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Aicil, il fuoco e un pallone

3 partecipanti

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1Aicil, il fuoco e un pallone Empty Aicil, il fuoco e un pallone Ven Mag 21, 2021 2:25 pm

Giancarlo Gravili

Giancarlo Gravili
Padawan
Padawan
https:

 Aicil, il fuoco e un pallone


La sconfinata prateria della Mongolia s’apriva allo sguardo concedendo visioni di fuochi, bivacchi e tende…


Aicil era la figlia primogenita di Gengiv Kan Kan il signore delle terre dei molari, un uomo che, nonostante la rude scorza che lo rivestiva e l’aspetto massiccio e tarchiato, incuteva una certa pietà in chi lo incontrava essendo egli sempre bendato da un lato della faccia per via delle gengive sanguinanti che lo torturavano.
Ma torniamo ad Aicil, lei era tenera e dolcissima e allo stesso modo tenace e combattiva al punto giusto per tenere testa a chiunque.
Il padre Gengiv l’aveva “destinata” all’accensione dei fuochi per il bivacco del campo.
«Aicil vai a fare uno stoppino per accendere un fuoco di bivacco nella steppa che questa sera tira un venticello freddolino da brividi»
«Bene padre ho visto giust’appunto un vecchio pino da abbattere e con i suoi rami farò diversi stoppini per accendere il fuoco di bivacco, anzi visto che il vacco è in realtà due vado a prendere quegli esemplari maschi di vacca che da tempo sono malati e ce li arrostiamo pure al fuoco, faremo perciò un bel fuoco di vacco, anzi il bi vacco.»
«Bene Aicil e giacché ti trovi ad andare al di là della steppa passa dal nostro amico pezzaiuolo e compra a baratto una po’ di stoffa che mi voglio fare una camicia bella da sera per il ritrovo dei capi mongoli di quest’anno»
«Va bene padre andrò e comprerò una bella stoffa da Lino, in fondo lui è il tuo unico e vero amico»
«Mi sono sempre piaciute le stoffe di Lino e mi raccomando non dimenticare di fare gli stoppini con il pino e accendere poi il fuoco in questa nostra fredda steppa»
«Sto appunto per fare quello che mi hai chiesto padre Gengiv»
Le sere nella steppa sapevano d’umidità stopposa e una buona bivaccata era quello che ci voleva per non mandare in vacca la serata e magari bere pure una buona bevanda di infuso di Gino e Epro (i due erboristi di Gengiv) insieme alla Vanda… (questo era il pensiero di Gengiv Kan Kan che intratteneva una relazione amorosa con una certa Vanda La, figlia d’un suo vecchio amico che aveva un bruttissimo carattere, uno che dove passava non restava un pelo d’erba nemmeno fosse un trattorino gommato da sfalcio, tanto che spesso gli davano del vandalo.
Intanto il vento ululava forte nella pianura mongola mentre un monaco proveniente dal monte Ti s’avvicinava carponi all’accampamento di Gengiv.
«Oh grande Gengiv offri ospitalità a questo povero monaco che si è perso nella steppa»
«Dimmi allora buon monaco da dove vieni?»
«Scendo dal monte Ti, dalle parti della catena dell’Himaiala»
«Ah, conoscevo una donna da quelle parti un tempo, era proprio un’himaiala vera»
«E come si chiamava?»
«Zoc Col La, non la dimenticherò mai, ma ora lascia che ti dia ristoro mio buon monaco, si dà il caso che nella tenda di mia sorella ci sia il fuoco acceso con un buon calore sparso da tubi orizzontali che alcuni definiscono sifoni, ella si chiama Bet, ora ti ci conduco»
«Sei molto generoso, mio Gengiv, ma cosa hai fatto al mento?»
«Nulla, nulla… allora monaco vieni dal Ti che andiamo da Bet»
E fu così che il monaco dal Ti andò da Bet… Da allora tutti lo chiamarono Ti Bet.
E ritorniamo ad Aicil che s’era inoltrata nella fredda steppa per trovare la stoffa e fare gli stoppini.
Il freddo appunto era molto freddo e Aicil per la premura di fare gli stoppini aveva deciso di fare l’autostop per guadagnare tempo e salute.
Alzando la gonna, comprata a Venezia in un negozio di gran moda “Ca’ Mmello”, fece intravedere un polpaccio bello turgido e polposo e rimase in trepida attesa d’un p-assaggio.
Un commerciante di bestiame, che viaggiava su un cammello comprato durante una escursione in Oriente, vide quel bel pezzo di polpa di Aicil e decise di darle un passaggio per qualsiasi destinazione ella avesse voluto andare.
«Bella ragazza che mostri il polpaccio alzando quella gonna firmata di Ca’ Mmello, sai me ne intendo di moda anche se ora commercio bestiame a cavallo di questo cammello che non è un cavallo ma un cammello come vedi, dove vorresti essere trasportata?»
«Gentile commerciante che vai a cammello, vedo che sai riconoscere i capi firmati di Ca’ Mmello e per ciò penso tu sia una persona di un certo rango e quindi di te mi posso fidare, mi porteresti al villaggio di Lino, un vecchio amico di mio padre Gengiv, che commercia in stoffe»
«Considerami tuo servo ragazza, come ti chiami?»
«Aicil, signore»
«Io sono O Tango, figlio di Zebù O Mambo»
«Allora visto che ti considero proprio un uomo di rango ti chiamerò O Rango Tango»
«Grazie mi piace questo nome e da oggi mi farò sempre chiamare così»
E i due cominciarono il loro viaggio nella steppa chiacchierando a cavallo di un cammello mentre il polpaccio di Aicil s’intravedeva penzolare sotto la gonna di Ca’ Mmello.
Arrivati a un bivio un cartello indicava un paese famoso nella steppa per le sue feste da ballo, importate da un transfuga gaucho da una terra oltre oceano. In questo posto spesso si organizzavano delle sagre a base di caviale dei volgari e interminabili gare d’un ballo chiamato tango.
«Che ne dici, amico O Rango Tango, di andare a fare una tappa in quel villaggio, ti insegnerò a ballare il tango se non lo conosci»
«Ma sì, andiamoci, eppoi sono stufo di vendere bestiame»
«A proposito, ma che animali commerci?»
«Scimmie»
«A beh, mi sembra giusto»
«Sai, ora che ci penso una volta conobbi una ragazza piccolina, molto bassa di statura ma carinissima che veniva proprio da quel paese. Non ti dico quante ne combinammo insieme.
Gli amici spesso mi prendevano in giro dicendomi: “Ti sei fatto una tappa”.»
«Uhm, comincia a fare freddo, dai un’accellerata a questo cammello e facciamo tappa a quel paese»
«Concordo con quanto dici, ola cammello vola”»
Nel frattempo all’accampamento villaggio di Gengiv Kan Kan il papà di Aicil che era Gengiv Kan Kan cominciava a essere irrequieto per il ritardo della figlia…
«Ma dove accidenti s’è cacciata Aicil? Qua fa un freddo della steppa e non abbiamo stoppini per accendere il fuoco, me lo sento… Le sarà successo qualcosa, ma se, come sospetto, ne ha combinata qualcuna delle sue giuro che questa volta quando torna faccio scoppiare un kan kan, non mi chiamassi Gengiv Kan Kan!»
E mentre le ombre della sera calavano sulla steppa, nel paese del tango Aicil ballava il tango con un O Rango Tango che commerciava scimmie a cavallo d’un cammello e... la gonna comprata da Ca’ Mmello svolazzava al fuoco della sagra e... il padre, il povero Gengiv Kan Kan, per la rabbia sanguinava dalla bocca mentre il fuoco attendeva quello stoppino dall’albero di pino e manco la stoffa di Lino era arrivata per la riunione dei capi mongoli.
Eppure Gengiv Kan Kan, sommerso dalla disperazione, ebbe un’idea geniale: fece cucire insieme delle pelli tirate di muflone e le gonfiò con gas naturale delle vacche grasse dopo aver fatto mangiare loro diversi piatti di fagioli borlotti. Legò poi al margine una grande cesta e si lasciò librare nell’aria volando alto verso quell’accidenti di fiera dove gozzovigliava beata Aicil.

Fu così che un mongolo andò alla fiera in pallone, da lì nacque la Mongolfiera.



Ultima modifica di Giancarlo Gravili il Sab Mag 22, 2021 12:25 am - modificato 1 volta.


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2Aicil, il fuoco e un pallone Empty Re: Aicil, il fuoco e un pallone Ven Mag 21, 2021 10:25 pm

Susanna

Susanna
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi
Iniziare i tuoi racconti significa mettersi ai blocchi di partenza e prepararsi ad una corsa fino all'ultimo punto. Sono arrivata alla fine con l'immagine di un Bergonzoni che in tre minuti riesce a leggere questo popò di roba e, come succede con i suoi monologhi, non ti ricordi neanche l'ultima battuta.
Però ti sei divertito.
Ora ogni volta che vedrò la confezione di un dentifricio miracoloso per le gengiviti... mi ritorni in mente!
Grande Giancarlo.


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"Quindi sappiatelo, e consideratemi pure presuntuoso, ma io non scrivo per voi. Scrivo per me e, al limite, per un'altra persona che può capire. Spero di conoscerla un giorno… G. Laquaniti"

3Aicil, il fuoco e un pallone Empty Re: Aicil, il fuoco e un pallone Sab Mag 22, 2021 12:32 am

Giancarlo Gravili

Giancarlo Gravili
Padawan
Padawan
Grazie di cuore Susanna, Bergonzoni è un grande!


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4Aicil, il fuoco e un pallone Empty Re: Aicil, il fuoco e un pallone Sab Mag 22, 2021 2:27 pm

digitoergosum

digitoergosum
Padawan
Padawan
Ciao Giancarlo. Mi sono divertito a leggerti. Ho anche pensato che l'esercizio in cui ti sei avventurato é improbo. Lo stesso Bergonzoni usa il no sense con "senso". Qui ci leggo la stoffa ma non ancora l'efficacia. Non è abbastanza "no sense", non è sufficientemente racconto. Prova a riscriverlo, se credi, scegliendo la direzione di un racconto umoristico o di un totale "no sense" e sono certo che questo tuo lavoro spiccherà. Ancora, per questo che vivo come "limbo" letterario, non funziona pienamente. Non averne, siamo qui per crescere.

5Aicil, il fuoco e un pallone Empty Re: Aicil, il fuoco e un pallone Sab Mag 22, 2021 2:29 pm

digitoergosum

digitoergosum
Padawan
Padawan
Aggiungo che io non sarei capace di imitare un Bergonzoni, o questo stile, quindi mi levo tanto di cappello.

6Aicil, il fuoco e un pallone Empty Re: Aicil, il fuoco e un pallone Sab Mag 22, 2021 6:56 pm

Giancarlo Gravili

Giancarlo Gravili
Padawan
Padawan
Grazie dei suggerimenti, annoto tutto nella grande agenda della scrittura. Di solito i racconti del non senso che scrivo sottendono satira sociale e ironia, questo invece è puro divertimento alla "Kazzenger".
Grazie ancora perché i commenti sono utilissimi a limare ogni aspetto di ciò che si scrive!


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