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La cucina viaggiante

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Messaggio Da Different Staff Dom Dic 04, 2022 3:49 pm

«Una cucina viaggiante? Suvvia, signor Ferrarotti, da dove le viene questa balzana idea? Chi potrà mai voler magiare presso un carretto a cavalli?»
«Bene, in questo mio progetto non ci trovo nulla di male! Perdinci, non si tratta di una misera carrozza trainata da cavalli, bensì di un moderno marchingegno, mosso dalla forza del vapore».
Al solo pronunciare la parola “vapore” lo vidi incuriosirsi. Ripresi:
«Vi sono illustri galantuomini che fanno molta, moltissima strada per solleticare il loro palato con le prelibatezze della mia dolce compagna, ora mi chiedo: perché non andare io da loro?»
«Sicché, dunque, voi richiedete in prestito cinquecento lire per la produzione del suddetto carro per la preparazione espressa di vivande?»
«Esattamente, conte Benso, esattamente come voi dite. Non ve ne pentirete, se l’idea andrà in porto vi rifonderò non solo le cinquecento lire che gentilmente mi concedete, ma altre cinquecento, più altre mille l’anno a venire.»
«La vostra proposta mi pare strampalata ma legittima. Del resto, presi per pazzo pure il primo uomo che millantò l’idea di una ferrovia per collegare Torino a Genova; ora abbiamo la galleria più lunga dell’intero mondo, un vanto che fa venir invidia ai regnanti di tutta Europa. Sia, vi concedo il prestito ma ad una condizione: sono ormai stanco del solito chiaretto, i miei gusti di uomo maturo si vogliono spostare su vezzi più esotici; pertanto girate il Regno, andate anche oltre se occorre, ma promettetemi di scovare una bevanda o un cordiale degni di tale nome! Mi fido del vostro buon gusto.»
La Cucina Viaggiante mi richiese tre mesi buoni di duro lavoro. Una macchina portentosa, lunga almeno trenta metri e larga due; la dotai di una caldaia enorme, in grado di produrre vapore a più di venti atmosfere. Esso muoveva quattro pistoni grandi come botti, tali da surclassare le migliori locomotive inglesi a scartamento largo. Gran parte dello spazio a bordo era occupato da una modernissima cucina alimentata a corrente, generata da una turbina ad alta velocità di rotazione. La restante sala permetteva ai (si spera numerosi) clienti di pranzare fra arazzi, stucchi e candelabri elettrici di nuovissima fattura.
Nonostante la mole e l’imponenza spropositati, la Cucina Viaggiante si muoveva svelta e leggera come uno stallone al trotto, raggiungeva almeno le venti miglia all’ora, sicché avrei potuto viaggiare da Torino a Novara in meno in un giorno. Ci pensate? Per pranzo a Cuneo e per cena a Casale! Non mancava un soppalco, nel quale io e mia moglie trovavamo alloggio in una confortevole stanzetta dotata di tutto punto: trapunte d’oca, specchiere argentate e fini ornamenti di ogni tipo ci rendevano le notti grate e piacevoli, con un tepore splendido garantito dal vapore che, incanalandosi in speciali tubazioni rinforzate, ci permetteva di schivare i rigori della campagna. Una vera casa viaggiante, insomma, con fine ristorante annesso.
«Eccellente il vostro stufato al barolo, signora: mai gustato una simile bontà!»
«Lei dice così, cavaliere, solo perché non ha ancora assaggiato la bagna cauda, una delizia che non teme paragoni nemmeno a Corte!»
«Avete ragione entrambi, ma di grazia, non trascurate gli agnolotti al tartufo!»
Discorsi simili ci accompagnavano ormai da giorni nel viaggio. La lunga scia di fumo e vapore era richiamo per decine, centinaia di bongustai sparsi nel bel Piemonte. La delizia delle nostre preparazioni ci precedeva lungo il percorso, sicché l’accoglienza della prelibata Cucina Viaggiante si manifestava con giubilo e speranza nei principali borghi del Regno, da Arona a Domodossola, da Ovada a Biella; qualcuno ci attendeva con la macchina per l’eliografia già aperta, sicché era un piacere per noi farci immortalare con conti, marchesi e gran signori che impreziosivano il nostro desco di prestigio e visibilità.
Fuori dai fasti, dalle abbuffate e dalla gloria le nostre giornate trascorrevano perlopiù in cucina, fucina di stufati, brodi e intingoli. Le mani sapienti di mia moglie, guidate dalla mia raffinatezza e dal mio buongusto, non sbagliavano mai un colpo. Decidemmo così di osare, spingendoci oltre i confini sabaudi.
Ci aspettavano giornate dure e amare. Attraversammo il Ticino nei pressi di Magenta, dove la gente del posto ci accolse con altezzosa sufficienza. Le rozze genti milanesi non ci diedero maggiori soddisfazioni, abituate a dozzinali polente e quell’insipida brodaglia che sogliono chiamare cassoeula.
Un giorno, usciti i pochi clienti, mentre lavavamo le stoviglie scaldandoci le mani con l’acqua calda garantita dalla portentosa vaporiera sotto di noi, la porta della cucina si spalancò e la chiara luce da essa filtrante venne subito sbarrata dall’imponente figura di un soldato vestito di tutto punto, alto almeno due metri, tanto che per entrare dovette togliersi il cappello. Esordì:
«Mi presento, sono il colonnello Graneris, addetto all’approvvigionamento dell’esercito di Sua Maestà Vittorio Emanuele.»
«Bene, finalmente un savoiardo fra noi… Mi dispiace ma la cucina è chiusa, a quest’ora. Anzi, credo che presto chiuderà per sempre, qui in Lombardia! Stiamo giusto sbaraccando per ritornare nel nostro amato Piemonte.»
«E se vi dicessi di spostarvi a est?»
«A che pro? Qui facciamo la fame, la faremo anche nelle Venezie, dove la gente è avvelenata dai risi e bisi e dalle moleche!»
«Io vi dico di spostarvi ancora più a oriente, molto più a oriente! Ci stiamo muovendo in guerra verso la Crimea, una terra lontana ai confini della Russia. La vittoria è certa ma il morale delle truppe rischia di deprimersi per le avversità che incontreremo in terre così desolate e barbare. Orsù, dunque, muovete la vostra prodigiosa Cucina Viaggiante verso quelle terre: sarà il ristoro ideale per gli ufficiali e i funzionari sicché, con la pancia piena e il palato appagato, potremo elaborare i migliori piani per fiaccare lo zar.»
«Di grazia, colonnello, le nostre provviste sono ormai prossime all’esaurimento e non arriveranno sane fino in Russia!»
«Mi stupisco della vostra affermazione, dunque non siete in possesso di una cella frigorifera a vapore?»
«Che corbelleria mi raccontate, colonnello, vi pare il modo di canzonarmi? Come fa il caldo vapore a portare freddo?»
«Sono un umile soldato, non certo un tecnologo, ma vi assicuro che tali macchine già funzionano sui migliori piroscafi della nostra flotta e ci consentono di conservare limoni, arance e verdure per prevenire lo scorbuto. Concedetemi un giorno e ne installerò uno anche sul vostro carro, avete la mia parola. Ve lo riempiremo pure di derrate bastanti per raggiungere la Crimea con tutto agio!»
Il colonnello fu di parola, con una postilla alquanto allarmante: lo spazio designato per la nuova cella frigorifera a vapore fu ricavato dalla nostra stanza da letto, sicché fummo costretti a vivere in cucina la maggior parte delle nostre giornate.
Il viaggio durò circa due settimane, senza grandi intoppi. Raggiungemmo la Crimea con facilità e conforto, concedendoci anche il lusso di visitare Padova, Venezia e il Garda da signori. Saluti, sbuffi e tepore furono i nostri compagni di viaggio, fino a quando il rimbombo delle prime cannonate, il 12 dicembre, segnalò inequivocabilmente il raggiungimento della meta. Stanchi del viaggio ci addormentammo esausti, sognando la nostra Cucina Viaggiante colma di raffinati ufficiali pronti a sgomitare per un civet o un bicerin stratificato alla perfezione.
Ci svegliammo la mattina seguente con il sole già alto, aprii la porta e mi imbattei in un enorme cumulo di neve che quasi mi impediva di uscire: eravamo bloccati. Fortuna che il geniere dell’esercito ci avesse pure dotato di una lancia termica la quale, alimentata dal vapore della caldaia, sarebbe riuscita ad aprirci un varco nella neve fresca: aveva funzionato egregiamente quando ce n’erano appena quattro dita, con un metro sarebbe stata più lenta ma avrebbe fatto comunque il suo dovere.
Mi allontanai di qualche passo dalla porta e inciampai in qualcosa, non seppi definire cosa. Lo fissai meglio e lo identificai come una gerla ricoperta da un sacco, accuratamente avvolta come a celarne il contenuto. Provai a sollevarla: era pesantissima, non riuscivo a schiodarla da terra nemmeno di un millimetro, sicché fui costretto a trascinarla. Non feci nemmeno in tempo a strattonarla che un grosso corvo venne in picchiata su di me; provò a colpirmi al volto, poi mi arpionò una manica, infine, non riuscendo ad avere la meglio, iniziò a svolazzarmi intorno appena sopra la testa, gracchiando all’inverosimile.
Continuò per un minuto buono, pensai di andare dentro a prendere il fucile e farlo così spaventare. Si posò sul tetto del carrozzone, continuando a gracchiare e girando la testa all’indietro, febbrilmente. Non ce l’aveva con me, stava solo cercando di catturare la mia attenzione.
Nonostante i piedi intorpiditi e le mani congelate provai a girare intorno alla carrozza, facendomi strada a calci e gomitate fra la neve, che mi arrivava fin quasi al torace; vi spuntava un cappellone militare, calcato su una faccia bluastra, con le narici ad un paio di dita dalla superficie. Mi avvicinai: era un giovane sui vent’anni, capelli rossi e qualche lentiggine; emetteva un leggero vapore dalla bocca: era vivo, ma non credo che potesse resistere ancora a lungo.
Lo liberai dalla morsa come meglio potevo: non ci volevo credere, era dei nostri, sabaudo! Lo tirai per le braccia fin dentro la cucina e lo sdraiai nel nostro letto, incurante di averlo completamente inzuppato con i pezzetti di neve che aveva addosso, sciolti ben presto dal calore delle tubazioni a vapore che vi passavano a fianco.
Provai a tirare uno schiaffetto al fante ma non ebbi risposta. Ci riprovai dopo avergli tolto gli scarponi, la giberna e ghette, ancora senza risposta; per fortuna aveva ripreso un bel colorito rossastro: probabilmente ce l’avrebbe fatta, quindi mi tranquillizzai.
Approfittando della momentanea tregua, mentre mia moglie era andata a mettere un po’ di carbone nella caldaia, uscii di nuovo per recuperare la gerla: era piena di bottiglie. Rientrando, vi ritrovai con mia massima sorpresa il corvo che, intrufolandosi dalla porta aperta, si era posato sulla testa del ragazzo.
«Oska…» sentii la sua flebile voce per la prima volta, tremante e un po’ lagnosa. Mi precipitai su di lui appena chiusa la porta. Il ragazzo mi aggredì:
«Ladro che non sei altro, non sai con chi hai a che fare! Ti farò assaggiare la lama del mio coltello se non mi dici subito dove hai messo le bottiglie!»
Si toccò la giberna per cercare l’arma ma, accortosi di non averla più con sé, iniziò a rattrappirsi su sé stesso, aspettandosi un cazzotto o un calcio. Faceva tenerezza, si credeva un duro ma in quelle condizioni lo avrebbe trapassato perfino un fico maturo. Si rese conto di non avere scampo, così iniziò a piagnucolare:
«Vi prego, signore, non fatemi del male, io non ho fatto a voi… Vi prego, non portatemi in prigione, farò tutto quello che vorrete…»
«E perché mai dovrei portarvi in prigione, ragazzo? Cos’hai combinato?»
Tirai fuori la grinta che tanti mesi di isolamento mi avevano conservato. Provò a giustificarsi:
«Ma no, niente signore… Davvero, non è nulla di che, stavo scherzando…»
Ci mancava solo un disertore: avevo dato i miei anni migliori per la patria e per liberarmi dagli odiosi austriaci. Dopo gli scarsi affari fatti in Lombardia il mio astio si era ancor più acuito; pertanto, odiavo chiunque si estraniasse dalla lotta contro qualsiasi nemico dei Savoia:
«Parlami chiaramente, che cosa hai combinato? Sono un uomo d’onore, che difende la patria. Se sei un disertore dimmelo e chiamerò immediatamente il colonnello Graneris, mio caro amico!»
«No, pietà, proprio lui non dovete chiamare, è il mio diretto superiore!»
Mi lasciai quasi impietosire, pareva sicuro di sé ma mi sembrava del tutto innocuo. Un po’ furbetto sì, con quel sorriso tirato e l’aria sfrontata, ma mi pareva costituire un pericolo, né per me né per il Regno.
«Deciderò il da farsi solo dopo aver ascoltato la tua storia.»
Lo feci sedere sul bancone della cucina, anch’esso riscaldato dal vapore, che teneva alla giusta temperatura una deliziosa crema parmentier; non gli rifiutai una ciotola bella colma. Iniziò così, fra una cucchiaiata e l’altra:
«Mi chiamo Alessio, Alessio Smirnoff. Mia madre è di Novara, donna ricca e colta. Incontrò mio padre, un ammiraglio russo, e lo sposò. Per questo ho un cognome così insolito. Pochi mesi fa ci ha abbandonati: doveva riprendere servizio; poi non ci scrisse più, né ci diede sue notizie. Salpò da Genova e più volte chiesi a mia madre il permesso per andarlo a trovare in Russia, ma me lo negò sempre: quella è una terra maledetta, mi diceva sempre, se andrai là incontrerai la morte. Non ci era andata molto lontana. Fu così che scappai di casa e mi recai a Genova, per chiedere dove fosse andato ma nessuno aveva sue notizie. Arrivarono due briganti e mi circuirono, derubandomi del poco denaro che avevo con me. Non me la sentivo di tornare indietro da mia madre, ci avrei perso la faccia e mi avrebbe trattato come un ragazzino per tutte la vita. Poche ore dopo salpava un grande piroscafo per il Brasile: mi imbarcai senza pensarci troppo, giusto per provare il gusto di andare per mare e racimolare i soldi bastanti a pagarmi il viaggio per la Russia.»
I suoi occhi si illuminarono di speranza e di passione. La zuppa era finita da un pezzo, così gli riempii di nuovo piatto. Il fante riprese:
«Il viaggio di andata e ritorno non durò molto, appena sei settimane, grazie alle mirabilie dei nuovi turbogetti, e così anche la paga fu scarsa: non sarebbe mai bastata per affrontare un viaggio fino a Mosca. Scorato, tornai a Torino e da qui a Novara per rimettermi mestamente nelle mani di mia madre; appena fuori Chivasso mi imbattei in un reggimento e quando scoprii che era diretto qui in Crimea fui così entusiasta di poter raggiungere mio padre, addirittura pagato, che mi arruolai immediatamente.»
Le sue guance cominciarono a solcarsi di due grosse lacrime, ma ancora non ne intuivo il motivo.
«Non aggiungo altro: seppi da un vecchio soldato che l’ammiraglio Smirnoff era affondato insieme alla sua nave, da vero eroe, a causa dello scoppio di un cilindro a pressione e così mi trovai intrappolato in una guerra disumana, senza via di scampo e senza soldi per tornare indietro.»
La sua storia faceva acqua come un canovaccio per la ricotta, volevo indagare meglio:
«E il corvo?»
«Mi è stato affidato da un vecchio marinaio sul piroscafo di ritorno dal Brasile, poco prima che venisse gettato in mare per ammutinamento; era l’unica cosa che gli rimaneva, ero il più giovane sulla nave e così fui io a prendermi cura di lui. Anche per me, ora come ora, è l’unico compagno.»
«E quelle bottiglie? Che cosa ci facevi con esse?»
«Dovevano essere il mio passaporto per il Piemonte. Da quando hanno aumentato le tasse sugli alcolici valgono una fortuna; sono riuscito procurarmene una trentina rubandole, lo ammetto, in un magazzino russo che abbiamo saccheggiato. La guerra, per me, non vale nulla, è stato solo un espediente per venire qui in Russia. Contavo di venderle e racimolare qualche soldo per tornare da mia madre, ora che so tutta la verità su mio padre e sulla guerra.»
C’erano troppe coincidenze per bermi la sua storiella. Lo incalzai:
«Allora sei davvero un disertore e un ladro!»
Cercai di portarlo nella stanza superiore e tenerlo al fresco fino all’arrivo delle guardie ma, appena dischiusa la porta, il viso del ragazzo si illuminò di stupore:
«Wow, signore! Che graziosa cella frigorifera a vapore! Ne avevamo una nella nave di ritorno dal Brasile… non sapevo che ve ne fossero versioni così piccole, adattabili per un carro!»
Almeno la storia del Brasile era vera, gli diedi una seconda possibilità:
«Il nostro amato e stimato conte di Cavour cerca una nuova bevanda che sia capace di deliziare le sue raffinate serate in compagnia di amici e parenti, sicché voglio rimetterti nelle sue mani. Ti terremo qui con noi e ti condurremo quindi a Corte, introducendoti a Sua Eccellenza Camillo Benso: se giudicherà il contenuto di quelle bottiglie abbastanza buono da deliziargli il palato, potrà concederti la grazia».
«Ma cosa dite, quel liquore è una porcheria, una barbaria russa indegna delle peggiori bettole di Vanchiglia, perfino!»
Volli comunque provare: stappai una bottiglia, presi un bicchierino dalla lavastoviglie elettromeccanica e lo colmai. Non feci nemmeno in tempo a bagnarmi le labbra che non seppi trattenermi:
«Perbacco ragazzo, hai proprio ragione. Questa bevanda è il fuoco dell’inferno con le sembianze dell’acquasanta!»
Il suo destino era segnato, non c’erano dubbi. Posai il bicchiere e non appena il ragazzo si mise a sedere il corvo Oska prese una fettina di limone dal pass e centrò perfettamente il bicchiere. Alessio balzò in piedi come spinto da mille molle e si avvicinò alla credenza ad apertura automatica.
«Che fai ragazzo, non vorrai mica rubare nella mia cucina viaggiante!»
Mi sentì appena, la sua sorpresa fu invece massima quando esclamò:
«Oska ha ragione! L’ha visto fare migliaia di volte al suo vecchio padrone: sulla nave avevamo un liquore brasiliano così disgustoso e infimo che per ingentilirlo soleva aggiungerci ghiaccio, zucchero e limone. Presto, proviamo a fare altrettanto con questo intruglio per incivili, di certo non potrà peggiorarlo.»
Eseguì la ricetta con accuratezza e mano ferma, esattamente come l’aveva imparata dal vecchio marinaio.
«Caspita, questa è una delizia, mai provato un cordiale così corroborante. Il conte di Cavour ne sarà entusiasta!» Avrei di certo vinto la scommessa con il grande ometto dagli occhialini tondi. «A proposito, come si chiama questa gradevole bevanda?»
«In Brasile la chiamano caipirinha…»
«E allora, in onore del corvo Oska, questa la chiameremo Caipiroska!»
Il ragazzo guardò fuori dal finestrino. Dalle colline si levava un fumo denso di polvere pirica e schegge, dal quale lo avevamo tratto in salvo; non gli avevo salvato la vita, ma quantomeno gli avevo dato una speranza.
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Ultima modifica di Different Staff il Mar Dic 06, 2022 11:33 am - modificato 1 volta.
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Messaggio Da Petunia Lun Dic 05, 2022 1:18 pm

magiare (mangiare)



Faceva tenerezza, si credeva un duro ma in quelle condizioni lo avrebbe trapassato perfino un fico maturo. (Cercherei un sinonimo per evitare l’effetto rima)


Provai a tirare uno schiaffetto al fante ma non ebbi risposta (sottolineare che si tratta di un fante non serve, asciugherei la frase: provai a tirargli uno schiaffetto a es. )



io non ho fatto a voi (Io non ne ho fatto a voi)



portarvi in prigione, ragazzo? Cos’hai combinato?» (non passare dal “voi” al “tu”)



Racconto delizioso. Direi un doppio racconto e un doppio genere. Sì, perché rinvengo sia le strampalatezze dello steampunk che il tema della cucina in viaggio. Molto convincente la prima parte in cui la cucina regna sovrana, un po’ meno l’incontro rocambolesco col fante. 
Mi è “garbata” l’invenzione della Caipiroska, denota tanta creatività.
Il racconto mi ha dato la sensazione di essere un po’ lungo, forse la seconda parte è l’incontro col fante ti è venuta in mente dopo e pare davvero un’altra storia. Però, come diceva una vecchia pubblicità, vediamo se davvero two gust is meglio che one.
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Messaggio Da Nellone Mar Dic 06, 2022 8:05 am

Racconto ben ambientato nella sua epoca, con tanto del conte di Cavour a vigilare tutti dall’alto. La trama si delinea in due parti, la prima di viaggio e la seconda in occasione di ritrovamento nel fante: pare un vecchio western nel quale, dopo una lunga galoppata, i cowboys arrivano finalmente al saloon, ma non trovano la pace. La scrittura ha qualche reminiscenza ottocentesca, rimanendo tuttavia comprensibile. Qualche refuso è già stato notato da chi mi ha preceduto, pertanto non mi dilungo su di essi. Ben presenti e caratterizzanti i paletti, così come la cucina, che ovviamente la fa da padrona. Pregevole la fusione dei due stili (viaggio e steampunk), senza che prevalga nessuno dei due ma con una bella compenetrazione. Nel complesso un racconto azzeccato e accattivante che entra a gamba tesa nel filone della narrazione pura, senza particolari fronzoli o riflessioni ma con il semplice gusto di far viaggiare il lettore con la fantasia. E lo fa bene.

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Messaggio Da Arunachala Mar Dic 06, 2022 9:14 am

splendida l'idea, un po' meno la realizzazione, purtroppo.
ci sono parecchi refusi, peraltro già segnalati, e qualche problema di formattazione in alcuni punti.
certo non mi apsettavo che il finale portasse alla caipiroska, mi hai sorpreso per bene.
direi che i paletti ci sono tutti quanti.
buone le descrizioni, anche se a volte paiono troppo insistite.
un appunto che posso fare è la lunghezza, credo che asciugnadolo un poco possa diventare ancora più gradevole.

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Messaggio Da Different Staff Mar Dic 06, 2022 11:32 am

INTERVENTO DI MODERAZIONE

A volte, in fase di caricamento, la formattazione del racconto viene meno a causa di sconosciuti eventi imprevedibili. In questo caso sono venute a mancare le spaziature tra i paragrafi. Per correttezza, in allegato in calce al racconto trovate il file originale così come è stato spedito dall'aut.

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Messaggio Da Achillu Gio Dic 08, 2022 2:31 pm

Ciao Aut-

Mi lascia perplesso il tira e molla del pensiero di Ferrarotti su Alessio. Prima pensa che sia un ladro, poi un disertore e lo vuole denunciare direttamente al colonnello Graneris. Poi cambia idea, vuole portarlo direttamente dal Conte Cavour. Insomma, non ha mezze misure.
Un'altra cosa che ho notato: la moglie di Ferrarotti è un fantasma. Non ha un nome, se ne sta ai fornelli e basta, esce solo per farsi fare un complimento da un nobile o per condividere la camera da letto con il narratore protagonista. Addirittura scompare nel finale, come se in carrozza ci fossero solo gli altri personaggi.
Dal punto di vista linguistico, il racconto inizia con "magiare" al posto di "mangiare"; è mancata una revisione di bozze perché non è l'unica svista.
Una cosa che mi intriga molto è l'alternarsi di parti narrate in modo maturo e altre invece raccontate in maniera più naif, come se lo stile non fosse ancora acquisito completamente. Credo che un buon editor potrebbe aiutarti a sgrossare queste parti naif.
Mi sono segnato "Ci aspettavano giornate dure e amare". È un'anticipazione, quindi o va rimossa oppure va indicata con un tempo diverso tipo "avrebbero aspettato" o "stavano per accogliere".
Benissimo a mio gusto lo steampunk. Mi sono segnato in particolare "svelta e leggera come uno stallone al trotto, raggiungeva almeno le venti miglia all’ora" e "ci permetteva di schivare i rigori della campagna", due frasi che oggi farebbero ridere ma che davvero mi portano al periodo degli anni 1850. Non è la mia ambientazione preferita, ma è stata condotta davvero bene.
Della trama mi è piaciuto molto il modo in cui hai presentato le celle frigorifere a vapore, che attraversano la seconda metà del racconto in punti diversi come un filo rosso.
La cucina direi che è essenziale per buona parte del racconto. Mi sono segnato tre paletti: un fante, corvo, caipiroska; mi è piaciuto che il corvo è presentato come un animale intelligente, cosa vera. Originale la caipiroska.

Grazie e alla prossima.

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Messaggio Da tommybe Gio Dic 08, 2022 3:57 pm

Senza accorgersene il racconto testimonia la nascita dello street food e di un cocktail semplice e spettacolare nel gusto.
Bravo per due motivi, autore. La storia appassiona pur nella sua leggerezza e anticipa i tempi delle passioni enogastronomiche , mattatrici delle attenzioni televisive.
Mi è piaciuto molto il modo con cui tratti la cucina, con grande rispetto, come se quello sia il tuo lavoro. La competenza me lo fa pensare. Chapeau!
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Messaggio Da caipiroska Gio Dic 08, 2022 10:43 pm

Steampunk e racconto di viaggio insieme con un'idea davvero valida e originale!
Scovato il fante e il corvo il racconto volgeva al termine senza il terzo elemento e invece... L'invenzione della caipiroska inserita inaspettatamente e con un bell'effetto sorpresa.
Trovo che il racconto si possa dividere in due parti, dove la seconda, più movimentata, sia anche quella più interessante: nella prima parte c'è una gran quantità di particolari che, se non proprio pesante, la rendono meno accattivante. Forse alleggerirei alcuni passaggi per rendere la lettura meno dispersiva e più coinvolgente. L'autore ha avuto la necessità di dare molte spiegazioni nel testo e non sempre questi inserimenti sono stati fatti con leggerezza: alcune descrizioni, come pure il racconto di Alessio, mi hanno dato un senso di pesantezza, che forse si poteva limitare aggirando i dialoghi troppo impostati e assottigliando alcune informazioni.
Molto azzeccate alcune espressioni colorite che inquadrano perfettamente il testo nel periodo storico scelto.
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Messaggio Da Byron.RN Sab Dic 10, 2022 4:14 pm

Un bel racconto, divertente da leggere, che integra assieme lo steampunk e il racconto di viaggio in modo naturale.
Molto ben congegnata l'idea della cucina viaggiante, così come tutti i vari marchingegni e attrezzi azionati dal vapore. Trovo che siano stati descritti con inventiva e semplicità, rendendo quei passaggi gradevoli e per nulla noiosi.
Anche io penso che il racconto possa essere diviso in due parti.
La prima è quella che mi ha divertito e convinto di più, trovo che sia la più immaginifica eppure la più convincente. Quando entrano in scena il fante e il corvo, necessari per arrivare alla genesi della caipiroska, il tutto non dico che diventi meno naturale, ma perde un pò di leggerezza, diventa un pò troppo "ragionato", meno libero.
Complimenti per l'idea originale.
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Messaggio Da FedericoChiesa Sab Dic 10, 2022 7:14 pm

Un racconto in certi punti esilerante.
L'idea è ben sviluppata e la caipiriska alla fine è la ciligina sulla torta.
Qualche descrizione troppo forzata, soprattutto nel continuo rimando alla forza del vapore, come as introdurre il genere a tutti i costi.
Comunque, veramente piacevole.
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Messaggio Da Danilo Nucci Dom Dic 11, 2022 3:29 pm

Slalom impegnativo fra i paletti (corvo, fante, caipiroska), ma ne è uscito un pezzo molto gradevole, a tratti umoristico, che ho letto molto volentieri.
Ottima l’idea del nome del corvo che ha consentito l’aggancio al cocktail.
La cucina c’è alla grande. Per il genere, direi che è senz’altro steampunk ma con un lieve accenno all’odeporico (quante cose si imparano in DT!).
L’epoca è indubbiamente metà ‘800 e il fatto che sia chiaro è per me un ulteriore merito del brano:
Il linguaggio utilizzato mi è parso molto in linea con l’epoca di riferimento. Fa eccezione soltanto quell’esclamazione “Wow, signore” che stona assai, ma la prova mi sembra superata molto bene.

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Messaggio Da Antonio Borghesi Dom Dic 11, 2022 5:23 pm

L'inizio mi sembrava abbastanza noioso e non riuscivo a capire dove volessi a parare poi invece ha preso ritmo e il racconto è diventato simpatico e gradevole. Si certo andrebbe editato ma una sola revisione basterebbe. Non c'è nulla di grave. Uno steampunk come si deve. Anche un po' troppo però. Hai gestito tutto col vapore, forse bastava la cucina e il frigo.
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Messaggio Da ImaGiraffe Mar Dic 13, 2022 11:06 am

Un racconto con l'idea ben centrata fin dall'inizio. 
La prima parte è veramente bella, così leggera e gradevole. L'idea della cucina steampunk è semplice ma efficace. 
Della prima parte non ho nulla da dire, anzi complimenti. 
Nella seconda parte però tutto si appesantisce di dettagli veramente inutili. Scusa se mi permetto ma tutta la storia del fante l'ho trovato veramente superflua. ha solo appesantito il racconto. 
Anche perché si vede che gli incastri sono studiati e non fluidi e naturali. Il protagonista incontra il fante che guarda caso conosce il gendarme che ha fermato il protagonista. 
Non lo so quella parte mi è sembrata veramente poco riuscita e poco credibile.
Fortunatamente sul finale il racconto si riprende alla grande ed ecco comparire il terzo elemento. Un finale veramente carino. 
Io inviterei l'autore a eliminare la seconda parte o comunque ridimensionarla perché anche se diventa più corto il racconto sarebbe di certo più gradevole.
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Messaggio Da Fante Scelto Ven Dic 16, 2022 2:36 pm

Vado di nuovo controcorrente, autore, come in altri racconti di questo step.
A me purtroppo il lavoro non ha soddisfatto appieno, l'ho trovato molto slegato, con tutte le varie componenti della storia saldate assieme a martellate. Manca la fluidità di una trama con un inizio e una fine ragionate. 
E' vero, non era facile, però ho sentito forte, leggendo, la sensazione del collage.

Il discorso sul genere mi lascia un po' freddino.
Come ho scritto altrove, lo steampunk parte dal presupposto che il mondo si sia evoluto prima di come lo abbiamo conosciuto nei libri di storia, e che le tecnologie ne abbiano cambiato radicalmente l'impostazione, pur mantenendolo ancorato al 1800 (circa) dal punto di vista "estetico".
Qui hai fatto una parte del lavoro, cioè l'inserimento della tecnologia a vapore diffusa, ma non l'altra parte, cioè il mondo cambiato, il trasmettere l'impressione di stare vivendo in un mondo alternativo.
Leggendo ho sentito forte l'impressione di assistere a una fedele cronaca di metà '800 con solo l'aggiunta di bizzarri elettrodomestici. Tolti quelli, potrebbe passare tranquillamente per un racconto di viaggio dell'epoca.
Sarebbe stato molto meglio distaccarsi dalla realtà stretta di Cavour, del Piemonte, dei cibi menzionati, ecc. (o tenerli solo come chicche da buttare qua e là) e provare a immaginare lo stesso spaccato di realtà con occhi rivoluzionati dalla tecnologia nuova.
Non è facile, attenzione, ma era lo sforzo da fare.

Per fortuna, però, se come steampunk vero e proprio per me non ci siamo a sufficienza, il genere odeporico salva la situazione, e io propendo più per quest'ultimo.

Essendo la trama un collage di situazioni diverse, qualche cosa che non mi torna appieno salta fuori. Piccolezze magari, ma che ho notato.
A partire dall'introduzione del colonnello Granieri, che inizia parlando di come le truppe siano demotivate e quanto una cucina viaggiante possa aiutarle ad affrontare le fatiche del viaggio e della guerra, salvo poi chiudere che il tutto sarebbe destinato ai soli ufficiali.
Una roba che contribuisce a demotivare le truppe, secondo me.

Faccio poi mie le considerazioni di Achi sulla moglie fantasma, si nota davvero tanto che questo personaggio non ha alcuno spessore (immagino per via dei caratteri a disposizione), e il fatto che il protagonista passi dal voler far arrestare il disertore al volerlo introdurre alla corte sabauda.
Tutto molto estremizzato.

Lo stile di scrittura, purtroppo, non mi è garbato a sua volta. L'ho trovato un po' pesante, retrò ma nel modo ampolloso, non molto coinvolgente, con decine e decine di aggettivi spesso ridondanti (tipo quelli sul cibo: delizioso, buonissimo, gustoso... secondo me non servono, banalizzano solo!)
La voce narrante, poi, ha una onniscienza eccessiva, spiega tutto, anche quello che prova, che pensa, tutto. Snellire, in questi casi, è la parola d'ordine.
Ne giovano la lettura ma anche la realisticità del personaggio. Provare per credere.

Quel che mi è piaciuto moltissimo, e che davvero mi ha fatto illuminare la lettura, è stato il finale.
Ecco, il finale ti è venuto proprio bene. Uno quasi non ci pensava più alla faccenda del drink per Cavour, e il modo in cui i due personaggi si inventano la caipir-Oska, con tanto di corvo ispiratore e limone, per me è stata una chicca venuta alla perfezione.
Bravo/a.

Da questo finale io ripartirei da zero per creare la stessa storia, ma scegliendo solo uno dei due generi e modificando quindi l'impostazione: odeporico va benissimo, è il suo, secondo me, oppure steampunk, ma in questo caso serve un cambio d'abiti e di marcia molto più decisi.
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Messaggio Da Asbottino Mer Dic 21, 2022 5:54 pm

Più un racconto di viaggio che uno steampunk, se non fosse per un insistente accenno al vapore.
L'idea di un food truck nella Savoia di Cavour è molto azzeccata e originale, così come la genesi del cocktail.
All'inizio avevo trovato un po' forzato il corvo, ma come tassello insieme al fante per arrivare al cocktail ci sta.
Non amo molto lo stile scelto per raccontare la storia e in generale l'idea che per raccontare il passato si debba scendere a patti con il passato e scegliere uno stile così ricco e retrò, ma è una questione di scelte. Frasi come "Trapunte d’oca, specchiere argentate e fini ornamenti di ogni tipo ci rendevano le notti grate e piacevoli, con un tepore splendido garantito dal vapore che, incanalandosi in speciali tubazioni rinforzate, ci permetteva di schivare i rigori della campagna." sono un esempio. In sé è molto riuscita, ma l'accumulazione di dettagli, l'eccesso di aggettivi e certe parole pescate da un vocabolario di altri tempi mi impediscono quasi di vedere la stanza.
Forse una terza persona e uno stile più asciutto avrebbero reso il racconto più moderno e accattivante. 
In generale però tutta la seconda parte andrebbe alleggerita, ma qui è più un discorso di trama che di scrittura.
Nel complesso è un buon racconto. Ne intuiscono in pieno le potenzialità, ma la voce narrante scelta mi impedisce forse di apprezzarlo del tutto.
Sulla cucina non discuto. Togli la cucina e la storia sparisce in una nuvola di vapore. La vera valenza della stanza in termini narrativi non risiede solo nella capacità dell'autore di renderla un luogo vivo e visibile al lettore, ma soprattutto nel renderla un elemento portante della storia. Qui lo è. E questo, al di là dell'originalità, è un punto a favore del racconto.

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Messaggio Da Arianna 2016 Dom Dic 25, 2022 6:56 pm

Ho trovato divertente il racconto. C’è questo tono lievemente ironico che lo attraversa tutto e gli regala una sorta di atmosfera coerente, pur nella (a volte davvero eccessiva) abbondanza di dettagli che rischia a tratti di creare un effetto di dispersione.
Per il personale gusto, taglierei o comunque ridurrei di molto alcune parti.
Divertente (anche se un po’ surreale) il ruolo del corvo nell’invenzione della caipiroska.
Ti è sfuggita qualche imprecisione di forma, ma niente di grave. 
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Messaggio Da SuperGric Ven Dic 30, 2022 7:32 am

Racconto molto divertente. La parte più spassosa è la descrizione dell’acredine sabauda verso le altezzose genti venete e lombarde e i loro cibi insipidi. Ma tutta l’ironia sull’orgoglio piemontese è gustosa.
La prima parte è quella che mi è piaciuta di più, la descrizione della cucina viaggiante è fantastica, anche se mi chiedevo come riuscisse un mostro simile a viaggiare sulle strade e sui ponti non proprio adatti dell’epoca. Leggendo mi interrogavo anche sulla logistica, come potesse una tale macchina rifornirsi di combustibile, acqua e cibi, e poi mi è arrivata la risposta con il frigo a vapore, altra bella invenzione.
Nella seconda parte le descrizioni diventano un po’ lunghe e la storia del fante appassiona meno.
Ma il finale è strepitoso, con l’invenzione del cocktail.
Un ottimo lavoro.
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Messaggio Da paluca66 Sab Dic 31, 2022 12:31 pm

Errori / refusi sparsi qua e là, ti segnalo quelli che ho notato:
Chi potrà mai voler magiare presso un carretto a cavalli?»
sicché avrei potuto viaggiare da Torino a Novara in meno in un giorno.
ma non mi pareva costituire un pericolo, né per me né per il Regno
sono riuscito a procurarmene una trentina rubandole
probabilmente è mancato il tempo della revisione finale in quanto per il resto la scrittura è sicuramente buona, con la giusta alternanza tra parte narrata e parte dialogata.
Paletti:
ottima la cucina, una delle più importanti e centrali di tutto lo step, una di quelle cucine senza le quali non esisterebbe nemmeno il racconto; molto bene anche la Caipiroska di cui addirittura ci fai conoscere la (pseudo) invenzione; tutto sommato bene anche il corvo e il fante anche se il loro inserimento ha portato a inserire un po' a forza la seconda parte del racconto.
Il genere è a mezzo tra lo steampunk e l'odeporico senza alla fine essere pienamente ne uno ne l'altro.
O meglio: la prima parte è davvero ottima coniugando perfettamente i due generi ma poi a mio parere ti sei pers*: non so se per paura di arenarti in una via senza sbocchi o per inserire i tre paletti obbligatori ma la seconda parte, oltre ad apparire slegata dalla prima, è molto più faticosa da leggere, da seguire e, sebbene il finale riesca a riscattarla in maniera imprevedibile e decisamente riuscita, nel complesso mi è risultata pesante e anche poco interessante.

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Messaggio Da Molli Redigano Mar Gen 03, 2023 11:10 pm

Un punto in più per l'ambientazione piemontese. Poi delle "bettole di Vanchiglia" mi dirai.

Un racconto senz'altro ben costruito, ben scritto. L'ho apprezzato particolarmente per la vicenda storica di contorno e come questa abbia trovato una collocazione funzionale alla cucina viaggiante, che oltre alla comfort zone sabauda, pare non avesse avuto successo più di tanto. 

Il fante italo russo potrebbe sembrare una forzatura, così come l'improbabile invenzione del cocktail a base di vodka. Sinceramente penso che comunque tutti gli elementi siano coerenti con la trama.

Grazie

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Messaggio Da Susanna Mar Gen 03, 2023 11:24 pm

La cucina viaggiante compare fin da subito nel racconto quindi il titolo è un po’ banale, soprattutto in uno step in cui la cucina è “atto dovuto”.
Un racconto ben congegnato, con il genere supportato dalle descrizioni delle soluzioni “tecnologiche” necessarie al funzionamento della cucina: niente di eccessivo e neanche di troppo minimalista. Una storia ricca, in cui le vicende della coppia di chef di incastrano con quelle del militare, per cui viene intessuta una storia complicata atta ad introdurre la vodka e il cocktail che ne deriva. Ecco forse questa parte - la storia del militare - un po’ l’asciugherei. Certo il ragazzo deve giustificare il suo comportamento, ma è comunque tanto lo spazio occupato dalle sue peripezie, forse troppo, col rischio di far perdere al lettore il filo con la storia che precede.
Nel complesso una storia originale, in cui trovano posto la cucina piemontese e il campanilismo culinario del protagonista, un accenno alla guerra in una zona tornata prepotentemente ai (dis)onori della cronaca, ma soprattutto una bella cucina che profuma di pietanze cucinate come Dio comanda. Anche qui una cucina su rotaie diventa un posto speciale in cui si intersecano cibi e vicende umane.
La scrittura è solida, anche se ho trovato qualche refuso e alcuni piccoli inciampi personali, e declinata alla prima persona consente di inserire meglio tanti stati d’animo, pur se liquidati piuttosto frettolosamente.
Le mie note
La restante sala permetteva ai - dato che si parla del futuro, avrebbe permesso forse è meglio
rendevano le notti grate - grate mi fa pensare a gratitudine, quindi un che di ringraziamento da porgere a qualcuno, invece tra i sinonimi figura anche piacevolezza, apprezzamenti, termine quindi che ben si adatta ad un racconto che ha come epoca l’ ‘8oo. Un’occasione per imparare.
giubilo e speranza --speranza non l’ho ben capita
non ci diedero maggiori soddisfazioni -- forse il “maggiori” si può anche togliere, visto l’esito della “trasferta”
sarà il ristoro ideale per gli ufficiali e i funzionari sicché, con la pancia piena e il palato appagato --- Eh siamo alle solite: ai piani alti buon cibo e buon vino, alla truppa sbobba.
con una postilla alquanto - più che postilla (che mi rimanda a un contratto o a un accordo) qui la vedo come conseguenza o come necessità legata alle modifiche strutturali
ci avesse pure dotato -- il pure lo toglierei, magari mettendo “dotato anche”

______________________________________________________
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Messaggio Da vivonic Dom Gen 08, 2023 11:07 am

Il racconto ha immediatamente convinto tutto il CdL, tanto che non c'è stato bisogno di nessuna discussione per ammettere il racconto.
Anche i commenti presenti prima del mio confermano ciò. Quindi complimenti.
Quello che è forse mancato a questo racconto, più che in altri, è una rilettura che potesse affinare alcuni aspetti della trama e, allo stesso tempo, eliminare refusi ed errori di punteggiatura, in modo da presentarsi nel suo abito migliore.
Anche così, comunque, resta un racconto più che valido; e, ad ogni modo, l'editing si può fare anche prima della pubblicazione in antologia Smile
Complimenti!

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Un giorno tornerò, e avrò le idee più chiare.
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Messaggio Da Menico Lun Gen 09, 2023 4:37 pm

Divertente Cavour visto come usuraio e alcolista.
Difficile immaginare un mezzo di trenta metri che si muove agevolmente nelle strade dell'epoca. Sorvolo sui refusi, in quanto già segnalati.
Trovo l'incontro con il fante un po' slegato dal contesto iniziale.
Senza infamia né lode.

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Messaggio Da Akimizu Lun Gen 09, 2023 6:34 pm

Ciao autore, ti confesso che ho trovato la tua scrittura, meglio, lo stile e lo spirito con cui scrivi, davvero brillante. Trasuda entusiasmo, si sente palpabile la gioia con cui ti approcci allo scrivere. Complimenti davvero. Certo, anche io trovato leggermente slegate prima e seconda parte, eppure entrambe sono poco sacrificabili nell'economia generale della trama, quindi non saprei che consiglio darti per migliorare questo aspetto. Super la caratterizzazione del protagonista, mi ha davvero divertito. Geniale il finale, nonostante le capriole di Ferrarotti, insomma, tutti quei dubbi e i dietrofront rendono poco fluido lo scorrere degli eventi. Che dirti, a me sei piaciuto parecchio, ecco. A rileggerci!
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