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La sacra impudicizia - sesta parte

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Messaggio Da digitoergosum Dom Mag 23, 2021 10:24 am

Le parole che non ti ho detto:

La morale
 
< Perché Suor Maria l’ha fatto, Signore? Dammi delle risposte, fammi capire! Niente…taci, come sempre! Sono quei momenti dove vorrei prenderti a pugni. Qui da noi sono cazzi, scendi giù da quella croce porca miseria! >
Ezio passeggiò inquieto misurando i pochi metri concessi di parlatorio. Non gli era mai successo, stava bisticciando con Dio, stava bestemmiando, gli riusciva facile dopo i fatti accaduti qualche giorno prima, dopo che aveva pensato che Dio non esiste. Stava scoprendo un nuovo modo di pregare condotto dal scetticismo, dalla paura e dalla disperazione, stava scoprendo che si può smettere di credere in Lui e continuare a parlargli. 
Il Brigadiere Donella Imperato, così poco femminile sotto il maglione verdastro e la cravatta grigia d’ordinanza, stretta in quella uniforme invernale che mortifica i piccoli seni, lo guardò e controllò, non si poteva sapere cosa potessero arrivare a fare questi ospiti, ne vide di situazioni strane nei dodici anni trascorsi tra celle e parlatori. Provò a essere premurosa, sapeva fingere, anni e anni di esercizio, e spesso ci scappava da parte degli ospiti un pacchetto di sigarette che fumava di nascosto in gabinetto, con la finestrella aperta, il fumo li indirizzato.
-          Padre, è pallido, sta sudando, non fa caldo qui. Sta bene? Le chiamo un medico? …Padre…? –
-          Come…? No grazie, sto bene. Sto…ma mi lasci in pace! No…Aspetti…! Quando arriva Sorella Maria? –
-          Sorella chi? –
-          Si…maledizione…Silvia Bacigalupo. Sono qui da venti minuti e ancora non è arrivata. –
Era un Frate, quello? Sapeva dove si trovava? Donella avvicinò la mano al manganello appeso alla cintura, un riflesso, una difesa ormai diventata gesto istintivo, poi guardò distrattamente l’orologio a muro con la pubblicità dell’Oro Pilla, qualcuno l’aveva appeso sopra il crocefisso invece che sotto, e altrettanto distrattamente tacque alzando spallucce con gradi argentati. 
Ezio era nervoso, impaurito da un confronto che poteva distruggerlo. Era arrabbiato. Col secondino, col mondo, con quel Dio in cui non credeva più. Aveva paura di Sorella Maria, di Silvia, doveva vederla ma non voleva vederla.
<  Sì, non è stata Suor Maria, è stata Silvia a uccidere, anche qui in carcere lo sanno, maledizione. Perché me lo suggerisci? Ma con chi sto parlando? Con Te, Dio? Con me stesso? Non esisti, non mi proteggi quindi non esisti. Nemmeno Silvia ha avuto un motivo per ucciderla. Si volevano bene, erano sorelle. Non sto giocando con le parole, porca miseria, erano veramente come sorelle! E cosa c’entro io? Che colpa ne ho? L’ho salvata! Era una tossica! >
Sette anni prima, quando studiava al Convento di Torre de Francisi, ventiseienne, aveva incontrato un genitore affranto, Gianni Bacigalupo, il contadino che ogni tanto aiutava Frate Bernardo a vangare l’orto entro le cinta del seminario. L’aveva scorto a piangere dietro le fioriere vuote, seduto per terra, leggeva dei referti medici. Riguardavano la figlia Silvia. “…disturbi della condotta, deficit dell’attenzione con iperattività, disturbo bipolare in comorbidità con il disturbo da uso di sostanze”. Non capiva tutto, ma quell’uso di sostanze le era ben chiaro, conosceva il problema. Silvia era una ragazza con problemi caratteriali che la morte della madre avevano aumentato e aveva deciso di auto curarsi, l’eroina era la cura. Ne stava diventando dipendente. Gianni si fece spiegare da Ezio quei referti medici, ascoltava, piangeva stretto entro le spalle, passivo e dimentico di ogni dignità. Ezio si commosse, le disse che nel pomeriggio sarebbe andato a trovarlo nella casa di campagna appena fuori il paese, che avrebbe parlato con la figlia. La trovò nella sua camera da letto. Vestiva una gonna a fiori cortissima, la camicia bianca e scollata su un seno senza reggiseno, un trucco esagerato, rossetto rosso vinaccia. Esibiva uno sguardo enigmatico quanto determinato, indifferente eppure provocante, pronta a svestirsi dietro il binario morto, tra le sterpaglie, su quel materasso che di notte serviva ai barboni, per procacciarsi la dose. Gianni li lasciò soli, quel santo ragazzo avrebbe potuto salvare Silvia quel giorno.
< Lo so, lo so! Lo ricordo bene! Erano gli stessi vestiti di quel giorno! Come ha fatto a tenerli per tutti questi anni? Dove li aveva nascosti? Perché è venuta vestita così al mio sacerdozio? Non posso essere uomo, ho il tuo esempio che sei morto in croce. Anzi, diciamola tutta, ci hai fatto morire tuo figlio! Ora che fai, vieni a farmi la morale? >
Stava male, i muscoli contratti e doloranti, una gran voglia di fuggire.
< E’ stato un momento, uno sbandamento, una pulsione. Cosa potevo fare, mio Signore? La pena nel vedere quello scricciolo di ragazzina, le ossa da uccellino, due occhi accesi, furenti di malattia in un corpo nervoso, e quel sentimento di pietà l’ho scambiato per brama. Non volevo, e non ho fatto nulla, nulla! Ho resistito. Ho capito che lei ha capito, che mi stavo infognando sul suo seno. Cosa vuoi che ti racconti? Che mi racconti? C’è voluto un mese per salvarla, e in quel mese, lo so, si è invaghita di me. E lei sapeva che io lo ero di lei, che resistevo. Sapevo, e sapeva, che quella missione che dicevo dedicata a Te era il modo più sano e insincero per nutrire la mente di voglie che non potevo soddisfare senza offenderti, senza ripudiare la mia scelta di vita. Perché me l’hai fatta incontrare? >
-          Sono trascorsi venti minuti, Guardia! Dov’è Silvia Bacigalupo? Ma siete tutti così lenti qua dentro? Parlerò col Padre Confessore del carcere e anche col direttore di questo Istituto così…così lento! –
Di nuovo Donella non gli rispose, alzò il telefono che squillava, rispose continuando a guardare Ezio di sottecchi.
< Perché ora dovrei incontrarla, Signore? Cosa posso darle che non può darle il confessore del carcere? Ma lei può distruggermi, lo sai, maledizione! Potrei ammalarmi, potrei lasciare il sacerdozio, fai qualcosa, aiutami! >
-           Guardia…Guardia!... –
Donella era ancora al telefono, le fece un gesto, doveva aspettare che finisse di parlare.
< Starà parlando del suo immondo ciclo con qualche sua collega, quella stronza! Non capisce! E tu non fai nulla, Dio! Nulla! >
-        -  Guardia, mi apra la porta, mi faccia uscire! Non voglio più parlare con Suor…con Silvia Bacigalupo. Mi faccia uscire subito! -
Il secondino terminò la telefonata, andò da Ezio e le disse:
-          Padre, Silvia Bacigalupo si è suicidata, l’hanno trovata impiccata cinque minuti fa. Mi dispiace –
Ezio restò muto, incredulo, di primo acchito addolorato, frastornato, con le gambe che si afflosciavano. Si risvegliò nella brandina dell’infermeria del carcere, ricordò tutto, guardò il crocefisso.
-         <  Allora forse esisti, Dio. Ma sei arrivato tardi, mi hai perso. >
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La sacra impudicizia - sesta parte Empty Re: La sacra impudicizia - sesta parte

Messaggio Da mirella Gio Dic 09, 2021 7:46 am

Caro Digito, la lettera sembra elemento peculiare della tua scrittura, come si evince dal titolo di un altro tuo lavoro “La lettera dimenticata”. In quel racconto i tempi della storia attraverso la costruzione dell’intreccio e il gioco di flashback e flashforward risultano meglio amalgamati, ma forse la mia impressione deriva dal fatto che quella è un’opera conclusa, mentre qui leggiamo una storia ancora in fase di elaborazione.
Dalla lettura delle altre parti ho ricavato l’impressione che tu abbia lavorato a mettere insieme gli elementi della trama, ansioso quasi di arrivare al finale, trascurando la struttura.
Ne risulta una esposizione frettolosa, con ellissi troppo lunghe, un vero e proprio salto – per esempio dalla prima parte alla seconda ̶ che mette il lettore in difficoltà nel seguire il filo conduttore di azioni e accadimenti.
Secondo il mio parere, occorre una revisione per riempire i buchi tra un’azione e l’altra e ricucire meglio i pezzi della storia che mi sembra intrigante e in grado di coinvolgere il lettore.

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La sacra impudicizia - sesta parte Empty Re: La sacra impudicizia - sesta parte

Messaggio Da Achillu Lun Mag 08, 2023 2:48 pm

Ciao Digito.

La mia mente si è persa nei meandri della cronologia. Ezio vede Silvia il giorno della propria ordinazione con addosso gli stessi vestiti che aveva quando lei era una ragazza tossicodipendente qualche anno prima, quando l'ha conosciuta ma lui era già ordinato. E questa non è l'unica, è la principale crepa nella cronologia. Quindi mi viene da pensare che quello che stiamo seguendo non è un racconto ma qualcosa di immaginario in una mente malata oppure un racconto in cui il tempo ha dei flussi non lineari.
E questo senso di disagio mi accompagna in tutta la lettura. Come mai Silvia era conosciuta? Perché gli investigatori sono andati diretti da lei? Ci sono ancora tante cose da chiarire.

Grazie e alla prossima.

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