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Messaggio Da Hellionor Dom Gen 10, 2021 1:43 pm

- Ci pensi mai che potresti essere al Truman Show? Ci pensi mai che potresti essere Truman, tu? O io?
- Non ci avevo mai pensato, in effetti.


Avevo cominciato a selezionare gli uomini così, con questa domanda. Laura mi prendeva in giro.
- Non è molto diverso da quello che fai tu, Laura cara, quando chiedi il segno zodiacale.
- Ma smettila, cretina. Mica uno te lo dice così, se è un pazzo invasato come te. Tu che ancora controlli se ci sono le telecamere a casa mia.
- Non l'ho più fatto, dai. È che ti conosco dall'asilo nido, che ne so che non siamo tutte e due invischiate in qualche reality maxi?
- Siamo state a Londra, a Parigi, a Berlino. Intanto Truman non è mai stato in nessun posto che non fosse il suo misero paesello. A noi chi cazzo dovrebbe seguirci accaventiquattro?
- Infatti nessuno. Cosa credi, che sono pazza sul serio? Diciamo che ci penso, dai. Almeno due o tre volte (almeno quindici, in realtà) nell'arco della giornata.
- Periodo nero, eh, Agnese?
Il suo tono è annoiato, anche se in maniera velata. Come posso darle torto? Non mi sopporto io stessa, spesso e volentieri.
- Con il tipo com'è andata? - continua, con un tono più dolce.
- E come vuoi che sia andata? - vorrei dirle che è andata benissimo, che finalmente mi sento davvero felice, in quella maniera leggera delle prime uscite andate alla grande, che ti lasciano un sapore di casa - Male, è andata male. Quando gli ho fatto la domanda, mi ha guardata come se mi fosse spuntata una merda sulla fronte. Tempo cinque minuti e ha accampato una scusa; sparito.
- Be', non riesco a biasimarlo. - di nuovo lo stesso tono, che comincia a darmi fastidio.
- Ah, quindi sei dalla loro parte?
- Tu sei proprio cretina, lasciatelo dire.
- Grazie, lo so.
- Va be' dai, lasciamo perdere, scusa. Lo so che è difficile, lo so.
- No, Laura, non lo sai. Ma grazie lo stesso.
Sono dura come una roccia. Fuori. Ma dentro sono gelatina. Tremo tutta. Fuori roccia, dentro gelatina tremolante.
- Sono passati tre anni, Agnese.
- Lo so bene quanto è passato. Conto i minuti, cristo santo. I minuti. Lo so, lo so, che non lo troverò un altro come lui. E chi lo vuole, poi, uno come lui? Ma ne vorrei trovare uno che almeno riuscisse a stupirmi, proprio come faceva Marco. Poi magari torna, e mica mi posso innamorare di qualcun'altro così, senza pensarci.
- Non tornerà più, e devi smetterla di pensare che sia tutto un reality alla Truman Show o una roba virtuale alla Matrix. - non la conoscevo dura, Laura. Ora sì. - Questa è la realtà, Agnese. Marco è scomparso durante la sua ultima missione, Marco non tornerà. È praticamente certo che sia morto.
- Ma praticamente di cosa? Hai visto un corpo, tu? - sento che comincio a sfaldarmi, me ne devo andare – Dai, me ne vado a casa. Col tipo è andata male, con te pure. Oggi mi sa che non è giornata, Laura.
Ci salutiamo con un abbraccio tiepido e mi stringo nella giacca leggera mentre soffoco un insulto fra i denti. Si stancano tutti, di un amico fragile, prima o poi.
Perché, diciamocelo, siamo delle piaghe, grumi di bipolarità a spasso nel mondo. Liberi. Senza controllo.


Inseguo un amore che potrebbe essere morto. Che dovrebbe essere morto. Forse. Chissà. Truman.


- Potrebbe essere morto, Agnese. Hai capito? È praticamente certo che lo sia.
Assunta mi stringeva le mani, inondandole di lacrime. Un fiume di lacrime, le mie e le sue mescolate a bagnarci come pioggia acida.
- Ho capito, Assunta, ho capito.
Si è rotto qualcosa dentro, in quel momento. Disperso. Che parola ridicola. Grottesca. Vuol dire tutto e anche niente. Non ho capito del tutto, ecco la verità. Non voglio capire. Truman.
Ma intanto lui non c'è più, in un modo o nell'altro. Questo è.
Provo a farci i conti.
Ho provato a vivere di nuovo. Ma non posso fare a meno di pensare, al margine del mio cervello, che deve essere tutto un grande, enorme, bluff.
Perché proprio disperso?
Perché non posso vederlo, il suo corpo?
Se non lo vedo, non è vero.
Se non lo vedo, non può essere vero.
Punto.
Truman.
E come fai a vivere, come fai a voltare pagina?
Quale cazzo di pagina volti, se non sai che fine ha fatto il libro?
Allora ho pensato che effettivamente potrei essere in un reality o magari (questo fa più male, però) che sia morto davvero.
Alla fine preferisco vivere nella pazzia.
Preferisco. Posso sopravvivere, così.
Per tutti gli altri ormai è morto. Praticamente certo.
Non per me.
Truman.


Stamattina ci sono calata, nel mio reality. Tutto mio.
Mi sorprendo a salutare un'ipotetica telecamera. A ripetere quello che dice Truman nel suo show. Buongiorno e se non ci vedessimo più buon pomeriggio buonasera e buonanotte.
La risata mi sorprende, e per un attimo mi sento bene. Davvero bene.
Quasi in pace.
Se penso che sei morto quasi non riesco a respirare. E invece guardami adesso. Rido. Saresti fiero di me, lo so.


- Sarebbe bello invecchiare insieme.
Diceva.
- Basta trovare la formula giusta.
Rispondevo io, dentro felice ma anche, non lo so, potrei dire adesso che me lo aspettavo? Ma cosa, mi aspettavo?
Semplicemente avevo paura che non lo avremmo fatto. Non saremmo invecchiati insieme. Non noi.
Lui ne rideva, del mio pessimismo. Pessimismo cosmico, lo definiva. E mi chiamava Giacoma, quando esageravo.
Era fantastico, a volte.
Spesso, era solo un gran rompicoglioni. Spinoso, brusco, perso in altri problemi, altre questioni. Non era perfetto. Non è perfetto. Non lo è stato quasi mai.
Però… E basta solo il però, contiene tutta la nostra vita insieme.
Tutti hanno sofferto per Marco, ovvio che sì. Potrei dire: non quanto me. Ma chi sono io per giudicare il dolore degli altri?
Però loro ne sono usciti, in qualche modo, e invece io sono ancora qui, che affondo.
Devo fare qualcosa per uscirne.
Devo partire, posso partire. Posso trovare il corpo di Marco. Oppure no...
Truman.
Devo andare, cercare, indagare.
Non posso farne a meno.
Il mio nuovo mantra, che mi aprirà tutte le porte.
Non posso farne a meno.
Lo ripeto molte, moltissime volte.
A tutti quelli che mi chiedono perché. In ambasciata. Mentre organizzo il viaggio.
Lo dico con un sorriso mesto, di chi porta una croce troppo grande da raccontare.
E così mi sento.
Non posso farne a meno” è il mio scudo contro la razionalità.
E mi basta.
Oh, se mi basta.
Ci sguazzo nel mio dolore, nelle mie angosce. Nella mia pazzia. Ci sguazzo beata. Sono a un passo dal perdermici, per sempre.
Devo darmi una scossa, devo andare.
Truman.


Se sei morto davvero devo saperlo, Marco.
E se non sei morto ti riporto a casa, maledetto Truman show delle mie tasche.
Un rumore di passi interrompe le mie invettive. Sicuramente sembro una intenta a pregare, non una che sta bestemmiando e maledicendo la qualunque davanti a una tomba vuota.
Sono fiera della mia apparente dignità perbenista, quasi un filo bigotta. Se fosse un Truman show, sarei perfetta per la parte della protagonista.
- Hey, fiorellino.
Chi, chi si permette di chiamarmi come mi chiamava Marco, con la sua stessa inflessione forse quasi con la sua stessa voce?
Non mi volto, ho paura, non mi volto.
Ho paura.
- Si tratta di una cosa tipo Truman Show o più tipo schizofrenia galoppante?
Sento la mia voce, come lontana in un'altra dimensione.
Ho paura. Ancora.
- Direi più Chi l'ha visto? versione guerriglia quando il disperso non è più disperso, fiorellino.
- Quindi sei tu?
- Sono io.
- Perché?
E dentro ci metto tutto, tre anni nel fango a soffrire, a sperare, a sputare dolore. A diventare pazza.
- Era l'unico modo - gli trema la voce - dovevo capire la verità, arrivarci vicino, trovare una chiave… Era l'unico modo, fiorellino. L'unico… Ma ci sarà tempo, ne parleremo. Adesso, puoi voltarti?
È dietro di me, quasi a un passo.
- Gli ideali rovinano sempre le storie d'amore, e io ormai sono pazza, questo lo sai, sì? Pazza.
- Lo so. Ma guarirai, o magari no e allora saremo pazzi insieme. Puoi voltarti, fiorellino?
Cominciano a tremarmi le spalle.
- Agnese, fiorellino? Ti prego. La missione è finita. Sono qui e non me ne andrò più.
- Io lo sapevo, ah, come me la godo. Io lo sapevo che eri ancora vivo, brutto bastardo!
Mi volto.
È a un passo.
- Oramai, tra di noi, solo un passo, io vorrei non vorrei ma se vuoi…
Canticchio, sottovoce.
- Sei bello. Ancora.
- Anche tu.
- Sono anche pazza.
- Lo so. È praticamente certo che tu lo sia.
- Voglio che ti sia ben chiaro.
Allungo una mano, la guancia è ruvida al tatto. Come una cosa vera.
- Sei vero? Non sei un'allucinazione?
- Sono vero, fiorellino. Sono tornato.
Sicuramente domani gli rinfaccerò il silenzio, tombale proprio, nel quale mi ha lasciata marcire per tre anni. Lo farò, certo. Non posso farne a meno.
Ma ora lo abbraccio, sì. Ora lo abbraccio.
Vaffanculo, Truman.
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Messaggio Da Petunia Mer Gen 13, 2021 9:10 am

Ciao Ele


Un racconto nuovo di pacca. L’ho letto più di una volta perché lo trovo pieno di sfumature ed emotivamente coinvolgente. 
Lui è partito per una missione (forse un militare o un medico) in un Paese dove c’è guerra. Gli uomini combattono, le donne restano a casa. E soffrono. Agnese ha trovato la maniera di sublimare il proprio dolore raccontandosi che la realtà è diversa da quella che percepisce. Non è un sogno è un Truman Show.  È profonda l’analisi psicologica, sono stupende certe verità che lasci grondare nel testo

Ci salutiamo con un abbraccio tiepido e mi stringo nella giacca leggera mentre soffoco un insulto fra i denti. Si stancano tutti, di un amico fragile, prima o poi. 
Perché, diciamocelo, siamo delle piaghe, grumi di bipolarità a spasso nel mondo. Liberi. Senza controllo. 


Tenero il colloquio con la madre di Marco; immagino la figura di Assunta. Un diverso modo di elaborare il dolore. Assunta è rassegnata ad aver perso il figlio. Non altrettanto Agnese. 
Lieto fine a parte che comunque soddisfa, ho trovato perfetto il graffio che hai inserito: Sicuramente domani gli rinfaccerò il silenzio, tombale proprio, nel quale mi ha lasciata marcire per tre anni. Lo farò, certo.
Una bella storia intensa, emotiva, che parla d’amore in un modo speciale come le tue donne. Vere.
Proprio piaciuta tanto.
I love you

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C’è qualcosa di delizioso nello scrivere le prime parole di una storia. Non sai mai dove ti porteranno.
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Messaggio Da Ospite Mer Gen 13, 2021 9:30 am

Storia perfetta per 'Chi l' ha visto'. Sparizione, apparizione.
Traguardi emozionali appariscenti, ma meno convincenti di altre storie, da te meravigliosamente narrate.

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Messaggio Da Byron.RN Sab Gen 30, 2021 4:02 pm

Nella canzone Disamistade De André cantava che per tutti il dolore degli altri è dolore a metà.
Gli anni possono pure passare, le ferite si rimarginano, ma non smettono mai di pulsare. Il dolore è sempre qualcosa di soggettivo, nonostante la vicinanza degli altri è sempre il singolo che deve riuscire a venirne fuori e per non affondare ogni mezzo è quello buono. Agnese il suo metodo lo ha trovato; chi le sta vicino può pensare che sia paranoica, Agnese stessa può darsi della pazza, ma il suo metodo personale è servito per farla andare avanti.
Trovo che la sua lotta per non impazzire veramente, la sua resistenza o meglio, la sua resilienza, sia stata davvero ben rappresentata.
Poi arriva il finale e lì, dopo varie letture ancora non riesco a farmi un'idea precisa. C'è davvero il lieto fine? Agnese e Marco finalmente si incontrano per davvero? Marco rimane sul vago, senza spiegare molto, dice solo che la missione è finita finalmente e tutto può riprendere da dove avevano lasciato. Oppure ci troviamo di fronte alla resa della ragione di Agnese? Davanti a quella tomba vuota la tua protagonista capisce che non c'è speranza, e allora la ragione vacilla e lei si immagina quel dialogo che avrebbe tanto voluto ascoltare.
Onestamente la cosa non è tanto importante, ognuno può tranquillamente propendere per la soluzione che meglio lo soddisfa.
Brava Ele, sei riuscita a rendere bene la situazione di stress psicologico della tua protagonista, la sua voglia di non cedere di fronte alla difficoltà che ha dovuto contrastare.
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Messaggio Da Hellionor Lun Feb 01, 2021 9:35 am

Grazie dei commenti ragazzi.
Questi racconto lo avevo scritto sulla base di un sogno e di quella frase iniziale "ci pensi mai che potresti essere al Truman show" che è un a domanda che spesso in momenti particolari della mia vita mi sono rivolta da sola.
Ovviamente la protagonista mi somiglia, io un po' pazza lo sono, alle volte ancora penso di essere in un reality gigante e aspetto con terrore quando scoprirò che è davvero così e che tutte le volte che mi sono infilata le dita nel naso o grattata il fondoschiena qualcuno sia rimasto a osservarmi mangiando pop corn.
La vera pazza sono io, diciamocelo.
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Messaggio Da Ospite Gio Feb 04, 2021 12:51 am

Ti dirò, mi piace l'idea ma l'esecuzione non è, a mio avviso, delle migliori. La prima parte, quella del dialogo con l'amica, mi è piaciuta così come il primo pezzo del "monologo interiore" poiché mi sono parsi molto realistici e ben studiati. Poi, però, mi sembra che il dialogo interno della protagonista si protragga per troppo tempo e più o meno resta sempre uguale. Infine, la conclusione rovina un po' la suspense costruita fino a quel momento, e anche se restando sul vago si può comunque pensare che sia tutto frutto dell'immaginazione di Agnese, fatto sta il racconto si interrompe troppo bruscamente con un colpo di scena che vorrebbe esserlo ma non lo è.

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Messaggio Da Hellionor Gio Feb 04, 2021 10:06 am

Ti ringrazio del commento.
alla prossima
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Messaggio Da Ospite Lun Feb 08, 2021 3:21 pm

Riletto. Perchè questo racconto non ha altro scopo che essere una piacevole lettura, è ci riesce.
Sarebbe sbagliato cercare morali o segnali nascosti. 
Quando leggo un libro mi interessa avere qualcosa tra le mani che renda meno disperato il periodo che stiamo vivendo.

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Messaggio Da Susanna Mar Nov 30, 2021 5:54 pm

Hellioor, in Dt si fanno scorpacciate di bei racconti, stili differenti e interessanti, storie particolari che fanno piacevole compagnia, come questo, pur nella durezza, a mio parere, dell’argomento trattato.
Una mancanza, per di più drammatica per le cause che l’hanno determinata - e come in questo caso, il non poter avere non solo la certezza di tale mancanza ma neanche un corpo che la “certifichi” e sia un punto fermo per l’accettazione - è sempre un evento di una potenza tale che solo vivendola la si può comprendere. Qui hai messo in campo una potenza di fuoco davvero non da poco, per far comprendere al lettore la complessità di certi momenti, e di quanto possano cambiare la vita e le percezioni di una persona.

Trovo molto reale e comprensibile la reazione di Agnese, anche il suo timore di essere pazza nel perseguire l’idea che il suo uomo non sia davvero morto, una speranza che la porta a rinunciare di rifarsi una vita.
Il finale mi ha spiazzato. Francamente non ho capito se lui è tornato davvero
Allungo una mano, la guancia è ruvida al tatto. Come una cosa vera.
oppure se il malessere di Agnese è arrivato al punto da immaginarlo accanto a lei, come fossero protagonisti di un reality con tanto di lieto fine. Ho optato per la seconda scelta: quel dialogo così doloroso, denso di emozioni, l’ho legato più allo strazio di sapere che tutto è immaginario, nella sua mente, ma al contempo tanto vero da poter essere toccato. È una sensazione molto particolare, è anche difficile esprimerla.
Se invece lui torna, ecco la paura di Agnese, paura che la realtà non sia tale, che sia un sogno che si realizza restando la paura che non sia vero. rimandando al giorno dopo le recriminazioni per il lungo silenzio.
Era l'unico modo - gli trema la voce - dovevo capire la verità, arrivarci vicino, trovare una chiave… Non ho trovato appigli a comprendere a quali verità lui si riferisse, o magari proprio mi ha tanto preso Agnese che non l’ho capito.
Di questo racconto mi sono piaciuti soprattutto i dialoghi (con un dialogo fatto bene mi comprate): reali, non studiati per l’economia del racconto. Mi pareva proprio di essere lì con voi, spettatrice invisibile che sposta lo sguardo da una all’altra, ricevendo da entrambe sensazioni quasi tattili. Non è da tutti quindi ti faccio ancora tanti complimeni: la classe non è acqua.

 
Si stancano tutti, di un amico fragile, prima o poi. Questa frase mi ha colpito, soprattutto per la verità sottostante. Essere di aiuto a una persona fragile è difficile, temi di sbagliare aggravando la situazione; comporta impegno, fatica; ed entra in gioco anche il timore di finire altrettanto fragili.
 
Una sola nota: hey  lo scrivo di solito Ehi

______________________________________________________
"Quindi sappiatelo, e consideratemi pure presuntuoso, ma io non scrivo per voi. Scrivo per me e, al limite, per un'altra persona che può capire. Spero di conoscerla un giorno… G. Laquaniti"
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Messaggio Da caipiroska Sab Feb 12, 2022 12:51 pm

Ma che bello questo brano!
Mi è molto piaciuta la sensibilità e la delicatezza che hai usato per rendere la fragilità di Agnese, il suo esserci e non esserci allo stesso tempo. Metti al centro del testo l'irraggiungibilità di certe persone, come siano talmente nel profondo che sembra nessuno possa più aiutarle. Un'altra caratteristica del testo è che non mi sono mai persa, hai tracciato una linea ben marcata e ci hai ricamato intorno una personalità ferita e molto credibile. Bella la fuga della realtà che s'inventa Agnese, bello che lui torni e la trovi rotta.
Ho letto So chi sei della Barbato e devo dire che Agnese mi ha ricordato un pò la protagonista con una differenza però: il libro della Barbato è lungo, noioso e molto pesante (fa parte di una trilogia che non leggerò), mentre la tua Agnese è più umana, la sua follia più comprensibile e parla di verità che può capitare di vivere nel quotidiano.
Insomma, sei stata più avvincente te che la Barbato!
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