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La foresta

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paluca66
Petunia
Tommybe
7 partecipanti

Andare in basso  Messaggio [Pagina 1 di 1]

1La foresta Empty La foresta Gio Ago 19, 2021 1:50 pm

Tommybe

Tommybe
Padawan
Padawan
La foresta.
 
Mia madre sta le ore immobile sul balcone, esplora un lottino libero tra le macchie di gasolio del cortile, utile a coltivare le sue passeggiate, i suoi ultimi sogni. Rifiuta la crema protettiva,  è abituata al sole crudo e al suo cappello di paglia. Il cortile, con la sua immobilità, mi trasmette la stessa inquietudine di un quadro di Hopper.
In questo sottoinsieme famigliare siamo rimasti solo io e lei, una ricopiatura fasulla della vita di prima, quando riusciva a scendere  tre piani a piedi e a esprimere il suo repertorio conviviale estivo al bar.
Sono tre anni che non esce e non cammina. All’inizio eravamo tutt’e due inconsapevoli di quello che ci aspettava, le sue perdite di equilibrio, le sue dimenticanze, le sue visioni impossibili, ci sembravano  buffonate fatte apposta per riderne insieme.
La sollevo dalla sedia a rotelle, è leggera, leggera come il soffione di un tarassaco, che vola sul prato. Il nostro recinto della sabbia va dal balcone alla camera da pranzo e a un pezzo del linoleum del corridoio, l’altra camera e la cucina sono il territorio della badante.
Dopo averla distesa sul letto, osservo  le sue gambe sottili, senza muscoli, la pelle del viso, senza rughe. La malattia ha allargato la crepa degli occhi, sembrano assenti. Per non farmi vedere  commosso, mi sposto, torno sul balcone opposto, quello della cucina. Il palazzo, dietro, sembra un altro palazzo, pure il colore è diverso. Qualche pazzo deve aver smontato e rimontato male le corolle dei fiori, pure loro sono sofferenti.
Con un salto acrobatico dello sguardo raggiungo una vecchia GS imbellettata e strigliata da un lavaggio recente. Ne avevo pure io una uguale, rossa. Riuscii a deformare la mia giovinezza  con lei e le mie scelte azzardate, le mie amicizie azzardate. Sento di dare di me un’immagine sgradevole, sgradevole con ferocia, nemmeno io so cosa ho avuto dentro in quel periodo.
Passo la maggior parte del  tempo in questo appartamento, con l’unico hobby di nutrire una colonia di pesci rossi, mentre un paio di ventilatori si alternano alle mie spalle sputando aria calda.
Mamma maneggia delle fotografie ingiallite, quando ne trova qualcuna capovolta si sforza a capovolgere la sua testa, con modestia  prova a raggiungerne l’immagine effettiva. Il catalogo delle sue attività sta tutto sul tavolo: kleenex  accartocciati e imbevuti di acqua frizzante, un paio di Bic, un quaderno  percorso da aste e curve senza senso, uno spremiagrumi di plastica, sbeccato, che conosco bene, reperto  della mia infanzia consumata in quell’appartamento. Le do un bacio sulla fronte,  in forma anonima, perché a volte si confonde e  non mi riconosce. 
La Foresta, poco distante, è un piumaggio essenziale e scarno sulla banchina del Tevere in secca, dove vado spesso a passeggiare e dove attraverso tutti i miei tormenti, i miei dubbi. Dove calpesto rovi, dove sfilaccio inquietudini e solitudini. Forse tornerò lì. Senza compagnia.
La badante arriva, con la sua allegria portatile, sistema qualcosa fuori posto, come si fa con i giocattoli dei bambini, il suo è un mondo diverso, il suo è un lavoro. Prima di uscire tolgo bruscamente, di nascosto, le due Bic dal bicchiere, dove hanno corretto l’acqua con il loro inchiostro blu e rosso. Scendo le scale ignorando il passamano di ferro, senza inciampare, che di solito inciampo. Niente Foresta, niente isolamento,  almeno oggi, così ho deciso.
Salta fuori l’idea di mangiare qualcosa, anche se non ho proprio fame e non mi va di sedermi alla solita trattoria del quartiere dove fa un caldo bestiale e dove mi fanno mille domande fasulle e dove do mille risposte fasulle. Per tirarmi su di morale proverò a intrattenere fastidiosamente la bella ragazza della pizzeria all’angolo.
Lei, senza rispondere al saluto, taglia la mia porzione di pizza margherita. 
- Non è colpa mia se è un po' bruciata, il Napoletano pensa solo a fumare, - dice.
 - Per me va bene così,  fumare non è una cattiva idea, pure io voglio ricominciare a farlo, campare troppo a lungo, in ottima salute, è solo andare incontro ai guai.
 La vedo perplessa. Rimango pure io un paio di minuti con una faccia strana e l’unto della pizza, incartata a metà,  in mano.
 - Cosa vuoi farne? – Vuoi aspettare il tramonto per mangiarla?
 E a me quella frase appare come una frase molto confidenziale,  perché ho bisogno di frasi confidenziali.
 - Sì, perdonami,  sono  schiavo di una situazione frenetica, non ti ci mettere pure tu a togliermi questi quindici minuti di calma.
- Non mi sei mai sembrato un uomo frenetico, ma spesso la parte più importante di noi è quella invisibile.
 Le accenno la malattia di mia madre, con molta franchezza, senza alcun cedimento emotivo, almeno in apparenza. Lei si agita  e dice che ne parlo come se mia madre non esistesse più, e non è giusto farlo.
- Cara mia, la vecchiaia è un brutto argomento, solo ora me ne rendo conto guardandola da vicino,  mette a repentaglio il rifugio che ci siamo costruiti,  accade di doverlo condividere con chi ci cura,  con una persona non scelta. - Per come la penso io la vecchiaia è una ferita che continuerà a sanguinare fino alla morte e farà sanguinare pure le ferite di chi ti sta  vicino. - Che te ne fai di un bell’appartamento confortevole se non hai più la testa, se non hai più le gambe, - che te ne fai se non hai più i gradini dell’infanzia. – E perdere la memoria diventa quasi salvifico, la malattia, terribile, lavora per noi, corregge la nostra cifra espressiva, i tormenti e i ricordi li cancella, ci fa diventare il solo, unico abitante di questo mondo. -  E nessuno si dispera, hai mai visto uno succube di malattie senili disperarsi? - Profumi, voci, facce, colori, spariscono sulla superficie asciutta di un mondo nuovo, impossibile da esplorare prima, un mondo fatto di situazioni sovrapposte. -  Nessuno te le spiega, sono loro a suggerire il dopo, il colore successivo, a dirti che la meta coinciderà con la fine.
- OH MIO DIO! - urla. Il suo bel viso è paonazzo.
- Mi dispiace, non volevo impressionarti, ma questa è la pura verità.
- Scusami, mi hai lasciata senza respiro.
- Ho imparato a conoscere quella malattia, ora non sono più inconsapevole dei danni che fa e mi sento meglio a raccontarla. Alla mia età non ho più nessuno che mi voglia bene, e più nessuno che mi voglia male, non tocco una donna da anni, eppure quello che devo fare lo faccio, tutti i santi giorni. E mia madre mi guarda, a volte, con rancore. -Ti sembra che io lo meriti?
- Caro mio, ma come cavolo ti chiami, nemmeno me lo hai detto e ti vedo spesso qui, c’è sempre la mamma nei racconti degli uomini che conosco, un’amica,  una compagna, una confidente, capace di amore impossibile anche per il più brutto ceffo della terra, basta solo che sia suo figlio.
- La tua sta lì, appesa alla sua sedia a rotelle, la odi per quello che ti accade, per quello che ti viene imposto, ma non la puoi abbandonare, e l’odio, per una stravagante rivalsa, si trasforma, si frammenta in incredibili pezzetti di amore. - Parlandomi di lei ti sei spogliato, ti ho visto nudo, ti ho visto commosso, dispiaciuto come nessuno al mondo. Il tuo dolore è così forte che si può toccare, è un masso, un macigno, è un grattacielo, una nave da crociera che ti porterai dietro per il resto della tua vita. Proverai  pure a affibbiarti le colpe, le tante colpe. Come se l’avessi  generata tu, tua madre. Come se l’avessi fatto tu il ‘maledetto’. Il male.
- Tutto questo hai visto?
Dopo una pausa infinita mi fissa con gli occhi di un placido celeste e dice:  Sei un eroe.
- Ma quale eroe, sono un vigliacco! - Uno che non vede l’ora che arrivi la badante per riuscire a fuggire.
- Ascolta,  sono stufa di piangere per gli altri. Ogni tanto passa qualcuno di qui e racconta cose tristissime come la tua, e non riesco a abituarmi. - Mai nessuno che mi faccia fare una risata.-  O ci provano, o mi fanno piangere. - E basta, no?
- Ero qui solo per una pizza, non avrei dovuto. -Ti saluto.
- E no, eh. Tu ora non te ne vai così facilmente. - Prima spari e poi fai la vittima?
- Scusami.
- E che scusami, troppo facile dire scusami.
- Cosa posso fare?
Ci pensa un attimo e con tono più gradevole e normale, dice:
 Va bene, salutami, ma da lontano, non voglio sporcarti di farina.
L’abbraccio, come fosse una nuvola, come se avesse gli abiti conficcati nel corpo, e il corpo scomparso.
- Che farai adesso? Andrai a casa?
- Proverò a andare  al cinema di fronte, ho voglia di starmene al fresco per un po’.
- Allora buon film, anche se sull’aria condizionata non ci giurerei, è un cinema d’essai  senza pretese. Una volta i cinema così li chiamavamo pidocchietti e ci andavano studenti e operai, ora sono la culla della cultura, a parer loro, pure se proiettano i film di Franco e Ciccio.
- Grazie, sono ben informato sul film, sull’aria condizionata, e sulla piccola libreria aperta fino a tardi
che sta li dentro, e se il film farà schifo comprerò un ‘libro mattone’ per addormentarmi.
- Sono curiosa più del mattone che del film.
Il suo profilo, mentre serve gli altri, diventa impenetrabile e distante.
Esco frenando la chiusura della porta a vetri, un modo di fare eccessivamente protettivo, che stupisce pure me.
Il cinema Farnese è dall’altra parte della piazza, non dovrò faticare molto per raggiungerlo.
Senza il fardello degli scrupoli mi è apparso il volto vero  della ragazza, ed è incomprensibile il rifiuto ambosesso di presentarci, sarà la differenza d’età,  a remare contro.
Sono in anticipo per il film, faccio una pausa sotto il monumento di Giordano Bruno, su un gradino sporco di bevute serali, la piazza è stranamente spopolata, pure la cornice dei ristorantini è vuota, mi sento circondato dagli spiriti inquieti del passato. Una luce smorta prende il sopravvento su mucchietti di cicche.  Per me, che sono appassionato di riposo, è comunque il posto ideale. Dopo un  bel po' che ho smesso di fumare questo è uno dei momenti in cui mi chiedo se ho fatto bene o ho fatto male.
Non ci andrò più a bruciare in quel forno, mi sento come se avessi , come se avesse, esagerato in qualcosa.
Il film sta per cominciare, pago il biglietto al materiale scheletrico di una signora in professionale tailleur verde. La sala è piccola, c’è solo la platea. Le luci sono ancora accese. Rimbomba la pubblicità di un dentifricio. L’acustica non è male. Saremo in dieci, quasi tutti uomini.  Sento un rumore di tacchi femminili alle mie spalle.
- Non è ancora cominciato?
Mi giro lentamente,  massaggiandomi il collo, riconosco il suo sorriso. Non me l’aspettavo il suo arrivo.
Si siede con stile accanto a me, accavalla le gambe.
- Sei riuscito a inghiottire qualcosa?
- Non mi è permesso amare la pizza così tanto perché sono grasso, ma la tua l’ho amata.
- Grazie, e poi non sei grasso affatto, sei robusto,  ti vesti  solo male.
Si spengono le luci, non c’è colonna sonora migliore del buio e del silenzio per il mio imbarazzo. Abbiamo un unico grande bracciolo di velluto rosso per poggiare i gomiti. Sento il rumore delle nostre stoffe sintetiche che si sfiorano. Mette la sua mano sopra la mia. Il film non è comico, ma lei ride spesso.
Penso, la vicinanza di uomini tristi mette allegria?
Per un difetto di circolazione sento la mano formicolarmi, non la toglierò da quella posizione senza un buon motivo. Posso giocarmi la carta di darle un bacio e nel trambusto che ne consegue cambiare posizione.
La bacio. Lei schiude le labbra con dolcezza. Non c’è trambusto.
La mia mano sinistra resta sotto la sua stretta.
Mentre scorre il film, penso: Cosa posso offrirle? Io ho finito. Io ho finito di vivere. Sono solo un affinato interprete di malattie senili. Sarebbe impensabile, impossibile, ricominciare.
Mi sento una recluta, la sua vicinanza mi intimidisce, e comunque crea uno spazio incantevole intorno a me. Gli scarti, gli inassimilabili residui, l’inutilità di tutto quello che circonda la  Foresta, lo lascerò là. Domani mi metterò al sicuro tutto il giorno accanto a lei.
Abbatterò la natura impervia e ostile della mia esistenza.
Se resettare tutta una vita, non sarà proprio facile.
Ci proverò.

A paluca66 e digitoergosum garba questo messaggio

2La foresta Empty Re: La foresta Gio Ago 19, 2021 2:32 pm

Petunia

Petunia
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi
@Tommybe non so quando lo hai scritto, ma ė questo ciò che intendevo quando ti ho detto di fare del tuo dolore un alleato.
È un racconto che mi ha presa per mano e fatto rivivere le mie sofferenze. Delicato, schietto e profondamente umano. Mia madre è stata inferma per tanti anni e negli ultimi mesi di vita non riusciva più a dire neppure mezza parola. L’accudiva mio padre e una badante a ore. Io mi fermavo la sera per aiutare a metterla a letto o per darle la buonanotte. Una sera, mentre le rimboccavo le coperte, riuscì con l’unico braccio che ancora riusciva a muovere a “stritolarmi” con un abbraccio. Capii che fine era vicina. Non passò neppure un mese che mi lasciò.
È la prima volta che tiro fuori certe cose anche se, in qualche modo, sono ricordi che fanno parte del mio presente. Sono trascorsi dieci anni ma è come se stesse succedendo adesso. Io quell’abbraccio lo sento ancora forte. Grazie per avermi dato modo di parlarne e scusa se ho invaso il tuo spazio.
È meraviglioso quello che hai saputo esprimere. È questo il Tom che ho bisogno di leggere.


______________________________________________________
Divido tutti i lettori in due classi; coloro che leggono per ricordare e coloro che leggono per dimenticare.
(William Lyon Phelps)

A paluca66, Susanna e Tommybe garba questo messaggio

3La foresta Empty Re: La foresta Gio Ago 19, 2021 3:49 pm

Tommybe

Tommybe
Padawan
Padawan
Conoscerci è importante quanto scrivere.
E ora ti conosco un po' di più.
Un abbraccio.

A Petunia e digitoergosum garba questo messaggio

4La foresta Empty Re: La foresta Gio Ago 19, 2021 4:40 pm

paluca66

paluca66
Padawan
Padawan
Quanta delicatezza in questo racconto. 
Anche se scritto in prima persona singolare sembra quasi che tu abbia deciso di entrare nel tuo dolore in punta di piedi, per non disturbarlo troppo.
E quanto è bello quel bacio che "non crea trambusto".
Grazie Tom per questa piccola chicca che ci hai regalato; non so se ti sei messo cometamente a nudo, so che hai vestito tutti noi di un sorriso pieno d'amore per la vita.

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5La foresta Empty Re: La foresta Gio Ago 19, 2021 4:47 pm

digitoergosum

digitoergosum
Padawan
Padawan
Con le mani sporche di pittura, ti leggo in pausa. Come sempre arrivo per approfondire la sera. A dopo. 🤗

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6La foresta Empty Re: La foresta Gio Ago 19, 2021 4:55 pm

Susanna

Susanna
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi
Grazie Tom per averci donato questo racconto. Se fossimo lì, uno davanti all'altro, potrei solo abbracciarti perchè so per certo che non avrei voce per dirti qualcosa, qualsiasi cosa. A volte un silenzio dice tutto.

In due anni sono mancate mia madre e mia suocera, che è stata anche una madre per me - mamma alle prese con la professione più ardua del mondo - e in entrambi i casi io non c'ero, ero lontana. Da tanto tempo e non solo fisicamente.
La loro malattia mi aveva spaventata, mi faceva sentire così fragile, mi terrorizzava il ragionare con  la certezza che al prossimo giro di ruota ormai toccherà a me, e non sono pronta. Immaginarmi perdere le forze, i ricordi, non riuscire a fare le mille cose che riempiono le mie ore, essere un qualcosa da accudire, giorno inutile dopo giorno inutile, mi bloccava. Una sensazione atroce, che ancora non se n'è andata e pesa come un macigno.
Perchè nella lontananza fisica avevo trovato la scusa per "non affrontare".
Non mi vergogno: mentre sto scrivendo queste poche e insulse righe, finalmente piango con lacrime che non sono lacrime di circostanza.
E tu, @Tommybe ci sei riuscito, a farci vedere come sei e anche come siamo.
Mannaggia @Tommybe l'abbraccio che vorrei darti è come l'abbraccio della mamma di @Petunia : stritolante, ma propio da sentir scricchiolare le ossa.
Ha ragione @Petunia, questo è il Tom che vorremmo leggere, ora più che mai. E qualche volta faremo fatica a stare lì fra le tue righe, perchè affrontare la vita dei momenti difficili, quella degli altri che ci viene raccontata e che potrebbe diventare anche nostra, ci mette di fronte ad uno specchio.


______________________________________________________
"Quindi sappiatelo, e consideratemi pure presuntuoso, ma io non scrivo per voi. Scrivo per me e, al limite, per un'altra persona che può capire. Spero di conoscerla un giorno… G. Laquaniti"

A Petunia, digitoergosum e Tommybe garba questo messaggio

7La foresta Empty Re: La foresta Gio Ago 19, 2021 5:13 pm

Tommybe

Tommybe
Padawan
Padawan
Sono senza parole
Grazie

8La foresta Empty Re: La foresta Gio Ago 19, 2021 8:01 pm

FraFree

FraFree
Padawan
Padawan
Sono felice di leggerti ancora e di sentire ancora quel pathos che sai trasmettere con il tuo modo di mettere insieme le parole. Hai creato empatia, con questo tuo pezzo di vita, rendendo universale quel tipo di dolore, di disagio, di solitudine...
Grazie, To'  La foresta 2764 


______________________________________________________
Ci sedemmo dalla parte del torto visto che tutti gli altri posti erano occupati. (B. Brecht)

9La foresta Empty Re: La foresta Gio Ago 19, 2021 8:32 pm

Tommybe

Tommybe
Padawan
Padawan
Sono io a ringraziare, Fra'.

10La foresta Empty Re: La foresta Gio Ago 19, 2021 9:29 pm

Giancarlo Gravili

Giancarlo Gravili
Padawan
Padawan
L'uomo, il racconto, l'adulto e il bambino. Il pensiero e l'amore che intingono polvere rossa in una ciotola
e mescolano vita per dipingere se stessi nella vita.
Il tempo fa il tempo e d'altronde cosa altro potrebbe fare. Sei così nella culla iniziale senza coscienza si finisce a volte nel letto senza coscienza. E vedo schizzi pieni di lacrime vere del vissuto, quelle che te le appiccichi addosso senza sapere senza volere.
Sei tu Tom l'uomo, il figlio, il bambino che dipinge con le mani intinte in ogni anfratto buio, nascosto e traccia solchi su una tela unica che odora di verità. a volte celate a volte svelate.
Porti dentro quello che ognuno ha e che non sempre emerge.
Voglio sedermi questa sera a guardare il tuo dipinto, lo vedo grondare di rosso colore che scende, lo vedo sorridere e piangere, lo vedo urlare d'aver vissuto perché si nasce e non si può far altro che vivere per non sentirsi morti ancor prima d'aver provato a vivere.
Tu sei tutto questo e grande è il tuo mondo, il tuo essere uomo fino in fondo con tutto il bagaglio di incertezze e verità che tutti ci portiamo appresso.
Sì, guardo questa sera il tuo dipinto e ci vedo impressi i miei anni e i giorni della malattia di mia madre e le sere passate senza dormire e i pronti soccorsi che proprio pronti non erano e vedo mamma che lotta sempre dopo tre ictus e altre ischemie e la vedo sotto i bombardamenti tra il rumore degli stivali dei tedeschi e le urla dei torturati, la vedo in ciò che mi racconta ancora. Le madri sono questo, sono tutto questo e ci puoi litigare perché ti ripete mille volte la stessa cosa, la stessa malattia e poi le stringi la mano e l'accompagni in un mondo dove i colori dipingono solo arcobaleni. Grazie Tom, un abbraccio.



Ultima modifica di Giancarlo Gravili il Ven Ago 20, 2021 8:47 am - modificato 1 volta.


______________________________________________________
Le domande non sono mai invadenti, a volte lo sono le risposte...

A Petunia, Susanna, digitoergosum e Tommybe garba questo messaggio

11La foresta Empty Re: La foresta Ven Ago 20, 2021 12:29 am

Tommybe

Tommybe
Padawan
Padawan
Grazie, Gian. Sei unico.

12La foresta Empty Re: La foresta Ven Ago 20, 2021 1:05 am

digitoergosum

digitoergosum
Padawan
Padawan
Si, ti riconosco. Forse è lo stesso tuo racconto che avevo già letto su SPS, era molto simile. Anzi, era questo. E ciò, se è ancora attuale, fa pensare al perdurare della tua situazione. C'è in questo tuo splendido lavoro una declinazione dell'amore complessa, da analisi, ma volendo banalmente compendiare, si respira un amore totale dedito al servizio e un desiderio di amore che porti a te conforto. È un racconto, ti so sposato e genitore, ma non è tradimento il tuo, nemmeno col pensiero. La ragazza della pizza ha lo stesso valore di un amico che ti abbraccia, con delicatezza, con sincerità. Lei è solamente più "esotica" e adatta al racconto. Alla fine, la foresta metropolitana è l'evasione, è l'abbraccio, è il bacio, è la quiete in compagnia. Alcune tue frasi sono profonde come quelle di scrittori titolati. Mi sovvengono, perché ne ho già parlato e per quel sotteso alone malinconico, alcuni passaggi memorabili di Pavese. Ma ancor di più mi piace associare la tua arte a quella di David Grossman, capace di declinare l'amore in ogni sua sfaccettatura. E non voglio terminare nella retorica dell'abbraccio. E quindi ti abbraccio senza retorica.

A Tommybe garba questo messaggio

13La foresta Empty Re: La foresta Mer Ago 25, 2021 5:18 pm

Tommybe

Tommybe
Padawan
Padawan
Ti ringrazio seppur con ritardo.
Alla parrucchiera che proprio ieri mi ha rapato ho detto:
prima ero un vecchio con i capelli lunghi, ora sono un vecchio con i capelli corti.
Lei si è allontanata disgustata, aveva messo tanto impegno nel taglio.
Noi restiamo sempre gli stessi caro Marcello.
E questo conta. Oltre ogni data e ogni Paletto.

A digitoergosum e FraFree garba questo messaggio

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