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Per Tommy

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1Per Tommy Empty Per Tommy Gio Apr 01, 2021 6:09 pm

Susanna

Susanna
Padawan
Padawan
Questo non è un racconto.
Il 2 aprile 2006 scrissi queste righe ad un poliziotto che avevo conosciuto, uno che con le parole ci sa fare e che le parole le sa ascoltare. Non so se le abbia lette. Oggi le ho riprese perchè Tommy, non ogni anno ma ogni giorno, vive nei ricordi di tante persone che quella notte non volevano credere alla notizia del suo ritrovamento.
Ogni anno mi rileggo queste parole, mai abbellite o corrette, perchè non voglio dimenticare non solo quegli occhioni azzurri, ma il disgusto, la ripugnanza verso i suoi assassini, che purtroppo ancora respirano, ridono e sperano nel perdono.



Carissimo Mimmo, scuserai l’intrusione nella tua privacy ma oggi ho bisogno di… non lo di che cosa ho veramente bisogno, forse solo di provare a descrivere quello che sto provando, perché oggi solo le parole non bastano, ci vogliono anche i pensieri e bisogna metterli in ordine, perché sono troppo confusi.
E oggi non mi basta condividere queste cose con il mio compagno, che figurati se non mi capisce: ho bisogno di condividerle con un amico, forse una parola esagerata per quel poco che ci conosciamo, ma io ti considero così.
Ho bisogno di una persona che abbia vissuto cose simili sulla propria pelle, e che spero non mi giudichi ma comprenda.
Non posso chiederti come si fa a non farsi travolgere così tanto da certi sentimenti perché forse non lo sai neanche tu, nonostante le barriere che probabilmente hai dovuto imparare ad alzare in certe circostanze. Non che ci creda molto al fatto delle barriere, ma deve essere così altrimenti non ha senso che Voi poliziotti riusciate ad essere lì, ogni giorno.
Avrai già capito che si tratta di Tommaso. Ieri sera, quando ho sentito la notizia, a parte il non volerci credere subito, sono rimasta talmente attonita che mi sembrava di non provare niente.
Ma oggi i pensieri sono tutti per quell’esserino. È una bellissima giornata e non mi sembra giusto, N. è invasa dalle bancarelle, da auto, moto, gente impegnata fino allo stravolgimento nello “shopping”, e non mi sembra giusto. Dalle finestre aperte entrano risate, brontolamenti di bambini e mariti stanchi, un chiacchiericcio allegro e non mi sembra giusto.
Oggi niente mi sembra giusto.
Quanta rabbia ci può essere dentro una lacrima? E quante lacrime dietro la rabbia che sto provando in queste ore?
Troppa. Troppe. E inutili, perché Tommaso non tornerà mai in vita, per quante lacrime mamme e papà possano piangere e per quanta rabbia possano gridare silenziosamente.
Tommy aveva tanti papà e tante mamme che in queste settimane avranno ripensato alle sensazioni che si provano nello stringere un piccolo corpicino tiepido, sentirne l’odore, quell’odore straordinario che hanno i bambini, che sa di capelli finissimi, di pelle delicata, di borotalco, di pulito.
Pulito dentro e fuori, come vorrei sentirmi adesso.
Sto piangendo e non me vergogno ripensando all’immenso desiderio di protezione che senti quando vedi il tuo cucciolo tentare i primi passi, e lo vedi così fiero di quel primo traguardo che lo porterà lontano.
Lisa mi ha regalato una piccola targhetta, proprio nei giorni in cui la sua decisione di spiccare il volo mi stava facendo soffrire. C’è scritto: Le mamme stringono le mani dei loro bimbi per un po’ ed i loro cuori per sempre.
Non so chi l’ha scritta, magari per lui o per lei era solo lavoro: una frase scovata chissà dove, una foto di un bocciolo di fiore da abbinare, un cartellino con il prezzo e via.
Sto piangendo e non me ne vergogno. Piango pensando al gelo e al freddo che stanno provando Paolo e Paola: se Tommy fosse stato trovato vivo avrebbero attinto da quell’esserino la forza di superare lo stravolgimento delle ultime settimane, quel frugare nelle loro vite, nei loro errori e nelle loro debolezze, ma anche nella più ordinaria delle quotidianità. Ma Tommy questa forza non gliela può più dare. Dovranno trovarne altra, e sarà crudele.
Sto piangendo e non me ne vergogno, guardando gli occhioni di Tommy, splendidi e limpidi come solo gli occhi dei bambini possono essere, pieni di meraviglia per ogni cosa nuova, con la fiducia incrollabile verso le persone che li amano. Verso TUTTE le persone.
I bambini, per quanto timidi siano, non abbassano mai gli occhi, e se lo fanno è solo per un primo momento di timidezza: non hanno niente da nascondere, non hanno ancora imparato la vergogna della menzogna, la brutalità della cattiveria.
Si fidano: quello sguardo diretto si perderà col tempo, con le esperienze, le disillusioni, fino a quando non lo ritroveranno negli occhi di un bimbo, magari il loro bimbo.
Sto piangendo perché ho provato una voglia tremenda di vendetta: ho voglia di fare male a quelle persone, non una volta sola, ma tante volte quante sono le lacrime che in queste settimane sono state versate, vorrei che davvero scattasse quel “codice d’onore” che si dice ci sia tra i carcerati, giustizia assoluta verso chi fa del male a degli angeli.
Sto piangendo perché questa voglia mi fa sentire primitiva e barbara, come quando ancora gli uomini non avevano delegato alla “giustizia” il desiderio di vendicare un’offesa, ma il tutto semplicemente ad un boia e ad un processo dal risultato scontato. Sto male perché ho desiderato che chi si sta occupando di quelle bestie in queste ore potesse spogliarsi della divisa, dimenticarsi di avere un dovere e …
Lo sai quello che ho desiderato, vero?
Penso proprio di sì.
Ma sarebbero sempre mani di altri, che dovrebbero trovare quel coraggio che io non troverei mai, e questo non è giusto, forse non è neanche giusto pensarlo. Ma umano sì.
Sentirsi così è tremendo, ma se penso alla paura che deve aver provato quel bambino, che non aveva ancora del ragionamento suoi per poter comprendere cosa significasse essere strappato dal seggiolone, portato fuori al freddo, al buio, senza poter vedere in viso quelle persone, senza poterle magari riconoscere e tranquillizzarsi
Le mie paure sono insignificanti, mentre ci sono quelle di Paolo e Paola, inimmaginabili se non le provi sulla tua pelle e se non hai un figlio.
Ho paura, Mimmo, paura di pensare che, se le cose sono davvero andate come fino ad adesso sembra, sia stato un padre a uccidere un bambino, magari guardandolo negli occhi, e solo perché piangeva.
Un uomo, un padre, che non ritorna in sé neanche davanti ad un bambino che piange e che ha paura, ma che razza di uomo è?
E per che cosa poi? Per dei soldi? Per una manciata di maledetti, fottutissimi soldi, che sarebbero probabilmente volati via in debiti da pagare o nello sballo di qualche settimana di lusso, semmai fossero riusciti a ottenerli. E finiti quelli, di soldi?
È la grettezza delle motivazioni che ci deve far riflettere, perché di episodi come questi ne stanno succedendo troppi.
Adesso non piango più: mi sento vuota e indifesa. Indifesa perché questo orrore è stato commesso da una persona normale, che potrebbe essere il tuo vicino di casa,  con cui magari avresti commentato le notizie giorno per giorno e che continuava a vivere giorno per giorno come se nulla fosse.
Mi sto anche chiedendo se davvero esiste quel Dio che ci hanno assicurato essere giusto e onnipotente ma che lascia succedere queste cose.
Tra qualche giorno queste emozioni si placheranno, perché la vita continua, perché è sempre così dopo qualunque tragedia che non ti tocchi veramente da vicino: magari rileggendo queste frasi mi verrà da dire che se non te le avessi mandate avrei fatto miglior figura.
Ma adesso non mi importa.
Perdona ancora di aver approfittato della tua cortesia e della tua pazienza.


https:


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"Lui sapeva che che scrivere che non si può scrivere è comunque scrivere." Enrique Vila-Matas da La compagnia di Bartleby

Per Tommy 16157211

2Per Tommy Empty Re: Per Tommy Ven Apr 02, 2021 10:27 am

digitoergosum

digitoergosum
Younglings
Younglings
@Susanna ha scritto:Ciao Susanna. Ti ho letta 20 minuti fa sul cellulare e ho cominciato a risponderti, ma mi sono reso conto che dovevo farlo dal PC. Così, anche se stamattina avevo altre incombenze, le ho rinviate e ora sono davanti a una tastiera fisica. Ho sentito forte questa lettera a un poliziotto, soprattutto perché fino a quattro anni fa facevo quel mestiere, comandavo una Stazione Carabinieri.
Non potevo scriverti dal cellulare, come quasi sempre faccio coi racconti degli altri o commentando i miei, perché ciò di cui ci rendi partecipi non può essere valutato per la forma, la punteggiatura, la coerenza o l'originalità. Non mi interessa, forse nemmeno a te, dirti se ho trovato qualche refuso. Vado al cuore di ciò che hai postato.


"Non posso chiederti come si fa a non farsi travolgere così tanto da certi sentimenti perché forse non lo sai neanche tu, nonostante le barriere che probabilmente hai dovuto imparare ad alzare in certe circostanze. Non che ci creda molto al fatto delle barriere, ma deve essere così altrimenti non ha senso che Voi poliziotti riusciate ad essere lì, ogni giorno."



Ricordo molto bene i miei due primi approcci con l'impatto emotivo con cui bisogna fare i conti col mestiere del poliziotto. Ti descrivo il secondo, perché il primo è talmente macabro che risulterebbe di cattivo gusto. Una notte ho rilevato un incidente stradale mortale. Alle quattro del mattino, con tutta la sensibilità che mi riusciva, sono dovuto andare a casa del ragazzo deceduto per informare la sua famiglia. Sono stato preso a pugni isterici dalla madre del ragazzo, che diceva che non era vero, che non accettava la notizia, per poi crollare a cercare conforto tra le mie braccia. E quindi, si, se non ergi delle barriere rischi di essere letteralmente travolto da questo mestiere. E comunque non sempre funziona, anche verso la fine della mia attività lavorativa mi sono imbattuto in situazioni che hanno sgretolato queste barriere. Anzi, più mi avvicinavo al termine della professione e più "tornavo indietro".




"Tommy aveva tanti papà e tante mamme che in queste settimane avranno ripensato alle sensazioni che si provano nello stringere un piccolo corpicino tiepido, sentirne l’odore, quell’odore straordinario che hanno i bambini, che sa di capelli finissimi, di pelle delicata, di borotalco, di pulito."



Anche tanti nonni. Sono nonno da quasi cinque mesi e al cospetto della creatura torno a essere un po' bambino. E sento l'odore straordinario del mio Michelino anche a 60 chilometri della distanza che mi divide da lui. 



"Sto piangendo perché ho provato una voglia tremenda di vendetta: ho voglia di fare male a quelle persone, non una volta sola, ma tante volte quante sono le lacrime che in queste settimane sono state versate, vorrei che davvero scattasse quel “codice d’onore” che si dice ci sia tra i carcerati, giustizia assoluta verso chi fa del male a degli angeli.
Sto piangendo perché questa voglia mi fa sentire primitiva e barbara, come quando ancora gli uomini non avevano delegato alla “giustizia” il desiderio di vendicare un’offesa, ma il tutto semplicemente ad un boia e ad un processo dal risultato scontato. Sto male perché ho desiderato che chi si sta occupando di quelle bestie in queste ore potesse spogliarsi della divisa, dimenticarsi di avere un dovere e …
Lo sai quello che ho desiderato, vero?
Penso proprio di sì."




A quel tempo è stata la tua reazione emotiva, il tuo sentimento. Eppure hai tanta sensibilità e intelligenza da porre la domanda e già anche darti la risposta. Questa "voglia" ci rende barbari. Ho "lavorato" su me stesso per tutti i 40 anni di servizio per non diventare barbaro, penso di esserci riuscito o quantomeno avvicinato. Pur sapendo quello che hai desiderato, quel spogliarsi della divisa vuol dire porsi su un piedistallo con la patente di poliziotto, giudice, esecutore della sentenza sulla scorta delle forti emozioni, quindi non equilibrato. Che poi non sia facile restare "vestiti" è un altro paio di maniche. 



"Ma sarebbero sempre mani di altri, che dovrebbero trovare quel coraggio che io non troverei mai, e questo non è giusto, forse non è neanche giusto pensarlo."




Infatti.




Ecco, questo tuo testo mi ha toccato. Mi ha toccato il ricordo di Tommy, a cui non pensavo da anni. Mi ha toccato il bisogno di scrivere a un poliziotto, poche volte è capitato a me di ricevere lettere come queste. Sono lettere che fortificano l'uomo in uniforme, che fanno bene, e sono troppo poche. 
Grazie di aver condiviso con noi questo tuo ricordo. E ora torno al mio mondo di fantasia, di racconti veri, perché tanto della vita reale legata al mio trascorso lavoro voglio seppellirlo col bello e coi sentimenti. Ciao.

3Per Tommy Empty Re: Per Tommy Ven Apr 02, 2021 10:53 am

Susanna

Susanna
Padawan
Padawan
@digitoergosum ha scritto:
@Susanna ha scritto:Ciao Susanna. Ti ho letta 20 minuti fa sul cellulare e ho cominciato a risponderti, ma mi sono reso conto che dovevo farlo dal PC. Così, anche se stamattina avevo altre incombenze, le ho rinviate e ora sono davanti a una tastiera fisica. Ho sentito forte questa lettera a un poliziotto, soprattutto perché fino a quattro anni fa facevo quel mestiere, comandavo una Stazione Carabinieri.
Non potevo scriverti dal cellulare, come quasi sempre faccio coi racconti degli altri o commentando i miei, perché ciò di cui ci rendi partecipi non può essere valutato per la forma, la punteggiatura, la coerenza o l'originalità. Non mi interessa, forse nemmeno a te, dirti se ho trovato qualche refuso. Vado al cuore di ciò che hai postato.


"Non posso chiederti come si fa a non farsi travolgere così tanto da certi sentimenti perché forse non lo sai neanche tu, nonostante le barriere che probabilmente hai dovuto imparare ad alzare in certe circostanze. Non che ci creda molto al fatto delle barriere, ma deve essere così altrimenti non ha senso che Voi poliziotti riusciate ad essere lì, ogni giorno."



Ricordo molto bene i miei due primi approcci con l'impatto emotivo con cui bisogna fare i conti col mestiere del poliziotto. Ti descrivo il secondo, perché il primo è talmente macabro che risulterebbe di cattivo gusto. Una notte ho rilevato un incidente stradale mortale. Alle quattro del mattino, con tutta la sensibilità che mi riusciva, sono dovuto andare a casa del ragazzo deceduto per informare la sua famiglia. Sono stato preso a pugni isterici dalla madre del ragazzo, che diceva che non era vero, che non accettava la notizia, per poi crollare a cercare conforto tra le mie braccia. E quindi, si, se non ergi delle barriere rischi di essere letteralmente travolto da questo mestiere. E comunque non sempre funziona, anche verso la fine della mia attività lavorativa mi sono imbattuto in situazioni che hanno sgretolato queste barriere. Anzi, più mi avvicinavo al termine della professione e più "tornavo indietro".




"Tommy aveva tanti papà e tante mamme che in queste settimane avranno ripensato alle sensazioni che si provano nello stringere un piccolo corpicino tiepido, sentirne l’odore, quell’odore straordinario che hanno i bambini, che sa di capelli finissimi, di pelle delicata, di borotalco, di pulito."



Anche tanti nonni. Sono nonno da quasi cinque mesi e al cospetto della creatura torno a essere un po' bambino. E sento l'odore straordinario del mio Michelino anche a 60 chilometri della distanza che mi divide da lui. 



"Sto piangendo perché ho provato una voglia tremenda di vendetta: ho voglia di fare male a quelle persone, non una volta sola, ma tante volte quante sono le lacrime che in queste settimane sono state versate, vorrei che davvero scattasse quel “codice d’onore” che si dice ci sia tra i carcerati, giustizia assoluta verso chi fa del male a degli angeli.
Sto piangendo perché questa voglia mi fa sentire primitiva e barbara, come quando ancora gli uomini non avevano delegato alla “giustizia” il desiderio di vendicare un’offesa, ma il tutto semplicemente ad un boia e ad un processo dal risultato scontato. Sto male perché ho desiderato che chi si sta occupando di quelle bestie in queste ore potesse spogliarsi della divisa, dimenticarsi di avere un dovere e …
Lo sai quello che ho desiderato, vero?
Penso proprio di sì."




A quel tempo è stata la tua reazione emotiva, il tuo sentimento. Eppure hai tanta sensibilità e intelligenza da porre la domanda e già anche darti la risposta. Questa "voglia" ci rende barbari. Ho "lavorato" su me stesso per tutti i 40 anni di servizio per non diventare barbaro, penso di esserci riuscito o quantomeno avvicinato. Pur sapendo quello che hai desiderato, quel spogliarsi della divisa vuol dire porsi su un piedistallo con la patente di poliziotto, giudice, esecutore della sentenza sulla scorta delle forti emozioni, quindi non equilibrato. Che poi non sia facile restare "vestiti" è un altro paio di maniche. 



"Ma sarebbero sempre mani di altri, che dovrebbero trovare quel coraggio che io non troverei mai, e questo non è giusto, forse non è neanche giusto pensarlo."




Infatti.




Ecco, questo tuo testo mi ha toccato. Mi ha toccato il ricordo di Tommy, a cui non pensavo da anni. Mi ha toccato il bisogno di scrivere a un poliziotto, poche volte è capitato a me di ricevere lettere come queste. Sono lettere che fortificano l'uomo in uniforme, che fanno bene, e sono troppo poche. 
Grazie di aver condiviso con noi questo tuo ricordo. E ora torno al mio mondo di fantasia, di racconti veri, perché tanto della vita reale legata al mio trascorso lavoro voglio seppellirlo col bello e coi sentimenti. Ciao.
Grazie, per la pazienza della lettura, per aver condiviso qualcosa di tuo, per aver capito. In quel periodo tutti a Parma - prima abitavo in provincia di Parma ma lavoravo in città - eravamo papà e mamma di quel bambino. Non si parlava di molto altro se non delle paure di quei genitori, della brutalità di quella gente, che si è fatta pure intervistare, con facce affrante pur sapendo che il piccolo era già morto. A distanza di anni  sui poliziotti intervenuti sul luogo del ritrovamento - un viottolo di campagna frequentato da prostitute - ancora pesano i terribili momenti in cui hanno trovato il corpicino. Alcuni di loro erano genitori di bimbi piccoli: cosa abbiano provato possiamo solo immaginarlo. Anch'io sono nonna, la mia nipotina abita lontano, i suoi abbracci, il suo profumo li sento tanto forte ogni volta che rivedo le sue foto, i filmati. Mi chiedo sempre come abbia fatto la mamma di Tommy a uscire da quell'incubo, a trovare la forza di andare avanti.
Quanto al poliziotto cui ho scritto è anche un buon scrittore, ha scritto un piccolo libro con le sue esperienze e lì dentro ho trovato frasi secche, dure, con cui ha saputo esprimere la durezza ma anche la bellezza del vostro lavoro. L'unico libro che io abbia mai sottolineato, evidenziato.


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Per Tommy 16157211

4Per Tommy Empty Re: Per Tommy Gio Apr 15, 2021 3:35 pm

Antonio Borghesi

Antonio Borghesi
Younglings
Younglings
Sino passati moltissimi anni da quel terribile sequestro di Tommy da parte di un terzetto che voleva ottenere cinque milioni dalla famiglia e l'orrore è ancora vivo. La Giustizia sta facendo il suo corso. 24 anni alla donna e l'ergastolo al suo compagno. 20 anni al terzo per il solo sequestro di persona. Dopo 14 anni di carcere alla donna è stato concesso un periodo di 45 giorni per buona condotta. La giustizia segue il suo corso. Probabile che il suo compagno sempre per buona condotta potrà anche lui avere un permesso. E così via per gli anni che il terzetto passerà in galera fino a quando, tra un permesso e l'altro, potranno uscire per andare a lavorare. E così la giustizia avrà fatto il suo corso completo. Va bene che ci dovrebbe essere la rieducazione e il pentimento ma io non ci credo! Chi ha fatto delle azioni così infami non penso proprio si possa pentire veramente e diventi una persona buona, sia nelle azione che nell'animo. Grazie @Susanna per il tuo bellissimo ricordo e grazie  @digitoergosum per la tua "confessione".

5Per Tommy Empty Re: Per Tommy Gio Apr 15, 2021 4:27 pm

Susanna

Susanna
Padawan
Padawan
Per questa gente l'ergasotolo non basta. Quanto ai permessi premio, mi chiedo sempre quali criteri ci siano alla base: i regolamenti sono troppo sterili e burocratici per andare bene per tutti.
Ci sono ergastolani che hanno commesso un solo omicidio e non usciranno più. Altri che ammazzano, qualche anno e son fuori e lo rifanno (purtroppo tanti femminicidi), permessi premio ma per cosa? Il premio lo do a uno che ha fatto qualcosa di buono. Non voglio fare di tutta un'erba un fascio, a qualcuno il carcere serve come "lezione", uscire e doversi reinserire penso che talvolta sia ancora più dura che essere in prigione, ma per questa gente, fine pena mai. Perchè per chi rimane la morte del proprio caro si ripete ogni giorno, senza permessi premio. Scusate se ho condiviso qualcosa di così doloroso, ma ogni anno, quando Tomy viene ricordato, mi pare di tornare a quella sera e al giorno dopo, quando ti chiedi se Qualcuno non abbia sbagliato a creare l'uomo. Gli animali sono più giusti.


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6Per Tommy Empty Re: Per Tommy Gio Apr 15, 2021 5:27 pm

Resdei

Resdei
Padawan
Padawan
Il problema non è Dio ma l uomo che non sa o non ricorda che ci ha creati a sua immagine e pure liberi. (Vai a capire perché )
Grazie a voi per aver condiviso, in modo così intimo e profondo, il vostro personalissimo ricodo .

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