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Come mio nonno

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1Come mio nonno Empty Come mio nonno Mar Gen 12, 2021 11:57 am

Ospite


Ospite
Come mio nonno.
 
Sono abbastanza disciplinato e in buona salute, la mia vita si divide tra l’aria frizzante delle corse al parco e
sporadici allenamenti in palestra.
Il resto della giornata lo passo a  leggere su un divano un libro, un’abitudine presa durante la quarantena.
Questa mattina faccio una colazione strana, mandorle e caffè.
Dopo la lunga sosta,  al bar c’è una contenuta euforia.
Far partire la prima gara di corsa amatoriale a San Pietro è una giusta forma di ringraziamento.
Ho un nome celebre, mi chiamo Dorando Pietri, come il mio bisnonno, e anche se non ho le sue stesse
qualità e i suoi stessi successi, una televisione locale prova a intervistarmi.
Timido e vergognoso, dopo un semplice saluto a spettatori immaginari, mi mescolo alla folla dei
partecipanti.
Gli organizzatori hanno lavorato bene, alla partenza c’è lo struscio di tanti odori e sapori, finalmente
ritrovati.
Dopo il colpo di pistola, il corpo scolpito e veloce di una ragazza milanese mi accompagna per un paio di
chilometri. L’umido della sua mascherina celeste somiglia a una dose di quel cielo primaverile.
Mi racconta il percorso lungo e doloroso della sua città avvolta nella pandemia, con apparente distacco.
Cose che conosco, ma che ora che sono finite, fa sempre bene riascoltare.
Dal Lungotevere, dove si sviluppa la gara, osserviamo il ritratto del fiume.
Basso e silenzioso trasporta acqua scura, rami spezzati, bottiglie di plastica.
La sensazione che proviamo, dopo aver  visto tutto quello che abbiamo visto, è di tranquillità.
Pure il panorama ha la nostra stessa calma.
Collinette di ortiche sfondano l’asfalto ai lati della strada.
Nei brutti giorni passati dipingevo spesso fiori con il gambo fuori dal quadro, oltre la cornice, in cerca
d’acqua e di salvezza.
Per dare un senso alla mia gara accelero un po’,  la ragazza accenna un saluto con la mano e resta indietro.
Sorrido a un pubblico numeroso che allineato sui marciapiedi sembra applaudire alla mia ritrovata velocità.
Penso a Teresa, ogni tanto.
Teresa, con la quale convivo, mi ha detto di andarci piano con l’alcol.
L’ha detto senza comprendere il mio smarrimento, e per questo l’ho lasciata, offeso dalla sua mancanza di
sensibilità.
Finita questa gara voglio provare invidia per il mio corpo nuovo e tentare di recuperarla, ho solo lei al
mondo.
La mia maglietta è senza scritte, senza squadra, sbiadita di lavatrice. Che non me la passo bene si vede pure
dalla mancanza di quel  colore.
La mia velocità spaventa un gabbiano in attesa di immondizia su di un cassonetto.
Sorpasso gente alla rinfusa, senza contarla, ma è parecchia.
Voglio bene a Teresa.
Ora vado più forte, molto forte.
Io e Teresa stiamo insieme da parecchio, anche se in modo intermittente.
Mi ha detto che lei è solo un posto dove buttare la mia cenere.
Io le ho risposto che non ho mai fumato.
E lei ha detto che sono una specie di cretino che non capisce ancora cosa vuole.
E sono stato zitto, scoraggiato da quel rimprovero senza motivo.
E ho pensato subito che era per colpa dei pochi soldi,  che non mi voleva più bene.
E ho pensato che me ne sarei tornato in provincia come mi consigliava il mio amico Danilo.
«Vieni qui nella mia azienda agricola a Sezzadio, che ti trovo io da fare e da guadagnare.»
Così mi scriveva, e io non me la sentivo proprio di abbandonare questa bella città per piantare patate e
insalata, e fare su e giù con il trattore a trasportare balle di fieno per gli animali. Teresa sarebbe morta di
dolore a vedermi con gli abiti infangati. Dopo tante promesse e aspettative non avrebbe capito quel lavoro.
Nobile lavoro che la crisi terribile ha riscoperto.
Via della Conciliazione è una balestra medievale, dopo dieci chilometri finisco la mia gara alla velocità di un
 suo dardo. Gli avversari sono tutti scomparsi, taglio il traguardo in bella mostra alla fine della strada.
‘’E’ andato tutto bene’’ è la scritta gigantesca che appare sulle bandiere di ogni nazione.
«Chi ha vinto?» Chiedo piegato, con le mani sulle ginocchia e il cuore che sembra scappare fuori dal petto.
«Hai vinto tu, Dorando, sei forte come tuo nonno.»
Ed è un macigno d’uomo a dirlo, un giudice di gara in completo bianco, quindi è vero.
«Ci conosciamo?» Dico.
«Tutti ti conoscono, guarda questa sera il programma della gara in televisione»
Ringrazio, ho una voce roca di pubertà, è come se la mia gioventù fosse ritornata a galla, riapparsa dopo una
lunga attesa, resuscitata dalla facile vittoria.
Ho la testa piena di belle cose da raccontare, cose semplici, la corsa è storia semplice.
Inciampo a un gradino di marmo, è tutto bianco lì e si sbaglia il passo.
Non capisco il perché di tanta commozione, è una gara come le altre.
Forse non è come le altre.
Mi scendono lacrime, per fortuna si mischiano al sudore. Nessuno le vedrà.
Via della Conciliazione dopo un inverno nella custodia della quarantena è ancora più bella.
Per lo sforzo sembro un animaletto investito, mi sento un animaletto investito.
Una ragazza con maglietta sponsorizzata mi offre una mascherina asciutta.
Anche se tutti vaccinati, dobbiamo continuarle a indossare per qualche mese, così hanno imposto gli
scienziati della cura.
Teresa mi bussa su una spalla. Faccio finta di non essere sorpreso.
Ci avviciniamo alla fontanella al centro della Piazza, senza prenderci per mano.
Bevo e mi sciacquo la faccia, prima di darle un bacio.
L’antico colonnato sembra di nuovo abbracciare il mondo, non lei, di cattivo umore.
«Senza correre questa gara non saresti stato contento.»
Inghiotto un morso del panino che mi passa, c’è dentro burro di arachide rovente,  e tanta tristezza.
«Con la sete che ho proprio un panino così mi dovevi portare?»
«La prossima volta ti farò trovare pollo fritto e patatine»
«Che ti prende, non sai più scherzare»
«Sto solo dicendo di andare a farti fottere»
«Be’, dillo più tardi, adesso sono troppo stanco»
«Tranquillo, se recupero un po’ di cervello, ti butto nella spazzatura, tu e la tua amichetta.»
«Ma sei impazzita,  per una sconosciuta che mi correva a fianco?»
«Sono impazzita per tutto, invece di fare lo spaccone in giro, trovati un lavoro»
«Tu non odi la corsa, tu odi me, vero Teresa? O mi vuoi ragno, gonfio e sedentario?»
«Saresti più simpatico e divertente, poi i ragni portano fortuna, e tu ne hai bisogno»
«Non sei per nulla contenta che ho vinto?»
«Sì, sono contenta, figurati»
«Avevamo un milione di idee per noi due, il virus ha decimato le occasioni.»
«Il virus ha decimato la povera gente, Dorando»
«Mi stai mettendo troppa roba addosso,  pure la pandemia è colpa mia?»
«Tutto è colpa tua, tu sei nato già colpevole»
«Mi fai ridere,  mi stai facendo ridere.»
Venire a vivere a Roma sembrava aver aggiustato le cose, ma così non è stato. Le liti sono continue e senza
un motivo che non vada oltre le nostre difficoltà economiche.
La paura di infettarci ci ha indeboliti e sbigottiti mentalmente e non siamo più in grado di avere qualcuno
accanto senza sentirlo come un ingombro.
Da parte mia il mio squallido angolo di paura, senza di lei, è perfetto.
E pure lei non se la sente di avere paura per qualche altro,  probabilmente. Sto provando a indovinare e
io sono uno che spesso ci prende.
 Il vaccino, poi,  lo vedo come una scatola di cartone poco protettiva che può rompersi in qualsiasi momento.
«Non mi ami più, Dorando, scusami se te lo dico brutalmente. Che scusarmi di non essere amata è la mia
specialità»
«Ora che c’entra piangere.»
«Smetto, tranquillo.»
«Vinco una gara importante e assisto al pianto della donna che amo, roba da matti. »
«La donna che ami? Ma fammi il piacere, hai una bella faccia tosta a dirlo. E quanto hai vinto?»
«Ancora non lo so quanto ho vinto, non mi interessa saperlo. Ho vinto e mi basta.»
«Puoi devolvere tutto in beneficenza, tanto il campione è soddisfatto.»
«Piantala.»
«Dorando, io volevo solo vivere con te, svegliarmi accanto a te, fare colazione con te, ogni tanto festeggiare qualcosa, avere un’automobile nuova, una vacanza, un pomeriggio al cinema, una serata in pizzeria, un balcone con i fiori, fumare, bere caffè al bar, osservare la gente. Chiedevo poco, quasi niente e non ho una briciola di tutte queste briciole. Non ho nulla di nulla. Posso solo assistere ai tuoi stupidi allenamenti e alle stupide cose che scrivi. Ecco cosa ho. Se prendo chi dice che scrivere e leggere fa diventare migliori lo strozzo con le mie mani.
«Hai finito?»
«Ho finito.»
«Nessuno ti impone nulla, mica hai la fede al dito.»
«Nemmeno tu hai la fede al dito.»
«Certo, ce l’ho in tasca.»
«Ti sembra il momento di fare lo scemo?»
Dalla tasca della tuta tiro fuori due fedine di latta trovate nell’uovo di Pasqua offerto dalla Federazione
qualche giorno prima della gara e delle quali non sono riuscito a liberarmi.
Ride amaramente, ne infila una al dito anulare sinistro. Misura perfetta.
«Dimmi la verità, ci hai attaccato il virus, vuoi farmi secca stamattina?»
Difficile paragonare un silenzio a un altro, ma quello che uso adesso è unico, mai usato prima.
La fede di latta che Teresa struscia sul viso diventa viscida di nuove lacrime.
Per imitazione  cerco di infilare l’altra fede, ci riesco solo con il mignolo.
«Dobbiamo stare attenti a non farci troppo male, queste fedi sono tempestate di diamanti, anche se non si
vede.»
«Dici sul serio?»
«Dico sul serio.»
E non importa chi lo dice.
Ci sediamo in un bar turistico, un bar che profuma di caffè.
Un cameriere goffo e precipitoso fornisce tramezzini e cappuccini.
Per non aggiungere altro alla nostra conversazione solleviamo le tazze per misurare il nostro livello di
felicità. Il vento ogni tanto le scopre il volto e qualche altra parte del bel corpo.
Osservo la lunga strada, lunga e dritta fino alla piazza, fino alla Basilica.
Osservo la croce in alto, le azalee in basso, in enormi vasi di coccio.
Mi tocco lo stomaco, è tornato concavo come quando avevo quindici anni.
Quando correvo per le strade bianche, di campagna, accompagnato dal mio cagnolino.
Tra le zolle e le vigne di Carpi. Come mio nonno.

2Come mio nonno Empty Re: Come mio nonno Gio Gen 14, 2021 4:44 pm

Ospite


Ospite
Riletto, può sembrare falso, ma avevo perso di vista questo racconto minore. Che poi, io non ho racconti migliori, o maggiori.

3Come mio nonno Empty Re: Come mio nonno Gio Gen 28, 2021 7:17 pm

tontonlino

tontonlino
Viandante
Viandante
Considerami come un compagno di corsa. Anche a me piace percorrere le vie della città correndo. Non ho molta resistenza ma la mia bella figura la faccio comunque. Una delle vie, in leggera periferia, è intitolata a Dorando Petri e proprio in quella via la corsa si sostituisce alla camminata veloce.
La cosa bella della corsa è che puoi pensare a mille cose, puoi parlare di mille cose. Corri e sfoghi. Un po' come il tuo personaggio.

4Come mio nonno Empty Re: Come mio nonno Gio Gen 28, 2021 8:12 pm

Ospite


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La passione per la corsa, indipendentemente dalla velocità che si riesce a sviluppare, è legame di sangue tra chi la pratica. Sei mio fratello, tontolino.
Un abbraccio.

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