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1Happy birthday - Pagina 2 Empty Happy birthday Mar Lug 27, 2021 10:19 am

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Admin
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Promemoria primo messaggio :

Mi chiamo Timothy Miller, ho diciannove anni e festeggerò il ventesimo nel luogo più incredibile sulla faccia della terra: un atollo corallino in mezzo all’Oceano Pacifico.
Il viaggio è stato interminabile, ma ora ho gli occhi pieni di paradiso. Riesco a vedere l'oceano su entrambi i lati dell’isola, l'acqua è calda, la spiaggia bianca. Mi sembra di essere dentro a una cartolina.
Non ho mai visto prima colori tanto meravigliosi. Il mare e il cielo si fondono e, se alzo lo sguardo, mi sembra di muovermi sospeso a mezz’aria. Starei ore a fissare l’orizzonte.
«Tim, muoviti! Non hai sentito che c’è il briefing
Nel gruppo siamo duecento, ma Mike riesce sempre a scovarmi. Anche lui, come me, viene dal Maine e anche per questo è stato facile fare amicizia. Suo padre possiede un’officina meccanica e lo ha lasciato partire malvolentieri. Neppure i miei hanno approvato la mia decisione di arruolarmi, non capiscono che non sono partito per fare la guerra.
Farò parte dell’operazione “ripuliamo Enewetak”. L’America ha qualche peccato da farsi perdonare, ma ha deciso da tempo di interrompere gli esperimenti atomici sulle Isole Marshall. L’impegno è restituire le terre incontaminate alle popolazioni locali. I lavori di pulizia sono già avviati da qualche anno, ma c’è ancora molto da fare, e io sono fiero di dare il mio contributo.
Non ci hanno detto molto sulla missione, so soltanto che abbiamo il compito di rendere la zona di nuovo abitabile e ripulirla a dovere. Siamo in tanti e ci sono molti mezzi impegnati.
L’esercito ci ha fornito divise leggere: pantaloni corti, camicie a mezze maniche e dei cappelli a tesa larga per ripararci dal sole. Mia madre ha insistito che mi portassi una crema solare con protezione alta, ma, appena ho potuto, l’ho gettata nel primo cestino per l’immondizia: non volevo farmi prendere per il culo da un intero esercito.
A pensarci adesso, però, non è stata un’idea grandiosa.
La mia pelle chiara è già tutta arrossata e ancora non siamo scesi dalla nave: lo faremo a gruppi di cinquanta. Mike e io siamo nel terzo gruppo dell’ottantaquattresimo battaglione.
«Qualsiasi lavoro, su isole che hanno una certa radioattività residua, viene attentamente monitorato e vengono utilizzate tute protettive e respiratori.» Il sergente maggiore Ford ci mostra l’abbigliamento speciale e come indossarlo correttamente.
«Ci sono ancora radiazioni?» Qualcuno è sbiancato alla vista di quegli indumenti.
«Queste servono solo per fare qualche filmato e un po’ di foto per gli esaltati della stampa. La maggior parte delle attività di pulizia è su isole prive di detriti radioattivi. L’area è bonificata e non ci sono pericoli.». Il comandante ha la risposta pronta.
Mi sento tranquillo. È un clima talmente caldo e umido che con quella roba addosso potremmo liquefarci o morire per un colpo di calore. Altro che radiazioni.
Ad attenderci sulla riva c’è una troupe cinematografica militare.
Sembriamo le comparse sfigate del film Alien. Ci mettiamo in posa per una foto di gruppo e, appena finito, ci togliamo questa merda di dosso.
Altri ragazzi si sono già tolti persino le camicie e stanno a torso nudo.
Il nostro accampamento copre una buona metà dell’area dell’atollo. Le costruzioni sono in legno e dentro ospitano le camerate e gli sgabuzzini per l’attrezzatura necessaria agli scavi.
«Mike, che ne dici se stasera dormiamo sulla spiaggia? Voglio coprirmi con una trapunta di stelle!»
«Tim, dimmi ancora una cazzata del genere e ti tolgo il saluto!»
C’è appena il tempo di prendere visione delle nostre brande: dobbiamo di nuovo imbarcarci per raggiungere l’atollo Runit.
Nel giro di qualche ora ci troviamo a camminare sulla sabbia bianca in pantaloncini corti, stivali di gomma e maschera da imbianchino.
Andiamo alla ricerca di frammenti di metallo delle navi esplose, detriti, roba della seconda guerra mondiale, elmetti giapponesi arrugginiti. Tutta questa immondizia verrà sepolta nel cemento all’interno di un cratere che si è generato durante un’esplosione nucleare.
Scaviamo il terreno pochi centimetri alla volta, fino a quando i contatori geiger non smettono di ticchettare. A volte raccogliamo i rottami e li spruzziamo di vernice rossa per indicare che si tratta di un oggetto “caldo”, potenzialmente radioattivo.
I camion viaggiano avanti e indietro per caricare e scaricare i detriti dentro al cratere.
La polvere, fine come borotalco per bambini, si alza ovunque.
«Con questa maschera non riesco a respirare. È impregnata di sudore.» Mike dà di matto dopo poche ore.
«Faresti meglio a tenerla. Io faccio dei piccoli respiri di tanto in tanto.»
Le mie buone intenzioni vanno subito a farsi fottere. Dopo poco getto anche la mia insieme al resto dei rifiuti.
Ci hanno fornito anche di badge che cambiano colore quando ci avviciniamo a una zona a rischio contaminazione. È inutile tenerli addosso, si appiccicano alla pelle sudata e non funzionano.
Oggi ho dovuto togliermi i guanti per rimuovere un pezzo di non so che cosa che si era conficcato in profondità. Mi ha dato una mano anche Mike perché con la vanga non riuscivamo a estrarlo. Il contatore geiger è impazzito.
Tictictictictictictitrrrrtictictrrrtic…
Ho chiesto al sergente se fosse pericoloso trasportare quel materiale a mani nude.
«Sono solo raggi gamma, non ti faranno male. Ti passeranno attraverso e non sentirai niente.» Ford è in missione qui da un paio di anni. Mi fido di lui.
Quando rientriamo alla base la prima cosa che faccio è togliermi gli stivali e andare sulla riva a svuotarli dal sudore.
Vedere l’acqua cristallina e non potermi immergere mi provoca un dolore fisico più forte delle vesciche che ho sotto i piedi.
Lavoriamo dalle dieci alle dodici ore al giorno nel sole del Sud Pacifico, sei giorni alla settimana e non pensavo di stancarmi così tanto. Più che altro sono giorni che ho un gran mal di testa e non sono il solo. Siamo qui da soltanto tre mesi e c’è già qualche branda vuota.
Mike mi ha detto che è meglio non fare domande.
Per fortuna che abbiamo buone riserve di alcol e stasera è sabato e si fa festa. Mike si unisce al gruppo che va a calpestare i topi nella discarica dell’isola. Si comporta proprio come un selvaggio, ma penso gli faccia bene distrarsi. Mi è sembrato preoccupato in questi ultimi tempi. Quanto a me, preferisco approfittare della confusione per andare a sdraiarmi sulla spiaggia.
Il silenzio è rotto dagli schiamazzi dei compagni. Mi allontano un po’. I piedi affondano nel velluto fresco della sabbia. Le palme ondeggiano mollemente sotto le carezze del vento.
Forse ho bevuto un po’ troppo, sento che devo vomitare.
Mi inginocchio sulla riva e una fitta alla testa mi scardina i pensieri. Mi sdraio e mi lascio massaggiare le tempie dalla risacca.
«Tim, alzati. Ti fa male restare qui.»
«Mike, non rompermi i coglioni.»
«Non mi chiamo Mike, il mio nome è Tanui.»
Faccio una gran fatica a voltarmi verso la voce che mi rimbomba nella scatola cranica.
Devo stropicciarmi gli occhi. Una folata di vento li fa lacrimare e tutto è sfuocato come se il tergicristallo non riuscisse a spazzare via la pioggia battente sul parabrezza.
La spiaggia sembra vuota, illuminata solo da un pugno di stelle. Di nuovo sento la voce.
È un suono strano, quasi provenisse dalle profondità della Terra. Tendo l’orecchio.
«Tim, devi scappare via da questa isola.»
Sarà perché ho lo stomaco al posto delle orecchie, ma decido di stare al gioco. Magari qualche nativo clandestino vuole spaventarmi. Nonostante l’esercito abbia vietato loro di venire qui, alcuni arrivano di notte per curiosare. Non vedo barche nei paraggi, però.
«Tanui, non ti farò del male. Fatti vedere!»
«Non posso uscire fuori. È troppo pericoloso.»
«Ma io non lo dirò a nessuno. Fidati di me!»
«Se vuoi conoscermi, vai a prendere la pala e scava qui sotto.»
Individuo un pezzetto di legno e lo conficco nella sabbia. Un grido sgraziato mi fa sobbalzare: «Così mi fai male!»
Mi alzo di scatto, ma la testa mi gira e procedo barcollando. Non riesco a capire cosa stia accadendo.
Mi faccio coraggio e raggiungo l’accampamento. I ragazzi sono ancora a gozzovigliare. Vado nello sgabuzzino e prendo la prima pala che mi capita a tiro. Il mio sabato sera sta prendendo una piega interessante.
Ho il fiato grosso quando raggiungo la riva. Il paletto è esattamente dove l’ho piantato. Non l’ho sognato. È già qualcosa di positivo.
Mi siedo e cerco di sintonizzare il respiro col moto delle onde.
«Sei tornato! Non ci speravo più.»
«Che devo fare con questa?»
«Quello che fai tutto il giorno. Scava! Ma stai attento a non ferirmi.»
Comincio a spalare con delicatezza e la voce si fa sempre più chiara fino a quando non vedo sbucare la testa piumata e il becco adunco di una berta. È in questo preciso momento che mi rendo conto che, a parte schifosissimi topi, non ho visto altri animali sull’isola. Né sentito il canto delle berte. Forse è un danno collaterale degli esperimenti atomici.
«Alla fine, sei riuscito a trovarmi! Sono davvero contenta.»
«Sei proprio tu Tanui? Che ci fai qui sotto?»
«Aspettavo il tuo arrivo.»
«Puoi uscire adesso.»
«No, io resto qui.»
«Perché hai così tanta paura? Ti ho detto che con me puoi stare tranquilla.»
«Non sei tu a mettermi in pericolo.»
«Cosa posso fare per te?»
«Devi portare in salvo il mio uovo. Qui non potrà mai dischiudersi, c’è troppo veleno.»
«Che ne sai di queste cose? Ormai non ci sono più zone contaminate. Abbiamo ripulito le spiagge a dovere e sigilleremo tutto quanto sotto una immensa cupola di cemento. Sarà come se non fosse mai accaduto niente.»
«Niente, dici? Sei certo di sapere cosa è successo da queste parti?»
«Esperimenti. Proprio per poter capire come evitare i danni dei disastri nucleari.»
«Interessante il tuo punto di vista… Provocare catastrofi per difendersi da possibili catastrofi. Eppure siete voi umani quelli intelligenti.»
«In fondo, questa parte del pianeta è quasi disabitata.»
«Non ti credevo così cieco. Hai parlato con la gente che viveva qui?»
«Il governo ha fatto evacuare gli abitanti proprio per proteggerli e presto riavranno le loro terre più belle e pulite che mai.»
«Per certi veleni non ci sono antidoti. Dovresti saperne qualcosa anche tu. Guarda come ti hanno ridotto.»
Sono confuso. Comincio a pensare che Tanui sia molto più saggia di me. Possibile che ci abbiano fregati tutti quanti?
«Dimmi Tim, quante tartarughe marine hai visto da queste parti?»
«Solo qualche carcassa, in realtà.»
«E non ti sei chiesto perché? Questa era la spiaggia dove venivano a deporre le uova. Guardati intorno. È un deserto.»
«Forse hanno scelto un altro luogo.»
«Una di loro, Naari, era mia amica. L’ho vista deporre le uova e arrancare, smarrita sotto il sole, verso l’interno dell’isola. Ho cercato di dirle che il mare era dall’altra parte, ma lei non mi ha creduto; ormai aveva perso del tutto l’orientamento. Ha cominciato a nuotare sopra la sabbia rovente. I movimenti sempre più lenti, fino a reclinare la testa e addormentarsi per sempre.»
«E i suoi piccoli?»
«Non sono mai nati… le uova erano sterili. Come è capitato anche a tanti uccelli. Giorni e giorni a covare dei gusci vuoti.»
«Come fai a saperlo?»
«Sono anni che ci passiamo le informazioni. Da quando c’è stata la grande luce, non abbiamo più avuto una terra sicura dove andare a fare il nido. Molti sono morti. Alcune specie si sono estinte.»
«E tu come hai fatto a sopravvivere?»
«Restando nascosta dentro al mio buco nella sabbia. Ce ne sono altre come me… anche se tante non sono più riuscite a uscire vive. Pensi di potermi aiutare?»
«Per prima cosa dovresti uscire dal nascondiglio.»
«Sono terrorizzata. Non voglio vedere la luce.»
Una scossa mi attraversa il cervello e va dritta allo stomaco. Chiudo gli occhi: inspiro, espiro. Il cuore danza al ritmo di una rumba. Ho le labbra riarse e salate.
Riprendo il controllo. Lo sguardo dell’uccello lacera i miei dubbi. Sento che ci assomigliamo, in qualche modo.
«Tanui, porterò al sicuro te e il tuo uovo. So dove andare, ma devi fidarti di me.»
Mi tolgo la camicia, la distendo sulla sabbia e invito l’uccello salirci sopra. Tanui sembra capire le mie intenzioni e si fa catturare senza opporre resistenza. La copro con un lembo di stoffa e mi metto a cercare sotto la sabbia. Sto grondando di sudore. Cerco di scavare con delicatezza finché lo vedo. Con la mano a conca raccolgo l’uovo e lo appoggio con delicatezza accanto alla madre. Non ci giurerei, perché è troppo buio, ma mi pare di veder scintillare una lacrima negli occhi di Tanui. Non pensavo che gli uccelli potessero emozionarsi. Infine, chiudo il prezioso fagotto con un bel nodo.
Quando raggiungo l’accampamento è quasi l’alba.
La porta della rimessa si apre con un leggero cigolio. È incredibile come certi rumori si amplifichino nel silenzio.
Jack il rosso ha il sonno leggero e viene a vedere che succede.
«Che cazzo fai? Oggi è domenica e non si spala, coglione!»
«Devo pisciare. Oppure devo fartela negli stivali?»
«Che fai, pisci nello stanzino degli attrezzi? Hai paura che ti vedano l’uccellino?»
«Magari è proprio così, stronzo!»
Borbotta qualche volgarità e, per fortuna, torna a dormire.
Trattengo il respiro. Slego il nodo con cautela. Tanui ha la testa nascosta sotto l’ala. L’uovo appare in buone condizioni.
L’angolo in fondo a sinistra del ripostiglio è libero dagli attrezzi. Mi sembra il posto ideale. Per non fare rumore mi metto a scavare con le mani fino a spezzarmi le unghie.
Non servirà una buca tanto profonda, per il momento. Tanui, rassicurata dal buio dello stanzino, mi osserva senza dire una parola e riesco persino a percepire la gratitudine nel suo sguardo.
«Ecco fatto. Per il momento vi sistemerò qui dentro; poi, cercherò il modo di portarvi via da questa isola. Te lo prometto: il tuo piccolo nascerà.» Le accarezzo le piume e ricopro la tana improvvisata.
Sono esausto. Devo andare a riposarmi. Riesco a malapena a buttarmi nella branda.
Mi sveglio in un lago di sudore e di vomito.
Qualcosa mi sta trapanando il cervello. Il sergente Ford strilla come un’aquila.
«Quanto hai bevuto, stronzo?»
Faccio fatica a deglutire, ho le labbra incollate e la gola in fiamme. Riesco a malapena a sollevare tre dita per rispondere.
«Tre bottiglie? Figlio di puttana, hai fatto un gran casino.»
Inutile cercare di spiegarmi. Non riesco neppure ad alzare la testa dal cuscino.
Devo aver perso i sensi.
Sento solo il ticchettio frenetico del contatore geiger con il quale mi stanno controllando.
La voce asettica del medico suona come una sentenza. Indossa una tuta e un respiratore.
«Dobbiamo congedarlo subito.»
«Ho già chiamato i soccorsi. L’elicottero sarà qui entro le diciotto.» Non riesco a capire chi si nasconda sotto quella maschera. Non mi pare nessuno di familiare.
«Vorrei almeno salutare Mike prima di partire.»
La mia voce è appena percettibile, ma ora sembrano tutti gentili con me.
«Non è proprio possibile, ci spiace.»
«Tanui deve partire insieme a me!»
«Non agitarti, cerca di respirare e stare tranquillo. Stiamo facendo il possibile per farti tornare a casa presto.»
«Ma io le ho promesso di proteggere il suo uovo!»
So riconoscere gli sguardi di commiserazione. Credono che io stia dando i numeri e forse è così. Forse Tanui esiste solo nel mio cervello contaminato.
Chissà che avrà pensato Mike quando ha visto la mia branda vuota. Non si sarà fatto troppe domande, lo conosco.
Oggi è il venti maggio del 1980 e non è così che immaginavo di festeggiare il mio ventesimo compleanno: disteso sul letto di un ospedale, con le braccia piene di cannule e aghi.
L’unica cosa buona sono le infermiere, soprattutto Patricia. Ma dubito che riuscirei a farla felice, al momento. Certo che, in fondo, non mi è andata male. Almeno posso festeggiare. Le chiedo di leggermi il giornale.
La grande cupola “Cactus” situata a livello del mare, col proprio diametro di centoquindici metri e una superficie di nove chilometri, è stata ultimata. Trecentocinquantotto blocchi di cemento, spessi quasi mezzo metro, ricoprono le scorie radioattive prodotte durante gli esperimenti nucleari sull’atollo di Enewetak negli anni tra il 1946 e il 1962.
«Ottimo lavoro, soldato Timothy Miller!» Patricia cerca il mio sorriso.
«Io ho contribuito poco però…»
«Su, su! Niente commiserazione oggi.» Sta per ripiegare la pagina quando la vedo illuminarsi: «Nooo, ma questo è incredibile! Senti qua…»
Attende che la guardi e ricomincia a leggere.
Nell’accampamento che ospita l’ottantaquattresimo battaglione, una berta ha fatto il proprio nido nel ripostiglio degli attrezzi. I soldati si sono presi cura dell’animale e, dopo due settimane, l’uovo si è dischiuso. La piccola berta è diventata la mascotte della compagnia. Un segno tangibile che la vita, messa a dura prova da tanti anni di esperimenti atomici, può ricominciare.
Sento scorrere le lacrime e non riesco a smettere di singhiozzare. Patricia mi guarda dispiaciuta, non comprende la mia reazione. Le mie sono lacrime di gioia.
Anche se lei non può saperlo, questo è il più bel regalo di compleanno che potessi ricevere.


26Happy birthday - Pagina 2 Empty Re: Happy birthday Gio Ago 12, 2021 9:50 am

Tommybe

Tommybe
Padawan
Padawan
'Nel sole' potrebbe essere un omaggio al nostro popolare cantante. Lo dico sorridendo.
Valuto questo racconto tra i migliori, forse il migliore.
Anche nel sole.

27Happy birthday - Pagina 2 Empty Re: Happy birthday Sab Ago 14, 2021 1:49 pm

Petunia

Petunia
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi
Eccomi qua. 
All’inizio avevo pensato di scrivere un racconto intervista, ma, dovendo inserire almeno l’animale parlante,  ho scelto una strada piu agile.
L’argomento mi sta molto a cuore. Sono quei “massacri silenziosi” di cui non si sente parlare quasi mai.
Ho ascoltato molte interviste dei veterani dell’operazione “cleanup Enewetak (interviste di qualche anno fa perché ad oggi penso che siano pochissimi i sopravvissuti) ragazzi che nel 1980 avevano quasi la mia età. Giovanissimi disinformati e mandati “al macello” per cercare di pulire il viso a una delle tante “merdate” americane. Ho scelto di non caricare ulteriormente il racconto e di restare sempre nel punto di vista di Tim. Troppo semplice? Poco pathos? Ne prendo atto e ne faccio tesoro.
Certo che nel 1980 non c’era internet, i telefoni andavano a gettoni, le informazioni non viaggiavano alla stessa velocità di oggi e lo zio Sam era per molti ragazzi americani di provincia una sorta di credo profondo.
Mi ha fatto piacere leggere le vostre varie interpretazioni del finale. La maggior parte ci ha letto speranza ( @ImaGiraffe lo ha trovato stucchevole). Un po’ di speranza volevo lasciarla intravedere, ma, per dire le cose onestamente, la persona che ha colto in pieno quello che era il messaggio ė  @caipiroska. Sì, Patrizia, nessun lieto fine. Il ragazzo morirà di cancro, l’articolo di giornale fa parte di quella specie di propaganda malata in cui tutto sembra risolversi per il meglio.
Quella maledetta cupola, (se non ricordo male si parla di 5.400 giovani soldati e volontari mandati a costruirla) è stata costruita senza alcuna base. Mi spiego: i detriti altamente radioattivi sono attualmente depositati su roccia corallina molto porosa e friabile. Il rivestimento superiore si sta sgretolando e probabilmente con l’innalzamento degli oceani, a seguito del surriscaldamento terrestre, si spaccherà presto e tutto finirà per inquinare pesantemente l’oceano. Gli abitanti del luogo la chiamano “la Tomba” e questo già racconta molte cose.
Mi spiace di non aver saputo dare la giusta tridimensionalità al personaggio. Mi avete praticamente detto tutti che la storia era semplice, prevedibile etc. Dove semplice aveva un’accezione negativa.
Terrò conto di tutte le osservazioni. Magari utilizzerò questa “vacatio” per rielaborare il tutto.
Grazie per la pazienza, scusate il pippone e grazie ancora a chi mi ha votata.


______________________________________________________
Divido tutti i lettori in due classi; coloro che leggono per ricordare e coloro che leggono per dimenticare.
(William Lyon Phelps)

A Hellionor, Arunachala, vivonic, Achillu, caipiroska, Akimizu e Tommybe garba questo messaggio

28Happy birthday - Pagina 2 Empty Re: Happy birthday Sab Ago 14, 2021 3:10 pm

Akimizu

Akimizu
Padawan
Padawan
Avevo ipotizzato fosse il tuo Pet, a parte qualche passaggio di stile, proprio per l'argomento, che ricordava, anche nel modo di proporlo, il tuo bellissimo racconto sulle vernici fosforescenti. A me il racconto è piaciuto, ma, come ti ho scritto, alla fine mi sarei aspettato più rabbia, perché se è vero che l'ingenuità, chiamiamola così, ci sta all'inizio, a cose fatte mi pare strano che non provi nemmeno del risentimento.

A Petunia garba questo messaggio

29Happy birthday - Pagina 2 Empty Re: Happy birthday Sab Ago 14, 2021 9:34 pm

Fante Scelto

Fante Scelto
Padawan
Padawan
Più che rabbia, io, visto il tema, ci avrei visto un'ambientazione molto oscura, al limite dell'horror, in contrasto con la bellezza dei luoghi (non dico stile Dead Island, che per me è una istituzione sacra del filone) ma qualcosa di più oscuro, inquietante.
Radioattività, la Tomba, un animale parlante, insomma c'erano tutti gli ingredienti per fare qualcosa di strong.
Parere mio. Smile

A Petunia garba questo messaggio

30Happy birthday - Pagina 2 Empty Re: Happy birthday Sab Ago 14, 2021 9:43 pm

Petunia

Petunia
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi
Grazie  @Fante Scelto e grazie anche ad  @Akimizu.  Non so se riuscirò, ma certo terrò in buon conto le vostre osservazioni quando mi deciderò a rimetterci la penna. 
Per ora, non so se capiti anche a voi, mi resta difficile lavorarci. Deve sedimentare ancor un po’, ma mi farà piacere se, una volta riscritto, vorrete dirmi che ne pensate.


______________________________________________________
Divido tutti i lettori in due classi; coloro che leggono per ricordare e coloro che leggono per dimenticare.
(William Lyon Phelps)

31Happy birthday - Pagina 2 Empty Re: Happy birthday Sab Ago 14, 2021 9:51 pm

Fante Scelto

Fante Scelto
Padawan
Padawan
@Petunia ha scritto:Grazie  @Fante Scelto e grazie anche ad  @Akimizu.  Non so se riuscirò, ma certo terrò in buon conto le vostre osservazioni quando mi deciderò a rimetterci la penna. 
Per ora, non so se capiti anche a voi, mi resta difficile lavorarci. Deve sedimentare ancor un po’, ma mi farà piacere se, una volta riscritto, vorrete dirmi che ne pensate.

Volentieri.

E capisco la difficoltà di rielaborare. Io non lo faccio mai.
Piuttosto riscrivo da capo una roba simile ma diversa. Che poi è quello che ti consiglierei di fare qui: questo racconto è venuto così e non ha bisogno di cambiare pelle.
Io ne scriverei uno del tutto diverso, con stessa ambientazione, personaggio, ecc. Gli muterei l'atmosfera però, quello sì. Le scene, l'impostazione, insomma la stessa cosa ma in una salsa completamente diversa. Più incubo allucinato, per il mio gusto personale, che ben si sposa con gli effetti delle radiazioni.
Oppure qualcosa di più simile a quella storia che scrivesti tempo addietro sulla Cuba post-atomica di cui non ricordo però il titolo.

A Hellionor, Petunia e caipiroska garba questo messaggio

32Happy birthday - Pagina 2 Empty Re: Happy birthday Mer Ago 18, 2021 7:23 am

Petunia

Petunia
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi
Nella sezione racconti lunghi ho postato di nuovo il racconto che ho cercato di revisionare tenendo conto delle osservazioni e dei suggerimenti che mi avete dato nei vari commenti. 
Mi piacerebbe sapere che ne pensate.


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(William Lyon Phelps)

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