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Un 2 gennaio qualsiasi

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Messaggio Da Susanna Dom Ott 30, 2022 11:18 pm



Un 2 gennaio qualsiasi in quel di Parma
Coordinate astrali: via Spezia – Centro Servizi Cavagnari
Palazzina B – Organizzazione
primo piano – stanza 3
Prima scrivania a sinistra
(se vi siete persi… dovevate stare più attenti)
 
E anche quest’anno un nuovo gennaio è arrivato: 2009, il numero non mi piace, ma non so perché.
Come al solito arrivo presto in ufficio, oggi ben prima delle otto: il traffico è ancora da tregua natalizia e, piccola consolazione, mi sono goduta i semafori quasi sincronizzati. Niente tangenziale.
Che pace! Corridoi deserti, i telefoni non squillano, nessuno si litiga le sale riunioni; i consulenti spaccaballe probabilmente dormono, teneramente abbracciati ai computerini.
Certo si starebbe meglio da un’altra parte, ma non lamentiamoci del brodo grasso.
Apro la finestra, accendo il computer e, in attesa che la bestia si avvii, metto in un armadio i resti di un paio di panettoni, una mezza scatola di cioccolatini e una ciotola di torroncini morbidi. Per resistere alla tentazione, vado a fare un giro in segreteria a controllare se c’è posta dimenticata dallo scorso anno per il nostro gruppo.
Niente di che, tutta roba che meglio disbrighi il mio capo, quindi la metto sulla sua scrivania, dove non c’è una sola cartellina: ligio alle disposizioni, chiude tutto nell’armadio. Lui può, ha un armadio tutto suo!
Tornata nel mio ufficio, ragiono sul fatto che dovrei riordinare la mia di scrivania: anno nuovo, scrivania sgombra. Ma dove metto tutta 'sta roba? I nostri armadi sembrano i ripostigli di Qui, Quo, Qua! Vabbè, per oggi lasciamo perdere, finché le pile reggono non preoccupiamoci più di tanto. Tempo una settimana, e tutto tornerebbe alla luce dei neon, quindi...
Intanto arrivano altri mattinieri: qualcuno lancia un buon giorno alle stanze con le luci accese, occupate o deserte che siano, qualcun altro se ne fila dritto nel suo bunker, silenziosamente.
 
«Buonciorrrrno.»
Non è un collega tedesco: è Carlo. Giumbotto antifreddo, antineve, forse anche antiproiettile.
Beh, osservandolo bene mentre si spoglia è tutto meno che un buon giorno.
Ha appena aperto la Gazzetta, rigorosamente alla pagina dei necrologi, che gli squilla il telefono.
Prendo la linea: l'espressione con cui Carlo fissa il telefono rende necessario un intervento salva apparecchio.
-  Pronto? Sono Falchi. Ho fatto il numero di Carlo ma volevo parlare con Franco.
-  Non c'è.
Ormai non ci si sorprende più di niente: voleva Franco ma ha chiamato Carlo. Normale.
-  Come non c'è? Io è da ieri che sto in ufficio cercando le mie pratiche sulla virtual scrivania e lui non c'è! Dov'è? –
A parte che non sarebbero affari suoi, a parte che ieri era Capodanno, cerco di spiegargli che:
-  Franco è andato in pensione, da ieri.
-  Ma beeenee! Noi qui a farci il mazzo e lui va in pensione! Beh, quando torna, digli di chiamarmi subito, anche sul cellulare. Me lo porto pure in bagno.
-  No, non ci siamo capiti: Franco non torna, ha lasciato il servizio per raggiunti limiti di età pensionabile (e di sopportazione).
-  Beh, digli di chiamarmi appena rientra. Finiranno prima o poi le riunioni o no?
-  Falchi, ascolta bene: no riunioni, Franco non torna, non lavora più per la Cassa.
-  Senti, intanto che arriva Franco, guarda se mi trovi… tu ti occupi della Pefi, vero?
-  Io non mi occupo di Pefi e Franco non arriverà.
-  Se arriva prima delle dieci, fammi chiamare, poi vado da un cliente ma mi può chiamare lo stesso. Senti, se faccio dieci o dodici refresh, dici che le trovo le mie pratiche… non fa niente, aspetto che mi chiami Franco.
-  Dunque…
Inutile discutere, ce lo siamo giocati.
Clic. Delicatamente.
Carlo alza appena gli occhi dalla Gazzetta: non un commento.
Le stanze accanto si stanno animando: passi veloci o strascicati, porte che si chiudono più o meno dolcemente, i telefoni cominciano a fare i telefoni.
 
Che la giornata abbia inizio e che arrivi presto sera.
 
Dalla stanza accanto improvvisamente un urlo: è Mariella. O le hanno fatto sparire il verificatore Patti Chiari che tiene amorevolmente chiuso nell'armadio o… che altro potrebbe essere successo?
Entra come un fulmine nella nostra stanza e punta il dito alla scrivania di Franco.
-  Dov’è?!
-  Chi?
Sarebbe una domanda inutile, ma intanto prendiamo tempo.
-  Come chi?! Lui! Franco.  - E ripunta il dito su una scrivania deserta - Scommetto che è già andato in pensione, eh già oggi è il 2 gennaio! E non mi ha neanche salutato!
-  Veramente è passato per un giro di saluti, ma forse non c'eri.
-  Come non c’ero? L'ho aspettato tutto il pomeriggio del 31. Ah, ma forse è passato quando sono andata in bagno! Comunque, poteva ripassare.
-  Guarda che il 31 non abbiamo lavorato al pomeriggio e tu non c'eri neanche la mattina.
-  Non importa. Doveva salutarmi.
-  Ma dai, vedrai che tra qualche giorno passa e lo puoi salutare come si deve.
-  Non è la stessa cosa. Adesso gli lascio un biglietto.
Prende al volo un postit, una biro e il messaggio per Franco finisce incollato al video della sua ex postazione.
 
Intanto arriva Luca, che dovrebbe prendere il posto di Franco: tenta di passare inosservato in mezzo a questa buriana, lanciandomi uno sguardo interrogativo.
Nonostante l’altezza, riesce benissimo a non farsi notare più di tanto: preferisce fare il giro largo, appendendo il cappotto con movimenti lenti, per non attirare troppo l'attenzione di Mariella e solo quando lei lascia la stanza, a passo di marcia, Luca osa avvicinarsi alla sua nuova postazione. Quella di Franco.
-  Il postit lo lascio, non si sa mai. Cosa dite, eh? Tanto vedo bene lo stesso quello che c'è a video. Vedete? Anche le carte sulla scrivania le lascio: le mie le tengo sulle ginocchia, o in tasca. Va bene lo stesso, eh, voi cosa dite?
Tre. E siamo solo a inizio mattina, anzi a inizio anno.
 
Squilla il telefono. È Anna, dice che arriva tardi.
-  Che voce Annina! Raffreddore?
-  Do do! - Snif snif
-  È successo qualcosa?
-  Do do!  - Snif snif
-  Influenza? Ma stai piangendo!
-  Do, don sdo piaggendo… snif  sniff… è che… Ahhhh Franco non c'è più! Gome faggiamo adesso?
E butta giù il telefono.
Mi guardo in giro e comincio a pensare seriamente a fare fagotto e tornarmene a casa: anch'io avrei da smaltire il dispiacere per il pensionamento di Franco, ma qualcuno che tenga botta ci deve essere. Forse la pagliuzza corta era toccata a me e non lo sapevo.
 
Una figurina nera si staglia intanto sulla porta: cappotto nero, lunghi capelli neri, qualcosa che assomiglia ad un velo nero sui capelli.
-  Ciao, ragazzi.
Madonnina santa, è Roberta. Funerea, solenne come non l'abbiamo mai vista. Dopo aver lanciato uno sguardo smarrito per tutta la stanza, si gira lentamente e sempre lentamente trascina le scarpe nuove tacco 12 verso il suo ufficio, altera come una Medea. A metà del corridoio sentiamo un singulto, poi un altro e un altro ancora.
Mi alzo per raggiungerla ma vengo travolta da una piroettante figura color fucsia.
Giuseppe.
Saltella per la stanza nella sua imitazione di un “angelo da recita natalizia per ospiti di casa di riposo” - bisogna enfatizzare i movimenti per aiutarli nei ricordi -, poi mima una mossa da schermitore (e qui si sente uno scrocchio) e, per mimetizzare il ginocchio che non si piega più, finge qualche esercizio di danza classica, scambiando la scrivania di Franco, ora di Luca, per una sbarra.
-  Franco, guarda cosa mi scrive questo svampito: dice che il cliente 25877 non ha il bilancio, mentre io il bilancio lo vedo. È un disastro, la vita di questo qui: 8 figli, cinque collegamenti con ditte inesistenti, due cani con le pulci, una moglie, l'amante brasiliana che ha un nome da donna, ma non lo è. Che dici, gli faccio fare un refresch o lo deleto?
Senza aspettare risposta se ne esce veloce, saltellando per rimettersi le scarpe, che come al solito si era tolto. Pure i verbi ci inventiamo oggi!
 
Luca è allibito: immobile, muove solo gli occhi, girando lo sguardo intorno alla stanza per quanto gli è possibile, non osando muovere altri muscoli. Preoccupato? Nooo! Tutta gente normale, normalissima, gli avevano assicurato.
Anch'io mi sento molto normale mentre sposto le cartelline sulla mia scrivania, da una pila all'altra, togliendo la polvere con uno straccetto al Lysoform, rispondendo al telefono anche se non squilla: tanto prima o poi squillerà, quindi gioco d'anticipo.
 
Tutto torna improvvisamente tranquillo e si può tentare di cominciare a lavorare.
Tentare, appunto.
Una figurina magra e scattante entra di corsa e si ferma di colpo davanti alla ex scrivania di Franco: Simonetta.
-  Franco, ho bisogno del tuo aiuto. Mi ha chiamato Rondini.
-  Simonetta, io sono Luca, non sono Franco.
-  Ah va bene, Luca. Senti Franco, cosa gli dico a Rondini…
-  Digli che Franco è andato in pensione e io sono Moratti, no Mottari, cioè Bruni Luca, nato a … il…
-  Allora, se non sei Franco, non mi servi.
E se ne esce veloce com’era entrata.
E quattro. Che sia una malattia contagiosa?
 
Carlo non ha detto ancora una parola, ha osservato tutto con molta attenzione poi è andato a fumarsi una sigaretta. È solo un gesto, ma la dice tutta.
Quando torna alla scrivania ha il naso rosso e gli occhi lucidi, sicuramente colpa del freddo e del fumo. Trova la sua postazione occupata da Giuseppe, che ha sparpagliato intorno il cappotto, le scarpe, un po' di fogli presi a caso dalla sua scrivania, le piantine grasse, la foto di Ugo Shultz, la ciotola con le caramelle al burro e salvia e il pipistrello di plastica a pile che gli abbiamo regalato per Natale.
Sembra spaventato.
-  Io direi che questa scrivania sia la mia scrivania, non una discarica. Che ne diresti di sgombrare? – Carletto è molto ma molto serio.
-  Io con quella là non ci sto più. – Vocina un po' stridula.
-  Quella là chi?
-  Roberta. È arrivata in gramaglie, ha tirato fuori 15 boccette di tutti i colori e ha cominciato a contare 5 gocce per la sinusite, 35 gocce per l'otite, 25 perché non riesce a dormire, 72 perché non riesce a svegliarsi, 10 per lo sa lei che cosa. E voleva che ne bevessi anch'io.
-  Ma dai, – replico, ottimista – sono gocce omeopatiche, male non ti facevano. Un po' di cooperazione, di collaborazione. È il suo modo per farci capire quanto le dispiaccia che Franco sia andato in pensione. Un po' di empatia, orsù!
-  Sì, se mi prendo anche l'empatia sono proprio a posto.
-  Beh, intanto smamma dalla mia scrivania, altrimenti con l'empatia ti arriva anche una botta di cimurro.
 
Carletto non riesce a finire la frase: nel corridoio si sentono dei gemiti di dolore, strazianti.
È Roberta che si sta avvicinando alla nostra stanza, piangente, sul punto di svenire ad ogni passo, sorretta da due consulenti Accenture (e si è presa ovviamente i più carini!), che riescono pure a portarsi appresso i portatili.
Cercano di convincerla a sedersi alla nostra penisola da riunioni, mostrandole diagrammi che dovrebbero tranquillizzarla: non funziona. Lo sguardo è perso nel vuoto mentre accarezza la poltroncina che era stata di Franco, la cassettiera che era stata di Franco: appoggiandosi alla scrivania riesce a raggiungere faticosamente la tastiera, che era stata di Franco. Luca, da gentiluomo, le cede la poltroncina.
-  Il mio mezzo busto preferito. Senza offesa eh Carlo, ma lui, adesso te lo devo proprio dire, era lui il mio mezzo busto preferito. Quante volte l'ho sognato! Ah!
-  Grazie, ben gentile!
-  Non c'è di che: donna sincera sono.
E passa dalle lacrime alle risate: mezzo soffocata cerca di raccontarci di quella volta che… e di quella cena… e di quell'altra volta che…
-  Vedi perché non ho accettato il suo intruglio! – Giuseppe sta sostituendo il mouse di Carlo con il suo, intrecciando cavi e cavetti.
 
Tre secondi e nella stanza c'è la confusione più totale: Carlo cerca di convincere Giuseppe ad andarsene dalla sua scrivania; Roberta ride e piange contemporaneamente; è arrivata Anna che per superare il momento di abbandono ha cucinato una mega torta con la zucca e amaretti e sta apparecchiando l'angolo riunioni. Luca si è rifugiato dietro l'attaccapanni, cercando di mimetizzarsi con i cappotti, mentre Giuseppe strepita che sente presenze demoniache che gli danno scappellotti, come faceva Franco.
-  Chi è? Chi è stato che ha mandato Franco in pensione? Ditemelo che lo sistemo io!
-  Giusto! Bravo Danio. Così si fa.
Ecco, mancavano solo loro: Piera e Danio.
Piera con cinque o sei carpette colorate da cui perde fogli a tutto andare, e Danio che assomiglia ad un Mastrolindo incazzato: 117 chili di uomo sempre a dieta, muscoli di tutto rispetto, con lievi tracce di libagioni natalizie, ma solo lievi tracce, capello corto alla marine, sguardo truce.
Tanto per non dar adito a malelingue circa la sua forza pulente, prende l'elenco del telefono, l'unico a nostra disposizione, e lo strappa in due e poi in quattro come niente fosse.
Non importa, era di quattro anni fa, ci arrangiamo con le Pagine Bianche on line.
-  Allora? Chi è stato? Veloci che ho 450 programmi e mezzo da mandare in produzione.
Poi si pianta sulla porta, con i pugni sui fianchi: bisogna dargli una risposta. Già, ma quale?
Direttore Generale? Un problema e la sua soluzione.
 
Per completare l'opera arrivano un altro Franco e Alessia, che in strettissimo dialetto pugliese, esprimono il loro dissenso per il pensionamento del loro idolo: non occorrono traduzioni.
Al loro seguito Luciano, che sta affogando il dispiacere in una ciotola di patatine fritte che la cuoca della mensa, la mitica Teresa, gli ha cucinato appositamente, con tanta maionese e peperoncino, anche aglio e un pizzico, ma solo un pizzico, di curry.
Piange, Luciano, ma non è dato sapere se per l'effetto delle spezie o per il dispiacere che prima o poi le patatine finiranno.
Diciamo che più che un tranquillo inizio di giornata è un incubo.
 
Per fortuna mi sveglio. Male.
Se vede che mi stavo agitando nel sonno e ho dato una gomitata al comodino, proprio nell'angolo. Un risveglio brusco e doloroso. Oddio, meno male che era solo un sogno, pazienza per il gomito, ne ho un altro.
No, non era solo un sogno.
In ufficio oggi ci sarà una presenza in meno, una Presenza di quelle silenziose, che quasi passano inosservate ma che quando se ne vanno lasciano un vuoto difficilmente colmabile.
Per la loro personalità, per il carattere e per la professionalità.
Perché, come direbbero Valentini e Colle, non si frigge con l'acqua.
Stamattina non sentirò la porta d'emergenza chiudersi e dei passi leggeri entrare nella stanza, non sentirò un buongiorno semplice e sereno.
Non gli vedrò aprire la Gazzetta, non lo sentirò ricambiare il "buonciorno" di Carletto e alzando gli occhi, non lo vedrò scrutare il video da dietro gli occhialini da presbite convinto.
Mi mancherà, come mancherà a tutti i protagonisti di questa storia surreale e a tutte le altre persone che hanno goduto del privilegio di lavorare con lui e di averlo come collega.
Un altro vero signore che se ne va, cominciando una nuova vita che gli auguriamo serena, tranquilla e senza il patè d'animo (per via del francese) delle scadenze. La vita vera, finalmente.
p.s. Tanto poi torna…
 
Era l’ormai lontano 2 gennaio 2009: i nomi sono stati quasi tutti sostituiti, gli atteggiamenti esagerati ma non troppo: la stanza n. 3 era detta anche “isola felice”, perché c’era coesione e amicizia, sostegno reciproco in tutte le occasioni. Chi arrivava con un problema ne usciva con una soluzione cui tutti avevamo lavorato, senza essere gelosi delle proprie competenze. E c’era sempre un po’ di allegria, anche in giornate complicate.
Sono stata fortunata ad avere la scrivania in quella stanza.


Ultima modifica di Susanna il Lun Nov 07, 2022 5:07 pm - modificato 1 volta.

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Messaggio Da Giancarlo Gravili Dom Nov 06, 2022 3:12 pm

Ma lui chi è? Si quello lì dietro il cestino della spazzatura...
Quello col cappello a cetriolo di traverso.
Ma dai che hai compreso.
Ribadisco lui chi é?
Franco il porto qui ognuno non paga gabella e si fuma le narici con l'ultimo pacchetto di lucky strike per ossigenarsi di polmonite il naso.
Il capo chiama il naso, pardon il lui gridando ad alta voce: "Lui chi è?"
Vallo a capire e mi addormento sul comodino accanto alle compresse di gastroenterologia applicata allo stomaco e sogno...
Una scrittura che sa farsi leggere senza ritorni e curvoni sintattici. Lineare e piena di autoironia e poi questo racconto profuma di nostalgia e di valori persi nell'etere degli eteronimi...
Leggo e comprendo della vita e di quanto le persone cordiali e semplici possano lasciare il segno dentro di noi.
Apprezzo la chiusa che svela ma la realtà spesso supera il surreale e la nostalgia è un piccolo mattoncino che fa grande il cuore.
Ciao Susanna alla prossima lettura!


Ultima modifica di Giancarlo Gravili il Dom Nov 06, 2022 5:08 pm - modificato 1 volta.

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Messaggio Da Susanna Dom Nov 06, 2022 4:44 pm

Giancarlo Gravili ha scritto:
Leggo e comprendo della vita e di quanto le persone cordiali e semplici possano lasciare il segno dentro di noi.
Apprezzo la chiusa che svela ma la realtà spesso supera il surreale e la nostalgia e un piccolo mattoncino che fa grande il cuore.
Ciao Susanna alla prossima lettura!
Sai @Giancarlo Gravili  con quelle persone ho condiviso anni di lavoro, in cui giornate "normali" si incastravano con periodi in cui ti dovevi inventare di ogni, perchè attività mai svolte prima. Ognuno di quelle brave persone ha tirato fuori da quello che portava sotto al berretto: esperienza, capacità elaborativa e anche fantasia. Ricordo un giorno, il secondo giorno dopo un'attività pazzesca: tutti in auditorium a ricevere i complimenti dall'AD. Parafrasando una canzone di Ligabue, Vivi, morti o X", eravamo tutte X.
Oggi le cose non sono più così: ognuno pensa solo al suo piccolo pezzetto di carriera, pensando di avere capacità solo perchè ha ottenuto qualche promozione grazie al lavoro dei collaboratori rimasti al palo.
Chiuso: sono contenta di quello che ho fatto, del mio niente di carriera (cornice di primo livello) ma soprattutto di aver conosciuto tutti.

Quando ho postato il racconto, speravo tu lo leggessi e ora che l'hai fatto, mi piacerebbe tu provassi a riscriverlo con quello stile tuo che è unico. Ne hai facoltà.

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Messaggio Da Giancarlo Gravili Dom Nov 06, 2022 5:13 pm

Grazie di cuore Susanna appena riesco a liberare la mente da una montagna di problemi di famiglia mi ci provo alla tua gentilissima richiesta che con immenso piacere andrò a realizzar!

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A Susanna garba questo messaggio

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Messaggio Da almarc Lun Nov 07, 2022 3:05 pm

Refuso-- Se vede che mi stavo agitando --- Si vede
Impossibile!! Non ho trovato errori! Forse ero distratto, meglio che rilegga.
Ho trovato la solita vagonata di “che” (65!) ma devo dire che in questo racconto semiserio quasi non stonano. Quasi…
Ma dai, – replico, ottimista – sono gocce... – sono perplesso per questo “replico” prima persona singolare. Mi sembra di aver capito che sta parlando questo Carlo… Carletto, ma forse mi sbaglio! Non è facile seguire questo minestrone, piacevole, per carità, ma pur sempre un minestrone.

Ricordo personale: le ragazze di Parma erano celebrate dai miei colleghi come della gran “gnocche”, sempre allegre e … disponibili. Non ne ho mai conosciuto una e adesso è un po’ tardi per buttarmi nelle avventure.
Racconto che ho letto volentieri. Brava!
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Messaggio Da Susanna Lun Nov 07, 2022 5:05 pm

almarc ha scritto:Refuso-- Se vede che mi stavo agitando --- Si vede
Impossibile!! Non ho trovato errori! Forse ero distratto, meglio che rilegga.
Ho trovato la solita vagonata di “che” (65!) ma devo dire che in questo racconto semiserio quasi non stonano. Quasi…
Ma dai, – replico, ottimista – sono gocce... – sono perplesso per questo “replico” prima persona singolare. Mi sembra di aver capito che sta parlando questo Carlo… Carletto, ma forse mi sbaglio! Non è facile seguire questo minestrone, piacevole, per carità, ma pur sempre un minestrone.

Ricordo personale: le ragazze di Parma erano celebrate dai miei colleghi come della gran “gnocche”, sempre allegre e … disponibili. Non ne ho mai conosciuto una e adesso è un po’ tardi per buttarmi nelle avventure.
Racconto che ho letto volentieri. Brava!
Grazie per la lettura. Chi parla non è Carlo!!! Sono io, e scrivo in prima persona perchè, come si evince nell'ultima parte, racconto sì di un sogno (incubo) ma che si rifà ad esperienza vera di lavoro.
L'ultima parte è infatti meno "umoristica", direi più seria. Mi riguarderò i "che": ci vuole sempre una lettura con altri occhi per vedere i difetti. Ancora grazie.

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