Different Tales
Benvenuto su Different Tales
Prima di interagire leggi qui https://www.differentales.org/t1-regolamento-del-forum
Se hai già letto e compreso il regolamento è fantastico, nondimeno questo avviso apparirà per il resto dei tuoi giorni, e se non accedi ti apparirà in sogno.
Poi non dire che non ti avevamo avvisato.

Unisciti al forum, è facile e veloce

Different Tales
Benvenuto su Different Tales
Prima di interagire leggi qui https://www.differentales.org/t1-regolamento-del-forum
Se hai già letto e compreso il regolamento è fantastico, nondimeno questo avviso apparirà per il resto dei tuoi giorni, e se non accedi ti apparirà in sogno.
Poi non dire che non ti avevamo avvisato.
Different Tales
Vuoi reagire a questo messaggio? Crea un account in pochi click o accedi per continuare.

Il forum di scrittura creativa che cercavi

Ultimi argomenti attivi
» Superauguri a Supergric!
Kimama - Pagina 2 EmptyOggi alle 1:13 am Da Molli Redigano

» Restaurazione
Kimama - Pagina 2 EmptyOggi alle 12:58 am Da Molli Redigano

» Animals
Kimama - Pagina 2 EmptyOggi alle 12:31 am Da Molli Redigano

» I figli della pioggia
Kimama - Pagina 2 EmptyIeri alle 7:31 pm Da digitoergosum

» Nivaltur e il dolce del millennio
Kimama - Pagina 2 EmptyIeri alle 7:01 pm Da Hellionor

» Concorso a tema "Liberi di Scrivere"
Kimama - Pagina 2 EmptyIeri alle 6:36 pm Da SuperGric

» Posizione privilegiata
Kimama - Pagina 2 EmptyIeri alle 6:32 pm Da FraFree

» Salsicce Mezzanotte
Kimama - Pagina 2 EmptyIeri alle 6:30 pm Da SuperGric

» Dolce veleno
Kimama - Pagina 2 EmptyIeri alle 6:25 pm Da FraFree


Non sei connesso Connettiti o registrati

Kimama

+21
Fante Scelto
Resdei
CharAznable
gipoviani
Susanna
miichiiiiiiiiiii
Asbottino
vivonic
gdiluna
Danilo Nucci
paluca66
digitoergosum
Byron.RN
FedericoChiesa
Antonio Borghesi
ImaGiraffe
Arianna 2016
Arunachala
Akimizu
Petunia
Different Staff
25 partecipanti

Vai alla pagina : Precedente  1, 2

Andare in basso  Messaggio [Pagina 2 di 2]

1Kimama - Pagina 2 Empty Kimama Lun Giu 07, 2021 12:26 pm

Different Staff

Different Staff
Admin
Admin
Promemoria primo messaggio :

La notizia dell'evasione di Charlie Gun dalla prigione di Barrytown in Kansas, grazie al telegrafo, raggiunse rapidamente la maggior parte delle città dello stato e degli stati confinanti. Quando lo venne a sapere George Milton, cassiere della banca di Fortune Creek in Colorado, il suo colorito virò velocemente dal rosa al grigio cenere. Si trovava all'emporio del vecchio Culbert per acquistare delle patate e dei fagioli, quando entrò il becchino per renderlo partecipe della novità. Le sue gambe cedettero per un attimo, di certo per l'implicazione che quella notizia comportava, ma anche per lo sguardo colmo d'avidità che quell'avvoltoio gli riservò.
«Avanti George, siediti un minuto» disse il signor Culbert uscendo da dietro il bancone e porgendogli una sedia. «Stattene qui tranquillo mentre io ti vado a rimediare un goccetto.»
“Già, sono proprio tranquillo con quel beccamorto che continua a squadrarmi dalla testa ai piedi” pensò George, dondolandosi avanti e indietro sulla sedia. Per sua fortuna però il becchino abbandonò quasi subito l'emporio, lasciandolo ad affogare nei propri pensieri. Quando il vecchio finalmente ritornò nella stanza, reggeva tra le mani due bicchieri e una bottiglia di whisky. Riempì un bicchierino sino all'orlo e lo passò a George, poi rabboccò anche il suo.
«Alla salute» disse Culbert. George Milton si limitò ad annuire, quindi ingoiò in un sorso quel liquido dal colore del rame.
«Hai notato come mi squadrava quel bastardo di Felton? Sarà già corso a prepararmi la cassa, ci scommetto il sedere.»
«Lascialo perdere» rispose il vecchio, «è un avido, pensa solo agli affari. Per lui ogni cosa è una questione d'affari.»
«Già, ma questo è un affare che riguarda soltanto me, purtroppo.»
Qualche mese prima Charlie Gun aveva provato a rapinare la banca di Fortune Creek con alcuni complici, ma grazie all'intervento di George il colpo era sfumato. Quel gesto eroico gli aveva procurato una pallottola alla gamba destra e una promessa ancor più dolorosa. Difatti, prima di fuggire al galoppo inseguito dal vecchio sceriffo, Charlie gliel'aveva giurata, fosse stata anche l'ultima cosa che avesse fatto nella vita.
«Già me lo vedevo sulla forca, quel figlio di una gran baldracca!» protestò l'impiegato, come rivolgendosi direttamente al destino.
«Parlane col nuovo sceriffo, magari lui ti può aiutare» suggerì Culbert.
«Chi? Willard? Quello non vale l'unghia del mignolo della mano sinistra del vecchio sceriffo, pace all'anima sua. Quando estrae la pistola è già molto se riesce nell'impresa di non spararsi sugli stivali.»
Il vecchio Culbert ridacchiò di gusto, poi si riempì un altro bicchiere, senza essere imitato da George.
«No, come ho già detto questo è un affare che riguarda soltanto me» continuò George, parlando più a se stesso che al vecchio. «Devo pensarci io e devo farlo in fretta.» Detto questo, l'uomo pagò per la merce che aveva acquistato e salutò il vecchio. Mentre raggiungeva l'uscita zoppicando, la gamba gli regalò una fitta più fastidiosa del solito, come a volergli ricordare che la promessa di morte di Charlie Gun si stava avvicinando.
 
Fu nel corso di una vivace riunione cittadina che gli abitanti di Fortune Creek decisero di porre fine alle scorrerie di Charlie Gun piazzando una taglia sopra la sua testa. Per ovvie ragioni fu George Milton a caldeggiare quella possibilità, eppure anche tanti altri cittadini si trovarono concordi con lui, visto che nessuno poteva sentirsi al sicuro con quella carogna a piede libero. Tra l'altro il signor Johnson, direttore e proprietario della banca cittadina, per una sorta di riconoscenza nei confronti del suo impiegato, si era impegnato per la quasi totalità dei millecinquecento dollari di taglia. Così, una volta presa la decisione, avevano fatto uscire delle inserzioni sulle pagine di una mezza dozzina di giornali della zona, sperando poi che il vento del deserto(o chi per esso) trasportasse la notizia sulla taglia sempre più lontano, dritta dritta alle orecchie giuste.
George Milton godeva ancora di buona salute quando quella strana coppia entrò in città. I due uomini procedevano lentamente su grossi cavalli dal manto nero, i cappelli ben calcati sul volto. Nonostante questo però, gli abitanti di Fortune Creek non poterono fare a meno di notare le fattezze degli stranieri.
«Un negro e un dannato indiano» ragliò uno mentre gli passavano accanto, «chissà cosa vogliono.»
«Dipendesse da me, certi rifiuti li riempirei di piombo prima di fargli mettere il muso in città» berciò un altro, concludendo l'intervento con una risata sguaiata. Nel frattempo si era creato un capannello di curiosi e anche altri individui si erano uniti a quell'incauta allegria.
A quel punto il nero, infastidito, si girò verso il primo che aveva riso, fulminandolo con gli occhi, dopodiché scostò la giacca per mostrare la pistola  che gli pendeva dal cinturone. D'un tratto tutta l'ilarità cessò.
«Basta con queste stupidaggini, le presentazioni rimandiamole a dopo» disse l'indiano, arrestandosi davanti a un edificio e scendendo da cavallo. «Ho bisogno di un bagno, la sabbia del deserto mi si è infilata sin dentro le mutande.»
Prima di varcare la porta del locale si rivolse ancora una volta al compagno. «Aspettami qui e non fare entrare nessuno.»
 
Quando l'indiano si chiuse la porta alle spalle, il proprietario della bath  house, un uomo basso e calvo, gli andò incontro.
«Buongiorno, signore, cosa possa fare per lei?» domandò in modo affabile.
«Un bagno. Caldo. E due asciugamani.»
L'ometto si mosse senza perdere tempo, riempì con l'acqua la tinozza  in metallo situata in fondo alla stanza, poi si occupò del braciere.
Lungo la parete erano stati ricavati quattro alloggi grazie a dei divisori in legno, all'interno dei quali erano state posizionate quattro tinozze, due di metallo e due in legno. Nella parte anteriore di ogni alloggio il gestore aveva anche sistemato dei vecchi drappi di colore rosso, per garantire alla sua clientela un minimo di riservatezza.
L'indiano si diresse verso l'unica tenda tirata e la scostò.
«Hey amico, che succede? Hai perso qualcosa?» chiese l'uomo a mollo nel catino di legno.
«Vattene» rispose il pellerossa.
«Come sarebbe a dire?» sbraitò l'altro, risentito.
L'indiano non perse tempo, estrasse la pistola e sparò al catino. «Ho detto vattene.»
L'uomo, visibilmente spaventato, uscì dal mastello ormai inservibile e raccolse i vestiti, puntando con rapidità la porta.
«Dimentichi questo» disse l'indiano lanciandogli il cappello, «per coprire le vergogne.»
«Ma che diavolo è successo qui?» piagnucolò l'ometto calvo, passandosi nervosamente le mani sulla testa liscia.
«Nulla che non si possa aggiustare» rispose placidamente il nativo americano, tirando fuori una moneta da cinque dollari. «È pronto il mio bagno?»
L'uomo calvo fece di sì con la testa, facendo sparire la moneta nella tasca dei calzoni.
«Bene. Ora esci e non rientrare fino a quando avrò finito. Corri dal signor Johnson e avvisalo che Johnny Falena e Virgil sono qui per la taglia su Charlie Gun.»
Quando l'uomo uscì, Johnny Falena iniziò a spogliarsi, appoggiando gli abiti sulla sedia vicino al catino. In ultimo si tolse il cappello di cuoio marrone dalla forma arrotondata, levò le forcine e lasciò fluire liberi i lunghi capelli neri. Con un rapido gesto li portò subito sul davanti, a nascondere le orrende cicatrici che deturpavano il suo petto.
Un folto cespuglio nero nascondeva la fessura tra le gambe, ultimo baluardo di una femminilità massacrata. S'immerse nell'acqua calda, serrò gli occhi e fece scivolare le dita sopra i solchi frastagliati, là dove un tempo troneggiavano i seni. Era passato parecchio tempo da quando i miliziani dell'Unione avevano attaccato il suo villaggio, violentandola e mutilandola. Avevano reciso le sue mammelle, macabri trofei da esibire agli amici, lasciandola a terra agonizzante, assieme ad altre decine di corpi. Avevano creduto fosse morta, ma la sua voglia di vivere era stata più forte di tutto, ancora più forte dell'annientamento e del dolore, così lo sciamano e le erbe miracolose erano riusciti nell'intento di rimetterla in piedi.
Sì, era viva, ma qualcosa in lei non c'era più. La farfalla era morta per lasciare spazio alla falena, la creatura che si nutre della notte, l'essere oscuro e dannato attratto dalla luce di un passato che non può ritornare. Si era compiuta una metamorfosi, una trasformazione benedetta dall'odio che reclamava il suo tributo di sangue e vendetta.
Quando Johnny Falena uscì, a nessuno balenò per un solo secondo l'idea che quell'individuo potesse essere una donna. «L'acqua è ancora tiepida se vuoi toglierti di dosso un po' di sporcizia» disse a Virgil con voce cupa.
 
L'ufficio di Frederick Johnson era spazioso e accogliente, permeato da un odore dolciastro di tabacco. Lui e l'indiano erano seduti uno di fronte all'altro, mentre Virgil stava in piedi, alle spalle di Johnny Falena. Il direttore sfregò un fiammifero sul bordo della scrivania e incendiò il fornelletto della pipa.
«Allora le cose stanno davvero così» disse Johnson, fissando il messaggio appena giunto dal vicino ufficio telegrafico.
«Già» confermò Virgil «le nostre informazioni erano esatte. Dopo la fuga dalla prigione, Charlie Gun si è diretto a nord con un paio di uomini, inseguito dallo sceriffo di Barrytown. Presumibilmente deve aver fatto perdere le proprie tracce nei pressi del Green River, ha invertito la marcia ed è tornato a sud.»  
«Secondo il vostro informatore in questo momento si trova a Silent City» continuò Johnson, indicando con la base della pipa il messaggio abbandonato sul ripiano della scrivania «e questo vuol dire che...»
«Per domani mattina sarà in città» terminò al suo posto Johnny Falena.
«Vado ad avvertire George, è doveroso metterlo a conoscenza degli sviluppi» disse il direttore, alzandosi dalla poltrona e raggiungendo il cassiere allo sportello. Quando Johnson rientrò nella stanza, Johnny e Virgil erano in piedi davanti alla finestra.
 «L'ha presa bene?» lo interrogò Johnny, lo sguardo perso oltre il vetro chiazzato di polvere.
«Tutt'altro» rispose il signor Johnson. «Mi raccomando, la vita di George Milton è nelle vostre mani.»
«Lo tranquillizzi allora. Appena Charlie Gun entrerà in città sarà un uomo morto.» A quel punto l'indiano si voltò e guardò intensamente il direttore, indicando la finestra alle sue spalle. «Cosa c'è nell'edificio di fronte alla banca?»
«Oh, quella è la vecchia scuola. Il piccolo Sam Belton è morto là dentro... Una cosa improvvisa e inspiegabile. Da quel giorno nessuno degli altri bambini ha più voluto mettervi piede. Siamo stati costretti a costruire un'altra scuola, lontano da lì. Davvero una strana e triste storia.»
«Per noi è perfetta» disse Virgil con un mezzo sorriso. «Ci apposteremo là dentro.»
 
Quando Johnny e Virgil entrarono nella vecchia scuola, l'indiano corrugò la fronte e sorrise impercettibilmente.
«Non mi stupisce che i bambini non siano più voluti entrare qua dentro. Sono più ricettivi dei grandi, molto di più. Sento la presenza del piccolo Sam.»
Virgil inarcò un sopracciglio con aria interrogativa.
«Non preoccuparti, non ha pregiudizi razziali. Non ci darà fastidio.»
Virgil rise rumorosamente, poi prese a ispezionare la stanza. Al centro era posizionato un grosso tavolo, circondato da quattro panche. Lì vicino, una robusta stufa a legna garantiva il riscaldamento dei piccoli
durante le giornate più fredde. Di fronte al tavolo un barile di legno che fungeva da piano d'appoggio per la maestra. Virgil oltrepassò il barile, poi si fermò: abbandonato sul pavimento in terra battuta c'era un bastone appuntito e tutto intorno solchi che formavano lettere e numeri, testimoni polverosi di una lontana lezione.
«Hai visto?» disse Johnny. «La terra ricorda e insegna. Sempre.»
Virgil annuì, poi strinse a sé Kimama. Quello era il vero nome di Johnny Falena e Virgil lo sapeva, perché conosceva il suo segreto.
La baciò sulla fronte, stringendola ancora più forte. «Kimama, sei proprio sicura che Charlie Gun domani arriverà in città?»
«Ho mai sbagliato? Ho sognato il suo nome, ho visto il suo volto impresso nelle fiamme del fuoco e questa notte ci sarà la luna piena. La sua anima mi appartiene.»
Virgil fece risalire le mani lungo i fianchi di Kimama, poi con estrema dolcezza accarezzò il ricordo del suo seno. Lei con un movimento fulmineo si girò, concedendogli la parete liscia della schiena. Non permetteva a nessuno di toccarle il petto, neppure al suo amico, servitore, aiutante e amante. Odiava quelle cicatrici, perché le facevano ancora un male tremendo. Non fuori, ma dentro.
«Non credo verrà da solo. Tu pensa agli altri, ma lui lascialo a me» disse infine, staccandosi da Virgil. Il sole stava tramontando, con la luce morente in attesa di cedere il passo all'oscurità. Kimama raggiunse una delle tre finestre e la spalancò, fiutando l'aria.
«È in arrivo un temporale» disse con voce stanca, poi richiuse la finestra e corse verso Virgil. Lo abbracciò forte, poi posò le proprie labbra su quelle di lui.
 
Quando Charlie Gun arrivò in città per placare la propria sete di vendetta erano da poco scoccate le dieci. Un cielo pesante e carico di pioggia gravava sulle teste degli abitanti di Fortune Creek, pronto a ricoprire col suo sudario di umidità la vita di tutti, in particolare quella di George Milton. Non era solo, aveva portato con sé due uomini. Appena i tre furono di fronte alla banca, Charlie impugnò la pistola e sparò un colpo contro una delle finestre dell'istituto.
«Esci fuori, eroe» gridò il bandito, facendo esplodere un nuovo colpo. «Se non esci entrerò io e farò una strage.»
Johnny Falena e Virgil erano affacciati alla porta della scuola e osservavano la scena con attenzione. Non appena i tre smontarono da cavallo, Virgil uscì col suo fucile e in rapida successione sparò ai complici di Charlie, uccidendoli sul colpo. Quando Charlie si girò di scatto in direzione degli spari, lui lo teneva già sotto tiro col Winchester.
«Rimetti la pistola nel cinturone e vieni lentamente verso di me» tuonò Virgil.
«Non prendo ordini da un negro» rispose l'altro, sputando per terra.
«Il cassiere della banca è la dentro» disse Virgil, puntando lo stivale verso la porta della scuola. «Non vogliamo che muoia nessun altro, questa è una questione tra te e lui.»
Charlie lo squadrò con attenzione, poi sputò di nuovo.
«Se non ti fidi, ti apro subito un buco nel petto e ti mando a far compagnia ai tuoi compari» continuò Virgil. «A te la scelta.»
A quel punto Charlie ripose la pistola e si avvicinò con tutta la cautela del caso. Appena si trovò in prossimità della soglia Virgil lo spinse dentro, poi chiuse la porta. Aveva cominciato a piovere e il cielo da grigio si era fatto nero pece. All'interno della scuola regnava l'oscurità e c'era più buio che nel fondo di una miniera.
«Hey, eroe, dove ti nascondi? Qui è più nero che dentro il culo di tua madre» ringhiò Charlie impugnando la Colt.
In effetti non si riusciva a vedere nulla: appena svegli, Kimama e Virgil avevano oscurato le tre finestre con delle coperte e il cielo scuro non permetteva alla luce del sole di fare breccia tra le fessure createsi nel legno.
Kimama accese un fiammifero e subito ci soffiò sopra. Charlie Gun sparò in direzione di quel bagliore morente con un senso di angoscia che iniziava a stringergli le budella.
«Mostrati, codardo. Dimostra di essere un uomo, non ti nascondere.»
«Essere uomo? È un po' difficile» rispose Kimama con voce spettrale.
Il bandito fece esplodere un nuovo colpo verso quella voce, senza ottenere alcun risultato. La nativa americana della tribù degli Scioscioni si trovava alle spalle del ricercato quando sfregò un secondo fiammifero. Charlie Gun sentì lo sfregamento e si girò sparando, mentre la fiammella si dissolveva nell'umidità scura.
Kimama si orientava nel buio con naturalezza, grazie alla vista da falena che le avevano donato i soldati dell'Unione, quando l'avevano lasciata a vagare nelle tenebre sul baratro della morte. La luce di malvagità che emanava il corpo dell'uomo brillava nel buio, attirandola inesorabilmente, ma lei sapeva che doveva attendere ancora un po'. Cominciò a correre per la stanza, saltò sul tavolo, sulle panche, girò attorno al corpo di Charlie Gun che, sempre più disorientato, sperimentò un'insolita paura. Lo spostamento d'aria della donna, quando gli passava accanto, lo fece impazzire.
«Smettilaaaa! Fatti vedere» piagnucolò al culmine dell'esasperazione, dopodiché scaricò un'altra pallottola nel nulla.
Con la Colt oramai scarica, la donna falena poté finalmente avvicinarsi a quella luce. Era a pochi centimetri dal bandito quando accese un altro fiammifero, l'ultimo, per farsi vedere.
«Non temere, tra un po' sarà tutto finito» gli disse, mentre Charlie continuava a premere nervosamente il grilletto muto, col viso trasfigurato dalla paura.
Kimama soffiò sulla fiamma, lasciando che la puzza di zolfo bruciato inondasse le loro narici, poi raggiunse l'uomo e con forza gli piantò nel collo il bastone appuntito che in quella scuola veniva utilizzato per insegnare ai bambini la magia delle lettere e dei numeri. La sua lingua da gatto s'immerse nel sangue, assaporando la vita che defluiva da quel corpo. Le piaceva quel sapore ferroso, perché lo associava a quello della vendetta e questo contribuiva a fiaccare il suo dolore.
 
Fortune Creek galleggiava già parecchie miglia dietro di loro quando Kimama saltò dal suo cavallo su quello di Virgil. Aveva cessato di piovere e il sole pulsava feroce sopra al deserto.
«Proteggimi dalla luce o rischierò di bruciarmi le ali» gli disse abbracciandolo e poggiando la testa contro la sua schiena possente.
Lui rise e lei gli andò dietro.
«Hai ritrovato un po' di pace?» le domandò dolcemente
«Lo sai che non succederà mai.»
Ci fu un attimo di assoluto silenzio, poi le loro mani si toccarono,
intrecciandosi in un legame indissolubile.


26Kimama - Pagina 2 Empty Re: Kimama Gio Lug 01, 2021 9:37 pm

Hellionor

Hellionor
Admin
Admin
Mi trovo totalmente d'accordo con [Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link] .
I personaggi hanno (avrebbero) una grandissima potenza, ma le incursione del narratore, gli info dump e i cambi di pdv li indeboliscono, e questo è davvero un peccato.
Snellirei le descrizioni e mi concentrerei sui dialoghi, cercando di fornire le indicazioni sul passato in maniera meno "spiegone" e più "casualità" (non dico che sia semplice, non lo è, ma renderebbe la lettura molto più fluida). Devi fidarti dei tuoi personaggi ma devi fidarti anche dei tuoi lettori. I lettori non hanno bisogno di sapere tutto, hanno bisogno di sapere quello che serve a entrare nel tuo racconto. Il resto è superfluo.
Trovo che il tuo racconto abbia grande potenzialità ma così com'è adesso non riesce a convincermi.
Ele

27Kimama - Pagina 2 Empty Re: Kimama Lun Lug 19, 2021 3:03 am

caipiroska

caipiroska
Padawan
Padawan
Mi aggrego al coro di chi sostiene che Kimama sia, con ogni probabilità, il personaggio femminile più potente dell'intero step: misteriosa, sensuale e con una gran sete di vendetta.
Innamorarsi di lei è facile, perchè il suo passato rimane indelebile nel cuore del lettore, ma le sfaccettature della sua profonda personalità rimangono un pò in ombra nel testo.
Di questo mi sono chiesta il motivo, perchè davvero Kimama, a mio avviso, meritava di più.
La mia percezione mi porta a riflettere sul testo e su come è stato strutturato: nella parte iniziale leggiamo la storia delle preoccupazioni di George Milton nei confronti di Gun.
Poi arriva Kimama e uccide Gun.
E io non ho capito il perchè...
Kimama brama di avere Gun che probabilmente è uno dei suoi aguzzini, quindi, mi chiedo, a cosa serve l'introduzione su Milton? Narrare i vari perchè dei personaggi ha appesantito il testo di spiegazioni che tolgono qualcosa al racconto: in alcuni punti tutto diventa un pò didascalico, perde appeal, smorza l'intensità della narrazione che un personaggio come Kimama invece dovrebbe esaltare. A questo punto, mi chiedo, la figura di Milton è necessaria?
Gun evade, Kimama lo insegue e lo uccide ( il banchiere lo infilavi in un altro contesto...).
Inoltre ho notato una sottile differenza tra la prima parte e dove agisce Kimama: in quest'ultima c'è più passione, più cuore (e infatti la tua protagonista è rimasta impressa a molti!), mentre inizialmente, braccato dalla necessità i dare informazioni, la scrittura risulta più asciutta e poco partecipata: questo ti porta a usare molti aggettivi e introdurre frasi a effetto che non sono sufficienti a creare l'atmosfera adatta a sottolineare l'intensità del personaggio.
Ci sono altre cose molto interessanti che purtroppo rimangono ai margini della storia come la probabile storia d'amore tra Kimama e Virgil e la sottile sfumatura soprannaturale (sempre apprezzatissima!) che hai dato alla protagonista durante il duello (anche la cavalcata finale risulta un pò frettolosa...).
Credo in definitiva che per tutte le idee che volevi mettere nel testo il limite di battute abbia giocato un ruolo determinante: per questo dico che la parte di Milton poteva essere sacrificabile (e di conseguenza anche la chiacchierata con Johnson...) per dare il giusto spazio all'enigmatica Kimama e al fuoco della vendetta che le brucia l'anima.
Un testo denso di personaggi e situazioni che, causa limite imposto, non hanno il giusto spazio che si meritano: una grande storia con dei personaggi veramente interessanti racchiusa in uno spazio che non è il suo.
(Johnny Falena è un nome bellissimo!).

Contenuto sponsorizzato


Torna in alto  Messaggio [Pagina 2 di 2]

Vai alla pagina : Precedente  1, 2

Permessi in questa sezione del forum:
Non puoi rispondere agli argomenti in questo forum.