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1Lieve Empty Lieve Lun Giu 07, 2021 12:30 pm

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Qualcuno una volta m'ha detto che quando fa freddo si ghiaccia la pipì mentre la stai facendo. Certo, oggi si gela, ma anche se sulle ciglia mi si è fermato un nevischio leggero, tipo una polverina come quella sulle ali delle farfalle, non sono sicuro che la pipì ghiaccerebbe.
Comunque non ho freddo, sto camminando da un po' e muovermi mi tiene caldo.
La slitta con la legna ha lasciato due solchi profondi nella neve fresca. Mr. Lincoln agita la coda mozza e alza sbuffi di ghiaccio vaporizzato. È un cane grande, ma molto magro e lascia orme superficiali, così che subito la neve le riempie. Io invece sono grosso e pesante e quando incappo in fossi dove lo strato di neve è spesso sprofondo fino alle ginocchia. Certo, con un cavallo sarebbe tutto più facile, invece mi tocca trainarla a mano, questa lista.
A casa mi spoglio dal grande cappotto di pelliccia e appendo sul muro il lungo fucile ad avancarica, di fianco alle medaglie e alle mostrine d’argento di papà. Riattizzo il fuoco e metto a scaldare l'acqua per fargli il bagno. Lui è in camera che dorme. Quando tutto è pronto vado a svegliarlo. Lo bacio sulla fronte, lo spoglio, lo trasporto di peso fino alla vasca. È così leggero, è sempre più magro. Di solito mugugna, mastica qualche parola incomprensibile con le gengive scoperte, invece oggi è silenzioso. Tiene gli occhi rivolti al soffitto e anche quando lo immergo nella vasca continua a tenere lo sguardo in alto. Canticchio mentre lo lavo. Con un pettine di corno gli sistemo per bene i capelli, fino a coprire la cicatrice sulla nuca.
«Stai davvero bene gli dico, «con i capelli tutti tirati indietro.»
Lui piega un poco la testa di lato, come fa Mr. Lincoln. L’acqua è ancora calda, ne approfitto e lo rado per bene.
Lo asciugo e lo faccio sedere vicino al fuoco, mentre preparo il pranzo.
Ho appena iniziato a imboccarlo quando sento Mr. Lincoln abbaiare.
Sul piazzale davanti casa, lo sceriffo Lee mi saluta da cavallo toccandosi il cappello. Io devo inchinarmi per uscire e andargli incontro, perché la porta è troppo bassa.
«Sceriffo» urlo, per farmi capire bene nel silenziatore della nevicata, «porti il cavallo al riparo ed entri, le preparo il caffè.»
«Grazie, ragazzo» risponde. Lui non urla, anzi quasi sussurra e la sua voce arriva come se stesse parlando con un cuscino pressato in viso.
Quando entra in casa lo fa seguito da un po' di gelo e da un mucchietto di neve che presto si scioglie. Si mette a sedere con le spalle al fuoco e rimane scuro, una sagoma in controluce. Eppure riesco lo stesso a seguire i suoi occhi tristi che cercano papà ogni tanto e poi, pieni di vergogna, tornano veloci a scrutare le mani raccolte in grembo.
Sono stati molto intimi, lui e papà, quando entrambi servivano come mercenari per l'esercito unionista. Quella volta che lo sceriffo me ne aveva parlato, durante il funerale di mamma, mi aveva detto che papà in realtà non lo aveva fatto per i soldi, ma perché ci credeva. Ci aveva sempre creduto, fin da ragazzo, a cose come la libertà, la dignità, la lotta ai pregiudizi. Era un idealista. In verità questa parola, idealista, lo sceriffo Lee me la disse con un po' di disprezzo, come fosse un insulto. Come fosse il motivo per cui lo avevano ferito.
«Come va, Bud?» chiede lo sceriffo.
«Ci sono momenti sì e momenti no» dico. Ho versato il caffè in una tazza e l’ho porta allo sceriffo. Lui la prende e ci guarda dentro, nel liquido scuro.
Intanto papà ha aperto la bocca, come volesse dire qualcosa, invece rimane fermo e un rivolo di bava gli scende lungo il mento. Lo pulisco e gli chiudo la bocca.
«Oggi è un momento no» dico.
«Be', almeno, dopo quello che ha passato, è vivo...» mugugna lo sceriffo.
Certo, è vivo.
Papà muove un attimo la testa e ci guarda, negli occhi ha una patina lattea, come nebbia.
È vivo, più che altro non è ancora morto. Quello sguardo, quel velo umido, quella disperazione, vuol dire che lui lo sa. Sa che è ancora vivo.
«Era davvero in gamba» dice lo sceriffo, che forse parla tra sé, «era il migliore a muoversi nei boschi e sui monti, un esploratore come se ne vedevano pochi che non fosse indiano. Andare per le foreste, cavalcare libero era tutta la sua vita...»
Finisce con un sussurro ed è come si fosse spento, non capisco le ultime frasi. Poi riprende.
«Tyler, sono qua per conto della signorina Marr» dice, non ha ancora toccato il caffè, «vorrebbe che tornassi a scuola e vorrebbe fare il tuo nome per la borsa di studio statale.»
«Papà ha bisogno di me» dico.
«Sono qui anche per questo. La comunità mi ha pregato di offrirti un piccolo aiuto, una persona verrà a stare qua, le mattine che non potrai esserci. Ti prego di accettare.»
«La scuola è lontana e io non ho un cavallo. Starei lontano tante ore.»
«Tranquillo, rimarrà quanto dovrà rimanere. Anche se l'ideale sarebbe che veniste a vivere in città.»
«Certo, sarebbe bello, ma non potremmo permettercelo, la pensione che ci dà l'esercito è una miseria» dico, ed è la verità. Settanta dollari al mese, meno di dieci dollari per pallottola, visto che papà se n'è prese nove, su tutta la schiena, dalla nuca fino all'anca.
«Tornerai a scuola? Bud lo vorrebbe.»
Anche questo è vero. Papà sapeva a malapena leggere, ma gli sarebbe piaciuto vedermi laureato. I suoi sogni in fondo erano semplici: un figlio istruito, una moglie felice e cavalcare tra le montagne per il resto della vita. Cosa gli restava di tutto ciò? Solo io.
«Tornerò» dico. Cerco papà con lo sguardo, per avere la sua approvazione, ma ha gli occhi chiusi e la bocca semiaperta. Dorme.
 
 
Seguo la lezione dall'ultimo banco, con le gambe larghe perché sono troppo grosso per infilarle sotto. Tutto piegato sul libro sembro gobbo e il pennino è troppo piccolo per le mie dita e spesso mi sporco d'inchiostro.
Durante la pausa la signorina Marr si avvicina a salutarmi, io arrossisco ed evito di guardarla in viso. Oggi è la prima a rivolgermi la parola. Ai miei compagni interessa poco se ci sono o no, sono solo ingombrante per la vista, di solito sto zitto, studio e basta. A me sta bene, hanno l'abitudine di chiamarmi bufalo e questo mi infastidisce, così mi piace stare solo.
Quando la signorina Marr va via, con un laconico: le cose si sistemeranno, scendo in biblioteca. La signora Fanny, la bibliotecaria, è felice di vedermi, passo molto tempo là e mi conosce bene. Inoltre la aiuto spesso a sistemare i libri su in alto, dove arriva solo con la scala.
Fuori c'è una nevicata furiosa, i grossi fiocchi sbattono sui vetri delle finestre, come tanti pugni di qualcuno che vorrebbe entrare.
Sotto le finestre, nei banchi per la lettura, vedo Jodie e mi blocco. Come sempre legge muovendo le labbra, muta, con una mano a tenere una ciocca di capelli rossi dietro l'orecchio e l'altra a seguire le parole. Batte il piede, sotto al banco, come se tenesse il ritmo di una canzone.
Non so se le faccia piacere essere disturbata, quindi penso di non salutarla, ma allo stesso tempo guardarla mi fa stare bene e quindi non riesco neppure ad andare via e rimango per un po' così, immobile, fino a quando non è lei ad alzare il viso e a salutarmi.
«Vieni qua, omaccione» dice e ride, arricciando il naso e mischiando le lentiggini.
«Ciao» bisbiglio, sedendomi.
«Anche oggi la specialità della casa è: paesaggi desolanti» borbotta, indicando fuori dalla finestra, dove tutto è grigio e bianco. Non le posso certo dire che a me piace, quindi mi stringo un poco nelle spalle e annuisco.
«Finalmente sei tornato» dice, chiudendo il libro, «come sta tuo padre?»
Per un po' parliamo, mi fa piacere raccontarle le mie cose perché so che le interessano davvero. Anche io mi informo su di lei, sentirla non mi stanca e poi da così vicino riesco a sentire il buon odore dei suoi capelli.
«Per ora stiamo così» dico, «ci potrebbe aiutare tanto avere un cavallo, ma ne servirebbe uno bello robusto, perché deve muoversi nella neve alta e poi trasportare me.»
«Se fosse abbastanza grande trasporterebbe te e tuo padre insieme, così potrebbe scendere in città anche lui.»
«Certo. E lo porterei in giro per la foresta, sono sicuro che questa è la cosa che più gli manca.»
Jodie ride e mi dà un colpetto sul braccio.
«Sei proprio una brava persona, Ty. Ti voglio bene.»
Devo fare una faccia davvero stupita, perché lei abbassa il viso e nasconde le mani sotto al banco.
«A proposito di cavalli grossi» dice, ancora con la testa bassa, «ho sentito da mio padre che Alfred Smith vende il suo stallone pezzato. Magari quello è abbastanza grosso.»
«Lo stallone...» mugugno. Certo, quello sì che sarebbe un cavallo adatto.
«Chissà quanti soldi vorrà? Non abbiamo quasi nulla da parte» dico.
Jodie rialza la testa, è contenta, forse perché è riuscita a darmi un'idea, forse perché abbiamo cambiato discorso.
«Questa nazione si sta costruendo sulle pallottole, sulla violenza e sui prestiti bancari» dice, gonfiando le guance.
«Mi stai consigliando di rubarlo?»
«Ma no, scemo, ti sto consigliando di chiedere un prestito alla banca.»
Ride ancora. Chissà, magari tornare a scuola non è stata una cattiva idea.
«Bufalo!» sento urlare e poi una pacca sulla spalla, molto forte.
«Ciao Johnny» dice Jodie. La vedo arrossire.
«Finalmente ti ho trovata» le dice John Krum. Sembra apparso dal nulla, inaspettato come le peggiori disgrazie. «Molla il bovino e vieni con me, ci aspettano per mangiare un boccone.»
Jodie mi guarda, sorrido e le faccio cenno di andare.
«Ciao, Bufalo» dice John. Mi dà un’altra manata sulla spalla. Potrei spezzarlo solo con un pugno, lo so io e la sa lui. Ma lui sa anche che non lo farei mai, soprattutto con Jodie presente. Quindi mi limito ad alzare la mano, per salutare. Vanno via insieme, lui deve dire qualcosa di spiritoso, perché li sento ridere, mentre si allontanano. Scuoto la testa e mi concentro sulla finestra. La nevicata si sta placando, se rimane così potrò andare alla Wells Fargo a chiedere un prestito, dopo la scuola. Comprerò quello stallone. Potrò arrivare a lezione più in fretta, diplomarmi senza trascurare papà, ottenere la borsa di studio, convincere Jodie a venire all’est con me, al college. Verrà con noi anche papà e là riusciremo a trovare dei bravi dottori che potranno curarlo.
Intanto fuori ancora nevica, ma sempre più piano.
 
 
La Wells Fargo si trova sulla Main Street, ma data l’ora tarda il signor Quentin mi fa fare il giro dalla Pacific e mi fa entrare dal retro, direttamente nel suo ufficio.
«Sei il figlio di Bud Trevis, vero?» chiede, dopo avermi fatto accomodare in una poltrona imbottita.
«Sì, signore» rispondo, «sono Tyler Trevis.»
Il signor Quentin è un uomo magro, con piccoli baffetti curati e una sigaretta lunga e stretta in equilibrio sul labbro inferiore. Gli racconto cosa ci faccio là e lui mi ascolta con gli occhi socchiusi per il fumo.
«Cosa ne dice?» chiedo.
«Cosa vuoi che dica, figliolo» un po’ di cenere cade sulla robusta scrivania, ma lui non ci bada, «purtroppo non posso accordare nessun prestito.»
«Ma signore, quel cavallo…»
«A quanto ammonta il vitalizio di tuo padre?»
«Settanta dollari, signore.»
Lui apre le braccia, come a dire: ecco, c’è bisogno di continuare a discutere?
«Perché non era un effettivo dell’esercito, signore, lui era pagato per…»
«Conosco la storia. Tutti conoscono la storia di tuo padre e a tutti dispiace» prende tra le dita la sigaretta e ne scuote la testa sul posacenere di pietra, «ma da dispiacersi a prestargli dei soldi che non potrà mai restituire, be’, ce ne corre.»
«Li sta prestando a me, non a lui.»
Il signor Quentin sorride e si rimette la sigaretta in bocca, fa un tiro e le braci si illuminano.
«Devo chiudere ora, scusami.»
Si alza e fa il giro della scrivania, fino a piazzarsi davanti a me; mi porge la mano. La osservo per un po’, noto le macchioline gialle tra indice e medio, due anelli d’oro all’anulare.
«La prego» sussurro.
Lui scuote la testa, il braccio ancora teso. I rintocchi del pendolo sul muro sono come le martellate di un fabbro.
«La prego» insisto e scatto in piedi. Lo spazio tra me e lui è ridotto e io sono così grosso e così goffo. Lo urto con le spalle protese in avanti e vedo la sigaretta che compie un mezzo arco nell’aria, prima di finire sul tappeto. Il signor Quentin emette uno sbuffo, mentre cerca l’equilibrio mulinando le braccia, ma non ci riesce e cade. La sua testa fa un rumore secco quando colpisce l’angolo della scrivania. Poi s’accascia, con la bocca aperta e gli occhi riversi.
Io mi precipito su di lui, lo scuoto, ma sembra essere disarticolato. Sulle mani sento caldo, sono piene di sangue. Al signor Quentin si è aperta la nuca, gli si è rotta la testa come un uovo. Il sangue esce abbondante e una grande macchia gli si allarga intorno. Indietreggio, mi pulisco la mano sul tappeto, mi rivesto, sporcandomi il cappotto e i guanti, spengo le luci e fuggo via.
 
 
Mentre scappo, smette di nevicare. Le lacrime si sono gelate in viso e il sangue nei guanti si è cristallizzato.
Non so ancora bene cosa farò, dovrò scappare, ma a piedi è impossibile e poi come potrò portare papà con me? Sulle spalle?
Faccio il giro dalla Pacific, per non incontrare nessuno e mi ricordo che sul finire di quella strada ci sono le stalle degli Smith. Passo dal retro, tra le montagne di biada e sterco, sento gli Smith discutere, nella loro casa, riuniti per cena. I cavalli nitriscono quando mi vedono, ma si calmano subito, sono delle ottime bestie. Lo stallone pezzato è nell'ultimo box. Immenso e placido, si fa mettere i finimenti senza muovere un muscolo. Gli tremano le narici mentre lo porto fuori dalle stalle e agita le orecchie mentre cavalchiamo verso casa.
Certo, ora ho il cavallo, potrei provare a fuggire lontano, ma dove? L’aria fredda sul viso mi riporta alla realtà. Potrei dire che è stato un incidente, che ho rubato lo stallone preso dal panico… qualcosa dovrò pagare lo stesso, certo, ma cosa penserà Jodie? E cosa sarà di papà se non potrò più stare con lui?
Fermo il cavallo in uno spiazzo prima dei boschi, una radura circolare con la neve bassa. L’aria è di ghiaccio, non si sentono rumori.
Grido. Urlo fino a lacerare la gola, urlo come non sono riuscito a fare in tutta la mia vita. La voce viene assorbita dal manto bianco e un attimo dopo è di nuovo il silenzio.
 
 
Papà dorme e lo sveglio con cautela, per non farlo agitare. Non gli dico nulla, lo vesto con due enormi cappotti di pelliccia e lo porto fuori sulla sedia a rotelle. Quando vede lo stallone legato davanti casa strabuzza gli occhi, borbotta qualcosa, ma non capisco nulla. Monto a cavallo e mi chino per afferrarlo. Lo sollevo con facilità e lo faccio sedere davanti a me. Per sicurezza ci leghiamo insieme con una corda.
Papà si volta e dice qualcosa che stavolta capisco. Dice:
«Grazie.»
Riprende a nevicare, lieve, e i fiocchi che gli si posano in viso si sciolgono subito a contatto della pelle ancora calda di letto. Ma è l’ultima spruzzata, perché il cielo si apre e una enorme luna appena sorta illumina tutta la foresta.
Mentre passiamo sotto ai rami bassi degli abeti a volte li sfioriamo e la neve ci cade addosso, bagnandoci i copricapi di pelo. Raggiungiamo il ruscello, a valle, e ci fermiamo a guardarlo scorrere tra i sassi, con i riflessi lunari sull’acqua e i cristalli di ghiaccio sui rami bassi a ridosso della riva. Ci arrampichiamo verso nord, dove gli arbusti si fanno più fitti.
Papà si agita, lo sento, corpo contro corpo, ma sono solo risate. Gli accarezzo il capo, le guance, mi levo un guanto per sentirlo sotto le dita, il mio papà tornato bambino. Ha il viso umido e non solo per la neve, piange e ride e agita le braccia e indica, nel chiarore della luna piena, prima un gufo nascosto tra le fronde e poi una volpe bianca che scompare in un attimo. Mr. Lincoln le abbaia dietro, ma non la insegue.
Rimaniamo in giro per tante ore, chissà quante, così tante che quando torniamo a casa sta sorgendo il sole. Il cielo è sgombro dalle nubi, forse oggi non nevicherà. Porto il cavallo sul retro, al riparo, e gli do da mangiare. Quando il signor Smith lo troverà non voglio certo si lamenti per come è stato trattato.
Accendo il fuoco, metto a scaldare l'acqua. Intanto che bolle io e papà ci sediamo di fronte alle fiamme. Lui ha il viso arrossato dal freddo, il naso che cola e un sorriso sbilenco.
«È finita, papà» dico.
 
 
Regolo bene la temperatura dell’acqua prima di immergerlo nella vasca. Lui ha ancora gli occhi lucidi, prova a muovere le braccia, ma i suoi movimenti sono scoordinati, gli afferro i polsi, deglutisco. Con il rasoio traccio due linee parallele sulla sua pelle. Lui inclina la testa, si lascia andare all’indietro, si rilassa; forse capisce e forse non aspettava altro da moltissimo tempo. Incido anche l’altro braccio e lo immergo in acqua, che cambia velocemente colore, prima rosa, poi rossa.
Papà posa piano il capo sulla mia spalla e chiude gli occhi. Passa del tempo, non so quanto, perché sono distratto dal vorticare di alcune particelle di polvere sospese nel fascio di luce della finestrella. Sono così eleganti che sembrano danzare. Passa altro tempo e papà non respira più. L'acqua si è sfreddata e ora lui pare immerso nel vino. Gli scosto la testa dalla spalla e lo sistemo dritto, così da poterlo pettinare, perché quando lo troveranno dovrà essere bello.
Mi viene da pisciare ma non posso farlo nella latrina, proprio davanti a lui.
Prima di uscire di casa porto con me il fucile ad avancarica. Mr. Lincoln mi gira intorno e io lo scaccio con il calcio del fucile. Mi calo le braghe e urino su un mucchietto di neve. Come avevo previsto la mia pipì non si congela, nonostante il freddo. Anzi, scioglie la neve ed emana vapori caldi, fa un rumore come se friggesse. Vai e fidati di cosa ti racconta la gente, la maggior parte delle cose che ti dice sono bugie. Tipo: tranquillo, le cose si sistemeranno, ti voglio bene, la pipì congela quando fa tanto freddo. Cose così, frottole.
Passa del tempo, poi finalmente li sento, rumore di zoccoli salire su per la collina, lievi colpi sulla neve eppure così pesanti. Prima che escano allo scoperto mi infilo la canna del fucile in bocca e chiudo gli occhi.
Il gelo mi anestetizza il palato.

2Lieve Empty Re: Lieve Ven Giu 11, 2021 6:40 pm

Petunia

Petunia
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi
Ciao autore. Tornerò su questa storia. A caldo potrei definirlo un racconto emozionale. 
Descrizioni molto curate. Tutta la prima parte mi ė sembrata strepitosa. Ti posso assicurare che chi ha avuto a che fare con persone inferme, come me,  non può rimanere indifferente. Ho visto e soprattutto “sentito” quello di cui racconti. 
Mi è piaciuta molto meno la scena in banca. Il direttore lo hai reso comunque bene ma nell’insieme ho trovato una leggera caduta del ritmo. Mentre nella prima parte c’era bisogno di concedere “il giusto passo” al lettore, nella scena successiva avrei impresso maggior velocità. Così, a caldo, mi è sembrato un po’ monocorde, per riprendersi poi nel finale. Una chiusa non proprio inaspettata, ma costruita con sapienza questo sì.
La stanza da bagno risulta ben inserita e assolutamente pertinente alla “consegna” . Nel bagno si consuma la tragedia finale. 
Tormerò di sicuro a integrare il commento. Intanto però ti dico che mi è piaciuto parecchio leggerti.


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Divido tutti i lettori in due classi; coloro che leggono per ricordare e coloro che leggono per dimenticare.
(William Lyon Phelps)

3Lieve Empty Re: Lieve Sab Giu 12, 2021 11:54 pm

Arianna 2016

Arianna 2016
Padawan
Padawan
Ecco un altro racconto molto bello, scritto in modo magistrale; professionale, direi: non avrei tirato una piega leggendolo in una raccolta di racconti di Einaudi Stile Libero, nel senso che sembra scritto da un autore professionista affermato, non per un concorso su un forum.
Tristissimo. Prima solo malinconico, poi tragico. Elegiaco e poetico.
L’autore qui non ha fatto come la sottoscritta, che si è ridotta all’ultimo momento a scrivere; lui si è preso tutto il tempo che gli era necessario, ha curato ogni frase, ha passeggiato con calma e attenzione nella sua scrittura, e a noi restituisce questo ritmo interiore.
Non è un western tipico; interpretando il genere in senso stretto, forse vi rientra in modo un po’ stiracchiato, ma anche nell’altro step abbiamo avuto racconti in cui la bellezza ha prevalso sull’aderenza stretta ai paletti, ai fini delle votazioni.
Bravissimo!

4Lieve Empty Re: Lieve Lun Giu 14, 2021 10:03 pm

Byron.RN

Byron.RN
Padawan
Padawan
Questo racconto è scritto davvero molto bene, ci sono tante descrizioni particolareggiate, ma devo dire che l'ho sentito un pò distante.
È come se la tecnica abbia avuto il sopravvento sul fattore emozionale. Eppure questo è strano, perché in fin dei conti la storia è tragica, dovrebbe impressionare, invece a prevalere è una sensazione algida, probabilmente anche a causa del clima della tua ambientazione.
La narrazione è placida e lenta, quasi introspettiva, scandita praticamente in presa diretta dal protagonista. Forse questa tua scelta è stata fatta per cercare di creare maggiore empatia possibile col lettore, ma viste le mie sensazioni ora mi chiedo come sarebbe stata la storia declinata in terza persona, se avrebbe fatto maggior presa su di me.
Per quanto riguarda i paletti il genere c'è, non è una storia movimentata come prediligo io, però è indubitabilmente western. Il bagno e la scuola sono importanti e caratterizzano adeguatamente la storia.
I personaggi invece, pur essendoci tutti e due, mi paiono defilati. Hanno la loro importanza, questo è evidente, ma né il bancario e neppure il mercenario sono i protagonisti della storia. Non c'è nessuna regola al riguardo, questo è vero, ma è Tyler a reggere da solo il grosso della narrazione.
L'episodio nella banca poi, anche se sappiamo della differenza di stazza(un peso leggero contro un bisonte) mi sembra troppo casuale per l'importanza di ciò che scaturisce.
Bello e granitico il finale, non inaspettato come dice anche Petunia, però coerente e drammaticamente inevitabile.
Una buona prova, scrittura alta, ma qualche dubbio e perplessità a fine lettura mi rimane.

5Lieve Empty Re: Lieve Lun Giu 14, 2021 11:13 pm

paluca66

paluca66
Padawan
Padawan
Quanta tristezza in questo racconto!
Bastano poche righe per innamorarsi del tuo Tyler, un gigante buono, vittima del suo stesso copro verrebbe da dire.
L'hai maltrattato proprio il tuo protagonista, fino a quel finale tragico, forse inevitabile al punto in cui eri giunto.
Il racconto mi è piaciuto, come avrai capito, è scritto bene (solo un paio di refusi all'inizio invece mi tocca trainarla a mano, questa lista. - slitta; per farmi capire bene nel silenziatore della nevicata (?) ) e scorre rapido e senza intoppi verso l'inevitabile finale.
Anch'io trovo non troppo coerente con il resto del racconto la parte della banca, l'episodio della morte del banchiere, molto cinematografico, è un po' scontato e non mi ha entusiasmato.
I paletti mi sembra che ci siano tutti, il banchiere seppure non centrale nel racconto è la figura decisiva per la fine del racconto, il bagno è finalmente importante come dovrebbe essere, anche la scuola è importante, senza non ci sarebbe Jodie e l'idea di acquistare il cavallo con un prestito.
Un po' marginale la figura del mercenario il dubbio maggiore riguarda il genere western: nel mio immaginario è un'altra cosa ma faccio finta di non averlo notato e chiudo con sinceri complimenti.

6Lieve Empty Re: Lieve Mar Giu 15, 2021 1:11 am

FedericoChiesa

FedericoChiesa
Younglings
Younglings
Caro Autore,
è un racconto scritto veramente molto bene, con descrizioni precise, forse troppo.
L'inizio mi è piaciuto: atmosfera da frontiera, casa isolata tra le montagne. Però, più la storia andava avanti e meno mi convinceva.
L'amica a scuola, che sembra dovere avere una parte importante e poi scompare.
L'incontro con il bancario e la caduta sono molto casuali.
Ti segnalo un altro punto, oltre a quelli indicati da Paluca: "un esploratore come se ne vedevano pochi che non fosse indiano."
"con i riflessi lunari sull’acqua e i cristalli di ghiaccio sui rami bassi a ridosso della riva" non mi è piaciuto e tra l'altro i rami bassi è una ripetizione di poco sopra.

Grazie comunque

7Lieve Empty Re: Lieve Mar Giu 15, 2021 12:07 pm

Tommybe

Tommybe
Padawan
Padawan
Non ho letto gli altri commenti.
Metti la manina sugli occhi, liberane ora uno, leggi.
Per me hai vinto.
Manca parecchio alla fine del tempo concesso, ma io non ho letto nulla di così bello.
Hai costruito un personaggio ingenuo, buono, sfortunato, che vive in simbiosi con il rispetto
per il padre. Ho scritto bene, con il 'rispetto', che è più del solo padre.
Quelle ultime due righe, fossi stato in grado di fermare la tua mano, non te le avrei fatte scrivere.
Non le merita il tuo protagonista, grosso, ciccione.
Buono come il pane.
Non ti abbraccio, ti stritolo.

8Lieve Empty Re: Lieve Mar Giu 15, 2021 12:20 pm

paluca66

paluca66
Padawan
Padawan
[Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link] ha scritto:Non ho letto gli altri commenti.
Metti la manina sugli occhi, liberane ora uno, leggi.
Per me hai vinto.
Manca parecchio alla fine del tempo concesso, ma io non ho letto nulla di così bello.
Hai costruito un personaggio ingenuo, buono, sfortunato, che vive in simbiosi con il rispetto
per il padre. Ho scritto bene, con il 'rispetto', che è più del solo padre.
Quelle ultime due righe, fossi stato in grado di fermare la tua mano, non te le avrei fatte scrivere.
Non le merita il tuo protagonista, grosso, ciccione.

Buono come il pane.
Non ti abbraccio, ti stritolo.
Concordo con Tommy, non possiamo fermare un attimo il contest e tu rimandi il racconto togliendo le ultime due righe?

9Lieve Empty Re: Lieve Gio Giu 17, 2021 8:58 am

Petunia

Petunia
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi
Ciao Autore 

come promesso torno un attimo sul tuo splendido racconto.
Non credo ti interessi sentirti dire bravo. Faccio quindi delle riflessioni più ampie perché la tua scrittura può solo che insegnare qualcosa per cui non mi potrei mai permettere di darti suggerimenti in tal senso.

Una sbavatura sono i settanta dollari al mese. Cifra decisamente eccessiva. Penso che al massimo potevi indicare dieci o quindi al mese ma era già molto. 

L’altra cosa riguarda il fatto di tenere sempre lo zoom attivo. Trovo un eccessivo uso di questa tecnica eseguita in maniera perfetta ma che alla lunga può stancare durante la lettura. Diventa, passami il termine, un po’ leziosa.
Per esempio un passaggio dim questo tipo: “ Si alza e fa il giro della scrivania, fino a piazzarsi davanti a me; mi porge la mano. La osservo per un po’, noto le macchioline gialle tra indice e medio, due anelli d’oro all’anulare.
A cosa serve nell’economia del racconto quel dettaglio sulle macchioline? È un ricamo, un qualcosa che ti fa dire wow che bello (distraendoti per un attimo dal contesto peraltro drammatico)
Di questi esempi ce ne sono parecchi. Vero è che la scelta della narrazione eseguita dal punto di vista del ragazzone fa sì che lui ci racconti quello che vede dal suo pdv. Forse la storia raccontata solo da quel pdv diventa più lenta e appunto può stancare.
Ho trovato eccellente la caratterizzazione dei personaggi e anche la costruzione del climax con un crescendo di drammaticità fino al tragico e inevitabile epilogo.


______________________________________________________
Divido tutti i lettori in due classi; coloro che leggono per ricordare e coloro che leggono per dimenticare.
(William Lyon Phelps)

10Lieve Empty Re: Lieve Gio Giu 17, 2021 9:52 am

ImaGiraffe

ImaGiraffe
Padawan
Padawan
Ciao Aut*

Il tuo è stato il sesto racconto che ho letto ma quello che mi hai lasciato è cosi forte che non me ne sono ancora liberato. Questo testo ha qualcosa di magnetico, poetico ma soprattutto di invernale.
Non ho letto molti western, non è uno dei miei generi preferiti, ma non ho mai letto della neve in un'ambientazione di questo genere. Solitamente si parla di caldo, sudore e polvere. 
Tu invece no, tu racconti di freddo, neve e di emozioni "lievi". Lo fai con una maestria tale da farci venire un brivido.
Un brivido che ovviamente arriva perché narri con delicatezza e attenzione  fatti tristi e malinconici. 
Non ho critiche da farti, i tuoi personaggi mi piacciono tutti sono cosi concreti e reali che ci si può rispecchiare senza troppe difficoltà.
Sul finale che qualcuno ha criticato invece io non ho nulla da eccepire, Brav*. Fare quella scelta sarà stata dura ma la vita è dura e non sempre finisce bene. 
Ottimo Ottimo Ottimo lavoro.
Grazie.

11Lieve Empty Re: Lieve Ven Giu 18, 2021 9:37 am

gdiluna

gdiluna
Younglings
Younglings
Questo racconto è scritto davvero benissimo ma quanto avrei preferito il lieto fine, anzi l'happy end vista l'ambientazione. Il ritmo delle descrizioni è in totale sintonia con l'approccio alla vita di Tyler e questo da al tutto una straordinaria compattezza. Proprio per questo la fine è spiazzante, mentre l'inverno procede con i suoi ritmi le vite degli umani si interrompono, dolcemente quella del padre, bruscamente quella del figlio. Concordo con chi mi ha preceduto circa l'inserimento dei caratteri secondari un po' fuori ritmo.

https://parolemiti.net/

12Lieve Empty Re: Lieve Ven Giu 18, 2021 11:06 am

Arunachala

Arunachala
Admin
Admin
ancora una storia molto molto bella.
per ora credo sia la mia preferita, anche se se la gioca con un'altra.
descrizioni ottimali, sia a livello fisico che emozionale.
caratterizzazione dei personaggi veramente forte e decisa.
trama molto buona, ben esposta e senza refusi, o perlomeno non ne ho notati io.
coinvolgente, ti trascina in maniera prepotente a osservare quanto accade.
davvero tanti commplimenti da parte mia.


______________________________________________________
L'unico modo per non rimpiangere il passato e non pensare al futuro è vivere il presente

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Non si può toccare l'alba se non si sono percorsi i sentieri della notte.

Kahlil Gibran

13Lieve Empty Re: Lieve Ven Giu 18, 2021 4:38 pm

Danilo Nucci

Danilo Nucci
Padawan
Padawan
Potrei limitarmi a dire che è un bel racconto, scritto magistralmente, in una forma impeccabile e con una bella storia ricca di umanità. Ma siamo qui anche per cercare il pelo nell’uovo e azzardo qualche osservazione.
Titolo un po’ enigmatico che non credo di aver capito.
In relazione ai vincoli della prova, la stanza da bagno, che dovrebbe essere comunque un pilastro del racconto, come in altri brani letti è molto marginale. Per i due personaggi, bene per il bancario, un po’ meno per il mercenario che è un po’ troppo cercato. Per il genere, ho un’altra idea del western, tant’è che la storia sarebbe stata perfetta anche in altri contesti dello stesso periodo storico, ma anche in altri, senza troppe modifiche.
Per gusto personale alcuni passaggi descrittivi, esteticamente belli, non aggiungono molto alla narrazione apparendo a tratti leziosi ed eccessivi. Faccio alcuni esempi:
“I rintocchi del pendolo sul muro sono come le martellate di un fabbro”.
“i grossi fiocchi sbattono sui vetri delle finestre, come tanti pugni di qualcuno che vorrebbe entrare”
“sono distratto dal vorticare di alcune particelle di polvere sospese nel fascio di luce della finestrella. Sono così eleganti che sembrano danzare”.
Infine, vista la cura dei dettagli, mi sarei aspettato una spiegazione di come, nel suicidio finale, si possa riuscire a premere il grilletto di un lungo fucile ad avancarica, con la canna puntata al palato.
A parte tutti questi dettagli, non mi spiacerebbe saper scrivere così.

14Lieve Empty Re: Lieve Ven Giu 18, 2021 8:58 pm

digitoergosum

digitoergosum
Padawan
Padawan
Grazie per aver scritto per noi.

Le pulci:

1. "Io invece sono grosso e pesante e quando incappo in fossi dove lo strato di neve è spesso e profondo fino alle ginocchia." e...come già notato in altri racconti...mi manca il fiato. Quando incappa...cosa accade?

2. "Stai davvero bene gli dico," coi capelli tutti tirati indietro. " dopo " bene" dovresti chiudere la frase e poi riaprirla.

3.... Per farmi capire bene nel silenziatore della nevicata... (?)

4. Un cuscino pressato in viso. Sul viso.

5. "Ho versato il caffè in una tazza e l'ho porta allo sceriffo." (?)

Ci sono altri refusi?

Piacevolezza di lettura:

Si, probabilmente ce ne sono altri. Solo che sono entrato, sei stat* capace di farmi questo, in un mood dove non mi interessava più cercare pulci e invece godermi questo racconto. E ho tirato dritto fino alla fine. Il tuo è un pienissimo Western, se per Western intendiamo anche quel filone che esce dallo stereotipo. Un Western riflessivo, alla "Balla coi Lupi" di Kostner. Eppure mi hai anche, stranamente ma efficacemente, portato a pensare a "L'ultima Neve di Primavera". È un racconto lento come l'inverno canadese, me lo immagino ambientato ai confini col Canada. Mi hai commosso, mi commuovo facilmente, ma ancora non mi era accaduto coi racconti del terzo step. Non calchi la mano, hai coraggio a scrivere in prima persona e lo fai efficacemente. A fondo pagina ho segnato "8", che vuol dire "da rileggere alla fine come possibile candidato alla cinquina". Grazie, veramente grazie.

15Lieve Empty Re: Lieve Sab Giu 19, 2021 5:31 pm

Susanna

Susanna
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi
Il titolo è curioso e accattivante: dopo la lettura del racconto, stupendo.
Un racconto, che pur con la durezza del periodo e il finale difficile, è dolce, con tante cose buone dentro: l’amore per un padre pur con un passato condannabile o censurabile, il desiderio di crescere onesto e con le sole proprie forze, lo sforzo di non rispondere alle provocazioni.
Persino nel momento del rifiuto del prestito il protagonista pare non perdere di vista la propria “etica” passatemi il termine, e il rimorso per aver, sia pure inavvertitamente causato una morte e per il furto, sono troppo per una persona semplice, ma non per questo meno "nobile". Una bella caratterizzazione del personaggio e della situazione nel suo complesso.
Anche il momento in cui accompagna il padre alla morte, per quanto possa sembrare crudele la scelta, è stato addolcito dalle motivazioni, che parlano di affetto.
Ad una prima lettura mi sono appuntata alcuni refusi e qualche frase che non girava bene, ma non hanno pesato molto sul giudizio finale e non te le elenco, (magari se ti interessano me lo dirai, ma non sono sostanziali): un bel racconto, che mi ha portato in un mondo “lieve”, nonostante il difficile contesto che vivono i protagonisti e la profondità di quanto sei riuscito ad esprimere è più rilevante dei dei piccoli difetti o di qualche incertezza nella punteggiatura che ho rilevato.
Concordo con chi l'ha definito emozionale, una parola che racchiude tanto.

Troppo buonista il giovane? Forse, ma chi, vivendo in un certo contesto non desidera spazzare via le negatività sognando un modo diverso di vivere la propria vita, diverso dal passato?


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"Quindi sappiatelo, e consideratemi pure presuntuoso, ma io non scrivo per voi. Scrivo per me e, al limite, per un'altra persona che può capire. Spero di conoscerla un giorno… G. Laquaniti"

16Lieve Empty Re: Lieve Sab Giu 19, 2021 7:21 pm

gipoviani


Viandante
Viandante
Gran bel racconto, gran bel personaggio. Non l'avrei fatto, forse, grande e grosso (un po' banale e stereotipato, non trovi?).
Però veramente una bella storia. Western ma universale. Bravo/a

17Lieve Empty Re: Lieve Dom Giu 20, 2021 3:47 pm

Tommybe

Tommybe
Padawan
Padawan
Non so perché lo scrivo qui. Ci sono differenze abissali di età e del modo di pensare, ma mai come in questo momento mi sono sentito appartenere a un gruppo.
Grazie.

18Lieve Empty Re: Lieve Dom Giu 20, 2021 3:58 pm

Susanna

Susanna
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi
[Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link] ha scritto:Non so perché lo scrivo qui. Ci sono differenze abissali di età e del modo di pensare, ma mai come in questo momento mi sono sentito appartenere a un gruppo.
Grazie.
Non sei l'unico, e si sta così bene!


______________________________________________________
"Quindi sappiatelo, e consideratemi pure presuntuoso, ma io non scrivo per voi. Scrivo per me e, al limite, per un'altra persona che può capire. Spero di conoscerla un giorno… G. Laquaniti"

19Lieve Empty Re: Lieve Mar Giu 22, 2021 12:41 pm

Fante Scelto

Fante Scelto
Padawan
Padawan
Mi ha colpito moltissimo le emozioni che questo gran racconto riesce a suscitare.
Ha una delicatezza (di descrizioni, di ambientazione, di situazioni) che non può lasciare indifferenti.
Il tema della disabilità è trattato con garbo e senza esagerazioni, inserito nel contesto di una storia che funziona e che lascia trasparire una penna sensibile.
Sì, non è un western classico, ma forse questo è il suo vantaggio principale.

Stilisticamente e contenutisticamente ci sono delle cose che mi hanno convinto meno.
Capitolo stile: la storia parte con uno stile un po' compassato, quasi ingenuo (passami il termine), che però migliora e tanto da metà in poi, al punto da sembrare scritto da due mani diverse.
Alcune situazioni che hai scelto di trattare sembrano poco western e più liceali, mi riferisco all'incontro in biblioteca e al ganzo che porta via la bella in particolare.
Poi c'è qualche elemento della trama un po' così, tipo la biblioteca al piano interrato (non so quanto probabile in una casa del vecchio west) e il fucile puntato in bocca (dipende dal modello, ma gli avancarica erano tendenzialmente molto lunghi).
Piccole cose che, comunque, non inficiano la bellezza del racconto, al massimo tradiscono una poca dimestichezza con l'ambientazione storica (ma non c'è nulla di sbagliato in questo).

Sempre stilisticamente, la parte finale, dal furto del cavallo in poi, accelera e lo fa in un crescendo drammatico: hai tenuto lo stesso registro delicato della prima parte. Pressa di più! 
Dai forza a una storia che sta andando in pezzi per tragedia!
Non serviva calcare tanto la mano, solo adattare il registro.
Un esempio a casaccio: il finalissimo "cose così, frottole." "Cose così, cazzate." O balle. Frottole è moscio, è troppo lieve. Sta per uccidersi, accidenti.

Infine, ultima nota, il titolo. 
Penso sia un riferimento a tutta quella delicatezza che pervade la storia, dalla neve alle tante emozioni dei protagonisti, però non mi soddisfa. Ci voleva qualcosa di più potente, come le emozioni che questo racconto mi ha suscitato.

Ti faccio ampi complimenti perché è un lavoro perfettibile ma davvero con una base importante e notevole.

20Lieve Empty Re: Lieve Mar Giu 22, 2021 1:35 pm

CharAznable

CharAznable
Padawan
Padawan
E' difficile commentare qualcos di così ben fatto. Ti porgo i miei complimenti, già qui all'inizio, perché è davvero un racconto ben scritto e ben riuscito. Sono pochissime le pecche che ho trovato al suo interno però volevo segnalartele così da rendere meno inutile il mio commento :-D
Parto da un "difetto" legato esclusivamente allo step: Il mercenario è un po' forzato. Ci doveva essere e c'è.
Settanta dollari al mese non è una cifra irrisoria. In due ci si poteva vivere discretamente.

La scena in banca. Dal mio punto di vista la morte del banchiere è superflua. Forzata, poco verosimile ma soprattutto superflua. Anche perché le vicende successive si sarebbero potute svolgere ugualmente. Deluso, Tyler avrebbe rubato il cavallo per un ultimo giro con il padre. Fino al triste epilogo. Ma questo è il mio punto di vista. Il tuo è quello all'interno del racconto. Ed è notevole.
Complimenti.
Grazie.


______________________________________________________

I giorni indimenticabili della vita di un uomo sono cinque o sei in tutto. Gli altri fanno volume.

21Lieve Empty Re: Lieve Mer Giu 23, 2021 10:07 pm

Asbottino

Asbottino
Younglings
Younglings
Che mazzata il finale, fantastico. Mamma che racconto, lo hai davvero curato, tirato alla perfezione. Personaggi perfetti, ritmo avvolgente, tanta poesia, tanta tristezza. Vai e fidati di cosa ti racconta la gente. Ma se le storie le racconti tu, credo anche alla pipì che si congela. Davvero, non so che aggiungere. Ti dico questo, quando scrivi così è come farsi distrarre da quelle particelle di polvere sospese nel fascio di luce. Io resto ipnotizzato. Un grandissimo racconto, western nel midollo, profondo e allo stesso tempo essenziale e semplice da leggere.
Poi mi dici dove è ambientato. Un posto freddo. Montana? North Dakota? Ci ho sentito anche un po' di fratelli Coen...

22Lieve Empty Re: Lieve Gio Giu 24, 2021 12:33 pm

Hellionor

Hellionor
Admin
Admin
Se Lars von Trier leggesse il tuo racconto ci farebbe subito un film, magari lo aggiungerebbe alla trilogia del cuore d'oro. Io di quella trilogia ammetto di aver visto solo Le onde del destino e Dancer in the dark (e di aver praticamente pianto tutto il dannatissimo tempo), e posso dirti (anche se non saprei spiegare bene perché) che il tuo racconto mi ha riportato vividamente alla memoria Dancer in the dark per il cuore che hai dato al tuo protagonista principale. Quel cuore è più grande di lui, ed è proprio un cuore d'oro.
Onestamente non ho molto da dirti, mi hai lasciato questa non tanto lieve sensazione di tristezza addosso, quella sensazione che mi lasciano le persone buone che vengono schiacciate dalla realtà.
Hai saputo condurlo magistralmente questo testo, apre a scorci di pensieri e a riflessioni profonde.
Grazie.
Ele



Ultima modifica di Hellionor il Gio Giu 24, 2021 12:53 pm - modificato 1 volta.

23Lieve Empty Re: Lieve Gio Giu 24, 2021 12:51 pm

Tommybe

Tommybe
Padawan
Padawan
Ci vorrebbe un super premio per questo autore.
Ho detto tutto.

24Lieve Empty Re: Lieve Gio Giu 24, 2021 4:20 pm

Molli Redigano

Molli Redigano
Padawan
Padawan
Racconto scritto ottimamente, se proprio dovessi fare qualche appunto, la scrittura mi è sembrata meno curata soltanto nel primo paragrafo. Poi più nulla. E infatti ti segnalo queste imprecisioni:

"Certo, con un cavallo sarebbe tutto più facile, invece mi tocca trainarla a mano, questa lista."


Credo volessi dire slitta.




"A casa mi spoglio dal grande cappotto di pelliccia e appendo sul muro il lungo fucile ad avancarica"



"A casa mi spoglio dal grande cappotto di pelliccia e appendo al muro il lungo fucile ad avancarica"



Giustifico questa mia correzione con un esempio pratico: noi diciamo, comunemente, salire sul treno. Ma è scorretto anche se adattato all'uso. Bisognerebbe dire salire in treno. 




«Stai davvero bene gli dico, «con i capelli tutti tirati indietro.»



«Stai davvero bene,» gli dico, «con i capelli tutti tirati indietro.»


Hai perso una virgola e le » dopo bene.




"Quando la signorina Marr va via, con un laconico: le cose si sistemeranno, scendo in biblioteca."



"le cose si sistemeranno" io l'avrei messo in corsivo o tra virgolette.




Quanto sopra, è tutto ciò che posso segnalare per la parte tecnica. Come ho già detto, il tutto si concentra nella parte iniziale, poiché la scrittura va poi in crescendo, nel senso migliorativo, di pari passo con la trama.


L'inizio di questo bel racconto mi ha ricordato "Il richiamo della foresta", per cui l'ho apprezzato e gustato dal principio. Forse forse avrei dato più "dignità" a Tyler, descritto come un uomo grande e grosso ma che non sfrutta la sua forza potenziale perché d'animo buono. Ecco, avrebbe avuto bisogno di un po' più di cattiveria. Chissà, forse anche le condizioni del padre hanno influito sul suo carattere limitatamente a questo racconto. Lo dico perché mi capita sempre, leggendo un racconto, di immaginarmi cosa ci potesse essere prima e dopo la storia che sto leggendo. E questo testo, tra gli altri pregi, ha la capacità di aprire la mente del lettore a tutti i possibili contorni.


Come detto, non un western classico, ma sicuramente un western, anche se magari ci si aspettava d'incontrare cow-boy, indiani, eccetera. Una storia triste che però trasmette gioia per averla letta. Insomma una specie di ossimoro letterario (magari sto dicendo una cazzata). 


Lieve. Sì, direi un titolo perfettamente in linea con il personaggio protagonista.


______________________________________________________
Branzagot senz'onma.

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25Lieve Empty Re: Lieve Gio Giu 24, 2021 4:52 pm

Antonio Borghesi

Antonio Borghesi
Padawan
Padawan
Il racconto è fin troppo scritto bene. da primo della classe ma proprio per questo non mi ha dato nessuno stimolo. Il tuo ciccione mi sembra un po' il Tonto classico dei western. Poco intelligente e ci può stare ma anche sfigato per come fa morire il banchiere. Poi ruba un cavallo e ci porta in giro il padre di notte senza che si assiderasse. Insomma qualche incongruenza c'è. Mi sarebbe piaciuto capire perchè il padre avesse preso sei pallottole nella schiena. Speravo fosse stato lo sceriffo, suo compagno  mercenario. Invece no! Quei refusi di "lista" e "silenziatore" per chi si concentra così bene sulle frasi non dovrebbero esserci. In effetti un western strano. Non convenzionale. Il titolo non l'ho capito e credo di non essere il solo.

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