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L'arrosto

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1L'arrosto Empty L'arrosto Mar Apr 06, 2021 6:37 pm

gdiluna

gdiluna
Viandante
Viandante
L’arrosto 


L’arrosto finiva tristemente di rosolare nella teglia sotto lo sguardo assente della signora.
Il piano cottura era il miglior connubio di tecnologia e design. Tutta la cucina, di marca, firmata, che l’arredatore strapagato aveva convinto a scegliere grigio scuro, era il massimo dell’estetica e della funzionalità al servizio della famiglia.
L’arrosto stesso era un’eccellenza: la carne migliore, tenera e gustosa, grassa al punto giusto, scelta e guarnita con perizia dal più rinomato macellaio del paese per il più rispettato cliente del paese.


E la signora distrattamente si domandava perché l’arrosto fosse triste.
Anche lei si sentiva triste, anzi no! Non era tristezza, era apatia? Abulia? Non sapeva dire. Riconosceva il suo stare ma non sapeva nominarlo; questa era anomia!
Una improvvisa reminiscenza dei suoi studi di ragazza di buona famiglia. Una piccola grande vittoria! Una vittoria sì, ma ancora una volta non sapeva dire su chi, o su che cosa. Quale guerra o quale battaglia stesse combattendo. Anomia.
Ma tutto ciò non rispondeva alla domanda del perché quell’arrosto fosse così triste.


Lui sarebbe rientrato, come ogni sera, tardi, come ogni sera. Lui sarebbe rientrato, come ogni sera, in parte, come ogni sera.
Il suo corpo sarebbe stato a casa, la sua mente (e se ci fosse stata ancora una briciola di romanticismo in lei, avrebbe detto anche il suo cuore) sarebbe rimasta fuori. Al lavoro? Dal commercialista? Non aveva neppure la soddisfazione di poter pensare ad altre stanze, altre passioni, altri avversari o altre avversarie; non era quella la sua guerra.


Qualche anno prima i bambini sarebbero stati già a letto; adesso se ne stavano fuori, lontani il più possibile, il più a lungo possibile dalla tristezza di quella casa e di quell’arrosto.
Quell’arrosto che sarebbe stato accolto con un “Buono”, come qualsiasi altra cosa si fosse trovato nel piatto mentre lei raccontava dei bambini, poi dei ragazzi, della scuola e delle tante loro attività.
E lui avrebbe detto “Bene”.
A meno che un voto a scuola meno che eccellente (raramente ma qualche volta succedeva) avesse turbato quel rassicurante cammino di famiglia esemplare. Allora lui avrebbe detto “Ah!”. Che era l’unica espressione per la quale lui sprecasse un punto esclamativo.


Forse per questo l’arrosto era triste: sapeva che sarebbe finito senza nessun punto esclamativo.
Lei non sapeva perché ma questo pensiero la fece sorridere. Tra sé e sé, naturalmente. Sorridere da sola in mezza a quella cucina solenne come una cattedrale le sarebbe sembrato inappropriato.
Comunque, mentre lui mangiava, lei doveva parlare, raccontare, riempire il silenzio. No, non doveva. Forse le conveniva? Se lo aspettava? Era la cosa giusta da fare? Anche qui non sapeva dire, maledetta anomia!
Ma era certa che dall’eventuale silenzio sarebbe emersa la voce di lui “Tutto bene” o “Qualcosa non va”. E non sarebbe stata l’assenza dei punti interrogativi a farla sentire in colpa, inefficace, inappropriata. Sarebbe stata l’assenza di empatia o meglio l’apatia: “incapacità prolungata o abituale di partecipazione o di interesse, sul piano affettivo o anche intellettivo”. Un’altra lontana reminiscenza, un’altra piccola grande vittoria nella sua guerra senza nome.


Non ci sarebbe stata televisione “Inutile spreco di tempo”. Si sarebbero preparati per la notte, prima lui, poi lei. Uscendo dal bagno l’avrebbe trovato con gli occhiali sulla punta del naso e il suo solito libro. Di solito un giallo italiano: Lucarelli, Carrisi, Manzini. Camilleri no, troppo meridionale. Anche Carofiglio, meridionale sì, ma meno.
Appena qualche pagina, “Buona notte”, luce spenta.
Forse per questo l’arrosto era triste, sapeva come sarebbe andata a finire. Ma questo, adesso, non la faceva sorridere.


Era ora di girarlo, quell’arrosto! Anzi era ora di spegnere il fuoco (in realtà era una piastra a induzione).
La mano mollemente protesa verso i comandi sembrava esitare tra una carezza complice e una pressione definitiva e alla fine non seppe scegliere; la signora fece lentamente due passi indietro, mentre un fumo che si colorava di acre cominciava a turbare l’armonia della cucina altrimenti algida come un museo poco frequentato.


Infilò il soprabito e uscì dove tutto era imperfetto e vivo.
Le dispiaceva per l’arrosto, ma in fondo se l’era cercata.




https://www.differentales.org/t478-fragole-cioccolata-e-pasta-dentifricia#5443

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2L'arrosto Empty Re: L'arrosto Mar Apr 06, 2021 7:29 pm

Petunia

Petunia
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi
Ho rivisto di recente il film Revolutionary Road. Questo tuo racconto to me lo ha ricordato, in qualche modo. 

Questa frase è davvero una perla!

Forse per questo l’arrosto era triste: sapeva che sarebbe finito senza nessun punto esclamativo. 


______________________________________________________
Fra poco dovrebbe levarsi la luna. Farà in tempo, Drogo, a vederla o dovrà andarsene prima? La porta della camera palpita con uno scricchiolio leggero. Forse è un soffio di vento, un semplice risucchio d'aria di queste inquiete notti di primavera. Forse è invece lei che è entrata, con passo silenzioso, e adesso sta avvicinandosi alla poltrona di Drogo. Facendosi forza, Giovanni raddrizza un po' il busto, si assesta con una mano il colletto dell'uniforme, dà ancora uno sguardo fuori della finestra, una brevissima occhiata, per l'ultima sua porzione di stelle. Poi nel buio, benché nessuno lo veda, sorride.
D.Buzzati 

3L'arrosto Empty Re: L'arrosto Mar Apr 06, 2021 8:51 pm

digitoergosum

digitoergosum
Younglings
Younglings
Invidio te e gli altri come te per la vostra capacità di creare atmosfera. In questa storia c'è buona atmosfera ma non bella, nel senso che si respira una tristezza che probabilmente prova più di una famiglia. Mi sento fortunato a non essere in quella situazione. Ma certe sensazioni comunque appartengono all'uomo, quindi anche senza averle vissute sono comprensibilissime. Soprattutto se raccontate così bene come hai fatto te. A malincuore, sebbene la protagonista comunque sceglie di vivere una sana imperfezione, bravo. Mi è piaciuto.

4L'arrosto Empty Re: L'arrosto Mer Apr 07, 2021 11:27 am

gdiluna

gdiluna
Viandante
Viandante
Grazie Petunia, grazie digitoergosum. Ho lavorato per molti anni con gli imprenditori proprio nella provincia di Bresca occupandomi di comunicazione in azienda e in famiglia. Questa storia non è "vera" ma è sicuramente verosimile.

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5L'arrosto Empty Re: L'arrosto Mer Apr 07, 2021 11:57 am

CharAznable

CharAznable
Younglings
Younglings
Un vero (o come dici tu, verosimile) spaccato di vita reale. Fredda. Triste.
Di mille famiglie perfette. Uguali. Fredde. Tristi.
Ben scritto. Ben dipinto.
Povero arrosto. Ma in fondo se l'era cercata.

6L'arrosto Empty Re: L'arrosto Dom Apr 18, 2021 4:31 pm

Dafne


Younglings
Younglings
Mi piace di questo racconto che tutto sia concentrato sull'oggetto protagonista e vittima, nonché  occasione delle infinite riflessioni della protagonista, ovvero il povero arrosto. Mi piace anche il ritmo della narrazione, sciolto e accattivante. Anche la chiusa mi piace, una battuta incisiva e abbastanza ironica. Per quanto riguarda la verosimiglianza della situazione: una famiglia borghese con moglie casalinga frustrata, figli grandi e fuori casa, marito distratto che trova per cena l'arrosto amorevolmente cucinato dalla moglie, che in alternativa ad avvelenarlo, decide di piantarlo finalmente... La trovo un po' datata, mi ricorda qualche famiglia borghese anni 70-80 e qualche madre delle mie amiche, angelo del focolare e bastantemente frustrate da marito e arrosto. Le mie coetanee con problemi familiari analoghi, le rappresenterei diversamente.
Bel racconto comunque. Bye. Smile

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