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Un'orrenda macchinazione

2 partecipanti

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1Un'orrenda macchinazione Empty Un'orrenda macchinazione Mer Set 29, 2021 10:56 am

emal


Viandante
Viandante
https://www.differentales.org/t1037-white-lady#11993









Estate 1938, cittadina ligure

Venerdì, dopo il tramonto

  Benedetto
  A quell’ora di solito la cosa più difficile era scendere i tre gradini all’uscita dell’osteria: per fortuna il vecchio paletto di ferro col segnale di precedenza gli servì, come tutte le sere, a reggersi in equilibrio, in attesa di compiere l’impresa più ardua.  Benedetto raccolse tutte le forze per affrontare la scalinata della chiesa, unico riferimento per ritrovare la via di casa.  Barcollando, si mosse lento lungo il carugio ormai buio, senza fermarsi, perché ripartire sarebbe stato ancora più difficile, fino a quando qualcosa lo fece inciampare.  Imprecò all’indirizzo dell’imbecille che aveva abbandonato sulla sua strada dei rifiuti così pesanti, e provò ad allontanarli con un calcio. Rimase pietrificato quando il fagotto si mosse: un braccio ricadde verso di lui con il pugno che stringeva ancora un’arma. Un randello. Riconobbe subito quell’oggetto, che aveva avuto modo di assaggiare di persona in passato, più di una volta, e si svegliò improvvisamente dal torpore etilico: si chinò per osservare da vicino afferrando per le spalle il corpo inerte prono sul selciato. L’abbigliamento del cadavere e i tratti del viso, deformati da una smorfia di dolore, gli diedero la conferma: Armando Gallesi, fra le più esagitate camicie nere del paese, giaceva esanime in una pozza di sangue con uno squarcio sul collo.  Si rialzò di scatto, guardandosi intorno senza sapere cosa fare, lasciando vincere la paura.  Si allontanò più in fretta che poteva camminando rasente i muri e aiutandosi con le mani per mantenersi in equilibrio.  Raggiunta la fontanella in cima alla scalinata immerse il capo sotto il getto ghiacciato, che gli diede una parvenza di lucidità. Appoggiatosi al muro più vicino, ritrovò pian piano la calma e provò a riflettere. Non aveva scorto nessuno nelle vicinanze, ma non poteva giurare di non essere stato visto, magari da una finestra.  Poteva essere molto pericoloso fuggire senza avvisare nessuno o chiedere aiuto a qualcuno delle case vicine: sarebbe stato lui il primo a essere sospettato.  Doveva dare subito l’allarme, sperando che nessuno si fosse accorto di niente: la cosa migliore a quel punto era avvertire le forze dell’ordine.  Si avviò quindi verso la caserma dei carabinieri.
 
 Santini
  La serata più calda del solito, appena mitigata da un leggero vento di ponente, non invitava certo a prolungare il lavoro dopo una giornata che non era stata fra le più tranquille: l’estate si preannunciava molto calda, non solo dal punto di vista meteorologico.  Sauro Corrado Santini appoggiò la cornetta sulla forcella, immaginando una serie di parole gentili come risposta all’ultima delle duecento telefonate che aveva ricevuto nel pomeriggio. Le direttive del comando gruppo negli ultimi giorni si erano fatte sempre più pressanti e spesso contraddittorie: riuscire a interpretarle correttamente stava diventando una lotteria. L’ennesima interruzione però non lo fece irritare, anzi, gli sfuggì un sorriso.  – Signor tenente, agli ordini, c’è qui il Pellegri, stavolta dice che ha visto un morto!  
Il tono ironico del brigadiere Castelli non preannunciava niente di buono: un’altra notte a rintuzzare le proteste di quel povero ubriacone che non aveva mai fatto niente di male al di fuori di qualche schiamazzo... però non si era mai spinto così in là con la fantasia! 
 – Castelli, portatemelo qui: sentiamo cos’ha visto, stavolta.  
– Allora, Pellegri, cosa ti succede? 
– A me niente, signor tenente, ma al Gallesi gli hanno fatto la pelle!  
– Cosa? Hai esagerato col vermentino, stasera?  
– Ah, può essere, signor tenente, ma lui è proprio steso là con la gola aperta!  
– Castelli, andiamo subito a vedere. Tu vieni con noi e indicaci il luogo esatto – disse prendendo Benedetto per un braccio.
  Giunsero in fretta alla fine della scalinata dove il povero Benedetto, suo malgrado, aveva fatto lo spiacevole  incontro: non c’era dubbio, questa volta non era stato l’effetto del vino a farlo straparlare; il tenente e il brigadiere non poterono che confermare le sue parole.
 Fatti i rilievi del caso il tenente decise che sarebbe subito tornato in caserma per chiamare ambulanza e medico legale, lasciando il brigadiere Castelli di guardia con l’incarico di esaminare con attenzione il luogo in cerca di eventuali indizi, in attesa dell’arrivo del fotografo e degli esperti dell’istituto di medicina legale.  
Si doveva aspettare l’esito dell’esame dell’anatomo-patologo, così nel frattempo Santini iniziò a preparare il rapporto da inviare subito ai comandi superiori: un omicidio, quello, che meritava particolare attenzione, a causa delle gravi implicazioni politiche che avrebbe di certo potuto suscitare.
  In quelle giornate poi, dopo l’approvazione delle nuove norme razziali, per Sauro Corrado Santini il lavoro stava diventando, ogni giorno di più, un obbligo amaro.  
Si era congratulato con se stesso quando aveva ottenuto il tanto atteso trasferimento: il suo primo comando, per una fortuna tanto più esaltante, quanto più insperata, proprio nella sua regione di nascita. Ben pochi dei suoi colleghi ci erano riusciti, ma lui lo doveva al suo ottimo piazzamento al corso di applicazione per transitare nell’Arma dei Reali Carabinieri dopo aver frequentato, sempre con prestigiosi risultati, l’Accademia Militare di Modena.  Ma l’entusiasmo aveva preso in fretta a scemare al seguito delle voci, sempre più insistenti, provenienti dall’estero, di misure antisemite che il governo italiano sembrava stesse elaborando. Se da una parte voci discordi provenivano da alcuni ambienti cattolici, durante l’estate del ‘38 tutta la stampa italiana andava pubblicando articoli diffamatori contro gli ebrei per preparare l’opinione pubblica alla normativa razziale.
 Le previsioni più nere si erano avverate il 1° settembre 1938, quando era stata emanata la legge: tutti gli ebrei italiani erano messi al bando dalla vita pubblica; perfino le scuole erano precluse ai bambini ebrei.  Ormai anche nell’ambiente militare si cominciava a temere il peggio: rischiare di perdere il lavoro a causa del proprio cognome poteva portare alle reazioni peggiori.  In questo clima d’incertezza e di confusione si doveva comunque continuare a far rispettare la legge.  Mentre stilava il rapporto, la sua mente cominciò a rincorrere i ricordi dei compagni del corso d’ac-cademia: amicizie che non avrebbe mai potuto dimenticare, avventure e sacrifici vissuti e sofferti insieme, gioie condivise. Invece ora tutto diventava precario, fragile, diretto e distrutto da incomprensibili volontà altrui.
  Cercò di concentrarsi sul contenuto del messaggio, mai una riga o un nome di troppo, mai una parola di meno: fra i destinatari della comunicazione c’erano enti presso cui quel contenuto avrebbe di lì a poco scatenato un pandemonio indescrivibile. Doveva fare in fretta. Le indagini dovevano partire subito, prima che si scatenassero le loro reazioni, prevedibili, ma che non gli avrebbero lasciato un attimo di tregua, che gli era indispensabile per lavorare serenamente.  Fece partire il messaggio e ritornò immediatamente sul luogo del delitto, che voleva esaminare di persona. 
– Castelli, abbiamo la conferma dell’identità della vittima?  
– Sissignore, trattasi di Gallesi Armando, capo squadra della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale. Ben conosciuto come individuo facile alla lite e alla prepotenza.  
– Una camicia nera... Il medico legale ha già fatto qualche commento? 
– Solo un esame superficiale, ci farà avere quanto prima un rapporto scritto. Ha parlato di ferita profonda, lasciata da una lama molto affilata.  
– Nient’altro?  
– Per ora no. Fra poco arriveranno gli addetti per il trasporto all’istituto di medicina legale dove si faranno esame approfondito e autopsia.

  Castelli
  Quel cadavere era orribile. La gola aperta da un lato all’altro. Tutt’attorno il sangue coagulato aveva formato un lago nero come catrame. Intorno non c’era traccia di lotta. La faccia del morto, però, non appariva atterrita, non esprimeva sorpresa, meraviglia, paura: nulla! 
Castelli guardò il suo capo con meraviglia contenuta: era proprio un caso grave, quello. Grave, certo, per quel disgraziato che avevano conciato in quel modo; forse si trattava di un qualsiasi delitto di teppaglia. 
Castelli pensava che il tenente, certo impressionato dall’atrocità del delitto, doveva aver perduto un po’ della sua freddezza abituale. 
Quale mistero ci poteva essere lì dietro? Tutt’al più qualche donna di mezzo o un regolamento di conti da parte di qualche scalmanato contrario al regime.  
Santini s’era messo le mani in tasca e aveva il volto stranamente concentrato.  
– Ma come hanno fatto a ridurlo in quel modo? – chiese.  
Santini sussultò e si voltò a fissarlo. – Qual è la vostra idea, Castelli?  
– Averne una! Per ridurre un uomo così occorre l’odio. Una vendetta...  
Ma Santini non lo ascoltava: forse aveva fatto la domanda meccanicamente per il desiderio spontaneo di mostrarsi cortese col suo subalterno, che per lui era diventato un amico e un compagno. Ma s’era di nuovo assorto a contemplare il morto. Eppure Castelli sapeva che avevano operato con metodo e con perfetta tranquillità: nelle tasche e tutt’intorno, nulla. Tutto era sparito, anche il fazzoletto, il portafogli, il borsellino. 
Castelli seguiva i movimenti di Santini.  
– Niente?  
– Niente. 
 Dopo che furono arrivati gli addetti per il trasporto all’istituto di medicina legale, Santini pensò che il suo compito sul luogo del delitto fosse terminato e prima di rientrare lasciò a Castelli un ultimo incarico: 
– Esplorate attentamente tutta la zona  circostante, fatevi aiutare da altri due uomini che vi manderò al più presto, e vedete di capire se il fatto è successo qui e se c’è una minima traccia dell’arma del delitto. 
Non fece in tempo a rientrare in ufficio che, ancora sulla soglia, sentì squillare il telefono. 
– Scommetto di sapere chi è – mormorò alzando gli occhi al cielo. 
– Tenente Santini, agli ordini signor maggiore! Sissignore, anche se senza documenti la vittima è stata riconosciuta dal brigadiere Castelli, non ci sono dubbi. Armando Gallesi è persona ben nota al nostro personale... Certamente, andrò di persona ad avvertire la moglie, scusate, la vedova... No, per ora nessun indizio preciso, qualche discussione in passato ma niente di recente che possa attirare la nostra attenzione. Certo per il suo modo di fare non era ben visto, magari qualche antipatia, ma non si può parlare di nemici veri e propri. – Sospirò. – Stiamo facendo accertamenti sul luogo del delitto... no, l’arma non è ancora stata trovata. State tranquillo, con la massima prudenza, me ne incarico io. Agli ordini, signor maggiore.
  Posata la cornetta sedette alla scrivania con la testa fra le mani.  Si prospettava una notte molto lunga e le prossime giornate non sarebbero state da meno.  La prima cosa da fare era avvisare la vedova Gallesi, il compito più ingrato che, era inevitabile, sarebbe toccato a lui.  Si fece accompagnare dal brigadiere, che nel frattempo era rientrato in caserma. 
– Venite, Castelli, per strada mi informerete sul lavoro che avete svolto, ora non c’è tempo da perdere, non vorrei che la signora avesse la notizia da altri. Trovato nulla di utile?  
– Abbiamo esplorato attentamente tutta la via, i portoni, le facciate dei caseggiati e le finestre che si affacciano sulla strada: nulla, non un passante, nessuno che abbia sentito un rumore, pare proprio che nessuno fosse sveglio, a quell’ora. Godono tutti di un sonno molto profondo in quel vicolo, a quanto pare.  
– Nemmeno un grido, un rumore qualsiasi?
– Niente di niente.  
– Mi sembra impossibile!  
– Signor tenente, la moglie della vittima vive in una bella villetta non molto lontano dal luogo dove è stato trovato il corpo del marito, sulla collina.  
– Bene, dobbiamo raggiungerla al più presto, sarebbe opportuno riuscire a parlare con lei da sola – disse  Santini segnandosi un appunto. 
–Ah, signor tenente, lungo la strada del delitto oltre alle abitazioni ci sono anche alcuni negozi.
– Quindi Gallesi potrebbe essere stato visto o seguito da qualcuno che si era attardato nel negozio oltre l’ora di chiusura, anche se è improbabile. Ma non dobbiamo escludere nulla – osservò Santini. 
 Aprì la porta una giovane donna in vestaglia dall’espressione indecifrabile, che prese a osservarli in silenzio.  
– Sauro Santini, comandante della Tenenza Carabinieri di Rivalba. Vogliate perdonarmi, signora, devo chiedervi notizie di vostro marito.
 La donna ebbe un lieve sussulto.  
– Mio marito? A dire il vero non è ancora rincasato, immagino sia a giocare a carte con gli amici, come al solito. Ma perché questa domanda?
  Vi fu una pausa. Non traspariva sicurezza da quel viso pallido, ma il tono della voce rimaneva gelido, quasi assente.  Santini avanzò, avvicinandosi.  
– Signora, devo darvi una cattiva notizia...  
Lei lo fissò e si affrettò rispondere: – Non capisco.  – Mi dispiace, è accaduta una disgrazia, signora.  
–Una disgrazia? – ripetè lei, appoggiandosi alla parete vicina come se stesse per cadere.  Santini fece un gesto per aiutarla, ma lei lo respinse.  
– Non importa. Ditemi tutto. – 
– Vostro marito è stato ferito... 
– Ditemi la verità. Che cosa gli hanno fatto, alla fine?  
Santini e Castelli sussultarono, a quella domanda. Dunque, sapeva che il marito era minacciato. Ma a che cosa e a chi intendeva alludere, precisamente?  – Ditemi tutto – mormorò ancora. – È morto?
  I due uomini tacquero.  La donna emise un gemito e stava per cadere, se Santini non l’avesse afferrata per deporla sulla vicina poltrona. Ma si riprese quasi subito: 
– È morto? – chiese fissando Santini, dopo aver seguito il movimento del tenente.  
Santini tacque. Il volto di lei immobile.  
– Lo hanno ucciso?  
Santini azzardò: – Un delitto efferato: è stato ucciso probabilmente a tradimento. Non si sa se sia stato derubato perché non abbiamo ritrovato i documenti... 
Una vendetta, forse.  La donna ascoltava immobile.  
– Bisogna che troviate tutto il vostro coraggio, signora, poiché solo voi potete aiutarci e fornirci qualche indizio prezioso.  
– Certo, a vostra disposizione.  
– Voi capirete che ogni istante perduto può essere irreparabile.  
– Il caposquadra Gallesi è stato trovato stanotte ferito da un’arma da taglio – intervenne Castelli.  
– Dovrei porvi qualche domanda – continuò Santini, – sarò brevissimo. 
– Dite pure.  
– A che ora ieri sera vostro marito è uscito di casa?  
– Saranno state le ventuno, ventuno e trenta.  
– E non è più rientrato?  
– No. Da un po’ di tempo aveva preso l’abitudine di tornare a casa molto tardi, alle tre, alle quattro del mattino. Si recava a giocare a carte con amici.  
Si alzò. Fece qualche passo verso la finestra poi si rivolse di nuovo a Santini.  
– Dove si trova, ora?  
– Sarà trasportato tra poco al gabinetto di medicina legale, all’obitorio, secondo la legge. Adesso dobbiamo tornare al lavoro, voi comprenderete... Non c’è nessuno che vi possa far compagnia, un parente?  
– Non vi preoccupate, grazie, i vicini mi aiuteranno, andate pure.  Santini salutò toccando con la mano la visiera del berretto e richiuse la porta dietro di sé. 

  Sabato
  Le prime luci del mattino rischiaravano la strada.  Santini, pensieroso, si avviò in silenzio, ma la sua attenzione fu attratta da una figura maschile che si dirigeva a passi rapidi verso la casa di Gallesi: alto, folta chioma rossa seminascosta da un cappello a tesa larga, sembrava non curarsi di essere visto da qualcuno e bussò più volte con decisione alla porta, che si aprì quasi subito mostrando il viso sempre pallido e affranto della vedova. Santini si fermò a osservare la scena e attese che i due scomparissero all’interno, poi ordinò: 
– Castelli, voglio sapere tutto su quell’uomo, al più presto.  
Al rientro in caserma li attendeva una sorpresa: un gruppo di camicie nere e simpatizzanti si stava radunando nel piazzale antistante, mentre ad attenderli nell’ufficio del tenente trovarono il comandante della milizia cittadina Amedeo Corradini che gli si rivolse con tono imperioso, come se parlasse a un suo sottoposto.  
– Caro tenente, voi avete una grave responsabilità, consegnare alla giustizia gli autori di questo efferato delitto: noi contiamo su di voi e sui vostri uomini, ai quali naturalmente daremo fin da subito tutto il supporto necessario nell’espletamento delle dovute operazioni.
 Santini si fece scuro in volto, assumendo un tono di voce calmo e freddo. 
– Vi ringrazio, comandante – rispose – ma fino a questo momento i miei uomini hanno sempre dimostrato di saper assolvere degnamente i compiti a loro assegnati, senza alcun supporto esterno, e sapranno comportarsi altrettanto bene per il futuro. 
Il comandante Corradini alzò la mano gridando il saluto fascista, al quale Santini rispose, come sua abitudine, toccando rapidamente la visiera del berretto: 
– Buongiorno a voi, comandante – e fece segno a Castelli, che era rimasto indietro vicino alla porta, di accompagnarlo all’uscita.  
– Venite qui, Castelli, approfittiamo di questi attimi di calma per fare il punto della situazione.  
– Agli ordini.  
– Siete riusciti a raccogliere qualche testimonianza?  
– Nossignore, nessuno in zona che abbia visto o sentito qualcosa. Almeno nelle abitazioni.  
– Cioè?  
– In effetti non lontano dal punto del ritrovamento c’è un negozio di barbiere. Pare che succeda spesso che costui si attardi a lavorare quando ha qualche cliente che non vuole scontentare, soprattutto in estate, quando ci sono forestieri, i turisti insomma. Ma non è reperibile. Sembra strano, ma oggi il negozio è chiuso.  
– Come si chiama il barbiere?  
– Abramo Sarfatti.  
– Scopriamo dove abita e andiamo a parlare con lui. Non tralasciamo nessuna possibilità di reperire informazioni o notizie. Bisogna appurare anche perché il negozio oggi è rimasto chiuso.  
– Agli ordini.  
– Andate pure, Castelli, e portatemi presto le informazioni che vi ho chiesto.  
Santini si avvicinò alla finestra dell’ufficio; il panorama del golfo azzurro, in quella splendida mattinata di fine estate, gli consentiva di rilassarsi e riflettere con calma.  
Il caso non era per niente facile. Chi poteva aver commesso un delitto così atroce, un gesto così crudele, disumano?  Forse una vendetta? Doveva essere stata mossa dall’odio, quella mano. Dovevano averlo atteso sapendo che di solito passava di lì per recarsi a giocare a carte con gli amici. 
Poi c’era quel volto senza espressione, senza terrore né meraviglia: forse il morto conosceva il suo assassino e si fidava di lui. O di lei. Perché no? Poteva anche essere una donna.  
Occorreva non perdere di vista il luogo del delitto: nessuno gli toglieva dalla testa che lì era la chiave di tutto: perché era stato scelto proprio quel luogo? Non lontano da casa di Gallesi, vicino all’osteria. Sì, doveva esserci un legame.  
Però mancava l’arma del delitto: doveva sentire al più presto il parere del medico legale.  Si fece accompagnare subito all’istituto di medicina dove ebbe la conferma dei suoi primi sospetti: la ferita era senz’altro riconducibile alla lama di un rasoio, il classico rasoio da barbiere, affilatissimo e letale.  Rientrato in caserma convocò subito il brigadiere Castelli.  
– Dobbiamo scoprire tutto il possibile sul conto del barbiere: che tipo è, carattere, idee politiche, soprattutto se conosceva Gallesi e che rapporti aveva con lui.  
– Il negozio è ancora chiuso, ma lo troveremo senz’altro a casa. Siamo riusciti a sapere da alcuni negozianti vicini che pare abbia avuto più di una discussione con la vittima, in passato, per motivi futili, sempre diversi. Una volta addirittura avrebbe espresso apprezzamenti sul conto della moglie di Sarfatti. Sembra proprio che Gallesi lo avesse preso di mira.  
– Non c’è un minuto da perdere. Andate subito da lui e portatemelo qui.
Il brigadiere si avviò salutando.  Dopo pochi minuti rientrò agitatissimo.  
– Signor tenente, avevate ragione voi! Al collega Rampini è venuto un dubbio, dopo il rapporto del medico legale, ed è andato a rovistare anche nei bidoni della spazzatura lungo la strada dove abbiamo trovato il cadavere. Provi a dire cos’ha trovato!  
– Castelli, ci mettiamo a giocare a indovinala grillo?  
– Scusatemi, non volevo. Insomma, sono stati ritrovati il portafogli con i documenti di Gallesi insieme a un rasoio da barbiere macchiato di sangue.  
– Facciamo portare subito i reperti al laboratorio di medicina con la richiesta di esaminare tutto al più presto. Voglio sapere se il sangue sul rasoio può essere rapportato a quello della vittima e se si riesce a individuare qualche impronta. Sappiamo niente del misterioso visitatore di casa Gallesi?  
– Per ora abbiamo appurato che si tratta di un giornalista straniero, pare lavori qui da alcuni mesi come corrispondente per varie testate estere. Devo controllare i miei appunti: ah sì, ecco, secondo quanto affermato dalla domestica dei Gallesi che abbiamo sentito stamattina si chiamerebbe Lynch. Non ha saputo dirci altro, se non che frequenta la famiglia da qualche tempo.  
– Bene, vediamo di scoprire tutto il possibile sul conto di questo Lynch. E rintracciate al più presto Sarfatti!  
Nel tardo pomeriggio il brigadiere accompagnò nell’ufficio di Santini il barbiere.  
– Buonasera, signor Sarfatti, parlare con voi è stata un’impresa non da poco.  
– Mi dispiace, signor tenente, ma sapete, noi non attiviamo il campanello, quindi non apriamo la porta durante lo shabbat, secondo le nostre tradizioni...  
– Certo, capisco. Ma ora mi dica: voi conoscete il signor Armando Gallesi?  
– Sì, di vista...  
– Non è un suo cliente?  
– È venuto qualche volta, non è proprio un cliente fisso. Ma perché questa domanda?  
– Voi non sapete nulla di quel che è successo?  
– Io e la mia famiglia siamo rimasti in casa dall’inizio alla fine dello shabbat. Poi sono venuti i vostri uomini a prelevarmi. Non saprei dire di più.  – Armando Gallesi è stato trovato ucciso nella via in cui si trova il vostro negozio!  
– Ucciso? Oh, che disgrazia! Ma come, cos’è successo?  
– Il delitto è avvenuto presumibilmente ieri sera fra le 21 e le 23. Lei era in negozio, ha sentito nulla?  – Come vi ripeto al tramonto inizia lo shabbat e io non posso continuare a lavorare: quindi a quell’ora ero già rientrato a casa da un pezzo, perciò non potevo sentire nulla!  
– Bene, passiamo ad altro: avete notato qualcosa di strano, nei giorni passati, vi siete accorto se dal vostro negozio manca qualcosa?  
– Adesso che ci penso sì, non ricordo esattamente quando, ma due o tre giorni fa mi sono accorto che mancava un vecchio rasoio, ma non ci ho fatto molto caso, era uno di quelli che usavo di meno e ho pensato che mia moglie facendo le pulizie per sbaglio l’avesse buttato nella spazzatura. Sapete come sono le donne, sempre con la testa per aria, ad ascoltare le canzonette alla radio: mia moglie quando canta Rabagliati non capisce più niente. Ma scusate, cosa c’entra il mio rasoio?  
– Vedete, Sarfatti, la gola di Armando Gallesi è stata attraversata da un lato all’altro da una lama affilatissima: un taglio compatibile con la lama di un rasoio, proprio come il vostro.  
Sarfatti impallidì e si accasciò sulla sedia.  
– Io vi giuro che non ero lì, a quell’ora, e non ho la più pallida idea di che fine possa aver fatto quel mio vecchio rasoio.  
– Voi ci confermate che non avevate alcun motivo di odio nei confronti di Gallesi?  
– Odio è una parola grossa. Qualche discussione, quello sì, ma il suo modo di fare , ve lo possono confermare in tanti, era fatto apposta per attirare le antipatie.  
– Magari anche qualche apprezzamento non gradito riferito a vostra moglie, vero?  
– Sì, è così, mi aveva infastidito, ma la cosa non è mai andata oltre un certo limite, non fino al punto di ucciderlo. Io ero a casa mia, ieri sera, non sono più uscito fino a quando, oggi, sono arrivati i vostri uomini!  
– Controlleremo. Per ora andate pure, ma rimanete a disposizione. 
Sarfatti uscì, accompagnato dal brigadiere.  
Santini si appoggiò allo schienale della poltrona con gli occhi socchiusi.  Nei giorni prima dell’omicidio di Gallesi i suoi uomini trovavano il tempo di preparare la schedina del totocalcio, potevano leggere i quotidiani senza sentirsi in colpa, le pratiche venivano evase senza ansia. 
Ora quella tranquillità era stata sconvolta: il centralino era sempre occupato, i militari avevano pile di pratiche da svolgere e nell’atrio c’era sempre qualche giornalista che sperava nella notizia bomba, ma se ne doveva andare senza neanche una piccola indiscrezione.  
Nel via vai del corridoio Santini scorse un volto che gli ricordava qualcosa: ma certo, l’uomo dai capelli rossi!  Infatti ecco che, inaspettatamente, lo avvicinò. 
– Tenente! Permettete? Patrick Lynch, corrispondente dall’Italia per varie testate straniere – gli disse porgendogli un biglietto da visita. – Vedo che siete molto indaffarati e non voglio disturbare, ma vi prometto che mi leverò di torno al più presto. Come va? Siate gentile, datemi qualche notizia!  
– Cosa volete che vi dica? Stiamo indagando! Non vedete che confusione, qui?  
Per fortuna gli comparve come a monito la faccia del maggiore che gli intimava di non farsi nemica la stampa.  
– Sentite, Lynch – proseguì cambiando tono, – facciamo così: vi prometto che appena verrà fuori qualcosa di importante voi sarete il primo a saperlo.  
Il giornalista lo fissò dubbioso.  – In genere non mi fido dei poliziotti – disse ridendo, – ma per voi... farò un’eccezione.  
– Non ve ne pentirete.  
– Mi date la vostra parola? – azzardò Lynch.  
– Parola di carabiniere. A proposito, visto che siamo in argomento, vorrei farvi qualche domanda.  
– A me? E su che cosa?  
– Proprio su di voi e sui vostri rapporti con Gallesi, anzi, per meglio dire, con i coniugi Gallesi. So che li frequentate da tempo.  
– Sì, li ho conosciuti in occasione di una cerimonia, eravamo entrati subito in confidenza, lui un carattere un po’ sbruffone, io mi divertivo a stuzzicarlo...  
– E la signora?  
– Molto gentile, piuttosto formale, ma sempre molto accogliente.  
– Voi vi recavate spesso a casa loro? 
– Sì, qualche volta ero stato invitato per un caffè, due chiacchiere: sapete com’è, nel mio mestiere non si deve scartare nessuna occasione per raccogliere notizie, e i Gallesi frequentavano personaggi in vista, le loro conoscenze mi potevano essere molto utili.  
– Capisco. Ma voi eravate solito recarvi a casa loro a qualsiasi orario? 
– Che cosa intendete, tenente?  
– Parliamoci chiaro, Lynch: che cosa ci facevate di primo mattino a casa dei Gallesi? Non provate a negare perché vi abbiamo visto in due, stamattina, mentre la vedova Gallesi vi apriva la porta.  
– Ma sì, certo, avevo appena saputo della disgrazia, mi era sembrato opportuno, anzi doveroso, portare un minimo di conforto alla signora.  
– Già, è ovvio... va bene, andate pure, per adesso basta così.  
Lynch si rimise il cappello che aveva sempre tenuto in mano durante la conversazione e si allontanò rapidamente.  
Era ormai buio quando dal laboratorio arrivarono gli esiti degli esami sul reperto: il rasoio era, come previsto, pieno di impronte del barbiere. Anche il gruppo sanguigno  risultava corrispondente alle caratteristiche del sangue della vittima. 
– Castelli, me l’aspettavo: un buco nell’acqua. Il rasoio apparteneva a Sarfatti, era logico che si ritrovassero le sue impronte. Abbiamo un’unica certezza: è l’arma del delitto per via delle macchie di sangue, presumibilmente della vittima, ma nessun altro indizio. Siamo al punto di partenza. L’alibi del barbiere è stato controllato, qualcuno può testimoniare che si trovava a casa all’ora presunta del delitto?  
– Abbiamo sentito alcuni vicini di casa di Sarfatti: è stato visto rientrare intorno alle 19, forse anche un po’ prima. Poi pare che nessuno della famiglia sia più uscito, hanno sentito le loro voci fino a tarda ora. Parrebbe un alibi inattaccabile.  
– A parte il fatto che dubito che il barbiere sia così stupido da gettare l’arma nei bidoni della spazzatura vicino al suo negozio, nel caso che sia davvero lui l’autore del delitto.  
– L’ho pensato anch’io, signor tenente: sembra proprio che lo vogliano incastrare. Di questi tempi, poi... si stanno accanendo tutti contro di loro.  
– Bene, andate a mangiare un boccone, Castelli, poi andiamo a fare quattro chiacchiere con la vedova Gallesi.  
La porta si aprì con una sorpresa: –Buonasera, tenente, ormai voi e io siamo di famiglia, si direbbe!  
– Vedo che lo spirito non vi manca, Lynch, come mai ancora da queste parti?  
– Come vi accennavo prima, sto cercando di fare del mio meglio per  confortare la signora Gallesi che, come voi potete notare, è davvero distrutta: vorrei convincerla a mangiare qualcosa, sono ormai quasi ventiquattrore che non tocca cibo, non la voglio vedere lasciarsi andare così.  
La vedova gli lanciò uno sguardo che appariva infuriato, ma si volse subito dopo verso Santini con tono sommesso:  – Accomodatevi, tenente, c’è qualche novità?  
– Sì, è stata ritrovata l’arma del delitto  
– Ah, e di cosa si tratta?  
– Un rasoio, di quelli che normalmente usano i barbieri. Le risulta che suo marito avesse avuto motivo di discussioni o addirittura di litigi con qualcuno?  
– Io non ricordo esattamente, ma mi pare che in passato ci fosse stato un forte diverbio fra mio marito e Sarfatti, il barbiere che ha il negozio proprio...  
– Sì, questo risulta anche a noi, vero Castelli? 
– Il brigadiere rispose con un cenno affermativo. 
– Volevo sapere se in seguito ci sono state minacce, avvertimenti, magari anche da altre persone.  
– No, non mi pare, comunque io non ne so nulla.  
– Per caso vi ricordate se durante la discussione che avvenne fra vostro marito e il barbiere erano presenti altre persone?  
– Io non c’ero, non saprei dire: sapete, mio marito non parlava volentieri con me di questioni politiche.  
– Politiche? Fatemi capire, voi sapete con sicurezza qual era l’argomento della discussione?  
A quel punto la donna lanciò uno sguardo carico d’ansia verso Lynch, che prese a passeggiare per la stanza con aria indifferente.  
– Ecco, io non sono sicura di sapere cosa si siano detti, però credo che sia partito tutto da qualche frase che riguardava l’origine israelita del barbiere.  – Ma sì, tenente, mi pare evidente che la signora non sa niente di più di quanto non abbia già detto, inutile tormentarla ancora!  
– Lynch, non sapevo che foste anche avvocato.  
– Vorrei solo evitarle ulteriori traumi, dopo quello che ha passato! E comunque a questo punto la posizione del barbiere mi sembra abbia assunto un aspetto molto chiaro.  
– Adesso anche investigatore e giudice: i miei complimenti. Voi siete davvero poliedrico. Per ora vi saluto, signora, vi farò sapere se ci saranno altre novità – concluse toccandosi la visiera e uscì.  Lungo la strada del ritorno Santini prese a ricapitolare il contenuto della conversazione appena terminata con l’aiuto del brigadiere: 
– Prima di tutto una novità: non si trattava di apprezzamenti sulla moglie del barbiere, ma di qualcosa di molto più grave.  
– Eh sì, a quanto pare si tratta di razzismo, e sappiamo bene che reazioni possa scatenare questo atteggiamento.  
– Però io non sono ancora convinto. Sarfatti mi è parso tutt’altro che un individuo violento.  
– Certo, inoltre anche i vicini di casa confermerebbero il suo alibi.  
– Infine un altro elemento: secondo voi, proprio nel periodo che stiamo attraversando, Sarfatti penserebbe di compiere un qualsiasi gesto per attirare l’attenzione su di sé, considerato quello che sta succedendo in Italia e quello che è già successo in Germania? Poi, come già avevate fatto notare voi, mettere il rasoio incriminato nella spazzatura nei pressi del negozio appare come un gesto compiuto a bella posta, proprio per incastrare il barbiere. No, Castelli, non ci siamo. Non è lui il colpevole. Dobbiamo ricominciare da capo.  
– Posso farvi una domanda, signor tenente?  
– Certo, dite.  
– Non vi sembra che ci sia, come dire, del tenero fra la vedova Gallesi e il giornalista?  
– Sì, sembrerebbe. A proposito, mi ero dimenticato di chiedervi: cosa sappiamo di lui?  
– Intanto che non è inglese come si pensava in un primo momento, ma irlandese. Niente di particolare sul suo conto, è in Italia da qualche mese, dopo aver lavorato per alcuni anni in giro per l’Europa. Prima di approdare in Italia viveva a Berlino. 
– Interessante. Ne riparliamo domani, quando ci saranno i funerali di Gallesi. Occhi aperti, non voglio disordini.  
Alla cerimonia funebre Santini potè vedere schierati tutti i maggiori esponenti del fascismo locale: in testa il federale, dietro una terna di vicefederali. Quindi il segretario del fascio cittadino, il podestà, il comandante della milizia.  
Vicino alla vedova Gallesi, gomito a gomito, l’immancabile Lynch.  Il dubbio di Santini si faceva sempre più forte: non era una semplice amicizia, fra i due, ma qualcosa di diverso, una complicità malata, ma fino a che punto?  Li osservava mentre si scambiavano sguardi muti, lei col pallore accentuato dall’abito nero, lui che ostentava sicurezza mantenendo per tutto il tempo un’espressione di gelo indecifrabile.  
Santini venne distolto dalle sue riflessioni dall’arrivo improvviso del brigadiere Castelli.  
– Agli ordini, signor tenente, c’è un fatto grave: hanno buttato all’aria e mezzo distrutto il negozio di Sarfatti.  
– Si sa chi è stato?  
– Pare che sia arrivata una squadra di camicie nere che al grido di “sporco ebreo” ha abbattuto la serranda, è penetrata nel negozio e ha preso a colpi di ascia e di bastone tutti gli arredi e le suppellettili del negozio, approfittando del fatto che l’attenzione di tutti era rivolta ai funerali.  
– Nessun ferito?  
– No, per fortuna in negozio non c’era nessuno, essendo giorno festivo.  
– Bisogna subito controllare se sono andati anche a casa di Sarfatti.  
– Me ne occupo subito, signor tenente.  
Alla fine della cerimonia funebre il tenente si avvicinò a Lynch e lo condusse con sé in ufficio.  Il giornalista si accomodò e con aria spavalda esordì: – Allora, ditemi, avete qualche novità per me come mi avevate promesso?  
– La stessa domanda che ho già fatto alla vedova Gallesi: mi sapete dire che rapporti c’erano fra la vittima e Sarfatti?  
– In realtà non credo che si frequentassero, e riguardo all’episodio di cui vi ha riferito la signora io non ero presente, ma credo che il barbiere si sia davvero infuriato e lo abbia minacciato di fargliela pagare.  
– Voi mi date una versione del tutto diversa da quella della signora, il fatto sembra molto più grave.  
– Sono sicuro che stava già meditando una vendetta... da quella gente c’è da aspettarsi di tutto!  
– Come una rasoiata alla gola, per esempio?  
– Certo! Lui si attardava spesso in negozio, avido com’è, per non perdere neanche un cliente. L’altra sera lo deve aver visto passare e, colto da un impeto d’ira, l’ha affrontato col suo vecchio rasoio e, dopo averlo ferito, lo ha abbandonato morente sulla scalinata e ha gettato l’arma nella spazzatura.  
– Molto strano...  
– Non vi convince la mia ricostruzione?  
– No  
– Perché? A me sembra logica.  
– Per il semplice fatto che io non vi ho mai detto che l’arma è stata ritrovata nella spazzatura, inoltre ho proibito ai miei uomini di parlarne con chiunque, giornalisti compresi. Voi non potevate saperlo, se non foste stato proprio voi a compiere il delitto!  
– Non mi fate ridere, tenente: perché mai avrei dovuto uccidere il mio amico Gallesi? – rise Lynch senza riuscire però a nascondere un tremito nella voce.  
– Proprio perché voi siete tutt’altro che un amico: mi pare evidente che i vostri rapporti con la vedova vanno ben al di là dell’amicizia. Inoltre, contrariamente a quanto mi avete appena dichiarato, sapevate benissimo della lite col barbiere e, dopo aver rubato il rasoio dal negozio, avete costruito una macchinazione prendendo due piccioni con una fava: liberarsi del marito scomodo e far incolpare di un delitto atroce il povero Sarfatti, al fine di sollevare l’opinione pubblica contro gli ebrei. È questo che vi hanno insegnato a Berlino? Voi siete in arresto per omicidio! Castelli, portatelo via!



Ultima modifica di emal il Gio Set 30, 2021 11:03 am - modificato 2 volte.

2Un'orrenda macchinazione Empty Re: Un'orrenda macchinazione Mer Set 29, 2021 11:45 am

Petunia

Petunia
Moderatore
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Ciao  @emal e complimenti per questo bel racconto. 
Mi piace moltissimo come scrivi. È il tipo di scrittura che riesce a far entrare subito il lettore in empatia. Ricca di immagini e al contempo semplice e asciutta. 
Ė un bel giallo dalle tinte noir e, a mio avviso, guadagnerebbe moltissimo se tu riuscissi a formattarlo meglio. Occorrono gli a capo, i dialoghi ugualmente sono poco leggibili inseriti nel fiume di parole.
Forse è solo un problema con l’editor del forum. Però fossi in te lo proverei a rieditare in modo da distendere la storia “sul foglio” e agevolare la lettura. Puoi variare anche la grandezza dei caratteri (devi selezionare il testo e utilizzare l’icona della A con la freccia bidirezionale rossa)
Comunque bravissima Un'orrenda macchinazione 1845807541


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Dodici voci si alzarono furiose, e tutte erano simili. Non c’era da chiedersi ora che cosa fosse successo al viso dei maiali. Le creature di fuori guardavano dal maiale all’uomo, dall’uomo al maiale e ancora dal maiale all’uomo, ma già era loro impossibile distinguere fra i due. (George Orwell)

3Un'orrenda macchinazione Empty Re: Un'orrenda macchinazione Gio Set 30, 2021 11:18 am

Petunia

Petunia
Moderatore
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Così va benissimo @emal


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Dodici voci si alzarono furiose, e tutte erano simili. Non c’era da chiedersi ora che cosa fosse successo al viso dei maiali. Le creature di fuori guardavano dal maiale all’uomo, dall’uomo al maiale e ancora dal maiale all’uomo, ma già era loro impossibile distinguere fra i due. (George Orwell)

4Un'orrenda macchinazione Empty Re: Un'orrenda macchinazione Gio Set 30, 2021 11:20 am

emal


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Grazie mille 😍

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