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Cartoline del passato

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1Cartoline del passato - Pagina 2 Empty Cartoline del passato Lun Giu 07, 2021 2:24 pm

Different Staff

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Promemoria primo messaggio :

Milano, 3 marzo 2021, Cartolina postale
Arturo,
prima che tu perda la testa per una bella studentessa di Lione e ti scordi della tua gemellina rimasta nella grigia Milano, eccoti la prima cartolina.
Solo per dirti bravo bro. Queste cartoline antiche di Milano sono tanta roba. Hai avuto un’idea strafiga: durante il tuo Erasmus, scambiarci le “cartoline del novecento”, come facevano i nostri nonni.
Questa, della stazione centrale con le carrozze, è bellissima. Riportale, mi raccomando.
A proposito, domani vado a casa di nonno Renato a sistemare un po’ di cose. Spero di non rattristarmi troppo.
Baci, baci, baci, Mara.
Lione, 10 marzo 21. Cartolina postale
Sorellina,
sono riuscito a trovare delle vecchie cartoline di Lione. Mi sa che mi hanno fregato, perché le ho pagate un botto.
Le cose qui vanno benino. Ragazze ancora niente, ma non dispero. Tu e la mamma mi mancate tanto, ma non glielo dire alla vecchia che poi mi sfotte. Papà viene la settimana prossima. Immagino che mi porti nel miglior ristorante di Lione pensando sempre di fare colpo. Spero che non porti la sua ultima fiamma, quella che va ancora alle medie.
Andiamo avanti che mi piace questo gioco, trovare la tua cartolina nella cassetta è stata un’emozione grande.
Tvb tanto tanto sorellina, Arturo.
Milano, 18 marzo 2021 Cartolina postale
Artù,
non puoi sapere che ho trovato fra le carte del nonno. Una lettera che ha scritto per il nostro diciottesimo senza mai inviarla. Chissà se non voleva proprio farlo o se non ne ha avuto il tempo. Scrive cose tenere e anche terribili.
Tu la sapevi la verità sulla vicenda della nonna? E secondo te la mamma la conosce?
Non so che pensare. Me la sono portata a casa per leggerla con attenzione. Domani ti faccio le foto e le mando con un msg. Fa niente che arriveranno prima della cartolina. Non riesco a tenere tutto per me e non ne voglio parlare ancora a mamma.
Che avesse ragione papà?
Un abbraccio. Non vedo l’ora di sentire una ragazza francese chiamarti Arturo con quella bella r arrotata tutta loro,
Mara.
Milano 19 marzo ore 10, msg di Mara
Ecco la prima parte della lettera del nonno. Porta la data del venti giugno del 2019. Il nonno ebbe l’infarto il 18, per questo non la l’ha mai mandata.
 
Carissimi Mara e Arturo,
oggi che diventate maggiorenni, ho pensato di farvi un regalo particolare e parlarvi di me e di vostra nonna. Siete grandi e penso che dobbiate conoscere la verità: sapete, come tutti, solo la versione ufficiale, quella che avrete letto su vecchi quotidiani o su Wikipedia.
In famiglia, lo sapete, vostra nonna non gode di buona fama. La famiglia di vostro padre la cancellerebbe volentieri dall’albero genealogico e, se potesse, farebbe lo stesso con me. Non è un’accusa, vostro papà è un gran lavoratore e un manager di successo e, quel che conta, vi vuole un monte di bene. Ma io e lui apparteniamo a generi diametralmente opposti e siamo, immagino, orgogliosi di esserlo.  Impastati, chissà, con farine differenti.
Io e la nonna ci conoscemmo nel marzo del 1968. Io studiavo Economia alla Statale di Milano e facevo parte del Movimento Studentesco. Occupavamo e rioccupavamo l’Università: protestavamo per avere un’istruzione democratica e non elitaria. Per permettere anche ai figli degli operai di diventare dottori, senza che questo spaventasse la contessa. Giusto per parafrasare un verso della canzone che divenne uno degli inni del sessantotto. L’avete sentita tante volte, ovviamente, solo a casa mia.
Il 25 di marzo ci furono scontri durissimi fra studenti armati solo delle loro mani e di qualche asta porta bandiera e la polizia in assetto di guerra.
Era scoppiato la rivolta dei giovani, prima nei campus americani dove gli studenti protestavano contro la guerra del Vietnam, poi a Roma, Milano, Parigi. Fu il tappo che tenta di saltare da una bottiglia di spumante agitata. La crescita economica aveva dato un po’ di benessere generalizzato ma la ricchezza era concentrata ancora nelle mani di pochi e la società civile era ancora repressa da una cultura classista, clericale e maschilista. Pensate che in Italia non era possibile divorziare, ma era tollerato uccidere una moglie adultera, invocando il delitto d’onore.
Nella foga degli avvenimenti, il gruppo di Economia si disperse e io mi trovai da solo. Girato di corsa un angolo di via Pantano, vidi un ragazzo per terra. La testa gli sanguinava, un occhio era nero e gonfio. Parlava con difficoltà, l’avevano colpito anche in viso, le labbra erano gonfie. I manganelli del reparto celere non erano grissini. Lo conoscevo di vista, era uno studente medio dell’Istituto Agrario. Sarebbe diventato zio Artù, il mio più caro amico.
Mi spaventai sentendo dei passi alle mie spalle. Mi girai e la mia vita cambiò per sempre. Stava arrivando di corsa la nonna. Voi forse non ci crederete, ma io ricordo perfettamente come era vestita. Se fossi un pittore, dipingerei mille volte l’immagine che ho stampata indelebile nella mente. Una gonna di lana con un disegno beige scozzese che le arrivava poco sotto il ginocchio, una camicia bianca e un cardigan nero che probabilmente le si era aperto nella corsa. Aveva diciotto anni, come voi oggi.
I capelli erano neri e lisci e le arrivano fino alle spalle. Fra i capelli, un viso ovale e delicato e due occhi vivaci e curiosi. Emanava una luce colorata. Se qualcuno avesse scattato una foto in bianco e nero, sviluppandola, lei sarebbe comunque venuta a colori.
“Ciao, io sono Margherita”.
Eccoci qui. Per la prima volta, tutti insieme: io, Margherita e Arturo. Amici e compagni da quel momento inseparabili. Allora avremmo detto più compagni che amici. Compagni e amanti, io e lei lo saremmo diventati solo due mesi dopo, quando finalmente la baciai.
Per me, dire maggio del sessantotto significa anche celebrare la rivoluzione di quel bacio.
Lione, 19 marzo ore 10,10, msg di Arturo.
Io conoscevo già la storia di come il nonno avesse conosciuto zio Arturo. Da dove fosse venuto questo nome un po’ demodé era mio diritto saperlo.
Cmq è proprio una storia tenera. La nonna era morta da 40 anni, ma io ricordo che gli occhi del nonno ancora si illuminavano ancora quando parlava di lei. Cosa c’è di tanto scandaloso? Potessi conoscere io una ragazza che rimane a colori anche in una foto in bianco e nero.
Milano 19 marzo ore 10,15. msg di Mara.
Ora inizia la lezione. Ci si dopo. Ci sono notizie esplosive.
Milano 19 marzo ore 18. msg di Mara.
Lettera del nonno seconda parte.
Voi siete nativi digitale e avrete sicuramente fatto delle ricerche in rete. Nonna Margherita è stato un personaggio minore di quegli anni straordinari e terribili, ma qualcosa si trova.
Uccisa dalla polizia durante un tentativo di rapina. Questo avete trovato scritto su internet. Probabilmente organizzata per finanziare una organizzazione terroristica di estrema sinistra. Terrorista, quanto odiava quella parola la nonna. Rivoluzionari e guerriglieri, ecco come ci saremmo definiti allora. Ma abbiamo finito per seminare terrore e dolore, facendo tanto piacere a chi la rivoluzione, quella vera, non voleva che accadesse mai.
Oggi, fate diciotto anni. La vostra nascita ha realizzato una missione impossibile: trasformare un giorno di dolore, in un giorno di festa. La coincidenza - sarà poi solo una coincidenza? - che voi siate nati nello stesso giorno della sua morte mi ha sempre stranito, tanto da credere, appunto, che coincidenza non sia.  Il venti giugno la primavera vince la sua rivoluzione contro l’inverno e, come un soldato leale, si fa da parte per lasciare il campo all’entusiasmo travolgente dell’estate.
Se vi raccontassi come andavano le cose negli anni Settanta, non ci credereste. Allora si viveva mangiando pane e politica. E poco importava se fosse mancato il pane. Noi tre vivevamo solo per cambiare il mondo. Io e la nonna anche l’un per l’altra, ma questo ci faceva quasi sentire in colpa. L’amore, a quei tempi, poteva apparire un pericoloso lusso borghese. Tutto era drammaticamente duale: il progresso e la reazione, la rivoluzione e la controrivoluzione, la borghesia e il proletariato. Dovevi decidere da che parte stare e con chi stare. Tutto sembrava totalizzante. Odio gli indifferenti, aveva detto qualcuno ben più grande di noi, alcuni decenni prima. E non si poteva rimanere indifferenti, quando la rivolta riempiva le piazze.
A pensarci adesso furono anche anni bellissimi. O, forse, eravamo solo giovani e innamorati, chissà. Io sicuramente innamoratissimo di vostra nonna e di un’idea.
Ai primi di maggio del settantaquattro, quando io ero un giovane laureato in Economia e Commercio e Margherita era al sesto anno di medicina, scoprimmo che era incinta. Non avevamo programmato la nascita di vostra mamma, ma fummo felici. Era il nuovo che avanza, in tutti i sensi. Per compiacere i nostri genitori ci sposammo; in comune, ma ci sposammo. E facemmo una festa bellissima, nel casale fuori Milano di Libero, il papà di Arturo, che era stata partigiano durante la resistenza. Solo noi giovani, solo noi compagni.  Un matrimonio comunista, così lo chiamammo.
Non ridete, ragazzi. Vi ho detto, erano altri tempi.
Tempi che purtroppo diventavano sempre più duri: la polizia uccide due braccianti ad Avola, e poi Piazza Fontana, Reggio Calabria, Piazza della Loggia, vari studenti uccisi qui e lì. Quelli che volevano che nulla cambiasse si erano organizzati e si erano fatti più aggressivi. Ci sembrò che alla violenza, occorresse rispondere con altra violenza. Noi tre, insieme ad altri, saltammo il fosso e scegliemmo la lotta armata.
Lo so che cosa state pensando; il nonno che conoscete odia la violenza.
Come vi ho detto, erano altri tempi, e questa volta non c’è nulla da ridere. 
Milano, 19 marzo ore 18,30, msg di Mara.
hai letto? Allora anche il nonno era terrorista. Come diceva papà.
Lione, 19 marzo ore 18,35, msg di Arturo.
Lascia stare papà. Per lui sono terroristi tutti coloro che voglio far pagare le tasse o garantire l’istruzione e la sanità uguali per tutti. E Gesù sarebbe stato un pericoloso comunista.
Cosa dice il nonno ancora?
Milano, 19 marzo ore 18,40, msg di Mara.
Lettera del nonno, terza parte.
Quel venti giugno sarebbe stata la nostra prima azione. Una rapina di autofinanziamento. Avevamo scelto una piccola filiale della Banca dell’Agricoltura in un paesino del Biellese, Pettinengo. Un piccolo comune, senza stazione dei carabinieri, dove le misure di sicurezza all’interno della filiale erano del tutto inesistenti. Sarebbe stata la prima azione del NPO, Nuovi Partigiani Organizzati. Fu la prima e l’ultima, perché il gruppo si dissolse subito dopo.
Doveva essere una cosa semplice: avevamo due pistole, una finta e una vera. Toglievamo un po’ di soldi a chi ne aveva tanti per finanziare la lotta per un mondo più giusto.  Estraemmo a sorte i membri del gruppo operativo. Il caso scelse me e vostra nonna. Un altro ci avrebbe atteso in auto col motore acceso. Il suo nome è irrilevante, ma conoscerlo vi sorprenderebbe perché oggi è un opinionista, di destra. È sempre in tv e a vostro padre piace tanto.
Margherita volle prendere la pistola vera. Ci infilammo i passamontagna ed entrammo in banca.
“Mani in alto, questa è una rapina”. L’esordio fu un classico.
Le facce terrorizzate dei dipendenti ci tranquillizzarono, cominciarono a mettere i soldi nella borsa che avevamo passato loro.
Quando, all’improvviso, la porta del bagno si aprì e ne uscì un poliziotto più che cinquantenne. Non ci aveva sentito, ma per quanto sorpreso, capì subito cosa stesse succedendo ed estrasse la pistola. Non era un supereroe, ma un poliziotto che credeva nel suo mestiere e che ci tenne a fare il suo dovere. E, a pensarci ora, so che fece bene.
Puntò l’arma verso vostra nonna che gli era più vicina.
Lei avrebbe avuto tutto il tempo di sparare.
Gridò solamente: “Butta l’arma”.
La nonna non sparò, non volle sparare e fu sparata. Più o meno la storia di De André e della guerra di Piero, anche questa l’avete sentita tante volte a casa mia.
Il poliziotto spostò l’arma verso di me. Al contrario di vostra nonna, io non avrei potuto sparare neanche volendo. Altrimenti, confesso, l’avrei fatto, ero pieno di rabbia e dolore. Se l’avessi fatto, le vittime sarebbero state due. La nonna e il poliziotto che faceva il suo lavoro. Mi voltai e scappai.
“Fermo o sparo”, gridò.
Era un brav’uomo e non mi sparò alle spalle. Neanche mi inseguì. Lessi poi che tentò di rianimare la nonna, senza successo. Se lo incontrassi oggi, lo ringrazierei. 
Conobbi il retroscena solo il giorno dopo dai giornali. Un poliziotto che abitava nei pressi della Banca aveva quel giorno avuto un bisogno impellente, tanto impellente da chiedere di usare il bagno della filiale. Risolto il suo problema e aperta la porta del bagno, aveva trovato due rapinatori con le pistole spianate ed aveva fatto quel che andava fatto. Una colica intestinale e un bagno d’emergenza decisero il destino della donna che amavo.
Lione, 19 marzo ore 18,40, msg di Arturo.
Hai visto? L’unica a farsi male e a rimanerci è stata la nonna. E probabilmente è successo perché non voleva fare del male a nessuno. Volevano fare la rivoluzione ma usavano pistole a salve. Volevano cambiare il mondo, ma il mondo ha stravolto le loro vite. 
Dai, continua, sembra una fiction.
Milano, 19 marzo ore 18,45, msg di Mara
Allora, devi aspettare la prossima puntata. Ora devo uscire con Simone che se vede che messaggio con te, mi rompe che siamo simbiotici.
Ti mando tutta la lettera e domani la commentiamo. Datti da fare con le francesi, non fare il timido.
Ciao gemellino
Lione 20 marzo ore 9, msg di Arturo
Sis, sei sveglia?
Lione 20 marzo ore 9,05, msg di Arturo
Ok. Dormi ancora.
Io fra un po’ vado a lezione. Ho letto tutta la lettera. E io sto col nonno. E anche il nonno della mamma era un grande, mi è piaciuta la parte in cui si incazza con nonno Renato e gli fa un culo come una capanna.
Raccontai tutto a mio padre che si arrabbiò tantissimo. Da militante del PCI, aveva capito che chi usava le armi, era uno che faceva il gioco dei padroni. Lo vidi piangere, come non l’avevo visto mai.
Fra le lacrime, mi disse: “Coglione, sei un coglione. Hai rovinato Margherita, te stesso e anche Vittoria”.
Bene hanno fatto, il padre del nonno e Libero a organizzare le cose per non fare incolpare il nonno. Testimoniarono che quella mattina il nonno era da un’altra parte, a trasportare con lo zio Arturo della frutta per il negozio di Libero. Un amico di Libero, che era stato in montagna con lui, testimoniò a favore del nonno. Bravi.
Non mi ha stupito sapere che il nonno fosse stato brutalmente picchiato durante gli interrogatori. D’altra parte, anche oggi succedono cose di questo tipo, basta pensare a Cucchi. Figuriamoci allora. Sono stato contento che alla fine sia stato assolto. Di fatto non aveva fatto nulla di male, ed era stato strapunito dalla morte di nonna.
Qui mi sono commosso.
Spero che la notizia che quel giorno di giugno in banca con nonna ci fossi anche io, non vi abbia sconvolto.
Questa volta non me la caverò dicendo che erano altri tempi. Io, la nonna e Arturo abbiamo sbagliato. Lo so da tanto tempo, da quella sera del venti giugno del settantasette. Il fatto che la nonna non avesse sparato probabilmente dimostra che lei l’aveva capito anche prima di me.
Non si può costruire un mondo più giusto impastando sogni e ideali, per quanto nobili possano essere, con il sangue di vittime innocenti, come il poliziotto che quel giorno di giugno, per una colica intestinale, si trovò a uscire dal bagno di una banca, nel posto sbagliato, nel momento sbagliato.
Politicamente, mi considero uno sconfitto; l’unica Vittoria che ho frequentato è stata vostra mamma.
Non sono stato in galera che pochi, durissimi, mesi. Ma ho subìto l’ergastolo di perdere la nonna e di sentirmene responsabile. Nella vita ho finito per fare, ironia della sorte, il bancario. Ora finalmente in pensione. Ma quello che ho preferito fare è il nonno.
E per me l’ha fatto benissimo. Mi manca un botto. Ci si sente stasera sis.
Milano, 20 marzo ore 18,45. msg di Mara
A proposito di casi e coincidenze, Artù. Oggi il prof di sociologia ci ha parlato di un libro: La lotta di classe esiste e l’hanno vinta i ricchi di un certo Revelli. E parlava di una bizzarra contraddizione, il mondo adesso è molto più diseguale e ingiusto rispetto agli anni Settanta e pure, c’è meno dissenso sociale. Come se adesso fossimo più disponibili ad accettare le ingiustizie e le diseguaglianze o semplicemente meno critici su come vanno le cose. Sarebbe stato carino parlarle col nonno.
Ti chiamo più tardi così ne parliamo noi.
Milano, 20 giugno 21, Cartolina postale
BUON COMPLEANNO BRO.
Questa è l’ultima cartolina vintage che mando. Fra venti giorni torni a casa. Voglio copiare il finale della lettera del nonno, come se ce l’avesse mandata lui.
Cari nipoti,
vi voglio un bene immenso. Ero sicuro che non avrei mai potuto amare qualcuno più di vostra mamma e vostra nonna; poi siete nati voi. Con questa lettera, vi chiedo perdono per l’effetto che le mie scelte di allora hanno avuto su di voi e sulla mamma.
Non abbiamo sbagliato a rivoltarci; spesso, la rivolta è un imperativo morale. Ci siamo rivoltati nel modo sbagliato.
Spero che voi, Greta, e gli altri giovani riusciate dove noi abbiamo fallito. Imparate dai nostri errori, non cercate di far cambiare strada alle nuvole, ma costruite un mondo che sia, almeno un po’, migliore di quello che vi abbiamo lasciato.
Con tutto l’amore del mondo, nonno Renato.
Lione, 27 giugno 21, Cartolina postale.
Ultima anche per me. Fra poco più di una settimana torno a casa. Appena possibile andiamo dallo zio Arturo e parliamo del nonno. Tutta la sera. Voglio chiedergli tante cose.
Glielo dice tu a mamma che Margot scende con me e sta un po’ a Milano con noi? Ti piacerà, vedrai.
TVTTB, Arturo


26Cartoline del passato - Pagina 2 Empty Re: Cartoline del passato Lun Lug 05, 2021 12:09 pm

gipoviani


Younglings
Younglings
[Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link] ha scritto:Ciao autore

Lungi da me fare la purista sui paletti... però non è tanto il paletto del banchiere a essere tirato per i capelli ma la temporalità dello scritto. Uno scambio epistolare che avviene oggi nel 2021 e che parla di fatti passati. Se avessi pensato che fosse stato ammissibile un simile escamotage lo avrei utilizzato.

cara petunia, grazie comunque del seppur parziale apprezzamento.
Io sui "paletti" ho una lettura un po' diversa dalle altre/i. E' una variabile dicotomica su cui decide il comitato di lettura. Poi mi interessa solo se un racconto è bello o brutto.
Non dirò mai che un racconto mi piace più di un altro perchè rispetta d' più i paletti [che vuol dire ? Posso dire che Camilleri mi piace meno/più di Simenon perchè i suoi racconti sono più/meno o meno "gialli"]
Questa per me è una colossale sciocchezza. Ma appunto di opinione personale si tratta.
Grazie ancora. 

27Cartoline del passato - Pagina 2 Empty Re: Cartoline del passato Lun Lug 05, 2021 12:32 pm

gipoviani


Younglings
Younglings
[Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link] ha scritto:Grazie per averci regalato questo racconto. Parto da un presupposto di base, che vale per tutti i racconti epistolari che andrò a commentare. Mi trovo nella situazione di dover riscontrare refusi che non è possibile comprendere se siano da attribuire allo scrittore o ai personaggi che scrivono (quindi refusi "coscienti", voluti dall'autore). 

Le pulci:

1. Il titolo e, in effetti, la spedizione di cartoline del novecento. Non funziona, proprio per il mezzo "cartolina". Nelle cartoline che conosco io c'è lo spazio per scrivere cose snelle e immediate, del tipo "Posto meraviglioso. Continuiamo a pensarvi. Torneremo assieme in questo posto incantevole. Un abbraccio. Marcello e Caterina." Ecco, già a scrivere queste poche parole bisogna scrivere in piccolo, altrimenti non basta la finestra di testo concesso dal mezzo. Non sono pertanto credibili le lunghissime osservazioni che si scambiano i due gemelli.  

E' vero è un po una forzatura

2. O non ho capito qualcosa oppure non ci siamo con le date quando scrivi "[La lettera] porta la data del venti giugno del 2019. Il nonno ebbe l'infarto il 18, per questo non l'ha mai mandata." Pertanto, come comprendo io, il nonno è morto prima di poter "datare" e far pervenire la lettera. 

In realtà è una lettera mai inviata. Il nostro muore prima di inviarla. E in realtà non siamo nemmeno sicuri che l'avrebbe fatto

3. Quando citi "la contessa", e poi fai comprendere che alludi a una canzone di protesta in voga nel periodo, a mio parere dovresti metterla tra virgolette, visto che non puoi usare il corsivo del corsivo.

Forse. So solo che l'ho canta mille volte nei cortei e nei falò sulla spiaggia o alle feste dell'Unità.

4. "Pensate che in Italia non era possibile divorziare, ma era tollerato uccidere una moglie adultera, invocando il delitto d'onore." Al posto del "ma" avrei messo una "e", ma a prescindere è una informazione giuridicamente scorretta. Esisteva il delitto d'onore, che prevedeva una pena da tre a sette anni. Una pena impensabile, assurda, risibile, ma ciò non vuol dire che era tollerato quel delitto. Ed è anche scorretto, nei confronti della magistratura, dire che uno se la cavava con poco invocando il delitto d'onore. Un giudice valuta i fatti e le prove, non le dichiarazioni o le invocazioni della persona sottoposta a giudizio. Qui penso che una certa militanza a cui appartiene il nonno influenzi il suo modo di intendere quella assurda legge (dura lex sed lex), ma allora non potrei fare altro che giustificare anche i refusi. 

Mi permetto di notare che il senso è quello. Il racconto non voleva essere un testo di diritto.

5. Da "Girato di corsa un angolo di Via Pantano" fino a "Ciao, io sono Margherita." La scena che descrivi è drammatica, carica d'urgenza, necessitante di soccorso, e Margherita che si presenta in quel modo è poco realistico. 

Forse hai ragione

6. "La nonna era morta da 40 anni (perché in cifre?), ma io ricordo che gli occhi del nonno ancora si illuminavano ancora quando parlava di lei" Ripeti due volte "ancora".

hai visto mai un giovane. ma neanche io lo faccio in verità, in un whatsApp scriva un numero in lettere? Anzi al contrario scriverebbe 6 bella, per sei bella

7. "Ora inizia la lezione. Ci si dopo". Data la fretta e il sistema messaggistico ci può stare che sia un errore scritto coscientemente. 

come prima

8. "La nonna non sparò, non volle sparare e fu sparata." Quel "fu sparata" non è corretto, se non evidenzi la forzatura.

Vuoi dire che giustamente che i colpi sono sparati e le persone no. D'accordo. Ma la frase mi sembra potente. A che serve evidenziare la forzatura ? Mi pare, questa si, una forzatura un po' pedante.

9. "Volevano fare la rivoluzione ma usavano pistole a salve." Ma tu ci hai raccontato che una pistola era vera e anche carica, perché se fosse stata scarica non avrebbe senso la rinuncia morale e etica a sparare e uccidere.

Dal punto di vista logico, dire che usavano pistole a salve (quando nel racconto una era a salve, l'altra no), non mi pare incorente. Dire che Immobile ha sbagliato anche le cose più semplici, rimane vero anche se ha sbagliato solo una cosa semplice.

10. "Sarebbe stato carino parlarle col nonno." Probabilmente intendevi "parlarne", capita. 

corretto

11. "Glielo dice tu a mamma che Margaret..." "Glielo dici...".

idem

12. "Politicamente mi considero uno sconfitto; l'unica Vittoria che ho frequentato è stata vostra mamma." Ha senso se "Vittoria", scritto giustamente maiuscolo, è il nome della madre dei ragazzi, ma ho dovuto rileggerla due o tre volte per capirlo. 

Qualcosina bisogna anche scoprirla con una certa difficicoltà. Scherzo, è un po il risultato di una seconda stesura molto diversa dalla prima. 

13. I paletti sono esili, ma esili tanto. Comprendo il tanto discuterne in fase di ammissione del racconto. Ma poi avviene una seconda scrematura, quella degli altri scrittori che si sono dovuti ingegnare per costruire la storia con paletti così difficili. 

Io sui "paletti" ho una lettura un po' diversa dalle altre/i. E' una variabile dicotomica su cui decide il comitato di lettura. Poi mi interessa solo se un racconto è bello o brutto.
Non dirò mai che un racconto mi piace più di un altro perchè rispetta di più i paletti [che vuol dire ? Posso dire che Camilleri mi piace meno/più di Simenon perchè i suoi racconti sono più/meno aderenti al paletto "gialli"?]
Questa per me è una colossale sciocchezza. Ma appunto di opinione personale si tratta. E io ho una antica predisposizione a essere in minoranza.


Piacere di lettura:

Così e così. Più che un racconto mi sembra un manifesto politico (che non giudico). La parte che ho preferito è quella snella, dei due ragazzi, con quelle "cartoline" e soprattutto coi messaggi. La lettera del nonno, che dovrebbe essere il fulcro del tuo scritto, è troppo descrittiva, nozionistica, e fa perdere l'aspetto toccante che invece vorrebbe raggiungere. Di contro, alcune frasi sono veramente molto belle e mi piacerebbe saperle scrivere, e in questo mi complimento. Mi hai fatto sovvenire, è inevitabile scrivendo di quel periodo, alcune canzoni. Quelle dei Stormy Six, ad esempio, gruppo che ho amato, soprattutto fino a quando c'era in formazione Claudio Rocchi. Non conoscevo la canzone "La Contessa", e grazie a te ho potuto scoprirla. E' comunque un testo che, si comprende bene, senti particolarmente. Con più tempo a disposizione avresti certamente fatto un racconto più "ordinato" e d'effetto. 
Spero di rileggerti presto.

Grazie di averlo letto e commentato così bene. 

28Cartoline del passato - Pagina 2 Empty Re: Cartoline del passato Lun Lug 05, 2021 12:32 pm

Petunia

Petunia
Moderatore
Moderatore
Ma figurati,  [Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link] io sono la prima a non fossilizzarmi sui paletti. In genere la cosa non mi disturba affatto e, oltretutto, lo staff è sovrano. Di sicuro non sei stato penalizzato da questo dubbio espresso. Se tu ritenessi di esserlo stato, mi scuso con te.


______________________________________________________
Dodici voci si alzarono furiose, e tutte erano simili. Non c’era da chiedersi ora che cosa fosse successo al viso dei maiali. Le creature di fuori guardavano dal maiale all’uomo, dall’uomo al maiale e ancora dal maiale all’uomo, ma già era loro impossibile distinguere fra i due. (George Orwell)

29Cartoline del passato - Pagina 2 Empty Re: Cartoline del passato Lun Lug 05, 2021 12:35 pm

gipoviani


Younglings
Younglings
[Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link] ha scritto:Mi trovo un po' in difficoltà a commentare questo racconto soprattutto per quanto riguarda il paletto temporale: se è vero che nel 1968 avviene l'incontro tra il nonno e la nonna, è altrettanto vero che l'azione si svolge nel 2021 e che l'avvenimento principale, ovvero la rapina che porta alla morte della nonna, avviene nel 1977.

Io sui "paletti" ho una lettura un po' diversa dalle altre/i. E' una variabile dicotomica su cui decide il comitato di lettura. Poi mi interessa solo se un racconto è bello o brutto.
Non dirò mai che un racconto mi piace più di un altro perchè rispetta di più i paletti [che vuol dire ? Posso dire che Camilleri mi piace meno/più di Simenon perchè i suoi racconti sono più/meno aderenti al paletto "gialli"?]
Questa per me è una colossale sciocchezza. Ma appunto di opinione personale si tratta. E io ho una antica predisposizione a essere in minoranza


Qualche dubbio anche sulla figura del banchiere, mentre trovo accettabile il ruolo della stanza da bagno che, seppure appaia per un attimo soltanto, ha una funzione centrale nell'avvenimento più importante del racconto.
Il racconto, sono sincero, non mi ha preso del tutto, molto ben centrato negli scambi tra i due gemelli con ampio ricorso allo "slang" giovanile di oggi, mi è apparso faticoso nella lunga lettera del nonno che finisce più con l'apparire un manifesto politico dell'epoca che non una lettera d'amore verso i nipoti che lui stesso dichiara alla fine di avere amato intensamente.
Ci sono qua e là svariati refusi con ogni probabilità frutto della mancanza del tempo di rileggere ma, soprattutto, mi sembra che ci sia un problema con la gestione delle pistole: erano una vera e una finta e quella vera la prende la nonna quindi come fa il nonno ad affermare che se lui avesse deciso di sparare sarebbe morto anche il poliziotto oltre alla nonna? Lui aveva la pistola a salve; poi sotto afferma che entrambi avevano le pistole a salve e allora mi perdo...

Mi spiace di non esser riuscito a emozionarti. La colpa non può che essere stata mia. Spero di riuscirci la prossima volta.



Ultima modifica di gipoviani il Lun Lug 05, 2021 1:21 pm - modificato 1 volta.

30Cartoline del passato - Pagina 2 Empty Re: Cartoline del passato Lun Lug 05, 2021 12:40 pm

Ospite


Ospite
Il rispetto dei paletti è indispensabile, altrimenti sparisce il concorso, ma conta, assolutamente la qualità dello scritto, ne sono testimoni i tre vincitori e i loro racconti eccellenti.

31Cartoline del passato - Pagina 2 Empty Re: Cartoline del passato Lun Lug 05, 2021 12:41 pm

gipoviani


Younglings
Younglings
[Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link] ha scritto:Ciao Aut*

Questo è un altro racconto dello step che mi fa arrabbiare. Oltre le cose che ti hanno già detto gli altri io ho notato troppa carne al fuoco per un racconto del genere.
Allora abbiamo le cartoline, i messaggi e la lettera. È disturbante passare da una cosa all'altra. l'idea di unire un linguaggio moderno, quindi più scarno e diretto, a uno più desueto e particolareggiato, mi è piaciuta ma doveva essere sfruttata meglio.
Anche dal punto di vista temporale, abbiamo il 2021, il 1968 e il 1977 con un pizzico di 2019. Troppo veramente troppo per poche righe.
La tua storia merita molto di più. Mi arrabbio perché lo penso sul serio, ma purtroppo così com'è, la lettura non è stata piacevole. 
Ti ringrazio perché nonostante tutto hai raccontato una bella storia.

Cara Ima,
specularmente potrei dire anche io che questo commento mi fa arrabbiare. Mica ho capito cosa non vada per te. L'ampiezza dell'arco temporale ? Beh, questo è proprio il nucleo del racconto: vuole essere un testamento di una generazione verso l'altra. Se questo non ti piace, non c'è bisogno ti arrabbi: semplicemente non ti piace il racconto.
Comunque, va benissimo lo stesso. Spero di far meglio la prossima volta. E grazie

32Cartoline del passato - Pagina 2 Empty Re: Cartoline del passato Lun Lug 05, 2021 12:44 pm

gipoviani


Younglings
Younglings
[Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link] ha scritto:
[Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link] ha scritto:2. O non ho capito qualcosa oppure non ci siamo con le date quando scrivi "[La lettera] porta la data del venti giugno del 2019. Il nonno ebbe l'infarto il 18, per questo non l'ha mai mandata." Pertanto, come comprendo io, il nonno è morto prima di poter "datare" e far pervenire la lettera. 

Azzardo una spiegazione, perché all'inizio mi ci ero bloccato anche io.
Penso che il nonno avesse già scritto la lettera e l'avesse datata 20/06 poiché voleva mandarla per il compleanno dei nipoti, che è appunto il 20.
Ma non ha potuto.
Però la lettera l'aveva già scritta. E' l'unica spiegazione.

corretto 

Passando all'analisi del racconto.
Qualcosa non ha convinto anche me nell'uso dei paletti, che forse avrebbero potuto essere più aderenti, però se è stato ammesso, giustamente, è solo un pour-parler.
La storia in sé mi lascia così così. Quando si accenna al fatto che il nonno ha un grande segreto credevo stessimo andando su qualcosa di esplosivo, ma in realtà il fatto che lui fosse un presunto terrorista si percepiva già da alcune battute dei fratelli, per cui la vicenda è rimasta sui binari avviati.
Il tono della lettera del nonno in effetti è un po' celebrativo, da manifesto quasi, però in qualche punto si percepisce la sincerità delle sue convinzioni.

Tra l'altro mi sono chiesto chi fosse l'opinionista di destra cui si accenna.

Ovviamente è fiction. però siamo pieni di sessantottini "pentiti" che sono passati a destra. 

Stilisticamente parlando c'è anche qui qualcosa che non mi convince.
Alcuni tratti sono fluidi e pregevoli, altri sono scritti in maniera meno riuscita, forse più di getto, e qualche situazione dubbia di cui Digito ha fatto approfondita analisi.
Il problema più grosso che ho ravvisato, a livello di stile, è la mancata separazione tra i messaggi, che tutti attaccati come sono creano confusione e spesso obbligano a fermarsi per capire chi sta scrivendo cosa.
Separarli in paragrafi avrebbe reso tutto più leggibile.

Un buon lavoro che avrebbe necessitato però di una forma più aggraziata.

Grazie. in parte pesno che abbia ragione. Alla prossima.

33Cartoline del passato - Pagina 2 Empty Re: Cartoline del passato Lun Lug 05, 2021 12:53 pm

gipoviani


Younglings
Younglings
[Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link] ha scritto:Il racconto è scritto bene, scorre e il ritmo è buono. L’escamotage di suddividere la lunga lettera del nonno in varie tranches, intervallandola con i messaggi più moderni dei due fratelli, ha consentito (mio parere ovviamente) di trasporre un racconto in prima persona nel genere epistolare. Buona soluzione anche se più oltre esprimo qualche perplessità.
I paletti:
Pettinengo: un nome... una città. Altra piccola città e il risultato sarebbe stato lo stesso.
Il bagno: da ex bancaria che ha lavorato anche in piccole filiali, ci può stare che un cliente ne abbia necessità, anche se lato sicurezza non è il massimo, seppur conoscendo bene il cliente e rapportandosi al 1968. Il poliziotto avrebbe potuto anche uscire dall’ufficio del direttore dove magari aveva fatto domanda per un prestito, o dai locali delle cassette di sicurezza e il risultato sarebbe stato lo stesso.

Io sui "paletti" ho una lettura un po' diversa dalle altre/i. E' una variabile dicotomica su cui decide il comitato di lettura. Poi mi interessa solo se un racconto è bello o brutto.
Non dirò mai che un racconto mi piace più di un altro perchè rispetta d' più i paletti [che vuol dire ? Posso dire che Camilleri mi piace meno/più di Simenon perchè i suoi racconti sono più/meno o meno "gialli"]
Questa per me è una colossale sciocchezza. Ma appunto di opinione personale si tratta.  E come si evince dal racconto sono abituato a essere in minoranzxa. 

Il bancario/banchiere... qualche dubbio.

Hai ragione: questo è stato aggiunto solo per rispettare i paletti. Ma allora che dire di tutti quelli che mandano la gente a scrivere lettere in bagno per rispettare i paletti? 

Il mercenario: se anche la figura di un terrorista come è stato il nonno rientra nella definizione di mercenario, considero il paletto centrato.
Le mie perplessità.
La lettera del nonno viene datata 20 giugno, ma il 18 avrebbe avuto l’infarto.
Ora che ci si possa riprendere così velocemente da un infarto ho i miei dubbi, anche se oggi ti dimettono molto molto presto: qui però si tratta di un anziano e non reputo credibile che appunto un anziano possa, due giorni dopo un evento così pesante, scrivere una lettera così lunga, articolata, ordinata temporalmente, con tanti ricordi, tutti netti e precisi, non affastellati come succede quando si ripensa a lunghi periodi passati.
Nessuna incertezza, un lessico perfetto e una proprietà di linguaggio che a due giorni da un infarto non mi aspetterei.

La lettera è scritta prima dell'infarto. Era pensata come una lettera importante, una specie di testamento ideale e morale che il nonno scrive per un compleanno particolare, il diciottesimo, dei nipoti, Chissà quante versioni diverse avrà scritto. Muore prima di mandarla. E poi non sappiamo neanche se l'avrebbe fatto realmente. Forse anche a lui sarebbe sembrata un po' troppo retorica.

Oltretutto la lettera è infarcita di tanti concetti politici e sociali, troppi per una missiva a dei nipoti che spesso trovano già noiosi i racconti dei nonni con morali allegate... Qui sono alle prese non con una semplice storia di famiglia, che può incuriosire, con una corrispondenza che assomiglia a una lezione di storia.
Lezione di storia che serve ad inquadrare il periodo per chi, come me, a quell’epoca era poco più di una bambina e che, negli studi successivi – causa programmi scolastici un po’ carenti – non è riuscita ad andare oltre la seconda guerra mondiale, ma che in un racconto breve appesantisce. La loro bella storia d’amore troppo si perde nei meandri dell’impegno politico.
Scusami aut* ma questo è troppo. Vero è che avrebbe potuto scriverla nei giorni o nei mesi precedenti, ma per come è stata presentata la cronologia, parrebbe roba recente.

Il tuo giudizio ovviamente mi deprime perchè segnala il fatto che l'obiettivo del nonno - e quindi quello mio - è fallito.
Ovviamente è solo colpa mia.  Un caro saluto e un grazie di aver letto e commentato.


34Cartoline del passato - Pagina 2 Empty Re: Cartoline del passato Lun Lug 05, 2021 1:05 pm

gipoviani


Younglings
Younglings
[Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link] ha scritto:
Confesso che, tra i racconti epistolari, questo è quello che mi è piaciuto di più e che mi sembra meglio riuscito e costruito, proprio per quanto riguarda la realizzazione del genere epistolare.
Interessante anche l’alternanza tra cartoline – a cui sono affidati i messaggi più brevi – e sms, in cui invece sono riportati i lunghi passaggi della lettera del nonno.
Si legge molto bene, anche nelle parti – un po’ prolisse – della lettera.
Per quanto riguarda i paletti, non so che dire. Anche io ho avuto l’impressione che siano un po’ esili, però allo stesso tempo sono di certo essenziali, pur nella loro fugace apparizione, nello svolgimento della vicenda: è vero che il 1968 è solo una delle tante date del racconto, però di sicuro è fondamentale, sia dal punto di vista personale che storico; è vero che il bagno appare solo per un momento, però l’autore gli ha dato un ruolo importante. Anche il fatto che il nonno fosse un bancario acquista un valore particolare, alla luce di quello che racconta.
Alla fine, credo che ognuno di noi terrà conto dei paletti in modo molto personale.
Invece mi hanno infastidito di più alcuni passaggi:
- “Più o meno la storia di De André e della guerra di Piero”= mi sembra che questa sia una canzone contro la violenza, quindi non mi pare corretto utilizzarla in questo modo; certo, Margherita non spara, ma dopo che è entrata in una banca per rapinarla, con una pistola carica in mano; tra l’altro, questa giustificazione mi sembra contraddittoria con le frasi finali della lettera, in cui il nonno dice di avere capito quanto sbagliati fossero certi metodi

Nella stora della guerra di Piero due soldati armati si incontrano e mentra Piero ha dei dubbi sulla liceità moraler di sparare e vorrebbe sparare in modo meno "cruento" possbile, l'altro no. Piero muore di maggio (anche se non del 68). Io al contrario trovo che la canzone e il racconto si assomiglino fortemente. Anche la lettera del nonno è un inno contro la violenza: ancora più credibile perchè scritto da uno che dalla violenza si era fatto sedurre. Questo scrive alla fine. Ribellatevi giovani, perchè ribbellarsi è l'unico modo per salvare se stessi e gli altri, ma non cadete nella trappola della lotta violenta. 
- “Di fatto non aveva fatto nulla di male”= boh, non so, ma a me una rapina in banca per autofinanziamento… non so, non sembra “nulla di male”…
La forma è complessivamente buona; ti è sfuggito qualche refuso:
- “ancora si illuminavano ancora”
- nativi digitale= digitali
- voglio far pagare= vogliono
- fu sparata= le spararono/le fu sparato
- parlarle col nonno= parlarne

Grazie quasi tutti corretti
Nel complesso non mi è dispiaciuto.

35Cartoline del passato - Pagina 2 Empty Re: Cartoline del passato Lun Lug 05, 2021 1:14 pm

gipoviani


Younglings
Younglings
[Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link] ha scritto:Ho ascoltato e cantato decine di volte "Compagni dai campi e dalle officine...", mi sono interrogato troppe volte se la scelta della lotta violenta fosse o meno lecita, ho pianto per ogni compagno e per ogni poliziotto morto in quegli anni, per questo ho letto il tuo racconto con la gola chiusa e gli occhi umidi. Scritto davvero bene. Ma alla luce di questo concorso? Molto si è già detto dei paletti, ho molti dubbi sul genere sia per l'introduzione dei messaggi di commento dei fratelli sia sul contenuto della lettera del nonno: davvero sembra più un capitolo di un saggio sulle origini e sulla evoluzione della lotta armata che una lettera d'amore ai nipoti. La scelta poi dei nomi Renato e Margherita (e la nipote Mara) sembra troppo "sbagliata" per essere casuale .
Per questo, pur sentendomi vicino in spirito al nonno, non posso, nel complesso, valutare questo racconto positivamente; e me ne dispiace molto.

Beccato
I nomi sono stati scelti a caso e non a caso. Renato Curcio vide sua moglie Margherita Cagol (nome di battaglla Mara) uccisa in un conflitto a fuoco con la polizia.
Detto questo la storia non c'entra nulla con la loro vita. Renato Curcio è stato in galera ben più di pochi mesi e non si è mai pentito, nè giuridicamnte nè, che io sappia, politicamente. 
La scelta dei nomi era un piccolo gioco per vedere chi li riconosceva. Hai vinto.
Dispiace più a me, che non ti sia piaciuto.
Alla prossima, compagno (di blog, ovviamente), g

36Cartoline del passato - Pagina 2 Empty Re: Cartoline del passato Lun Lug 05, 2021 1:15 pm

gipoviani


Younglings
Younglings
[Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link] ha scritto:Ho ascoltato e cantato decine di volte "Compagni dai campi e dalle officine...", mi sono interrogato troppe volte se la scelta della lotta violenta fosse o meno lecita, ho pianto per ogni compagno e per ogni poliziotto morto in quegli anni, per questo ho letto il tuo racconto con la gola chiusa e gli occhi umidi. Scritto davvero bene. Ma alla luce di questo concorso? Molto si è già detto dei paletti, ho molti dubbi sul genere sia per l'introduzione dei messaggi di commento dei fratelli sia sul contenuto della lettera del nonno: davvero sembra più un capitolo di un saggio sulle origini e sulla evoluzione della lotta armata che una lettera d'amore ai nipoti. La scelta poi dei nomi Renato e Margherita (e la nipote Mara) sembra troppo "sbagliata" per essere casuale .
Per questo, pur sentendomi vicino in spirito al nonno, non posso, nel complesso, valutare questo racconto positivamente; e me ne dispiace molto.

Mi spiace, ma grazie lo stesso

37Cartoline del passato - Pagina 2 Empty Re: Cartoline del passato Lun Lug 05, 2021 1:19 pm

gipoviani


Younglings
Younglings
[Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link] ha scritto:Ciao.
Analisi attenta e particolareggiata del periodo, che però, 
in alcuni tratti mi sembra più un resoconto giornalistico.


Certo, il nonno vuole spiegare ai nipoti il periodo che ha vissuto, da dove realmente venga e i fatti reali, di chi li ha vissuti in prima persona.
Sono passati molti anni, è vero, ma la scena della rapina e l’uccisione di Margherita mi sembrano raccontati in modo distaccato, troppo freddo e razionale. Era la donna della sua vita, era quella che…
Se qualcuno avesse scattato una foto in bianco e nero, sviluppandola, lei sarebbe comunque venuta a colori.
Frase molto bella, veramente.
 
L’andare avanti e indietro nel tempo ha frammentato la lettura, rendendola poco fluida e difficoltosa.
Si vede che dietro alla narrazione c’è una scrupolosa ricerca di quel tempo e se non hai vissuto il ’68, come credo, ne sei uscito arricchito.

Nel 68 avevo 9 anni. ma gli anni settanta, principalmente dal referendum sul divorzio (1974) in poi, me li sono vissuti tutti. E quindi sono un po' il fratello minore del nonno.
Grazie per avermi letto

38Cartoline del passato - Pagina 2 Empty Re: Cartoline del passato Lun Lug 05, 2021 4:32 pm

Susanna

Susanna
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi
Non rispondo con quote altrimenti il post occupa troppo posto.
Grazie per il controcommento, tutto è sempre utile e interessante. Mi spiace che il mio "giudizio"  ti abbia ferito, non è certamente rivolto all'autore, ci mancherebbe. Ho espresso quello che ho sentito durante e dopo la lettura, e di solito me ne concedo una seconda. Io ho avuto un nonno che mi ha raccontato della sua vita di semplice contadino, che aveva fatto forse la seconda elementare (quindi un confronto improponibile con tuo di nonno), e le cose che mi voleva dire me le ha dette con semplicità, senza entrare troppo nel merito del periodo storico che aveva vissuto, attraversato dalla seconda guerra mondiale, ma facendomi capire quanto fosse arduo non essere daccordo quando hai una famiglia.
Quanto ai paletti, giusto. Se il comitato accetta, ci sono. Ma siccome stiamo partecipando ad un concorso  la cui struttura si basa sui paletti, io faccio il possibile per inserirli e me li aspetto nei racconti degli altri. Se non ci riesco, allora quel racconto lo metto da parte, vuol dire che sono altre le cose che vorrei dire e, ripulito dai paletti, gli darò un'altra occasione.
Con semplicità, Susanna


______________________________________________________
"Quindi sappiatelo, e consideratemi pure presuntuoso, ma io non scrivo per voi. Scrivo per me e, al limite, per un'altra persona che può capire. Spero di conoscerla un giorno… G. Laquaniti"

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