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Della condizione e delle operazioni del rinomato galantuomo Molli Redigano della Savoia

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Nell’Anno del Signore 1600 viveva, e non aveva molto, in una città della Savoia Piemontese che non voglio ora ricordare come si chiami, un giovane valente, si fa per dire, di quelli che tengono nella libreria volumi letti e riletti, targhe antiche e abbondanti sogni.
Egli abitava nel luogo stesso dove lavorava e consumava solamente grano inumidito, frequenti bicchieri di vino annacquato e qualche piccione selvatico arrostito, ma solo la domenica. Ciò faceva non per gusto ma per serbare denaro, seppur poco, per la sperata realizzazione di sognate avventure in luoghi arcani e remoti.
Il pertugio dov’egli dormiva, leggeva e sognava, tra un periodo lavorativo e il seguente, era un’anticamera senz’altre aperture se non le due porte e le tante tane dei topi che facevano lì compagnia a insettoni sgambettanti su muri tra variopinte macchie di umido.
Quando il nostro, si fa per dire, giovane non mangiava o leggeva o sognava o dormiva, egli faceva il portiere nella chiesa con annesso albergo in cui viveva. Era questa una chiesetta con un bianco chiostro colonnato dove pellegrini e viandanti potevano per pochi soldi trovare alloggio. Vi transitavano avventurieri e chierici e mercanti che recavano visita a quella città sabauda adagiata sulle rive del maestoso, si fa per dire, fiume Po.
La sua stanzetta era l’anticamera della portineria ed egli raramente percorreva più di dieci passi per spostarsi dal letto al luogo di lavoro. Non gli dispiaceva quella sua anticamera, che considerava prodromo inequivocabile dell’avverarsi dei suoi sogni di avventura.
L'età del nostro galantuomo da poco superava all’epoca i quarant’anni; era di corporatura vigorosa, secco, col viso asciutto e l’espressione attenta. Vogliono alcuni che portasse il soprannome di Smollo o Rediagano, nel che discordano gli autori che trattarono delle sue imprese; ma per verisimili congetture si può presupporre che fosse denominato Molli Redigano; nessuno conosce il significato di questo appellativo, né dove debbano essere posti gli accenti tonici, il che però poco torna al nostro proposito; e basta soltanto che nella relazione delle sue gesta non ci scostiamo dal vero.
Bisogna dunque sapere che il nostro Redigano, nei momenti che trascorreva senza lavorare, si dedicava a leggere libri e ad ascoltare storie con tanto gusto che arrivò quasi a trascurare l’albergo e la chiesetta che gli erano affidati. Insomma, tanto s'immerse nelle sue letture, che passava le nottate a leggere dal crepuscolo all’aurora; e così, dal poco dormire e il molto leggere gli si fiorì il cervello di sogni di mirabolanti avventure.
In quel suo fantasticare era aiutato, non da poco, dalle stravaganti frequentazioni di quella sua particolare chiesetta, dove sostavano le più sbalorditive persone che in quell’epoca erano quanto mai svariate.
Molli Redigano, che era di indole ciarliera abbinata a un’attenta capacità nell’ascoltare e nel memorizzare, raccoglieva dai pellegrini racconti e volumi da leggere, e li rimuginava fino a farli propri fin nelle più recondite profondità del suo pensiero e della sua memoria.
Un dì, ci è di esempio, capitò in quel luogo un mercante riccamente vestito di seta della più fina, calzoni di velluto e scarpette di capretto. Costui era un gran viaggiatore e (come tutti i mercanti) un generoso parlatore che si era recato, così diceva, sino nell’estremo oriente, nelle remote lande cinesi. Raccontava di aver conosciuto colà persone eccezionali, visto templi grandiosi e mangiato pietanze sopraffine. Rimase nella stanza che si affacciava al chiostro per più di un mese intero, inondando il famelico Molli Redigano di racconti, di dettagli e minuzie sui costumi e sugli usi cinesi, sugli abiti che quegli esotici orientali usavano indossare e sul cibo bizzarro di cui si pascevano. Molli ascoltava e di notte, nella sua oscura anticamera in quella umida chiesetta, fantasticava e rielaborava.
Partito che fu il mercante per i suoi viaggi, Molli, che era anche un grande intrattenitore, iniziò a raccontare quanto appreso dal mercante a ogni nuovo viandante che gli capitasse a tiro. Nel ripetere queste storie di viaggi cinesi, nell’arricchire le chiacchere con dettagli appresi da libri o attinti dalla fantasia, nel rimaneggiare la narrazione con propri contributi, arrivò a cambiare il soggetto dei racconti, sostituendo il mercante con la sua stessa persona. E giunse così, anche nel suo cervello, a essere convinto di esserci stato veramente, in Cina, e di aver vissuto di persona queste grandi avventure in quei luoghi di cui andava narrando. Avventure di cui in seguito scrisse anche uno dei suoi celebri volumetti di cui, credo, ognuno sia a conoscenza.


Ma non tutti i suoi viaggi e le sue avventure furono frutto della sua ricca, seppur forse distorta, inventiva; o almeno così gli eruditi, quelli di allora come quelli di oggi, sono convinti che sia.
Uno dei viaggi di Molli Redigano che si presume fosse realmente accaduto fu quello che lo vide protagonista nel percorrere le aree siderali per mezzo di stupefacenti artifici, e di cui di seguito andrò narrando.
Giunse nel febbraio di quell’anno presso quel luogo sabaudo uno studioso in fuga dal Gran Ducato di Toscana, tale Achillu di Polesine, esimio matematico e pregiato filosofo. Egli apparve subito a Molli Redigano come sommamene colto e dal linguaggio forbito, seppur dal fare schivo e timoroso. Difatti, alle domande che la curiosità insaziabile di Molli faceva prorompere in continuazione, lo studioso veneto rispondeva con silenzi e sguardi impauriti.
- Messere, vi prego, – insisteva Molli Redigano, con voce bassa e complice, da dietro il bancone all’entrata. – raccontatemi l’oggetto del vostro studiare e i motivi che vi hanno spinto a fuggire dal ridente e ricco Granducato.
- Sono argomenti eretici di cui a stento capiresti il significato e che minano le basi medesime della nostra dottrina, - rispondeva Achillu. – Fuggo prima che sia tardi. Già Giordano Bruno è stato testé bruciato sul rogo, non voglio incorrere nella medesima sorte.
Queste argomentazioni non potevano che far esplodere la curiosità di Molli. Il nostro impiegò tutte le sue abilità e ogni sotterfugio per scardinare il portone di silenzio dietro cui si celavano tali segreti. Fu così che fece giungere dai colli sovrastanti la cittadina di Biella un’abile persuaditrice, la bella Hellionor da Pettinengo, di cui per altro Molli era da tempo segreto e saltuario amante. Era bella, madama Hellionor, portatrice di una grazia antica e di un fascino prorompente. Costei, che si nascondeva sotto le fittizie vesti di nutrice di infanti, con argomenti e tecniche i cui dettagli, per sfortuna o per fortuna, non sono giunti fino a noi e che nemmeno gli studiosi sono ancora riusciti a svelare, fece breccia nelle paure di Achillu di Polesine e ne carpì i segreti così timorosamente celati.
L’erudito Achillu, dopo essersi confessato con l’avvenente Hellionor, sparì dalla sua stanzetta senza lasciar traccia alcuna né, aimè per Molli, neanche un soldo di mancia.
Nel lettino di Molli, dopo che attoniti insetti furono testimoni di incredibili quanto rapide gesta d’amore, Hellionor narrò all’amante i dettagli di quanto abilmente appreso poc’anzi: - Si dice che una scoperta eccezionale sia stata fatta in terra di Toscana dal maestro di Achillu da Polesine. Questo saggio maestro, tale Galileo, o Galilei, è un matematico e filosofo che scruta il cielo con prismi e vetri ricurvi. Grazie a questi strumenti portentosi è stato abilmente in grado di scoprire pianeti che circolano nei cieli come mondi lontani mai scorti prima. Dice che tra questi astri e la nostra terra non ci siano differenze immaginabili.
- Dunque sono luoghi che nessun umano ha mai percorso prima? – Chiese Molli cercando di trovare una posizione comoda nell’angusta anticamera occupata in gran parte dalle leggiadrie della donna.
- Così pare, - rispose lei.
- Ti ha anche detto dove sono e come si chiamano questi astri?
- Sono mondi che prillano intorno al grande Giove. Non hanno informato alcuno di codeste osservazioni, ma dice che li abbia per sé denominati Io, Europa, Ganimede e Callisto.
Gli occhi del Redigano si spalancarono e le sue membra tutte furono percorse da un fremito che provocò il sollevarsi di crini, peli e capelli. Ecco finalmente la più mirabolante e fantastica delle avventura che gli veniva porta in una coppa d’argento e che lui non poteva non accettare di buon grado.
- Sarò io il primo a toccare quei luoghi lontani! Andrò su Europa! – disse con slancio epico.
- Come farai, mio Molli? – rispose la bella Hellionor con un soave sorrisino assecondante.
- Ho la conoscenza di un valente esperto di cannoni, bombarde e macchine meccaniche. Mi farò realizzare da lui il più potente marchingegno mai costruito. Tu mi aiuterai, mia dolce Hellionor?
- Come si chiama costui? E da dove proviene?
- Viene anche lui dalle solide terre Sabaude, e si chiama messer Scelto Fante o, come tutti lo chiamano, Fante Scelto. Mi aiuterai?
- Ti aiuterò. – rispose la sublime Hellionor. E gli insettini sparsi sui muri e i topolini scodinzolanti sul pavimento di quell’angusta anticamera dovettero assistere ammirati al ripetersi di quelle imprese amorose, tanto straordinarie sia per l’intensità e il fantasioso fervore con cui venivano compiute, sia per l’incredibile rapidità con cui si concludevano.


Nei giorni seguenti il fervente Molli fece chiamare messer Fante Scelto presso la chiesetta, con la promessa di un lauto guadagno in cambio dei suoi servigi. Costui era un giovin signore dalle molte risorse economiche, esperto di armi, di mezzi meccanici semoventi e di gesta eroiche e che, si diceva, più del denaro amava le arti persuasorie di giovani e soavi signore, sublimi arti in cui la leggiadra Hellionor eccelleva.
- Messere – lo accolse Molli nella sua anticamera. – Le vostre valentissime conoscenze in fatto di balistica, armi, mezzi meccanici e affini sono riconosciute in tutto il regno sabaudo, e anche oltre. Ho bisogno dei vostri servigi per recarmi in un luogo al di là del cielo, mai raggiunto prima, si spera, da essere umano.
- Per arrivare al di là del cielo non c’è bisogno di un marchingegno speciale, - lo schernì messer Fante. – È sufficiente un colpo di pistola. Alla testa.
- Vossignoria, siate serio, vi prego. Vi posso ricompensare. Ho accumulato in questi anni tanti soldi, limitando i miei cibi a sole granaglie inzuppate e piccioni arrostiti.
- Non so, ci devo pensare, mi sembra un’impresa alquanto ardua.
- Saprò ricompensarvi adeguatamente, - insistette Molli.
- Non è al denaro che anelo, - rispose Fante Scelto.
- Lo immaginavo, - rispose Molli con un eloquente occhiolino.
In quel momento di indecisione, con un dolce ondeggiar di membra e un frusciar di candide vesti, fece la sua comparsa l’eterea Hellionor. Ella subito si avvicinò al valente Fante e lo prese sottobraccio. Questi sul momento rimase stupito ma poi, di fronte al malizioso sorrisino che lasciava intravedere tutte le misteriose arti persuasorie della sublime Hellionor, si lasciò condurre via di buon grado.
Prima di varcar la soglia, Fante si girò verso il nostro Molli lanciandogli un eloquente cenno di intesa. Il patto era chiuso.


Dopo più di qualche giorno, quando già Molli iniziava a reputare le capacità arcane della sua leggiadra Hellionor non all’altezza del difficile compito, rifece la sua comparsa nell’anticamera messer Fante Scelto.
- Le abilità convincenti della sua suadente amica, - diss’egli, - hanno compiuto miracoli. Grazie ad ella il mio intelletto, e non solo quello, si è attivato prodigiosamente. Ecco qui tre progetti con cui la Signoria Vostra potrà recarsi sul lontano, quanto probabilmente inesistente astro denominato Europa. Potete scegliere se avvalervi di una catapulta, di una ballista o di una bombarda. Voi vi adagerete in una capsula che sarà lanciata con uno di questi tre strumenti che saranno all’uopo potenziati. A voi la scelta.
Molli studiò gli schizzi propostigli dallo, si fa per dire, scienziato e scelse, con deliberata casualità, la bombarda.
- Ottima scelta, - continuò Fante. – Vi chiedo solamente il saltuario contributo della splendente Hellionor. Ella è in grado, solo lei, di attivare in me capacità tecniche, e non solo, che credevo sopite, o addirittura spirate, da tempo.


Impiegò qualche mese più di pochi, messer Fante, a realizzare il portentoso cannone in grado di spedire Molli su Europa, mesi in cui Molli continuò a fantasticare, nella sua anticamera di quella candida chiesetta, dell’incredibile avventura che avrebbe per primo vissuto su quell’arcano mondo, e di come avrebbe potuto poi raccontarne al ritorno. La melliflua Hellionor, da parte sua, non lesinava nell’offrire le sue capacità all’esperto Fante che accettava di buon grado.


È giusto interrompere qui per un istante la narrazione delle prodi gesta del nostro galantuomo, solo per un istante, per indugiare sulle ragioni che muovevano l’armoniosa Hellionor. Sono concordi gli eruditi che dissertano di codeste imprese nel reputare la quasi non più giovincella Hellionor profondamente innamorata del valente Molli. Per questo motivo ella accettava di prestare le sua abili capacità persuasive a questi personaggi variamente assortiti; questo al sol fine di permettere il compiersi dei sogni del suo innamorato. Di quale sublime sacrificio siamo qui testimoni!


E giunse infine il giorno in cui il portentoso armamento fu concluso. Senza fanfare né liberazioni di colombe, senza far parola a persona di quanto aveva divisato, e senza essere veduto da alcuno se non da Hellionor e da Fante, la mattina del primo giorno (che fu uno dei più glaciali) del mese di dicembre, Molli si accomodò nella capsula, che egli notò essere appena poco più piccola della sua anticamera e, con un rombo che fu udito lontano, fu fatto partire per Europa.


Il viaggio durò per qualche giorno ch’egli trascorse leggendo e fantasticando, cose di cui era sommo cultore ed esperto. Atterrò infine con uno schianto sul quel lontano pianeta, ma dal rimbalzare non ricevette alcun danno essendo la navicella ben progettata anche per resistere a scossoni e urti.
Pronto a meraviglie indicibili, a colori mai veduti da occhio umano, a profumi suadenti in grado di sciogliere le volontà più solide; apprestato a mirare edifici portentosi, a udire canti di sirene e di ninfe; preparato a tutto ciò e anche a qualcosa di più, egli aprì la porta della capsula.
Ciò che si trovò di fronte lo lasciò di gesso e di stucco. Un pallido sole, forse leggermente più fievole di quello a cui era abituato, illuminava un fiume simile al maestoso, si fa per dire, Po, ma più modesto e ingiallito. Sulle rive del corso d’acqua era adagiata una città analoga, ma in apparenza più scialba, al borgo sabaudo che tanto conosceva bene. In un breve camminare incrociò varie figure che non si discostavano sostanzialmente dalla persone che incontrava nelle sue terre natie, solo che queste erano un po’ più curve e con lo sguardo più mesto e basso.
Sentiva il Molli nella gola, nell’aggirarsi per quei luoghi, un magone quasi doloroso, non si sa se cagionato dalla delusione per ciò che mirava, o dall’aria ammalorata e forse non del tutto respirabile che colà soffiava.
Giunse infine alla chiesetta con il bianco chiostro colonnato tanto ben conosciuta. Volle provare a chiedere alloggio, ma con grande sorpresa non trovò nessuno ad accoglierlo. Si aggirò per le stanze, qui deserte, che si affacciavano tra le colonne e giunse infine all’anticamera che, in quell’altro suo mondo, ospitava il suo letto. Questa stanzetta gli parve ancor più angusta, ma gli insetti che vivevano sulle pareti, in un gioco di urticanti paradossi, parevano più grandi. Quel luogo sembra attirarlo a sé. Aveva compiuto tutto quel viaggiare per poi ritrovare gli stessi dettagli e per provare le medesime sensazioni? Per ritornare a fare ancora gli stessi (inutili, si rese conto!) sogni di avventure? Ovunque si vada, pensò, per quanto si viaggi lontano, forse si possono trovare solo le stesse cose che già abbiamo dentro?
Corse via il Molli. Questo luogo che egli sperava da sogno incominciava ad assumere i tratti e il sapore amaro dell’incubo. Corse fino a raggiungere il medesimo sito dove, sulla sua terra, era installata la bombarda che lo aveva sparato sul quel deludente astro mediceo. Primo sentimento positivo da quando era giunto su Europa, provò sollievo nel vedere che anche qui il grandioso cannone era presente e pronto a sparare. Senza indugio, spinto dalla delusione e dalla malinconia, accese la miccia, salì sulla navicella, salutò con un cenno Europa, e fece fuoco.
Il viaggio di ritorno durò suppergiù gli stessi giorni di quello dell’andata, forse qualcuno in più per via della fattura leggermente più scadente di quest’altro cannone.
Non trascorse però questa volta il tempo a fantasticare o a immaginar mirabolanti avventure o esotici viaggi, ma a pensare con struggente malinconia alla dolce realtà che l’attendeva.
La sua terra sabauda lo accolse con qualche scossone che egli accettò con un sorriso, sorriso che perdurò anche dopo l’aperura del portello, che rimase mentre mirava il fiume, si fa per dire maestoso, e che sbocciò quando giunse alla sua chiesetta dove trovò la dolce Hellionor che si struggeva nell’attesa del suo ritorno.
Si abbracciarono i due innamorati, si guardarono con occhi colmi di gioiose lacrime e si abbracciarono ancora. Molli non volle neanche entrare nella sua anticamera. Aveva vissuto quella sua stanzetta come un luogo di passaggio verso avventure straordinarie, ma egli finalmente aveva capito di essere dove voleva, senza più bisogno di fantasticare.
Con l’angelica Hellionor si trasferirono nel borgo sopra Biella di cui ella era originaria. Egli si dedicò all’amore per lei e all’allevar dei piccioni, che tanto amava mangiare arrosto soprattutto di domenica. Ella ritornò felice alla sua attività di nutrice di infanti, accompagnata da un frequente disegnare di cui ci resta memoria in meravigliosi calendari che ancor oggi adornano le più fortunate magioni.

Molli Redigano

Molli Redigano
Padawan
Padawan

Non potevo che iniziare da qui. Ringrazio l'Autore per avermi scelto come protagonista e, considerando che non conosco di persona nessuno degli amici di DT, devo dire che ha azzeccato molto di me, per cui il Molli da lui descritto è molto simile a quello reale.

Saluto con gran piacere i co-protagonisti,  @Fante Scelto, l'erudito  @Achillu e la mia, si fa per dire, "amante persuasiva"  @Hellionor.

Parte tecnica. Il registro, secondo me, è molto ben condotto, caratterizzato da un lessico ricercato che si plasma perfettamente all'epoca nella quale è ambientato il racconto. Ci sono pochi dialoghi, ma questo non stona con la narrazione la quale, all'inizio, pensavo mi portasse verso una biografia (di me stesso!) anziché una mirabolante e improbabile avventura.

Segnalo poche cose, un paio di refusi e qualcosa di veramente interessante che giustifica quanto ho riportato poco fa qui sopra:

"sgambettanti su muri"


Penso fosse "sui muri", ma anche "su' muri", con l'apostrofo per legare il tutto a un linguaggio arcaico ci sarebbe stato bene per me.




"- Sono mondi che prillano intorno al grande Giove."


Inizialmente ho pensato a un refuso, ma mi sembrava troppo banale. Voce del verbo "prillare", ovvero "girare rapidamente su se stesso". Non si finisce mai d'imparare.





"Ecco finalmente la più mirabolante e fantastica delle avventura"


Refuso: "avventure"



"senza far parola a persona di quanto aveva divisato,"


Due cose qui: "a persona" l'avrei sostituito con "niuno" per lo stesso motivo di cui sopra. Trovo molto interessante l'utilizzo del verbo "divisare".


L'Autore ha giocato bene con il linguaggio utilizzato.


Fa molto effetto leggere un racconto con te stesso protagonista. Perché potrebbe essere facile scrivere un racconto su me stesso, una sorta di autobiografia per esempio, ma non verrebbe mai fuori ciò che ho letto qui. Dunque l'effetto emotivo è duplice, per cui non riguarda soltanto le emozioni del racconto in senso lato, ma sicuramente, ai miei occhi, risulta più azzeccato. Come dire: il protagonista sono io quindi per forza mi piace di più. 
Non lo nego, tant'è che come mi son visto nel titolo mi sono fiondato a leggerlo. Però, se posso fare una critica, ho percepito questa "mia" avventura un poco, come dire, anonima. Forse mi esprimo male e non vorrei deludere l'Autore perché ho apprezzato veramente il racconto per scrittura e narrazione. Diciamo, ecco, un'avventura senza guizzi particolari, anche se spararmi su Europa prillante vicino a Giove in riva all'Eridano mica è una trovata da niente.


Ancora grazie, di cuore, all'Autore di questo bel racconto.


______________________________________________________
Branzagot senz'onma.

Cit e Bastard Cool!

FedericoChiesa

FedericoChiesa
Padawan
Padawan

Complimenti!
Mi ha colpito soprattutto lo stile della scrittura, ricercato ma mai lezioso, sempre intriso di una sottile ironia; mi è piaciuta la trama, che farebbe invidia al Barone di Münchhausen; mi è piaciuta la caratterizzazione dei personaggi, colleghi che non conoscevo sotto questi aspetti.
Unico piccolo appunto è un po’ troppo lungo e alla fine tende a stancare.
Permettimi ora una piccola stoccata di fioretto: premesso che il 1600 c’è, in quanto scritto ed essendo nello stesso anno stato bruciato Giordano Bruno, ma Galileo Galilei le lune di Giove le ha scoperte nel 1610.
Comunque, promosso.

Arianna 2016

Arianna 2016
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi

Non ricordo chi, forse Viv, qualche tempo ha scritto sul forum che i paletti di DR sono un po’ come quando a Masterchef ti danno un mucchio di ingredienti che sembra impossibile mettere insieme, ma questo sfida i concorrenti ad andare oltre e saltano fuori cose tutte diverse e interessanti. Fino a un mese fa non avevo mai guardato Masterchef, ma ora lo sto facendo e ho capito.
La lettura di questo secondo racconto mi ha fatto venire in mente quella riflessione, perché all’autore è venuta in mente un’idea in apparenza semplice ma che a me, ad esempio, non era venuta e che, mi sa, terrò buona e vedrò di riutilizzare per qualche esperimento scolastico: prendere un testo classico famoso e adattarlo a un personaggio diverso. Mi sono poi ricordata che al liceo i miei compagni avevano fatto di nascosto una cosa simile: avevano adattato l’Eneide al prof di Italiano di quarta e quinta, ma era un esperimento clandestino e che di sicuro non avrebbe incontrato l’approvazione dell’interessato. Me ne ero del tutto dimenticata e mi accorgo solo ora di quanto possa essere un compito interessante e utile.
In questo caso, la trasfigurazione è avvenuta in modo davvero perfetto, con tutti i crismi della naturalezza, tanto che solo dopo diverse righe il mio cervello si è svegliato ed è andato a cercare in libreria il da tempo impolverato Don Chisciotte, letto di malavoglia per un esame all’università.
L’autore ha saputo sia mantenere il registro stilistico dell’originale che adattarlo alle caratteristiche di Molli, alle cose che di lui sappiamo tramite le cose che ha raccontato di sé e quelle che si possono dedurre o immaginare.
Mi è piaciuto il passaggio dalla parte più legata al Don Chisciotte a quella legata allo svilupparsi dell’inconscio del protagonista, rappresentato dalla chiesetta, perché anche questo passaggio avviene con naturalezza. I personaggi del forum vi entrano bene. Carinissima anche la sottile vena ironica, in modo particolare quella autoironica nella parte erotica.
Ho però l’impressione che sia più centrata la Ele di S.H.I.T. che questa.
Bravo l’autore a mantenere il tono e il registro linguistico anche quando si avventura nella parte più propriamente sua.
Il “si fa per dire” diventa una sorta di filo rosso che mantiene costante il tono autoironico ma non stanca.
Davvero simpatico questo viaggio surreal-fantastico-introspettivo del nostro Molli!
Secondo racconto che leggo: ho iniziato davvero bene!

Antonio Borghesi

Antonio Borghesi
Padawan
Padawan

Non ho trovato nulla che mi piacesse. Mi è sembrato di vedere un copione già scritto e il cui risultato non ha acceso alcuna luce d'interesse. Avrà forse dei pregi ma sinceramente non li ho trovati. Non conoscendo personalmente gli utenti, di cui mi era sembrato capire dovessero essere portati in data odierna e non nel passato) non posso nemmeno giudicare se c'è dell'ironia (spero di sì) in quello che è stato scritto. Sorry but... non è la mia tazza di the.

Byron.RN

Byron.RN
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi

Una tresca tra Hellionor e Molli proprio non me l'aspettavo!
Da oggi non potrò fare a meno di immaginarmeli come amanti clandestini. Della condizione e delle operazioni del rinomato galantuomo Molli Redigano della Savoia 1f600  Della condizione e delle operazioni del rinomato galantuomo Molli Redigano della Savoia 1f600 
A parte gli scherzi, il linguaggio di questo racconto mi è piaciuto parecchio. Lo trovo particolarmente adatto a descrivere una storia di quel tipo e di quella ambientazione.
Non ho letto il Don Chisciotte ma avevo intuito che il tuo racconto potesse riferirsi a un classico.
Adesso il punto è questo: se il testo vuole essere una parodia o meglio una rivisitazione del Don Chisciotte, per apprezzarlo fino in fondo è necessario conoscere il Don Chisciotte.
Io il testo come detto non lo conosco, apprezzo l'idea, però mi mancano un pò gli elementi per riuscire ad apprezzare il tutto.
Ti faccio un esempio circostanziato.
Quel continuo fare riferimento a mirabolanti avventure e sogni d'avventura alla lunga mi ha leggermente irritato. Voglio dire, si parla in continuazione di avventura, di emozioni, di esperienze diverse, quando al protagonista non succede quasi nulla, sino al lancio su Europa.
Mi ha dato la sensazione di voler allungare il brodo. Se però il tutto è riconducibile all'opera di De Cervantes, alla sua struttura, il discorso è diverso, cambia totalmente, ma bisogna aver letto l'opera per capire e apprezzare appieno la tua impostazione.
Concordo con Federico Chiesa sul discorso delle lune di Giove che sono state scoperte nel 1610. Il nome con cui le conosciamo poi credo non sia opera di Galileo, ma dell'astronomo tedesco Simon Marius.
Comunque a parte quella leggera irritazione per le avventure soltanto accennate, la lettura mi è piaciuta. La reputo una buona prova.

Petunia

Petunia
Moderatore
Moderatore

Ciao autor@

il racconto emerge per l’uso del linguaggio davvero simpatico. La storia si fonda su personaggi che traggono solo il nome dagli utenti del forum non essendo stato fatto alcun crossover di genere.
Comunque si nota che l’autor@ fa parte del gruppo granitico del forum. Molli in primis, è davvero ben caratterizzato. 
Non so quanto sarà felice Hellionor del ruolo che svolge nella storia, ma tanto non è la nostra Hellionor e dunque ci può stare. 
La storia è divertente e leggera, forse un tantino lunga. Alcuni passaggi li asciugherei un po’ perché non funzionali allo scorrere degli eventi.
Galileo, come ti hanno fatto già notare, li aveva chiamati “sidera medicea” nel 1610.
Un buon lavoro, una fantasia limpida, e una lettura piacevole che mi ha strappato qualche sorriso.


______________________________________________________
C’è qualcosa di delizioso nello scrivere le prime parole di una storia. Non sai mai dove ti porteranno.
(Beatrix Potter)

caipiroska

caipiroska
Padawan
Padawan

Un racconto davvero molto particolare che mi è molto piaciuto.
Il registro narrativo è ben studiato, ma non eccessivamente pesante e trovo che sia la parte più originale del testo. La storia raccontata invece è davvero troppo rocambolesca e mi ha lasciata un pò perplessa: forse aver mescolato biografia e avventura ha zavorrato troppo il racconto. Ho percepito l'avventura di Molli su Europa forzata, troppo esagerata, forse, una scelta azzardata che ha tolto qualcosa al testo.
L'insolita e sognante vita di Molli trovava già ampiamente il suo perchè nei sogni di grandezza e nella voglia d'avventura del protagonista: è vero che senza un grande atto non sarebbe passato alla storia e nessuno avrebbe scritto la sua biografia, ma forse poteva rimanere un sognatore e scrivere un poema ed essere ricordato per quello. Non so, spedirlo su Europa mi è sembrata una scelta esagerata, che poi, visto il limite di caratteri, diventa un'appendice con poco spazio a disposizione ( ma anche se breve sei riuscito a metterci dentro una morale non da poco!).
Per me il grande pregio del testo è stato quello della scelta lessicale: una lettura inaspettata e davvero ben gestita per la quale faccio davvero tanti complimenti.

M. Mark o'Knee

M. Mark o'Knee
Younglings
Younglings

Il racconto si snoda sulla falsariga del Don Chisciotte e ne riecheggia molto il linguaggio: un'impresa non facile ma che l'autore ha saputo gestire bene, grazie anche all'utilizzo di termini peculiari ("messere", "prillare", il francesismo "a persona" ecc.). Ben calibrato anche l'uso dell'inciso "si fa per dire", che diventa una sorta di simpatico intercalare.
Anche i personaggi risultano ben delineati, ma non posso certo rilevare né somiglianze né voli di fantasia (penso che siano più quest'ultimi che le prime, in questo caso) vista la mia iscrizione al sito relativamente recente.
Interessante anche la riflessione sul viaggiare e poi "trovare solo le stesse cose che già abbiamo dentro", che riporta un po' a Seneca e un po' a Neil Gaiman.
Registro linguistico a parte, la scrittura appare matura e alcune piccole cadute nella generale fluidità penso siano dovute principalmente alla necessità di rientrare nel numero di caratteri previsto.
Segnalo un paio di errori "storici": la scoperta dei satelliti di Giove da parte di Galileo è del 1610 e i loro nomi si devono a un altro studioso.
Nel complesso, un lavoro molto ben fatto.
M.

Danilo Nucci

Danilo Nucci
Padawan
Padawan

Mi sono divertito molto a leggerti. L’ironia è l’elemento portante di tutto il racconto. Non è facile quando si decide di usare questa chiave narrativa mantenere il giusto equilibrio per tutto il brano. Soltanto chi ha per natura questa dote riesce a trovare i tempi e i modi giusti come in questo caso. Un esempio: “si fa per dire”, detto tre o quattro volte ti fa sorridere, se lo fai diventare un tormentone (e non è questo il caso) alla fine stanca. È un po’ il concetto dei tempi comici in teatro.
Ti ringrazio perché ho conosciuto aspetti di alcuni amici di DT che non conoscevo o che non avrei mai immaginato: l’ansia di conoscere di Molli, le doti seduttive di Hellionor, l’intensità amatoria di Fante, solo in parte attenuata dalla sua rapidità di esecuzione. E io che credevo che quest’ultima fosse appannaggio prevalente del bancario medio!
Sono ai primi racconti e non mi impegno, ma per ora ti tengo d’occhio per un buon piazzamento.

Arunachala

Arunachala
Admin
Admin

simpatico e divertente anche questo racconto.
ci sono dei refusi, peraltro già segnalati, ma nulla di grave.
bella l'idea e buona la stesura, ma la cosa che più mi è piaciuta è il linguaggio utilizzato, che definirei appropriato sia alla storia che al periodo.
l'unica pecca, forse, sta nel fatto che è un tantino lungo e tende ad appesantire la lettura.
buone sia le descrizioni che le caratterizzazioni dei personaggi.
un buon lavoro


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L'unico modo per non rimpiangere il passato e non pensare al futuro è vivere il presente

Della condizione e delle operazioni del rinomato galantuomo Molli Redigano della Savoia Namaste

Non si può toccare l'alba se non si sono percorsi i sentieri della notte.

Kahlil Gibran

Fante Scelto

Fante Scelto
Padawan
Padawan

Ohohoho, eccolo il primo ardito che m'inserisce in una storia. ^^

Racconto bizzarro.
Di per sé funziona, va detto. Ha una sua importante coerenza interna, inizia e finisce con una logica ben precisa, si vede che c'è un lavoro organizzativo dietro a livello di trama e contenuto.
Il risultato finale è sicuramente buono.

Non ho inquadrato bene il genere, a dire il vero. Perché assomiglia a una biografia, anche se manca lo sviluppo, nel senso che Molli parte già adulto e di fatto ci viene raccontata la porzione centrale della sua vita; però l'avventura sembra collocarlo anche nell'altro genere disponibile, anche qui però solo in parte (il viaggio non è la componente centrale della vicenda né le peripezie).
E' una commistione che però prende solo alcuni dei caratteri portanti di entrambe.

Lo stile.
Questa scrittura arcaica è un valore aggiunto, senza dubbio, anche se hai rischiato qualcosa, autore: questo modo di parlare antiquato può stancare in fretta un lettore poco paziente o poco attento.
Tu sei riuscito però a tenere tutto sul semplice e scongiurare in buona misura la pesantezza stilistica.
Ben riuscita anche la scelta dei ritornelli, che quando ben spesi sono un tocco di colore importante.

Molto buona anche la scelta del messaggio insito nel racconto: andare altrove per trovare in realtà nulla di nuovo. Forse, come me, non sei un grande fan dei viaggi?

Giudizio positivo, per me, la storia è ben scritta, funziona, ha una sua costruzione molto ragionata. E mi ha fatto sorridere in più passaggi.
Ormai non ho segreti per SPS/DT.

EDIT - Il titolo, per quanto adatto alla lettura, mi aveva spaventato. Sembrava quello di un bollettino medico arcaico, e mi ero preparato a sentir parlare di chirurgia e guai di salute. Fortunatamente mi hai evitato l'argomento. tongue

tommybe

tommybe
Padawan
Padawan

Bella, soprattutto l'ultima pagina di questo racconto, quella della malinconia e del ritorno. Quella dove Hellionor appare prepotentemente incantevole nell'immaginario del galantuomo Molli. Avrà pure la memoria difettosa il buon Molli, e ho detto memoria per non dire altro, ma ha il cuore che brilla.
Questa biografia non supera le altre, ma vincerà per la sua delicata ironia, per quel sapore amichevole che condisce ogni parola.
Per me questo step è una bella scoperta, c'è tanta gente che si vuole bene dentro different. Che volere bene a Hellionor è fin troppo facile, ma a Molli?
Complimenti all'autore, complimenti a Molli che ha sicuramente doti rare per aver ispirato una prosa così elegante e affettuosa.
Un abbraccio.

paluca66

paluca66
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi

Non ho mai letto il Don Chisciotte per cui il mio giudizio sul racconto è indipendente da questo aspetto.
E io ho trovato questo racconto perfetto.
A partire dal linguaggio utilizzato, niente affatto semplice da condurre dall'inizio alla fine eppure riuscito con una semplicità (nel leggere, chiaramente, a chi ha scritto credo sia costata non poca fatica) sorprendente.
La storia c'è e non c'è, l'avventura è così assurda da non essere credibile ma è funzionale a rispettare i paletti cos' difficili di questo step e allo stesso tempo a lasciare un messaggio niente affatto banale.
Rileggete questo pezzo e capirete cosa intendo: Aveva vissuto quella sua stanzetta come un luogo di passaggio verso avventure straordinarie, ma egli finalmente aveva capito di essere dove voleva, senza più bisogno di fantasticare.
Una realtà così comune a molti di noi, sempre in cerca di quel qualcosa in più che non ci permette mai di godere a fondo ciò che abbiamo qui e ora.

Devo leggere ancora tanti racconti ma credo che dal mio podio sarà difficile scalzarti, vediamo se qualcuno riuscirà a farlo dal posto più alto di quello stesso podio.

CharAznable

CharAznable
Padawan
Padawan

Gustosa biografia avventurosa (o avventura biografica) che strizza l'occhio a classici della letteratura europea come il Don Chisciotte di Cervantes e alle gesta del Barone di Munchhausen, con alcuni rimandi ai pionieri del cinematografo. Anche se discretamente lungo, si legge con interesse e curiosità. Ironico quanto basta, è un testo piacevole e ben scritto utilizzando una forma arcaica ma congeniale alla vicenda. Lo stile è tra le cose che più ho apprezzato, ben studiato ed elaborato.
Qualche piccola incongruenza storica, ma in un testo che intreccia lo storico al fantastico sono errori perdonabili.
Un ottimo lavoro.
Complimenti
Grazie


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I giorni indimenticabili della vita di un uomo sono cinque o sei in tutto. Gli altri fanno volume.

Resdei

Resdei
Padawan
Padawan

ciao autor@
biografia scherzosa, dal tono leggero ma anche con una sua morale di fondo.
gli ingredienti sono davvero tanti, anche troppi in alcuni momenti, per cui sono combattuta.
l'eccessiva lunghezza non mi ha fatto gustare del tutto la sottile e intelligente ironia che invece caratterizza questo bel racconto.
molti particolari della vita di Molli mi fanno pensare che tu possa conoscerlo, frequentare il forum assiduamente o, perché no, essere lo stesso Molli a scrivere la sua storia.
leggendo altri racconti è curioso come gli utenti DT utilizzati siano spesso gli stessi!
lo stile e la scrittura sono veramente buoni per cui ti faccio molti complimenti e grazie per aver dato vita, in modo così gentilmente scherzoso, a tanti amici DT.
a rileggerci presto

Susanna

Susanna
Maestro Jedi
Maestro Jedi

Il titolo è davvero indovinato: sa di antico, di libri il cui contenuto era già anticipato in un certo qual modo dai lunghi titoli, come se ne trovano nelle biblioteche di vecchie ville in cui il tempo pare essersi fermato.


I paletti sono centrati per bene nell’insieme, anche se l’anticamera mi pare un po’ forzata: un’anticamera dovrebbe portare da qualche parte, invece è un pertugio, alla fine una stanzetta e nulla più. Dove conduca la seconda porta, se la prima è l’entrata, non si sa. Ma va bene. Arco temporale è discreto, anche se Galileo scoprirà i satelliti di Giove nel gennaio del 1610. Compare un Giordano Bruno, non me ne si voglia, un po’ prezzemolino in questo step, per dare spessore al 1600.


Con una scrittura frizzantina, dallo stile particolare, dove un certo che di “antico” si mescola con una sorta di ironica imitazione dello stesso, col risultato di essere leggera e piacevole, in alcuni punti anche divertente. Quel “si fa per dire” mi è piaciuto davvero, soprattutto se ascoltato dalla voce narrante che mi sono inventata. Il che giova ad una trama che mette assieme biografia un po’ romanzata (quindi necessità di testo che racconta) e avventura (che necessita di descrizione), una commistione per me riuscita soprattutto perché ha retto per tutta la durata del racconto, con il giusto equilibrio.
Gli utenti DT sono ben tratteggiati, con l’inserimento di qualche caratteristica degli stessi che vanno oltre l’ambiente step. Certo che Hellionor è davvero una bella sagoma! Complice di Molli fino alla fine, donna libera, forte e anche spiccia nel prendere decisioni importanti quasi su due piedi. Molli ne viene fuori un gran sognatore, un po’ ingenuo, che vive in un mondo tutto suo, dove può lasciar liberi pensieri, sogni, fantasie… quello che per lui conta nella vita, più che il benessere materiale che magari avrebbe comportato sacrificare la parte “ludica” del suo essere.
Fante un bel furbacchione e Achillu un pauroso “qui lo dico e qui lo nego” (scusa Achillu, prenditela a fine step con la Penna).
Un racconto che si potrebbe definire semplice, se non fosse per la bella caratterizzazione dei personaggi che vanno oltre il semplice ruolo loro assegnato (ci sono alcuni pensieri più seri ben disseminati nella trama), mettendo in campo personalità ben definite.
Direi che la carta vincente sia lo stile con cui la storia è stata sviluppata: una bella dose di ironia, in alcuni punti è stato come trovarsi a vedere scene su un palcoscenico o come in film di qualche anno fa, dove alle azioni compiute dai protagonisti si sovrappone una voce narrante che dà spessore al tutto.
Quindi una buona prova, gli utenti DT sono usciti per un attimo dal forum, avrebbero potuto essere comunque “personaggi” anche con altri nomi e avrebbero funzionato allo stesso modo.
 
 
Note: solo qualche refuso sgambettanti su muri/sui o su’ muri-- aimè/ahimè-- le sua sue abili capacità -- delle avventura avventure/l’aperura/apertura: poca roba, di quelle che sfuggono anche ad una lettura attenta


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"Quindi sappiatelo, e consideratemi pure presuntuoso, ma io non scrivo per voi. Scrivo per me e, al limite, per un'altra persona che può capire. Spero di conoscerla un giorno… G. Laquaniti"

ImaGiraffe

ImaGiraffe
Padawan
Padawan

Ho rimuginato su questo racconto per un giorno intero per riuscire a capire se mi fosse piaciuto o meno. Alla fine sono giunto alla conclusione che il racconto non mi ha soddisfatto. Quello che ho trovato eccezionale è il linguaggio mi ha ricordato (come ad altri) Don Chisciotte ma anche un pochino Verne, soprattutto nella caratterizzazione del personaggio di Verne. Questo stesso linguaggio che hai usato però per me è stata anche la tua rovina. La prendi alla lontana, fai mille giri intorno a questa avventura e poi l'avventura viene liquidata in cinque righe. Europa che poteva essere descritta in milioni di modi alla fine è uguale alla terra. Questo mi ha deluso molto. Capisco che sia difficilissimo condensare un'avventura in così pochi caratteri ma, anche tu, se avessi tagliato l'incipit sicuramente avresti potuto sbizzarriti di più. 
Rimane il fatto che mi hai fatto pensare al tua racconto per un giorno intero quindi questo è già un buon risultato.


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Someone give that Wolf a Banana  Della condizione e delle operazioni del rinomato galantuomo Molli Redigano della Savoia 1f34c 

Akimizu

Akimizu
Padawan
Padawan

Purtroppo, come mi è capitato in tutti i racconti che ho letto in cui viene usato un utente di DT senza in realtà esserlo, mi trovo combattuto. Sì, perché il racconto mi è davvero piaciuto, con questo fare il verso al linguaggio del seicento, tutti gli arcaismi, l'ironia dirompente, la struttura apprezzabile del testo, il rivisitare un opera che adoro ect, eppure, inquadrato nel nostro contesto si a chiaro, non riesco a digerirlo fino in fondo. Se poi aggiungiamo anche la voluta svista sulla scoperta di Europa, non so, ci sono troppe forzature, ecco. Rimane comunque una delle opere migliori che ho letto in questo, quindi dovrò ragionarci. A rileggerci!

digitoergosum

digitoergosum
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi

Ciao Penna. Prima di rispondere hi voluto leggere gli altri commenti, quindi non riprendo suggestioni già commentate e che condivido, e invece provo ad aggiungerne altre. Il personaggio Molli è fondamentalmente un alias diversamente collocato di Don Chisciotte, e come lui è un buon e coraggioso pazzo con la sua Dulcinea (Hellionor) e ogni sua avventura esiste solamente nella sua testa e nella testa di chi se ne approfittadi lui. Come nel caso di Fante Scelto che, approfittando della sua pazzia, crea un artifizio finto come una astronave che in realtà non si alzerà mai (non sarà mai sparata) dal suolo. Convinto di arrivare su Europa, si ritrova nello stesso punto da dove era partito (ovviamente) e pur riconoscendo i luoghi non pensa minimamente di non essere veramente giunto su Europa. Poi mi è piaciuto molto l'incontro impossibile con Marco Polo. Mi sono molto divertito a leggere tanto il tuo stile, che mi piacerebbe scimmiottare, perché in confronto a te sono una scimmia apprendista scrivente, e anche la tua deliziosa ironia. Un esempio di ironia, che penso di aver colto, e quando prima inverti "Scelto Fante" che suona molto vicino a lestofante (come poi si rivelerà) e la tua citazione subito seguente che viene certamente dallo spettacolare "I Promessi Sposi" del Trio Marchesini, Solenghi, Lopez. Il racconto non avrebbe veramente alcun senso, eppure acquisisce la giusta patente grazie al personaggio psicotico e sognatore del Don Chisciotte nostrano. A proposito...Hellionor che, col suo seno posso immaginare, fosse una nutrice d'infanti, e che tornerà a esserlo al termine del "viaggio" di Molli la giudico una maliziosa e deliziosa chicca. Grazi Penna. Mi sei stata la divertente buona notte.

Mac

Mac
Padawan
Padawan

Caro autor@ sei stato molto bravo ad usare un linguaggio consono all'epoca in cui si posiziona il tuo scritto. Molto credibile, bravo. Ci sono pochi refusi grammaticali, peraltro già segnalati dai commenti precedenti e si intravede una mano esperta.
Un piccolo appunto: attribuisci al tuo protagonista 40 anni una, seppur veloce, intensa vita sessuale e un vigore fisico. Nel 1600 però i quarantenni erano considerati anziani (vita media 40/45).
Passando alla storia devo ammettere che non mi è piaciuta molto, la lunghezza unita al linguaggio, consono ma in alcuni punti pesante, non mi ha aiutato.
Se devo essere sincera non mi è piaciuto nemmeno la contaminazione finale con il paletto Europa, un escamotage che non mi ha convinto.
Spero di rileggerti presto.

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