per il “sempre impeccabile  Pettibon” lo rendevano se non felice, quantomeno pienamente soddisfatto del proprio operato.
Ma quel giorno non ne poteva davvero più. La giornata si era presentata piena di difficoltà, di richieste assurde e di pretese ancora più assurde; e dire che negli ultimi duecento anni di cose strane se ne erano viste tante.
Aveva deciso di chiudere dieci minuti prima e di tornarsene a casa senza pensare più ai morti. La porta del suo ufficio si era spalancata prima che avesse il tempo di chiuderla a chiave.
- Buonasera, emerito Pettibon, ho bisogno di lei. È una questione di vita o di morte.
- Se è un questione di vita, non posso fare molto. In caso di morte, sono al suo servizio, dottor Flapper. Come posso aiutarla?
- Si tratta di mia figlia Miranda. È morta.
Di nuovo? Pensò Pettibon. Era già la terza volta, quell'anno.
I sanguemisto umani-elfi sviluppavano sempre strane mutazioni, misteriosi doni dal mondo elfico; in questo caso la figlia del dottor Flapper moriva e rinasceva ciclicamente. Per quante volte poteva accadere, nessuno lo sapeva.
Per le onoranze funebri della città, però, questa storia stava diventando un po' pesante.
All'inizio i funerali erano puro lavoro di routine, ma poi Miranda aveva cominciato a fare “testamento” e quindi ogni funerale aveva diversi livelli di difficoltà. Ormai nessuno voleva più avere a che fare con quella famiglia della morte perpetua. Se li rimbalzavano da un'agenzia all'altra con qualsiasi tipo di scusa.
Pettibon non lo faceva mai. Non diceva mai di no a un cliente.
Quando hai davanti un essere vivente che sta attraversando un lutto, anche se momentaneo (o forse no), non puoi pensare ai tuoi problemi. Se pensi ai tuoi problemi, hai sbagliato mestiere.
E Raymond non sbaglia, mai.
- Mi spiace moltissimo, dottor Flapper. Ci sono speranze per il ritorno?
- Non lo so, emerito. Non lo so. Vorrei poterne parlare con qualcuno, qualcuno che abbia avuto la stessa esperienza, ma al mondo non c'è nessuno che mi sappia dare una risposta. Oh, certo, io ho provato qualsiasi tipo di esperimento, ricerca, macumba, riti elfici, lettura delle stelle, incantesimi. Ho provato tutto sommato al tutto più qualcosina, ma non c'è risposta. Solo probabilità.
- E queste probabilità danno speranze?
- Siamo a un cinquanta e cinquanta. Devo comportarmi come se Miranda non dovesse tornare più. E ci ho fatto il callo, lei lo sa, emerito. Ormai quando muore neanche mi sussulta più il cuore. Eppure lo so, che potrebbe non tornare. Ma non riesco a struggermi. La speranza del ritorno cavalca sovrana dentro di me. Ma cavalca insieme all'ansia di non fare tutto come si deve. Se Miranda torna e si accorge che non ho seguito le sue volontà testamentarie, il prossimo funerale potrebbe essere il mio. Ma non si preoccupi, il mio sarebbe poco impegnativo.
I due scoppiarono in una risata che rese l'atmosfera rilassata.
Pettibon si sistemò più comodamente sulla sedia, mani giunte sul ventre prominente e viso teso all'ascolto.
- Di cosa si tratta questa volta, dottore?
- Miranda vuole essere tumulata nella sala da ballo, precisamente al centro della stanza, e in quel punto dovrà suonare un violino elfico una volta al mese.
- Ma in casa sua non c'è una sala da ballo, dottore.
- Non c'era, emerito. Ora c'è. Miranda non ha lasciato nulla al caso.
I due si guardarono a lungo, in silenzio.
Entrambi sapevano molto uno dell'altro ed entrambi erano due esseri viventi di intensa e vividissima discrezione. Si guardarono e basta. Pettibon annuì con solennità e il dottor Flapper, finalmente, rilassò le spalle.
- Quando vogliamo celebrare la funzione, dottore?
- Sabato pomeriggio, emerito.
- Manca poco ma possiamo farcela. Saranno due giorni molto intensi e avrò bisogno del suo aiuto. Ora lei se ne torna a casa e io comincio a prendere un po' di contatti. Domani mattina alle nove sarò a Villa Vidoranda per il sopralluogo. Tutto chiaro, dottore?
- Cristallino, emerito. Allora ci vediamo domattina.
Si salutarono con una stretta di mano bella vigorosa.
Poi la frenesia colse Pettibon, che si chiuse a chiave nell'ufficio a lavorare fino a notte inoltrata. Due giorni sono nulla, per un perfezionista. Non c'era tempo per riposare.
 
 
Pettibon si fece carico di tutta la gestione.
Il dottor Flapper si era fatto travolgere dalle emozioni che gli umani provano da sempre ma che non hanno ancora imparato a gestire. Erano sentimenti troppo complicati per Pettibon, i nani sono pragmatici e per lui comprendere gli umani era molto al di là della nanesca comprensione. Cercava di star loro vicino nei momenti della sofferenza, era sempre disponibile e su di lui si poteva contare per tutto il tempo necessario e anche di più, ma che potesse comprenderli era davvero impossibile.
Il sopralluogo gli aveva fatto scoprire tutte le modfiche che erano state apportate alla grande villa dopo la morte di Madame Flapper; erano passati vent'anni da quando l'aveva percorsa in lungo e in largo per organizzare il funerale di Vidoranda Flapper, elfa di nobile stirpe che aveva rinunciato all'immortalità (ed era stata portata “altrove” da un brutto male squisitamente mortale), e a quei tempi al piano terra c'era solo il grande studio del dottore, medico biologo infettivologo ricercatore e chiururgo estetico. Ma il dottore non praticava da moltissimo tempo e lo studio si era rimpicciolito, lasciando giusto lo spazio per un laboratorio di ricerca sui mezzosangue e una biblioteca piccola ma ben fornita.
La vera sorpresa era stata la sala da ballo, che Pettibon si era immaginato come una stanzetta con pavimenti lucidi e poco di più, dove “sala da ballo” era giusto un nome. Invece, con enormi vetrate che affacciavano sul giardino, aveva trovato una vera sala da ballo, di quelle di una volta, con lampadari a goccia che scendevano dal soffitto, stucchi  finemente cesellati alle pareti, dorature sistemate ad arte, soffitti affrescati e pavimenti di lucido parquet elfico, pieno di vibranti venature che agitano le gambe in movimenti danzanti.
Una vera meraviglia, quasi un peccato seppellirci qualcuno.
Miranda Flapper aveva pensato a ogni cosa: al centro della stanza aveva fatto sistemare una botola, bastava aprirla e si accedeva a una piccola cripta, dove sistemare il corpo. Al possibile risveglio, Miranda, in pochi movimenti e senza chiedere aiuto, poteva risalire in superficie. Una perfezionista anche lei.
Il lavoro di Pettibon si rivelò quindi di una semplicità disarmante e il sabato tutto era pronto, come da ultime volontà della defunta.
 
 
Il dottore aveva perso tutta la sua concentrazione e si aggirava come un folle nel giardino in attesa che arrivassero i convenuti per l'ultimo (ma no che non sarà l'ultimo, pensava) saluto a Miranda.
Era agitato.
Non riusciva ancora a gestire tutta la pressione che lo schiacciava quando Mirando moriva e all'improvviso nessun sapeva dirgli se sarebbe tornata o no, se doveva piangere o no.
Quando Vidoranda era ancora con loro, le bastava sfiorare la fronte della bambina con la mano per voltarsi verso di lui con un sorriso e dire: tornerà. Lui neanche riusciva a ricordare con esattezza quante volte fosse morta la sua bambina, un numero tra cinquanta e sessanta, ma aveva perso il conto, non era stato abbastanza attento, non aveva prestato la giusta attenzione a tutte le cose che lo circondavano, aveva provato troppo a capire e alla fine non solo non aveva capito ma aveva perso totalmente il controllo della situazione.
Per fortuna Raymond Pettibon era come un grande scoglio al quale aggrapparsi. Gli invidiava la calma, la pazienza e il saper tenere tutto sotto controllo, senza farsi assorbire dagli eventi. Mentre si muoveva agitato e scomposto davanti alle grandi vetrate, si accorse che gli bastava guardare l'emerito Pettibon per calmarsi. Doveva solo continuare a guardarlo, non perderlo mai di vista. Più lo guardava e più sentiva, nel profondo del suo cuore, che tutto sarebbe andato bene. Che Miranda sarebbe tornata. Che finalmente ci sarebbe stato qualcuno a dirgli: funziona così e così, ecco qua.
 
 
La salma era avvolta in un drappo color avorio con piccoli ricami di un delicato blu pervinca.
La funzione durò un battito di ciglia, poche parole brevi pronunciate dal dottore, un canto corale per salutare Miranda, poi avevano calato il corpo nella cripta.
Mentre Pettibon stringeva il dottore in un lungo abbraccio, il suo pensiero era rivolto a quell'uomo ormai fragile nella sua mortalità breve, che combatteva contro un mondo molto più complicato di quello umano e che continuava a soffrire, a resistere. Gli sarebbe bastata un briciolo della sofferenza del dottore per morire di dolore. La forza degli umani è questo superpotere – pensò Pettibon – la quantità di sofferenza che possono sopportare e trasformare in bellezza e sorrisi li rende simili a divinità.
Sapeva di dover fare qualcosa per salvare questo umano. Era una delle poche volte che Raymond Pettibon, emerito impresario di pompe funebri e nano tutto d'un pezzo, sentiva un guizzo nel cuore. E sapeva di non poterlo trascurare. Era un perfezionista, lui.
Al momento di prendere commiato, convocò il dottore nel suo ufficio per la settimana successiva. Pettibon sapeva che Miranda a quel punto sarebbe già stata di ritorno. Doveva aiutarli.
 
 
 
Aprile 2160
 
Miranda aveva lo sguardo luminoso degi elfi e due orecchie meravigliosamente cesellate ma non a punta. Raymond Pettibon avvertiva in lei quell'alone magico e anche un po' fastidioso delle sue origini, ma come un profumo evaporato: c'era solo un lieve sentore, poco di più.
Somigliava in maniera impressionante a sua madre Vidoranda e, assurdamente, anche al dottor Flapper; come in un gioco di illusioni, se la guardavi da destra era sua madre, se la guardavi da sinistra era suo padre. Aveva una certa potenza che la circondava, nonostante il sangue mescolato con quello umano. Ma di quello avrebbero parlato in un altro momento. Ora c'erano cose più urgenti che dovevano sapere.
- Dottore, Miranda. C'è qualcosa di cui vorrei parlarvi, una tradizione elfica che condiziona le vostre vite ma che non conoscete. E oggi ho deciso di svelarvi una piccola parte di una storia che vi riguarda. Non chiedetevi perché io la conosca e voi no, io sono un nano da tempo immemore, da prima che tra i due mondi cadesse la barriera e si tornasse a vivere come alle origini, e conosco tutto del prima del durante e del dopo. Vi basti sapere che sono un sostenitore di questo Mondo e che ho combattuto per lui. Il tempo ci permetterà di parlare del resto, ma ora parliamo di voi. Quando un elfo rinuncia al'immortalità, può lasciare alla sua progenie dei doni. Sono doni di ricchezza, di abilità particolari o doni di protezione. Miranda ha ricevuto in dono “cento vite”, una protezione che permette di ritornare in vita per cento volte. Un dono d'amore. Un fardello d'amore, ecco. Ma ora voi sapete. Ora voi conoscete la verità e potete cominciare a vivere davvero.
Miranda stava piangendo; curioso come i suoi occhi sembrassero stelle ora che erano pieni di lacrime.
Il dottore si era alzato di slancio e aveva abbracciato Pettibon.
- Ora ricordo, emerito, ora ricordo... – gli aveva sussurato nell'orecchio. - è morta cinquantasei volte.
Il sempre impeccabile Pettibon si accorse che non solo era pienamente soddisfatto del suo operato. Quel nodo caldo che gli stringeva il cuore era una sensazione nuova per lui, ma comprese subito di cosa si trattava: felicità.

2Chi muore si rivede Empty Re: Chi muore si rivede Mer Ott 06, 2021 8:57 am

Petunia

Petunia
Moderatore
Moderatore
Mi ero ripromessa di non avviare I commenti. Non posso farlo. Questo racconto mi ha stregata.
Scritto benissimo, ottima la storia e l’inserimento dei personaggi. Dialoghi asciutti e credibili.
Il patto finzionale col lettore funziona e mi sono subito sentita a mio agio nella lettura e catapultata nella storia. Tutto bene dunque?
Non tutto. La parte finale, a differenza del resto, è piuttosto “raccontata” forse perché la difficoltà maggiore di un fantasy è proprio quella di “frenare” il cavallo per tempo. Si avverte la necessità di spiegare al lettore, di dare un senso compiuto alla storia che, in sincerità, trovo non fosse così necessario. 
Resta il fatto che la lettura è appagante, la fantasia messa in campo illumina la storia, la capacità di rendere vivi i personaggi  attraverso dialoghi asciutti e credibili è induscutibile.
Un ottimo testo, per quanto mi riguarda. Complimenti.


______________________________________________________
Dodici voci si alzarono furiose, e tutte erano simili. Non c’era da chiedersi ora che cosa fosse successo al viso dei maiali. Le creature di fuori guardavano dal maiale all’uomo, dall’uomo al maiale e ancora dal maiale all’uomo, ma già era loro impossibile distinguere fra i due. (George Orwell)

3Chi muore si rivede Empty Re: Chi muore si rivede Gio Ott 07, 2021 12:32 am

FedericoChiesa

FedericoChiesa
Younglings
Younglings
Scusa ma ho trovato la storia parecchio confusa e difficile da leggere. Forse perché on sono abituato ai fantasy.
Vidoranda è immortale ma Miranda non lo è? Perché è un sanguemisto? All'inizio non ho capito chi fosse Miranda, nè Flapper. Ho dovuto rileggerlo un paio di volte.
Come mai Miranda perde 50 vite in 32 anni?
Anche la fine con la rivelazione del nano sembra un po' calata dall'alto.
Mi è invece piaciuto il tono di ilarità che permea gran parte dei dialoghi.

4Chi muore si rivede Empty Re: Chi muore si rivede Ven Ott 08, 2021 1:56 pm

Fante Scelto

Fante Scelto
Padawan
Padawan
Che bello questo racconto.
Costruito e modellato su una storia originale, particolare, affascinante.
Hai speso poco sul contestualizzare la situazione e non spieghi quasi nulla di questo mondo in cui uomini, nani ed elfi convivono, ma in realtà neppure lo si sente il bisogno di saperne di più: e un fantasy che non ha bisogno di spiegarsi è un ottimo fantasy, per me.

Mi è piaciuto molto come hai reso l'ambiguità del padre di Miranda che ha affrontato così tante volte la morte della figlia da non esserne più addolorato, e assieme avere il dubbio che stavolta possa non tornare.
Bellissima anche quella descrizione finale di Miranda che se la guardi da un lato assomiglia al padre e dall'altro alla madre.

Mi lascia solo un po' stranito il numero spropositato di volte che Miranda è morta, senza avere alcun indizio sulle cause: fosse una guerriera, potrebbe morire molte volte in battaglia. Ma così, come si spiega? E' tanto cagionevole di salute?
Un accenno alle cause poteva rendere tutto più accettabile per il lettore.

Ci sono un paio di fastidiosi refusi che ora non ritrovo più (uno era Miranda che diventa Mirando), ma per il resto nulla da segnalare.
Lo stile è ottimo e il racconto è scritto benissimo.
Mi è piaciuto da matti.

EDIT - dimenticavo: il titolo non mi piace, non rende giustizia alla bellezza della storia.

5Chi muore si rivede Empty Re: Chi muore si rivede Ven Ott 08, 2021 2:27 pm

Antonio Borghesi

Antonio Borghesi
Padawan
Padawan
Un fantasy con i controfiocchi. Scritto per chi legge velocemente senza interruzioni date da errori o sgrammaticature. L'idea del dono della morte è assolutamente affascinante. Poi dai anche un limite alle resurrezioni e così diventa perfetta. C'è molta ironia nel tuo racconto ed è un tratto che a me piace. C'è quella particolare, forse involontaria, del nano che abbraccia (lo fa ben due volte) l'umano. Mi sono immaginato la scena: terribile. Brav@

6Chi muore si rivede Empty Re: Chi muore si rivede Sab Ott 09, 2021 5:33 pm

Achillu

Achillu
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi
Ciao Penna.

Il prologo fatto così non serve; o meglio può anche servire, ma poi non occorre ripetere i concetti nel resto del racconto. Le parti essenziali del prologo sono però ripetute ed è un peccato, perché in realtà la costruzione sarebbe stata interessante. Un altro problema per me è l'uso di "emerito" come titolo onorifico quando in realtà non lo è, per lo meno non per qualcuno che sia ancora in attività.
Due refusi: "un questione" e "nessun sapeva".
Ho trovato curioso il fantasy con elfi e nani in un futuro grossomodo paragonabile alla proiezione del nostro presente; mi sarei aspettato un urban fantasy, diciamo la soluzione più comune in letteratura. Hai dato anche una spiegazione e mi sono piaciute piaciuta sia l'idea, sia la frase usata che il momento in cui è apparsa.
Sistemati quelli che, per il mio gusto, sono dei problemi, secondo me il racconto fila molto bene sia come idea che come realizzazione.
La stanza c'è, il genere è fantasy, lo spazio è gli USA, il tempo è il XXII secolo, il personaggio è l'impresario di pompe funebri.

Grazie e alla prossima.

https://linktr.ee/Achillu

7Chi muore si rivede Empty Re: Chi muore si rivede Sab Ott 09, 2021 5:49 pm

Akimizu

Akimizu
Padawan
Padawan
Non so, questo racconto mi lascia tante perplessità. La prima è il perno su cui si muove il racconto: perché nessuno conosce il motivo per cui Miranda resuscita? Perché Vidoranda non ha avvisato nemmeno il padre, suo marito? Non lo capisco. E questo dubbio, quando un po' a pera Pettibon spiattella tutto, mi ha assalito, insieme ad altre domande: perché Pettibon non parla subito a Flapper di ciò che sa? Perché nel secondo paragrafo, dove il pdv è su Pettibon, non c'è il minimo accenno al fatto che lui sappia qualcosa, nonostante buona parte del paragrafo è un pensiero suo? Anzi, in un passo scrivi: "Per quante volte poteva accadere, nessuno lo sapeva." Ma non è vero! Ci sono anche altre cose strane: perché Miranda muore in continuazione? Di cosa muore? Se si trattasse di incidenti violenti il suo corpo sarebbe danneggiato e tornare in vita avrebbe qualche problema in più di una semplice "uscita" dalla tomba. Anche il numero di morti è spropositato e ha iniziato a morire da bimba! È malata, per caso? Se fosse malata, resuscitando guarirebbe. O no? Visto che continua a morire, forse no, ma che cos'ha?
Anche il modo in cui viene tirata in mezzo la sala da ballo è un po' tirata per i capelli, avrebbe potuto essere qualunque altra stanza e non sarebbe cambiato nulla. Il fatto poi che la stanza sia stata creata per l'occasione ci fa intravedere in Miranda una personalità distorta. Insomma,ogni volta testamento, e ogni volta chiede un rito diverso. Vive in funzione di quando dovrà morire. Mamma mia. Eppure, e arrivo all'ultimo punto che non mi ha convinto, di Miranda alla fine del racconto non sappiamo nulla, di lei non abbiamo neanche una parola, un cenno, nulla. È un incidente della storia, mentre approfondire il suo personaggio, che avrebbe potuto avere mille sfumature, avrebbe arricchito il testo in maniera notevole.
Insomma, il racconto, pur essendo scritto bene, a parte qualche refuso di battitura (chiururgo per dirne uno) non mi ha entusiasmato. A rileggerci!

8Chi muore si rivede Empty Re: Chi muore si rivede Mer Ott 13, 2021 11:07 am

paluca66

paluca66
Padawan
Padawan
Scritto benissimo al netto di un paio di refusi di poco conto già segnalati, il racconto non mi ha convinto e coinvolto particolarmente a livello di trama.
Ed è un peccato perché la scrittura è il grande pregio di questo racconto e in un contest letterario non può essere considerato un particolare di poco conto.
La trama non mi ha convinto molto perché mi sembra un adattamento a quanto richiesto a livello di paletti di un'idea interessante che avrebbe potuto vivere di vita propria.
Il paletto temporale è indicato solo dai marcatori temporali che inserisci all'inizio di ogni paragrafo, la città, New York, non ha alcuna importanza nello svolgimento, se fosse Roma, Bombay o Melbourne non cambierebbe nulla.
Anche la sala da ballo è inserita perché richiesta ma non svolge quel ruolo centrale richiesto.
per capirci, i paletti ci sono tutti ma se non ci fossero cambierebbe poco, mentre l'idea iniziale avrebbe potuto avere ben altro sviluppo se lo svolgimento si fosse incentrato sulla figura di Miranda che è la protagonista principale ma in sostanza non compare mai.
Fuori dallo step mi piacerebbe rileggere questo racconto scritto dal punto di vista di Miranda, potrebbe uscirne qualcosa di interessante, a maggior ragione considerata l'abilità con cui scrivi.

9Chi muore si rivede Empty Re: Chi muore si rivede Mer Ott 13, 2021 11:27 pm

Danilo Nucci

Danilo Nucci
Padawan
Padawan
Mi sono divertito molto a leggerlo. Fantasia e ironia miscelati a dovere. Paletti completamente osservati. Anche la citazione delle date chiarisce inequivocabilmente che l’epoca è il XXII secolo, a differenza di altri racconti ambientati nel futuro che ho trovato vaghi nella definizione temporale.
L’unico difetto più serio è il finale un po’ frettoloso che sarebbe stato meglio ampliare e motivare maggiormente.
Ti segnalo alcune imprecisioni. Mi scuso se già fatto da altri.
“Newyorchesi”, direi “Newyorkesi”
“Modifiche”, anziché modfiche
“Se è un questione di vita ”
“. È una questione di vita o di morte.

- Se è un questione di vita, non posso fare molto. In caso di morte, sono al suo servizio, dottor Flapper. Come posso aiutarla?”
Questo scambio è molto carino. Mi ha fatto pensare che qui, come in altri brani ambientati nel futuro, ho trovato una forma di scrittura che sembra d’altri tempi, che ricorda piuttosto il’700 o l’800 e non so darmene una spiegazione.

10Chi muore si rivede Empty Re: Chi muore si rivede Ven Ott 15, 2021 1:02 pm

Byron.RN

Byron.RN
Padawan
Padawan
La storia non è affatto male, la lettura è gradevole, però ci sono dei punti su cui soffermarsi.
L'idea che è al centro della storia, ovvero quello delle  cento vite di Miranda, è davvero un buonissimo spunto, intrigante.
Sulla questione inerente ai decessi di Miranda non sto a sindacare.
Sin dall'inizio sappiamo che Miranda ha avuto un dono, quello delle cento vite, sul perché quelle vite vengano consumate a me interessa relativamente.
Però, come dice Aki, di Miranda non sappiamo nulla, non di come muore, ma di lei come personaggio, della sua vita. La scelta è bizzarra, poiché anche dal titolo ipotizziamo che è lei la protagonista del racconto, e in un  certo senso(come vogliamo dire? da un punto di vista morale?) le cose stanno così.
L'intera narrazione quindi poggia su altri due personaggi, il padre di Miranda e l'impresario Pettibon. 
Soprattutto l'impresario è un personaggio degno di nota, ben realizzato, che hai gestito bene sino alla parte finale. Il discorso delle cento vite lo avevi indicato all'inizio, se lo fai ripetere a Pettibon il lettore automaticamente si chiede perché non ha confessato quell'episodio molto prima? Ci dici che lui è avulso dalla potenza dei sentimenti umani, è uno razionale, non vuole farsi trascinare dentro certe dinamiche, allora se sa qualcosa lo dice subito visto che nulla lo tocca, altrimenti perché spifferare tutto dopo l'ennesima cerimonia? Qui ci vedo un'incongruenza, una sorta di espediente narrativo per confezionare il finale, ma non pienamente congruo.
Detto questo il lavoro ha le sue qualità, ma qualche riserva rimane.

11Chi muore si rivede Empty Re: Chi muore si rivede Ven Ott 15, 2021 11:47 pm

Susanna

Susanna
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi
Il titolo: Curioso, per un attimo ho pensato a Zombi, fantasmi e c., ma anche allo slogan, un po’ macabro, per un’impresa di pompe funebri.
Il racconto, Cara Penna, mi ha lasciata perplessa; la lettura è stata in parte faticosa, soprattutto nell’ultima parte, dove tutto è affastellato.
Lo trovo poco orchestrato/organizzato, nel senso che già nella prima parte il lettore sa che Vidoranda, innamorata di qualcuno (si scoprirà solo dopo di un umano) ha lasciato vite alla figlia, quindi il fatto che la stessa non muoia definitivamente alla fine non stupisce più il lettore. Lo sa già che Miranda resuscita e quindi si prepara ad assistere a uno dei suoi funerali, evento non inaspettato, con l'unica alea delle diverse disposizioni testamentarie.
Poi questo dettaglio  - vite donate - viene  spiegato dal nano, in una lunga dissertazione finale. Personalmente avrei evitato il prologo, strutturando meglio l’esposizione di quanto narrato dal nano alla fine, inserendo in tal modo un minimo di suspense che non avrebbe sfigurato, soprattutto in un fantasy, dove accadono cose che noi umani...
Nel complesso l’idea di base è buona, non so se originale ma va bene così, la scrittura è discreta, ma senza picchi che rendano emozionante il racconto. Una bella narrazione, ma poco incisiva, con una trama da rimaneggiare per renderla più organica e che intrighi il lettore.
I dialoghi mi sono piaciuti, anche se quell'emerito viene ripetuto troppe volte.

Ho trovato ripetitivo il rimarcare in più punti le qualità di Pettibon (perché mi viene in mente Pettinengo?): unendo le due sequenze e alleggerendole, sarebbe stato sufficiente. Un piccolo richiamo nella seconda parte, ma solo un accenno.
Quindi è un racconto discreto, ma solo discreto.
 
Ora le mie note.
Per quante volte poteva potesse accadere, nessuno lo sapeva.
quella famiglia della dalla morte perpetua
Entrambi sapevano molto l’uno dell'altro  
intensa e vividissima discrezione: questi due aggettivi non mi paiono adatti alla “discrezione” e anche l’accenno alla discrezione non la comprendo; sarebbe una sorta di frase ad effetto se tu avessi optato per la suspense di prima, ma ora che si sa che almeno Miranda non è del tutto umana, la discrezione ormai non ha molto senso.
stretta di mano bella vigorosa – quel bella è una forzatura: due uomini che si danno una bella stretta di mano, oppure una vigorosa stretta di mano.
Miranda aveva lo sguardo luminoso degi degli elfi e due orecchie meravigliosamente cesellate, ma non a punta.
ma, come un profumo evaporato, c'era solo un lieve sentore, poco di più.
..come alle origini. Conosco tutto del prima del durante e del dopo.  la frase è lunga:ti suggerisco di suddividerla con un punto.
Prima parla dei mondi riuniti e del ritorno alle origini. Punto. Poi emerge la sua grande conoscenza. In tal modo si da peso alle informazioni.
I paletti sono centrati solo parzialmente: la sala da ballo non è portante, sono nominale con una bella descrizione, ma poteva essere anche una biblioteca. Emerge bene l'impresario, con le note di prima.


______________________________________________________
"Quindi sappiatelo, e consideratemi pure presuntuoso, ma io non scrivo per voi. Scrivo per me e, al limite, per un'altra persona che può capire. Spero di conoscerla un giorno… G. Laquaniti"

12Chi muore si rivede Empty Re: Chi muore si rivede Sab Ott 16, 2021 3:49 pm

Ospite


Ospite
L'argomento è abbastanza serio, anche se non mi spiego la poca generosità di quelle cento rinascite che potevano benissimo essere donate  a qualche altro in un impeto mucciniano. E mi resta indigesto pure il cognome. dell'impresario, perché l'hai scelto?
Non mi intendo molto di letteratura, di sale da ballo sì perchè ne ho frequentate parecchie. Poi conquistato dalle discoteche le ho abbandonate. La tua sala da ballo è aggiustata per entrare nel racconto, si sente troppo che l'hai fabbricata tu.
L'invenzione della somiglianza del lato sinistro di Miranda alla madre e lato destro al padre sembra qualcosa di politico, e mi è piaciuta molto.
Nel complesso clamorosa dolcezza, anche se espressa a tratti.

13Chi muore si rivede Empty Re: Chi muore si rivede Sab Ott 16, 2021 11:40 pm

vivonic

vivonic
Admin
Admin
Così potrei anche quasi far pace con i fantasy.
Ciao, Autore. Finalmente un fantasy che riesco a leggere agevolmente, merito sicuramente di una scrittura da fuoriclasse, ma che te lo dico a fare? Qui siamo a livelli altissimi. 
Ogni tanto ti scappa qualche refuso, ma davvero: chi se ne frega.
Io non amo i fantasy e probabilmente lo si noterà dal mio confessionale, ma siccome sono sicuro che almeno uno lo voterò, ecco: il tuo racconto è sicuramente tra quelli.
Poi può darsi che dopodomani io non mi ricordi più la trama, perché davvero non andiamo molto d'accordo come genere: però ricorderò il tuo titolo, originale e calzante, e ricorderò di aver letto un fantasy [chiedo scusa a tutti] che ho capito dall'inizio alla fine e che non mi ha annoiato.
Questo per me è sufficiente per farti tanti complimenti! Finalmente anch'io trovo un racconto che va incontro al mio gusto personale Very Happy


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Un giorno tornerò, e avrò le idee più chiare.

14Chi muore si rivede Empty Re: Chi muore si rivede Dom Ott 17, 2021 3:14 pm

Asbottino

Asbottino
Padawan
Padawan
Sono arrivato infondo stupendomi che fosse finito.
Mi sono detto: OK e la storia quando comincia?
Partiamo dal principio.
"Ben oltre le idee di giusto e sbagliato c'è un campo. Ti aspetterò laggiù".
Scopro essere un verso di Rumi. Peccato che quell'incontro non ci sia, penso. La classica briciola di pane lasciata lungo il cammino ma che non serve per tornare a casa. Peccato che Vidoranda Flapper sparisca in una riga.
Immagino che la rinuncia all'immortalità sia l'unico modo per un elfo per sposare un umano ("Ho deciso. Lo amo, padre, e adesso quella è la mia vita"). Non è esplicitato ma si intuisce e forse potrebbe essere la ragione per cui Miranda e il padre non sanno nulla, perché Miranda continua a morire e a tornare in vita, perché il padre si è abituato a questo andare e venire ma teme ogni volta che sia l'ultima (il fatto che si ricordi che sono 56 proprio alla fine l'ho trovato un po' fuori luogo: per quanto diventi un'abitudine, credo che un padre dovrebbe tenere conto delle volte che sua figlia muore, no?)
Il dottor Flapper dice che al mondo non c'è nessuno che gli sappia dare una risposta, ma poi Pettibon all'ultimo salta fuori con la tradizione elfica che spiega ogni cosa. Perché tenerla nascosta?
Ecco, allora la storia che questo racconto non racconta poteva essere quella del come Pettibon viene sapere di questa tradizione.
Ma invece il racconto a suo modo prova a parlare (e ci riesce) di vita e di morte, di un funerale, il cinquantaseiesimo, (anche solo il fatto di aver pagato più di cinquanta funerali, sarebbe stato abbastanza per ricordare quante volte era morta) in una sala da ballo che sala da ballo non è (una sala da ballo improvvisata, sia da Miranda che da te, autor...) e dedica tanto spazio, con affetto e una grazia particolare, alla figura di Pettibon, al suo affetto e alla sua ammirazione per gli umani, per quello che chiami un "super potere", la capacità di trasformare la sofferenza in bellezza e sorrisi. Questo suo vedere gli umani come divinità e il suo puntiglio, il suo perfezionismo. Personaggio riuscitissimo, che da solo riesce comunque a tenere in piedi il racconto, a renderlo estremamente godibile, leggero e profondo allo stesso tempo, pur nelle sue mancanze a livello di intreccio e nel suo finire così, come una delle morti di Miranda.
Scrittura splendida (autrice, azzarderei). Alcuni paletti accennati: ambientazione americana inesistente, direi (una New York di elfi, nani, umani e mezzo-sangue sarebbe stata una splendida opportunità) e sala da ballo poco funzionale. Il tempo è quello richiesto ma potrebbe essere uno qualunque. Personaggio e genere mi sembrano i più centrati.
Ripeto: mi sono stupito che fosse finito e ci sono tante cose che non mi tornano. Ma è comunque una lettura molto piacevole, giusto o sbagliato che sia. Oltre il giusto e sbagliato c'è quel campo. Sicuramente mi hai portato lì.

15Chi muore si rivede Empty Re: Chi muore si rivede Mar Ott 19, 2021 5:05 pm

CharAznable

CharAznable
Padawan
Padawan
Racconto particolare. Mi piace molto l'idea, anche se forse non viene sviluppata completamente. Mi piacciono i personaggi. Un po' meno i dialoghi, li trovo troppo ingessati. L'incipit/prologo è di troppo. Capisco che l'autore vuole stringere un patto con il lettore però avrei preferito scoprirlo nel corso della narrazione. Il finale è un po' un deus ex machina. Una soluzione calata dall'alto,  improvvisa, che toglie un po' di sapore a tutta la storia.
La scrittura è superba.
Complimenti e grazie per aver condiviso questo tuo racconto.


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I giorni indimenticabili della vita di un uomo sono cinque o sei in tutto. Gli altri fanno volume.

16Chi muore si rivede Empty Re: Chi muore si rivede Oggi alle 9:24 am

ImaGiraffe

ImaGiraffe
Padawan
Padawan
Un racconto che mi lascia perplesso sotto molti punti di vista. Innanzitutto è un racconto fantastico e non un fantasy ma su questo ci si può passare sopra perché il racconto in se è piacevole, scorre bene e la trama interessante. È un racconto che affronta il tema della morte in un modo intimo e sentimentale. 
Quello che maggiormente mi ha disturbato però sono i marcatori temporali. Tolti quelli non si capirebbe che siamo nel XII secolo. 
Nessun racconto fino a questo momento mi ha fatto riflettere tanto sui paletti come il tuo. Li ho trovati molto laterali, quasi accessori. 
complimenti e grazie.

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