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In The Closet

4 partecipanti

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1In The Closet Empty In The Closet Sab Ago 28, 2021 10:23 am

Rasalgethi

Rasalgethi
Viandante
Viandante
In The Closet

Ispirato al brano: "I Was Made For Lovin' You" (Kiss, 1979, etichetta Casablanca)









Stava sorseggiando il suo tè seduta in salone, sorpresa di sentire quel silenzio intorno. Un suono che aveva quasi dimenticato.


Marito e figli erano partiti per le vacanze con qualche giorno di anticipo. Era la prima volta che accadeva, ma nulla di strano: l’impegno che lei aveva da tempo programmato non poteva rappresentare un buon motivo per sacrificare il resto della famiglia. Li avrebbe raggiunti nel fine settimana.


L’aroma del liquido scuro veniva su, insieme a un sottile filo di fumo, portando con sé immagini e pensieri. Quello rappresentava per Patti un momento sacro, perfino mistico. Una sensazione tanto forte da farle credere che le idee dei grandi pensatori fossero nate proprio davanti a un tè fumante, allorché la meditazione viene stimolata dal penetrante odore e, soprattutto, dalla promessa di un gusto vellutato. Parlava talvolta di questo anche con suo marito:

“Benoît, bere il tè non è un rito fine a sé stesso. Rappresenta l’attimo fuggente, il momento della rivelazione…”.


Allora Benoît sorrideva, conoscendo a memoria la bizzarra teoria e soprattutto il finale, che spesso ripeteva con lei a mo’ di presa in giro:


“… le gocce miste a polvere, che restano sul fondo, sono come lo specchio magico della Regina Cattiva: non ci restituiscono che la verità nuda e cruda.”


Patti iniziò a bere, osservando un corridoio che mai le era apparso così vuoto. Aveva dedicato la sua vita a prendersi cura della famiglia e della casa - in fin dei conti, due facce della stessa medaglia -.  Con lo sguardo, intanto, vagava da un punto all’altro dell’abitazione, finendo sempre per tornare sulle chiome degli alberi, appena al di là della grande vetrata. Mandò infine giù l’ultimo sorso, finché non comparvero i rimasugli sul fondo. Rimase immobile qualche secondo a studiarli, quindi voltò la testa di scatto, come ispirata da qualcosa, e si diresse decisa verso la sua stanza. In pochi istanti, il letto nuziale fu ricoperto da una miriade di indumenti, trucchi, perfino una parrucca, riversati in fretta e furia da vecchie scatole, che teneva dentro l’armadio. Quelle cose che lei, una volta raggiunta la sufficiente intimità con l’allora giovane marito, aveva immaginato di utilizzare quando l’atmosfera si fosse tinta di dolci colori. Per poi scoprire, con indescrivibile tristezza, che lui non apprezzava, anzi manifestava un certo disagio. Era un brav’uomo, anche premuroso, ma la fantasia, in “quel” campo, non era mai stata il suo forte. Aveva allora relegato quegli oggetti nell’angolo più remoto del mobile, alla stregua di ciò che la mente fa con i pensieri repressi. E le rare volte che succedeva di parlarne con lui, vi si riferiva come ai segreti “in the closet”. Non senza una nascosta frustrazione, ancor più accentuata dalla doppia allusione, che Benoît non aveva mai colto. (1)


Un riflesso inaspettato brillò nei suoi occhi…


Étienne se la vide sbucare sulla rampa delle scale, mentre attendeva l’ascensore. Era appena tornato dal lavoro e incontrandola aveva sentito un brivido lungo l’addome, come sempre gli accadeva quando si trovavano vicini.

“Patti: sei tu! Mi era sembrato di vedere un angelo" disse, con quel trasporto spontaneo che lo contraddistingueva, spesso fonte di preoccupazioni, quando la lingua si spingeva troppo in là.


"Étienne, siamo grandi per credere agli angeli” rispose lei sorridendo mentre, con astuzia tutta femminile, dissimulava la soddisfazione di ricevere quel complimento e il piacere che il suo sguardo appassionato le procurava.

Abitavano uno sull'altra in appartamenti identici, divisi da un piano. Di tanto in tanto le due famiglie si incontravano, nelle tipiche occasioni condominiali o anche solo per qualche pomeriggio, quel poco che bastava a mantenere i rapporti di buon vicinato. Étienne e Camille non avevano figli; anche per questo, le due coppie si osservavano con curiosità quasi cercando, nei brevi faccia a faccia, di entrare l’una nel mondo dell’altra per scoprire, o ritrovare, certi sapori. 


Patti non ci aveva messo molto a individuare il solco profondo che divideva i due: Camille era una vera arpia, ambiziosa oltre ogni limite nel proprio lavoro e incapace di allontanarsi a più di qualche millimetro dal suo ego… figurarsi a letto. Mentre Étienne sembrava un astro solitario, stella senza pianeti, una sorgente di energia inesorabilmente dispersa nel vuoto cosmico, tanto che bastava stargli vicino per sentirne il calore. Con il passare degli anni, lei aveva preso coscienza dei suoi sguardi e del modo in cui lui le rivolgeva la parola. Soprattutto, udiva ormai distintamente il grido disperato dei loro corpi che si cercavano senza ritegno, a dispetto di ogni sforzo contrario dei legittimi proprietari. Lo stesso che, nelle lunghe albe solitarie, diventata un tamburo martellante, allorché Benoît dormiva di piombo e lei non aveva altro sfogo se non carezzare il proprio corpo, torturandosi le labbra a forza di morsi, gli occhi fissi sul soffitto che la separava dagli stessi gemiti disperati di Étienne… perché era certa di averli uditi. E quando quel desiderio carnale trovava infine soddisfazione, Patti piangeva pensando a suo marito, ai figli, alla casa. Le sembrava di aver tradito tutto e tutti. Poi tornava con la mente a quando era bambina, ai rimproveri dei genitori, degli insegnanti, perfino del parroco, che non mancava mai di metterla in guardia dal diavolo. Quest’ultimo era il ricordo che la faceva disperare di più, quello che rendeva le sue lacrime salate oltre ogni immaginazione, poiché il cuore le sussurrava, senza tregua, che l’azione del Maligno non si concentra sul far nascere i desideri: piuttosto, nel non farli mai incontrare.

“Se i cuscini potessero parlare!”, diceva talvolta sconsolata a Benoît. E lui sorrideva. 


Étienne quasi dubitò dei suoi sensi quando, dopo i convenevoli di prassi, Patti lo invitò per un tè, con tale nonchalance da non precisare il “quando”. E lui si guardò bene dal chiederlo, anche perché sentiva la gola più arida del suolo marziano. Si salutarono quindi amichevolmente, come avevano sempre fatto.



Dopo una notte agitata, lui si presentò all’appuntamento. Patti lo fece accomodare in salone e continuò a parlargli dalla cucina, dove aveva iniziato la preparazione di un profumato Darjeeling. Finalmente furono uno di fronte all’altra. Le parole si fecero spezzate e quasi artificiali, poiché la ragione stava già abdicando in favore dei corpi, che reclamavano il loro dominio. Lui a un certo punto stette in silenzio, guardandola come si farebbe con l’opera d’arte più bella di tutti i tempi. L’ultimo movimento volontario che riuscì a compiere fu osservare il fondo del liquido appena bevuto. Di colpo tutto divenne chiaro e piantò i suoi occhi in quelli di lei.


Patti allora si alzò e, posizionandosi dietro le sue spalle, gli premette dolcemente il seno contro la schiena, accostando la bocca al suo orecchio:

“Ti piace giocare?” 


Étienne si sentì morire e un “sì” lungo, rauco, di quelli che non rappresentano solo un’intenzione ma uno stato dell’anima, emerse dalle profondità abissali.


“Tira via la maglia...” disse Patti mentre si allontanava, lasciandolo quasi stordito. Lui non fece in tempo a riprendersi che, dopo qualche secondo, si trovò a torso nudo, con il capo interamente avvolto da un involucro di carta simile a quella usata per contenere il pane, sul quale erano stati creati due fori in corrispondenza degli occhi. La pellicola cominciò a gonfiarsi e rientrare ritmicamente, di pari passo con il respiro. Lei lo fece alzare, sospingendolo verso il piccolo bagno di servizio che occupava un’estremità del corridoio.

“Togli i pantaloni e inginocchiati qui di spalle: ti fidi di me, vero?"



Lui in tutta risposta emise un gemito lungo. Era un messaggio di complicità modulato sulle frequenze del cuore, di quelli che lei sognava di ascoltare ogni giorno della sua vita. Étienne ubbidì e, una volta piegato, portò spontaneamente le mani dietro la schiena come farebbe un carcerato da ammanettare. Dopo qualche minuto sentì il rumore di tacchi, seguito da un certo tramestio. Finalmente lei gli disse di voltarsi. 



Étienne quasi non riconobbe la sua bionda vicina nella figura femminile che, all’altra estremità dello stretto corridoio, stava ritta a braccia aperte, le mani che premevano forte sulle pareti. Aveva i capelli corti nero corvino e un body con la trama a rete, che lasciava intravedere il seno generoso. Delle preziose calze velate esaltavano le gambe affusolate, slanciate da décolleté di vernice blu scuro su tacchi pericolosamente alti. La vide indietreggiare di qualche passo e manovrare un dispositivo fuori dalla sua visuale. Si udì di colpo il suono insistito del basso, subito seguito dalla batteria. Quindi partì la chitarra elettrica e, finalmente, la voce del cantante, accompagnata dopo qualche secondo dal coro del gruppo, che fece esplodere la musica a tutto volume. Patti sentì un brivido pervaderle il corpo mentre il suo pezzo preferito, celebre successo dei Kiss(2), inondava senza ritegno ogni centimetro dell’appartamento. Étienne rimase senza respiro: lei era scandalosamente bella e sexy, più di quanto lui la ricordasse nei suoi sogni più spinti. E il rossetto nero le conferiva un’aria cattiva, per lui irresistibile.

Patti seguì le prime note con un movimento rallentato del capo, saltando un tempo. E solo quando partirono i primi versi si coordinò con il resto del corpo: le braccia di nuovo tese contro le pareti, la testa ondeggiante ritmicamente in tutte le direzioni e i fianchi che, come un metronomo, davano un colpo di frusta ciascuno alla gamba opposta, facendola allargare e avanzare, per puntarsi contro il pavimento e ricominciare. Erano lontani i tempi del corso di danza, che aveva frequentato con appassionato impegno per lunghi anni fino al matrimonio, e al primo passo falso se ne rese conto. Ma certe cose non si dimenticano così continuò convinta, “aggiustando il tiro” quel tanto che bastava. Étienne, dal canto suo, fu talmente rapito da quella scena da perdere l’equilibrio. Si risollevò, un po’ goffamente, con una macchia di saliva che traspariva dal “cappuccio di carta” giusto all’altezza della bocca. E questo senza mai distogliere lo sguardo da lei che, nel frattempo, aveva iniziato ad abbassarsi progressivamente fino a procedere carponi, ondeggiando il capo in modo che i capelli spazzassero il viso da una parte all’altra. Le labbra di Patti mimavano le frasi del brano: “…and tonight, I want to lay it at your feet…”. Lui sentì il cuore scoppiare e per un attimo ebbe l’impressione di trovarsi di fronte a una bestia selvaggia, una tigre che, dopo una lunga attesa, era uscita allo scoperto per catturare la sua preda. Ma lei gli fu presto davanti: sentì l’odore della sua pelle e d’istinto lo morse sul petto, con tutta la forza che aveva. Étienne emise un verso incomprensibile e le si buttò addosso. Erano ormai dentro una valanga inarrestabile di emozioni, avvolti da una musica che martellava senza pietà, come la voce virile del cantante: “…and tonight, we're gonna make it all come true…”. Patti leccò il piccolo rivolo di sangue che il morso aveva provocato, poi avvicinò le sue labbra a quelle di Étienne. Le bocche si cercarono avidamente e la carta dell’involucro cedette quasi subito: l’estremità di quello che a lui sembrò un serpente gli devastò il palato, fino a raggiungere le profondità più sensibili, facendolo impazzire. Ma lei non si accontentò e, avvinghiandogli la lingua coi denti, la tirò indietro con forza. Poco mancò che lui svenisse dal dolore, o dal piacere, finché non poté più resistere: con un gesto repentino strappò la sua prigione di carta e si avventò con la bocca sul collo di lei che, istintivamente, fece lo stesso. Come predatore e preda che lottano per sopravvivere, si alzarono e in quella posizione mossero, impacciati ma inarrestabili, verso la stanza attigua baciandosi dappertutto, e dappertutto mordendosi. Senza staccare i corpi, si ritrovarono sul grande letto. Il potente pezzo musicale ripeteva il ritornello fino allo stremo: “And I can't get enough / No, I can't get enough…”. L’ultima immagine cosciente che impresse la mente di lei fu quella del soffitto: per una volta, senza lacrime.
 


Era una giornata limpida e il mare sembrava una tavola. Benoît giocava con i figli lungo la riva, mentre Patti aveva preferito restare sotto l’ombrellone. Il suo non era un semplice osservare: piuttosto, sembrava che l’orizzonte avesse rapito il suo sguardo per carpirle i pensieri. Di tanto in tanto le urla gioiose dei suoi bimbi la riportavano lì dove era il suo posto naturale, con loro, per loro. Ma d’improvviso una lunga striscia nera sembrò materializzarsi in lontananza dal nulla. Lei si sollevò e così fecero tutti sulla spiaggia, avvicinandosi istintivamente al bagnasciuga. Benoît rassicurò lei e i ragazzi, mentre quella che presto si rivelò essere un’onda anomala si gonfiava sempre più. Varie ipotesi rimbalzarono lungo la spiaggia, ma per quei motivi imperscrutabili, così tipici dell’umana natura, nessuno si mosse cercando scampo da quello che appariva come un serio pericolo imminente. A qualche centinaio di metri l’onda nera si era fatta gigantesca e l’emozione elettrizzava la pelle di ciascun presente: l’immane forza della natura era capace di impaurire e stregare allo stesso tempo. Ma il muro d’acqua perse di colpo lo slancio, terminando con uno scroscio d’acqua che invase la spiaggia per una decina di metri. 


Le emozioni provate provocarono una esclamazione generale. Tutti corsero verso le loro cose per salvare il salvabile. Patti recuperò il suo telefonino che, chiuso in un astuccio di plastica, sembrava salvo. Aprendolo notò un messaggio. Era di Étienne, era come Étienne:


“Je t’aime”.
 
(1) Closet: armadio, ma anche gabinetto (forma abbreviata di “water closet”)
(2) “I Was Made for Lovin’ You” (Kiss, 1979, etichetta Casablanca)



Ultima modifica di Rasalgethi il Mar Ago 31, 2021 5:29 pm - modificato 6 volte. (Motivo della modifica : Applicazione suggerimenti consigliati)

A FraFree garba questo messaggio

2In The Closet Empty Re: In The Closet Sab Ago 28, 2021 11:22 am

FraFree

FraFree
Padawan
Padawan
Wow!  Che dire, l'ho letto d'un fiato. È avvolgente e con un erotismo forte e allo stesso tempo delicato. A eleganza di scrittura neanche tu scherzi. Ha ragione Marcello, sei una bella penna. E poi non mi aspettavo quel finale, che lo rende ancora più intrigante. Bravo, davvero.

ego…figurarsi
L'unica cosa che ho notato è la mancanza dello spazio dopo i puntini. Una quisquilia.


______________________________________________________
Ci sedemmo dalla parte del torto visto che tutti gli altri posti erano occupati. (B. Brecht)

A Rasalgethi garba questo messaggio

3In The Closet Empty Re: In The Closet Sab Ago 28, 2021 11:43 am

Rasalgethi

Rasalgethi
Viandante
Viandante
Grazie Frafree. Mi fa particolarmente piacere ricevere un commento positivo. Inaspettato. Registrato per lo spazio dopo i puntini, se hai altri suggerimenti anche di stile sono particolarmente benvenuti

A digitoergosum e FraFree garba questo messaggio

4In The Closet Empty Re: In The Closet Sab Ago 28, 2021 12:32 pm

FraFree

FraFree
Padawan
Padawan
@Rasalgethi ha scritto:Grazie Frafree. Mi fa particolarmente piacere ricevere un commento positivo. Inaspettato. Registrato per lo spazio dopo i puntini, se hai altri suggerimenti anche di stile sono particolarmente benvenuti
Guarda, a me è piaciuto così. Non aggiungerei né toglierei altro.


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Ci sedemmo dalla parte del torto visto che tutti gli altri posti erano occupati. (B. Brecht)

A digitoergosum garba questo messaggio

5In The Closet Empty Re: In The Closet Sab Ago 28, 2021 1:46 pm

digitoergosum

digitoergosum
Padawan
Padawan
Non vedo l'ora di leggerlo. Stasera. Sono a grattare persiane. Lavoravo di meno quando lavoravo.

6In The Closet Empty Re: In The Closet Dom Ago 29, 2021 11:11 pm

Susanna

Susanna
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi
Un racconto forte, non lo definirei erotico in toto, sarebbe fargli un torto perché qui l’erotismo – per mio personalissimo parere - lo trovo inizialmente stemperato, e abilmente, nel raccontarsi della protagonista, che “sente” nella sessualità negatale una sorta di torto, di ingiustizia, ma che trova difficile esprimere, urlare.
Tiene tutto dentro di sé, nascosto: succede a tante donne, e anche a tanti uomini.
L’erotismo emerge quando lei riesce finalmente non solo ad avere l’uomo che le regala sensazioni tanto intense, ma anche a realizzare le sue fantasie; sono momenti in cui lei si sente di “essere”, finalmente, e sono sensazioni esplosive e liberatorie.
Poi torna la normalità, la routine, una quiete anche narrativa, ma il messaggio dell’uomo le regalerà un momento di calore in più, finalmente.
Un racconto molto psicologico, considerevole nei significati che traspaiono dalle righe.
È scritto molto bene, in modo elegante e curato direi ideale per non rischiare di virare al porno o in un erotismo volgare.
Manca forse un briciolo di trasgressione lessicale per dare più forza al momento centrale del racconto: quasi come se tu autore non riuscissi a lasciarti andare completamente. Tieni presente che di mio, non saprei come fare: penso di aver inserito qualcosa di erotico forse solo nel mio romanzo nel cassetto, e non c’è paragone. Quindi...
Ti faccio quindi i miei complimenti, spassionati per l'equilibrio della narrazione.

 
Ora ti dico cosa, per i miei gusti, mi sento di suggerirti, da lettrice.
Mi sono trovata di fronte a dei blocchi di testo: li leggo sempre e comunque, ma ho spesso il timore di essermi persa qualcosa perché la lettura non ha soste, soprattutto quando nella narrazione ci sono tante azioni, tanti momenti ben precisi: qui vorrei degli a capo. Mi danno un attimo di tregua, metto bene in fila quelle azioni, le vedo chiaramente e le percepisco più fortemente.
Ecco i punti dove avrei messo degli “a capo” (te li elenco uno di seguito all’altro). Sono molti, magari troppi, ma ho riletto in racconto dopo averli messi (l’ho copiato su word) e i momenti così importanti erano tutti lì, ben precisi e il racconto si è fatto rileggere con più intensità.
I dialoghi poi mi piace spicchino, proprio per interrompere i blocchi di testo.

 
promessa di un gusto vellutato - apparso così vuoto  - i rimasugli sul fondo - decisa verso la sua stanza - non era mai stata il suo forte - quando si trovavano vicini - lo contraddistingueva - figurarsi a letto - di averli uditi - farli mai incontrare - E lui sorrideva - uno di fronte all’altra.  - liquido appena bevuto.  - la bocca al suo orecchio - “Ti piace giocare?” chiese - dalle profondità abissali - quasi stordito. passo con il respiro. - un’estremità del corridoio. fuori dalla sua visuale - ritegno ogni centimetro dell’appartamento. il pavimento e ricominciare quel tanto che bastava - da una parte all’altra. e le si buttò addosso. sensibili, facendolo impazzire - sembrava una tavola - con loro, per loro.
 
Il letto nuziale devastato: devastato mi sa di distruzione, rotture: qui forse semplicemente coperto/ricoperto
Abitavano lo stesso appartamento: forse nello stesso palazzo o condominio
i tempo della danza: i tempi della danza
il generoso seno: mi gira meglio il seno generoso
avvinghiandogli la lingua avvinghiare mi ricorda qualcosa che avvolge; forse afferrandogli visto che lo fa coi denti

Spero di non aver esagerato, se così fosse, dimmelo pure.


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"Quindi sappiatelo, e consideratemi pure presuntuoso, ma io non scrivo per voi. Scrivo per me e, al limite, per un'altra persona che può capire. Spero di conoscerla un giorno… G. Laquaniti"

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7In The Closet Empty Re: In The Closet Lun Ago 30, 2021 12:06 pm

Rasalgethi

Rasalgethi
Viandante
Viandante
Un grazie di cuore. Ti rispondo appena posso come meriti. Un lavoro di fino. Apprezzo moltissimo. A presto.

8In The Closet Empty Ringraziamento Lun Ago 30, 2021 8:56 pm

Rasalgethi

Rasalgethi
Viandante
Viandante
Susanna, ora che ho un momento libero posso risponderti come si conviene. Il tuo è stato un ottimo lavoro di "correttore di bozze", come certamente già sai. Attività che nelle case editrici viene svolta, mi risulta, a pagamento. È ovvio che non sempre è possibile agire così, questo perché richiede grande impegno e tempo. Ancor più meritata gratitudine da parte mia.

Vorrei perdere un minuto per parlare di questo aspetto. Avere un "correttore di fiducia" è una carta vincente, c'è poco da fare. Possiamo rileggere anche cento volte i nostri testi (e succede, in verità): qualcosa sfugge inevitabilmente. A volte ho potuto trovare un feeling tale con altre autrici/autori da scambiarci reciprocamente questa utilissima cortesia. In tutta onestà, credo non ci sia niente di più istruttivo per noi che amiamo scrivere per passione. Vedere le correzioni su un proprio testo resta impresso, e apportarle 'entrando' in uno stile differente, anche. È certamente qualcosa che, nel rapporto 1:1, fa decollare. Magari era superfluo dirlo, ma tant'è. E magari un motivo per averlo detto, c'è.

Vorrai poi scusarmi per la spaziatura tra paragrafi. Non so se ho sbagliato qualcosa io, ma avevo già editato il testo per ben tre volte dopo la prima pubblicazione, e non so perché gli spazi sono scomparsi. Li ho riportati ora come nel mio originale. Curioso vedere come non ci sia corrispondenza tra i miei e quelli da te proposti, ma era giustissimo farmelo presente. Verificherò poi, nel chiuso della mia torre, se fila meglio con la mia versione oppure la tua, ovvero un mélange.

Acquisite correzioni: devastato per ricoperto (voglio darti retta, a volte il mio cercare il visivo a tutti i costi può fare questi scherzi) / Abitavano uno sull'altra in appartamenti identici, divisi da un piano. / I tempi della danza (refuso da copia incolla di Word) / il seno generoso.
Per "avvinghiare" no, mi piace di più, rende visivamente, rende sensualmente.

PER LA PARTE IMPRESSIONI:
Concordo sulla 'non' classificazione, non è questo un racconto facilmente etichettabile.
Dedica mia personale su quanto scritto (che mi ha dato una grandissima soddisfazione) a proposito del sentirsi "essere" da parte di lei: Capitani Coraggiosi, PFM (-- quando sto con lei / sono, e non 'sarei'). Un racconto 'psicologico': forse questa catalogazione comprende in sé molte sfaccettature e potrebbe fare meglio al caso nostro.
"Succede a tante donne, a tanti uomini". C'è da rifletterci.
Hai centrato il punto: l'equilibrio. Difficilissimo come camminare sulla corda. Registro il tuo appunto sulla possibilità di inserire qualche parola più azzardata nella parte centrale. Ma con grande rischio, lo comprendi bene che è stata una scelta la mia. Forse quando avrò una maggiore padronanza di stile, riuscirò a buttarci dentro qualche parola giusta di quelle che dici tu. Voglio dire, sono propenso a credere che la tua non sia affatto una cattiva idea. Sono lontano da quel livello di scioltezza, prova di una perfetta maestria narrativa.

Il tuo commento mi regala gran belle emozioni e giunge inaspettato, un po’ come quello di Frafree. Temevo molto soprattutto la valutazione 'femminile' e invece rilevo queste belle sorprese. Certo ci saranno altri commenti: vedremo.

Un ultimo flash, lo butto lì. Per me la musica è fondamentale, difficile spiegare quanto o, meglio, riuscire a far comprendere a che livello lo sia. Non c'è mia creazione che non abbia
un'ispirazione musicale, senza, dico senza alcuna eccezione. Il brano dei Kiss, qui così importante, non è certo l'unico che trovate 'nascosto' all'interno del piccolo racconto.

Grazie di cuore.

9In The Closet Empty Re: In The Closet Lun Ago 30, 2021 9:48 pm

Susanna

Susanna
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi
Grazie @Rasalgethi per la bellissima risposta e per quanto hai voluto condividere del tuo modo di essere e di scrivere.
Per la formattazione, caricando sul forum qualcosa si perde: ad esempio io metto sempre un rientro ad inizio paragrafo, dopo magari un testo un po' corposo, ma qui si perde. Il risultato "lettura" non cambia, ma mi pare più piacevole, graficamente.
Sinceramente pensavo di aver esagerato con le note sugli "a capo", tutti quelli che si cimentano nella scrittura acquisiscono poi un loro stile e non sempre può essere piacevole o accettabile che altri vi entrino a gamba tesa.
Sto imparando ad accettare i consigli, la mia insegnante di scrittura creativa mi aveva guidato in tante cose, compreso l'accettare che altri lettori (lei e altre partecipanti al corso con cui ci scambiavamo i lavori) potessero intervenire. Tante teste e i racconti alla fine giravano meglio.
Nel mio cassetto ho un romanzone che avrebbe bisogno di una lettura critica e di una drastica cura dimagrante, ogni tanto mi ci metto ma faccio fatica a tagliare. Ma mi sa che con l'esperienza che sto mettendo in tasca su questo forum, lo farò. Magari ti chiederò una lettura su qualche capitolo in sofferenza.
Grazie per qunto vorrai condividere: chi ama la lettura finisce per diventare goloso (almeno non si mettono su chili... o almeno, i chili finiscono sulle librerie, anche in doppia fila).


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"Quindi sappiatelo, e consideratemi pure presuntuoso, ma io non scrivo per voi. Scrivo per me e, al limite, per un'altra persona che può capire. Spero di conoscerla un giorno… G. Laquaniti"

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10In The Closet Empty Re: In The Closet Mar Ago 31, 2021 2:50 pm

digitoergosum

digitoergosum
Padawan
Padawan
Ciao Rasalgethi. Il tuo è un racconto, come ogni opera dell’uomo capace e appassionato (e passione è il termine appropriato approcciandosi al tuo testo), bellissimo e perfettibile. Le pulci che seguono sono input, consigli, strumenti che potrebbero risultare inutili e che solo l’autore può scegliere se usarli. In una "gara" non li segnalerei per riserbo e per "netiquette".
1.   Il titolo in inglese, non so se accade anche ad altri, mi allontana. So che spesso usi questo espediente. Di fatto, entro dentro il tuo racconto per la stima nell’autore, altrimenti lo salterei. Anche il tuo indugiare spesso sulla musica, sia nel testo stesso che nei commenti, è un poco “affaticante”. E chi ti parla ama la musica almeno quanto te. Tornerò sulla musica.
2.   - Silenzio…un suono dimenticato - Bellissimo. Il classico “silenzio assordante”, un ossimoro noto e reso da te ancora più elegante e raffinato.
3.   Già dall’inizio, dalla descrizione del rito del tè, con una scelta linguistica appropriata e nascosta, “introduci” una passione subliminale. L’aroma del liquido scuro, stimolata dal “penetrante” odore, il gusto vellutato. Cominci a portarci lì dove vuoi tu, senza nemmeno dircelo, ma scrivendocelo.
4.   “Buonasera Patti” disse…”Ciao Etienne” rispose lei. Mi piace pochino, un poco accademico, sai fare molto meglio. Lo so.
5.   “Abitavano lo stesso appartamento, ma divisi da un piano[M1] .” Cioè? Si, leggendo il seguito si capisce che i rispettivi appartamenti sono uno sopra l’altro, ma la frase presa da sola, così com’è, potrebbe essere raccontata meglio.
6.   Mi sfugge il perché uno dei motivi, una coppia con figli e l’altra senza figli, possa portarli a osservarsi per “scoprire, o ritrovare certi sapori.”
7.   Da “Patti non ci aveva messo molto…” a “E lui sorrideva”, questo lungo paragrafo è bellissimo. Riesci a conciliare il desiderio con il senso di colpa. E quella frase - Quest’ultimo era il ricordo che la faceva disperare di più, quello che rendeva le sue lacrime salate oltre ogni immaginazione, poiché il cuore le sussurrava senza tregua che l’azione del Maligno non si concentra sul far nascere i desideri, piuttosto su come non farli mai incontrare - è di particolare bellezza. Resto perplesso sulla tua scelta di mettere il maiuscolo a “Maligno”. Ne colgo l’intenzione ma non la piena efficacia.
8.   “Ti piace giocare?” chiese. – A mio parere, quel “chiese” potrebbe essere omesso e ne guadagnerebbe in urgenza quanto meno opportuna per ciò che sta accadendo.
9.   “Ti piace giocare?” chiese – “Togli la maglia” disse – “Togliti i pantaloni (…)” gli disse. “Finalmente lei gli disse di voltarsi.” Proverei a variare un poco, cambiare registro, non so come spiegarmi.
10.               “Celebre successo dei Kiss”. Con tanto di rimando in nota. È un’informazione a mio parere inutile, che blocca l’urgenza, l’ansia. A volte, anche nei tuoi commenti, la musica diventa più importante del racconto. Quindi, di fatto, sminuisci il racconto stesso. Uhm! Mi sa di averlo già detto.
11.               “…volutamente rallentato saltando un tempo.” Cosa vuol dire? Proseguendo si può un poco “accordare”, eppure proverei a scriverlo diversamente.
12.               “Di tanto in tanto le urla gioiose dei suoi bimbi la riportavano lì dov’era il suo posto naturale, con loro, per loro.” Bellissima questa immagine.
Come puoi vedere, nelle misere mie pulci ci sono perplessità ma anche plausi. Le perplessità provengono per lo più dalla conoscenza di tanti altri tuoi testi, da alcuni ricorrenti “refrain” che so appartenerti e a cui sei legato. I plausi seguono in copia, perché già so che scrivi bene e con uno stile elegante e incisivo.
Ma, insomma, ‘sto racconto mi piace o no?
Mi piace, e anche tanto. Lo so, lo aspetto a ogni racconto il tuo finale, il coup de froud. E riesci di norma a sorprendermi, come in questo.
Nel tuo ci racconti tutto sommato una “storiella”, e saperla far diventare interessante è per / di pochi. È un racconto che “percorre” la sensualità, il bisogno represso, il senso di colpa, e di converso la non rinuncia a godere del proibito (chissà poi perché proibito), e quell’ultimo sms ci porta a pensare che la storia insiste tra l’inferno e il limbo danteschi (con l'intento di raggiungere un "naturale" paradiso, che forse proseguirà). Parte da subito col “calore” di un tè, col “Darjeling”, con un rito che solo all’apparenza sembra fine a se stesso. In realtà quel rito, di per sé già sensuale, diventa motore e promotore per rovistare nel meraviglioso mondo della fantasia carnale che, nell’ambito domestico, viene spesso mortificato (quanta fantasia sprecata). Ma quel tè, quegli “accessori” diventano poi decisione, progetto e “agguato” tanto, ma proprio tanto femmineo. Ed è qui dove ti distingui: riesci a calarti benissimo nell’immaginario femminile, quasi più che in quello maschile. Anche se non sono, per genere, il recensore migliore per giudicare il pensiero e i meccanismi femminili. Ovviamente è una scelta, qui azzeccatissima. Il finale è deliziosamente scollegato, è un’occasione per far quietare, nella paura di un avvenimento naturale potenzialmente disastroso, l’urgenza dell’appetito che ci è nato come lettori. Poi farci riflettere e ancora un poco sorridere su quanto conti l’equilibrio, un buon marito, dei figli, ma anche quanto conti e "spinga" la libertà di amare i propri entusiasmi e "sogni", svincolati da religioni e consuetudini, da “Statuta”, dall’alto di rigori manichei, quanto conti fantasticare passioni sconvolgenti e narsisistiche, o “naturali”, Quanto pesi farsi amare, facendoselo scrivere con un appassionato e scontato sms.



Ultima modifica di digitoergosum il Mar Ago 31, 2021 9:53 pm - modificato 4 volte.

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11In The Closet Empty Re: In The Closet Mar Ago 31, 2021 2:53 pm

digitoergosum

digitoergosum
Padawan
Padawan
Per favore, sinceramente. Ci regali qui "Il prato della primavera"?

12In The Closet Empty Re: In The Closet Mar Ago 31, 2021 4:54 pm

Rasalgethi

Rasalgethi
Viandante
Viandante
Volentieri, Susanna. Se posso, sperando di esserne all'altezza.

13In The Closet Empty Re: In The Closet Mar Ago 31, 2021 5:52 pm

Rasalgethi

Rasalgethi
Viandante
Viandante
Qualche giorno fa contattavo il mio amico Digito chiedendogli tout court una recensione sincera, profonda, analitica. E soprattutto, senza alcuna pietà.

Ieri sera, prima di coricarmi, c'era una bellissima Luna piena. La sua luce tra gli alberi mi ha però provocato un attimo di agitazione. E un latrato lontano mi ha trasportato con la mente in terra magiara, patria di antiche tradizioni, ma anche di una tormentata stirpe di lupi mannari.

Digito, sapevo che solo assecondando il tuo 'dark side' avresti scatenato la ferocia dell'Uomo Lupo che si nasconde in te. Non avevo bisogno di miagolii ed ero pronto. Ma non abbastanza evidentemente: la tua osservazione sulla musica è stata una ferita quasi mortale. Forse qualcuno doveva dirmelo, e forse, meglio tu che un altro.

Ho applicato quasi tutte le modifiche consigliate. Non posso però stavolta agire su titolo e riferimenti musicali (peraltro il titolo ne cela uno) poichè stravolgerei un racconto che è nato sopra quelle note. Ma il tuo consiglio è acquisito, e quando la ferita sarà rimarginata porterà i suoi frutti.

E' vero, mi piacciono i titoli in lingua straniera. Il tuo consiglio è appropriato e ne terrò conto sicuramente.

Coppie con figli e senza figli: una differenza abissale, credo.

Ringraziarti, Digito, è cosa scontata. Ma non lo è il 'quanto'. Se ferite ci sono state, è perchè sicuramene hai colpito più di qualche punto debole. Ti avevo chiesto questo, mi hai dato questo con un impegno davvero notevole e la sensibilità e la classe che ti contraddistingono. Non c'è crescita senza dolore, ogni suggerimento va analizato con umiltà e, se valido, recepito senza remore.

Voglio concludere, a sorpresa, invertendo le parti per dare io un consiglio a te: ora, Digito, guardati le spalle.


P.S. per Susanna: ho spaziato anche i dialoghi, come avevi consigliato tu.

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14In The Closet Empty Re: In The Closet Mar Ago 31, 2021 6:19 pm

digitoergosum

digitoergosum
Padawan
Padawan
Azz! Ho scatenato la dark side di Rasalgethi! Come minimo mi scarnifica applicandomi l'anatema musicale del famoso rocker Zephir Hale Dillard con la sua bellissima e implacabile "Fuck you To Heaven". Che bello essere amici e rispettarsi. Il tuo commento, Rasalgethi, è un abbraccio intelligente. Non potevo aspettarmi altro.

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