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Requiem per un amore imperfetto

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1Requiem per un amore imperfetto Empty Requiem per un amore imperfetto Mar Lug 27, 2021 10:35 am

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Elena oltrepassò il grosso cancello verde in ferro battuto e affrontò la scalinata con un irrazionale senso di disagio. Sopra di lei, un cielo livido e gravido di pioggia, incombeva sulla città come una minaccia. Era la prima volta che vedeva Villa Zanelli sotto l’oppressione delle nubi listate a lutto e quell’atmosfera opaca contribuiva a rendere l’edificio ancora più inquietante. Dalla spiaggia adiacente quel giorno non provenivano gli schiamazzi spensierati dei villeggianti, impegnati a ingannare la noia negli alberghi o all’interno di qualche bar, ma solo gli striduli richiami dei gabbiani in attesa della tempesta. Giunta in prossimità dell’entrata, una fessura che si apriva sul secondo gradino catturò la sua attenzione. Una piccola macchia nera si stringeva e si allargava attorno a quel minuscolo varco a un ritmo regolare, quasi ipnotico. Forse quell’organismo cangiante era stato lì anche le mattine precedenti, eppure lei non vi aveva mai prestato attenzione. Elena scrollò la testa, poi schiacciò con rabbia le formiche.
«Stupidi insetti» bisbigliò tra i denti, quindi entrò nella clinica.
«Buongiorno, signora» la salutò Giuliano da dietro la scrivania.
Elena fissò il portiere, cercando di camuffare il ribrezzo. Alcune briciole del cornetto che l’uomo stava divorando erano rimaste intrappolate nei peli della barba fluente. Stava sorridendo, gli occhi furtivi che la squadravano dietro le lenti degli occhiali, la camicia bianca ben chiusa sul collo, tanto da rischiare di fargli esplodere il doppio mento.
«Buongiorno» rispose lei, portando avanti il piccolo rituale di ogni mattino.
Elena e Giuliano si scambiavano sempre qualche parola, poche battute dette senza trasporto, che consentivano all’uomo di poterla squadrare e immaginare senza i vestiti, mentre la donna aveva l’occasione per imparare a odiarlo per bene, nutrendo l’istintiva antipatia che provava per quell’essere viscido.
«Ci sono novità sulla strage?» chiese Elena, indicando il giornale. Oramai da tre giorni la prima pagina del Secolo XIX apriva con l’attentato alla stazione di Bologna.
«Nulla di particolare ancora, ma se vuole la mia opinione questa è opera dei fascisti. Estrema destra, sissignora. Non ne possono più di stare all’ombra delle Brigate Rosse.»
«Ah, è una specie di gara quindi, a chi ne uccide di più.»
«Già, ha afferrato il punto, signora.»
La donna stabilì che per quel giorno ne aveva avuto abbastanza, così salutò il portiere. S’incamminò lungo il corridoio lastricato di piastrelle bianche e nere, sentendosi gli occhi del grassone sul fondoschiena e le lunghe gambe snelle. Le comode ballerine color panna le permettevano di camminare sicura, consentendole di dissimulare in maniera convincente la leggera zoppia che l’accompagnava dal giorno dell’incidente. Appena raggiunse le scale che conducevano ai piani superiori si voltò verso Giuliano: la stava ancora fissando. Elena gli regalò un’occhiata carica di disprezzo, poi si aggrappò al corrimano e cominciò a salire i gradini
 
La stanza in cui era ricoverato Roberto si trovava al secondo piano della villa, riconvertita nell’ultimo decennio a centro di cura per cardiopatici. Elena entrò nella camera che il marito divideva con gli altri malati. Varcare quella soglia le metteva addosso sempre una grande tristezza. L’uomo pieno di vita e sicuro di sé, capace di ottenere sempre ciò che voleva, giaceva inerme nel grande letto ferroso, apatico e inutile come una marionetta dismessa. L’aveva odiato per ciò che aveva fatto, ma non riusciva a smettere di amarlo. Le aveva tolto tanto, forse tutto, ma non poteva sopportare l’idea che potesse morire.
«Ci sono miglioramenti?» domandò al medico che le veniva incontro.
Il cardiologo allargò le braccia, quasi in segno di resa. «Mi dispiace signora, suo marito è sempre più debole e non risponde alle cure. Il cuore è troppo affaticato, ha sofferto troppo.»
Elena strinse i manici della borsa con tutta la forza delle mani, come se da quella stretta dipendesse l’attaccamento alla vita del suo compagno.
«Mi dica la verità, quante speranze ci sono?»
Il dottore corrugò la fronte, cercando le parole giuste da utilizzare.
«Quante?» urlò dopo un po' la donna. Il silenzio dell’uomo stava rimbalzando da troppo tempo dentro la sua testa e lei si sentiva sull’orlo di una crisi di nervi.
«Sono sincero, continueremo a fare tutto quello che è nelle nostre possibilità, ma a questo punto servirebbe un miracolo.» Il dottore posò delicatamente la mano sull’esile spalla femminile e la strinse con delicatezza. «Qualche volta i miracoli accadono» concluse con scarsa convinzione.
Elena raggiunse il capezzale del marito, certa che quegli uomini aspettassero solo il momento per poter liberare il suo letto. Guardò il viso di Roberto, scarno, emaciato, scolpito nella sofferenza. Aveva perso tanti chili e anche i capelli si erano diradati sulla testa. L’uomo che aveva sposato, esteriormente non esisteva più. Si sedette sul letto e gli strinse la mano sinistra, quella dove mancavano il mignolo e l’anulare. Il contatto imperfetto le fece ricordare il giorno del loro incontro. Sorrise con amarezza: era impossibile non ricordare.
 
Quando l’uomo l’affianca all’uscita del Moulin Rouge, lei lo riconosce subito. Nelle ultime due settimane non si è perso uno spettacolo, sempre allo stesso tavolo sotto il palco, gli occhi solo per lei. Elena guarda l’ora: l’una è passata da un pezzo. Alza una mano per fermare un taxi di passaggio, ma lui lo fa subito ripartire.
«Scusi, perché lo ha fatto?» dice con tono infastidito.
«Ho la macchina, non mi va di farle sperperare i suoi franchi»
risponde Roberto, aprendosi in un sorriso disarmante. «Dove vuole che l’accompagni?»
Elena guarda la distesa di denti bianchi, piccoli tasti di pianoforte capaci d’incantare senza emettere alcun suono. Dentro di lei sa già che farà fatica a resistere a quell’uomo, ma è intenzionata a dargli del filo da torcere.
«Ma che diavolo si è messo in testa? Io in macchina con lei? Ma se neppure la conosco.»
«Se è solo per questo rimediamo subito» ribatte prontamente l’altro. «Mi chiamo Roberto Canepa, sono originario di Albenga, in Liguria. Benestante di famiglia, sono pianista per diletto…»
Sul pianista Elena si lascia scappare un sorriso.
«Che c’è di divertente?»
«Niente. È che non ha proprio la faccia del pianista.» Elena prende fra le sue mani quelle di Roberto: sono forti, robuste, dalle dita lunghissime.
Roberto si libera delicatamente dalla presa e le carezza il viso con una dolcezza infinita.
«Dimmi qualcosa di te adesso. E diamoci del tu, che non siamo più due perfetti sconosciuti.»
Quell’uomo l’affascina e la fa sentire sicura. Protetta.
«Il mio nome è Elisa De Ponti. Sono nata vicino a Milano, ad Assago per la precisione. Faccio la ballerina, questo già lo sai. Quello che non sai è che avrei preferito esibirmi alla Scala, non qua» dice indicando il locale alle loro spalle. Le luci sono ancora accese e riversano sulla strada bagnata una marea di riflessi gialli, rossi e arancio. Le pale del mulino si muovono placide, come sospinte da un vento invisibile.
«Io adoro questo posto e adoro vederti ballare. E sopra ogni cosa adoro le tue gambe.»
Elena sorride e comincia a tormentarsi una ciocca di capelli.
«Roberto Canepa, per caso ci stai provando?»
«Forse. Andiamo a bere qualcosa? È troppo presto per tornare a casa.»
Roberto l’accompagna al Café de l’Est, un locale aperto fino a tardi, dove parlano e bevono champagne sino alle quattro. Elena pensa che è strano, è come se si conoscessero da una vita: le parole escono dalle loro bocche con fluidità, senza freni e ostacoli. Poi lui le fa quella domanda e la testa inizia a girare. Non è per via del vino che ha bevuto, il fatto è che si sarebbe aspettata tutto tranne quella richiesta.
«Elena, mi vuoi sposare?»
Lo stordimento è totale. Le parole che solo qualche istante prima sono uscite senza fatica, ora sono bloccate in gola, prigioniere di una soluzione appiccicosa fatta di remore e dubbi.
«Ti ho lasciata di stucco, eh?» dice Roberto, senza scomporsi. Il viso si è fatto più serio, ma il tono della voce è sempre pacato e rilassato, privo d’insicurezza. «Lo so, la mia richiesta potrà sembrarti prematura, folle per certi versi, ma io non posso stare senza di te. È quasi un mese che ti seguo su quel palco e quando non sono là a guardarti, la tua immagine passeggia di continuo nella mia mente. La verità è che mi sei entrata dentro e io non ho più difese. Sarei disposto a rinunciare alla mia musica, ma non a te. Non potrei mai rinunciare a te. Mai.»
«Roberto… Ci siamo appena conosciuti.»
«E con questo? C’è un’affinità particolare tra noi. Possibile che l’ho notata solo io?»
Elena pensa che Roberto abbia ragione, eppure la voce le si blocca ancora una volta.
«E poi non ci dobbiamo mica sposare domani. Più avanti, con la bella stagione. Elena, dimmi di sì.»
Elena scuote la testa, non sa cosa dire, è confusa. Roberto allora rompe gli indugi, si sfila la sciarpa di seta bianca che porta al collo e la posiziona con cura sopra il tavolo. La sua mano quindi scompare pochi secondi dentro la tasca del cappotto abbandonato sulla sedia e riappare stringendo un coltello a serramanico.
«Che hai intenzione di fare?» Elena lo guarda sbalordita.
«Te l’ho detto, preferisco rinunciare alla musica, non a te. Questo è il mio sacrificio. Allora, mi vuoi sposare?»
«Non lo so, io…» balbetta la donna sempre più confusa.
Roberto estrae la lama del coltello, quindi appoggia il palmo della mano sinistra sulla seta candida. La lama non è molto lunga, però è incredibilmente spessa. Il pianista la posiziona sul mignolo, a metà strada tra la falangina e la falangetta, poi esercita la giusta pressione. Metà mignolo si stacca di netto col rumore di un ramoscello spezzato.
Elena, incredula, lancia un urlo che si propaga per tutto il caffè. Nel locale non c’è più nessuno, a parte loro e i camerieri. Roberto invece non emette un solo lamento, serra la bocca in una smorfia di dolore e il viso gli diventa paonazzo.
«Te lo chiedo di nuovo, vuoi sposarmi?» ripete dopo un po' di tempo.
Intanto due cameriere sono accorse al grido di Elena e assistono a quella scena macabra con malcelato raccapriccio.
Elena è nel pallone, vede la sciarpa colorata di sangue, il dito solitario e gli occhi stralunati di Roberto. Non sa che dire.
«Roberto, non lo so cazzo, non lo so.»
L’uomo appoggia la lama sulla metà dell’anulare ed esegue la stessa operazione. Il risultato è identico al precedente.
«Per l’amor di Dio, Elena, mi rimangono solo tre dita nella mano sinistra. Vuoi sposarmi?»
Elena è confusa, distrutta, sfinita. È spaventata da quell’uomo, ma non riesce a vedere in lui una vera minaccia. Nessuno è mai arrivato al punto di ferirsi per ottenere il suo amore. Una serie di pensieri incoerenti le affollano il cervello, ma quando la lama si appoggia sul medio riesce a destarsi da quella sorta di torpore. Con un gesto rapido evita che quel disperato possa infliggersi una nuova amputazione, poi d’istinto prende la sciarpa e prova a tamponare l’emorragia.
«Va bene Roberto, ti sposo, te lo prometto.»
Qualche giorno dopo, quando ripensa a quella strana nottata, scopre con sorpresa che non ha fatto quella promessa solo per bloccare la furia autodistruttiva di Roberto. No, la questione è un’altra: forse si è innamorata davvero di quel folle.
 
Elena uscì dalla stanza con gli occhi lucidi. Roberto aveva dormito tutto il tempo e non le aveva regalato un sorriso e nemmeno una parola. Niente. In quella stanza colma di dolore, aveva compreso che il miracolo di cui aveva parlato con scetticismo il professore non si sarebbe mai verificato. Cominciò a singhiozzare senza controllo, con le lacrime copiose che le deformavano la visuale. Doveva abituarsi a vivere senza di lui, non c’erano scorciatoie. All’improvviso sentì delle voci in avvicinamento e il panico affondò i denti ancor più in profondità. Non voleva farsi vedere in quello stato, così iniziò a correre per il corridoio, finché trovò una piccola porta ed entrò. Accese la luce e si ritrovò davanti a un plotone di secchi, scope e detersivi. Singhiozzò ancora più forte, col mondo che le vorticava attorno in maniera scomposta e lei dentro l’occhio del ciclone delle sue emozioni. Alla fine si accucciò per terra, di fianco alle scatole di cartone di Spic & Span e ai flaconi di candeggina. Si cinse le ginocchia con le braccia e iniziò a tremare, indecisa se resistere o prendere le sue pillole: era un po' che non le prendeva e non a caso nell’ultimo periodo era diventata più instabile e irascibile. Però da quando aveva smesso si sentiva anche più lucida. E soprattutto più viva. Nel tentativo di sciogliere quell’enigma cominciò a dondolare la testa, avanti e indietro, avanti e indietro, con gli occhi chiusi e la bocca aperta a immagazzinare aria. Magari era il caso di cercare un po' di conforto nelle nebbie della clozapina, così trafficò nella borsa con dita nervose, alla ricerca delle compresse.
«Lascia stare quella merda.»
Elena sussultò e alzò lo sguardo. Conosceva bene quella voce, le aveva fatto compagnia per tutta l’infanzia e gran parte dell’adolescenza, dopo che i suoi genitori si erano separati.
«Miao?» sussurrò con un groppo in gola.
Il gatto se ne stava innaturalmente accucciato sopra un’asta porta flebo, l’occhio destro che gli sporgeva fuori dall’orbita, come dopo l’investimento nella strada sotto casa.
«Che c’è? Ti sono mancato?» disse il felino, poi si leccò una zampa e agitò rapidamente la coda.
Era passato quasi un anno dall’ultima volta che si erano incontrati, dopo l’incidente che aveva decretato la fine della sua vita da ballerina e prima che cominciasse a seguire le prescrizioni dello psichiatra che l’aveva presa in cura. Il professor Galanti diceva che quella era soltanto una proiezione della sua mente, eppure sembrava tutto così reale.
«Non è stata colpa mia, hanno detto che non sei reale, che sei soltanto una fantasia.»
«Eppure io sono qua e ti sto parlando. Magari se avessi evitato di buttare giù tutte quelle pillole ora sapresti riconoscere la verità.»
Elena corrugò la fronte, senza comprendere.
«Non capisci, vero? Mi riferisco all’incidente.»
«Cosa vuoi dire?»
«Che forse non è stato un incidente. Magari Roberto è andato a sbattere di proposito, perché era geloso e non voleva più che mostrassi le gambe agli altri. Sai come sono fatti gli uomini.»
«Stronzate! L’ho maledetto per la sua imprudenza, ma è stata solo una leggerezza, una fatalità. Quel giorno saremmo potuti morire.»
«Morire. E credi che sarebbe stato un problema così insormontabile per uno disposto ad amputarsi a una a una le dita della mano?»
«No, è stata una sventura, una disgrazia ti ho detto.»
«Mettila come vuoi, ma io so che non è così, e lo sai anche tu» disse Miao, leccandosi la zampina e passandosela sotto l’occhio sano.
«Ma perché? Lui mi amava…Diceva di amarmi.»
«Perché è così che va il mondo, il tiranno dell’insoddisfazione perpetua è sempre all’erta. Le soddisfazioni e la gloria sono soltanto per chi si è venduto l’anima, per gli altri ci sono solo le briciole.»
«Basta, non ho più voglia di starti a sentire. BASTA! BASTA!» gridò Elena, in preda a una rabbia incontrollabile. Uscì dallo sgabuzzino e corse lungo il corridoio, le mani strette a pugno attorno ai manici della borsa. Sempre correndo scese le scale e quando si trovò di fronte al portiere gli gettò in faccia le sue pillole.
«Queste sono per te. Mi raccomando, ficcatele tutte su per il culo.»
Finalmente si ritrovò all’aria aperta, lontano dall’oppressione di quelle mura velenose. Oltrepassò il cancello in ferro battuto e percorse il marciapiede per una ventina di metri, sino al cartellone pubblicitario del Cynar, dove qualche artista aveva disegnato un cazzo enorme accanto alla bottiglia d’amaro. Girò a destra e imboccò il passaggio che conduceva alla spiaggia. In fondo alla stradina, le schiene appoggiate al muro di cinta della villa, due anime infelici si stavano passando una siringa; Elena le osservò di sfuggita, pensando che la vita era per tutti una merda. Quando affondò le inutili gambe nella sabbia, camminando con difficoltà sulla superficie irregolare, si girò verso la finestra della stanza di Roberto e realizzò che la loro, sin dall’inizio, era stata una relazione infetta, capace di minare le menti e i cuori di entrambi. Si sedette sulla battigia, sfinita, il cuore ancora gonfio di tristezza e rabbia. Guardò il mare: all’orizzonte i fulmini si tuffavano in quell’oscurità liquida, rimbrottati con vigore dalla voce del tuono. Sentiva dentro di sé una smania irrefrenabile, un’energia dilagante che sbatteva contro le pareti del corpo in cerca di una via di fuga. Sopra di lei il cielo brontolò ancora, liberando finalmente la pioggia ristoratrice. Elena accolse le gocce come un segnale, si spogliò, prese una breve rincorsa e si tuffò in acqua. I fulmini erano ancora là, al largo, lontani, ma lei voleva vederli più da vicino. Magari anche toccarli.
 
 
 
 
 

2Requiem per un amore imperfetto Empty Re: Requiem per un amore imperfetto Mar Lug 27, 2021 11:42 pm

Molli Redigano

Molli Redigano
Padawan
Padawan
"Sopra di lei, un cielo livido e gravido di pioggia, incombeva sulla città come una minaccia."


Secondo me la virgola dopo "pioggia" non ci va. Sarei andato a capo dopo "minaccia".


Ho cercato Villa Zanelli: edificio liberty a Savona, ora abbandonato, in passato centro di cura per cardiopatici. C'è una ricerca dietro al racconto e non può che fare piacere a me lettore.


Ho un dubbio: non so se l'utilizzo dell'aggettivo "fluente" sia appropriato al nome "barba". Leggendo le definizioni nel Vocabolario Treccani direi di no. Forse ci stava semplicemente "folta barba".




"Stava sorridendo,"



Più diretto secondo me: "Sorrideva,"




"«Buongiorno» rispose lei, portando avanti il piccolo rituale di ogni mattino."



Io direi "ripetendo il piccolo rituale di ogni mattino", se dici "portando avanti" sembra un'azione iniziata nel passato e che ancora non si è conclusa, mentre invece l'azione inizia e si conclude in uno specifico e limitato momento di ogni giorno.


"«Ci sono novità sulla strage?» chiese Elena, indicando il giornale. Oramai da tre giorni la prima pagina del Secolo XIX apriva con l’attentato alla stazione di Bologna.
«Nulla di particolare ancora, ma se vuole la mia opinione questa è opera dei fascisti. Estrema destra, sissignora. Non ne possono più di stare all’ombra delle Brigate Rosse.»
«Ah, è una specie di gara quindi, a chi ne uccide di più.»
«Già, ha afferrato il punto, signora.»"



Elena odia Giuliano, "quell'essere viscido", eppure ci parla e lo fa per collocare precisamente il tuo racconto nel 1980, agosto direi, visto che da poco è avvenuto l'attentato alla stazione di Bologna. Scelta discutibile (nel senso che salta all'occhio a chi conosce i paletti) ma pertinente secondo me (nel senso che non è superflua: Elena e Giuliano, aldilà degli aspetti umani, si vedono tutte le mattine e ci sta che scambino due parole ogni tanto).

"Elena gli regalò un’occhiata carica di disprezzo, poi si aggrappò al corrimano e cominciò a salire i gradini."


Manca il .




"Guardò il viso di Roberto, scarno, emaciato, scolpito nella sofferenza."



Io preferirei "scolpito dalla" che "scolpito nella". Complemento di causa efficiente al posto di complemento di luogo figurato.




"come sospinte da un vento invisibile." E' molto bella questa immagine anche se non posso fare a meno di chiedermi: ma il vento, non è già di per sé invisibile?




Racconto tutto sommato scritto bene. Avrei utilizzato qualche a capo in più per le parti più narrate, favorendo la lettura che comunque, per me, è risultata scorrevole.


Il testo si divide in tre parti e a mio avviso la migliore è quella centrale, ovvero l'incontro tra Elena e Roberto fuori dal Moulin Rouge. Il fatto che Elena ceda a un ricatto masochista di tali proporzioni è grottesco, questo per dire che anche lei non doveva essere tanto in linea. A dimostrazione di questo  c'è anche "l'allucinazione" del gatto nello sgabuzzino della clinica. Un gatto che molto probabilmente dice la verità e infatti finisce come finisce. 


Grazie.


______________________________________________________
Branzagot senz'onma.

Gaute da suta Cool!

Requiem per un amore imperfetto Senza_12

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3Requiem per un amore imperfetto Empty Re: Requiem per un amore imperfetto Mer Lug 28, 2021 9:21 pm

Petunia

Petunia
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi
Ciao Autor@

Inizio col dirti che ho trovato una bella scrittura scorrevole impreziosita da alcune immagini poetiche. 
La storia si insinua tra le pieghe degli anni 80 e, a mio parere, soffre di una eccessiva ricerca di restare aderente ai paletti. La strage di Bologna, lo Spic & Span, il Cynar la clinica ricavata da una villa Liberty, la ballerina del Moulin Rouge, l’animale parlante. Tutto questo popo’ di roba fa un po’ un effetto “mappazzone”.
Non sono riuscita a capire se si tratti di un noir, un horror, magari un rosa dal finale oscuro.
Il marito (che manifesta turbe fin dal primo incontro affatto rimantico) morente, l’esaurimemto nervoso di lei a seguito di un incidente le cui circostanze rimangono da chiarire. La rinuncia alla cura, il suicidio…
L’ho notato anche in altre occasioni, voler inserire tutti i paletti è uno sforzo che non paga.
Mi spiace, ma questo racconto non mi è piaciuto pur essendo scritto bene.


______________________________________________________
Divido tutti i lettori in due classi; coloro che leggono per ricordare e coloro che leggono per dimenticare.
(William Lyon Phelps)

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4Requiem per un amore imperfetto Empty Re: Requiem per un amore imperfetto Mer Lug 28, 2021 11:37 pm

Susanna

Susanna
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi
Storia di un amore malsano, quello di lui che si spinge all’autolesionismo che colpevolizzando lei la costringe ad accettare una relazione dalle basi molto deboli. Quello di lei, diviso tra coercizione e pietà. Per entrambi un’esistenza grama. Il dramma non poteva che essere il degno finale.
Il racconto è scritto discretamente, la storia ha una sua struttura originale, ma non mi ha preso particolarmente, un genere che da rosa passa al noir...
L’incontro dei due protagonisti all’inizio mi aveva intrigato, poi tutto si è un po’ afflosciato: i primi momenti del loro incontro sarebbero un punto davvero forte se non ci fosse la fretta di passare oltre. Mi sarebbe piaciuto leggervi più sensualità, più tensione, più brividi da corteggiamento fatto ad opera d’arte da un uomo disposto a tutto pur di averla, invece è solo uno scambio di battute frettolose.
La figura del portinaio, ma più che altro l’antipatia per questo personaggio, liquidata in un paio di frasi sarebbe stata sufficiente, visto che serve solo per introdurre la strage della stazione. Un giornale abbandonato sul letto o in corridoio avrebbe assolto alla funzione.
I riferimenti a prodotti e ad un evento dolorosissimo del 1980, la reale esistenza della villa paiono inseriti per rispettare i paletti, ma non ne fanno elementi portanti, mentre la presenza della ballerina e del gatto sono più consistenti.
Qualche incertezza nella punteggiatura; nella parte finale qualche a capo in più per enfatizzare le azioni della protagonista avrebbero dato un tocco di pathos per un finale forse atteso, ma non scontato.


______________________________________________________
"Quindi sappiatelo, e consideratemi pure presuntuoso, ma io non scrivo per voi. Scrivo per me e, al limite, per un'altra persona che può capire. Spero di conoscerla un giorno… G. Laquaniti"

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5Requiem per un amore imperfetto Empty Re: Requiem per un amore imperfetto Gio Lug 29, 2021 7:05 pm

Antonio Borghesi

Antonio Borghesi
Padawan
Padawan
Certo che ci vuole una gran fantasia per far accettare una dichiarazione d'amore col ricatto dell'amputazione delle dita. Dopo però la tua fantasia si spegna e si rientra nel quasi normale: marito cardiopatico ex ballerina del Moulin Rouge (è vero le pale girano) schizofrenica che parla con un micio dall'occhio fuori dalle orbite (e qui ritorna la fantasia) e poi la fai (sembrerebbe) suicidare nuda in un mare colpito dai fulmini. Mi è piaciuto? Ni. Scritto benissimo ma... ni.

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6Requiem per un amore imperfetto Empty Re: Requiem per un amore imperfetto Gio Lug 29, 2021 11:49 pm

FedericoChiesa

FedericoChiesa
Younglings
Younglings
E' scritto bene? Sì.
E' credibile? Non molto, secondo me. Già dai primi istanti del loro incontro, quando "Elena prende fra le sue mani quelle di Roberto", o lui "le carezza il viso con una dolcezza infinita."
I paletti ci sono? Troppi, ma spesso non integrati nello svolgimento della trama. Perchè metterci il gatto parlante quando c'è già la ballerina?
Scusa, non mi ha convinto.

P.S. "Una piccola macchia nera si stringeva e si allargava attorno a quel minuscolo varco a un ritmo regolare, quasi ipnotico.": cos'è? Serve per il racconto e io non l'ho capito? Può darsi.

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7Requiem per un amore imperfetto Empty Re: Requiem per un amore imperfetto Ven Lug 30, 2021 9:40 am

Tommybe

Tommybe
Padawan
Padawan
Racconto estremo in tutto, anche nella possibile credibilità.
Anche se la porzione finale di orrore, a mio giudizio quella scritta meglio,  ci mostra un suicidio, il momento più duro, normale, credibile. Insomma ci si affida a un suicidio per tornare su questo mondo, per essere meno cruenti.
Io credo che il lettore non necessiti di immagini così raccapriccianti, e non lo dico per viltà o becero buonismo.
Lo dico perché quello che scriviamo dovrebbe somigliare il più possibile alla vita. Diventa inutile ricorrere a date importanti, a avvenimenti che hanno fatto scalpore.
Se non ci somiglia.

A Byron.RN garba questo messaggio

8Requiem per un amore imperfetto Empty Re: Requiem per un amore imperfetto Sab Lug 31, 2021 8:32 pm

Arunachala

Arunachala
Admin
Admin
scritto bene senza dubbio, a parte qualche problemino di punteggiatura.
scorrevole e ben esposto, anche se certi punti mi restano oscuri. o forse superflui, tipo la macchia nera all'inizio.
certo è una storia carica di follia, di quella malsana.
un pazzo che si amputa due dita mentre chiede alla ballerina di sposarlo è veramente fuori dagli schemi, forse troppo.
lo stesso che poi simula un incidente per evitare che la moglie continui a ballare, questo già più realistico, sebbene sintomo di gelosia estrema. folle, appunto.
e del resto anche lei non scherza, rimanendo comunque all'interno di certi limiti.
forse sono proprio queste esagerazioni a non farmi piacere del tutto la storia.


______________________________________________________
L'unico modo per non rimpiangere il passato e non pensare al futuro è vivere il presente

Requiem per un amore imperfetto Namaste

Non si può toccare l'alba se non si sono percorsi i sentieri della notte.

Kahlil Gibran

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9Requiem per un amore imperfetto Empty Re: Requiem per un amore imperfetto Mar Ago 03, 2021 6:50 pm

Asbottino

Asbottino
Padawan
Padawan
Fino ad un certo punto mi sono chiesto come mai fosse, in questo momento, il racconto meno letto. Forse per via del titolo, non so. Fino alla scena delle dita l'ho trovato ben scritto, molto curato, forse un po' sulle sue, un po' ingessato, un po' come la sua protagonista. Tutte qualità che restano anche dopo, ma che fanno un  po' a botte con le scelte della trama. Le dita amputate viste in prospettiva forse ci stanno pure, anche se a un primo appuntamento sono davvero un azzardo. Ecco il racconto mi sembra una mano di poker fatta di continui rilanci, anche se le carte in mano sono un po' fragili e forse la follia non sempre serve a spiegare ogni cosa, a giustificarla e farla digerire al lettore. Il gatto parlante, seppur parte del delirio, mi è sembrato per certi versi ancora più eccessivo delle dita mozzate. Un paletto di troppo. Il finale è scontato, non di per sé ma perché visto il percorso e le condizioni dei due protagonisti era forse l'unico possibile. Detto tutto questo, resto perplesso. Il racconto è ben scritto e molto leggibile, ma la trama non mi convince.

10Requiem per un amore imperfetto Empty Re: Requiem per un amore imperfetto Mar Ago 03, 2021 7:16 pm

digitoergosum

digitoergosum
Padawan
Padawan
@Tommybe ha scritto:Racconto estremo in tutto, anche nella possibile credibilità.
Anche se la porzione finale di orrore, a mio giudizio quella scritta meglio,  ci mostra un suicidio, il momento più duro, normale, credibile. Insomma ci si affida a un suicidio per tornare su questo mondo, per essere meno cruenti.
Io credo che il lettore non necessiti di immagini così raccapriccianti, e non lo dico per viltà o becero buonismo.
Lo dico perché quello che scriviamo dovrebbe somigliare il più possibile alla vita. Diventa inutile ricorrere a date importanti, a avvenimenti che hanno fatto scalpore.
Se non ci somiglia.

Non ho ancora letto questo racconto. Mi diverto a constatare come le aspettative su un lavoro d'arte (la nostra povera arte, siamo appassionati principianti ) osservi diverse aspettative. Non è assolutamente una critica, prendo semplicemente atto di cosa ci si aspetta da un "racconto".  Quando scrivo "abbandono" la vita, non voglio che ci assomigli, cerco la fantasia, cerco la panacea alla vita. Lo dico con estrema attenzione nei confronti del recensore, che stimo. Voglio semplicemente far palesare le differenze di aspettative. Si scrive per piacere o per piacersi, per tutti o per un target. La vita non sempre è edificante, facile, difficile, simpatica o antipatica. La vita scorre. Ciò che mi piace leggere, scrivere e sognare è la sorpresa. Non vedo l'ora di leggerti, forse già stasera, autrice / autore, e ti chiedo venia se sono intervenuto su un commento (legittimo e corretto) anziché sul tuo racconto che presto prenderò in considerazione.



Ultima modifica di digitoergosum il Mar Ago 03, 2021 7:55 pm - modificato 1 volta.

11Requiem per un amore imperfetto Empty Re: Requiem per un amore imperfetto Mar Ago 03, 2021 7:33 pm

gipoviani


Younglings
Younglings
La scrittura è fluida e non priva di belle immagini.
La storia però non mi è piaciuta nemmeno un po'. Mi pare incredibile ed estrema. Un polpettone fumettistico si potrebbe dire.
Uno psicopatico che ama un ballerina e poi si uccide perché non vuole dividere la visione dell sue gambe con i clienti del locale dove si esibisce?
Una donna che si innamora di un uomo che praticamente non conosce e che si taglia le falangi per lei?
Ma allora tutto è possibile pure un gatto che parla in uno sgabuzzino

12Requiem per un amore imperfetto Empty Re: Requiem per un amore imperfetto Mar Ago 03, 2021 9:14 pm

Akimizu

Akimizu
Padawan
Padawan
Inizio con un consiglio, visto che a mio fratello è capitato ed eravamo a fine anni ottanta, se ti si stacca un dito te lo riattaccano. Basta fare in fretta. Quindi Roberto senza dita non mi convince. Si dirà: perché, ti convince mentre se le taglia? Sì, ma si sa, delle volte sono un po' perverso. Queste cose estreme mi hanno sempre fatto andare in brodo di giuggiole. Il racconto infatti non soffre per le sue estremizzazioni, almeno per mio gusto s'intende, ma quando cerca di normalizzarsi. Cioè da dopo che scompare il gatto alla fine. Avrei preferito che tutto degenerasse, esplodesse in un ultimo atto di follia, sarebbe stato in linea con quello letto in precedenza, anzi, l'arrivo del gatto sembrava un assist perfetto. Invece tutto si sgonfia, perde di forza, finanche un suicidio sbiadisce al confronto con un tizio che si taglia le dita in un bar.
Il racconto comunque mi è piaciuto molto, complimenti e a rileggerci!

A vivonic garba questo messaggio

13Requiem per un amore imperfetto Empty Re: Requiem per un amore imperfetto Mar Ago 03, 2021 10:32 pm

Danilo Nucci

Danilo Nucci
Padawan
Padawan
L’inserimento dei vincoli della prova è per me il punto debole del racconto. I paletti ci sono tutti e in sovrabbondanza, ma fanno perdere credibilità a questo brano che per il resto ho trovato scritto benissimo.
La ballerina è subito presente e mi è parsa ben inserita nel pezzo. L’ingresso del gatto parlante e dello sgabuzzino in un sol colpo mi ha invece lasciato perplesso. L’ho trovato un po’artificioso e inoltre ti ha costretto/a immaginare una spiegazione un po’ contorta che giustificasse quei due elementi.   
Una scrittura matura e piena di suggestioni. Soprattutto nella parte conclusiva. Bella la frase: “Si sedette sulla battigia, sfinita, il cuore ancora gonfio di tristezza e rabbia. Guardò il mare: all’orizzonte i
fulmini si tuffavano in quell’oscurità liquida, rimbrottati con vigore dalla voce del tuono”.

14Requiem per un amore imperfetto Empty Re: Requiem per un amore imperfetto Mar Ago 03, 2021 10:43 pm

SisypheMalheureux

SisypheMalheureux
Padawan
Padawan
Come ti hanno fatto già notare, ci sono forse un po' troppi elementi drammatici.in questo racconto, alcuni dettagli sorridi che di fatto non aggiungono molto alla narrazione.
I tossici fuori dalla clinica, ad esempio. O il fatto che la protagonista lanci con rabbia gli psicofarmaci addosso al portiere (che, ok, sarà pure un viscido che la luma spudoratamente ogni volta che lei va in clinica, ma davvero sta povera donna con tutti i problemi che ha sta lì a pensare al portiere?). Poi la parte del primo appuntamento con il marito è veramente poco credibile. Non si sono mai parlati prima, lui le chiede di sposarlo e per convincerla che fa? Si amputa due dita? Decisamente surreale.
Insomma è come se tu avessi messo.troppo sale in un piatto che, altrimenti, sarebbe risultato molto più equilibrato e gradevole.

Leggendo, poi, mi è sorto il dubbio se nel 1980 fosse già entrata pienamente in vigore la legge Basaglia oppure se una schizofrenica ancora in quegli anni avrebbe dovuto trovarsi in cura in un manicomio invece che in libertà.
Non lo so perché forse c'è voluto qualche anno prima che la legge fosse applicata del tutto e i manicomi completamente svuotati.

Però questo è un dubbio mio che di queste cose non me ne intendo, e comunque ho apprezzato il fatto che tu abbia scelto di rappresentare la malattia mentale tramite il gatto parlante, l'ho trovato molto efficace come espediente. Peccato che il resto del racconto, a mio parere, non sia all'altezza di questa bella metafora.

15Requiem per un amore imperfetto Empty Re: Requiem per un amore imperfetto Mer Ago 04, 2021 9:53 am

paluca66

paluca66
Padawan
Padawan
Il racconto, scritto benissimo, con alcune immagini molto belle, come quella finale sulla spiaggia già segnalata da Danilo, non mi ha convinto per la sua trama.
C'è,  a mio parere, qualcosa di troppo, di eccessivo, anche se la malattia,  quel tipo di malattia che tu ci racconti,  è di per sé fatta di eccessi.
Solo partendo dal presupposto che sin dall'inizio ci troviamo di fronte a due soggetti incapaci di amare "naturalmente" possiamo accettare il comportamento masochista di Roberto ma, ancora di più il consenso a un matrimonio che nasce da un ricatto da parte di Elena.
Sebbene funzionale soprattutto per inserire nel racconto lo sgabuzzino ( che, peraltro, resta abbastanza marginale nell'economia della storia), l'allucinazione del gatto, al punto in cui, ormai, Elena è giunta, è la parte che più mi è piaciuta e che più ho trovato sensata.
Non mi è piaciuto, invece il finale, con il suicidio troppo prevedibile e scontato.

16Requiem per un amore imperfetto Empty Re: Requiem per un amore imperfetto Mer Ago 04, 2021 1:45 pm

Byron.RN

Byron.RN
Padawan
Padawan
Anche questo è un racconto difficile da commentare.
La scrittura è buona, interessante, ma c'è qualcosa che stona.
Nell'ultimo periodo sto leggendo un pò di manuali di scrittura per provare a migliorarmi seguendo una linea il più possibile oggettiva. In ognuno di questi libri c'è scritto che ogni lettore, anche il più distratto, avverte istintivamente se c'è qualcosa che non gira per il verso giusto.
Quasi tutti qui parlano di credibilità della storia. Io non ho avvertito questa cosa, forse perché di base ritengo che ogni cosa sia possibile e che le particolarità, in ogni loro declinazione, facciano parte della vita così come le consuetudini, i comportamenti e le prassi consolidate. Le maggioranze assumono un senso grazie alle minoranze, almeno credo che sia così. Forse più che credibilità bisognerebbe verificare il discorso della coerenza, che è diverso e più sottile, ma dovrei rileggere più attentamente e mi riservo di farlo più avanti.
Quello che ho notato io invece è una freddezza eccessiva dell'impianto narrativo e dei personaggi, come se l'autore non ci abbia messo passione mentre scriveva. Secondo me il lettore non riesce a entrare in empatia con la protagonista, si sente escluso, o forse semplicemente si sente a disagio.
Il racconto è in alcuni punti estremo, sopra le righe, e forse sommato al fatto che non riesce a emozionare spaventa e respinge.
Magari ho detto solo un mucchio di cazzate e ci sta, conoscendomi. Spero solo di non averti offeso.

A Asbottino garba questo messaggio

17Requiem per un amore imperfetto Empty Re: Requiem per un amore imperfetto Ven Ago 06, 2021 10:57 am

ImaGiraffe

ImaGiraffe
Padawan
Padawan
Ciao Aut*

un racconto che scorre bene ma di natura doppia. Ho avuto l'impressione che ci fossero due strade di fronte a te. la prima quella del marito masochista e poi quella del gatto invisibile. Secondo me dovevi sceglierne una sola e puntare tutta la tua attenzione su quella, nello specifico la prima era di certo più interessante e macabra. 
la vicenda appare da subito inverosimile (due italiani che si incontrano così a Parigi) ma se avessi calcato la mano sulla seconda scena dimenticandoti del gatto e immergendoti nella mente dell'uomo sicuramente il risultato per me sarebbe stato migliore. 
Percorrere le due strade ha reso il testo ancor più inverosimile allontanandomi da esso. 
In ogni caso la lettura non è stata brutta anzi, ammetto che in questo step nessun racconto è stato così difficile da leggere. 
Grazie e complimenti.

18Requiem per un amore imperfetto Empty Re: Requiem per un amore imperfetto Sab Ago 07, 2021 2:07 pm

digitoergosum

digitoergosum
Padawan
Padawan
Ciao Autrice / Autore.

In un altro commento, su un racconto surreale, ho letto il giudizio "audace" a quel racconto. Ecco, mi spendo quel giudizio con te, col tuo racconto. Audace è come hai caratterizzato i personaggi. Audace è una morbosa relazione, quasi asfittica, tanto da non poter accettare di "andare avanti". Audace è la consuetudine a vivere il dolore. Questo racconto è potente. Verosimile o meno, psicopatico o meno, ma è potente e da premiare. Mi è piaciuto molto, molto.

19Requiem per un amore imperfetto Empty Re: Requiem per un amore imperfetto Sab Ago 07, 2021 2:43 pm

Tommybe

Tommybe
Padawan
Padawan
Digito, tu ti sei appassionato a questo racconto.
E io mi sono appassionato alla tua passione che riesci a esprimere in modo superlativo.

20Requiem per un amore imperfetto Empty Re: Requiem per un amore imperfetto Sab Ago 07, 2021 2:46 pm

Hellionor

Hellionor
Admin
Admin
Sono combattuta.
Scrittura ottima, un certo ritmo ma mi manca qualcosa.
Non sto a sindacare sulla credibilità o meno della storia, le storie folli vivono in mezzo a noi e spesso sono più incredibili della più sfrenata fantasia, ma mi trovo d'accordo con @akimizu , non ci devono essere tentativi di normalizzare la storia, di farla rientrare in carreggiata, altrimenti la mortifichi. 
La scrittura ha una potenza che proprio con le "normalizzazioni" va a calare,
Il mio consiglio spassionato è di calcare la mano fino alla fine, di lasciare le briglie scioltissime.
La protagonista ha ancora molta follia da proporci. Io ne vorrei ancora un po'.

Ele

A Akimizu e Tommybe garba questo messaggio

21Requiem per un amore imperfetto Empty Re: Requiem per un amore imperfetto Dom Ago 08, 2021 3:47 pm

Fante Scelto

Fante Scelto
Padawan
Padawan
Questo racconto è stato spiazzante sotto tutti i punti di vista.
Parte in sordina, sembra quasi un rosa, poi inizia a virare sul tragico con la faccenda dell'incidente. Di colpo diventa horror con il flashback del loro primo incontro e il gatto, infine riprende un binario di tragicità col suicidio finale della protagonista.
Cioè, woah, abbi pietà delle mie coronarie.
Come suggerito da altri, concentrarsi su uno solo dei filoni avrebbe forse dato una storia più omogenea e meno a sbalzi.

A prescindere, il racconto ha un suo perché, anche se le cose succedono quasi perché sembrano dover succedere, e qui mi riallaccio al discorso dei paletti, che pur essendoci sembrano davvero messi lì quasi tutti per rispondere alle esigenze dello step.
Vedi il fatto che la protagonista chieda al portiere notizie della strage di Bologna. Ci sta, per carità, ma stride, specie se il corpulento soggetto è un viscido che lei, realisticamente, eviterebbe volentieri.
Ho trovato per contro molto azzeccata la protagonista: voglio dire, è una delle ballerine meglio riuscite dello step, sia perché fa della sua professione il punto cardine della storia, sia perché lo fa in maniera indiretta, a colpo di scena (il fatto che Roberto possa aver causato l'incidente per gelosia verso i clienti del locale è spettacolare, voglio dire, dà un senso a tutta la situazione grottesca nella quale si trovano).

Lascio stare il giudizio sulla credibilità della vicenda, perché ci può anche stare se presa come un caso estremo. Però mi voglio soffermare sul primo incontro dei due protagonisti.
Lasciate perdere il discorso delle dita, che uno stalker non del tutto sano di mente potrebbe anche arrivare a fare, ma prendete invece le battute iniziali.
Ora.
Io razionalissimo maschio medio penso che se una donna si sente dire le frasi che Roberto dice, tra gambe, proposte di matrimonio, ecc. non gli darebbe credito neanche per mezzo secondo.
Eppure, sono altrettanto arcisicuro che nella realtà, invece, gli darebbe credito e alla fine si sposerebbero pure, anche senza espediente delle dita.
Perché?
Non lo so perché, ma so che è così.

Stile di scrittura: molto buono, azzeccato, con alcuni passaggi scritti veramente in maniera evocativa.
Al netto dei pregi e difetti è un buon racconto con una idea di fondo davvero forte. Manca quella coerenza, nella realizzazione, che lo avrebbe fatto svettare.

22Requiem per un amore imperfetto Empty Re: Requiem per un amore imperfetto Mar Ago 10, 2021 11:09 am

vivonic

vivonic
Admin
Admin
Questo racconto mi ha inquietato parecchio, e la stessa inquietudine mi accompagna anche adesso che ho finito di rileggerlo a distanza di settimane. E quindi il mio commento non può che iniziare con i complimenti, visto come sei riuscito a delineare i tuoi personaggi (soprattutto lui) e a tessere la tensione nella trama.
La parte debole, secondo me, è il gatto: credo che se lo step non avesse imposto la presenza di questo paletto, neanche ti sarebbe venuto in mente di inserirlo. Scusami se sbaglio, ma l’idea che arriva a me è questa. Come dici Aki, forse l’aver voluto “normalizzare” il tuo testo così estremo non è stata la scelta vincente, mentre a mio avviso avrebbe funzionato di più restare in quell’atmosfera cupa e assurda che hai saputa creare nella prima parte del racconto.
Io mi sento di annoverare questo racconto tra i migliori dello step; sono abbastanza convinto che “il tizio che si amputa le dita all’appuntamento” ce lo ricorderemo tutti per molto, molto tempo. Sei riuscito a creare un personaggio indelebile, e questo dimostra che sai il fatto tuo.
Complimenti. A me hai convinto.


______________________________________________________
Un giorno tornerò, e avrò le idee più chiare.

23Requiem per un amore imperfetto Empty Re: Requiem per un amore imperfetto Mar Ago 10, 2021 6:40 pm

caipiroska

caipiroska
Padawan
Padawan
Questo racconto è un'altalena che va di qua e di là.
E poi ancora di qua e di là.
E questo muoversi gli dà un ritmo e questo ritmo sembra essere quello dei due cuori in questione: quello quasi fermo di Roberto e quello in subbuglio di Elena.
La dinamicità del racconto ha un suo perchè, le scene grottesche, spinte quasi al limite, si scontrano con situazioni più normali e tutto stride e infastidisce ( come per esempio i due tossici cha appaiono alla fine: a cosa servono? A niente, ma ci stanno benissimo): proprio quello che deve fare un testo del genere, perchè alla fine, si tratta comunque di una storia d'amore tra due persone disturbate.
Forse avrei preferito percepire più follia, più orrore e scene ancora più forti e colorate (di rosso sangue eh, eh...), perchè i mostri che vivono nella mente delle persone delle volte ci regalano degli spettacoli da lasciare senza fiato. Invece c'è uno strano freno, una sottile intenzione a normalizzare tutto: paradossalmente questa intenzione a far finta che tutto vada bene così, che tutto sia normale così, potrebbe svilupparsi nella parte più drammatica e paurosa del testo.
Non abbandonare questo testo: ha delle magnifiche, horribili potenzialità!

P.S.: ma l'organismo cangiante definito piccola macchia nera che si stringeva e si allargava cos'è?!?
Un formicaio? Descritto così sembra qualcosa di alieno...
Però se così fosse tutto tornerebbe con l'alienazione della protagonista...

24Requiem per un amore imperfetto Empty Re: Requiem per un amore imperfetto Mar Ago 10, 2021 11:39 pm

Resdei

Resdei
Padawan
Padawan
che personaggio, Elena!
si ferma a chiacchierare con Giuliano, il portiere, verso cui prova ribrezzo, 
mentre si lascia guardare.
Elena, un'altra ballerina che avrebbe preferito esibirsi alla Scala...
protagonista, sin dall'inizio di un amore malato, eppure ne esce a testa alta, secondo me.
il titolo, bello, è perfetto.
debole la figura del gatto, a cui forse avrei dato più importanza.
ma, comunque, i due protagonisti rimangono ben impressi nella memoria

25Requiem per un amore imperfetto Empty Re: Requiem per un amore imperfetto Mer Ago 11, 2021 12:09 pm

gemma vitali

gemma vitali
Padawan
Padawan
Ho trovato il tuo racconto interessante e fuori dal comune.
Un lavoro certosino per incastrare tutti i paletti richiesti dal concorso ha dato modo di creare una storia, come anche altre che ho letto in questo step, fuori dal comune.
La prima parte mi è piaciuta moltissimo, sia per le descrizioni. Elena ci appare una bella donna , normale che va a trovare il marito cardiopatico.
Poi la rivediamo giovane che accetta l'avventura e si lascia trascinare in una folle richiesta di matrimonio, domanda: ma non c'era nessuno che poteva pefermare quel pazzo mentre si tagliava le dita?
la terza parte tragica lei che parla col gatto immaginario e riesce a liberarsi di tutta la follia malata malata che è stato il suo matrimonio gettandosi nel mare. Avrebbe potuto agire in modo divervo e salvarsi aveva anche rinunciato alle pillole...
Comunque uno di quei racconti che ti resta impresso.

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