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Fireflies

4 partecipanti

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1Fireflies Empty Fireflies Dom Mag 09, 2021 7:52 am

Ospite


Ospite
Lui aprì la porta e un impalpabile chiarore argenteo li accolse. Emily si sforzò di non far trasparire i segni di una intensa, sconosciuta emozione, assecondata dalla Luna che, distesa in tutta la sua rotonda bellezza, vegliava alta nel cielo notturno. L'ampia vetrata faceva filtrare la vista mozzafiato della Grande Mela, silenziosa e puntellata di luci come lei non l'aveva mai vista.
Lo aveva conosciuto quel pomeriggio durante una mostra al MoMA, mentre silenziosa osservava il celebre Metropolis di Grosz. Ora si trovava nel suo splendido attico, a notte fonda, sulla cima di uno dei più slanciati palazzi della città, tanto elevato da svettare su gran parte dei grattacieli di Manhattan. Quell'uomo misterioso dai capelli brizzolati, non più giovane ma dotato di un fascino irresistibile, era riuscito a incantarla. Sembrava conoscere in anticipo i suoi pensieri e possedere tutto ciò che lei cercava in un uomo: i gesti, le attenzioni, perfino quei silenzi il cui significato supera di gran lunga qualsiasi parola.

Con un sorriso appena accennato l'aveva incuriosita: — Posseggo un quadro altrettanto bello e famoso, di cui mi sento solitario spettatore. Non ho potuto resistere a rivolgerle la parola dopo aver scorto il lampo nel suo sguardo. Vede… — e fece una pausa accompagnata da un appena accennato movimento del capo che la indusse a pronunciare il suo nome — …vede Emily, lei sarebbe davvero degna di poterlo ammirare in tutta la sua bellezza. Quante parole, corsi, libri sull'arte, eppure così pochi osservatori capaci realmente di coglierne l'essenza, un segreto che risiede non nelle forme e nei colori, ma nel Tempo.
Emily restò di sasso. L'ultima parola in particolare, intrisa di un significato che andava ben oltre la dimensione tangibile, aveva avuto l'effetto di un ordigno sganciato nelle profondità del sensibile spirito femminile ed esploso con forza nucleare. Esitò un attimo prima di poter pronunciare una sola parola, almeno l'intervallo necessario per permettere all'onda d'urto di dissiparsi.
Il resto del pomeriggio fu semplicemente indescrivibile. Richard era un uomo davvero unico: colto, elegante nel tratto e nell'abbigliamento, un timbro di voce suadente e gli occhi scuri come la notte. Avevano passeggiato al crepuscolo nelle vie del Village tra insegne colorate, atelier di artisti, suoni di poeti e musicisti di strada. Le case basse così belle da rubare la scena ai viali alberati, sembravano voltarsi ammirate per osservarli nel loro passeggiare che, complice una sensazione nuova e magica, somigliava a una danza soave eseguita a qualche centimetro dal suolo. Incrociarono studenti, turisti, code in corsa traballanti, giovani carrieristi trascinati dalle immancabili borse a tracolla: tutti giocavano il ruolo di comparse appena visibili in quella loro solitaria coreografia. Superarono un coloratissimo chiosco ambulante ma l’aroma di tacos appena sfornati li sedusse,  senza che potessero opporre alcuna resistenza. Tornarono sui loro passi e cenarono in piedi, poggiati su uno dei tavolini posti nel bel mezzo del sidewalk, davanti a due birre. Richard non si era reso conto che uno sbuffo di maionese sul naso gli dava un tocco a dir poco naïf e lei glielo tolse con un gesto delicato. Lui sorrise, scuotendo il capo. Emily era stregata da quell'uomo, perfetto anche nell'imperfezione, capace di coniugare in sé tutta la bellezza di un indimenticabile pomeriggio: naturale, spontaneo e intrigante. Ogni istante sembrava unico e lei pregò in cuor suo che il resto della serata proseguisse in quell'atmosfera magica. Qualcosa le suggerì che stavolta la città l'avrebbe accontentata, rispolverando l'abito più brillante.
 
Lui fece un gesto rapido al primo taxi di passaggio e la vettura si fermò qualche metro più in là, proprio sotto un lampione illuminato, diffondendo intorno il caratteristico riflesso giallo canarino. — Ci porti in giro per il centro — disse Richard all'indifferente conduttore, mentre gli porgeva un pezzo da cento. Lui disattivò il tassametro e partì, subito impegnato nella ennesima chiamata sul telefonino, parlando un idioma tanto rapido quanto incomprensibile. Passarono in rassegna gli scorci più noti, proseguendo su alcuni tratti a velocità spedita, in altri restando fermi immobili, travolti dalla perenne orda di passeggiatori serali che riempiva le strade illuminate. Ogni semaforo rosso era l'occasione per assistere a un nuovo spettacolo offerto dai sorprendenti passeggeri delle auto affiancate: l'interminabile limousine dell’anziano magnate che brindava fiero con le sue giovani amiche, gli annoiati poliziotti nella volante bianca e blu del dipartimento che sgranocchiavano un hot dog, perfino l'enorme, rassicurante testa di un Terranova che, guardandoli rassegnato, si leccava il muso tra risate e urla di bimbi turbolenti. Ma una volta giunti a Time Square, lei rimase letteralmente senza respiro. Richard se ne rese conto e pregò il tassista di accostare un minuto. Nonostante l'immediata orgia di clacson che protestò con veemenza, Emily poté scendere sul lastricato nel bel mezzo della piazza. Gli innumerevoli schermi multicolori, dai più piccoli ai giganteschi, per una manciata di secondi non splendettero che per lei. Prigioniera dell'incanto tra la moltitudine indifferente compì un giro su sé stessa, le labbra semiaperte, la testa all'insù, e i suoi occhi si velarono di lacrime invisibili. Rientrando in auto non poté resistere all'emozione, alla gratitudine, e strinse la mano di lui. Richard, capace di leggerle nel cuore, stette in un perfetto silenzio restituendole tutto ciò che lei desiderava in quell'istante: uno sguardo ammirato e intenso.
Giunsero infine davanti al portone d'ingresso dell'imponente building dove lui abitava. Il portiere li accolse con cortesia e affabilità, quasi fossero due sposini appena rientrati dalla luna di miele. Dopo qualche minuto si trovavano al piano, a diverse centinaia di metri dal suolo. Entrando nel suo appartamento lei si era tolta le scarpe con quel gesto delicato, intimo, che ogni uomo ha sognato di ammirare almeno una volta nella vita. I suoi piedi incantevoli, sfiorando la moquette, fecero qualche passo fino a fermarsi al centro del grande locale che si mostrava per intero, senza alcun divisorio. Richard aveva di proposito lasciato la luce spenta per rendere ancor più viva l'intensità di quell'attimo. Nella penombra velata d'argento Emily si guardò intorno, scrutando l'ambiente e soffermandosi in particolare su ogni parete come alla ricerca di qualcosa. Quando i suoi occhi incrociarono di nuovo la grande vetrata finalmente comprese, e un sorriso malizioso fu il pegno che pagò a Richard per essere riuscito, con fine abilità, a rimanere in equilibrio sulla lama di un rasoio senza ricorrere a una spudorata menzogna: in fondo, le aveva detto la verità. Si accostò allora all'ampia finestra e stette in silenzio a contemplare il panorama notturno offerto dalla grande metropoli, indescrivibilmente affascinante e ancor più speciale perché gli spessi vetri non lasciavano passare un solo rumore.
Gli altissimi grattacieli non erano che un'alternanza senza fine di finestre luminose e gap bui, simmetrica nella forma e irregolare per disposizione, che in qualche modo le ricordava le vecchie schede perforate dei primi grandi calcolatori. Nei palazzi vicini poteva scorgere delle tende chiuse da cui filtrava un riflesso arancione e dietro di esse ombre indistinte, indizi di una presenza umana che per una volta non appariva invadente ma appropriata nella sua intimità. Riconosceva le gigantesche insegne colorate delle maggiori corporation, visibili anche a distanza, i cui colori predominanti erano il rosso e il verde. Molte terrazze venivano rischiarate da potenti fasci di luce azzurra, mentre sullo sfondo scorreva placido l'Hudson, solcato da lenti e instancabili battelli e dai grandi ponti il cui contorno splendeva, illuminato come le navi da crociera quando entrano, parate a festa, nei porti. Due grandi arterie stradali, di un giallo a dir poco abbagliante, tagliavano in modo netto e perpendicolare la visuale di fronte proseguendo affilate come lame fin là dove la vista non arrivava, dando in lontananza la bizzarra impressione di tuffarsi nel fiume. Di tanto in tanto un lampeggiante richiamava l'attenzione lanciando attorno il suo fascio colorato, che spazzava velocemente in cerchio lo spazio circostante per spalmarsi fulmineo su muri e vetrine di negozi, e subito sparire.
Emily sentì un brivido scorrere lungo gli arti e risalire fino alle spalle, per poi scendere tra i seni. Chiuse gli occhi trattenendo il respiro, mentre il cuore le lanciava fiotti di liquido nei grandi vasi, raggiungendo i capillari. Non aveva il coraggio di confessare a sé stessa quel desiderio per paura che non si avverasse. Ma le mani di Richard giunsero puntuali, sapienti e generose, accarezzando i suoi fianchi. Lei si lasciò andare all'indietro, abbandonandosi tre le sue braccia, mentre le labbra di lui le sfioravano delicatamente il collo e i lobi delle orecchie, regalandole intense sensazioni che si diramavano in ogni parte del corpo. E prima che tutto accadesse, riaprì gli occhi un istante per imprimere indelebilmente nella memoria l'immagine del cielo notturno, dove piccole luci di aeroplani si accendevano e spegnevano, incantevoli lucciole silenziose, evanescenti ed effimere come i sogni.
Il sibilo della teiera la fece sussultare. Di lì a poco sarebbe giunta l'alba e con essa il turno di pulizie. Tenendo la tazza tra le mani si avvicinò nuovamente alla piccola finestra del minuscolo monolocale che dava sul massiccio, degradato palazzo di fronte, proprio davanti a una scala antincendio. Nella strada, grandi camion ripulivano le vie lanciando i loro orribili echi preistorici. Emily abbassò il capo, poi si voltò verso una cornice, quella in cui i suoi genitori sorridenti sembravano vegliare su di lei. Ricordava ancora quando, tanti anni addietro, le avevano consigliato di non partire, di abbandonare quella sua illusione della grande città: la fattoria di famiglia le avrebbe dato tutto il necessario. Ma lei era troppo giovane e non volle ascoltare. La mattina che partì, nel salutarli scorse alle loro spalle una figura che conosceva. Richard era un ragazzo semplice, spontaneo, e sin da bambino l'aveva amata con quel sentimento raro e prezioso che solo a pochissimi eletti sembra instillato sin dalla nascita. Lui l'aveva implorata di restare, di non andare, ma invano. Dal finestrino del vagone, Emily lo vide piangere con il volto tra le mani mentre lei, decisa e indifferente, correva veloce sul treno verso il suo irrinunciabile sogno pieno di luci e colori.
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Ultima modifica di Rasalgethi il Dom Mag 09, 2021 8:03 am - modificato 2 volte. (Motivo della modifica : Errore di formattazione in copiatura)

2Fireflies Empty Re: Fireflies Mer Ago 18, 2021 12:49 pm

Susanna

Susanna
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi
Un racconto intenso, soprattutto nell'ultima parte. Tante immagini di una grande città, che solo in apparenza sono facili da descrivere senza semplificare troppo.
Una scrittura ricca, interessante e che tiene il lettore.
La mancanza di dialoghi, in questo testo non ne sarebbero serviti molti a dire il vero, un po' frena il ritmo. Personalmente avrei enfatizzato maggiormente certe immagini suddividendo il blocco di testo con degli  a capo, per far respirare il lettore e dargli modo di fissare meglio le immagini, che sono davvero tante.
Un racconto dolce, che avvolge il sogno infranto della protagonista con un alone di tristezza, ma non cade nel melenso o nel patetico.


______________________________________________________
"Quindi sappiatelo, e consideratemi pure presuntuoso, ma io non scrivo per voi. Scrivo per me e, al limite, per un'altra persona che può capire. Spero di conoscerla un giorno… G. Laquaniti"

3Fireflies Empty Re: Fireflies Mar Ago 24, 2021 11:16 pm

FraFree

FraFree
Padawan
Padawan
Un racconto che cattura con le tante immagini vivide, come un film.


______________________________________________________
Ci sedemmo dalla parte del torto visto che tutti gli altri posti erano occupati. (B. Brecht)

4Fireflies Empty Re: Fireflies Gio Ago 26, 2021 12:10 pm

Rasalgethi

Rasalgethi
Viandante
Viandante
@Susanna ha scritto:Un racconto intenso, soprattutto nell'ultima parte. Tante immagini di una grande città, che solo in apparenza sono facili da descrivere senza semplificare troppo.
Una scrittura ricca, interessante e che tiene il lettore.
La mancanza di dialoghi, in questo testo non ne sarebbero serviti molti a dire il vero, un po' frena il ritmo. Personalmente avrei enfatizzato maggiormente certe immagini suddividendo il blocco di testo con degli  a capo, per far respirare il lettore e dargli modo di fissare meglio le immagini, che sono davvero tante.
Un racconto dolce, che avvolge il sogno infranto della protagonista con un alone di tristezza, ma non cade nel melenso o nel patetico.
Buongiorno. Un caro amico mi ha informato della presenza di recensioni e non potevo mancare dal manifestare un cenno di ringraziamento per l'attenzione dedicata, mai scontata a priori. Nello specifico, apprezzo molto, oltre al gradimento, i consigli che trovo appropriati e utili. Per quanto riguarda la mancanza di discorso diretto, devo ammettere che è spesso oggetto di "rilievi" da parte di molti e la acquisisco di buon grado, senza però rinunciare a dichiarare apertamente la mia indole narrativa, orientata al visivo. Ma già da tempo sto lavorando anche su questo. Grazie sincero.



Ultima modifica di Rasalgethi il Gio Ago 26, 2021 2:51 pm - modificato 1 volta.

A digitoergosum garba questo messaggio

5Fireflies Empty Re: Fireflies Gio Ago 26, 2021 12:23 pm

Rasalgethi

Rasalgethi
Viandante
Viandante
@FraFree ha scritto:Un racconto che cattura con le tante immagini vivide, come un film.
Spero che questa mia risposta non sappia di "cortesia", ma giunga invece pregna della profonda soddisfazione che provo nel leggere, in una riga e mezza, la realizzazione del mio più grande desiderio, fine primo e ultimo di ogni mio sforzo in questa avventura di autore dilettante. 
Grazie di cuore.

A digitoergosum e FraFree garba questo messaggio

6Fireflies Empty Re: Fireflies Gio Ago 26, 2021 1:21 pm

digitoergosum

digitoergosum
Padawan
Padawan
Finalmente...! Finalmente! Ben tornato!

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