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Una costellazione col mio nome

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1Una costellazione col mio nome - Pagina 2 Empty Una costellazione col mio nome Mer Apr 07, 2021 9:50 pm

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Admin
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Promemoria primo messaggio :

Berenicem statim ab urbe dimisit, invitus invitam.
Berenice fu (da Tito) subito allontanata dalla città, benché entrambi ne fossero scontenti.
Svetonio - 11, 7
 
 
Nel mio ritratto ci sarà l'acqua di mare. La farai bollire con la cera per ottenere la cera punica, che aggiungerai ai colori per renderli satinati.
L’acqua di mare. Se avessi qualche anno in meno ti direi qualcosa di poetico, profondo, per colpirti; qualcosa tipo: sarà dunque un ritratto salato, come le lacrime che ho versato in questi giorni. Ma ormai sono vecchia, sembrerei patetica.
Vieni sul letto con me e sdraiati, lascia stare un attimo il fuoco, sembri più un cuoco che un pittore. Certo, l'odore della cera è buono e un poco mi gira la testa, mi pare di tornare nel Tempio, a Gerusalemme. Ricordo un profumo simile, di candele e poi di qualcosa di dolce, come di frutta andata a male. Forse era l'odore dello spirito di Dio, chi può dirlo ormai, visto che il Tempio è stato distrutto?
Da bambina ci andavo spesso, solo per toccarlo: le grandi pietre bianche scottavano per il sole, lo rendevano vivo, febbricitante. Il suo interno mi era proibito, ero pur sempre una femmina, ma ero anche la nipote del re di Giudea e quindi una sbirciatina ogni tanto mi era concessa. Era scuro e fresco, spoglio, c’era silenzio e quell’odore…
Quando è bruciato, insieme alla città, io ero presente. Tito permise che mi recassi alle rovine, io ci salii sopra che ancora le pietre emanavano calore e non ci crederai, ma mi parve di sentire l'odore di frutta marcita tra la polvere e i fili di fumo.
Ho camminato sulle macerie della storia. Ecco, anche non volendo, qualcosa per colpirti l'ho detta. Non so, forse sono come il Tempio, posso essere distrutta, certo, ma l'odore dello spirito non va via.
Dài, lascia stare per un secondo quegli intrugli colorati e vieni qui ad accarezzare le mie vecchie pietre, non abbiamo fretta, aspetteremo che il sole tramonti e dipingerai con la luce della luna, nel giardino; accenderemo dei fuochi attorno alla fontana, se sarà necessario.
No, non cacciare via i gatti. Se non disturbano lasciali dormire sui cuscini. Questi devono essere i figli dei figli dei figli di quei gatti che vennero con me quando mi sposai. Avevo tredici anni ed ero addirittura felice, anche se a quell’età tutto in te cambia e non sai nulla del mondo. Chissà, forse ero felice perché a tredici anni sei come Icaro, non hai paura di volare, forse giusto un po’ quella di cadere, ma è una paura piena di meraviglia, una paura positiva. Forse anche per te è così e il momento migliore del dipingere è quello in cui ti ritrovi a fissare la tavola vuota. Quello in cui ancora tutto è possibile. Quello in cui ti attraversa la sottile paura che ciò che disegnerai potrebbe anche non piacere. Quello in cui sei un pittore di tredici anni.
Ho abitato per poco in questo palazzo, che apparteneva al mio primo marito, Marco Alessandro, ma ogni tanto mi piace tornarci, perché qua in Egitto l'aria è così statica da avvolgermi come una veste e anche quando sono nuda mi sento protetta. Marco Alessandro era impotente, ma gli piaceva guardare, si metteva disteso sul letto, dove sto io ora, e mangiava datteri, mentre danzavo per lui circondata dai gatti che mi facevano il solletico con le code ritte.
Alessandria è una città meravigliosa, non trovi? So che provieni da Fayuum, nel mezzo del deserto, dove tutto è dorato perché ricoperto dalla sabbia leggera. Anche la tua pelle sembra d’oro... e questi piccoli occhi così bui, ricordi mio fratello. È bello baciarti, accarezzarti piano e farti ridere.
Mi piace quando parli quel tuo dialetto dalle vocali rotonde e le frasi veloci, che sembrano un’unica parola lunghissima. Sussurralo vicino al mio orecchio, non importa cosa dici davvero, puoi parlare di quegli strani cavalli bassi con gli zoccoli larghi o dei coleotteri rossi che divorano le palme dall'interno. Non voglio capirti, voglio solo immaginarlo. Voglio riempirmi di parole senza senso, perché quelle che capisco mi hanno fatto troppo male.
Voglio amarti senza pensare, con gli occhi chiusi.
Questo ritratto lo spedirò a Roma, a Tito, così che mi abbia con sé per sempre, così che in punto di morte possa essere il suo unico rimpianto. Rimane solo da decidere quale me dipingerai sulla tavoletta di cedro.
Sai, l'ho aspettato per due giorni, Tito. È passato solo un mese. La settimana di lutto per la morte del padre era finita, lui era appena stato eletto imperatore e io, come una sciocca, mi sono precipitata da lui. Ora che Vespasiano non c'è più, ho pensato, nulla potrà separarci. Sono andata a supplicarlo di sposarmi, come aveva promesso tanti anni prima, sul campo di battaglia fuori Gerusalemme. L’aveva giurato su qualcuno di quei suoi stupidi Dei inventati, non ricordo quale; ricordo solo l'umidità dei cuscini sudati, le urla degli zeloti in catene che sfilavano di fianco alla tenda, il suo ansimare.
Ho aspettato due giorni fuori dalla sua villa, ma c'era poco da fare, una consorte orientale non l'avrebbe perdonata nessuno, né il senato, ancora meno il popolo romano. Mi ha fatto consegnare un messaggio, lui non si è presentato, non era solo la fine del nostro amore, era la fine persino del guardarsi negli occhi. Avrei meritato di vederlo per l'ultima volta, fosse solo come premio per il coraggio di essermi dimostrata capace di ricevere un rifiuto.
Nel messaggio ha scritto: “Anche non avere scelta è una scelta.”
Come se non lo sapessi, è da sempre che scelgo di non avere scelta: è il destino di chi ha addosso la responsabilità di migliaia di altre vite. Non avere scelta è la scelta di chi governa con coscienza.
Avrei avuto tante domande da fargli, piccolo codardo d'un imperatore, ma lui sa come sono fatta. Sono ebrea, dopotutto, e gli ebrei non amano convivere con le domande di cui non sopportano le risposte.
Eppure.
Così tanto tempo assieme, così tanta densità, fino a impararsi a memoria, come ha fatto tutta quella presenza a tradursi in assenza?
È stata una farsa, lo so io, la sa Tito.
Mi piace quest’ora del giorno, quando non è né notte, né sera, il mare e il cielo hanno lo stesso colore blu cobalto e tutto è confine. È l’ora della melancolia, il momento perfetto in cui entrare in comunione con ciò che Dio ha creato e insieme il momento in cui ti accorgi che non ci riuscirai mai, in cui ti accorgi che sei troppo umano. Poi arrivano i grilli e i rospi, si odono lontani, dalle paludi, li si sente anche in città perché sono milioni, e annunciano la notte.
Delle volte ho pensieri sciocchi, tipo: una cosa che farei è demolire i soffitti delle mie camere da letto, perché mi sono persa fin troppe lune. Così avrei sempre la notte perfetta, quella che spegne i pensieri e accende le stelle.
Dài, mettiti una veste leggera e lasciamo questa camera. Usciamo, voglio bere del vino col miele sotto le stelle, mentre tu accendi i fuochi sui treppiedi e sistemi gli specchi per la luce.
Questo cielo così basso è simile a quello che copre la Giudea. Ha lo stesso peso, è opprimente, certo, ma è anche limpido e ti fa sentire al sicuro.
Esiste uno sciame di stelle col mio nome: la Chioma di Berenice. È quel gruppo di puntini fiochi e ammassati, vicino al Leone. Sono uno sbaffo, come se qualcuno avesse passato il pollice sul cielo dipinto di fresco, sono una meravigliosa imperfezione.
Hanno una storia, quelle stelle. La regina Berenice fece voto di tagliarsi i capelli se suo marito e fratello Tolomeo fosse tornato vivo dalla guerra. E così fece. Li tagliò, li intrecciò e li depose nel tempio dedicato alla madre. Sparirono dopo pochi giorni ed è stato proprio qua, ad Alessandria, che Conone li ritrovò in cielo, indicandoli alla regina e al faraone. Sono facili da trovare, perché sono come un alone, un'anomalia.
La prima volta che vidi Tito mi trovavo a Cesarea. Eravamo stati convocati, mio fratello Agrippa e io, per essere complici della conquista di Gerusalemme da parte delle legioni romane. A difendere la città erano rimasti solo gli zeloti, che erano più nemici nostri che di Roma, quindi allearci fu una scelta ovvia. Dopo la cena, il generale Tito mi accompagnò a passeggiare lungo le rive del mare. Io avevo quarant'anni e lui ventotto, io avevo avuto già tre mariti e due figli, mentre lui durante la sua vita aveva solo studiato e combattuto e non in quest'ordine. In quel periodo era il tipo d'uomo che diceva frasi come: gli zeloti capiranno presto che la strada che va da Gerusalemme a Cesarea va soprattutto da Cesarea a Gerusalemme. Era un ragazzo che rideva spesso e a voce alta, che a pensarlo adesso mi fa male, perché le ultime volte che ci siamo visti rideva ancora, è vero, ma la risata isterica dell'ineluttabile.
Come ineluttabile fu il nostro amore, che iniziò con una passione senza freni, ma che presto unì alla carne anche lo spirito, alla sensualità le carezze accennate, ai capricci i baci rubati.
Prima di tornare a Roma promise che mi avrebbe sposata. La cosa giusta da fare sarebbe stata rifiutare, subito, senza arrivare all’agonia che ci ha accompagnati negli ultimi anni.
Quando ero piccola, avrò avuto sei anni, mio padre mi portò nella grotta scavata dentro la Pietra della Fondazione. C'è una lieve depressione, al centro, sul pavimento, dove si trova un'altra grotta, nascosta da secoli, che chiamiamo il Pozzo delle Anime. È là che si dice giaccia la pietra su cui Abramo fece sdraiare il figlio Isacco per offrirlo in sacrificio a Dio. Sempre là il mio popolo ha nascosto l'Arca dell'Alleanza e sempre là, in profondità, secondo il Talmud, ancora infuriano le acque del diluvio. Io avrei voluto vederlo, il Pozzo delle Anime, e mi misi a piangere, ma mio padre disse che la sua sacralità, il suo essere il centro esatto del mondo, era tale proprio perché nessuno poteva vederlo. Vederlo lo avrebbe reso reale, lo avrebbe reso materiale. Il nostro sguardo lo avrebbe sporcato. Era giusto invece ammirarlo col cuore. Là sotto, tutto restava irreale, e quindi irraggiungibile e incorruttibile e sacro.
E così penso che sarebbe dovuto essere il nostro amore: sepolto, un luogo immateriale di devozione, il centro esatto del nostro mondo.
Quando Vespasiano mi cacciò da Roma, tre anni fa, il dolore, quello vero, quello reale, mi ha distrutta. La mente galleggiava, cercavo di non pensare, di essere altrove, ma la verità era che l'unica cosa che volessi era non essere. Il dolore per me divenne come il Faro per Alessandria, che lo si vede dappertutto, ingombrante, eterno, e non riesci a evitarlo. L'unico punto della città dove non lo si vede è dentro il Faro stesso. L'unico modo che avevo per evitare il dolore era viverci dentro, abitarlo.
Io sono figlia del mio popolo e come loro ho bisogno di trovare il significato profondo delle cose, il motivo per cui accadono, anche quando sono sofferenza. Ho abitato il dolore con coscienza, non con rassegnazione, per capirlo. Quei due giorni che ho passato aspettando che Tito venisse a parlarmi ero in un certo senso serena. Mentirei se ti dicessi che non ho sofferto per il suo rifiuto, ma ero preparata, ecco, questo sì.
Ma scusami, sto parlando da sola. Dammi un ultimo istante prima di iniziare a dipingere, vedi, sono arrivati anche i gatti e mi è venuta voglia di danzare, di togliermi questi abiti, di vestirmi d'aria di mare e deserto.
Eccomi qua, a cinquant'anni, nuda, con gli occhi al cielo a fissare una costellazione che porta il mio nome. Mi piacerebbe riuscissi a ritrarre questo, questa me dovrebbe conservare Tito. Ho conquistato re, amato decine di uomini, ho fatto mio l'uomo più potente del mondo, il nuovo imperatore di Roma. Eppure, in fin dei conti, non sono mai cresciuta, sono ancora quella bambina che danzava coi gatti per la gioia di un vecchio che mangiava datteri, impaurita e felice.
Stanno arrivando le lacrime, non posso farci nulla e non voglio fare nulla. È questo che devi dipingere, eccolo, il mio ritratto salato.


26Una costellazione col mio nome - Pagina 2 Empty Re: Una costellazione col mio nome Gio Apr 29, 2021 9:48 am

miichiiiiiiiiiii

miichiiiiiiiiiii
Younglings
Younglings
Complimenti, è una bellissima storia, riesce a catapultarti in perfetta armonia in quell'ambientazione, del resto mi piace molto la protagonista, ma credo che ti sia avvicinata al monologo, toccandolo inizialmente e alla fine, nello svolgimento secondo il mio punto di vista era più una narrazione, scritta bene, ma lontana dal genere richiesto.
Questa frase: sarà dunque un ritratto salato, come le lacrime che ho versato in questi giorni. l'avrei messa tra virgolette, visto che credo volevi che si pronunciasse...
Ho notato che ci sono troppi punti di sospensione, ma comunque un buon lavoro e il titolo è meraviglioso. Una costellazione col mio nome - Pagina 2 1845807541

27Una costellazione col mio nome - Pagina 2 Empty Re: Una costellazione col mio nome Gio Apr 29, 2021 10:19 am

Asbottino

Asbottino
Padawan
Padawan
"Forse anche per te è così e il momento migliore del dipingere è quello in cui ti ritrovi a fissare la tavola vuota. Quello in cui ancora tutto è possibile. Quello in cui ti attraversa la sottile paura che ciò che disegnerai potrebbe anche non piacere. Quello in cui sei un pittore di tredici anni."
Inizio da qui. Che sia una tela o una pagina bianca, è come che mi sento ogni volta che scrivo. Grazie per averlo sintetizzato così bene. Possibilità e paura mischiate insieme. E poi quella scelta dei tredici anni, che chissà perché continuo a considerarla un'età fondamentale per me e ogni tanto penso che mi sveglierò e avrò quell'età lì e mi sarò sognato tutto quello che ho vissuto.
E poi questo: "È l’ora della melancolia, il momento perfetto in cui entrare in comunione con ciò che Dio ha creato e insieme il momento in cui ti accorgi che non ci riuscirai mai, in cui ti accorgi che sei troppo umano." Un'altra di quelle riflessioni che mi resteranno addosso per un po'. La malinconia è la mia chiave di interpretazione del mondo.
Ecco finalmente un racconto che parla di un'epoca lontanissima dalla mia sensibilità, ma lo fa con un linguaggio moderno (eh si che ci sta sbirciatina!).
In effetti come dice Fante ha una tale intensità che diventa impegnativo sostenerla in una lettura unica, ma lo considero più un pregio che un difetto, personalmente. 
Titolo strepitoso, by the way. Continui a sentirla la paura che quello che disegnerai potrebbe anche non piacere?

28Una costellazione col mio nome - Pagina 2 Empty Re: Una costellazione col mio nome Gio Apr 29, 2021 11:49 am

Resdei

Resdei
Padawan
Padawan
ciao
dalla lettura del tuo racconto si esce migliori, arricchiti e con l'animo felice
all'idea di frequentare un forum dove si aggirano veri scrittori.  Una costellazione col mio nome - Pagina 2 1824946657


ho incontrato un personaggio storico che, sinceramente, non conoscevo.
l'hai rivestito di tanta e tale umanità da entrare subito in empatia con il lettore.
lo stile è meraviglioso, asciutto ma pieno di particolari fondamentali per la comprensione dell'epoca e del protagonista. 
il titolo è meraviglioso.
non trovo veramente niente che non vada...
complimenti Una costellazione col mio nome - Pagina 2 1845807541 Una costellazione col mio nome - Pagina 2 1845807541 Una costellazione col mio nome - Pagina 2 1845807541

29Una costellazione col mio nome - Pagina 2 Empty Re: Una costellazione col mio nome Gio Apr 29, 2021 8:33 pm

Arunachala

Arunachala
Admin
Admin
come ho già scritto altrove, non sono amante dei monologhi, non mi coinvolgono più di tanto.
qui, però, sarà forse il fatto che non lo trovo un monologo al 100% ma più un racconto in prima persona, il coinvolgimento c'è.
c'è perché è scritto splendidamente, con descrizioni e frasi a volte ottimali.
c'è perché riesci a trasmettermi l'emozione, spesso.
unico appunto che faccio è la lunghezza, forse un po' eccessiva.
compimenti comunque.


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30Una costellazione col mio nome - Pagina 2 Empty Re: Una costellazione col mio nome Dom Mag 02, 2021 10:25 am

Achillu

Achillu
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi
Ciao Aut-

L'impressione che ho è che, a partire da metà racconto, questo non sia più un monologo; perdo il contatto con il tempo e lo spazio della narratrice e il racconto diventa più narrazione che monologo. Solo alla fine il racconto torna a essere monologo.
Una frase mi ha inceppato la lettura, anche se volendo non è sbagliata: "È stata una farsa, lo so io, la sa Tito." Mi viene da chiedermi a cosa si riferisca il "la".

Mi è piaciuto lo studio che hai fatto sulla figura di Berenice; l'ho trovata così interessante dal tuo racconto che sono andato a cercare qualcosa per approfondire il discorso (le mie solite cose preferite: Wikipedia più discorsiva e Treccani più formale e precisa). Ho cercato anche la frase di Svetonio, giusto per non farmi mancare niente. La figura che viene fuori dal tuo racconto è una Berenice complessa, probabilmente il miglior personaggio di tutto questo secondo step, a mio avviso l'unico personaggio raccontato non dico a 360° ma da angolazioni molto diverse tra loro.
Il genere c'è per metà. Alessandria c'è. 79 d.C. c'è. La camera da letto c'è. Il disegnatore c'è.

Grazie e alla prossima.


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31Una costellazione col mio nome - Pagina 2 Empty Re: Una costellazione col mio nome Lun Mag 03, 2021 4:15 pm

The fallen

The fallen
Viandante
Viandante
Berenice in questo racconto sembra disegnata come la Gioconda da Leonardo Da Vinci. È vero, si legge e non si vede ma è come se la vedessi, dipinta ad arte come tutte le stupende immagini racchiuse nel tuo testo  e che se dovessi elencarle dovrei fare copia e incolla di praticamente tutto il monologo, che magari non lo è nel senso strettissimo del termine ma rispetto alla media siamo a livelli elevati, fra i più alti del concorso. Davvero davvero bello.

32Una costellazione col mio nome - Pagina 2 Empty Re: Una costellazione col mio nome Mer Mag 05, 2021 7:16 pm

Akimizu

Akimizu
Padawan
Padawan
Berenice ringrazia tutti (soprattutto Mirella). Non ho molto da dire perché tutti gli appunti che mi sono stati fatti mi trovano d'accordo. Per le troppe parentesi storiche, ecco, è giusto, ma ho voluto metterle perché volevo essere il più chiaro possibile, volevo che il racconto fosse indipendente da Google, ma era un monologo e avrei potuto farne a meno. Poi sì, il pittore in realtà non risponde perché non capisce bene la lingua in cui parla Berenice, ma come Viv mi ha già confermato in altra sede (tranquillizzandomi) anche se si fosse capito subito questo particolare il senso di distanza del lettore non sarebbe mutato. Quindi. Ho proprio preso un granchio, e io che pensavo di aver avuto un'idea geniale  Very Happy
Un abbraccio a tutti, al prossimo giro!

33Una costellazione col mio nome - Pagina 2 Empty Re: Una costellazione col mio nome Gio Mag 06, 2021 7:37 pm

Petunia

Petunia
Moderatore
Moderatore
Ciao [Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link] torno un attimo sul tuo racconto per farti i complimenti. Il tuo insieme a quello di Molli e di Digito sono lavori che ho trovato splendidi e avrebbero meritato la cinquina (come peraltro ho detto nel mio file del voto) La meritavano talmente tanto che non avrei reso giustizia assegnando un posto che non fosse a podio. Per questo ho privilegiato racconti che dal punto di vista di lettore hanno incontrato maggiormente i miei gusti, ma nulla toglie al fatto che quello che hai scritto sia un bellissimo racconto.  Farò copia incolla per Digito e Molli.


______________________________________________________
Dodici voci si alzarono furiose, e tutte erano simili. Non c’era da chiedersi ora che cosa fosse successo al viso dei maiali. Le creature di fuori guardavano dal maiale all’uomo, dall’uomo al maiale e ancora dal maiale all’uomo, ma già era loro impossibile distinguere fra i due. (George Orwell)

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