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Messaggio Da Different Staff Sab Mar 02, 2024 12:17 am

Ray aveva le mani fredde.
La giornata sarebbe stata mite e soleggiata, ma lui le sentiva ugualmente intorpidite. Ci soffiò sopra. Le sfregò lungo i fianchi. Ogni tentativo risultò vano: quella mattina non avrebbe disegnato.
Andò in direzione dell’acqua e si lasciò abbagliare dal riflesso della luce. Con la vista annebbiata e le mani fuori uso si concentrò sugli altri sensi.
Inspirò tutta l’aria che i polmoni riuscivano a contenere e l’impulso che arrivò dal naso al cervello gli diceva una sola cosa: era in arrivo l’autunno.
La sua stagione preferita.
Quella in cui si preparava all’inverno e, come la natura, si sarebbe spogliato di ogni orpello, riducendo tutto all’essenziale. Niente più viaggi, niente più piante, niente più scalate: nulla. Solo le matite, i fogli e gli appunti.
Quell'anno avrebbe segnato il punto più basso della sua carriera di illustratore botanico, poiché sarebbe riuscito a completare solo un libro, mentre in media ne terminava tre.
Ancora immerso in quel particolare stato, udì degli strani sbuffi provenire dalla boscaglia. Non volse lo sguardo, ma riuscì a intravedere l'animale solo con la vista periferica: era imponente. Ma, nonostante la tensione palpabile, non vi era alcun segno di minaccia. Con coraggio, Ray si voltò. Un cervo lo fissava con occhi liquidi. Poi abbassò la testa, mostrando i suoi maestosi palchi, come se volesse presentarsi o inviare un segnale d’allerta.
Non durò che pochi secondi, perché l’animale si girò verso il lago e iniziò a bere.
Ray era ancora rivolto nella stessa direzione, anche dopo che il cervo se ne era andato. Il peso del suo corpo, irrigidito dall'immobilità, lo terrorizzò. Quell'attimo intimo e intenso vissuto con il cervo sembrava essere stato cancellato, e ora sentiva le lacrime sgorgare dagli occhi senza un motivo apparente. Istintivamente, cercò il riflesso nell’acqua e, quando il suo sguardo fu catturato da una macchia gialla, qualcosa dentro di lui tornò al suo posto: Pando era ancora lì.
Da lontano sembrava solo una foresta ordinaria, ma in realtà era l'essere vivente più grande al mondo, un insieme di pioppi tremuli americani che tutti ormai chiamavano Pando. Ogni albero, geneticamente identico al vicino, era connesso da un'unica rete di radici.
Grazie al suo lavoro, Ray aveva avuto il privilegio di immergersi tra quegli alberi per gran parte dell’estate, dedicandosi allo studio meticoloso di ogni dettaglio.
Accarezzò la liscia corteccia di un colore bianco-argenteo, che creava un contrasto affascinante con il verde brillante delle foglie. Esaminò attentamente i rami, slanciati e flessuosi, per comprendere come si adattassero al movimento del vento. Trascorse ore con gli occhi chiusi, ascoltando il suono delle foglie a forma di cuore che tremolavano al vento.
Così, in poche settimane, quei pioppi avevano trasmesso a Ray un’energia vitale tangibile che lui percepì intensamente. Si era sentito parte di qualcosa di più grande, eppure, al tempo stesso, isolato e solo.
Guardare Pando lo acquietò, e vide le prime pennellate d’autunno sulle fronde degli alberi che presto si sarebbero trasformati in una tavolozza di colori dorati.
Qualcosa stava per cambiare.
Nelle giornate seguenti, Ray continuò a tornare in riva al lago. L'ultima illustrazione, la più complessa, era ciò che gli mancava.
Avrebbe dovuto rappresentare Pando nella sua duplice essenza: la foresta maestosa sopra il suolo e sotto, nel terreno, l’intreccio della radice che li univa tutti.
C'era qualcosa di creativo in quella rappresentazione che Ray non amava. Era preciso e realista, non voleva inventare nulla; sentiva che rubare alla realtà per donare alla fantasia fosse un tradimento. Eppure, il concetto di Pando era reale e non poter visualizzare la sua vera forma lo turbava. Avrebbe preferito strappare Pando dalla terra e raffigurare ogni singolo rizoma e l’intricato intreccio della radice, piuttosto che dover immaginare tali connessioni.
Questo era il motivo per cui impiegava più tempo del previsto.
Inoltre, non sopportava di stare così lontano dal soggetto. La forza vitale di Pando era diventata una droga per lui.
Continuava a sprecare fogli e matite. Le giornate si facevano sempre più fredde e, se non si fosse affrettato, sarebbe stato sempre più difficile completare l'opera.
Il cervo era l’unica ragione che lo spingeva a non cambiare postazione o lavorare al chiuso.
Si recava al lago ogni giorno, e questo aveva creato un legame viscerale tra di loro. Alcune volte si era avvicinato così tanto che Ray era riuscito a sentire il suo forte odore muschiato. In quei momenti, aveva impiegato tutta la sua forza di volontà per non cedere all'istinto di avventarsi sul corpo dell'animale e aspirare quell'odore così intenso.
Era la fine di ottobre quando successe qualcosa di insolito.
Ray stava tratteggiando i contorni nella collina su cui avrebbe dovuto disegnare Pando quando, invece del passo del cervo, sentì come il crepitare di un grande falò.
Il cervo non era solo. Una dozzina di esemplari, maschi, femmine addirittura cerbiatti. Tutti si stavano recando al lago per bere.
Ray, sbalordito e ammaliato dalla scena, si inorgoglì per la fiducia che il cervo aveva riposto in lui. Appena il branco ebbe finito di bere, si mosse lungo la riva anziché tornare da dove era venuto. Ray, ormai completamente rapito da quello che stava succedendo, decise di seguirli.
I cervi si diressero verso Pando e, quando l’uomo riuscì a raggiungerli, si fermò di colpo; il cuore gli batté furiosamente nel petto mentre un senso di orrore gli si diffuse nello stomaco, facendogli salire l'acido alla gola.
Placidi ma inesorabili, gli animali stavano divorando ogni pollone che sbucava dal suolo.
Recisero ogni connessione che l’enorme organismo cercava di stabilire con l’universo e questo sconvolse Ray.
Iniziò a sbracciarsi e a fare rumore. La sua reazione fu quasi spropositata, una furia primitiva che si impossessò di lui. Spaventò i cervi e li mise in fuga, mentre la rabbia gli ribolliva dentro.
Tornato al suo alloggio, era ancora pervaso da un senso di sgomento e rabbia per l'attacco gentile ma implacabile dei cervi. Con una febbre interiore che lo spingeva all'azione, si immerse nel lavoro al computer. Era notte fonda, ma era determinato a trovare una soluzione per proteggere Pando.
Navigando tra le numerose pagine aperte sul PC, Ray scoprì che la riserva forestale, istituita dall'uomo per preservare la foresta di pioppi tremuli, aveva permesso la proliferazione dei cervi perché, per motivi di sicurezza, erano stati ridotti i loro predatori. Questo spiegava la loro natura apparentemente amichevole, che aveva ingannato Ray e lo aveva portato ad affezionarsi.
Deciso ad agire come se fosse parte di quella foresta, si mise all’opera con il cuore pieno di determinazione. Non chiese permessi; senza aiuto e con la sola forza delle sue mani, costruì intorno allarea devastata quel giorno dai cervi un semplice recinto. L’idea di concedere a Pando uno spazio sicuro in cui crescere indisturbato placò le sue ansie e partì con il cuore quietato ma con la testa piena di pensieri.
Questi resero l’inverno breve, instabile e poco produttivo. Ray continuò a lavorare con accuratezza, ma si sentiva rallentato e, per la prima volta da quando lavorava come illustratore, era in ritardo.
La casa editrice di libri divulgativi era una di quelle realtà hipster in cui si preferivano illustrazioni fatte a mano, come nei libri dellOttocento, piuttosto che l'uso di foto o stampe digitali. Nei primi anni di lavoro, questo era stato un vero colpo di fortuna per Ray. Sembrava un impiego sicuro e di nicchia che gli permetteva di mantenere un equilibrio tra vita lavorativa e personale.
Tuttavia, ciò che inizialmente sembrava essere una moda esclusiva esplose improvvisamente diventando di massa. Il pubblico divenne bulimico di nuovi libri, e il successo spinse i dirigenti a esercitare una pressione sempre maggiore sui dipendenti.
Era fine Novembre quando Ray, ancora nel pieno della sua crisi, si accorse che il logo della casa editrice era la testa di un cervo con i palchi fioriti. Si trovò a ridere nervosamente e da quel momento non riuscì più a vedere i suoi capi senza immaginarli come un branco di cervi il cui unico scopo era recidere ogni nuovo germoglio di vita privata che lui cercava di creare.
Ray, inspirato da quello che aveva fatto per Pando, provò a creare un recinto intorno al suo io, ma presto si rese conto che era più difficile di quanto avesse immaginato.
Nel corso degli anni, si era trovato costretto a viaggiare per tutto il paese alla ricerca del materiale necessario per il suo lavoro, il che aveva inevitabilmente ridotto la sua vita a un incessante movimento. Questo stile di vita lo aveva portato a vivere il contatto con la natura come un compito piuttosto che un’esperienza gratificante, mentre si era illuso di essere felice solo quando era a casa a rimodellare, attraverso le sue illustrazioni, quello che aveva vissuto sul campo. In definitiva, Ray si accorse di avere poco da preservare in una vita così frenetica e lontana dalla sua autentica essenza.
Analizzare quello che era successo quell’estate lo aveva svegliato e aveva mostrato la realtà. Per la prima volta aveva percepito una foresta come qualcosa di vivo, qualcosa di paragonabile a lui.
Questi erano i pensieri che lo rallentarono. Poi a gennaio, nel pieno dell’inverno, iniziarono gli incubi.
Cervi con denti aguzzi, occhi fiammeggianti e palchi appuntiti che brucavano ogni cosa; uomini tutti uguali alti e bianchi senza luce negli occhi; sognava di cadere dall’alto senza riuscire ad aggrapparsi ai rami.
Dopo ogni incubo, Ray si svegliava sempre di cattivo umore e non riusciva a disegnare nulla di nuovo. Terminò solo un progetto che necessitava di pochi ritocchi e, per il resto del tempo, si aggirava frustrato per casa.
Il suo terapista continuava a dire che con l’arrivo della bella stagione i pensieri si sarebbero quietati: doveva solo rilassarsi e concentrarsi su qualcosa di positivo. E infatti, dopo una primavera instabile e piovosa, si scrollò dal manto di pensieri invernali e partì per nuovi lavori. Per la prima volta da molto tempo, non fu traumatico.
Prese in carico una commissione che gli avrebbe permesso di lavorare sui fiori. Per questo viaggiò verso sud e visitò le foreste tropicali.
Era la fine di giugno quando, mentre disegnava il fiore di un banano, vide una scimmia lanciarsi da una pianta vicina, afferrare il fiore e portarselo alla bocca.
Bastò quella scena per farlo precipitare di nuovo in uno stato di inquietudine, nonostante avesse creduto che sommergere la mente con una cascata di fiori fosse sufficiente a sopprimere il pensiero di Pando.
Ma fu tutto inutile: aveva provato a far sbocciare dal profondo un nuovo pollone libero da quei pensieri, ma non aveva tenuto conto della connessione che lo univa al gigante tremulo. Nulla poteva essere disconnesso con così poco.
Quindi, pur avendo deciso di passare le sue vacanze in Florida, con la scusa dell’umidità asfissiante, cambiò programma e tornò nello Utah.
Arrivò in una giornata torrida ma con il cielo limpido e una lieve brezza. La vista della foresta di nuovo verde e rigogliosa lo rasserenò. Aspirò quegli odori che gli erano ormai familiari.
Con l’idea di lasciar crescere la voglia di andare a vedere l’effetto che aveva ottenuto con la costruzione del recinto, rimase in zona per giorni. Visitò il lago, l’entroterra, eseguì dei bozzetti di esemplari di alberi particolari che gli sarebbero serviti in seguito, ma non vide mai i cervi. Ne percepiva la presenza ma non li vedeva. Si tenevano alla larga.
La mattina di fine Luglio impiegò più tempo del solito a partire, come se quell’incontro fosse importante; e in fondo lo era.
Salì verso il recinto, ma già si vedeva che quella porzione di foresta era più rigogliosa.
I polloni tremavano leggermente, mossi dal soffio del vento, erano già cresciuti in altezza e coperti di foglie. Dall'alto, i fusti e le chiome degli alberi più maturi osservavano silenziosamente, come guardiani vigili.
Tutto intorno la scena era splendida: un'armonia perfetta che non conosceva interruzioni. Ogni elemento sembrava essere connesso all'altro in un intricato intreccio di vita e movimento. Era come se ogni foglia, ogni ramo, ogni tronco contribuisse al delicato equilibrio di quell'ambiente intimo e privato.
Avrebbe voluto disegnare quello che stava vedendo, ma poi decise di allontanarsi, con passo cauto. Temeva che la sua sola presenza potesse disturbare quella quiete perfetta e spezzare quell'equilibrio così prezioso.
Tornò in stanza e, per la prima volta da un anno, si sentì bene. Non uscì per il resto del fine settimana, spense il cellulare, e disegnò con passione e senza rigore. Questa volta riuscì a terminare l’immagine di Pando, quella che lo aveva bloccato l’autunno prima. L’immagine, piena di linee, puntini, giallo, verde, stretti nodi da cui partivano linee sinuose, era caotica, al limite dellastratto.
Stava per terminare l’illustrazione aggiungendo dettagli con l’inchiostro nero, per dare drammaticità all’opera, quando il suo naso lo avvertì del pericolo.
La temperatura rovente, le sterpaglie e il vento avevano fatto divampare un incendio.
Dalla finestra, Ray vide il fumo volgere in direzione di Pando. Le lacrime gonfiarono gli occhi e fu costretto a chiudersi in casa, avvolto da un’angoscia febbrile, tormentato dalla paura e dall'incertezza, mentre il fuoco continuava a divampare senza sosta, alimentando le sue ansie. Con il cuore stretto dalla tensione, non sapeva se l'incubo avrebbe mai avuto fine. Tuttavia, nonostante la disperazione, l'intervento tempestivo delle autorità riuscì a contenere l’incendio.
Quando Ray ebbe il coraggio di uscire, vide una parte di Pando cancellata come se un’enorme macchia d’inchiostro ci fosse caduta sopra.
Circondato dalle ceneri, guardava con sgomento le piante carbonizzate, il loro verde vibrante ormai trasformato in nero. Il suo cuore si riempiva di tristezza, come se lo sforzo di connessione e rinnovamento, per aiutare Pando, fosse stato vano. Ogni speranza era stata bruciata.
Immerso nel silenzio rotto solo dal crepitio dei resti carbonizzati, scrutava attentamente il terreno con le dita, sentendo la consistenza ruvida e calda delle ceneri sotto di esse. I suoi occhi, sfocati dalle lacrime e dal fumo, cercavano segni di vita emergere dalle braci. Il vento, leggero e fresco, accarezzava il suo viso, portando con sé il profumo pungente del fumo e il dolce aroma della terra bagnata.
Prima sentì il rumore e poi la vide.
Era una giovane cerva che, silenziosa e mesta, scrutava la terra bruciata con occhi luminosi. Con la zampa scavava tra le ceneri fino a scoprire dei timidi germogli per poi mangiarli.
Ray ebbe l'istinto di scacciarla, ma si trattenne. Pensò che forse anche lei aveva perso il branco nellincendio e stava semplicemente cercando nutrimento. La vista della cerva, determinata a sopravvivere nonostante la distruzione circostante, sembrò sbloccare il flusso dei suoi pensieri. Ricordò chiaramente il momento durante lo scorso autunno in cui aveva fatto delle ricerche su Pando e aveva scoperto che il fuoco, eliminando gli esemplari vecchi e malati, poteva essere non una fonte di distruzione, ma di rinnovamento e speranza.
Infatti le radici di Pando avrebbero prodotto nuovi polloni che, liberati dalle chiome frondose degli alberi più alti, avrebbero goduto a pieno della luce solare necessaria per la loro crescita. Le nuove identità di Pando sarebbero emerse da quelle ceneri, più robuste e adatte all'ambiente circostante.
L'orizzonte, sfumato dalle colonne di fumo, annunciava un nuovo inizio in mezzo alla desolazione.
Ray, senza proferire parola, e ispirato dall’idea che Pando avrebbe continuato a resistere, si fece coraggio e lasciò divampare nel suo cuore un incendio.
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Messaggio Da Petunia Dom Mar 03, 2024 5:47 pm

Allora… il racconto è molto bello e indubbiamente ben scritto. 
Ma non vedo troppo il narratore onnisciente. È un narratore zero con focalizzazione fissa su Ray, tutto è visto attraverso i suoi occhi, non quelli di una terza persona. 
L’assenza di dialoghi si fa sentire abbastanza considerato che il testo è comunque piuttosto lungo. 
Una lettura bella e intensa ma che non mi ha lasciata del tutto soddisfatta per le motivazioni che ho espresso.
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Messaggio Da tommybe Dom Mar 03, 2024 10:21 pm

Il titolo di viaggio per questa lettura è "Pando" e io ho sentito il forte bisogno di sapere se esiste davvero un bosco così e un intreccio di radici così. Una normale ricerca su internet l'ha fatto apparire in tutta la sua bellezza.
Ci sono tante ragioni per commuoversi nella vita e questa nemmeno l'avevo messa in conto.
Grazie impagabile autore che hai scritto un impagabile racconto con impagabile originalità.
Mi devi un abbraccio. Ti devo un abbraccio, solo per come mi hai fatto emozionare.
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Messaggio Da vivonic Lun Mar 04, 2024 10:29 pm

Ciao Autore.
Inizio ringraziandoti e abbracciandoti come Tom per avermi fatto conoscere Pando: questo è uno di quei casi in cui alla lettura si aggiunge la curiosità, e dopo il racconto (o anche durante) si finisce nell'internet a colmare la propria sete di sapere.
Il tuo racconto ha molti pregi e quasi nessun difetto. Mi ha colpito moltissimo come hai scelto di trattare il tema, che probabilmente è tra i più originali di tutto lo step. Molto bene anche la parte del narratore, in quanto hai rispettato pienamente il paletto dell'onniscienza senza cadere nell'infodump. Se posso ritenere qualcosa un difetto, forse l'unica cosa evidente è la mancanza di uno stacco nel ritmo, che per esempio avrebbe potuto funzionare come suggerisce Pet con i discorsi diretti. A parer mio, però, più che un difetto si tratta di una costruzione che pretende una lettura più attenta, cosa che di sicuro si può richiedere a un concorso letterario.
Un'ottima scrittura priva di errori o refusi si aggiunge al rispetto dei paletti e alla piacevolezza di lettura, in un perfetto connubio con un messaggio importante e chiaro.
I miei complimenti, mi è piaciuto davvero molto.

______________________________________________________
Un giorno tornerò, e avrò le idee più chiare.
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Messaggio Da Albemasia Mer Mar 06, 2024 10:43 pm

Ti ringrazio, perché sei riuscito a farmi conoscere un mondo che ignoravo e un fenomeno reale che si somma a tutti gli innumerevoli episodi in cui l'interferenza umana è riuscita a creare un danno.
Il racconto mi è molto piaciuto per una serie di motivi: ho apprezzato l'originalità del tema, la scrittura pulita, la delicatezza con cui sei riuscito ad entrare nei pensieri del protagonista, con una capacità di introspezione che denota una notevole sensibilità. 
Mi è piaciuta anche l'atmosfera che hai saputo creare e  il retrogusto che mi è rimasto dopo aver concluso la lettura. Complimenti.
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Messaggio Da SuperGric Sab Mar 09, 2024 7:03 pm

Un bel racconto, con molti livelli di lettura. Il parallelismo tra Ray e Pando è affascinante, anche se non sono riuscito a decifrare tutte le analogie. L’intrico delle radici che Ray non riesce a rappresentare è come il suo inconscio che lo turba e gli da incubi. La casa editrice che prima lo aiuta e poi gli ruba la vita come i cervi che prima sono amati poi odiati perché mangiano i polloni, fonte di nuova crescita. Il recinto intorno all’albero come intorno al suo io. L’incendio distruttivo e rigeneratore che fa divampare anche nel suo cuore. Ecco: mi sarebbe piaciuto che l’analogia si completasse anche con la spiegazione di cosa siano queste fiamme che permetteranno a Ray di trovare nuovi stimoli. Un amore? Lasciare la casa editrice? Mi manca un pezzo importante.
Faccio mie le critiche già dette da chi mi ha preceduto nei commenti: bellissimo racconto! Pando è affascinante. La mancanza di dialoghi si sente: hai schivato l’effetto riassunto solo grazie a una scrittura ottima. Il narratore è molto poco onnisciente.
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Messaggio Da Susanna Sab Mar 09, 2024 10:50 pm

Il titolo è un po’ penalizzante, perché quasi subito si va a cercarne il significato. Un racconto con l’occasione per imparare qualcosa di nuovo e di davvero molto interessante, se non affascinante. Davvero un ambiente intrigante, il Pando: un essere vivente unico, che cresce e si sviluppa con le sue sole forze, e accetta anche la morte per dare nuova vita è emblematico della Vita stessa. Un racconto ricco in cui, in cui il Pando fisico diventa anche un Pando come mondo mentale a sé stante, di cui il protagonista diventa però praticamente prigioniero: i pensieri, i gesti, i momenti sono indissolubilmente legati ad esso, come sono gli alberi che lo compongono. Un personaggio forte, forse esageratamente legato al Pando, o forse una persona che si aggrappa a questo bosco come aiuto per superare le sue debolezze e le conseguenze di una vita lavorativa cui aveva chiesto e al contempo dato troppo?
Il racconto mi è piaciuto, ma c’è ridondanza nelle descrizioni della psicologia del personaggio, che si ripetono sia pure con parole differenti. Inoltre mancano dialoghi che possano alleggerire un po’ l’insieme, e che facciano emergere maggiormente il narratore onnisciente, deboluccio a mio parere. Narrato in prima persona funzionerebbe meglio, anche se necessitò di un minimo di alleggerimento.

Le mie note: a parte quanto detto prima, mi sono annotata un passaggio in cui i tempi verbali stridono
Grazie al suo lavoro, Ray aveva avuto….--- qui usi il trapassato prossimo
Accarezzò… Esaminò… Trascorse --- qui usi il passato remoto, ma io queste azioni le ho lette in relazione al passaggio precedente, non si apre un altro arco temporale, leggo quindi meglio in quel periodo aveva accarezzato ecc. A meno che non sia in relazione con il passaggio “Guardare Pando lo acquietò”  allora le frasi sono da scambiare di posto.
Così, in poche settimane, quei pioppi avevano solo…qui torni a usare il trapassato remoto, legandosi quindi al primo paragrafo
Tuttavia, nonostante la disperazione, l'intervento tempestivo delle autorità riuscì a contenere l’incendio. Quella disperazione stride nella frase, non ha un suo significato legato al contesto.
scrutava attentamente il terreno con le dita – scrutare non mi sembra il verbo esatto, forse esplorare, perlustrare
I suoi occhi, sfocati dalle lacrime e dal fumo---forse la vista è sfocata per le lacrime e il fumo

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Messaggio Da Resdei Dom Mar 10, 2024 4:52 pm

A me questo racconto è piaciuto.
Ray è un personaggio bellissimo. La sua frenesia è palpabile, come il bisogno esagerato di cercare o di salvare qualcosa. Una forma di nevrosi, forse esagero, che non mi ha irritato, anzi. La storia procede secondo questo movimento, costringi il lettore a seguirti in questo tuo peregrinare. E il lettore ti segue, perché scrivi bene e non annoi. E poi c’è il gigante tremulo, Pando, da cui si impara a vivere e ad affrontare le avversità.
Sul finale la questione si risolve positivamente, e questo lascia appagato chi legge. E porta un seme di speranza.
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Messaggio Da FedericoChiesa Dom Mar 10, 2024 11:39 pm

Un racconto catartico che ho apprezzato.
Hai fatto vivere bene la lotta interiore del protagonista, che deve affrontare un ambiente naturale che lo mette in difficoltà fino a portarlo a una crisi interiore.
Poi ho anche conosciuto Pando, che pensavo fosse una tua invenzione, e invece...
A dire il vero, nella mia ignoranza, non sapevo neanche cosa fossero i polloni.
Il racconto è scritto bene, fluido, lineare, e questo ovviamente aggiunge punti al racconto.
Unico neo uno stile un poco piatto che fa sentire il lettore troppo spettatore: ma è solo un neo.
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Messaggio Da Claudio Bezzi Lun Mar 11, 2024 9:09 am

Mi piace il senso generale che vuole esprimere, con il pensiero un po’ ideologico di Ray e il suo confrontarsi con una realtà più alta, più vasta, anche più crudele (secondo i parametri di Ray) ma sostanzialmente più “giusta”. La storia sviluppa bene e senza contraddizioni (una sola, piccola piccola, ma non voglio spezzare la tirata complimentosa). Il messaggio implicito viene trasmesso senza bisogno di essere noiosamente didascalici. Bella scrittura, con pochissime incertezze.Mi è piaciuto molto.

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Messaggio Da Giammy Lun Mar 11, 2024 3:12 pm

Più leggo i racconti e più mi rendo conto che il livello degli autori è alto, ed è un vero piacere proseguire questa "avventura". Ogni storia è diversa sotto tanti aspetti e nel contempo originale. La simbiosi tra Ray e "Pando" è al limite del reale, un amore che riempie la vita del protagonista. Percepisco in maniera decisa la personalità dell'autore, capace di tradurre i moti dell'anima in immagini bucoliche. Il ritmo è lento e rispetta il tempo dell'accrescimento della vegetazione. A parte qualche piccola caduta è scritto bene e si fa apprezzare. Mi ha deluso la reazione di Ray quando si accorge dell'incendio (avvolto da un’angoscia febbrile, tormentato dalla paura e dall'incertezza). Non teneva così tanto a Pando? Perché non si attiva? Probabilmente l'incendio del bosco è anche l'incendio di una parte interiore del protagonista ed è propedeutico a una rinascita personale. Bella l'immagine della giovane cerva che scava tra la cenere, una nota piacevole dal grande valore simbolico.
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Messaggio Da paluca66 Lun Mar 11, 2024 10:01 pm

Prima di scrivere il commento sono andato a cercare su internet se esistesse il bosco chiamato Pando e quando l’ho trovato sono rimasto un filino deluso in quanto è come se questa scoperta avesse tolto un po’ di originalità e romanticismo al tuo racconto.
Non c’è dubbio sul fatto che tu abbia centrato, forse più di chiunque altro, la richiesta che il bosco fosse protagonista e non ambientazione, ci hai raccontato del più grande essere vivente sulla Terra.
Eppure qualcosa mi ha lasciato freddo e distaccato, non sono riuscito a sentirmi coinvolto dal racconto, non mi ha provocato emozioni e forse questo è l’unico vero grande difetto di un racconto che avrei asciugato in qualche parte e magari reso più “vivo” con qualche dialogo (magari tra Ray e Pando, sarebbe stato sensazionale!).
Dove devo fare i complimenti più sinceri è sulla scrittura, non solo precisa e senza refusi ma, mi sento di dire, elegante, sintomatica di una penna abituata a scrivere ad alti livelli e in grado di tradurre in parole scritte i moti dell’animo: che bello!

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Messaggio Da caipiroska Lun Mar 11, 2024 11:32 pm

Questo racconto è davvero molto particolare, in primo luogo perchè mi ha arricchita con qualcosa che non conoscevo e poi per la scrittura precisa e piacevole.
I miei two cents per questa prova riguardano però il come è stata raccontata: in generale l'ho trovata piatta, dal ritmo molto lento e un pò monotono.
Non sono riuscita, e me ne dispiaccio, a trovare Pando tra le righe di questo racconto: ne parli e lo rendi protagonista del racconto stesso, ma alla fine io non l'ho sentito, non ne ho percepito la forza e la maestosità. 
Credo che ciò dipenda dal fatto che racconti molto nel testo e mostri poco, ingabbiando in questo modo le emozioni, che vengono solo menzionate e non riescono a essere incisive.
Ray diventa sempre più ossessionato da Pando, ma non ho ben capito se volevi sottolineare una sorta d'innamoramento o una specie di follia...
Per essere un naturalista ho percepito un po' troppo irrazionale ed esagerata la reazione di Ray all'incendio e il flash del suo ricordo quasi eccessivo: bruciare il suolo per arricchirlo è una pratica consolidata, quindi quella reazione ha fatto perdere un pò di mordente al personaggio.
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Messaggio Da mirella Mar Mar 12, 2024 8:42 am

Quale scelta migliore di Pando per un illustratore botanico che, attraverso le immagini, voglia mostrare la peculiarità di una foresta unica al mondo?
Ray ha in mente un disegno non comune: “…rappresentare Pando nella sua duplice essenza: sopra il suolo e sotto, nel terreno, l’intreccio delle radici…” perciò si reca in Utah, dove può contemplare da vicino la rigenerazione della foresta di pioppi tremuli.
Senonché gli succede qualcosa di strano; non riesce a terminare l’ultima illustrazione, un guaio per un artista, ma c’è di più. L’immersione solitaria nel verde gli produce una sorta di identificazione con la foresta, perciò rimane sconvolto alla vista dei cervi che, al termine di un incendio, divorano i polloni emergenti dal terreno “Recidendo ogni connessione  che l’enorme organismo cercava di stabilire con l’universo.”
 
Ray costruisce un recinto per allontanare i cervi, che però diventano protagonisti dei suoi incubi notturni, tanto che - su consiglio dello psicoterapeuta – è indotto ad allontanarsi dalla foresta e a cambiare l’oggetto dei disegni. Da qui la scelta di disegnare fiori, il viaggio in Florida e infine il ritorno alla foresta.
Fin qui, a prescindere dalla originalità della scelta, dall’atmosfera e le belle descrizioni, il racconto mi dice poco. Gli eventi sopracitati non sono esposti in modo cronologico e
talune discordanze dei tempi verbali aumentano la difficoltà di mettere a fuoco il senso della storia che emerge nel finale.
 
Ricordò chiaramente il momento durante lo scorso autunno in cui aveva fatto delle ricerche su Pando e aveva scoperto che il fuoco, eliminando gli esemplari vecchi e malati, poteva essere non una fonte di distruzione, ma di rinnovamento e speranza… L'orizzonte, sfumato dalle colonne di fumo, annunciava un nuovo inizio in mezzo alla desolazione. ”
 Non mi è chiaro se il riferimento riguarda l’incendio di cui si parla all’inizio o  se allude a un secondo incendio ( lo scorso autunno aveva scoperto/  l’orizzonte annunciava).
 
 Mi colpisce l’ultima frase:  “…si fece coraggio e lasciò divampare nel suo cuore un incendio”  che mi induce a rileggere il racconto in chiave simbolica e me ne fa apprezzare il messaggio.
Lasciar divampare l’incendio nel cuore, significa bruciare tutto ciò che non è essenziale: le frustrazioni, le perdite, il passato, per guardare avanti e rifiorire come una pianta ben potata,  come un albero liberato dai rami secchi.  Molto bello.

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Messaggio Da ImaGiraffe Mar Mar 12, 2024 9:15 am

Uno dei punti forti di questo racconto è senza ombra di dubbio l'aver introdotto il personaggio di "Pando". Sapete quanto amo queste cose e questo mi ha incuriosito e mi ha permesso di gustarmi il racconto.
 La trama è lineare e ben calibrata, mi è piaciuto il parallelismo che si crea tra il protagonista umano e la foresta. Parla della natura ma anche di solitudine e pressione sociale, il tutto in modo sofisticato, magari non diretto ma che necessita del suo tempo per essere assimilato, proprio come la natura stessa. 
Lo definisco ricercato perché, e qui mi riferisco alla "pancia", non arriva con un colpo forte, ma coinvolge piano piano grazie alla ricchezza di sensazioni sensoriali. Il racconto è vivido proprio perché sembra coinvolgere ogni senso, e credo che questo sia l'obiettivo di Pachamama.
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Messaggio Da Gimbo Ven Mar 15, 2024 8:35 am

Ho letto un bel racconto con il tema originale e la scrittura pulita. Tuttavia, trovo che la mancanza di dialoghi sia un po' limitante e ho la sensazione che il narratore onnisciente potrebbe essere più marcato e meno focalizzato. Ammiro la capacità del racconto di far vivere i personaggi e l'ambiente in modo coinvolgente, anche se noto alcuni punti in cui la narrazione potrebbe essere migliorata, come la ridondanza nelle descrizioni psicologiche del protagonista. In generale, comunque, apprezzo la profondità emotiva del racconto e la sua capacità di far riflettere sulle tematiche trattate.

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Messaggio Da CARLA EBLI Ven Mar 15, 2024 8:53 am

La scoperta della reale esistenza di Pando è stata una bella sorpresa.
Ho apprezzato molto il soggetto del racconto anche se prende il sopravvento sul narratore.
Mi è piaciuto come è stato affrontato il tema così caro a tutti, dell'equilibrio  tra i vari regni naturali. Un equilibrio e un'armonia che è più un'esigenza dell'uomo che della natura stessa.
Qualche dialogo in più avrebbe sicuramente dato più armonia al racconto.

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Messaggio Da Arunachala Sab Mar 16, 2024 10:13 am

in un pezzo così lungo avrei preferito trovare qualche dialogo, invece è tutto narrato.
questo, secondo me, penalizza un poco la storia.
storia che è scritta senza refusi, molto bene, ma ai miei occhi risulta piuttosto piatta, senza scatti.
non conoscevo Pando, quindi ti ringrazio di ciò, però sono convinto che puoi fare meglio.

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Messaggio Da Achillu Dom Mar 17, 2024 10:33 pm

Ciao, Penna.

Hai scelto un narratore onnisciente però non hai liberato la sua potenzialità, l'hai obbligato a raccontare solo di Ray. Questa è la prima sensazione che ho avuto, ti confesso che è stato uno dei primi che ho letto ma ho fatto fatica a trovare il mio commento per il tuo racconto. Un narratore che sa di Pando, dei cervi ma non racconta nulla di loro e lascia che sia Ray a scoprire tutto. Una scelta coraggiosa insieme a quella di non usare dialoghi. Un racconto psicologico che nonostante tutto ha molto show e poco tell.

Grazie e alla prossima.

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Messaggio Da Fante Scelto Mer Mar 20, 2024 1:20 pm

Sul tuo racconto, autore, mi sono trovato diviso tra due aspetti cruciali: una scrittura elegante, bella, profonda, che non annoia nonostante le tante ripetizioni di concetti e stati d'animo tutti simili tra loro, e un personaggio, Ray, col quale, pur avendo qualche tratto in comune, non sono riuscito a entrare minimamente in empatia.
Tutte le sue incertezze, i suoi dubbi, i suoi continui rallentamenti, persino sulla cosa che ama fare di più, li ho percepiti come distanti, lontani, snervanti anche. Questo non è necessariamente un male, sia chiaro, anzi, vuol dire che è un personaggio vivo, a suo modo tridimensionale, però quando un personaggio è così distante dal proprio sentire, si crea una barriera che non te lo fa apprezzare appieno.
Anche la natura e il modo in cui hai scelto di rappresentarla, con tutta questa meraviglia, questa immobilità, questi animali che si avvicinano e suscitano affetto ma poi orrore, al punto da diventare incubi da cinema, non so, mi è sembrata pittoresca ma non vera, non concreta, non tangibile.

Ho trovato anche un poco caotica la gestione dei tempi cronologici, perché se tutta la prima parte è vissuta in un momento preciso, dopo iniziano a succedersi mesi e stagioni, senza stacchi visivi del testo, che fanno saltare la linearità della storia obbligando il lettore a un inseguimento furioso.
Qualche passaggio risulta un pochino fumoso dal punto di vista della collocazione. Te ne cito uno a titolo d'esempio.

Avrebbe voluto disegnare quello che stava vedendo, ma poi decise di allontanarsi, con passo cauto. Temeva che la sua sola presenza potesse disturbare quella quiete perfetta e spezzare quell'equilibrio così prezioso.
Tornò in stanza e, per la prima volta da un anno, si sentì bene. Non uscì per il resto del fine settimana, spense il cellulare, e disegnò con passione e senza rigore. Questa volta riuscì a terminare l’immagine di Pando, quella che lo aveva bloccato l’autunno prima. L’immagine, piena di linee, puntini, giallo, verde, stretti nodi da cui partivano linee sinuose, era caotica, al limite dell’astratto.Stava per terminare l’illustrazione aggiungendo dettagli con l’inchiostro nero, per dare drammaticità all’opera, quando il suo naso lo avvertì del pericolo.

La temperatura rovente, le sterpaglie e il vento avevano fatto divampare un incendio.

Dalla finestra, Ray vide il fumo volgere in direzione di Pando.

In questo pezzo, Ray è in mezzo alla natura ma "torna in stanza", come se l'albergo fosse lì vicino, non esce per tutto il weekend e si mette a disegnare. Sembra che Ray sia sempre nella stanza, ma il divampare improvviso dell'incendio, e l'odore, fanno pensare che invece Ray sia di nuovo all'aperto.
Poi viene menzionata la finestra e allora si ritorna nell'albergo. L'effetto è un po' caotico, senza contare che, per vedere Pando dalla finestra, l'albergo deve essere davvero vicino al bosco. E dalle immagini di Google ho il dubbio che sia una licenza narrativa dell'autore.

In definitiva, mi sento combattuto tra bellezza della scrittura, della confezione se parlassimo di un articolo regalo, e lontananza di gusto (che non vuol dire bruttezza) del contenuto.
Ci penserò.

Nel frattempo, un plauso alla scelta del tema originale e particolare.
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Messaggio Da M. Mark o'Knee Mer Mar 20, 2024 3:42 pm

Inizio col ringraziare l'autore per avermi fatto scoprire questo "essere" unico nel suo genere (anche se ho notato che quasi sempre viene definito "bosco" e non "foresta", come accade invece nel testo).
Per quanto riguarda invece il racconto in sé, non posso dire di aver seguito benissimo la storia, di essere riuscito a entrarci dentro: l'andamento mi è apparso piuttosto piatto, a tratti anche pesante, nel seguire passo passo l'ossessione del protagonista per quella creatura, tanto da proiettarci i propri fallimenti e frustrazioni.
Non c'è mai un cambio di ritmo nelle vicende di Ray, nemmeno dopo quella sorta di epifania che segue l'incendio patito da Pando. Ci viene detto che "si fece coraggio e lasciò divampare nel suo cuore un incendio" (ancora uno sdoppiamento...), ma cosa sia davvero questo "incendio" non si sa. Nel corso della storia, ogni analogia fra il bosco e Ray ha un suo connotato, un riflesso a livello fisico o mentale, tranne quella finale, quella che forse era la più importante e significativa.
A livello di scrittura, si nota un uso non sempre appropriato dei tempi verbali e delle consecutio, come per esempio nel paragrafo che va da "Accarezzò la liscia corteccia" a "che tremolavano al vento": tutti i verbi principali sono al passato remoto (accarezzò, esaminò, trascorse), ma non sono azioni compiute da Ray sul momento bensì continuative, come ci conferma il paragrafo successivo ("Così, in poche settimane..."), quindi da rendere con "aveva accarezzato", "aveva esaminato" ecc.
Un tema davvero importante e interesante, ma, nonostante le notevoli capacità dell'autore, svolto in maniera non proprio entusiasmante.
Grazie
M.
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Messaggio Da gipoviani Ven Mar 22, 2024 11:46 am

Non si finisce mai d'imparare. Pando non il maschio della panda, ma è un albero, anzi non un albero, ma uno, nessuno, centomila alberi.
Figura poliedrica, interessante e potenzialmente intrigante dal punto di vista narrativo. 
Tanto interessante Pando, quanto poco interessante Ray. 
Il racconto, pur bene scritto, non mi ha catturato. prosegue piatto e monotono, senza guizzi, senza cambiamenti di ritmo, fondamentalmente prevedibile.  
La personalità di Ray non riesce a emergere e ad apparire credibile e rotonda. 
Grazie comunque e alla prossima.

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Messaggio Da Arianna 2016 Dom Mar 24, 2024 5:35 pm

Un racconto naturalista interessante e ben documentato. Ringrazio l’autore per avermi fatto conoscere la realtà incredibile che è Pando.
Interessante anche il legame che viene creato tra Ray e Pando.
La scrittura è placida e corretta. Ho trovato solo questo refuso:
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Messaggio Da Molli Redigano Mar Mar 26, 2024 10:56 pm

Eh sì, anch'io ho imparato qualcosa. Non conoscevo l'esistenza di questo "bosco" particolare, ma devo ammettere che la scelta dell'Autore di utilizzarlo come ambientazione e in un certo senso anche come personaggio, è originale e azzeccata.

Sulla scrittura niente da dire e...niente da dire.

Ho trovato in Ray il vero prototipo di Artista in senso lato. Geniale nei suoi disegni, ma anche profondamente turbato dal mondo che lo circonda e che gli crea pensieri e tormenti interiori. Tutto questo non solo lo sconvolge ma secondo me lo aiuta nel fare la sua arte. Il passaggio nel quale il protagonista ritorna nello Utah e dopo un po' di tempo si sente bene sembra in contrasto con il personaggio stesso. Leggendo tra le righe Ray sta male perché, per una volta, sta bene. Non so se mi sono spiegato.

Un racconto da rileggere sicuramente e che ha sempre qualcosa di nuovo da comunicare.

Grazie

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Orazio, Ars Poetica, vv. 343-344


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Messaggio Da Byron.RN Sab Mar 30, 2024 6:33 pm

La prima cosa che voglio rimarcare è la buona scrittura di questo racconto, che riesce a far procedere bena la narrazione anche nella totale assenza di dialoghi.
Ci sono alcune immagini che mi sono piaciute particolarmente, soprattutto quelle legate ai cervi. Sono immagini simboliche, dove ognuno probabilmente può vederci ciò che meglio crede. A me ha fatto venire in mente il concetto di perseveranza, oppure il concetto di fiducia che si può ottenere solo con il tempo.
È infatti un racconto lento, che si prende i suoi tempi.
A me questa struttura del racconto è piaciuta.
Chi non mi ha convinto è il personaggio di Ray. Non sono riuscito a capirlo. C'è qualcosa che lo lega a Pando, ama la natura, ha una sua sensibilità, ma non sono riuscito a comprendere questa sua sorta di ossessione. All'inizio del racconto si capisce che c'è qualcosa che non va, Ray ha stranamente le mani fredde, pare trovarsi in una sorta di blocco, tanto si dice che si appresta a chiudere solo un lavoro in quell'anno invece dei soliti tre, ma non sono riuscito a capire a cosa questo sia dovuto e la connessione con Pando.
Probabilmente questo è uno di quei racconti che necessita di maggiori letture e fatte con più attenzione.
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