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Il Segreto dei Maghi

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Messaggio Da Erendal Dom Gen 15, 2023 11:52 am

Il segreto dei maghi

Lugul e Flodis sono in cammino verso i confini del regno di Verein.
«Laggiù Lugul, oltre la catena montuosa. Aegnor si trova là, mi sembra un sogno.»
Il volto sorridente di Flodis è contagioso, anche l’orco si abbandona ad un sorriso subito schiacciato dal solito grugno adirato.
«Il villaggio è ancora distante e le pianure sono territorio di caccia. Non scordare che ogni creatura di Verein teme i Monti Terkan. Hai buoni polmoni, umano?»
«Puoi giurarci» sostiene l’altro mentre osserva le vette nevose coprendosi la fronte con la mano.
In realtà Flodis ha sempre temuto l’arrampicata, ma non può arrendersi proprio adesso; non ora che al suo fianco c’è un compagno di viaggio dotato di una forza sovraumana.
«Se avrai una crisi Flodis, io non potrò aiutarti… se è a questo che stai pensando. I maghi non sono stupidi, se hanno collocato il loro villaggio al di là delle pendici è perché sanno quanto sia complicato raggiungere l’altro versante.»
«Lo terrò a mente, Lugul! Ma non credi che finora abbiamo affrontato pericoli più grandi di un po’ di mancanza d’aria?»
I Monti Terkan a prima vista non danno l’impressione della loro pericolosità, proprio per questo sono imprevedibili. La vetta più elevata è a tremila metri d’altezza ed è possibile percorrere buona parte del tragitto su sentieri, anche se impervi. Il momento più arduo è la risalita verso Picco delle Anime, è lì che il terreno molto ripido e friabile può risultare fatale. Lugul aveva udito che in passato alcune battaglie si erano protratte fin lì e che entrambe le fazioni in contesa avevano subito una perdita quasi totale. Si narrava anche di una fitta nebbia sollevata con la magia dai maghi con lo scopo di rendere impenetrabile il loro villaggio e i caseggiati intorno.

Raggiunte le pendici delle montagne i due iniziano a salire verso ovest, poi la roccia diventa più erta. Qui cambiano lato di scalata fino a raggiungere un’altura molto esposta. Poche parole, la loro intesa è perfetta, una sintonia che permette a Lugul di aiutare il compagno nei punti maggiormente gravosi. Quindi la discesa, poi di nuovo l’arrampicata su di un muro verticale sotto il quale cade un vuoto di oltre mille metri. Superato questo punto il duo ritorna finalmente a percorrere un sentiero piano.
Il cielo sopra di loro è brillante e la vista regala un panorama mozzafiato. Verein è molto bella nei suoi tratti più esterni, affascinante come una dama di corte. Anche i rapaci sembrano essere della stessa opinione e sovrastano le cime con fare altero.
«A cosa stai pensando, orco?» domanda Flodis incuriosito dall’espressione dell’amico.
Lugul torna a guardare il proprio compagno.
«Mi chiedevo se tra gli incantesimi che conosci… e che sai fare soprattutto… ne esiste uno per volare.»
«Magari amico mio.» Flodis si sdraia su una pietra e invita l’amico a fare altrettanto. «Non so come andrà a finire questa storia, perciò quello che ho da dire lo farò ora, perché se dovesse accadermi qualcosa e morire intendo che sia senza rimpianti.»
«Dimmi.» L’orco si siede accanto, l’amico respira a fatica, ma ha voglia di vuotare il sacco.
«Prima di incontrarti ero un codardo, un inetto; adesso invece anch’io mi sento un po’ eroe. Perciò grazie… grazie di avermi accettato. Spero tanto che il grande mago Thoolem ti restituisca l’aspetto originale.»
Lugul osserva il cielo, sciogliere il maleficio non sarà impresa da poco, ma non vuole deludere il compagno. Non conosce l’identità di questo mago e non vuole farsi troppe illusioni.
«Probabilmente se non ti avessi incontrato in quel lugubre vicolo urbano adesso sarei un mostro, almeno mi hai dato una speranza. Il tuo buonumore… umano… lo sai: è contagioso.»
«Guarda Lugul, sta già scurendo.»
L’orco osserva il cielo rossiccio, poi osserva intorno. Un cenno d’intesa ed entrambi sono d’accordo per trascorrere la notte al riparo, all’interno di una vicina grotta. Appena entrati Flodis si addormenta all’istante, mentre Lugul resta a vegliare. La luna affascina anche le creature più sgraziate e l’orco non ne è mai stato indifferente, anche dopo il suo brusco e non voluto cambiamento d’aspetto.

E fu presto giorno.
Di nuovo in marcia, una suggestiva ascensione che richiede assenza di vertigini e passo sicuro. Di sotto si staglia nuovamente il magnifico regno di Verein con le sue Dieci Terre. Il fiume Rial è chiaramente visibile e taglia in due il regno. Entrambi si soffermano sulle sue sinuose curve, poi sulla Città Stato di Kalanka, da dove ha avuto inizio la loro inaspettata alleanza.
Tornati con gli occhi al loro percorso, Lugul e Flodis incontrano nevai ripidi che bloccano loro il passaggio. Lungo alcuni pendii c’è caduta di pietre, l’istinto e la forza dell’orco qui è benevola, poiché riesce a prevederne la cascata e ad istruire anche Flodis per evitare il peggio. Quindi il crinale, altro passaggio critico; grazie sempre all’occhio allenato di Lugul i due riescono a trovare buoni appigli e proseguire.
Con l’andare più in alto però sopraggiunge puntuale anche la temuta nebbia. L’aria è più sottile e attanaglia la gola di Flodis. Il viso dell’umano si fa presto pallido e il peso al torace sempre più insistente; lui si piega sulle ginocchia e inizia a recitare una litania a bassa voce. Espira profondamente… nonostante lo sforzo fisico riprende poco alla volta il colorito.
«Il mio fisico sta per adattarsi all'altitudine, lo sento!» grida per farsi coraggio. Lugul invece sembra perfettamente connesso con l’ambiente e rimprovera l’amico.
«Tu sei un umano, non dimenticare. È normale andare in affanno per te, a me non devi dimostrare niente. È consigliabile fermarci qui e attendere che le tue condizioni si stabilizzino meglio.»
Flodis, tenendosi la gola, fa cenno che intende proseguire. «Non possiamo permetterci di perdere altro tempo; te l’ho detto che sto bene. Ho fatto un incantesimo di assestamento su di me e posso farcela; sarò anche un umano, ma ho qualcosa in più.»
«Già, tu sei un aspirante mago che vuole imparare dal mago più potente.»
«Non scherzare con la magia, tu ne sai qualcosa.»
Lugul glissa, poi con un po’ di fatica i due riescono a scollinare.
«La parte più complicata è ora.» La discesa è molto ripida e stavolta non sembrano esserci gli appigli giusti. «Ci vorrebbero veramente un paio di ali qui!»
Lugul si volta verso l’amico e lo trova a terra che si tiene il petto. L’orco scruta verso il basso, ma non trova niente di buono: soltanto rocce e spuntoni… e un vuoto incolmabile.
È qui che si muore.
Senza pensarci troppo si carica l’amico sulle spalle e prova l’impossibile, scendere con un peso morto addosso equivale anche per lui a fare una tragica fine. Ma non c’è alternativa.
«Flodis, amico mio. Devi resistere… lo so che sto chiedendo troppo al tuo corpo umano, forse anche al mio; ma se vuoi arrivare dal tuo mago devi stringere i denti.»
Con sofferenza Lugul riesce appena a scendere di un paio di metri, poi lo adagia al suolo.
«È la fine amico. Lugul, io non posso…»
«Fa silenzio.» L’orco chiude gli occhi e invoca le sue divinità. «Oh sacra Dea, ascoltami. So di non meritare una tua visita, almeno infondimi la forza per proseguire. Te lo chiedo con gli occhi di tutti gli abitanti buoni di Verein tra i quali io non più appartengo. Ma quest’uomo sì.»
L’orco si siede accanto all’amico e incrocia le braccia, poi il suo istinto lo avvisa di una presenza. Si alza sui piedi stupito e osserva con maggiore attenzione. Non pensava che la sacra Dea rispondesse veramente al suo disperato appello!
Il cielo è sempre limpido e senza nuvole, la vista spazia verso l’infinito. A parte la forte sensazione di essere osservato però il suo sguardo è velato e gli occhi non rivelano chi si sta camuffando nell’aria.
«Tu non sei la mia Dea, non hai il suo odore» puntualizza l’orco stizzito.
«Rilassati» sussurra una voce femminile al vento, qualcosa di lieve e accogliente.
«Rivelati, dove sei?» urla lui nel vuoto… e l’eco del suono gli torna indietro ripetutamente.
«Tra poco potrai vedermi, ma non fare domande e segui i miei ordini. L’umano che è con te non resisterà ancora a lungo e di strada ne abbiamo ancora da fare! Perciò non complicare le cose.»
Una dolce creatura fluttua dal basso, volteggia a pelo di roccia. Un’esile fanciulla dalla carnagione chiara. Il suo sguardo riflette l’infinito del cielo dentro due occhi celesti e lungo i capelli chiari come l’alba. Sorride, si mostra con le mani stese. Il suo fluttuare è pura magia. La chioma della giovane galleggia nell’aria e rimanda i riverberi del sole. L’orco ne rimane accecato per un istante, percependone l’aura benevola.
«Sei giunto fino a qui con la sola forza del tuo fisico, hai aiutato in maniera encomiabile anche il tuo amico umano. Un orco e un umano… strana coppia.»
«Vedi in me solo l’orco?» chiede Lugul con tono più pacato.
«Ne parleremo quando il tuo amico starà meglio, ora mostrami il tuo volto.»
Lugul si toglie completamente il copricapo e rivela le sue bitorzolute fattezze.
«Hai paura?» chiede.
«Non ne ho motivo» obietta lei. «E poi sono io quella da temere, non credi? Posso decidere se salvarvi da morte certa, oppure se ritenervi degni di proseguire insieme a me il cammino.»
«Sembri molto sicura di te stessa, donna.» Tuttavia Lugul non può fare altro che accettare la situazione. «Sto conducendo l’umano ad Aegnor, dal mago Thoolem. Tu puoi veramente aiutarci?»
«Perché lo state cercando?» La giovane donna ruota le dita in circolo e crea un minuscolo vortice sotto i piedi dei due, lo dirige verso di sé ed inizia la discesa. Anche Lugul e Flodis adesso sono a pelo di roccia. La maga li sta sorreggendo nella discesa.
«Orco, non guardarmi a quel modo; il potere non si misura solo con la forza, ma con la propria attitudine. E qui io sono ben più pratica e adeguata.»
Lugul riconosce i suoi limiti e sorride beffardo.
«Il mio amico, Flodis, è sì un umano… ma possiede il dono della magia. Vuole affinare le sue tecniche per una buona causa.»
«Grande Re!» esclama lei. «Una buona causa? E quale sarebbe?»
«Preferirei che ne parlassimo in presenza del mago Thoolem.»
La maga si ferma e i tre restano sospesi nel vuoto.
«Credevo ci fosse intesa tra di noi, ma se preferisci lasciar morire il tuo amico umano, fa pure.»
Flodis ha un barlume di lucidità, alza appena lo sguardo verso di lei e muove le labbra.
«Lugul, diglielo…» sussurra.
«E va bene» sbuffa lui. «Non so chi tu sia, donna; ma laggiù, dietro le montagne che abbiamo appena scalato, un Esercito del Male si sta preparando a guadare il fiume per invadere Verein.»
Lei alza la mano e prosegue nella discesa finché la compagnia si trova ai piedi di una radura.
«Benvenuti ad Aegnor, signori.»
La maga mostra loro una città muraria non distante, molto più grande di un comune villaggio e decisamente diversa da come si attendeva Lugul. Lui infatti si basava sui racconti dei forieri che asservivano di esserci stati… niente di più sbagliato.
Una strada larga e confortevole vicino a un torrente, la cui riva è cosparsa di fiori. Lungo le sue sponde un mulino con un alto camino, campi coltivati e gente al lavoro. Aegnor non è un villaggio di maghi, ma un luogo in cui una parte della popolazione di Verein si è rifugiata.
Un grande arco conduce all’interno della città muraria. Varcato l’ingresso, le mura mostrano un florido centro abitato da fare invidia alle maggiori Città Stato.
«Le lontane Terre di Dio non sono come vengono descritte dai viaggiatori: è un regno dentro al regno.»
La maga annuisce, poi si ferma davanti ad una residenza umile, attorniata da alte colonne di bambù e isolata dal resto del feudo. Flodis nel frattempo ha ripreso un po’ di vigore, seppure ancora esausto.
«Il mio nome è Morana e sono l’unica nipote di Thoolem. Accomodatevi!»
Lugul è sempre più attratto dall’aspetto rispettoso del posto. All’occhio umano sarebbe apparsa una dimora modesta, in realtà un vero mago non vive mai nel lusso, ma in simbiosi con la natura e con l’autentica essenza della magia.
E finalmente Thoolem si mostra a loro.
Alto, spalle larghe, occhi scuri e capelli brizzolati… lieve barba sul mento. Indossa una tunica marrone e porta un grosso bastone sulla mano destra.
«Venerabile padre del padre, questi due avventurieri hanno valicato il Picco e si apprestavano alla discesa, come avevate predetto. Ero lì al momento giusto come promesso. L’umano vuole apprendere la magia, dice di avere il dono.»
«Bene Morana.»
«Dimenticavo, è merito dell’orco se non sono morti prima.»
Thoolem sorride mentre osserva Lugul, poi invita gli ospiti ad accomodarsi.
Si siedono su un tavolino di legno, quindi il mago chiede alla nipote di servire del sidro e accomodarsi con loro.
Poi inizia a parlare.
«Non accogliamo viaggiatori oramai da molto tempo, la stessa Morana è la prima volta che si imbatte in forestieri intenti a scalare le montagne. Siete stati degli imprudenti, lo sapete?»
Lugul si lascia andare ad un’espressione di biasimo, mentre Flodis al contrario si prodiga a ringraziare l’intervento provvidenziale della giovane maga.
«Vi siamo debitori e… grande mago, a proposito, il mio nome è Flodis» afferma con gli occhi lucidi. «Se abbiamo rischiato la vita c’è un motivo più che valido; anzi, più d’uno.»
«Siamo qui per questo, per ascoltare la vostra storia.»
«Io sono un umile servitore del popolo, ero un mago da quattro soldi. Facevo banali incantesimi di trasformazione, vendevo ferraglie dando loro l’aspetto di monili preziosi. Sarei morto ucciso da demoni che volevo truffare se questo orco non mi avesse salvato la vita… e aperto gli occhi. Sono molto cambiato da allora, lo giuro, e…»
Lugul prende la parola e toglie dall’imbarazzo il compagno.
«Il mio amico vuole imparare la magia, in più è convinto che voi siete in grado di fare anche qualcosa per me.»
A quella affermazione Morana sorride portandosi subito una mano sulla bocca. Poi torna seria ad ascoltare suo nonno con la speranza di non essere stata notata.
«Cosa può fare per te questo anziano?» domanda Thoolem all’orco.
«Non amo parlare di me stesso, ma è mio dovere spiegare; sono un guerriero della Terza Terra, reso un mostro per servire l’Esercito del Male. Mi hanno catturato, poi mutato fisicamente per i loro scopi. Ma io non volevo… e sono fuggito, non hanno piegato la mia volontà.»
«Notevole» afferma l’anziano mago carezzandosi la barba con le punte delle dita. «Nonostante dentro di te ora scorra sangue demoniaco, riesci lo stesso a padroneggiare la tua precedente coscienza umana.»
«È vero, ma col tempo mi tramuterò completamente, non posso resistere ancora a lungo. Sono quasi allo stremo ed ogni giorno che passa è sempre peggio. Io non voglio fare del male.»
«Le creature che popolano Verein sono troppo malvagie, conoscono soltanto la strada del potere. E questo è male.»
«Mio nonno vuole dire che Verein non troverà mai la pace se le loro razze saranno sempre in lotta tra di loro. Ci sarà sempre qualcuno che vuole sopraffare l’altro.»
«Ma Verein è anche piena di anime buone» ribatte Lugul. «Anime per le quali vale la pena di battersi, e io sono disposto a farlo. La faccio breve, siete in grado di farmi tornare com’ero?»
Thoolem si fa serio.
«Tu mi chiedi una magia di purificazione.»
«Ma potete farlo?»
«Non sono un dio.»
Flodis si alza in piedi e mostra un sacchetto all’anziano.
«Grande Thoolem, noi abbiamo molti denari e quest’uomo merita una seconda opportunità. La sua causa è più rilevante della mia.»
Thoolem scuote il capo.
«Calma giovane uomo, non ho detto che non vi aiuterò, ma per il momento dovrete entrambi aspettare.» Quindi si rivolge alla nipote. «Morana, i due forestieri sono nostri ospiti. Offri loro un buon pasto caldo e una dimora, domani riprenderemo il discorso davanti alla Congrega.»
Morana con fare educato scorta subito i due alla taverna del feudo.
«La Congrega è il circolo dei Sette Maghi di Aegnor, non si congiunge da anni. State tranquilli, mio nonno farà tutto il possibile.»

Giunti alla taverna Lugul prende subito posto nel suo alloggio, anche se non è nelle sue corde stare fermo senza fare niente. Tuttavia la scalata ha sfiancato anche lui e un buon riposo non può che fargli bene.
Flodis invece, curato con la magia, resta giù a bere… e a tenere gli occhi sulla bella maga che si mostra anche un’affabile cuciniera, serve con destrezza piatti prelibati ad ogni avventore. Il posto è piuttosto frequentato e al tempo stesso ordinato, i suoi frequentatori sono per lo più coltivatori di razza umana o apprendisti maghi.
Fattasi una certa ora, e rivolto il saluto all’ultimo commensale, Morana si siede accanto a Flodis rimasto ad ammirare i lineamenti dolci della giovane donna. Poggia i gomiti sul tavolo e il mento tra le mani aperte; sfoggia un’espressione sognante, felice di avere portato a termine con successo l’ennesima faticosa giornata di lavoro. Ora può dedicare un po’ di tempo anche a sé stessa.
«Flodis?» Il tono di voce della giovane maga è accomodante, delizioso come le sue pietanze.
«Sì! È il mio nome quello… proprio» risponde lui piuttosto impacciato.
Lei è molto bella e la sua immagine sovrasta il locale; è come se fosse un gigante pronta a schiacciarlo con un dito. La sua ombra torreggia dietro di lei e lui ne avverte la magnificenza.
«Flodis, stai sereno» dice lei scavando con gli occhi nel suo sguardo. «La Congrega degli Anziani Maghi farà il possibile per risolvere il problema del tuo amico. Thoolem è saggio, conosce le arti magiche meglio di chiunque altro. Se ha scelto di tenervi qui per la notte è perché una possibilità c’è, ma non vuole illudervi.»
La calma di Morana gli mette invidia, o forse è qualcos’altro. Avverte una strana sensazione nello sguardo della giovane maga, sempre più magnetico. Il cuore di Flodis prende a battere forte.
«Morana, posso darti del tu? Sai perché io…»
«Ti ho detto di rilassarti, non ti mangio mica.»
Chiude gli occhi e prova a scuotersi dal torpore. «Morana, insomma… secondo te io potrei diventare un buon…»
«Mago?» conclude lei alzandosi in piedi mentre lo studia da cima a piedi. «Potrebbe... Sì, perché no.»
La risposta evasiva di Morana, accompagnata da un’espressione stramba, ne aumenta la soggezione; la giovane maga contrae le sue fine sopracciglia e irrigidisce il viso per un istante. «Sento qualcosa dentro di te, è sorprendente.»
«Veramente? Non ti stai prendendo gioco di me?»
«Dico sul serio, nessun umano nasce con il dono della magia. Ma tu hai qualcosa, dove l’hai imparato?»
«In un villaggio vicino Ceta, lì vivono creature d’ogni tipo. C’erano anche dei maghi e così ho appreso da loro, osservandoli.»
«Sei riuscito a stabilire un contatto con la natura solo osservando qualcun altro?»
Flodis accenna ad un sì con la testa, poi china di nuovo lo sguardo.
«Taglia corto, vuoi che ti ammaestri? Thoolem ti affiderebbe comunque a me, quindi non hai scampo.»
«Oh sì, sarebbe fantastico.» Gli occhi di Flodis si ravvivano come le candele al centro del loro tavolo. La luce soffusa e la penombra lo aiutano a non scoprire il suo volto arrossato per l’imbarazzo. I lineamenti di Morana però risaltano lo stesso sotto la luce fioca della candela. Le sue labbra, in un sinuoso andirivieni di curve sottili, vibrano al soffio delle parole. È l’aria calda tra di loro a increspare l’immagine, restituisce però un fantastico gioco di linee fluttuanti che tiene ammaliato Flodis. I due volti si sorridono separati solo dalla fiamma del moccolo.
«Non ti aspettare granché però, finora non ho mai dato lezioni a nessuno. Vieni fuori che ti mostro una cosa.»
Morana, senza voltarsi, si reca all’esterno della locanda e Flodis la segue. Socchiude la porta alle loro spalle e i due vengono avvolti dai suoni della notte. Davanti a loro pullulano boschi e foreste: Aegnor è avvolta nel verde della sua vallata. Il cicalare dei grilli e il canto stridulo di una civetta fanno da sfondo. Sotto la luce della luna la figura snella e delicata di Morana appare a Flodis come una falena. Una dolce falena danzante che va ad impattare dentro la luce dei suoi occhi. Un altro tuffo al cuore si impossessa delle facoltà mentali dell’uomo.
«Che c’è?» sorride lei respirando a pieni polmoni.
Lui si porta le mani sul viso, il buio protegge ancora il suo rossore. «Non lo so. È solo che…»
Morana si avvicina e lo prende per mano, poi lo porta più avanti di qualche metro dove la vegetazione si fa più fitta e il canto della civetta più aggressivo.
«È bene che tu lo sappia» replica lei mentre sorride a fior di pelle. «Io sono una veggente, capito?»
«Una veggente? Cioè tu hai la capacità di leggere nella mente?»
Morana scoppia a ridere mentre rigira il coltello nella piaga. «Dillo pure che hai paura! Sì, io leggo nella mente delle persone, è il mio dono; perciò non puoi nascondermi ciò che è evidente anche a occhio nudo.»
Flodis spalanca gli occhi atterrito, ipnotizzato dal movimento delle mani della giovane maga che accompagna le parole ad una gestualità farfallina.
«Quindi adesso dovrei vergognarmi e fuggire il più lontano possibile? O rinchiudermi nella mia stanza e fare finta che non sia accaduto nulla?»
Ma Morana non è tipo da fermarsi per così poco. Appoggia la testa su di lui, sulla sua larga spalla. Ha un filo d’erba tra le dita, lo porta alla bocca sensualmente; poi lo stringe tra i denti e con una movenza sensuale si sistema i capelli dietro la fronte. Quei gesti mandano ancora più in estasi il povero Flodis, oramai completamente in balia della sua maga. Non può fare a meno che continuare a fantasticare su di lei, ben consapevole di non avere appunto via di scampo. Anzi, certo della volontaria provocazione di Morana che si diverte a giocare con lui come fa il gatto con il topo.
«Thoolem confida molto su di me, è stato lui a mandarmi sulle montagne, sareste morti senza il mio intervento.»
«Sei brava a sviare i discorsi tu, eh?!» Flodis guarda le stelle, non si accorge che Morana invece ha il viso rivolto verso di lui e sorride compiaciuta.
«Sai… il tuo compagno… oh sì, lui fa davvero una gran paura. Ma io ho spiato tra le sue emozioni, e ascoltato i suoi turbamenti.»
«Lugul non è un mostro.»
«Certo che no, ma rappresenta comunque una magnifica contraddizione.»
«Che intendi dire?»
«Il suo sangue è sudicio, ed anche il corpo lo è; ma non la sua anima. Lugul è protetto dai suoi Déi.»
«E tu come lo sai?»
«Thoolem ha le risposte giuste, non io. Ora siediti accanto a me.»
Flodis si sente spogliato di ogni pensiero. Prova a non pensare, ma inevitabilmente scivola ancora in riflessioni sdolcinate con la consapevolezza di venire scoperto e nuovamente deriso.
«Ti diverte mettermi in imbarazzo?»
«Io? No! Perché dovrei.»
«Quindi se ora ti bacio non verrò cacciato da Aegnor e gettato dalle montagne?»
Morana prorompe nell’ennesima risata divertita.
«Piuttosto tu, dimmi… cosa ti fa battere così forte il cuore per me? Non ci conosciamo nemmeno.»
La distanza tra loro si va sempre più assottigliando.
«Dovresti conoscermi meglio, allora.»
«Flodis…?» Morana scoppia nell’ennesima risata. «Potrei anche avere una serpe al posto della lingua, o sputare veleno; potrei persino avere camuffato il mio aspetto ed essere un’anziana maga rugosa e irascibile. Ti andrebbe bene lo stesso?»
I loro volti sono sempre più vicini, lui sente l’odore delle sue labbra, assapora il dolce tepore del suo respiro. Morana mostra una calma imbarazzante, non si scompone neanche quando lui si avvicina a fior di labbra. Ma le loro bocche non si toccano, lei si sposta appena indietro e manda a vuoto il coraggioso tentativo di Flodis.
«Ma dai!» La maga si alza e gli mostra le spalle, poi ammira la luna. «Tu però non demordere.»
Lui rimane lì a rimuginare su quello che poteva essere ma non è stato: il loro lungo bacio al chiaro di luna. Era tutto perfetto, appunto la luna, la notte stellata, il bosco, le labbra. Si chiede sconcertato dove ha sbagliato.
Morana invece ha già dimenticato l’attimo sensuale, si volta di nuovo verso di lui e lo osserva seria e coscienziosa, come se non fosse accaduto nulla.
«Non volevi apprendere la magia?» Stende i palmi delle mani e li mostra a lui; si fanno d’improvviso luminescenti, quindi dalla stessa luce appare una sfera gassosa della grandezza di un melone.
«Accidenti!»
«È la mia finestra su Verein, il terzo occhio! Cosa vuoi vedere?»
La sfera illumina i loro volti e Flodis sembra avere superato il momento di delusione.
«Voglio vedere il vero aspetto del mio amico.»
«Vediamo…» Morana si concentra, ma nella sua sfera non appare nulla se non una fitta nebbia, attraverso la quale neanche l’occhio della magia può entrare. Fa un respiro profondo, i suoi occhi si illuminano di luce bianca, la mano che ondeggia sulla sfera e la sua voce che invoca altro potere. Ma niente, stesso identico risultato di prima.
La maga prova una terza volta, ed un’altra ancora…
«Mi dispiace, non so come sia possibile. Mi è sempre riuscita questa magia. Che il sortilegio a cui è stato sottoposto il tuo amico sia qualcosa di sconosciuto?»
Morana si avvicina a lui e gli porge un bacio sulla guancia, poi lo accarezza sul viso con entrambe le mani.
«Morana io…»
«Shh! Fa silenzio e non parlare.» Poi lo prende per mano e lo porta nel buio del bosco. «Vuoi sapere come si fa una magia di trasformazione?» Gli occhi della giovane maga si fanno vitrei e incandescenti, la sua stretta più energica. Flodis non può contrastarla.



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"Io sono sempre alla ricerca di qualcosa che possa dare un senso alla mia inquietudine; ho capito già molto di me stesso, ma non basta; non riesco, e probabilmente non riuscirò mai a trovare pace nella mia anima."
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Messaggio Da Petunia Dom Gen 15, 2023 2:25 pm

Ciao  @Erendal e grazie per aver postato il tuo racconto. Ti ringrazio anche per aver commentato così bene l’haiku.
Per i prossimi racconti che posterai, dovrai allegare il link al commento che hai fatto a un’altra opera (racconto breve, lungo, poesia ecc.) Le regole per fare commenti utili agli autori le puoi trovare nel regolamento generale del forum. Qui https://www.differentales.org/t1-regolamento-del-forum#1
Ora vengo alla tua opera. Considerata la quantità di elementi “messi in campo” è possibile che questo non sia un racconto, ma l’introduzione di un romanzo o un capitolo.
(Nel caso, abbiamo una sezione apposita per i racconti a puntate. Se sei interessato devi chiederlo a un admin)
La storia è classica nell’impostazione e anche nei personaggi, fantasy in piena regola! 
Mi è piaciuto il disvelamento graduale della missione. Anche la caratterizzazione dei personaggi emerge poco a poco dalle azioni che loro compiono. Anche questo è un aspetto positivo.
Quello che mi convince meno, in generale per una questione di gusto personale, sono gli interventi del narratore onnisciente. Trovo che “tolgano” un po’ di magia e ritmo alla narrazione.
Complessivamente la scrittua, tenuto conto del genere, mi pare adeguata e scorrevole. Anche i dialoghi sono piuttosto credibili e il rilascio delle informazioni “in pillole” evita pesanti spiegoni.
Ci sono alcuni termini da affinare, è un testo che può essere ancora asciugato e migliorato, ma la tessitura mi pare più che interessante. 
Ti lascio alcuni suggerimenti che mi sono annotata durante la lettura.
ad un sorriso subito schiacciato dal solito grugno adirato.

Ti segnalo la d eufonica e il termine “schiacciato”. Intendevi scacciato?

coprendosi la fronte con la mano.

Coprirsi la fronte non mi pare una descrizione calzante. Direi più “proteggendosi dal riverbero con la mano sulla fronte.”

In realtà Flodis ha sempre temuto l’arrampicata, ma non può arrendersi proprio adesso; non ora che al suo fianco c’è un compagno di viaggio dotato di una forza sovraumana.


L’intervento del narratore onnisciente lo eviterei.
sollevata con la magia dai maghi (puoi omettere che viene sollevata dai maghi, asciugherei)
che ho da dire lo farò ora
Meglio: lo dirò ora
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Il Segreto dei Maghi Empty Re: Il Segreto dei Maghi

Messaggio Da Erendal Dom Gen 15, 2023 3:25 pm

Ti ringrazio dei consigli, questo racconto è nato così, autoconclusivo... Tuttavia ci starebbe bene uno sviluppo da romanzo.

Sul link chiedo scusa, mi era sfuggita la lettura di quel punto, fortuna che avessi già commentato un po'.

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Messaggio Da Molli Redigano Lun Gen 16, 2023 12:15 am

Ebbene, il genere non è tra i miei favoriti, ma questo non pregiudica il commento. Il testo è scritto bene, si legge facilmente. Non è, a mio avviso, un racconto fine a se stesso poiché, e sono d'accordo con chi mi ha preceduto, sembra un prologo, un'introduzione, una premessa a qualcosa di molto più lungo e profondo. Insomma "Il Segreto dei Maghi" non è svelato tra queste righe.

Qualche annotazione:

"Verein è molto bella nei suoi tratti più esterni"

Mi chiedo se al posto di "esterni" non ci sarebbe stato meglio "estremi", visto il punto di osservazione.


"A cosa stai pensando, orco?" domanda Flodis incuriosito dall'espressione dell'amico."

Ma se è suo amico perché Flodis lo chiama "orco"? Il registro non sembra consono a due "amici".


"Lugul si volta verso l’amico e lo trova a terra che si tiene il petto. L’orco scruta verso il basso, ma non trova niente di buono: soltanto rocce e spuntoni… e un vuoto incolmabile.
È qui che si muore.
Senza pensarci troppo si carica l’amico sulle spalle e prova l’impossibile, scendere con un peso morto addosso equivale anche per lui a fare una tragica fine. Ma non c’è alternativa.
«Flodis, amico mio. Devi resistere… lo so che sto chiedendo troppo al tuo corpo umano, forse anche al mio; ma se vuoi arrivare dal tuo mago devi stringere i denti.»
Con sofferenza Lugul riesce appena a scendere di un paio di metri, poi lo adagia al suolo.
«È la fine amico. Lugul, io non posso…»"

C'è la parola "amico" in ogni frase. E accade anche dopo. Più funzionale secondo me utilizzare dei sinonimi.


"Non si chi tu sia, donna; ma laggiù, dietro le montagne che abbiamo appena scalato,"

Toglierei il ; dopo donna e ci metterei una ,




"Lugul è sempre più attratto dall'aspetto rispettoso del posto."

"aspetto rispettoso" mi suona male. Meglio, forse, "ossequioso" per non svilire il significato.


"il mio amico vuole imparare la magia;, in più è convinto che voi siete in grado di fare anche qualcosa per me."

Ecco, qui metterei invece la , al poste del ; dopo "magia"


"coltivatori di razza umana"

Interessante.


"Il cicalare dei grilli"

Sia i grilli che le cicale friniscono.


L'utilizzo del presente, cosa non facile, è coerente per tutto il racconto. Come ho detto all'inizio il racconto di fatto non si compie e questo genera fisiologicamente una "respinta" nel lettore. Parlo di un lettore generico medio nel quale mi immedesimo se leggessi il testo fuori da DT.
In ogni caso il potenziale è tanto e tanta è la carne al fuoco. Tutto questo merita un più ampio respiro.

Grazie

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A Erendal garba questo messaggio

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