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Messaggio Da Susanna Sab Dic 04, 2021 11:49 pm

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Scuola di un paese di campagna negli anni ‘60: la scuola è vecchia e grigia, con finestre tanto alte che si vedono solo i tetti delle case vicine e il cielo. Le tende, che si raccolgono faticosamente a pacchetto, hanno uno strano colore beige, per il troppo sole e per la polvere di anni che nessuno aveva voluto disturbare.
Banchi neri, tristi e segnati da generazioni di pennini e temperini, con il calamaio mai ripulito, dove l’inchiostro, rabboccato diligentemente dalla bidella, diventava spesso un grumo, per la gioia di chi usava magistralmente il pennino come fionda.
Meno delle mamme, anche se il grembiulino nero d’ordinanza qualcosa salvava.
Le uniche note di colore erano le lettere dell’alfabeto, appese ben in alto sui muri dal colore un tempo bianco, e le carte geografiche.
Classi di venticinque, trenta alunni, molti ripetenti: all’epoca i brutti voti facevano il loro sacrosanto dovere.
Una sola maestra.
Bastava, per insegnare e mantenere l’ordine. Se abitava in paese era ancora più temuta perché magari incontrava mamma o papà in piazza e le birichinate non erano più segreti; se arrivava dalla città, finiva per essere passata al setaccio fine dalle mamme che poi copiavano le gonne o il suo modo di pettinarsi.
Scuola di campagna negli anni ‘60: le note erano note; tornare a casa con una mezza paginetta scritta con inchiostro rosso da far firmare… ahia! E se le maestre, soprattutto quelle vecchia maniera, appioppavano qualche salutare scapaccione, matematico che a casa ne prendevi due. Poi ne parliamo, e niente difesa a oltranza degli amati pargoli: le maestre mettevano in riga anche i genitori, senza lasciarsi intimidire.
Scuola di vita.
Scuola di campagna negli anni ‘60: non c’erano le udienze, con i genitori in fila a fare il conto di quanto costa quella borsa o a voler insegnare agli insegnanti il loro mestiere. C’erano le mamme, che capitavano in classe durante l’intervallo o all’inizio delle lezioni: alcune eleganti e profumate, con la piega fatta apposta il giorno prima, altre con le mani ruvide e arrossate, accompagnate da un vago odore di campagna o di stalla che neanche il sapone di Marsiglia riusciva a togliere di dosso. Le prime cercando di mettersi al pari della maestra, le seconde intimidite da quelle donne “studiate”, da cui erano trattate con rispetto ma qualche volta con alterigia. La sfilata delle varie umanità.
 
Scuola di campagna anni ‘60: con il 7 in condotta ti bocciavano. Sicuro come l’oro.
Ebbene lo confesso: ho preso 7 in condotta. Oggi potrebbe essere un vanto, allora erano dolori.
Ma come mai una timida scolaretta di terza elementare, obbligata al primo banco dal portare gli occhiali, che faticava a recitare la poesia, imparata diligentemente a memoria, davanti ai compagni, si prende un 7 in condotta? Ve lo racconto.
Anno scolastico 66/67, nevosa mattina di gennaio. La classe era decimata dal morbillo e dalla nevicata. Niente pulmini o mamme con l’automobile: soprattutto chi abitava nelle cascine, in giornate come quella rimaneva a casa. La fermata della corriera era lontana e i genitori dovevano badare alle stalle: i più piccoli quindi restavano a casa, accudendo alle galline e ai conigli o coinvolti in mille altre incombenze di cui mamme e nonne non erano mai sprovviste; quelli che abitavano in paese, fortunati o sfortunati dipende dal punto di vista, aspettavano la maestra in aule che sembravano ancora più grandi.
Quella mattina la mia maestra, che arrivava dalla città, era rimasta bloccata dal traffico, che anche se era il traffico degli anni ‘60, sempre traffico era.
In aula, il capoclasse tentava di mantenere l’ordine, segnando dietro la lavagna i buoni e i cattivi, come era stato doverosamente istruito quanto era stato insignito dell’ambito ruolo. Non ricordo se per democratica votazione o se scelto a caso dall’insegnante. In ogni caso, una bella gatta da pelare.
Comunque, i buoni se ne stavano al loro posto a disegnare o a chiacchierare tranquillamente con il vicino di banco; i cattivi erano occupati a tirarsi cancellino, gessetti, palline di carta, a giocare ai cow boys. L’arrivo della maestra passò inosservato per qualche secondo. Poi, il disastro.
«Aprite il quaderno dei compiti e scrivete: oggi mi sono comportato male, ho disturbato le lezioni delle altre classi, urlando e correndo. Alla prossima pagella avrò 7 in condotta. E fate firmare.»
Punto.
Qualcuno si mise a piangere, altri sghignazzarono, si sentirono degli “non è giusto però, io ero al mio posto!” ma sottovoce.
Nessuna protesta.
A casa ci fu ben poco da spiegare: i genitori conoscevano i loro polli.
Alcune mamme, le mamme di quelli buoni, furono incaricate di mediare con la maestra, che però risultò irremovibile.
Arrivarono le pagelle. Condotta: sette, con la bella calligrafia della segretaria. Per qualcuno era l’unica sufficienza, assieme alle assenze. Per altri… un’onta.
Oggi la vicenda finirebbe sui giornali, i leoni da tastiera – che manco sanno cos’è la condotta – metterebbero in croce non gli indegni scolari ma la maestra, la crisi dei valori, il ministro competente (o incompetente), i social e via discorrendo a vanvera.
Forse ci sarebbero dibattiti televisivi con esperti e superesperti a fare la fila per esprimere i propri pareri, peraltro non espressamente richiesti dagli interessati.
Ma in quegli anni la serietà permeava ancora le aule scolastiche, anche quelle di campagna.
La parola rispetto aveva ancora un significato: qualche volta faceva rima con paura, ma anche chi aveva fatto solo la prima elementare era in grado di insegnarlo ai figli. Non proprio sempre, ma insomma…
Alla fine dell’anno scolastico comunque quasi tutti i sette diventarono otto e nove ma nessun dieci.
Qualche sette rimase, e la bocciatura arrivò, come promessa.
 
Scuola di campagna anni ‘60: a volte mi pare di sentire la campanella e il ricordo di quegli anni sfuma nella nostalgia per brave maestre, che sapevano farsi ricordare. Anche con un 7 in condotta, meritato o meno che fosse.

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Messaggio Da Ospite Lun Dic 06, 2021 11:08 am

Bellissimo . Mi piace . Gran bel racconto . Mi appassiona si . Per adesso , posso scrivere questo :davvero un bel racconto . Ecco , io posso scrivere circa la mia esperienza .. di studente alle elementari , .. grazie cara Susanna . Bel racconto si . Mibpiacec

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Messaggio Da Giancarlo Gravili Mar Dic 07, 2021 1:09 pm

Erano tempi in cui le ova le compravi fresche e il latte... beh quello lo portava la Sofia con la bici e pure la ricotta calda negli stampi e il maestro si faceva confezionare una riga di legno da Raffaele che aveva il papà falegname che poi non si capiva il perché... tranne quando al banco di comando se non sapevi la lezione le manine ti diventavano rosse come le orecchie e poi il Giacomino beccava puntualmente la scarcagnata in testa che la riga si sfragnava e il papà di Raf doveva farne un'altra e il bello era che pure il Raf era un abitudinario usufruente del colpo alla Bruce Lee che il maestro Teobaldo sapeva portare con maestria appunto essendo maestro e se no che ci stava a fare e quel mondo... me lo hai fatto ricordare e mi ricordo ancora quando andammo tutti al parco pensando in una buona azione del maestro che ci raccontava degli uccelletti in brodo e degli alti rami e... che non s'era andato a perdere l'orologio regalato dalla moglie in mezzo all'erba e noi dovevamo aiutarlo a trovarlo altrimenti mi arrabbio.
Che ci vuoi fare Susanna, così è la vita per chi in modo ruspante ha imparato a viverla e grazie moltissimo per il tuo racconto delicato e struggente nei suoi ricordi.

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Messaggio Da Susanna Mar Dic 07, 2021 4:31 pm

Giancarlo Gravili ha scritto:Che ci vuoi fare Susanna, così è la vita per chi in modo ruspante ha imparato a viverla e grazie moltissimo per il tuo racconto delicato e struggente nei suoi ricordi.
Ricordo ancora i nomi delle mi maestre. In questo momento mi sovviene anche quello di una vecchissima maestra, piccola, zitella, sempre vestita di nero che appioppava di quelle sberle da rintrronare per una settimana. E in classe aveva ripetenti altri mezzo metro più di lei. Ma ci fosse qualcuno che si lamentava. Nell'intervallo, tutti in cortile a giovare ma quando arrivava lei, si urlava piano lol! .

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Messaggio Da Arunachala Sab Gen 01, 2022 6:24 pm

cara @Susanna, posso confermare riga per riga quanto hai scritto.
certo, magari cambiano percentuali e numeri, ma il succo è tale e quale: negli anni 60 era così.
pure io mi sono preso un paio di scapaccioni dalla maestra, nonostante a fine anno fossi sempre il migliore della classe.
il 7 in condotta no, però le esperienze fatte allora le ricordo tutte in maniera viva e sono abituato a portare rispetto ancora oggi, cosa che nei ragazzi si vede davvero poco.
da quel lato ci stiamo spegnendo, purtroppo.
l'unica cosa che stona nel racconto è quel "scuola di campagna anni 60" ripetuto troppe volte, a mio parere

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Messaggio Da Susanna Sab Gen 01, 2022 9:50 pm

Arunachala ha scritto:
l'unica cosa che stona nel racconto è quel "scuola di campagna anni 60" ripetuto troppe volte, a mio parere
Prima di tutto grazie per la lettura: aver trovato il tempo con tanta roba di Natale da leggere...

L'ho pensato anch'io, questo è un raccontino scritto qualche anno fa (sto rianimando un tot di files) e alla luce dei suggerimenti di DT - scritto oggi il racconto - non lo metterei.
Però era un ritornello che voleva accompagnare con questo incipit ricordi che arrivano un poco alla volta. Ho ben chiaro ancora l'ingresso della maestra, quella mattina: quasi un fermo immagine con un cancellino fermo a mezz'aria, lo sguardo di sorpresa di chi stava facendo un disegnino (l'album Roselline esiste ancora e l'ho pure regalato), un indiano in piedi sul banco... stranamente non ricordo come la presero i miei genitori.
Dovrei averla ancora la pagella, alle prime pulizie del mio laboratorio (tavolone con scaffali e tante scatole) la cerco.

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Messaggio Da Arunachala Sab Gen 01, 2022 10:14 pm

Susanna ha scritto:
Arunachala ha scritto:
l'unica cosa che stona nel racconto è quel "scuola di campagna anni 60" ripetuto troppe volte, a mio parere
Prima di tutto grazie per la lettura: aver trovato il tempo con tanta roba di Natale da leggere...

L'ho pensato anch'io, questo è un raccontino scritto qualche anno fa (sto rianimando un tot di files) e alla luce dei suggerimenti di DT - scritto oggi il racconto - non lo metterei.
Però era un ritornello che voleva accompagnare con questo incipit ricordi che arrivano un poco alla volta. Ho ben chiaro ancora l'ingresso della maestra, quella mattina: quasi un fermo immagine con un cancellino fermo a mezz'aria, lo sguardo di sorpresa di chi stava facendo un disegnino (l'album Roselline esiste ancora e l'ho pure regalato), un indiano in piedi sul banco... stranamente non ricordo come la presero i miei genitori.
Dovrei averla ancora la pagella, alle prime pulizie del mio laboratorio (tavolone con scaffali e tante scatole) la cerco.
io ho invece ben chiaro il primo ceffone ricevuto dalla maestra, inaspettato ma, col senno di poi, assolutamente giusto
e le pagelle le ho pure io, in cantina

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Messaggio Da Susanna Sab Gen 01, 2022 11:09 pm

Arunachala ha scritto:
Susanna ha scritto:
Arunachala ha scritto:
l'unica cosa che stona nel racconto è quel "scuola di campagna anni 60" ripetuto troppe volte, a mio parere
Dovrei averla ancora la pagella, alle prime pulizie del mio laboratorio (tavolone con scaffali e tante scatole) la cerco.
io ho invece ben chiaro il primo ceffone ricevuto dalla maestra, inaspettato ma, col senno di poi, assolutamente giusto
e le pagelle le ho pure io, in cantina
Confessione per confessione, in seconda elementare mi sono presa uno zero in matematica: questo meritato. Piccola verifica di matematica e per aiutare la mia amica del cuore in difficoltà, ingenuamente non le dico i risultati di quelle che saranno state addizioni o sottrazioni, ma le passo addirittura il quaderno. Così non si rischiava che lei capisse male. Risultato: operazioni giuste ma un bello "Zero: non si imbroglia la maestra" da far firmare. Mitica maestra Carla.

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Messaggio Da tontonlino Gio Feb 03, 2022 6:36 pm

In quel periodo non solo i genitori, anche se non tutti, consideravano oro tutto quello che diceva l'insegnante, ma spesso lo incaricavano di sostituirli anche nelle punizioni corporali. "Se si comporta male," dicevano "picchi duro, professore. Non si faccia scrupolo, e me lo raddrizzi bene bene!"
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Messaggio Da Susanna Gio Feb 03, 2022 9:37 pm

tontonlino ha scritto:In quel periodo non solo i genitori, anche se non tutti, consideravano oro tutto quello che diceva l'insegnante, ma spesso lo incaricavano di sostituirli anche nelle punizioni corporali. "Se si comporta male," dicevano "picchi duro, professore. Non si faccia scrupolo, e me lo raddrizzi bene bene!"
Beh, diciamo che i genitori conoscevano i loro polli: rivedendo le foto di classe di quegli anni... eh c'erano tipetti che facevano davvero disperare i genitori, anche "genitori veri". E le bocciature c'erano: in una foto c'è un compagno alle medie che era più alto dell'insegnante, in cravatta e pullover per la foto poteva persino sembrare un giovanissimo insegnante. Oggi purtroppo in certe situazioni i genitori difendono i figli fino all'indifendibile, e non è certo educativo nè responsabile, per i figli e per loro, che clamorosamente falliscono nel ruolo. Cronaca. Possiamo considerarli anche i due estremi, e nel mezzo - come diceva un mio carissimo amico - sberle a due a due finchè non diventan dispari. Che poi sia più facile fare l'astronauta che non il genitore, chi è genitore lo sperimenta tutti i giorni, non c'è un bel manuale di istruzione, ma senza arrivare ad essere maneschi, qualche no ci vorrebbe.
p.s. mia figlia compie oggi 40 anni, quindi un po' di esperienza me la sono fatta, per fortuna positiva.

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Messaggio Da almarc Sab Ago 13, 2022 2:16 pm

Tutti i commenti sono rivolti ai ricordi suscitati dal racconto. Un’emozione che ricordo bene e per questo ho gradito anch'io il racconto.
 
Mi tocca allora tentare una critica costruttiva al testo.
Mi limito alle prime frasi, altrimenti dovrei proporti un mio editing completo e non mi sembra il caso.
 
--- si vedono solo i tetti delle case vicine e il cielo --- esempio di Infodamp come già ti ho scritto nel commento a “ricordati di coprirti bene” – Mi spiego: quali tetti vuoi vedere? Quelli delle case lontane o vicine? Vicine ovviamente, quindi la precisazione è inutile.  La frase per me è -- si vedono solo tetti e una fettina di cielo. (fettina l’ho aggiunto perché a me piace associare l’idea di spazio chiuso e limitato.
Proposta:
“Le tende, che si raccolgono faticosamente a pacchetto,” -- Le tende, faticosamente raccolte a pacchetto,
Proposta:
-- “di anni che nessuno aveva voluto disturbare.” -- di anni che nessuno ha mai voluto disturbare.
Proposta:
“in alto sui muri dal colore un tempo bianco,” -- in alto sui muri un tempo bianchi, -- questo per evitale l’uso ravvicinato della parola “colore”
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Messaggio Da Susanna Sab Ago 13, 2022 4:48 pm

[quote="almarc"]Tutti i commenti sono rivolti ai ricordi suscitati dal racconto. Un’emozione che ricordo bene e per questo ho gradito anch'io il racconto.
 
Mi tocca allora tentare una critica costruttiva al testo.
Mi limito alle prime frasi, altrimenti dovrei proporti un mio editing completo e non mi sembra il cas
o.
 
In Dt la critica costruttiva è parte integrante dei rapporti fra di noi: ho imparato in questa bella piazza ad accettarle e non potrebbe essere permalosa (ed è tutto dire!)
A volte le "critiche", meglio note - meno forte ma ugualmente rende l'idea - dipendono dal nostro stile personale di scrittura, e come autore posso valutare se questo viene "rispettato";
anch'io spesso riscrivo qualche frase in un racconto perchè ha interrotto il ritmo, perchè trovo vocaboli non in linea col concetto ecc., senza aspettarmi che poi la Penna modifichi quanto scritto.
Altre vole servono davvero a sistemare un testo che, letto in altro modo, risulta più scorrevole.
Quindi grazie per i suggerimenti: riprenderò il testo, non so dirti quando, ma me lo sono appuntato.

Direi che sei entrato bene nello spirito! Grazie per il passaggio.

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Messaggio Da Giancarlo Gravili Dom Ago 14, 2022 10:52 am

Tutto giustissimo e serve fuori d'ogni dubbio a crescere e comprendere meglio ogni possibilità della propria scrittura.
Unica forse disquisizione è che oltre una soglia il concetto del bello o del giusto rientra naturalmente non in specifici canoni e allora diviene concetto personale di definizione. Oltre il refuso o altre palesi mancanze il giudizio poi diviene relativo come ogni sistema e la relatività va considerata nel sistema giudizio di chi lo emette.
Io combino disastri a volte nei punti e sottopunti e interpunti... ma io quando scrivo lascio libero il concetto e nel concetto dell'anima che traspone se stessa sul foglio bianco non posso seguire dove acchiappare il virgolo tasto altrimenti perdo in testa il fiume che scorre. Ho torto certamente ma ho deciso da tempo di seguire e definire una mia personalità nella scrittura che se fosse troppo condizionata morirebbe. Ho fatto l'esperienza di cercare d'essere ligio ai canoni ma il tutto mi inaridisce tremendamente la scrittura appiattendomi completamente. Ho accettato chi sono e per questo riesco ad avere forza quando scrivo senza intoppi di sorta. Mea culpa per il costrutto e cerco poi a posteriori di cianghettare come meglio è possibile il testo nell'esposizione di formattazione e punteggiato puntellato. Ma la mia forza ricerca il senso della vita e non posso seguire il virgolo, non posso quindi certo lamentarmi per le critiche su la parte "scolastica" perché è giusto così. Vi prego di perdonarmi perché mai metto altezzosità o altro in quello che faccio, la mia è pura passione per i concetti e le visioni surreali. Grazie e perdonami Susy se ho messo a margine della tua scrittura questo pensiero personal folle. Vorrei tanto essere normalmente corretto e disciplinato...

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Messaggio Da Susanna Dom Ago 14, 2022 4:24 pm

Vorrei tanto essere normalmente corretto e disciplinato...[/quote]

La tua disquisizione - letta due o tre volte per estrapolare al meglio i concetti - mi vede daccordo: ognuno ha il suo stile e se è quello con cui riesce a esternare la trama/il concetto/il pensiero che ha in testa attraverso di esso, mi va bene così. Anzi, è sempre interessante assaporare modi diversi di scrivere. Si impara sempre.
I tuoi lavori sono bellissimi, vanno letti e riletti, e , ancorchè complessi da "vedere" nel loro insieme, proprio per lo stile che hai - che mi piacerebbe a volte poter anche solo vagamente imitare - e punti virgole e compagnia bella lasciamoli andare per la strada che hai scelto per loro.
Ma anche se scegli uno stile meno particolare, quale che esso sia, va rispettato in primis da chi scrive.
Penso sia corretto, nei limite del proprio modo di scrivere ovviamente, giocarsi bene anche la punteggiatura, che spesso fa anche la differenza, in un testo diciamo "standard"?
Ora noi siamo tutti adulti, abbiamo imparato, ci siamo scornati (a scuola e dopo) con le regole della nostra bellissima lingua e possiamo permetterci di essere un po' creativi. Però, e lo vedi anche tu su post ecc. ecc. quanta ignoranza circola e spesso la fa da maestra senza che essa sia "creatività" positiva.
Ma non è il tuo caso, ovviamente.
p.s. Ho letto le tue ultime cose. Come al solito, pazzesche.
ppss cosa ho scritto non lo so: il pisolo pomeridiano ha messo ko qualcosa da qualche parte. lol!

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Messaggio Da Giancarlo Gravili Lun Ago 15, 2022 12:10 am

Grazie di cuore Susy... È bellissimo essere folli con la scrittura, diversissimo mondo da quello degli scritturapiattisti. Te senti er padrone der monno. Armeno lassatece sognà finchè nun riempimo er fojo bianco.

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Messaggio Da Susanna Lun Ago 15, 2022 5:12 pm

Giancarlo Gravili ha scritto:Grazie di cuore Susy... È bellissimo essere folli con la scrittura, diversissimo mondo da quello degli scritturapiattisti. Te senti er padrone der monno. Armeno lassatece sognà finchè nun riempimo er fojo bianco.

Evvaiiiiii fogli bianchi a gogo! Tastiere ne abbiamo? E matite? Prost

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Messaggio Da Giancarlo Gravili Mar Ago 16, 2022 4:09 pm

Ho la scrivania apparecchiata con tre pc e due smartphone due schermi una soundbar luce tecno con bluetooth cuffia sempre blututto collegabile all'altoparlante incorporato
Cavi enel per tre km e sedia girevole in pelle bio di melanzane riciclate  Eppure le piú belle poesie le ho scritte su un quaderno acquistato a 50 cent dai cinesi e un matitone da temperare coi denti e il mare di fronte e non ho messo nemmeno un punto e tutto è scrittura come quanno er prof de tecnica ce portò ar cimitero pe trovà l'orologio da polso regalato da moje che aveva perso lì che secondo me ci era andato colla amantide prof de musica e mo stava a sudà freddo senza er tempo della moje...

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Messaggio Da Susanna Mer Ago 17, 2022 4:38 pm

Giancarlo Gravili ha scritto:Ho la scrivania apparecchiata con tre pc e due smartphone due schermi una soundbar luce tecno con bluetooth cuffia sempre blututto collegabile all'altoparlante incorporato
Cavi enel per tre km e sedia girevole in pelle bio di melanzane riciclate  Eppure le piú belle poesie le ho scritte su un quaderno acquistato a 50 cent dai cinesi e un matitone da temperare coi denti e il mare di fronte e non ho messo nemmeno un punto e tutto è scrittura come quanno er prof de tecnica ce portò ar cimitero pe trovà l'orologio da polso regalato da moje che aveva perso lì che secondo me ci era andato colla amantide prof de musica e mo stava a sudà freddo senza er tempo della moje...


Gian sei unico! Un tuo commento equivale a un racconto.

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