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1Javert Empty Javert Mar Lug 27, 2021 10:24 am

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Quando si dice: un colpo di fortuna.        
È quello che pensava il giovane Vincent Simon mentre, in quella fresca giornata d’inizio novembre, percorreva a passo svelto la strada che lo portava dallo studio del notaio Aristide Rodin in Rue de Valois, in direzione dell’appartamento al numero 27 della vicina Rue d’Aboukir.   
Un ragazzetto, vestito in modo dimesso, gli offrì una copia del Figaro. Rifiutò l’offerta, ma ebbe il tempo di notare i titoli di prima pagina che annunciavano il crollo, avvenuto negli ultimi giorni, alla Borsa di New York. Il sottotitolo era: “Allarme sulle borse europee”.
Se c’era una cosa su cui non aveva bisogno di spiegazioni e di avvisi era proprio il rischio di una crisi economica e occupazionale. Da alcuni giorni era stato licenziato dal posto di commesso in un negozio di articoli di abbigliamento per uomo. Era un negozio che vendeva stoffe pregiate per sartoria, oltre ad altri articoli per uomo piuttosto costosi. La crisi incombente aveva causato una riduzione drastica delle vendite e Vincent, che era il più giovane commesso, era stato licenziato per primo.

Era uscito dallo studio del notaio con il morale alle stelle, riportando con sé due oggetti, uno abbastanza ingombrante e impegnativo, l’altro molto meno. Capiva perfettamente lo stato d’animo di un vincitore della lotteria nazionale che da povero cristo si fosse ritrovato improvvisamente milionario. Non sarebbe stato proprio milionario ma la sua vita nell’immediato futuro avrebbe assunto tutto un altro sapore, tutto un altro profumo. Certo… c’era quella condizione, quell’incognita… ma non gli pareva gran cosa.
Era convinto che quella convocazione dal notaio nascondesse guai in arrivo. Per questo aveva salito i gradini dell’ampia scala con animo incerto.
«Buongiorno signor Simon, si accomodi», lo accolse cordialmente il notaio.
«Che è successo?» Chiese con malcelata preoccupazione.       
Aristide Rodin era un uomo di una certa età, elegante e di bella presenza. Era l’opposto dell’immagine di notaio che si era prefigurata: quella di un vecchietto decrepito e cadente. Anche l’ufficio, seppure austero, non mostrava quell’atmosfera polverosa e stantìa che si sarebbe aspettato di trovare. L’unica cosa che lo colpì e che gli parve veramente fuori contesto, fu invece un grosso oggetto rotondeggiante, appoggiato su un tavolinetto a tre zampe e coperto da un telo colorato di trama abbastanza spessa.   
«Purtroppo, devo darle una brutta notizia».
«Ecco, lo sapevo», pensò….
«Devo comunicarle il decesso improvviso di sua zia». 
«Mia… zia?» La mente stentò un bel po’ prima di mettersi in movimento.   
«Sì, sua zia Marie Delacroix, la sorella di sua madre, buon’anima. Ma sì, capisco. Immagino che in casa abbiate parlato sempre poco di lei. Per una famiglia della piccola borghesia parigina, come la sua, mi rendo conto che l’esistenza di Marie doveva creare qualche imbarazzo».
Uno spiraglio di luce illuminò la mente confusa di Vincent. Ma certo! Sua madre aveva una sorella, un tipo ribelle che se n’era andata di casa molto presto. In famiglia gli avevano sempre detto che di lei si erano perse le tracce. Qualcuno aveva riferito che la ragazza era partita per le Americhe e non si era più fatta viva.
«Forse, Nini Sauvage, il suo nome d’arte, le dirà qualcosa in più».    
«Come? Nini Sauvage? Un momento… ricordo questo nome. Era su una vecchia locandina che ho visto esposta al Moulin Rouge, una delle poche volte che mi sono potuto permettere di andarci… Vuol dire che Nini Sauvage era zia Marie?», chiese esterrefatto Vincent.   
«Sì, proprio lei. Gran bella donna. Le confesso che io stesso andavo al Moulin Rouge tutte le volte che c’era un suo spettacolo, solo per vedere lei. Tutti andavano lì per vedere Mistinguett e io invece ci andavo soltanto le sere in cui si esibiva Nini. Era una bravissima ballerina, con una voce stupenda. Mistinguett era la regina del Moulin Rouge e Marie non trovava lo spazio che meritava e così preferì esibirsi in tutti gli altri locali di Parigi. Credo di averli girati tutti in quegli anni. Creda a me, all’epoca ci fu gente che si rovinò per lei. Questo spiega anche l’entità del suo patrimonio. Lei mi capisce… Chi avrebbe mai pensato che sarebbe morta così prematuramente. Quante rose rosse le ho mandato a fine spettacolo. Beh… acqua passata. Ma veniamo a noi».  
«È incredibile», mormorò Vincent, con un filo di voce e lo sguardo perso nel vuoto. «come avrei potuto collegare quel nome a lei…»         
«Dunque, Signor Vincent… Marie, sebbene a distanza, ha sempre seguito le vicende della famiglia ed era a conoscenza che lei era l’unico parente che le era rimasto, dopo la perdita dei suoi genitori. Così ha deciso di lasciare proprio a lei l’abitazione di Rue d’Aboukir, oltre a una cospicua rendita annua prodotta dal suo patrimonio finanziario che le consentirà di vivere tranquillamente. Ecco, questa è la chiave dell’appartamento. Lei dovrà soltanto firmare per accettazione questo documento che contiene un vincolo, un impegno preciso, senza il quale non mi sarà possibile dare seguito alle volontà testamentarie».        
Vincent sentiva la testa che gli scoppiava. Troppe cose insieme nello stesso giorno. Cercava di raccogliere le idee ma sembrava che qualcuno o qualcosa interrompesse ogni suo sforzo, come una mano che cancella su una lavagna una frase appena iniziata, prima che assuma un senso compiuto.           
«Mi scusi signor notaio, ma… quale sarebbe il vincolo, l’impegno?»
A questo punto Rodin si alzò dalla poltrona, si diresse con passo lento verso il tavolinetto a tre zampe e sollevò di scatto, con un gesto da prestigiatore, il telo che copriva “l’oggetto”. «Questo!»          
Un grido acuto risuonò nella stanza e una voce quasi umana esclamò: “Can-can! Buongiorno!”.
Vincent saltò dalla sedia: «Un pappagallo?»      
«Un “ara gialloblù” o “ara ararauna”, per l’esattezza», precisò impassibile il notaio. «Si chiama Javert, sa… come l’ispettore de “I Miserabili”. Fu un dono di un ammiratore di sua zia. Lei gli era molto affezionata e quando si ammalò volle assicurarsi che alla sua dipartita Javert trovasse un nuovo padrone attento e premuroso. E qui sta appunto il vincolo».       
«Credo di aver capito, signor notaio; la condizione di questo lascito consiste nell’adottare Javert».
«Beh… in realtà c’è qualcosa in più. Sua zia ha posto la condizione che la disponibilità della casa e della rendita annua cessino al momento in cui Javert venisse a mancare, per qualunque ragione. Se si verificasse questo infausto evento, tutto il patrimonio e la relativa rendita dovranno essere donati in beneficienza all’ospedale Hôtel-Dieu di Parigi. Sarà mio compito verificare periodicamente il buon stato di salute e la permanenza in vita di Javert».           
Sentendo il suo nome l’animale si mise di nuovo a strillare: «Javert!  Javert! Moulin Rouge! Buongiorno! Come stai?», fino a che il notaio non ricoprì con il telo la grossa gabbia.       
«Mi spieghi meglio», bisbigliò Vincent, come imbambolato, «dunque se ho capito bene se, per una sfortunata circostanza, Javert morisse o… volasse via, perderei immediatamente ogni beneficio…»
«Proprio così», sentenziò il notaio, «ma non si preoccupi, Javert è abbastanza giovane e questa razza di pappagalli può raggiungere anche i settanta anni d’età. Vedrà che, se lo accudirà come si deve, avrete ancora molti anni da passare felicemente insieme».

Vincent proseguiva velocemente verso Rue d’Abukir, tenendo stretta nella mano sinistra la chiave dell’abitazione di zia Marie e con la destra il gancio della gabbia che manteneva accuratamente coperta dal telo, per nascondere alla curiosità della gente quell’esotico compagno di viaggio, ma soprattutto per evitare che l’animale si esibisse di nuovo nel suo repertorio di urla scatenate che gli avrebbero procurato un certo imbarazzo.
Il dolore alle dita, causato dal gancio passò di colpo quando Vincent arrivo all’altezza del numero 27. Si aspettava di trovare un appartamentino di modeste dimensioni nel centro storico, come ci si poteva aspettare per una donna che viveva sola e rimase invece stupito nel constatare che la casa della zia era un bellissimo villino a due piani in stile “art nouveau”, di costruzione abbastanza recente. Aprendo la porta d’ingresso vide che anche l’interno era arredato con mobili di pregio, sempre nello stesso stile che ormai imperversava in quegli anni.
La prima cosa che fece fu quella di appoggiare a terra la gabbia e cercare di riattivare la circolazione alle dita della mano che non davano più segni di vita. Il telo scivolò verso il basso e non aveva ancora toccato terra che Javert, alla vista della luce, si mise di nuovo a gridare come un ossesso: “Buonanotte Marie!!! Galop! Galop! Avanti signori!...” oltre a una sequela di suoni gutturali che Vincent non fu in grado di decifrare.   
«Zitto! Zitto!», gridava Vincent disperato, tappandosi le orecchie. Si guardò intorno e vide in fondo all’ingresso, accanto alla porta che conduceva alla sala, una porticina. L’aprì. Era uno sgabuzzino senza finestre, usato probabilmente come ripostiglio. Con un balzo prese la gabbia e l’appoggiò sul pavimento dello stanzino, richiudendo rapidamente la porta. Solo allora le grida di Javert si fermarono.        
Fu in quel momento che si rese conto con assoluta certezza che quella convivenza sarebbe stata problematica. Provava una profonda avversione nei confronti di quel suo variopinto “vincolo testamentario”. Da quel momento avrebbe dedicato tutte le energie alla causa della liberazione da quell’impiccio che percepiva come il suo persecutore e lui, Vincent, si sentiva proprio come il Jean Valjean della situazione.    
Soltanto ora riusciva a interpretare quel lieve ghigno di soddisfazione sul volto del notaio Rodin quando si era congedato, portandosi via quel pesante fardello. 
           
Nei giorni che seguirono Vincent dovette affrontare il trasloco e tutte le incombenze del caso. In casa aveva trovato una specie di trespolo di legno con un porta-ciotola e una larga base fornita di rotelle. Una volta estratto Javert dalla gabbia lo aveva sistemato nell’ingresso di casa sul trespolo, rifornendolo di tutto il cibo necessario, secondo un menu preciso che gli era stato consegnato dal notaio.
Fino dai primi giorni si era reso conto che l’animale, pur facendosi ritrovare disciplinatamente sempre al proprio posto al suo rientro in casa, durante la sua assenza svolazzava tranquillamente un po’ovunque, lasciando dappertutto tracce consistenti del proprio passaggio. Per limitare i danni lo aveva dotato di una catenella metallica che aveva fermato a una zampa e a un occhiello di ferro avvitato sul trespolo. Un’imbottitura di vecchi giornali alla base del trespolo agevolava le pulizie giornaliere.
Inutile dire che quello sgabuzzino era l’ancora di salvezza di Vincent. Appena rientrava in casa e il pappagallo cominciava a squarciagola a sciorinare il suo repertorio, apriva la porticina e lo chiudeva là dentro.           
L’animale aveva imparato ben presto il nome del nuovo padrone e lo intercalava spesso nell’elenco delle sue parole preferite: “Can-can! Merda! Galop! Buongiorno Maria! Vincent! Buonanotte, signori!” Non solo, ma Vincent si rese presto conto che Javert era anche in grado di collegare quelle parole con una certa logica.           
Se ne se rese conto nel modo più diretto, personale e inconfutabile quella volta in cui, ritornato a casa, si precipitò, come sempre, a spostare il trespolo verso lo sgabuzzino. Javert che già stava strillando, cambiò registro: “Vincent! Vincent! Merda!!! Merda!!!”        
A quel punto risultò evidente che l’antipatia era reciproca.      
Nonostante le difficoltà di convivenza, nelle settimane seguenti tutto si svolse con regolarità, con la stessa regolarità del flusso mensile della rendita e niente faceva presagire il dramma incombente.

Era la metà di dicembre e Vincent uscì di buon’ora, approfittando del timido sole. Fece una lunga passeggiata fino alle Halles, godendosi quell’inaspettato tepore quasi primaverile. Poi incontrò alcuni amici che appartenevano a facoltose famiglie borghesi di Parigi. La sua nuova situazione economica gli aveva fatto allargare la propria cerchia di conoscenze fra le famiglie influenti della città. Con loro pranzò in un locale alla moda sul Lungosenna e tutti insieme bighellonarono in giro per tutto il pomeriggio.  
Decisero poi di andare al Moulin Rouge a passare la serata, per assistere al nuovo spettacolo in programmazione.    
Rientrò in casa alle due di notte, aprì la porta e girò l’interruttore. La luce illuminò l’ingresso e stavolta, per la prima volta, non sentì le solite grida di Javert. In un attimo si rese conto della situazione. Uscendo assonnato alle prime ore del mattino si era completamente dimenticato dell’ospite dello sgabuzzino e lo aveva lasciato per tutto il giorno chiuso là dentro.     
Si precipitò ad aprire la porta dello stanzino e lo spettacolo che gli si parò davanti fu terrificante. Il corpo senza vita del povero Javert pendeva dal trespolo, appeso alla catenella che gli era rimasta attorcigliata attorno al collo. Il pappagallo, con la lingua fuori dal becco, sembrava guardare con gli occhi sbarrati in direzione di Vincent, con un’espressione nella quale al giovane parve leggere biasimo e rimprovero. Ovunque piume gialle e blu.

Il fatto, come prevedibile, segnò profondamente la vita del giovane Vincent. La mattina dell’ultimo dell’anno ricevette questa scarna comunicazione:         

Parigi, 30 dicembre 1929
Egregio Signor Vincent Simon,     
mi duole comunicarLe che, in ottemperanza alle disposizioni testamentarie della defunta Signorina Marie Delacroix, stante il decesso accertato del pappagallo Ara, meglio conosciuto con il nome di Javert, dal prossimo mese di gennaio 1930 cesserà l’erogazione della rendita mensile a Suo favore. A partire dallo stesso mese il villino al numero 27 di Rue d’Abukir dovrà essere lasciato libero da persone e cose non costituenti il corredo originario dell’immobile.
Deferenti ossequi,   
                                                                                   Aristide Rodin, Notaio a Parigi
 
Negli anni successivi Vincent ebbe modo di rimuginare sull’accaduto, su quelle poche settimane di benessere di cui aveva goduto, sul rapporto conflittuale con Javert e aveva maturato nel tempo, una convinzione che si era trasformata in certezza e che nessuno gli avrebbe mai potuto togliere dalla mente: l’animale lo odiava e, consapevole delle conseguenze, e proprio per questo, aveva scelto il suicidio.  

2Javert Empty Re: Javert Mar Lug 27, 2021 3:28 pm

Arunachala

Arunachala
Admin
Admin
beh, Vincent se l'è cercata, ben gli sta.
aveva un'occasione d'oro e l'ha sprecata.
idea abbastanza originale, narrata con semplicità.
di contro, forse la storia è un po' troppo piatta, senza colpi di scena particolari, visto anche che la morte del pappagallo era ovvia.
sì, non pensavo a un suicidio, ecco, ma si sapeva come sarebbe finita.
ci sono alcuni refusi, anche se non mi paiono nulla di particolare.


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3Javert Empty Re: Javert Mer Lug 28, 2021 11:53 pm

Fante Scelto

Fante Scelto
Padawan
Padawan
Racconto carino, con un'idea di base che mi sembra tutto sommato originale.
A voler fare i pignoli, forse mancava una postilla nel lascito testamentario, cioè che la rendita e il villino potessero essere revocati solo in caso di morte non-naturale di Javert (alla zia credo servisse essere sicura che il nipote si sarebbe preso cura di lui. Che ne poteva il buon Vincent se Javert fosse morto dopo tot anni per cause naturali?)

A parte questo, di lasciti testamentari con "sorpresa" è zeppa la narrativa, ma tu hai comunque orchestrato bene le scelte e creato una storia interessante.
Cui manca forse davvero solo un guizzo in più: che al povero ara sarebbe capitato qualcosa sembrava inevitabile, magari serviva qualche espediente più elettrizzante.

A livello stilistico, invece, ti dico che lo stile scelto è forse un po' troppo raccontato, troppo onnisciente: rende tutto un po' didascalico, passami il termine, invece di farti vivere la storia.

Infine il nome Javert: sai che mi ricordavo perfettamente dell'ispettore de I Miserabili?
Ottima scelta onomastica.

4Javert Empty Re: Javert Gio Lug 29, 2021 12:10 am

FedericoChiesa

FedericoChiesa
Younglings
Younglings
Un racconto che si  legge, ma non mi lascia molto.
Ho trovato diverse parti troppo raccontate, come quella sul suo licenziamento e la crisi del 1929, forse per enfatizzare il rispetto dei paletti.
Lo sgabuzzino invece si inserisce bene.

5Javert Empty Re: Javert Gio Lug 29, 2021 3:19 pm

Antonio Borghesi

Antonio Borghesi
Padawan
Padawan
Troncato così di un colpo! Mi aspettavo veramente qualcosa in più ma... non c'è stata. Ci sono dei refusi (Se ne se rese) e (po'ovunque) che si notano abbastanza. La storia del lascito di un animale parlante da parte di una ballerina del Moulin Rouge e la villa liberty che fa parte del testamento sono i paletti migliori poi c'è quell'accenno al 1929 che è un po' scarno ma ti è servito a completare la serie. Anche lo sgabuzzino dove s'impicca il pappagallo (non male questa) c'è. Insomma un racconto passabile ma senza un grande impatto. 

A Akimizu garba questo messaggio

6Javert Empty Re: Javert Gio Lug 29, 2021 4:24 pm

Petunia

Petunia
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi
Ciao autor@

racconto che, come un sapiente equilibrista, corre sul filo dell’ironia e lo fa in modo semplice ma elegante. La vita riserva sorprese, opportunità, amarezze. Si sale e si crolla come la Borsa nel ‘29.
Ci leggo anche qualcosa di verghiano. Vincent ė, a suo modo, un vinto dal destino.
Hai dosato momenti giocosi (il pappagallo continua a farmi risuonare il can can nella testa…) con altri più amari.
Un saliscendi che fa parte delle esperienze di tutti e in cui ognuno può riconoscere qualcosa di sé.
I paletti ci sono tutti e anche di più. Letto con molto piacere. Brav@


______________________________________________________
Divido tutti i lettori in due classi; coloro che leggono per ricordare e coloro che leggono per dimenticare.
(William Lyon Phelps)

7Javert Empty Re: Javert Ven Lug 30, 2021 5:31 pm

Susanna

Susanna
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi
Questo racconto mi ha lasciato, molto onestamente, una sensazione di incompletezza che ha stemperato il gradimento per la trama, non originalissima, ma intrigante.
Una bella storia, iniziata bene: il notaio, la ballerina, la villa, il nuovo benessere, ma che diventa abbastanza scontata appena aver conosciuto le disposizioni testamentarie. Era classicamente chiaro che per Vincent sarebbe arrivato il “problema”, che altro non poteva essere che la fuga o la morte del pappagallo.

Ma da qui in poi mi sarei aspettato qualcosa di diverso: ad es. l’acquisto di un nuovo pappagallo e il tragicomico tentativo di istruirlo prima del controllo del notaio, quand’anche scoprire che è proprio il notaio ad aver fatto fuori il pappagallo per impossessarsi dell’eredità (figuriamoci se non fosse stato in grado di azzeccagarbugliare il tutto) o magari mandare all’altro mondo il notaio controllore... Insomma, un colpo di fantasia in più e avrei detto che è un bel racconto, simpatico, con la giusta dose di informazioni per inquadrare periodo e personaggi.
Nulla da eccepire sullo stile, sulla padronanza di linguaggio - refusi a parte - e sulla caratterizzazione dei personaggi, ma spazio di caratteri per un finale migliore e con un po' di spettacolarità c'era.


______________________________________________________
"Quindi sappiatelo, e consideratemi pure presuntuoso, ma io non scrivo per voi. Scrivo per me e, al limite, per un'altra persona che può capire. Spero di conoscerla un giorno… G. Laquaniti"

A Akimizu garba questo messaggio

8Javert Empty Re: Javert Ven Lug 30, 2021 10:05 pm

paluca66

paluca66
Padawan
Padawan
Ho letto da pochissimo "I Miserabili" per cui sono stato attratto dal titolo del tuo racconto, il terribile antipatico Javert qui trasformato in pappagallo che, alla fine, risulta altrettanto antipatico.
Purtroppo nel giudizio complessivo del racconto, pesa non poco il fatto che già dalle prime righe si riesce ad immaginare la storia e come andrà a finire.
Al di là di qualche refuso scappato a una mancata rilettura finale, il racconto è scritto bene e fila via liscio, forse un po' troppo; manca quel colpo di scena, quel momento in cui la trama esce dai binari in cui l'hai incanalata per fronteggiare quell'imprevisto che proprio il lettore non poteva aspettarsi.
Un racconto che si legge bene e con piacere ma che purtroppo rischia di non lasciare il segno in mezzo agli altri ed è un peccato.

9Javert Empty Re: Javert Sab Lug 31, 2021 10:48 am

SisypheMalheureux

SisypheMalheureux
Padawan
Padawan
L'idea di partenza non è particolarmente originale (credo proprio di avere già letto da qualche parte una storia simile anche se non saprei dire dove), ma non importa perché i possibili sviluppi erano tanti. 
Avresti potuto giocarla sulla comicità creando un finale un po' da commedia, come già ti hanno fatto notare. Ad esempio non so, avresti potuto immaginare una convivenza difficilissima tra il protagonista e il pappagallo che ne combina di tutti i colori (invece qui non fa altro che strillare disturbando la quiete del povero Vincent). Oppure avresti potuto immaginare una fuga del pappagallo che semina disastri in giro per Parigi e Vincent che cerca di recuperarlo. 
O magari chissà, durante la fuga del pappagallo avresti potuto immaginare che il protagonista incotrasse l'anima gemella, o assistesse a un fatto di sangue...Insomma le possibilità erano veramente infinite e secondo me, purtroppo, non te le sei giocate al meglio. Ne risulta una trama un po' inconsistente, che non lascia molte emozioni. Peccato perché la tua scrittura è curata, senza refusi e lo stile è agile, semplice e gradevole.


______________________________________________________
"Stirpe miserabile ed effimera, figlio del caso e della pena, perché mi costringi a dirti ciò che per te è vantaggiosissimo non sentire? 
Il meglio è per te assolutamente irraggiungibile: non essere nato, non essere, essere niente. Ma la cosa in secondo luogo migliore per te è morire presto."

A Petunia garba questo messaggio

10Javert Empty Re: Javert Sab Lug 31, 2021 11:15 am

Akimizu

Akimizu
Padawan
Padawan
Ma via, finisce davvero così? Col suicidio del pappagallo? Leggo dai commenti precedenti che non sono l'unico che ha avuto un senso di incompiutezza. Insomma, parliamoci chiaro, c'è tutta una preparazione, un crescendo, un montare comico quasi perfetto, e poi tutto si disfa senza la gag finale. Già pensavo: adesso vediamo come fa finta che sia ancora vivo ghghgh e sogghignavo e invece nulla. È un vero peccato, a parer mio, naturalmente, perché il racconto è piacevolissimo e scritto decisamente bene.
Una chiosa, nel mio primo romanzo c'era un cane che si chiamava Jean Valjean, curiosa combinazione.
A rileggerci!

11Javert Empty Re: Javert Sab Lug 31, 2021 11:22 am

Tommybe

Tommybe
Padawan
Padawan
Hai svolto bene il tuo lavoro, autore.
Non hai voluto esagerare nel finale e hai mollato una storia piatta e scontata.
Peccato, perchè sei bravo a raccontare ed è come se a un certo punto tu abbia finito le parole.
Forse il pappagallo era così antipatico da meritarla quella fine. Non intendo la sua morte, la fine sbrigativa del racconto.
Succede anche a me quando mi impegno troppo nella parte iniziale e alla fine lascio scorrere da solo il racconto.
Quell' automatismo lo condividiamo.

12Javert Empty Re: Javert Mar Ago 03, 2021 9:27 am

Hellionor

Hellionor
Admin
Admin
Il finale affrettato è stata una brutta botta, autor.
Mi aspettavo un sacco di risvolti rocamboleschi per la tua storia. la parte iniziale mi aveva ben predisposto, mi aspettavo una sorta di nemici amici, un rapporto tra Vincent e Javert che si trasforma, magari dopo una fuga di Javert o dopo un suo malore. 
Vincent è un superficialone e me lo trasmetti attraverso le varie descrizioni che mi fai di lui. Lo trovo un personaggio molto ben caratterizzato e anche la storia ha un certo brio per i primi tre quarti, il registro narrativo mantiene coerenza e la trama, per quanto semplice, è ben condotta. . Il finale improvviso, ripeto, mi ha lasciato un po' di amarezza. 
Peccato davvero, io ti consiglio di rivederlo questo finale, ne vale la pena secondo me.
Ele

13Javert Empty Re: Javert Gio Ago 05, 2021 5:32 pm

ImaGiraffe

ImaGiraffe
Padawan
Padawan
Ciao Aut*

Io amo i Miserabile credo che sia il mio libro preferito in assoluto quindi trovare delle citazioni nel testo mi è piaciuto. Forse potevi insistere ancora di più su queste citazioni e renderle paradossali e comiche. 
Il racconto è scritto bene e si legge con molto piacere. Però rimane un pochino piatto per tutto il tempo e alla fine il finale sembra veramente buttato via. Dovevi caricare a bomba il conflitto tra il protagonista e il pappagallo, il potenziale c'era tutto. Ho come l'impressione che presto ci stupirai, non ho capito chi sei ma ho avuto questa sensazione. 
ti ringrazio e ti faccio i complimenti.

14Javert Empty Re: Javert Gio Ago 05, 2021 6:24 pm

gipoviani


Younglings
Younglings
L'idea del testamento condizionato non è propriamente originale,
Era anche stata gestita bene all'inizio. Quello che manca è il racconto dell'interazione forzata fra i due. Ovvero la parte più interessante e quella foriera di maggiore creatività.
Che questo non sia avvenuto toglie molto a questo racconto che per il resto è godevole e carino.

15Javert Empty Re: Javert Ven Ago 06, 2021 11:10 am

Danilo Nucci

Danilo Nucci
Padawan
Padawan
Non mi dilungo molto, visto che altri hanno già detto esaurientemente tutto. Condivido l'idea comune dell'esigenza di un maggior sviluppo della parte finale. Credo che sarà necessaria una versione bis del racconto che carichi maggiormente il conflitto Vincent-Javert, magari accentuando il lato umoristico o comico.

16Javert Empty Re: Javert Ven Ago 06, 2021 1:00 pm

Asbottino

Asbottino
Padawan
Padawan
In effetti... Difficile aggiungere qualcosa di originale ai commenti precedenti. IL suicidio del pappagallo è una bella trovata. Se non volevi giocarti la carta dei tentativi di Vincent di nascondere l'accaduto (le possibilità della trama sarebbe state infinite in questo caso) forse potevi insistere di più sul rapporto tra uomo e animale, sulla loro convivenza difficile che porta uno e l'altro all'esasperazione. A quel punto forse il finale sarebbe arrivato meno frettoloso, percepito come una liberazione. Invece dedichi tanto tempo alla figura del notaio (quasi pensavo che ritornasse più avanti e che fosse lui l'ammiratore segreto ad aver regalato il pappagallo alla zia ballerina defunta...), alla preparazione della storia e troppo poco alla sua evoluzione che ti avrebbe poi portato a un finale ben piazzato. In ogni caso il racconto è piacevole, ben scritto, i paletti ben piantati. Un buon lavoro che meriterebbe una rielaborazione alla luce dei suggerimenti ricevuti.

17Javert Empty Re: Javert Ven Ago 06, 2021 4:01 pm

Molli Redigano

Molli Redigano
Padawan
Padawan
@Fante Scelto ha scritto:
Infine il nome Javert: sai che mi ricordavo perfettamente dell'ispettore de I Miserabili?
Ottima scelta onomastica.

Sono d'accordo.

A parte i refusi già segnalati, io aggiungo questi:

"Era l’opposto dell’immagine di notaio che si era prefigurata"


"Era l’opposto dell’immagine di notaio che si era prefigurato"





"Rue d’Abukir"



"Rue d’Aboukir"



La prima volta la scrivi giusta, poi ti dimentichi la "o" due volte.


"Rue d’Aboukir"





"Aristide Rodin, Notaio a Parigi"


[i][i]"Aristide Rodin, Notaio in Parigi"
[/i][/i]


Non si dice così?

Testo scritto bene, scorrevole e dal ritmo alto, quasi incalzante secondo me. Buono il personaggio di Vincent, così come il pappagallo e il notaio. Ho apprezzato molto anche la zia Marie (bellissimo il nome d'arte Nini Sauvage, fa molto pornostar Javert 636947383 ), seppur personaggio non protagonista. Ti dico che durante le mie ricerche ante scrittura, mi sono imbattuto in Mistinguett, che a quanto pare fu una grandissima del Moulin Rouge di quei tempi. Lessi che si ritirò dalle scene proprio nel 1929. 
Insomma: a me questo racconto, nella sua semplicità, è piaciuto tantissimo. Mi ha soprattutto divertito. Per questo credo che stia bene così com'è. 
Ma, visto che sono l'unico senza l'amaro in bocca per il finale, anch'io voglio suggerire all'Autore un finale più accattivante: grazie alla rendita, Vincent avrebbe potuto far imbalsamare Javert. Infatti il ragazzo l'aveva indotto al suicidio lasciandolo sempre rinchiuso nello sgabuzzino. Non aveva dimenticato però di registrare (credo fosse già possibile all'epoca) la sua voce nei momenti in cui non diceva "Vincent, merda!". E il notaio l'avrebbe bevuta a causa di un'improvvisa decadenza delle sue facoltà mentali, dato che era già un uomo di una certa età. L'ho buttata lì eh...
Io credo che tenere gli uccelli come i pappagalli in gabbia sia un delitto.


______________________________________________________
Branzagot senz'onma.

Gaute da suta Cool!

Javert Senza_12

18Javert Empty Re: Javert Sab Ago 07, 2021 1:52 am

digitoergosum

digitoergosum
Padawan
Padawan
Ciao Autrice / Autore.
Il racconto è scritto bene ed è piacevole. È un divertissement e, seppur manchi di un po' di brio, non affatica a arrivare in fondo. Purtroppo si batte, il tuo racconto, con altri e alti titoli "forti". Geniale il suicidio del pappagallo. A rileggerti.

19Javert Empty Re: Javert Dom Ago 08, 2021 4:42 pm

Achillu

Achillu
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi
Ciao Aut-

Personaggi: un animale parlante (ballerina del Moulin Rouge non determinante)
Spazio: una villa in stile liberty
Tempo: 1929
Sgabuzzino: presente

Alla fine della lettura mi resta la storia. Il personaggio di Vincent e lo stesso pappagallo Javert sono stereotipati e di conseguenza non riservano sorprese. Anche il notaio non mi resta impresso, pur avendo molto spazio nel racconto. Per questo motivo a un certo punto mi sono addirittura perso nel chiedermi se un tale vincolo testamentario fosse legale o meno a Parigi nel 1929.
L'unica sorpresa è il pappagallo che si suicida, perché durante la lettura non mi è sembrato avere dimostrato un'intelligenza di qualunque tipo, per quanto possa aver dato l'impressione contraria al povero Vincent.

Grazie e alla prossima.

20Javert Empty Re: Javert Mar Ago 10, 2021 12:34 pm

vivonic

vivonic
Admin
Admin
Quando è spuntato il paletto dell’animale parlante, ho letteralmente avuto il terrore di leggere racconti il cui protagonista fosse un pappagallo. Non è proprio quella l’idea che sfrutterei con questo paletto, e infatti ci sono state idee abbastanza originali.
Purtroppo il pappagallo è arrivato in questo racconto (e non solo), e sarei ipocrita se non ti dicessi che già sei partito con diversi punti di svantaggio, perché appunto l’idea mi sembrava banale.
Poi, invece, leggendo il tuo racconto mi sono ricreduto. Hai creato una storia più che verosimile, credibile, in cui il tuo animale parlante ci sta alla perfezione. È tutto talmente legato bene nella trama che il racconto acquista molto valore.
Ho invece apprezzato un po’ di meno il finale in cui ci spieghi che Javert si è suicidato. Ecco, io questo passaggio lo avrei omesso, o almeno lo avrei mischiato al finale quello vero, per suggerire l’idea ma senza scriverlo così esplicitamente nell’ultima riga. Sempre ammesso poi che il finale dovesse proprio essere questo…
In conclusione, un racconto molto piacevole, che mi ha fatto ricredere sulla presenza del pappagallo ma che poi è rimasto bloccato da un finale non all’altezza del resto.


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Un giorno tornerò, e avrò le idee più chiare.

21Javert Empty Re: Javert Mer Ago 11, 2021 1:23 pm

Byron.RN

Byron.RN
Padawan
Padawan
Arrivo quasi alla fine dei commenti di questo brano e dire qualcosa di diverso è arduo.
Il racconto è ben scritto, ben sviluppato nella trama, ma tutto risulta un pò piatto come già ti hanno fatto notare in molti. Il rapporto tra Vincent e Javert dovrebbe essere il fulcro della storia, ma viene lasciato un pò in disparte, in un angolo, lo fai risultare come qualcosa di accessorio e non preminente.
Mi sono ritrovato a pensare a quanto sarebbe stato spettacolare puntare su un iniziale rapporto conflittuale tra i due che poi, successivamente, si sarebbe potuto evolvere in un rapporto di grande amicizia, fatto di grande rispetto e complicità. Sarebbe stata a mio avviso una bella evoluzione, potente, credibile e anche a effetto sul lettore.
Per quanto riguarda le forma è buona e scorrevole, io eviterei solo nelle descrizioni alcuni cliché che ormai sono davvero abusati. Non che tu ne usi poi tanti, ma ne basta uno ben assestato per rimanere davvero impresso. Mi riferisco a questo punto: Aristide Rodin era un uomo di una certa età, elegante e di bella presenza. Era l’opposto dell’immagine di notaio che si era prefigurata: quella di un vecchietto decrepito e cadente. Anche l’ufficio, seppure austero, non mostrava quell’atmosfera polverosa e stantìa che si sarebbe aspettato di trovare.
Elegante e di bella presenza, ufficio austero, sono aggettivazioni abusate e poco precise. Usa qualcosa di nuovo, di più caratteristico e particolareggiato.
Anche le divagazioni del notaio sulla sua passione per la zia di Vincent mi paiono un pò stridenti, eccessive.
Se hai voglia prova davvero a rivedere il rapporto tra il pappagallo e Vincent, potrebbe venire fuori qualcosa di molto buono, davvero.
Spero di esserti stato utile.

A Akimizu garba questo messaggio

22Javert Empty Re: Javert Mer Ago 11, 2021 3:25 pm

gemma vitali

gemma vitali
Padawan
Padawan
Nonostante l'epilogo poco soddisfacente per il protagonista il racconto è pervaso da un'aria scanzonata che lo accompagna dall'inizio alla fine.
Credo che l'autore di questo racconto si sia divertito/a e che abbia voluto condividre con il lettore un racconto che pur non essendo perfetto aveva i suoi momenti piacevoli e si faceva leggere col sorriso.
Certo il protagonista non è riuscito a swfuttare la fotuna che gli era capitata, ma quel pappagallo era proprio un tormentone e la storia doveva finire così.
Secondo me Javert non si è suicidato ,ma svolazzando nel luogo angusto gracchiando invettive contro il giovane si è incautamente avvolto la catenella al collo.
Javert 4049221606

23Javert Empty Re: Javert Mer Ago 11, 2021 4:19 pm

caipiroska

caipiroska
Padawan
Padawan
Il racconto è molto carino e i paletti sono inseriti con naturalezza, tanto da non far percepire il vincolo imposto. La storia è semplice e lineare e rimane comunque impressa per il modo personale di tratteggiare personaggi e situazioni.
Vorrei però fare una piccola considerazione sulla parte iniziale del racconto:
Vincent cammina verso l'appartamento
Vincent esce dallo studio del notaio
Vincent è nello studio del notaio
Ecco, a me ha colpito in modo particolare la struttura di questa parte: i fatti sono raccontati all'incontrario, legati uno all'altro da antefatti: molto intrigante sul piano dell'impatto verso il lettore, ma ostici e difficili da gestire; infatti in questa parte c'è discordanza con i tempi verbali: l'incontro con il notaio dovrebbe essere un antefatto, quindi scritto tutto al trapassato, mentre nel testo i tempi verbali vengono mescolati ( infatti inizi con Era convinto, aveva salito, per passare subito dopo ad accolse e chiese...). 
Il conflitto tra Vincent e l'ara non è ben definito: il pappagallo è petulante e il ragazzo non lo sopporta e questo è chiaro, ma con una simile fortuna Vincent senz'altro se ne farà una ragione mentre non si capisce bene perchè Javert arrivi al suicidio.
La rivelazione finale arriva inaspettata: se la situazione non viene adeguatamente preparata si rischia di percepirla come marginale e non necessaria.

24Javert Empty Re: Javert Sab Ago 14, 2021 7:17 pm

Danilo Nucci

Danilo Nucci
Padawan
Padawan
La seconda scelta ha scarse possibilità di essere migliore della prima. Avevo scritto una farsa, un testo teatrale "alla Feydeau" dal titolo "I giudici non hanno orari" ma, sentito il parere dello Staff, mi è stato fatto giustamente notare che un copione teatrale non è un racconto e sono dovuto ricorrere con urgenza al pappagallo Javert.
Dalle osservazioni ricevute, tutte preziose, è emersa l'indicazione prevalente di dare maggior respiro alla parte finale che è apparsa un po' mutilata. Per me la storia era finita lì, ma visto che il giudizio di incompletezza è stato quasi unanime, è evidente che il lettore si aspetta qualcosa in più, uno sviluppo ulteriore e il lettore è come il cliente… ha sempre ragione!
Cercherò di raccogliere i suggerimenti e di dare maggior completezza alla storia.
Per quanto riguarda la mia farsa iniziale, mi riservo di pubblicarla in DT, appena possibile.
Grazie e complimenti a tutti, non solo agli stratosferici racconti del podio, ma proprio a tutti. Buona estate!    

A Hellionor, vivonic, Achillu, Akimizu, Susanna e CharAznable garba questo messaggio

25Javert Empty Re: Javert Sab Ago 14, 2021 7:34 pm

Tommybe

Tommybe
Padawan
Padawan
Il pappagallo è identico a quello in giardino.
Un Ara. La notte lo coprono con dei teli, probabilmente qualcuno del condominio si è lamentato per tutti i versi che fa.
Complimenti Danilo, per la tua storia è per come sai essere delicato con tutti.

A paluca66, Danilo Nucci e FraFree garba questo messaggio

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