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Messaggio Da Different Staff Dom Dic 04, 2022 4:27 pm

Il sole cercava di uscire dal letto di stelle in cui si era adagiato ma titubava, e il cielo cominciava a rischiarare, dando luce alla terra marchigiana. Un altro bel giorno si presentava, pur se con tipico freddo invernale, invitando la gente a ripartire per i propri doveri, dai campi alle officine e alle stamperie, passando per stalle e ovili.
Occhi sottili, palpebre pesanti, concentrazione al massimo possibile del momento, Egidio fissò con forza un ultimo bullone e guardò soddisfatto la propria opera, l’ennesima della serie.
A prima vista poteva apparire una semplice porta con relativi montanti, ma un occhio acuto avrebbe notato tutta una serie di minuscoli fori un po’ ovunque, e che da alcuni di questi spuntavano sottilissimi filamenti.
Caricò la pipa col suo tabacco aromatico, accese e contemplò in silenzio il risultato del proprio lavoro, chiedendosi a cosa potesse servire.
Come per molti altri macchinari che si trovavano nella sua abitazione, aveva ricevuto le istruzioni durante il sonno, senza conoscere il meccanismo che li faceva funzionare e a che scopo fossero destinati.
Parecchi li aveva poi sfruttati personalmente, una volta capitane l’utilità, ma di alcuni era ancora all’oscuro, e di questo non afferrava niente, almeno per ora.
Terminato il tabacco, svuotò il fornello, pulì e si diresse in cucina a preparare la colazione. Aveva lavorato quasi tutta la notte e sentiva un languorino particolare.

Preparò tutto anche per la moglie, che sarebbe arrivata a breve a fargli compagnia. Tolse alcuni pezzi surgelati dal congelatore, accese un forno e li infilò in quel caldo tunnel, attendendone la cottura. Udì un picchiettio alla finestra e sorrise vedendo il suo amico corvo.
Aprì l’anta, trovandosi così faccia a faccia: «Buongiorno, Joe, ancora qualche attimo di pazienza.»
Poco dopo gli spezzettò uno dei dolci sul davanzale: «Ecco qua. Ci vediamo più tardi, in laboratorio, sai che mia moglie non ti vuole a tavola.»
Il corvo lo ringraziò con un paio di versi e cominciò la colazione, Egidio chiuse la finestra e prese dal forno quanto vi era rimasto. Stava mettendo in tavola quando sentì la voce alle sue spalle: «Buongiorno, caro, che c’è di buono stamattina?»
«Buongiorno, stella. Brioche e latte caldo.»
Lo guardò con occhi torvi: «Quante volte devo dirti che non chiamo Stella?»
Egidio le sorrise: «Lo so, Alba, ma per me rimani una stella, giorno e notte» e le allungò le brioches, addolcendola.

Soddisfatti i desideri gastronomici mattutini, si spostarono nel salotto, adagiandosi sul sofà.
«Stanotte hai lavorato, vero?»
«Sì, infatti dovrei riposarmi un poco e farmi un bagno caldo» rispose Egidio ricaricando la pipa.
«Bene, tanto io devo accompagnare Mariella alle Terme di Acquasanta. Anzi, vado a prepararmi, visto che arriverà tra non molto.» Si alzò, dirigendosi alla scala che portava al piano superiore del casale, dove si trovavano le camere. Lui seguì con lo sguardo quel corpo morbido ed elegante, ma era troppo stanco per amarla, così si fermò al pensiero.
Terminò di fumare e si addormentò senza neppure rendersene conto.

Lo svegliò il cigolio di una carrozza nel cortile. Alba lo stava osservando e sorrideva: «Mariella è arrivata, ci vediamo questa sera, tesoro» gli disse dirigendosi alla porta. Egidio si alzò e l’accompagnò, aiutandola a salire e rimanendo poi a guardare il mezzo che si allontanava tra gli sbuffi di vapore. Rientrando, vide Joe che lo attendeva, poggiato su di una pietra sporgente dal muro. Con un doppio “cra”, si levò in volo e si fermò sulla spalla di Egidio.
Insieme andarono nel laboratorio, la stanza adiacente la cucina, dove si trovava l’ultima costruzione meccanica completata.
La contemplò per un certo tempo, poi decise di collegarla al circuito atomico del casale, pensando fosse l’unico modo per capire a che servisse.
Effettuato l’attacco, i filamenti presero a vibrare e lampeggiare, poi l’uscio scomparve, lasciando solo il montante. Si formò una nebbiolina dalla quale uscì un individuo, la porta tornò completa e si spense.
«Alla buon’ora, ce ne hai messo di tempo, che aspettavi?»
Egidio, accarezzandosi con le mani i capelli radi e riccioluti, rimase stupefatto a fissarlo: era vestito di un abito completamente aderente, quasi una seconda pelle, di colore tendente al blu.
«Sono un crono-fante sidereo, ti ho mandato io le istruzioni tramite il nostro ufficio onirico. Tu sei lord Byron, giusto? La faccia è quella, nonostante la bestiaccia che hai sulla spalla, tipo avvoltoio.»
Irritato, ribatté: «Si chiama Joe ed è mio amico, io sono Egidio Silvestro Stronato Della Canna, proprietario terriero e coltivatore di canapa. Sei in casa mia e credo tu mi debba qualche spiegazione.»
Il crono-fante rimase pensieroso qualche istante, tenendosi il mento tra le mani, poi annuì; «Sì, ti spiego tutto, ma ti chiedo una cortesia. Ho fame, non avresti qualcosa da offrirmi? Possiamo parlare a tavola.»
«Da casa mia nessuno è mai uscito affamato, così sarà anche per te. Seguimi, sono un cuoco provetto» e si diresse verso la cucina.
Il crono-fante rimase sbalordito a guardare la stanza super attrezzata e disse: «Ipertecnologica, vedo. Ma come funziona tutto quanto?»
«Con una semplice pila atomica.»
«Stai scherzando, vero?»
«Per niente.»
Sconsolato, lo straniero si sedette al tavolo in silenzio.
Joe si mise su di un trespolo appositamente installato ed Egidio preparò anche per il suo nero amico.
Una mezzora dopo si stavano gustando delle magnifiche bistecche.
L’uomo sidereo, che non aveva più detto nulla, gli fece i complimenti: «Carne ottima, gustosa e tenera. Non credevo si mangiasse così bene in questo tempo.»
«È del mio allevamento personale, comprende manzi, maiali e polli. Ma ora voglio sapere chi sei e cosa cerchi.»
Lo straniero si alzò dal tavolo e prese a girare per la cucina, osservando i vari componenti e infine si decise: «Sono un riparatore temporale, giro nello spazio-tempo per fermare i guastatori. Faccio parte del reparto di fanteria, per questo vengo definito crono-fante sidereo. Dovevo andare da lord Byron e sventare un attentato ai suoi danni, provocato appunto da un guastatore, ma devo aver sbagliato qualcosa nell’impostazione della macchina temporale. Qui dove siamo?»
«Nell’entroterra marchigiano, centro Italia.»
«Anno?»
«1907.»
«Non è possibile, nel 1907 non esisteva la pila atomica.»
«Non è possibile nemmeno che tu sia qui, se è per questo, eppure ci sei. La pila atomica ce l’abbiamo da quasi mezzo secolo, ormai, e fa funzionare più o meno ogni cosa.»
L’altro scosse il capo: «No, ci sono cose che non quadrano, ho sbagliato davvero troppo. E tutto perché mi dovevo basare su una semplice immagine del lord. Tu hai lo stesso viso, dai capelli al naso, identico.»
«Non credo tu me ne possa fare una colpa» ribatté Egidio caricando la pipa e accendendola.
«No, certo, però… che odore è questo? Mi sembra...»
«Tabacco aromatico delle mie coltivazioni.»
«Sicuro? Per me è cannabis.»
«Infatti, noi Della Canna coltiviamo canapa da tempo immemore e tra le varie piante ogni tanto ci sono pure queste, poco utili per altri scopi.»
Ridendo, il crono-fante sbottò: «Da tempo immemore, eh? Per forza, questa erbetta fa dimenticare tante cose, è uno degli effetti collaterali. Non ne hai un po’ per me?»
Non ci fu tempo per rispondere, in quanto Joe si mise a svolazzare per la stanza lanciando grida.
«Ho capito, ti faccio uscire subito» sbuffò Egidio andando ad aprire una finestra. Il corvo si fiondò fuori, dove si trovavano tanti suoi fratelli e sorelle.
«Qui mi pare pieno di corvi e cornacchie, o sbaglio?»
«Non sbagli. Joe era piccolo e ferito, l’ho curato e mi si è affezionato. Per questo viene in casa, anche se mia moglie non lo apprezza molto.»

Qualche minuto dopo, tirando di gusto da una pipa fornitagli dal padrone di casa, il crono-fante tornò a girare per la cucina.
«Questo è un frigorifero e a fianco c’è un freezer. Come puoi averli?»
«Li ho costruiti io. Ho un cervello capace, sai? Certo, spesso mi arrivano istruzioni notturne, come è stato per il tuo portale, evidentemente non sei l’unico che me li manda o forse sono molto ricettivo, ma alcuni pezzi li ho inventati di sana pianta. Qui, per esempio, c’è una lavapiatti, sempre a energia atomica, da me creata. Ho due forni, uno per il pane e uno per le carni o il pesce. E poi…»
«Ho capito, ho capito. Sono finito in un tempo parallelo, diverso da quello da cui provengo io, a quanto pare. Buona questa erba, comunque. Mi fai vedere la piantagione?»
«Siamo a fine febbraio, posso solo farti vedere i campi lavorati e pronti per la prossima semina. Oppure ti mostro le stalle con la mungitrice meccanica. Non vedi personale perché quasi non serve, ho pochi dipendenti.»
«No, niente stalle, voglio un poco di aria fresca.»

Egidio lo condusse all’aperto, attraversarono il cortile sotto l’occhio vigile dei corvi appollaiati ovunque, e gli mostrò la tenuta. Terra arata di fresco a perdita d’occhio, qualche filare di viti a sinistra del casale, il suono lontano del Tronto che scorreva, le prime gemme di bucaneve nel giardino accanto casa, un cielo limpido e spettacolare, fecero sì che il sidereo si commuovesse, esplodendo in un pianto dirotto.
Lo lasciò sfogare senza dire niente, poi lo prese per un braccio e lo ricondusse in casa, facendolo accomodare sul sofà, dove rimase in silenzio per un’oretta.

Ridestandosi dal torpore, lo straniero esclamò: «Byron! Vieni qui, per piacere.»
Capendone la confusione mentale, Egidio si avvicinò senza obiettare.
«Byron, devo tornare a casa, cambiare traiettoria e cercarti in un altro posto e tempo. Mi serve una mano.»
«A disposizione fin dove possibile, fante sidereo.»
«Crono-fante, ricordalo. Senti, per farmi tornare da dove vengo devi riattivare il portale restando distante qualche metro, altrimenti c’è il rischio che risucchi pure te. Se devo essere sincero, non mi spiacerebbe rimanere qui, ma ho un compito da svolgere e non posso esimermi da ciò. Se non smantelli il macchinario posso venirti a trovare qualche altra volta, che dici?»
Il padrone di casa non rispose subito, lasciandolo un poco sulle spine, andò in cucina, frugò dentro uno dei componibili e vi trasse qualcosa, poi andò ad aprire una finestra e fece entrare Joe, che subito si piazzò sulla sua spalla destra.
«Come si riattiva la porta? Io l’ho solo collegata alla rete, non ho fatto altro» disse, una volta tornato.
«Credo sia sufficiente staccarla e ricollegarla, non ci sono interruttori particolari.»
«Va bene, vieni con me e proviamo.»
«D’accordo, ma prima vorrei rivedere la cucina, sono colpito dalle funzionalità che hai creato.»
«Ci passiamo per forza, il portale è nella stanza accanto. Andiamo» concluse, avviandosi.
Di malincuore, il crono-fante lo seguì.

A pochi metri dal macchinario temporale, Egidio porse al viaggiatore il sacchetto di stoffa prelevato in cucina: «Qui c’è un po’ del mio tabacco aromatico, visto che ti è piaciuto tanto. Fanne buon uso.»
All’altro si illuminarono gli occhi: «Grazie, Silvestro Della Canna, grazie davvero. L’erba mi è sempre piaciuta.»
«Non è erba, è tabacco aromatico.»
«Adoro il tabacco aromatico, soprattutto quello marchigiano…»
«E ora agiamo, è l’ora.»
«Sì, certo, ma davvero voglio tornare a trovarti. È troppo bello, qui.»
Sbuffando, Egidio annuì: «Va bene, vedremo cosa ci aspetta. Ho scollegato la macchina, preparati.»
Con occhi tristi, il crono-fante si posizionò davanti alla porta.
«Sono pronto, riattacca pure.»
Mentre Egidio riconnetteva il circuito atomico, Joe si levò in volo, avvicinandosi al crono-fante senza che il padrone di casa se ne accorgesse.
I filamenti tornarono a vibrare e apparve la nebbia: «Arrivederci, Byron, tornerò.»
Volgendosi, Egidio vide la porta dissolversi e Joe sparire nella nebbia.
«No, Joe, no!»
Il viaggiatore scomparve, la porta tornò al suo posto.
Costernato, vi si avvicinò.
«Cra cra» esclamò il corvo svolazzando al di sopra.
«Joe… temevo fossi andato con lui. Meno male, meno male…»
L’uccello gli si posò sulla spalla destra, come sempre, e lui lo accarezzò, emozionato.

Poco dopo, aprì una cassetta e prese delle chiavi inglesi. Cominciò a smantellare il portale svitando un paio di bulloni, ma Joe continuò a disturbarlo, volandogli accanto e gracchiando senza sosta. Si fermò.
«Dici che devo lasciarla funzionante?»
«Cra.»
«Va bene, piccolo, avrai i tuoi motivi.»
Risistemò dadi e bulloni, depose gli attrezzi e tornò verso la cucina, cominciando ad armeggiare con i macchinari per il cibo. Il corvo lo accompagnò in silenzio.
Egidio fece un profondo respiro, accese il forno e disse: «Joe, ci vediamo domani. Tra non molto arriva mia moglie e voglio prepararle una cenetta che non potrà scordarsi. Ti spiace?»
«Cra» e si avvicinò alla porta del casale, aspettando che il padrone lo lasciasse andare dai suoi fratelli.

Al rientro, Alba trovò il marito addormentato sul sofà, come quando era uscita, ma il profumo proveniente dalla cucina le fece comprendere che non aveva dormito tutto il giorno.
Gli diede un bacio, risvegliandolo.

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Messaggio Da vivonic Lun Dic 05, 2022 10:32 am

Questo racconto mi è piaciuto davvero tanto!
L'ho letto due volte di fila in maniera quasi ipnotica. Non c'è nulla che non mi sia piaciuto, dalla scrittura alla costruzione della trama e della caratterizzazione dei personaggi. Praticamente, è uno di quei racconti che leggi e dici: "Cavolo, ad averlo scritto io!".
Per me che non sono per niente un amante del genere, poi, è stata anche una sorta di scoperta: si può leggere uno steampunk senza annoiarsi e senza perdersi.
Per quanto mi riguarda, probabilmente il racconto più bello di questo step. Complimenti davvero!

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Un giorno tornerò, e avrò le idee più chiare.
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Messaggio Da Asbottino Lun Dic 05, 2022 11:06 am

Lord Byron, un corvo e un fante. I tre elementi scelti si amalgamano bene in una ricetta steampunk, un genere che conosco poco ma che mi sembra affrontato con mano sicura.
La scrittura è davvero pulita. Dire che è la cosa che mi è piaciuta di più. Trovo invece la cucina un po' invisibile, forse è il punto debole della storia, se ne devo trovare uno.
A tal proposito mi ha fatto riflettere questo passaggio:
«D’accordo, ma prima vorrei rivedere la cucina, sono colpito dalle funzionalità che hai creato.»
«Ci passiamo per forza, il portale è nella stanza accanto. Andiamo» concluse, avviandosi.
Ci passiamo per forza. Ecco, forse tra tutti gli elementi che hai gestito splendidamente la cucina è l'unico ad essere un po' forzato. La nomini spesso, ma la vedo poco: è una stanza ma non si eleva a vero e proprio elemento narrativo. Se la togli, la storia resta in piedi lo stesso, e non dovrebbe essere così.
Rimane un racconto ottimo, armonico, facile da leggere e da visualizzare.
Complimenti.

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Messaggio Da Petunia Lun Dic 05, 2022 3:08 pm

È un buon racconto che ho letto volentieri. È scritto molto bene, senza troppi artifici nonostante il genere che hai scelto si presti a descrizioni più azzardate e fantasiose. 
Trovo ben inseriti tutti gli elementi richiesti senza troppe forzature, però dubito che un lettore esterno possa apprezzare fino in fondo una storia di questo tipo. Concordo sul fatto che la cucina non rivesta un ruolo chiave.
Noi che abbiamo in testa i paletti li vediamo funzionare molto bene, ma non conoscendoli che effetto potrebbe fare un testo di questo tipo? Si giustifica per la presenza della cannabis e del sogno. Ma in questo pecca un po’ di originalità. Molte trame apparentemente difficili vengono risolte facilmente attraverso l’uso del sogno.
Comunque il racconto si legge volentieri ed è una buona prova.
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Messaggio Da Nellone Mar Dic 06, 2022 4:02 pm

Una storia che scorre via liscia come un sorso d’acqua. Però preferisco la gassata; non ne faccio un problema ma forse, proprio da questo punto di vista, avrei gradito un po’ più di brio. Gli elementi ci sono tutti (a parte forse la cucina) e sono amalgamati con grande cura e sapienza, senza che ci siano particolari forzature. Stile di scrittura limpido quanto l’acqua fresca di prima, senza intoppi e, se pure c’è qualche piccola imprecisione, non si nota assolutamente. Simpatica anche la funzione del corvo, quasi una spalla comica che sorveglia sulla vicenda; mi sarei per questo aspettato che, non so, combinasse qualche guaio e costringesse il crono-fante a restare in casa o qualcosa di simile; invece no e forse proprio il finale, troppo lineare, è la parte che ho gradito meno della narrazione. Nel complesso un buon lavoro sicuramente, con tanta fantasia e buon gusto.

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Messaggio Da Danilo Nucci Mar Dic 06, 2022 10:31 pm

Racconto ben scritto, in modo semplice e fluido. Non ho ritrovato la stessa fluidità nella trama del brano, in certi passaggi un po’ contorti che ti hanno costretto a qualche acrobazia per inserire cucina, corvo, Byron e fante al loro posto con il peso necessario e con una certa logica. Anche il genere scelto è una difficoltà in più che richiede al lettore un maggior sforzo di fantasia e di immedesimazione. Nonostante questi ostacoli oggettivi, sei comunque riuscito/a a elaborare una storia gradevole ma che non mi ha entusiasmato.  
Approfitto del commento per riprendere la precedente nota interessante di Petunia che mi ha fatto riflettere sul fatto che i racconti dovrebbero essere valutati anche per la loro credibilità per un lettore esterno che non sa niente di Different Rooms e dei vincoli, particolarmente difficili in questo step, essendo molti di essi troppo legati al Forum e ai suoi partecipanti abituali.

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Messaggio Da Arunachala Mer Dic 07, 2022 6:04 pm

leggero, simpatico e, soprattutto, irriverente quanto basta. piaciuto.
racconto senza grandi pretese, certo, ma l'irriverenza (sì, mi sto ripetendo, lo so) che lo percorre dall'inizio alla fine, mi conquista.
quella che basta, senza esagerazione, per fortuna.
certo, la cucina è relativa e non centrale, lord Byron non è quello giusto, corvo e bucaneve potrebbero anche non esserci e non cambierebbe niente, però nel complesso lo trovo di gradevole lettura.
non male.

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Messaggio Da ImaGiraffe Lun Dic 12, 2022 11:27 am

Un racconto onesto ma nulla di più.
Inizia in un modo fascinoso che attrae. È steampunk e lo si capisce subito ma purtroppo il potenziale non è stato sfruttato al meglio.
Questo mancato potenziale di certo facilita la lettura ma non la rende d'effetto. 
Tutto si svolge senza nessuno scossone e il racconto, per i miei gusti ne risente.
Aggiungo che ho trovato un pochino banale la scelta dell'ennesimo viaggio del tempo.
Il potenziale dell'accoppiata steampunk/cucina era veramente esplosivo. Invece la cucina è proprio la parte più sacrificata.
La cucina è solo la scenografia delle azioni e non ha un suo spazio.
Visiti i paletti che sono usciti in questo step darò molto risalto alla stanza.
la cucina del racconto è super futuristica e mi è piaciuta ma purtroppo viene solo menzionata. Mi sarebbe piaciuto che il racconto fosse partito da lì, tralasciando l'abusato viaggio nel tempo. 
Mi piaceva l'idea che lui sognasse i suoi macchinari e che spesso non sapesse a cosa servissero. 
Immagino la cucina piena di cianfrusaglie magari neanche utilizzate nel modo giusto. 
Purtroppo però rimangono tutte immagini nella mia testa perché poi il testo va da un altra parte e si appiattisce. 
Mi dispiace perché gli elementi erano tutti lì, pronti a brillare.
In conclusione rimane un racconto onesto ma che purtroppo non mi ha colpito.
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Messaggio Da Byron.RN Lun Dic 12, 2022 3:04 pm

Io su questo racconto ho un pò di riserve.
Di certo la storia sprizza molta inventiva e immaginazione.
Il tabacco aromatico marchigiano poi è una genialata e ha il suo perché.
Sulla cucina non mi soffermo perché lo step questa volta era davvero difficile e fare tutto alla perfezione rasentava l'impossibile.
Quello che mi ha convinto poco in questo racconto sono i dialoghi. Sarà che ho la fissa per i dialoghi, sono la cosa che mi porta via più tempo e sulla quale mi concentro di più quando leggo, comunque non mi paiono troppo centrati.
Mi sono sembrati poco credibili e poco concreti, parole quasi superflue, che non riescono a caratterizzare di più i personaggi e dare loro uno spessore maggiore.
Rivedendoli totalmente, caratterizzandoli meglio, credo che il lavoro nel suo complesso ne guadagnerebbe molto.
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Messaggio Da Antonio Borghesi Lun Dic 12, 2022 5:05 pm

Sono al secondo racconto dove trovo stupefacenti e questo non è un aggettivo superlativo. Buffo. Comunque il racconto è molto simpatico facile da leggere e con la sua piccola trama ben congegnata. Una domanda: come ha fatto il corvo a tornare? Comunque non male: adesso avremo anche un mondo parallelo dove fumano canne. Bene.
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Messaggio Da tommybe Gio Dic 15, 2022 11:51 am

Sposo la tesi di Danilo, stiamo facendo gli esami sulla stessa macchina, con le stesse difficoltà, ma ci sono racconti che risultano credibili, altri no, pur essendo scritti benissimo. Non fraintendere, la lettura è piacevolissima, per certi versi mi ha ricordato un racconto scritto qui qualche anno fa. Un racconto mattatore di successi. Che auguro anche a te. Un abbraccio.
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Messaggio Da Fante Scelto Gio Dic 15, 2022 12:05 pm

Vado un po' controcorrente, ma a me purtroppo il racconto ha detto troppo poco.

Parto dal genere, secondo me preso proprio di striscio e con riserva. Non era facile, per carità, è un genere complesso.
La base dello steampunk è che il mondo (o perlomeno, quello Occidentale) è evoluto prima dei suoi tempi storici, e con una tecnologia basata su elettricità, vapore, motore a scoppio e simili.
Poi lo si può condire con quel che si vuole, anche il paranormale volendo, sta al gusto del singolo.
Da come è presentata la storia, Egidio e le meraviglie tecnologiche di casa sua sono un unicum, un'eccezione: lui è un inventore geniale e precorre i tempi.
Ma il principio dello steampunk è esattamente il contrario: tutti hanno questa stessa tecnologia, è la normalità, per cui il genio di un inventore dovrebbe spingersi ancora oltre, magari inventando qualcosa che noi conosciamo bene ma che, per una società basata su vapore e elettricità, sarebbe fantascienza. Chessò, il raggio laser? La butto lì.


Tutto ciò che salva per il rotto della cuffia il genere del racconto è la menzione che la pila atomica è usata da tutti: ma un'ambientazione basata su una singola menzione è davvero poca cosa.
Per il resto, tutto lascia intendere che Egidio sia un genio che precorre i tempi. Non siamo nello steampunk, secondo me, lo lambiamo molto alla lontana e con notevole sforzo d'immaginazione.
In questo senso non aiuta affatto che lui costruisca parte dei suoi macchinari senza saperne il motivo e con istruzioni oniriche (peraltro non viene detto il motivo nella storia), né il continuo stupirsi del crono-fante per le meraviglie tecnologiche che vede, lui che proviene da un futuro altamente fantascientifico: sarebbe come per noi stupirci di quanto era tecnologica una Fiat 500 degli anni '50 mentre noi possediamo una odierna Tesla.
Cioè, è un tipo diverso di meraviglia, quella per l'obsoleto e l'artigianale, al massimo.
Mia impressione.


La trama.
Ci sta, come ho detto il genere steampunk non pone limiti particolari alle contaminazioni: l'idea di un futuristico guardiano che spiove nel passato sbagliato era interessante, ma lo svolgimento non ha dato particolari scossoni al racconto, né offerto una qualche originalità particolare.
Tra parentesi, se il nostro crono-visitatore è così insistente con i vari "ma posso tornare a trovarti? allora torno. ma che bello qui. allora posso tornare? ci rivedremo presto" e te credo che Egidio si scoccia e vuole smontare la porta dimensionale.
Si vede che nel XXX millennio non sono migliorati nelle relazioni interpersonali.


Paletti tutto sommato ok, anche se Lord Byron è un po' di contorno. Bene invece il corvo e il fante.


Non voglio sembrare ancora più critico, anche se mi chiamano Rudi Zerbi, ma i dialoghi sono decisamente da rivedere. Tanto innaturali, con informazioni che si sente sono dirette al lettore e quindi non spontanee da parte dei protagonisti.
Faccio un paio di esempi a puro titolo esplicativo.

«Buongiorno, stella. Brioche e latte caldo.»
Lo guardò con occhi torvi: «Quante volte devo dirti che non [mi] chiamo Stella?»
Egidio le sorrise: «Lo so, Alba, ma per me rimani una stella, giorno e notte» 

"Quante volte devo dirti" si sente che è fatto apposta per far capire al lettore che questo ritornello succede spesso nella coppia. Lo so che a volte, nei rimproveri, si usa questo intercalare, ma è proprio tanto artificiale.
Mentre Stella, pardon Alba, con la sua risposta piccata, mi fa capire che:
- è un po' stronza, visto che Egidio le sta facendo un complimento, anche se un po' sbrodolato, che lei sa benissimo essere tale (glielo dice tute le volte..)
- oppure Egidio è duro a capire che sta cosa alla moglie proprio non piace.
Cioè, lo scambio di battute oscilla tra il fittizio e lo sgradevole, senza che questo sia nelle intenzioni dell'autore.

Tu sei lord Byron, giusto? La faccia è quella, nonostante la bestiaccia che hai sulla spalla, tipo avvoltoio.»

Apostrofare uno con "sei tu Tizio? perché ne hai proprio la faccia!" è una cosa che vedrei bene giusto tra due pistoleri del Far West che sanno che il dialogo finirà a piombo addosso.
Ma il problema principale in realtà è l'avvoltoio. Cioè, per come è messa la frase, sembra che sia normale andare in giro con un avvoltoio sulla spalla, o comunque sia qualcosa che viene fatto ma è considerato rozzo, o banale.
Non so se mi sono spiegato. Cioè, è una frase che non suona in alcun modo sensata, a meno che nella realtà futuristica del crono-fante davvero la gente vada in giro con gli avvoltoi sulla spalla, ma stiamo speculando liberamente.


Scusa autore, a volte mi lascio andare con la severità nei commenti, ormai mi conoscete, però se qualcosa proprio non mi torna ho la necessità di spiegarlo.
Il tuo racconto ha comunque anche dei pregi, in particolare le descrizioni, che funzionano, e l'idea di base, che aveva un potenziale interessante. Su queste fondamenta il mio incoraggiamento è a ripensare, anche solo come esercizio mentale, la storia costruendole intorno un'ambientazione steampunk vera e propria e rivedendo l'interazione tra i personaggi.
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Messaggio Da Akimizu Lun Dic 19, 2022 5:33 pm

Ciao autore, ho purtroppo diversi dubbi sul tuo racconto. Il primo riguarda la trama nuda e cruda, il quid: senza girarci intorno ti confesso che non ci ho trovato niente su cui riflettere, non so, il motivo per cui l'hai scritto, cosa volessi comunicare ecco, a parte il fatto che fumare porta grandi idee. Che poi, magari è colpa mia, sia chiaro, ma senza questa chiave, senza il messaggio, tutto l'impianto è crollato. Il secondo riguarda il genere, decisamente non centrato. Naturalmente, come ripeto da sempre, se è qui ha passato una valutazione ed è sicuramente votabile, ma, come altri purtroppo, non rispetta il genere, mi tocca dirlo. Fante qua sopra ha spiegato perfettamente il perché, io sono d'accordo con ogni parola. Il terzo dubbio è l'espediente del sogno, non perché sia abusato o chissà che, ma perché non ne ho capito il senso.
Ottimi invece, perché è giusto dare a Cesare quel che è di Cesare, la vena dissacrante e l'ironia sottile che pervade lo scritto. Ho trovato buona e pertinente anche la scrittura e lo stile, forse un po' innaturali i dialoghi, come già ti hanno segnalato, ma devo dire che non mi hanno disturbato più di tanto, perché li ho inquadrati in uno stile un po' fumettistico, insomma, sono pertinenti a parer mio. A rileggerci!
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Messaggio Da Arianna 2016 Ven Dic 23, 2022 12:27 am

In questo racconto ho trovato delle belle idee ma anche un problema che potrei definire di “finitura narrativa”, nel senso che sembra mancare una mano finale che dia unitarietà complessiva ai diversi elementi.
Provo a spiegarmi.
Ci sono belle idee: simpatico il “tabacco aromatico marchigiano”, il portale trans-temporale-dimensionale, le idee che arrivano attraverso dimensioni oniriche.
Mi è piaciuta anche la nota malinconica che accompagna il crono-fante sidereo. Inizio da questo per provare a spiegare l’impressione di mancanza di finitura che ho provato. Attorno alla figura del fante si impostano tre possibili linee narrative: la ricerca di lord Byron, per evitare un danno alla linea temporale, la scoperta del tabacco aromatico marchigiano, che è l’elemento umoristico del racconto, infine la percezione che ci sia qualcosa di triste nella storia o comunque nel mondo da cui proviene il fante, che davanti allo spettacolo della natura si commuove, piange a dirotto e addirittura dopo non riesce a parlare per un’ora. Questo è l’elemento malinconico del racconto. Nessuna di queste tre linee narrativo-tematiche trova una sua compiutezza, come se l’autore avesse avuto tre idee ma poi non fosse arrivato a decidere quale fosse quella portante per la sua storia, rimanendo così a metà strada con tutte e tre.
Un altro elemento che mi ha dato la stessa impressione è la figura della moglie, a partire dal primo scambio di battute sul nome Alba/Stella. Qual è lo scopo narrativo del mettere l’accento su questo? La moglie stessa, perché viene inserita nel racconto? Entra in scena poi se ne va, in modo che tutto possa accadere senza che lei lo veda, poi rientra la sera.
Anche questo mi ha dato nettamente l’impressione di un’idea che all’autore era venuta (o che comunque lui sentiva fosse importante) ma che poi non ha trovato un efficace ruolo nello sviluppo della trama.
Mi viene il dubbio appunto che l’autore avesse avuto diverse idee e che, con l’approssimarsi della scadenza, le abbia messe insieme ma senza arrivare a una compiutezza narrativa.
 
La scrittura nel complesso è corretta e il racconto si legge agevolmente.
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Messaggio Da FedericoChiesa Sab Dic 24, 2022 6:17 pm

Non so! Una pila atomica ed è uno steampunk? Non sapevo cosa fosse uno steampunk prima di questo step, ma me ne sono fatta un'idea tutta diversa.
I dialoghi mi sono sembrati ingessati: caro, stella, tesoro? Mi è venuta una carie solo a leggerli  Tabacco aromatico marchigiano 1f602  Tabacco aromatico marchigiano 1f602 
Anche Lord Byron entra nella storia come nome: potrbbe essere Napoleone.
Scusa, proprio non mi ha convinto.
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Messaggio Da Achillu Ven Dic 30, 2022 12:32 pm

Ciao Aut-

Ogni volta che rileggo il racconto ne esco confuso, scusami. Ho l'impressione che le scene si susseguano in modo caotico nonostante la trama sia lineare. È un effetto strano, come se i personaggi improvvisassero su un canovaccio; il canovaccio sta in piedi, ma ciò che succede sembra una delle puntate meno riuscite di "Buona la prima" (spero che tu abbia avuto l'occasione di vedere il programma).
Anche i dialoghi sono poco credibili. Tieni presente che due persone che si parlano, e se non c'è nessun altro, difficilmente si chiamano per nome. Un altro esempio: quando Egidio parla a Joe è più facile che si riferisca ad "Alba" piuttosto che a "mia moglie".
Mi è piaciuta l'ambientazione: una casa che funziona con la pila atomica e fuori c'è una carrozza a vapore. Ma soprattutto mi piace l'idea che tutta questa tecnologia in realtà sia stata regalata "a un'altra dimensione spazio-temporale" attraverso dei sogni. Con un piccolo errore, centrando il bersaglio spazio-temporale sbagliato.
Nonostante sia nominato, io personalmente non ci ho visto Lord Byron; c'è un accenno ai bucaneve (al momento, mi pare uno dei pochissimi racconti che ne rispetti la stagione di fioritura) e forse mettendo insieme "due mezzi paletti" ne è venuto fuori uno? Non so se questa è la risposta esatta, ma comunque ci siamo. La cucina c'è pur non essendo essenziale, con tutti i suoi elettrodomestici e in particolare la lavapiatti ideata da Egidio. C'è anche il corvo. Fondamentale il fante. Sono soddisfatto anche dall'interpretazione del genere steampunk.

Grazie e alla prossima.

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Messaggio Da paluca66 Dom Gen 01, 2023 6:29 pm

Errori / refusi praticamente inesistenti in una scrittura decisamente pulita e molto adatta al racconto con un ottimo alternarsi di dialoghi credibili e parti narrate.
Ti segnalo soltanto:
Quante volte devo dirti che non mi chiamo Stella
Una mezzora dopo si stavano gustando delle magnifiche bistecche.
Non si tratta di un errore in quanto ho visto che si può scrivere anche così, ma personalmente preferisco la forma apostrofata.
Paletti:
sinceramente l'unico che mi sembra ben presente e centrato è il corvo, per quanto riguarda gli altri qualche perplessità mi resta. la cucina c'è ma non è certo in primo piano, il genere che, mio malgrado, ho dovuto imparare a conoscere in questo step, mi sembra soltanto sfiorato, Byron non c'è se non nella citazione, il fante è inserito un po' a forza, insomma non sono affatto convinto.
il racconto è simpatico, a volte strappa un sorriso nella sua assurdità ma non è riuscito a coinvolgermi (sarà che come volte ho detto in questo step il genere non è proprio per niente il mio), non mi ha lasciato nulla e di questo me ne dispiaccio in quanto a livello di scrittura è senza dubbio tra i migliori dello step.

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Messaggio Da SuperGric Lun Gen 02, 2023 7:59 pm

Un racconto che crea tante aspettative, costruisce un’atmosfera interessante, ma che alla fine lascia un senso di incompiutezza, almeno a me.
C’è un’ottima scrittura, molto visuale, che ci presenta egregiamente molti elementi: un contesto fanta-storico interessante, una moglie Stella-non stella, un corvo ammaestrato, un bravo cuoco-inventore-agricoltore somigliante a Lord Byron, un crono-fante sidereo pasticcione, dell’ottima erba, istruzioni tecnologiche trasmesse oniricamente.
Ma alla fine il fante parte e tutti gli elementi rimangono slegati. Mi aspettavo un finale in cui almeno il corvo acquistasse un senso nell’economia della trama, o la cucina, ma invece nulla. Vero, ci sono racconti che non necessariamente devono avere una trama, che semplicemente trasmettono un’idea, o un’atmosfera, o una sensazione. Ma qui non mi sono arrivate chiaramente neanche quelle, sorry!
Forese per apprezzarlo ci vorrebbe dell’erba aromatica. Perché no…
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Messaggio Da caipiroska Lun Gen 02, 2023 10:36 pm

Racconto ben scritto, con belle immagini, ma che purtroppo (a mio avviso) non lascia molto dietro di sé. Hai introdotto situazioni molto diverse tra loro, hai aperto spiragli su molteplici argomenti, eppure a fine lettura mi è rimasto uno strano senso di approssimazione e incompletezza: mi sfuggono soprattutto la malinconia del fante (perchè diventa triste e insiste per tornare?), la figura della moglie (in realtà serve solo per fare colazione con lui e introdurre così la cucina...) e, in generale, il senso della storia.
Sembra più un divertissement (si scrive così?) che un racconto.
Le intuizioni che hai avuto hanno un buon potenziale perchè sei riuscito a creare una situazione davvero interessante, ma non credo che l'operazione di mescolare tutti gli ingredienti insieme sia ben riuscita. E forse non è ben riuscita nemmeno l'operazione finale, dove i fili della trama dovrebbero riunirsi per creare un'immagine nitida e completa dell'idea che voleva trasmettere l'autore.
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Messaggio Da Susanna Lun Gen 02, 2023 11:22 pm

Bel titolo, che ben si integra poi col racconto.
Un racconto con dei chiaroscuri.
Inizio dai chiari: steampunk (non eccessivo ma c’è) e anche una buona dose di fantascienza sono stati una bella accoppiata, per i miei gusti personali of course. Nei romanzi di entrambi i generi ho sempre apprezzato come gli autori hanno immaginato ad esempio le abitazioni del futuro (oggi quasi normalità), le soluzioni tecnologiche, i viaggi nello spazio/tempo. Al termine delle letture, a parte la piacevolezza, mi rimane sempre un briciolo di simil-malinconia: per “cose” immaginate che sono diventate realtà, spesso con utilizzi non sempre positivi al 100%; per cose che per me rimarranno solo fantascienza mentre tra una generazione o due potrebbero essere normalità. Vabbè, ogni testa è un piccolo mondo, quindi… Le invenzioni collocate in questa cucina sono molto utili all’economia del racconto. Per questo i chiari sono ben delineati: la cucina è soddisfatta, il genere pure.
Gli scuri: il corvo. Anche se ben integrato nella trama, quale scopo ha, alla fine? Solo quello di impedirgli di smantellare la porta? Non pare, prima, avere un ruolo altrettanto importante. Comunque una presenza che soddisfa il paletto, ma proprio per questo molto pro paletto.

La scrittura: sia pure discreta - non credo sia una Penna agli inizi - ha dei momenti di incertezza, come se non si riesca a trovare ad esempio termini alternativi, soprattutto quando una frase stride e lo stridore si sente bello forte; o quando si sente la necessità di inserire piccoli dettagli che poi risultano inutili.

Quindi una trama interessante, che ricalca tanti romanzi/racconti di questo tipo senza che ciò ne comprometta la piacevolezza di lettura, ma tanto spazio dedicato a elementi non rilevanti (ad es. la faccenda dell’allevamento non è poi così di peso) poteva essere dedicato a far sapere al lettore cosa provasse il protagonista nell’interagire con un essere che da chissà quale epoca proviene. Non è per niente curioso - io lo affonderei di domande il viaggiatore e una volta riaperta quella porta, dall’altra parte l’avrebbe sprangata - gli basta quel poco che il fante gli racconta, mentre parla tanto del suo mondo. Mi pare curioso che non sia curioso di sapere come e perchè gli vengono inviate le idee e le conoscenze per costruire le macchine. Anche lo scambio con Lord Byron… niente, non pare interessarlo per niente. Penso che una rivisitazione in questo senso darebbe maggior spessore al racconto.
 
Le mie note
con tipico freddo -- con il tipico freddo, per me manca l’articolo
concentrazione al massimo possibile del momento --- ecco una frase che stride: se proprio la si vuol lasciare, leggo meglio “con la concentrazione massima possibile per il momento” ma comunque allunga molto una frase iniziata con piccole descrizioni che dicono già molto.
Poco dopo gli spezzettò uno dei dolci -- dici uno dei dolci, ma prima non hai parlato di dolci, ma semplicemente di pezzi surgelati
Egidio le sorrise: «Lo so, Alba, ma per me rimani una stella, giorno e notte» e le allungò le brioches, addolcendola  - Prova a vedere se gira meglio così: Egidio le sorrise dolcemente mentre le allungava le brioches: «Lo so, Alba, ma per me rimani una stella, giorno e notte» Non serve neanche il verbo disse, rimane ben sottinteso.
Effettuato l’attacco ---il collegamento è meglio
abito completamente aderente
È del mio allevamento personale, :comprende manzi -- cambierei punteggiatura
dei componibili --- i componibili sono più da cucine moderne, nel 1907 forse ci sarebbero credenze, madie. Comunque meglio mobili.
sulla sua spalla destra --- non risulta poi importante che sia destra o sinistra, quindi spalla è sufficiente.
 
Mezzora --- pensavo fosse un errore, invece ultimamente viene accettata. Ho imparato qualcosa.

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Messaggio Da Molli Redigano Mar Gen 03, 2023 11:25 pm

M'ha messo un poco di tristezza il crono frante che se n'è dovuto andare. Si vede che 'sto tabacco aromatico era proprio buono. O forse l'abilità di Egidio in cucina...

Un bel racconto, divertente, che ho letto con piacere. C'è sia una componente steampunk che una viaggio, inteso come viaggio nel tempo. Interessante anche la figura del corvo, compagno inseparabile del protagonista in assenza della moglie. 

Un'impressione del tutto personale: Egidio non sembra per nulla una persona del suo tempo, sembra molto più moderno, anzi contemporaneo.

Grazie

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Messaggio Da Menico Lun Gen 09, 2023 5:02 pm

WeScritto in modo impeccabile, trama poco intrigante e forzatamente complicata, notevole l'impegno profuso. 
Mi scuso con l'autore ma proprio non mi ha preso.
Probabilmente è un mio problema, dato che non amo il genere steampunk. 
Molle, ingranaggi, bulloni e sbuffi di vapore mi distraggono dal motivo dominante e non mi fanno gustare a pieno la pur valida trama.

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Messaggio Da Arunachala Gio Gen 12, 2023 7:00 pm

FedericoChiesa ha scritto:Non so! Una pila atomica ed è uno steampunk? Non sapevo cosa fosse uno steampunk prima di questo step, ma me ne sono fatta un'idea tutta diversa.
I dialoghi mi sono sembrati ingessati: caro, stella, tesoro? Mi è venuta una carie solo a leggerli  Tabacco aromatico marchigiano 1f602  Tabacco aromatico marchigiano 1f602 
Anche Lord Byron entra nella storia come nome: potrbbe essere Napoleone.
Scusa, proprio non mi ha convinto.
visto che ora posso dire la mia, comincio da te @FedericoChiesa
Ho libri che parlano di pile atomiche e sono catalogati steampunk, se vuoi  te li presto.
Mi spiace abbia trovato ingessato il dialogo, forse c’erano fratture da sistemare. Mi spiace pure che tu non abbia colto minimamente l’ironia che volevo trasmettere.
Napoleone era più basso di lord Byron e aveva capelli diversi. Non lo sapevi?
Che non ti sia piaciuto ci sta, non è un problema.
Per quanto riguarda la carie, conosco ottimi dentisti, se hai bisogno.

p.s. voglio credere che non fosse tua intenzione, ma ho trovato il tuo commento piuttosto offensivo.

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Messaggio Da FedericoChiesa Gio Gen 12, 2023 7:29 pm

Scusa.
Non voleva essere offensivo e quella della carie voleva essere solo una battuta.
Forse, dopo avere letto i commenti di tutti, uno sente il bisogno di scrivere anche qualche cosa di diverso, ma non vuole essere una giustificazione. 
Spero di farmi perdonare in futuro, nel rispetto dell'anonimato ovviamente.
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Messaggio Da Arunachala Gio Gen 12, 2023 7:54 pm

@Arianna 2016 scrive:
Un altro elemento che mi ha dato la stessa impressione è la figura della moglie, a partire dal primo scambio di battute sul nome Alba/Stella. Qual è lo scopo narrativo del mettere l’accento su questo?


Non c’è alcuno scopo se non quello di divertire. È un semplice gioco di parole con un poco di ironia. O sarcasmo, se così vuoi chiamarlo. Non è che ogni frase debba contenere un messaggio, mica sono filosofo.

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