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La bicicletta di Carmen

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gdiluna
gipoviani
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Messaggio Da gipoviani Lun Lug 05, 2021 3:28 pm

https://www.differentales.org/t722-libri-libri-freschi:

Strano non la ricordino.
Leggo i commenti dei miei ex compagni di scuola alla foto del pranzo di classe a Otranto, poche settimane prima della maturità, che ho postato su facebook. Parliamo di una quarantina di anni fa. Nessuno ricorda chi sia la ragazza voltata verso di me, fra la Marinella e Tino.
La foto non le rende giustizia: occhi verdi che facevano cantare il mondo e un sorriso dolce che mal nascondeva uno sguardo tremendamente sensuale. 


Strano non la ricordino.
Qualcuno di loro storse il naso quando dissi che volevo portarla al pranzo di classe e chissà quanti commenti al vetriolo fecero alle mie spalle. Allora io e Carmen eravamo sempre insieme: ogni separazione pareva eterna. 
Capita, a diciott’anni.
Era comparsa un giorno dal nulla. In un corteo di studenti nei giorni tragici del sequestro Moro.  All’improvviso me la vidi accanto. Non era sola, si portava sempre dietro una bicicletta. Una vecchia bianchi celeste da donna, seppi poi. Io di bici allora non mi intendevo.
La notai subito e insieme a me tutti i maschi del corteo, ci scommetto. 


La manifestazione finì con l’assemblea nell’aula magna. Feci il mio intervento da bravo figicciotto, poi sedetti sulla scalinata ascoltando gli altri. 
Non l’avevo sentita arrivare. Posò una mano sulla mia e mi guardò. Solo allora notai quanto fossero profondi i suoi occhi verdi. E ci annegai.
Non era d’accordo con me, mi disse. La violenza fa parte della storia, o lo fai o la subisci, aggiunse. Bloccò i miei tentativi di ribattere, dicendo che doveva andare a controllare la bici. 
La seguii, ovviamente.  La bici era fuori dal portone del rettorato. Una macchia di colore sul muro grigio.
“Non ho da chiuderla, vado via”, disse. 


Solo per trattenerla, dissi che era una bici bellissima. 
Non è solo bella, mi corresse, ma ha una storia straordinaria. Se avessi voluto, me la avrebbe raccontata più tardi nella casa nel centro storico che divideva con altri studenti universitari. 
Volevo. Eccome se volevo.


Era la bici di sua zia, staffetta partigiana. Con quella bici portava messaggi e cibo ai compagni della 33a brigata Garibaldi, a Pavullo nell’appenino modenese. Su quella bici, tentando di scappare a una pattuglia di repubblichini, era stata uccisa. Si chiamava Carmen, come lei.
Si commosse, finalmente la baciai.
Ero ignorante in amore. Lei, qualche anno più di me, fu una maestra paziente e appassionata. Io scolaro entusiasta. 
Passammo due mesi bellissimi.
Quando le parlai del pranzo di classe, insistette per venire. 
“Vorrei fare il pieno di cose normali”, spiegò. 


La sera prima del pranzo mi disse che sarebbe partita. Le chiesi tranquillo quando sarebbe tornata. Iniziai ad aver paura quando disse che non sapeva, sprofondai nel panico quando mi resi conto che aveva impacchettato parte delle sue cose, morì quando facemmo un amore disperato e finale.
 
Cinque giorni prima dell’esame di maturità, mentre annoiato studiavo Leopardi, mi cadde l’occhio sul titolo della Gazzetta del Mezzogiorno. In uno scontro a fuoco con i carabinieri del generale Della Chiesa, una terrorista delle BR era stata colpita a morte. Il suo nome era Carmen Santoro.
Quelle pallottole trafissero anche me. 
-
Mia figlia è una maga di Photoshop con cui riesce a fare le cose più difficili. 
Quando le ho chiesto se per scherzo riusciva a inserire una sconosciuta nella foto di classe, ha detto che sarebbe stato uno scherzo. Nessuno s’accorgerà di nulla, aggiunse. E così è stato.
“Ma la foto dove l’avevi presa? Era perfetta, abbigliamento dell’epoca, acconciatura anni Settanta.”
“In un sito sulla storia del movimento studentesco”.
“Bravo papà, bello scherzo. Tutto ieri i tuoi compagni hanno discusso di una ragazza che non esiste, una ragazza virtuale”
Tecnicamente ho detto la verità, come sempre alle mie figlie. 


Solo che il sito con i ricordi del movimento studentesco è in una scatola di cartone in cima al mio armadio nella camera di quand’ero ragazzo. Fra le altre cose, avevo messo la foto di Carmen e la lettera che mi mandò pochi giorni dopo la sua partenza.
Non la vedevo da quando le avevo detto che non potevo portarla al pranzo di fine anno. Solo noi di classe, avevamo deciso.


Al ritorno la cercai inutilmente. A casa non c’era più.
Poi arrivò la sua lettera. 
Lo so che non sei d’accordo, in altre circostanze mi avresti addirittura denunciata. Faccio come mia zia. Sono stata bene con te. Ti prego occupati della bici. La recupero appena posso”.
Io avevo conservato tutto, la lettera e la foto sopra l'armadio, lei dentro di me.


La bici mi ha sempre seguito nei troppi traslochi della mia vita. Ho cambiato città, donne, lavori, ho visto crescere le mie figlie, ma la bianchi di Carmen è sempre con me. A tutti racconto che è una bici partigiana. Penso che nessuno mi creda, anche perché di Carmen non parlo mai.
L’altro giorno mia figlia è andata in piazza alla manifestazione delle sardine: con la bianchi celeste.  
Ieri, su facebook, ho finalmente portato Carmen al pranzo di classe della III E.

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Messaggio Da gdiluna Mer Lug 14, 2021 8:24 am

Mi è piaciuto molto il tuo racconto. Melanconico non triste. Sospeso tra privato e pubblico come spesso erano le nostre scelte a quei tempi. E il dubbio che ogni tanto ci assale di non aver fatto sempre quelle giuste.
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Messaggio Da gipoviani Gio Lug 15, 2021 9:23 am

gdiluna ha scritto:Mi è piaciuto molto il tuo racconto. Melanconico non triste. Sospeso tra privato e pubblico come spesso erano le nostre scelte a quei tempi. E il dubbio che ogni tanto ci assale di non aver fatto sempre quelle giuste.
Grazie,
era proprio questo il senso.
A presto, g

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Messaggio Da Petunia Mar Set 07, 2021 7:34 pm

Piaciuto  @gipoviani. È bella questa visione matura e disincantata del passato. Nostalgica ma non edulcorata. 
Proprio una piacevole lettura e una bella atmosfera.
Ti segnalo questa frase: parte delle sue cose, morì (morii) quando facemmo un amore disperato e finale.

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C’è qualcosa di delizioso nello scrivere le prime parole di una storia. Non sai mai dove ti porteranno.
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Messaggio Da Susanna Lun Nov 22, 2021 5:57 pm

Carissimo, questo racconto sembra costruito sui flash dei ricordi. Durano un attimo, proprio come hai porto al lettore quei momenti con frasi corte, secche, essenziali. I ricordi questi sono. Arrivano, a volte non hanno un ordine ben preciso, un ricordo porta ad una sensazione, la dolcezza di un bacio ti pare di risentirla mentre giri una foto per vederne la data, se ci sarà. Nostalgie per un’età ormai non più afferrabile o percepibile con lo stesso vigore.
Bella l’idea di manipolare una foto per “vedere da vicino l’effetto che fa”. Oggi viviamo sulle immagini: se non sono nostre spesso non ci poniamo la domanda se siano vere, manipolate o addirittura false. Commentiamo, frughiamo tra i ricordi e il dubbio lo si scambia per la memoria che non è più quella di una volta.
 
 
Le note – non volermene Gipoviani, sono note soggettive, i miei inciampi,
voltata verso di me    leggo meglio girata verso di me, visto che si parla di una foto (ma è soggettivo)
la Marinella e Tino: di solito non si dovrebbe usare l’articolo davanti al nome, salvo non sia qualcosa di molto colloquiale. Qui o lo usi per entrambi (ma è uno scritto non una chiacchiera tra amici) o lo togli.
...classe e chissà  leggo meglio così   pranzo di classe: chissà quanti
vecchia bianchi  Bianchi va maiuscolo, trattandosi di una marca.
scalinata ascoltando gli altri  suona meglio  ... sulla scalinata, ad ascoltare gli altri.
me la avrebbe   me l’avrebbe
Pavullo, nell’appenino modenese   metterei una virgola dopo Pavullo, per dare più visibilità a dove si trova il paese. Appennino andrebbe maiuscolo.
scappare da una pattuglia
Photoshop, con cui...   dopo photoshop metterei una virgola, per dare peso alla sua bravura
cartone,  in cima al  dopo cartone metterei una virgola, la frase è piuttosto lunga
Grazie per aver condiviso un ricordo e un pezzetto della tua Vita.

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Messaggio Da Dafne Gio Nov 25, 2021 6:14 pm

L'ho riletto, ma mi è piaciuto fin dalla prima lettura: il ritmo avvolgente, la vita normale che a 18 anni si incrocia per caso con la storia, giolvinezza, ricordi, violenza, amore e morte. E il presente che rivive nella bici partigiana. Molto bello e molto nelle mie corde. Bravo davvero. Bye.

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Messaggio Da Mac Gio Nov 25, 2021 9:13 pm

Ho letto il tuo racconto, l’incipit lo trovò perfetto, introduce e crea il desiderio di conoscere di più. Racconto una storia triste senza cadere nel tragico, un amore giovanile mai dimenticato, una pagina di storia importante gusta con gli occhi di un ragazzo.
Ci sono alcuni piccoli refusi che Susanna ti ha già segnalato.
Il ritmo è piacevole, che dirti se non bravo! Spero di leggerti ancora.
P.S l’idea della bicicletta è geniale
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