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Messaggio Da Different Staff Lun Mag 13, 2024 9:30 pm

A chi potrei rivolgermi se non a Te, mentre il fuoco divampa e distrugge sbriciolando ogni cosa, mi raggiungerà anche qui, in questo cunicolo dove ho trovato scampo momentaneo, ma non durerà molto. Anzi non mi resta che sperare in una morte rapida che, pietosa, mi liberi dall’angoscia che morde il mio cuore a pezzi.
Quando mi rifugiai nei boschi con mia moglie e i figli pensai di sfuggire alla devastazione, ma la speranza si rivelò insana quando a uno a uno li vidi sparire tra le fiamme.
Eppure non urlai, non avevo più voce. Non piansi, non avevo più lacrime. Solo Tu, Dio, conosci il mio strazio.
Giunge ora il mio momento, ma nell’attesa voglio scrivere sulle pareti di questa roccia la mia ultima preghiera a testimonianza del mio passaggio sulla terra.
Io Ti ho amato con tutte le mie forze e credo d’essere stato fedele ai tuoi comandamenti amando il mio prossimo come me stesso, finché sei stato il Dio dei vivi, ma ora sei il Dio dei morti e il mio rapporto con Te cambia.
So bene quanto poco possano contare le tragedie umane di fronte ai piani ultraterreni, ma non mi pare d’aver meritato quanto sta accadendo a me come a miliardi di persone. Non Ti chiederò di contravvenire ai Tuoi disegni, trattami pure con la stessa indifferenza che hai usato con gli altri uomini, non cercherò di salvarmi o di fuggire da qui.
Concedimi però di chiederti perché hai creato il mondo per distruggerlo. Quale colpa può meritare una tale punizione.
Non chiuderti nel silenzio, almeno alla fine dei miei giorni rispondi a questa domanda che mi brucia dentro come il fuoco che mi circonda e, Ti prego, non dirmi che non è per colpa o punizione, ma che hai nascosto il Tuo volto, abbandonando gli uomini ai loro istinti, perché proprio questo ti domando: perché hai nascosto il Tuo volto?
E non cambiare discorso, come hai fatto quando Giobbe Ti chiese il perché della sua miseria, rispondendo: dov’eri tu quando Io ho creato il mondo?
Tu devi rispondere, perché non mi convincono le risposte dei filosofi.
Non mi sono mai lamentato delle tempeste della vita e ho sopportato ogni cosa fidando in Te, ma questa devastazione le supera tutte e mi lascia solo, assolutamente solo e pieno di paura.
Non credevo che la fine dei giorni giungesse tanto presto come un ladro nella notte, pensavo piuttosto a un evento lontano miliardi di anni, tanto lontano da non riguardarmi. Certo mi incuriosiva, ne parlavo e mi documentavo pure, ma come ci si informa su un tema filosofico o scientifico.
Le visioni del mondo che hanno i filosofi si contraddicono; ognuno di loro espone un punto di vista coerente col suo sistema, ma opposto rispetto ai sistemi altrui sicché tra metafisici, illuministi, idealisti e materialisti vai a sapere chi ha ragione: tutti e nessuno.
Tu, soltanto Tu, conosci la verità, perché sei La Verità. Io credo in Te.
Le verità scientifiche sono relative alle conoscenze che si hanno nel periodo in cui vengono elaborate, destinate a essere smentite dal successivo progresso della scienza umana. Però ora assisto alla distruzione del mondo e penso che non ci saranno più uomini né progresso.
Se esisteranno altri universi non so e quand’anche esistessero, che potrebbe importarmi, una volta che il mondo sarà distrutto e io stesso avrò cessato di esistere?
C’era forse un barlume di verità nella teoria che, partendo dalla constatazione di non esservi stelle nuove al centro dell’universo, affermava che una combustione stellare - una volta esauritasi - avrebbe spento la vita.
Così mi è parso nel lunghissimo inverno che ho vissuto in preda al freddo e alla fame; ho visto uomini togliersi la vita non sopportando l’atroce agonia, eppure resistevo cercando di provvedere ai miei figli, costringendoli a mangiare cose ripugnanti, pur di farli sopravvivere.
Per loro, non per me, quante volte ti ho invocato: Dio guardaci!
Forse speravo ancora in un’ipotesi di vita, ma illudendomi e sapendo di illudermi.
Immagino anche si siano illusi quanti hanno teorizzato la nascita di nuove stelle che consentirebbero una nuova espansione dell’universo dopo una fase di contrazione e così all’infinito.
D’altra parte, se anche fosse, chi assisterebbe al nuovo big bang? Quali uomini? La mia mente limitata non trova risposte ai tanti quesiti che mi confondono, rinuncio al tentativo infantile di far entrare il mare in un secchiello, ma Tu mi devi una risposta. Solo Tu conosci ogni cosa e puoi rispondere. Devi.
Io, mio Dio, non farò come Giobbe, non metterò la mano sulla mia bocca e fino all’ultimo respiro continuerò a chiedere perché Tu Infinito hai creato un mondo finito, perché dalla nascita ci hai condannato a morte.


Hai voluto sottoporci a una prova così insostenibile che hai l’obbligo di perdonare la mia arroganza.
Perdona chi si è allontanato da Te, perché esistere è una lotta così ardua che i deboli hanno voluto evitarla; perdona quelli che Ti hanno maledetto o creduto in un altro dio. Li hai colpiti a tal punto da non credere che Tu possa essere loro padre, né che possa esistere un qualunque Dio.
Non io, che continuo a credere e se Ti rivolgo queste parole, più dure della roccia su cui le incido, è perché io credo in Te.
Non posso lodarti per il male che tolleri, ma ti benedico per la Tua Esistenza. Tu hai fatto di tutto perché non credessi, ma non Ti è servito a niente perché muoio credente, se non supplice.
Se esiste un senso nell’universo, non può essere che in Te e io non posso credere in un Dio insensato. Ora, più che mai, credo in Te, perché Tu sei il senso, lo svelerai mostrando il Tuo Volto.
Ho vissuto cercando il senso della vita. Ora il tempo dell’attesa è finito e quando mi apparirà il Tuo Santo Volto, spero di scorgervi un sorriso d’incoraggiamento.
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Messaggio Da Molli Redigano Mar Mag 14, 2024 12:02 am

Primissime impressioni a caldo:

- il titolo mi ha attirato (per questo l'ho letto per primo);
- il narratore che si rivolge a Dio (con la D maiuscola) ci crede fino in fondo ma sembra proprio che Dio non se lo fili;
- racconto/monologo che sembrerebbe esaltare Dio (con la D maiuscola) e che la presunta esaltazione potrebbe non essere condivisibile. Per esempio io non la condividerei;
- mi è venuta in mente una frase che lessi sulla parodia della Bibbia (con la B maiuscola) di Giobbe Covatta: "Signore, poiché siamo già nelle feci fino al collo, evita perlomeno di fare l'onda".


Lo stile del monologo lo trovo pertinente e la scrittura corretta. Qui pongo una questione che a mio avviso potrebbe essere interessante: ma il narratore/autore/personaggio che si rivolge al lettore è tale anche se il destinatario dello scritto non lo caga? Scusate il torpiloquio, ma qui mi pare evidente. Signore, Dio, il Tuo Volto, ecc. ma niente, la terra (e l'uomo) finisce a schifìo nel silenzio del presunto creatore. Lo trovo triste, soprattutto per chi c'ha creduto fino in fondo. E, a scanso di equivoci, preciso che rispetto chi ci crede. 

Detto questo, un racconto per niente nelle mie corde. Troppo schierato, devo essere onesto e resta comunque la mia opinione.

Grazie comunque.

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Orazio, Ars Poetica, vv. 343-344


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Messaggio Da FedericoChiesa Mar Mag 14, 2024 12:13 am

Combinazione!
Ho iniziato a leggere l'ultimo in elenco e al momento di scrivere il commento mi è sparito, preceduto da Molli.
Mi è piaciuto; biblico e intenso.
L'uomo, combattuto tra il credere ciecamente e il cercare di capire un disegno troppo grande per la sua mente.
L'uomo ha perso tutto, la famiglia, la speranza: si rivolge a Dio, chiede spiegazioni, non ne ha, ma non perde neanche la speranza di averne nel futuro.
L'unico appunto, ma se ti hanno ammesso sbaglio io, è che ti rivolgi a Dio, non al lettore, anche se forse cerchi di ovviare scrivendo sulla pietra il tuo messaggio la tua supplica.
Grazie
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Messaggio Da AurelianoLaLeggera Mar Mag 14, 2024 1:21 am

Immaginare la distruzione del pianeta e rivolgersi a Dio è un'impresa molto ardua. 
Il racconto è ben scritto, ci sono immagini anche potenti, ma purtroppo risente di tutte le contraddizioni insite nell'argomento.
Alcune cose non sono chiare: si parla di fuoco ma poi di un "lunghissimo inverno che ho vissuto in preda al freddo e alla fame". 
Poco credibile anche che lui, in un momento come questo, si metta ad incidere una preghiera sulla roccia a testimonianza del suo passaggio. La testimoninza a chi è diretta se si parla di distruzione

In definitiva, però, credo che sia mancata l'idea buona per far convivere insieme l'argomento "distruzione" e l'obbligo di rivolgersi al lettore. 
Tutte le incongruenze derivano, per me, da questo.
Peccato  
Grazie

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Messaggio Da Giammy Mar Mag 14, 2024 1:47 pm

"Perché Tu Infinito hai creato un mondo finito?" 
Questa frase racchiude tutte le domande poste dall'orante e di rimando da tutti gli esseri umani, credenti e non, che nel corso della storia si sono ritrovati vicini alla propria fine del mondo.
Ho trovato originale e davvero coraggioso il tentativo di restare nel solco del tema con l'escamotage della supplica. 
In certi passaggi il richiamo a Giobbe è evidente. Nel monologo l'intensità è appropriata anche se nella seconda parte alcuni invocazioni e domande a Dio si ripetono in maniera eccessiva, forse troppo. Credo sia voluto, mi sembra una scelta precisa. 
Nonostante la distruzione imminente e lo strazio per la perdita delle persone più care, il protagonista si affida ancora al suo Creatore e incide sulla roccia, oltre al suo grido di aiuto, una sbalorditiva testimonianza di fede forgiata dal fuoco e dalla prova più ardua: la morte ormai prossima. 
Il richiamo a Mosè e al Vecchio Testamento è l'ennesimo  atto di coraggio da parte dell'autore che ha voluto portare avanti, fino in fondo, il proprio azzardo.
Che io ho apprezzato.
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Messaggio Da Albemasia Mar Mag 14, 2024 6:45 pm

Immagini forti, oserei dire raccapriccianti, soprattutto all'inizio: la mente rifiuta di immaginare di dover assistere alla fine dei propri cari, dei propri figli, fra le fiamme.
C'è una profonda impronta fideistica, condivisibile o meno, che fa di questo brano un racconto potenzialmente divisivo, per il suo contenuto e per il messaggio che veicola.
Non posso dire che non mi sia piaciuto, è ben scritto, l'intensità delle invocazioni sono consone al tema trattato.
Però mi ha lasciato un'inquietudine dentro, qualcosa da scrollarsi di dosso.
Se questo era il tuo intento, "autore/autrice", ci sei riuscito.
Bravo/a.
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Messaggio Da Flash Gordon Mer Mag 15, 2024 8:48 am

Non è presente un intreccio vero in questo racconto piuttosto è un flusso ascendente di pensiero, un dialogo rivolto ai perché della creazione.
Scritto in modo molto scorrevole si legge senza aver difficoltà nel comprendere il messaggio intrinseco.
Vi trovo al suo interno un significato in contrasto, un ossimoro della fede, quel dubbio che prese san Tommaso e il dover infilare il dito nella piaga.
Rivolgersi a Dio è arduo e nella natura umana normalmente le domande prevalgono sulle risposte.
A volte sono proprio le risposte a essere "indiscrete" non le domande.
Fede è credere senza vedere, senza sapere, questo il dogma.
Il dubbio non è conforme al credo se il credo si palesa nel vero.
Dio è al contempo domanda e risposta e contiene l'Amore universale della creazione che implica il libero arbitrio dell'uomo.
Dio ama talmente l'uomo da lasciarlo libero nell'agire... sarebbe come tenere una scimmia in gabbia dicendole di amarla.
Chi ama veramente lascia libera ogni cosa.
La creazione nel suo senso implica l'opposto per esistere e aver tangibile cognizione d'essa.
Conosco il bene e il suo valore perché ho provato il male.
Perché chiedere a Dio del male? Dovremmo porre la domanda all'uomo e non al creatore.
Nel complesso il racconto è d'un'ottima penna che giustamente espone la sua coscienza all'auto interrogazione nella ricerca del sapere.
E quando si cerca il sapere le risposte spesso sono celate nella ricerca stessa.

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Messaggio Da Achillu Gio Mag 16, 2024 4:39 pm

Ciao, Penna.

Ho cercato nella narrazione qualche spunto, qualche evoluzione. In realtà un'evoluzione non c'è, il protagonista è bloccato in un destino ineluttabile da cui non c'è speranza di uscita. Nemmeno la narrazione mostra che o se ci sia stato un momento in cui il destino potesse essere cambiato. Questo tipo di narrazione non mi attira, chiedo scusa.
Anche dal punto di vista dell'introspezione psicologica del narratore protagonista non trovo evoluzioni. Il protagonista non cambia il suo punto di vista. Potrà sembrarti banale, ma forse avrei preferito un protagonista agnostico che, vedendo sparire la famiglia tra le fiamme, capisce che l'unica via di salvezza (fosse anche la salvezza della propria sanità mentale) è la conversione. Invece non trovo nemmeno questo.
Dal punto di vista formale invece il racconto è scritto bene, senza refusi evidenti. Anche se non ho trovato interessante la trama, comunque ritengo che sia stata una lettura profittevole.

Grazie e alla prossima.

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Messaggio Da Arunachala Gio Mag 16, 2024 7:12 pm

non mi è piaciuto.
è proprio una preghiera in tutto e per tutto fine a sé stessa, senza possibilità di appello alcuno.
certo, fosse stato un ateo per tutta la vita, avrei capito il cambiamento del protagonista, ma uno che ha sempre creduto ciecamente e poi si trova in una situazione simile non vedo come possa dire queste cose.
a meno che sia un fanatico.
perdonami, io sono agnostico e non credo nel dio di alcuna religione.
forse anche per questo non riesco ada apprezzare il tuo sforzo.
in ogni caso la storia rimane piatta, ancorata alla preghiera e nente altro.

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Messaggio Da mirella Sab Mag 18, 2024 12:02 pm

Intenso questo appello che mostra l’ultimo dei viventi porsi nei confronti di Dio non in posizione subalterna, ma di fronte.
Mi devi delle risposte, dice. Non è più tempo di supplicare, ma di esigere.
Fortissimo grido di un’umanità che non si sente debitrice e nemmeno rassegnata alla volontà divina.  Ma proprio perché –nonostante tutto - non rinnega, anzi conferma la sua fede, si sente creditrice.
Una richiesta motivata non dall’amore, ma dalla fede. E comunque non priva di speranza.

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Messaggio Da paluca66 Sab Mag 18, 2024 6:34 pm

Un racconto che è una lunga e accorata supplica a un Dio che appare lontano eppure, almeno a chi lo invoca tanto intensamente, stranamente vicino.
C'è tanto non detto a partire dal perché si è giunti alla fine del mondo (si parla di un lungo gelido inverno ma poi è il fuoco che distrugge tutto), ci sono alcune spiegazioni scientifiche che suonano un po' strane in una preghiera così accorata a Dio.
Nel momento della disperazione (assenza di speranza) l'unica speranza dell'ultimo terrestre è rivolta a Dio, Colui che forse tutto potrebbe se solo lo volesse.
Manca il libero arbitrio in questa accorata preghiera ma forse è insito nell'animo umano il dare la colpa (o almeno la responsabilità) a qualcun altro per quanto succede.
Dal punto di vista della forma, sebbene ci si trovi indubbiamente di fronte a un flusso di coscienza, la preghiera l'avrei vista meglio interprretata da brevi frasi interrotte, periodi brevissimi a sottolineare maggiormente la disperazione dell'uomo.
Ti segnalo, a tal proposito, due passaggi che ho trovato un po' faticosi, uno proprio all'inizio:
A chi potrei rivolgermi se non a Te, mentre il fuoco divampa e distrugge sbriciolando ogni cosa, mi raggiungerà anche qui, in questo cunicolo dove ho trovato scampo momentaneo, ma non durerà molto.
e più avanti ancora:
Non chiuderti nel silenzio, almeno alla fine dei miei giorni rispondi a questa domanda che mi brucia dentro come il fuoco che mi circonda e, Ti prego, non dirmi che non è per colpa o punizione, ma che hai nascosto il Tuo volto, abbandonando gli uomini ai loro istinti, perché proprio questo ti domando: perché hai nascosto il Tuo volto?

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Messaggio Da M. Mark o'Knee Ieri alle 12:03 am

Lascio da parte l'assurdità di un messaggio - o preghiera, se preferisci - inciso su una roccia, per di più in una situazione come quella qui descritta ("voglio scrivere sulle pareti di questa roccia la mia ultima preghiera"; "queste parole, più dure della roccia su cui le incido"), prendendolo per una sorta di espediente utilizzato per rientrare nel paletto dello step.
Il vero limite di questo racconto, pur ben scritto e costellato di immagini potenti, sta nelle profonde contraddizioni di fondo che, riga dopo riga, si presentano nel testo e che penso siano connaturate all'argomento stesso: in pratica, se qualcuno è così profondamente credente (come questo "ultimo terrestre" si professa) nemmeno nel frangente estremo in cui si trova può permettersi di rivolgere al suo dio certe domande ("perché hai creato il mondo per distruggerlo" - "perché hai nascosto il Tuo volto" - "perché Tu Infinito hai creato un mondo finito, perché dalla nascita ci hai condannato a morte").
E perché - chiedo io - dovrebbero essere degli uomini ad assistere "al nuovo big bang" e non qualche altra creatura (che magari si proclamerà "fatta a sua immagine e somiglianza")?
Contraddizioni.
Perché, come ci disse un vecchio parroco nell'ora di religione (citando non so quale scrittura e forse con la stessa voce stentorea del nostro ultimo terrestre), "I disegni di Dio sono imperscrutabili per le povere menti degli uomini. Fin dall’antichità gli uomini associavano le calamità naturali alla collera delle divinità. Ma il Profeta sapeva che la potenza del Signore non si rivela nell’uragano, né nel terremoto o nel fuoco..."
Scusami, ma la lettura è stata davvero faticosa e molto difficilmente mi sarei soffermato su un testo di questo genere al di fuori del contest.
Grazie
M.

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