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Rodrigo e Imelda

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Messaggio Da Giancarlo Gravili Dom Mag 02, 2021 9:41 am

https://www.differentales.org/t545-i-colori-del-vento#6652:

 «Sferza il vento sui bastioni del castello di Acaya, un caldo surreale accompagna il silenzio mentre passi incerti s'odono da lontano.
Scruta l'orizzonte in attesa dell'Ottomano periglio l'inesistente vedetta.
Da remoti anfratti ancora guarda lontano, forse domani sarà battaglia, forse la notte porterà ancora il canto dei grilli.
Un tempo nel tempo assurdo, dove non esiste consistenza si muove l'esistenza.
»


Una figura nera e senza dimensioni appariva sul bastione di sinistra e si scorgeva da molto lontano prima d’avvicinarsi alla porta principale della città d’Acaya.
Ero visitatore curioso e inconsapevole e una strana febbre mi attanagliava, avrei potuto tornare a casa e mettermi a letto, ma qualcosa mi spingeva a visitare quel luogo.
Perché quella figura pareva abbandonata lì all’ingresso della città fortificata?

«Son qui per proteggerti mia Signora, nessuno potrà farti del male dall'alto veglierò per l'eternità i tuoi occhi di cristallo»

Antica leggenda vuole padrona dei luoghi donna Imelda sposa amatissima di Rodrigo de Acaya
e bellissima musa di poesie e fiabeschi racconti.
Nelle notti in cui grecale furia si scatena s'ode ancora il canto disperato del nobil Rodrigo che nel baratro cerca la sua amata, rapita con l'inganno da uomini venuti dalle orientali acque, mentre ignaro egli andava alla città d'Hydruntum, chiamato lì da alti doveri pubblici.
Messa in allerta la guarnigione egli partì lasciando Imelda chiusa al sicuro delle mura, confidando nella loro possanza.
Il nemico venne con le tenebre, venne dall'adirato adriatico, razziando e depredando.
E preda fu donna Imelda, ancor riecheggiano le sue grida nella brulla terra, allora che forza bruta la trascinò via su un nero cavallo.
Quale angoscia e tormento eterno provò don Rodrigo nel tornare in vuoto luogo.
Pazzia fu e in un giorno in cui regnavano i venti maestosi dal bastione volò giù...
Non potendo più vivere senza la tua amatissima sposa.
Si dice che da allora, quando i venti si scatenano sulle mura del castello, una nera figura compaia su di esse e, con un cannocchiale nelle mani, guardi lontano cercando la sua bella Imelda, urlando disperato il proprio amore.

Osservavo con timore quelle grandi mura e intanto il vento faceva gridare i rami degli alberi e le palme erano piegate da una furia inarrestabile che spirava dritta dall’Adriatico.
Poi d’improvviso ricordai un’altra storia, quella della mia antica famiglia.
Ma cosa c’entravo con Acaya e perché sentivo “amiche” quelle pietre?

«Intorno al millecinquecento un mio avo aveva sposato una rappresentante della nobile famiglia Acaya»

L'architetto Gian Giacomo Acaya, dopo il 1500, fu al servizio dell'imperatore Carlo V.
Egli edificò la piccola città murata di Acaya, dal suo nome, nel basso Salento, a pochi km dalla costa adriatica...
Una sua parente, presumibilmente la sorella, andò in sposa a uno dei miei avi Gravili, che avevano nel frattempo lasciato il castello di Taranto per trasferirsi a Lecce dopo essere stati nominati castellani, dal re di Napoli per i servigi resi nella battaglia di Lepanto contro i Turchi.
Gian Giacomo costruì anche il grandioso castello di Lecce e poi, per ironia della sorte, a causa di una questione ridicola di debiti e di prestanome finì per essere imprigionato egli stesso nel castello e lì vi morì. Si dice che spesso i turisti vedono chiudersi dietro di loro le porte in ferro dei corridoi del castello. È Gian Giacomo che chiude le porte.
Mah, io in fondo mi chiamo Gian… e l'imperatore era Carlo V…
E poi anch'io costruisco castelli, in miniatura.

«Un vento maestoso attraversava le vie, nessuno in giro, solo il rumore delle fronde degli alberi che parlavano e don Rodrigo che cercava la sua Imelda e io che tremavo per la febbre e... mi sentivo Rodrigo e vestivo il mio cuore romantico nutrendomi delle storie immaginate e realmente
accadute. Cosa muove il cuore e la scrittura, dove si ferma la visone di altri tempi e spazi e dove arriva la razionalità dell’essere umano. Avevo la febbre e deliravo e non potete immaginare come stavo bene a essere Rodrigo»

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Messaggio Da RenéCiampa Dom Mag 02, 2021 3:20 pm

Amo quei racconti che mentre leggo, mi danno la sensazione di visualizzare scene.

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