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Il beato dannato

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1Il beato dannato Empty Il beato dannato Ven 7 Mag 2021 - 23:01

Giancarlo Gravili

Giancarlo Gravili
Padawan
Padawan
https://www.differentales.org/t595-una-porta#7230:


 Il beato dannato


Canto I


Eccote beato tra i ponti
fosti sì vile nel pertugio
senza discendenza o giuste fonti
tra orecchio e fessura trovasti rifugio.


Or canta la cetra e manna scende
non dorata né ristoratrice
e tu empio a cercare colui che sente
con labbra chiuse attaccato a seno di meretrice.


E peristi solo tra folle di folli
e folle fosti pieno tanto e vuoto
ridente e iroso che nemmen io volli
tramonto penoso a te dar in voto.


Scrissero cronache e manoscritti
che del lungo poi non s’avvede
colui che nel fango spesso procede
a direzione cercata muore ramingo
e al volere più alto retrocede
chiedendo pietosamente acqua
a una fresca fontana
aperta solo per colui che
non disprezzò d’essere figlio
e come manca la rima
ancor di più manca l’essenza
che descrisse qual rigurgito
di venuta al mondo
mai tanto orripilante fosse
che neppur madre si trovò nelle fosse.


Nel cerchio del mio cammino
sperduto mi trovo
e del Sommo Dante
appiglio provo
ch’egli spero possa perdonare
se non altro so cantare
e in siffatta fila par che ora
pegno si debba pagare con giusta mora
e ogni ruberia perpetrata
causa e azione troverà incalzata
da parte di suprema onniscenza
che di stolti e meretrici
l’inferno fe’ quiescenza
e in tal loco carbon fatto
ritrovassi l’eremo del corpo disfatto
e con attrezzatura d’ascolto
nemmen colui che ride fu accolto.


Piange allor compagno che riposa
nel luogo dove niuno andar osa
e mistico connubio trova
nel raccattare da terra ognun che mova.
Sillaba ignaro l’espulso a forza dal deretano
che giustamente citossi a mo’ di trombetta
e non a caso il Sommo ei sparò a bombetta
che in quel del lago di Carnasso
ognun cede e dirime poi il mesto passo.


Anco novizio sceso nel catino
pur s’alto e di spalle aduso
in cesto di scarto finirà in uso
e neppur nel differenziare contenuto
potrà salvarsi dall’essere definito di corna pasciuto.


Allor che vogliam disserzione
in alcun altro loco par vi sia ambiguazione
che del farsi in tanti
poi si finì per esser racchiusi in pianti
e non consola il pensiero di beltade
che tutti si debba dire: “ecco decade”.


Non v’è cognizione tale che del feto si debba dir maiale,
che del nato si debba indosso sputare
come a lebbroso niun concede amare.
Eppure capitano di legione
morti e putridume conobbe in prigione
e meno che non fosse
squartò corpi e li ridusse in osse.


Guard’allora giù dal precipizio
signor che alluccichi l’occhi
all’altrui parlare
presto puzzo e farina
saranno pane nel tuo altare.
Non mendicare perdono
nel baratro dove si perde onne tono
non carne rosea o vello dipinto
solo marciume e lezzo intinto
e se sol proverai a fiatare
né angeli o demoni ti potranno aiutare.


Solo come colui che nulla vede
andrai per valli e sotterranei
a cercar l’amore che a te non diede
e le mani amate saranno a te estranei
e non giacere in cerca di sonno
che frotte di sterco ti cadranno dal monno
e mondo mai sarai certo
che supplizio amico Caronte
a te offrirà con tuo sconcerto
e remare presto dovrai
fra cadaveri e lagnanze
che mai di loro veder vorrai
sì che a te furon maestranze.


Poni allora nudo le vesti
e alza il piede sulla crina
che Inferi ti lasceranno in pesti
e ristoro cercherai in perduta brina.


Non chiedere mai perdono sicuro
trovossi apposito e recondito muro
a sbarrare coscienza lavata
che impudica vesta non sarà mai calzata.


Volgi le tue nudità al mostro alato
che da loro Grifo ti divorerà affamato
e dei tuoi genitali
si dirà furon giusti natali.


______________________________________________________
Le domande non sono mai invadenti, a volte lo sono le risposte...

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