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L'acciaio di Kromm

2 partecipanti

Andare in basso  Messaggio [Pagina 1 di 1]

1L'acciaio di Kromm Empty L'acciaio di Kromm Mer Ago 18, 2021 1:53 pm

Giancarlo Gravili

Giancarlo Gravili
Padawan
Padawan
https://www.differentales.org/t899-l-io-confinato:


L'acciaio di Kromm


«Prendi questa spada, che a te porgo cavaliere»

Disse Aretusa nel sorger dall'acque chiare di sorgente.


«Impugna l'elsa, al sole mostra il lucente acciaio forgiato dal fuoco eterno di Kromm, a lui offri la vittoria e nel limpido mio specchio sposa l'onore d'armi con il tuo sangue, fa' giustizia, del maligno offusca il colore così che nei secoli a venire si canti delle gesta tue»

Dopo aver pronunciato queste parole ella svanì nei gorghi per non riapparire più.
Di quel cavaliere, che la spada del dio Kromm aveva brandito, si cantarono le gesta dovunque laghi e boschi vegliassero i sogni, dove il surreale era realtà e la realtà si trasformava in memoria.
Il cavaliere, dopo aver combattuto il male, rinchiuse la sua esistenza nelle caverne nascoste dalle viscere del mondo dell'impossibile.
Qui regnava la notte stellata della mente e i giorni erano scanditi dalla luce del pensiero che agli umani affanni donava la pace, qui l'essenza dell'uomo non era più tale e la simbiosi con il plasma
che percorreva il cuore della vita nutriva lo spirito dell'eterna giovinezza.
In questi luoghi viveva l'eco delle lontane battaglie.


«Antiche leggende narrate accanto ai fuochi dell'oblio dicevano che...
In anfratti bui e imperscrutabili, nascosti dal mondo che oziava intorno, vivevano in perfetta armonia con la natura del loro essere gli ultimi eroi d'una evanescente generazione d'illusioni.
Preclusi da ogni umana follia, oramai stanchi e vecchi, osservavano tristi i resti dell'andata gloria, veleggiando spesso in vecchi racconti e avventure seduti accanto a un ancestrale fuoco»

Forse erano falsi profeti d'una religione intinta di rosse emozioni, oppure nocchieri di vascelli che per mari inesistenti avevano navigato.
Nessuno mai lo avrebbe saputo.
Così come, mai alcuno poteva sapere dell'esistenza di quelle anguste caverne né di loro che in esse avevano abitato.
Eppure nella memoria dei nostri stanchi dei erano rimasti i ritagli delle loro gesta.
Essi erano i simboli d'antiche vicissitudini defunte nell'oblio del tempo, sepolte nello spirito
di ognuno di noi…

Ancor oggi passando vicino a quei rifugi s'avverte la loro presenza, s'intravedono, sbirciando nel cuore, gli antri che custodiscono i loro segreti.
Essi dormono d'un sonno leggero e profondo fin quando lo vorremo noi.
Si dice che durante la notte fuggevoli canti dimenticati galleggino nelle foreste che ricoprono quei luoghi e chiunque ascolti le loro melodie non torni più indietro.
Chissà forse tutto questo è vero, chissà forse quegli eroi siamo noi.
Così v'era scritto alla porta del cielo che custodiva l'accesso all'irreale mondo.

«Fra rocce e torrenti,
fra corsi d'acqua impetuosi,
fra muschi e foglie,
bagnata dal sangue,
tornò a svegliarsi una stirpe d' eroi.
Non più segreti imperscrutabili.
I sussulti d'una generazione
spazzò via il vento.
Antiche gesta svuotate dalla fantasia
si fusero con la realtà.
Cominciò così
un'esistenza nuova,
lontano da foreste secolari.
Venne per loro la certezza
d'essere soli nell'universo con le paure forgiate dal nulla.
Cosa restò del tempo dell'oblio?
Forse scoprirono d'essere eroi,
forse la risposta ancora una volta
rimase celata dalle notti stellate
che avevano regnato sui loro cuori
per lunghi anni»

I fuochi sono spenti, anche la fantasia lentamente muore e tutto il regno dell'impalpabile lentamente si addormenta in un sonno eterno.
Nell'eterno sonno dei ricordi dei figli del dio Kromm.

Dialogo d'un cavaliere con la sua spada.

Disse la spada al cavaliere «Ascolta, qualcuno grida il tuo nome»
Rispose egli impettito e fiero «Sarà il vento Queste caverne sono così profonde che esso sembra parlare in queste notti»
«Eppure ho udito bene, seppure son solo umile spada, era proprio il tuo nome»
«Amica mia, sono secoli che non vediamo uomini e il sole non ci riscalda più, forse il tuo acciaio non percepisce più il suono? Un tempo ascoltavi tosta il rumore di battaglie»
«Chissà, saranno i nostri ricordi che invocano giustizia»
«Ciò che rimane dello splendore che ci accompagnò in vita non è altro che un lieve sospiro di vento, così evanescente da non percepirlo»
«No, non posso crederlo è forse male scordare il passato? Non possiamo farci scolpire il cuore dagli eventi, il fato ci guidò, non è giusto»
«Mia spada non esistono cose ingiuste e neppure ciò che noi riteniamo giusto può essere denotato esattamente perché noi non esistiamo, noi viviamo solo nella fantasia che la realtà crea»
«Ma allora tutte le terre che abbiamo conquistato, i tesori? Non sono mai esistiti? Abbiamo immaginato tutto? Io sento la forza della tua mano quando mi impugni, percepisco l'odore del sangue, mi specchio lucente nelle acque d'un ruscello, vorresti farmi credere di non essere reale?»
«No, tu esisti, ma la tua esistenza è legata alla fantasia, all'irrealtà di chi creava le nostre avventure che poi egli stesso rendeva reali»
«Credere? Già non riesco a pensare a quello che dici, come posso credere se noi non siamo veri? Come posso catalogare ciò che siamo se po noi non siamo affatto?»
«Mia fedele compagna la tua affermazione è giusta ma lo è solo nel momento in cui tu accetti la tua irrealtà»
«Forse hai ragione, immaginare d'essere veri o esistere realmente... è tutto legato a un filo così sottile che non sapremo mai se siamo vivi oppure no»
«Oramai è tardi, torniamo a dormire, il freddo della notte non ci aiuterà a comprendere, il domani ci attende lì sulla porta dell'incoscienza»
«O cavaliere, l'acqua che scorre lungo le fauci del passato non è più limpida però se vuoi puoi specchiarti ugualmente in quel lago laggiù, vedrai solo le immagini che dentro di te erano scomparse, noi non siamo altro che lo specchio della nostra fantasia, non riuscirai a vedere mai te stesso perché tu non esisti, quello che l'acqua rifletterà saranno solo i tuoi sogni»
«Mai compresi la connessione con la natura amica mia»
«Ma ora è tempo che il buio lasci il posto alla luce, che il verde delle foreste faccia sentire
il suo profumo dentro queste anguste caverne, non possiamo chiederci eternamente chi siamo,
perché noi non siamo eterni.
Tu che mi ascolti amico vento abbandona questi luoghi e abbraccia il sentiero della vita.
Oh cavaliere impugna l'elsa della tua spada e sconfiggi l'oscuro che è in te»

V'era un tempo,
un tempo in cui il sogno abbracciò la leggenda
e la leggenda divenne quello che ora noi siamo...



«Un cavaliere imprigionato nel tempo inesistente
narra alla sua spada d’amori, battaglie e perdute muse
e il vento del nord ascolta con loro
mentre le lacrime della notte
sbarrano l’ingresso alle grotte del mai…»

«Mia Iscandar non guardare al grigio delle rocce
che circonda i nostri cuori ma ascolta le mie storie
e sogna ancora una volta del nostro tempo»

Inebrianti profumi salirono da sperdute grotte.
Echi di silenti note invasero anfratti inesplorati.
Chiamai per nome il dolore,
attesi ninfee osservando acque di smeraldo.
Porsero a me dorati omaggi.
Schiusero mani per donare amore.
Nel fango morirono,
in attesa della passione.
Pianse il re Sole la perduta amante,
venne notte e i fiori di loto si schiusero,
senza essere visti.
Venne luce e corolle s'aprirono
a coprire segreti.
Mesto destino adornò bianche vesti
di fanciulle figlie della luna.
Nessuno ascoltò più i lamenti,
lamenti ascoltarono il canto del trapasso.
Dormirono ninfee nel profondo,
un sussurro alzò sabbiose dune.
Un vento lieve mosse trasparenze
e tutto s'acquietò in attesa del buio.

In attesa di lei...

«Dove sei mia Hydrusa,
di saggezza incontaminata fonte.
Di bellezza indomito corso.
Fa' che io veder possa gli occhi tuoi
per il trascorrere libero dell'anima tutta.»

Oh mio bosco di profumate tamerici,
lascia andare purezza.
Lascia immergere nei verdi flutti
la coppa delle meraviglie,
per dissetarmi dell’immagine sua
nel brindare con te all'eterna giovinezza.

Del tuo profondo in mistica posa
vanno di mimose gli arbusti
a perdersi in tormentato suo corso.
Tremule e pesanti le mani,
cedono i passi miei.

«Ma io verrò,
inseguendoti Hydrusa.»

Verrò verso il mare.
Senza concedere tregua
e dormirò nella grotta dei giganti
un immaginifico sonno.

Ascolterò l'inascoltato parlare
delle nebbie del mattino.
Sentirò risvegliarsi gli dei,
dall'alte rocce dei silenziosi dubbi.

Dai venti assaporerò
l'odor dell'isola di Zante.
Sarò tempesta e poi chete
donata alla tua sete d’amore.

Volerò nell'oscura danza delle falene.
Sarò Kalispera nel morire del giorno.

«Sagapò mia Hydrusa.»

Brezze fredde or portano lontano,
dal mio perduto sguardo.

E tu,
se ancora mi puoi sentire.
Dammi luce del tuo incanto
che calme brillino
le onde del mio pianto.

Vedo i bagliori del tempo
accarezzare le tue gote,
mentre l'oscurità scende
sull'inganno dell’esistenza.

Se questa è fine...
Sarò agognata fine,
tuffandomi dal promontorio
delle memorie impossibili.

«Sarò fine
in volo senza ali,
verso te
oh mia amata Hydrusa.»



«Mio signore ma dov’è Hydrusa ora»
«Fedele Iscandar ella è ovunque e in nessun luogo»

«Sorrise in silvestre luogo
il canto di lucenti raggi.
Mai trovò amore perso.
Mai il colore della passione
si svelò al crepuscolo della vita.
Tra ombra e chiarore
s'imprigionò l'essenza
e vite s'inseguirono
senza mai raggiungersi...
Nel comune destino
del non trovarsi.
E mai destino fu più crudele»


______________________________________________________
Le domande non sono mai invadenti, a volte lo sono le risposte...

2L'acciaio di Kromm Empty Re: L'acciaio di Kromm Lun Ago 23, 2021 6:06 pm

FraFree

FraFree
Padawan
Padawan
Credo che la prosa poetica sia una forma molto congeniale a te. 
Non amo il fantasy, ma ho apprezzato le belle immagini del testo.


______________________________________________________
Ci sedemmo dalla parte del torto visto che tutti gli altri posti erano occupati. (B. Brecht)

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