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1Segni (di Spagna) Empty Segni (di Spagna) Mer Apr 07, 2021 9:27 pm

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Quando sono nato doveva esserci una strana congiunzione astrale.
Qualcuno deve essersi divertito a mescolare le carte, scombinare il mazzo. Capovolgere il cielo e scambiarlo con la terra.
Altrimenti non potrei spiegarmi come mai certe volte mi sento colore, altre pennello, altre ancora una tela bianca. Un bambino curioso che gioca a catturare le stelle, un ciottolo in balìa della risacca davanti a un mare sconfinato di possibilità.
Vorrei proprio incontrarlo quel genio del male. Dovrebbe spiegarmi come mai proprio oggi, tutto sembri esattamente come dovrebbe essere. Nell’ordine stabilito delle cose.
Assolutamente normale. Come se fossi stato vittima di un incantesimo e mi fossi svegliato all’improvviso.
Il bambino ha lasciato il posto al vecchio e la malinconia si è infiltrata a tradimento nei pensieri e non vuole abbandonarmi. I sogni? Svaniti.
Dovrei rifugiarmi nel giardino, sdraiarmi per terra, prendere in mano il pennello, intriderlo di colore e chiudermi nel mio mondo. Forse così riuscirei a mettere a posto le cose.
E invece non posso farlo.
Se solo non avessi accettato questo maledetto appuntamento. Mi hanno detto che è per un motivo molto importante, una questione di interesse nazionale. Niente meno. E io non ho saputo dire di no. Mi sono troppo ammorbidito.
Dovrei disdire, comunicare che non mi sento bene, trovare una scusa qualsiasi per rimandare.
Si vede che sono proprio diventato vecchio. Del resto, ho quasi novanta anni suonati, inutile negarlo.
Quando ero giovane nessuno si sarebbe mai sognato di venirmi a cercare. Anzi, ero considerato un soggetto da evitare.
Miró il contestatore, il nemico del regime, il surrealista, il visionario. Un imbrattatele allucinato convinto di essere un pittore.
Eh… ma le cose cambiano.
Adesso che il regime è caduto e il mostro non fa più paura, si può anche fare una dichiarazione d’amore a Miró e andarlo a cercare con tante riverenze.
Intellettuali del cazzo, gente marcia.
Quando ho risposto di sì, avevo già in mente di fare in modo che la visita fosse breve.
Avere la fama di essere misantropo deve pur servire a qualcosa.
Quel manichino in doppio petto è puntuale.
Mi chiama Maestro e fa tutta una sequela interminabile di cerimonie per dirmi quanto la mia arte sia apprezzata in tutto il mondo e quanto la Spagna sia orgogliosa di me.
Quel coglione pensa di lisciarmi le piume, non sa quanto certi stupidi convenevoli mi facciano irritare.
Gli dico di fare in fretta, andare subito al punto e spiegarmi il motivo dell’incontro.
E qual è la questione di Stato? Chiedermi di disegnare la locandina ufficiale dei mondiali di calcio… e mi offre anche un sacco di soldi per farlo...
Per tutta la vita, cazzo per tutta la vita, dico io, ho combattuto contro chi considera l’arte solo un mezzo per fare denaro e questo bellimbusto mi offre dei quattrini per “dare al mondo una nuova immagine della Spagna”. Roba da provocarmi un travaso di bile.
Non so come possa resistere alla tentazione di rispondergli per le rime.
Se c’è una cosa che non sopporto sono le costrizioni. Non potrei mai creare a comando e per soldi, poi.
E come mi fissa le mani…Sarà perché ho i polpastrelli sempre neri.
D’altra parte mi piace troppo spremere il tubo e sentire la consistenza cremosa del colore, e poi dipingere con le dita. Non esiste un solvente che possa smacchiarle a dovere.
Sono proprio diventato un vecchio rimbambito.
Mi riesce perfino di abbozzare un sorriso mentre gli indico la strada per uscire.
Gli farò sapere.
Certo, se avessi immaginato quello che aveva da dirmi, l’avrei lasciato fuori dalla porta.
Adesso devo andare in camera, sedermi sulla vecchia sedia a dondolo. Mi serve per guardare le cose da un’altra prospettiva.
La cantilena del giunco è simile al cullare materno. Una nenia che mi rassicura e infonde la calma necessaria.
Non sono mai stato un tipo impulsivo, ho sempre ponderato le scelte e, soprattutto, rifiutato qualsiasi imposizione.
Pilar è rimasta ad attendere in giardino.
Mi piace osservarla dalla finestra. Vestita di bianco, sotto le palme da dattero, sembra una piccola stella che riluce.
I passi lenti, la testa china sul libro di poesie. Se non accettassi questo lavoro, sono certo che lei capirebbe. Ha sempre rispettato le mie idee e fatto il possibile per lasciarmi lavorare tranquillo; non credo che avrei mai potuto desiderare una compagna migliore.
Sono un vecchio maledettamente fortunato.
Una volta, la portai con me da Picasso, ma lei preferì non accompagnarmi fino allo studio.
Con quella discrezione che adoro, mi disse che avrei potuto raggiungerla per la cena.
Non sapendo in che stato d’animo avrei trovato il mio amico, non mi dispiacque affatto l’idea di poterlo incontrare da solo.
Quando dissi a Pablo che non mi sarei potuto trattenere a lungo perché Pilar mi stava aspettando, lui non perse l’occasione di prendermi in giro. Non riusciva a capire come potessi stare ancora insieme alla stessa donna dopo tanti anni.
Pilar deve essersi accorta che la sto guardando e mi fa cenno cenno di raggiungerla.
È più forte di me. Quando cammino nel giardino non posso evitare di soffermarmi.
C’è sempre qualcosa che attira la mia attenzione. Può essere una foglia, un tronco d’albero, un fiore, un insetto. I giochi di luce che filtrano dai rami.
Un raggio che rimbalza sullo specchio d’acqua mi sembra una linea dritta che attraversa la tela verde e illumina di rosa acceso un grappolo di bouganville.
Questo giardino è una parte fondamentale della casa. Non potrei mai mettermi a lavorare in un luogo qualsiasi. Intorno a me devo avere degli oggetti che facciano scoccare la scintilla.
Le cose che ho raccolto in giro, il muro di cinta con le sue pietre tozze e irregolari: tutto mi suggerisce idee, mi dà la carica.
Adagiata alla palizzata c’è una ruota di legno che apparteneva a un mulino per l’olio.
Quando chiesi al vecchio Arnau se fosse disposto a vendermela, mi guardò straniato. Non capiva cosa avrei potuto farmene di quel pezzo di legno fradicio.
Non poteva immaginare quanto mi affascinassero le sue cavità e tutte quelle linee che sembravano tagliare il cerchio in tante figure geometriche diverse. Quanto fossero preziosi per me quei piccoli chiodi, le imperfezioni, la ruvidità del legno marcito.
Come il vecchio aratro che ho scovato nella cascina di Bartolomeu. Trovo che abbia una forma sensuale, mi ricorda le fattezze di una donna.
Quando glielo dissi, vidi traballare l’unico dente che gli era rimasto in bocca, non aveva mai riso così tanto.
Mi diede una pacca sulla spalla e mi offrì un bicchiere di rosso per sigillare l’accordo. Dopo aver bevuto, aveva gli occhi lucidi e brillanti.
Due mezze lune che, di tanto in tanto, riaffiorano nei miei dipinti.
La vera fortuna è che in questa isola tutti hanno dei tesori da offrire: oggetti di arte popolare pura e commovente. Senza inganno né trucco.
Questo è ciò che cerco: piccole meraviglie in grado di sorprendermi ogni volta.
Jordi, nella vecchia baracca vicino al mare, aveva una giara in terracotta usata dai pescatori secoli fa. Un oggetto incredibilmente moderno.
Da una parte piatta e dell’altra panciuta; ai lati dei bellissimi manici simili a braccia appoggiate con grazia sui fianchi di una donna. Ora anche quella fa parte del giardino.
Ogni volta che la sfioro, posso sentire le tracce lasciate dalla punta dello strumento con cui l’artigiano ha eseguito le incisioni. L’argilla non doveva essere ancora completamente asciutta, proprio la stessa tecnica che uso ancora oggi.
Quei piccoli segni assomigliano ai solchi sui campi appena lavorati. Il motivo ricorda una capigliatura, un’immagine che mi ossessiona sempre nelle mie tele.
Il vento di mare agita le piante di salvia e rosmarino. Mi piace respirare quegli aromi.
Che calma... Barcellona è diventata troppo caotica; non riuscirei più a neppure a pensare in tutto quel frastuono.
Godo di questa quiete carica di profumi.
Il silenzio contiene infinite melodie. È una sorta di musica muta di cui riesco a visualizzare le note. Le immagino adagiarsi con eleganza sulla tela e prendere vita.
Infinito e immobilità mi attirano come un vortice.
Un sasso, nella sua apparente staticità, racchiude infiniti movimenti. Potrei rappresentarli come scintille, scie che volano fuori dalla cornice o come lapilli che schizzano da un vulcano.
Quando inizio un lavoro, obbedisco a una pulsione irrefrenabile. È come se ricevessi una scarica o un insetto mi pungesse sul naso.
Mi sento irresponsabile di tutto ciò che faccio. Sono totalmente in balìa di una sorta di allucinazione.
È una lotta tra me e la tela, tra me e l’angoscia.
Devo continuare a lavorare finché l’ansia non si placa.
Può succedere che una tela rimanga in lavorazione per anni, una volta che ho esaurito il primo impulso. Ma questo non mi preoccupa affatto.
Il laboratorio è come un grande giardino. I miei lavori sono fiori, alberi da frutto, ortaggi.
Mi capita di lavorare a molte opere contemporaneamente: ce ne sono a decine che attendono il loro momento appoggiate alle pareti.
Sono come un giardiniere che deve prendersi cura delle proprie piante.
Dopo averle seminate devo annaffiarle, innestarle, concimarle e poi lasciare che le immagini maturino nella mente.
Senza alcuna fretta.
A volte aggiungo un dettaglio e quel particolare mi scatena nuove sensazioni e nuove idee. In altri momenti sento che c’è bisogno di inserire un determinato colore.
È tutto in divenire fino a quando ogni segno, ogni elemento è al proprio posto e coincide esattamente con la mia visione.
Un’opera dovrebbe stimolare sensazioni nuove ogni volta, abbagliare come la bellezza di una donna o di una poesia; essere una pietra focaia in grado di accendere l’ispirazione. Oppure riuscire a influenzarti per la vita intera con solo sguardo.
Camminare in questo giardino è come compiere un viaggio.Vado a rilento, assaporo ogni momento. Pilar mi viene vicino e io le offro il braccio.
Pare che sia io a sostenerla, ma la realtà non è quella che sembra.
È lei il mio equilibrio.
Le chiedo di seguirmi in camera. Mi piace sentire il calore del suo corpo accanto al mio mentre le note tanto amate della sinfonia n. 40 di Mozart invadono ogni interstizio della stanza: linee cerchi, triangoli, uccelli, costellazioni.
Potente, sublime melodia.
Resterei per ore in silenzio sdraiato sul letto a comunicare senza bisogno di troppe parole. Ma devo tirare fuori il rospo se voglio stare meglio.
Sono questi i momenti in cui mi rendo conto di quanto siano importanti i ricordi.
Se penso ai danni della vecchiaia, questa è la mia paura più grande: perdere la capacità di ricordare. Allora ogni tanto li ripasso, ci rimugino sopra, li attizzo come il fuoco nel camino per evitare che si spengano e tutto diventi freddo.
Forse è quella la morte.
Nella parete di lato al letto è appeso un brandello di tela bruciacchiata.
Chiedo a Pilar se rammenta quando ho dato fuoco alle mie opere.
Mi avevano offerto un milione di dollari per quelle tele e io ho preferito distruggerle piuttosto che alimentare quel commercio spregevole.
Meglio ucciderla, l’arte, che darla in pasto a certi sfruttatori.
Pilar mi domanda se mi sia mai pentito di quel gesto, ma è sicura che non sia così.
Quel giorno, mentre le fiamme divoravano i dipinti, ho provato una gioia incontenibile. Mi sono sentito forte, un dio che distrugge e crea.
Io li ho liberati. Resi immortali.
Se non le avessi incendiate, quelle tele, avrei potuto giocarmele ai dadi come feci con il quadro della fattoria di Mont-Roig.
Ma di Hemingway ce n’è uno solo.
Quel pazzo si era invaghito di quel dipinto e aveva girato tutti i bar di Parigi per raccogliere i franchi necessari a pagarmelo. Fu divertente scommettere. Il mio quattro non poté nulla contro il suo sette.
Glielo avrei regalato comunque.
Peccato che poi se lo sia fatto portare via dalla sua ex moglie. Ora che ci penso, i miei amici hanno sempre avuto rapporti sentimentali disastrosi.
Sopra al comodino, c’è la copia di “Fiesta”. La dedica è un po’ sbiadita, ma se chiudo gli occhi posso ancora sentire il graffio leggero della penna di Ernest sulla carta.
Pilar mi stringe la mano come se avesse indovinato i miei pensieri.
Sento che è il momento giusto di liberare la mente dal tarlo che si è conficcato dentro e non mi da pace. Devo confidarle che mi hanno offerto molto denaro per uno strano lavoro e che sono pieno di dubbi.
Tanto io sono a contatto col cielo, tanto lei ha i piedi piantati in terra.
Mi risponde che se proprio la cosa non mi fa piacere posso rifiutare di farla. Semplice,  pragmatica, sempre dalla mia parte.
Ho notato che mi ha guardato con l’aria preoccupata.
Qui nell’intimità nostra stanza, non ho mai avuto vergogna di mostrarmi nudo, a mostrare la fragilità. Forse lo ha visto anche lei, il vecchio. Si è sicuramente stupita del fatto che una proposta di lavoro mi avesse causato tanta prostrazione.
E io devo ritrovare la lucidità. Adesso ho capito cosa devo fare.
Che bello stringerla fra le braccia.
Accetterò quel lavoro ma solo a condizione che sia un dono di Joan Miró alla Spagna. Questo vecchio sognatore comunicherà al mondo una nuova immagine del Paese.
Miró e il calcio. Che matrimonio assurdo. In fondo l’idea non è tanto male.
Così, finirò nel grande tritacarne mediatico. Meglio disegnare il manifesto dei mondiali di calcio, piuttosto che firmare i tovaglioli di carta nei bistrot come faceva Pablo negli ultimi anni.
Adesso devo solo lasciare andare le mani dove vogliono, far fluire i pensieri e trasferire i segni sulla carta. Incidere il rame e spalmarlo di vernice.
Il sole, il calore del popolo spagnolo, la rinascita dopo l’oppressione.
Comincia la parte migliore: il bambino sorride, affonda il pennello nel colore e si abbandona al sogno. Forse non sono ancora così vecchio.

2Segni (di Spagna) Empty Re: Segni (di Spagna) Ven Apr 09, 2021 10:04 am

Molli Redigano

Molli Redigano
Padawan
Padawan
Allora, questo monologo è bellissimo. Per due motivi: primo per l'idea. Non sarà stato facile dare voce a un personaggio del calibro di Joan Mirò. C'è una ricerca dietro al testo, non solo biografica in senso lato, ma anche per i particolari della vita quotidiana, degli amori, delle amicizie. E che amicizie! Personalmente non conoscevo tutti questi dettagli sulla vita del pittore e il racconto me li ha fatti piacevolmente scoprire. Sembrava che Mirò parlasse direttamente a me.

Secondo: credo che nel testo sia racchiusa, tra le righe, la miglior definizione possibile di artista. In questo caso è un pittore, ma credo si possa tranquillamente generalizzare, allargando il tutto a tutte le forme d'arte. Scrittura compresa, ovviamente. 

Un esempio su tutti, per dare l'idea di cosa voglio dire:

"C’è sempre qualcosa che attira la mia attenzione. Può essere una foglia, un tronco d’albero, un fiore, un insetto. I giochi di luce che filtrano dai rami."


Per chi ti sta intorno sei sulle nuvole. Ma che cazzo ne sa?


Veniamo ora alla parte più prettamente tecnica. La scrittura è ottima. L'aut ha saputo ben dosare la pause della narrazione attraverso la punteggiatura. Ho notato un solo refuso:


"Oppure riuscire a influenzarti per la vita intera con solo sguardo." Credo manchi "con il solo sguardo"



Pali. Dico pali e non paletti poiché a mano a mano che rileggo per commentare, mi rendo conto delle difficoltà che ci possono essere state per "rientrare". E infatti, se con il personaggio ci siamo, trovo che sia la camera da letto, sia la collocazione temporale siano un po' deboli ai fini del contest. La camera, con la sedia a dondolo c'è, ma è in ombra. Il giardino è il vero studio dell'artista e infatti l'aut lo descrive e lo utilizza come ambientazione principale a scapito della camera da letto. Anche sulla collocazione temporale ho qualche dubbio: avevamo un giorno preciso, ovvero la data della finale mondiale. Se a Mirò è stato richiesto di disegnare il manifesto del mondiale, siamo sicuramente nel periodo prima dell'inizio del mondiale stesso. Magari nel 1981.
La mia pignoleria è d'obbligo.

Ma questo racconto è uno dei migliori in gara.


______________________________________________________
Branzagot senz'onma.

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3Segni (di Spagna) Empty Re: Segni (di Spagna) Ven Apr 09, 2021 10:47 am

SisypheMalheureux

SisypheMalheureux
Padawan
Padawan
Hai avuto una bellissima idea scrivendo questo racconto. è vero, Joan Miró, quasi novantenne, acettò di disegnare il manifesto dei mondiali di calcio di Spagna dell'82. Una meravigliosa opera d'arte che io, personalmente, avevo dimenticato. 
Per quel che vale la mia opinione, il tuo racconto sarebbe da podio solo per questa magnifica idea. Detto ciò, ho apprezzato tantissimo la voce del pittore che ripercorre la sua lunga esistenza ricordando Picasso ed Hemingway come quelli che per lui erano: due amici. Mi ha fatto sorridere l'idea di Picasso, noto donnaiolo, che fa battute sul fatto che Miró sia felicemente sposato, l'ho trovato un buon espediente rendere molto più vivi i personaggi.
Ti segnalo solamente una piccola imprecisione: "straniato" vuol dire assente, distratto. Secondo me il vocabolo giusto era "stranito" (perplesso, smarrito). 
A parte questa minuzia questo racconto è sicuramente il migliore tra quelli che ho letto finora. E ti rinrazio di cuore per avere scritto Miró con l'accento giusto. Very Happy


______________________________________________________
"Stirpe miserabile ed effimera, figlio del caso e della pena, perché mi costringi a dirti ciò che per te è vantaggiosissimo non sentire? 
Il meglio è per te assolutamente irraggiungibile: non essere nato, non essere, essere niente. Ma la cosa in secondo luogo migliore per te è morire presto."

4Segni (di Spagna) Empty Re: Segni (di Spagna) Ven Apr 09, 2021 7:32 pm

Antonio Borghesi

Antonio Borghesi
Padawan
Padawan
Una storia affascinante che non conoscevo. Scritta poi in maniera impeccabile la rende veramente unica. Un artista della penna. Bravissimo. Non so che altro aggiungere quando tutto è veramente corretto e va nella direzione indicata. Anche se soffusi di poca luce i paletti ci sono tutti. Bel racconto.

5Segni (di Spagna) Empty Re: Segni (di Spagna) Sab Apr 10, 2021 12:27 am

caipiroska

caipiroska
Padawan
Padawan
Un bellissimo monologo, carico d'immagini perfette e deliziose suggestioni.
Tutti i paletti del contest sono infilati con disinvoltura nel testo, la camera come luogo racchiuso e intimo dove l'artista si mette a nudo, in tutti i sensi, con la compagna, non penso sia sostituibile con altri luoghi.
Molto originale il contesto scelto, molto ben delineato e riconoscibile questo grande artista.
Ho veramente poco da dire su questo testo che rimane intenso e delicatissimo al tempo stesso. Indelebile.


Forse ho qualcosa da dire su questa frase:


"La vera fortuna è che in questa isola tutti hanno dei tesori da offrire..."


dato che la Spagna non è un isola forse l'artista aveva il suo buen ritiro su, appunto, un'isola della Spagna, e questo forse andava specificato meglio. Oppure s'intende isola in senso metafisico intendendo la vita, ma anche qui andava aperta una parentesi.


Ma niente che possa intaccare la bellezza di questo testo!
Complimenti!!!


P.S.: non so perchè sto scrivendo così grande...

6Segni (di Spagna) Empty Re: Segni (di Spagna) Sab Apr 10, 2021 10:00 am

Petunia

Petunia
Moderatore
Moderatore
Ciao Autor

Il cervello degli artisti mi ha sempre affascinato. Per certi aspetti li ritengo esseri con un senso in più. Questo in ogni manifestazione artistica, scrittura inclusa. Non facile capire cosa possa far scattare la molla creativa... Ricordavo questa strana locandina dei mondiali, mi ricordo che all’epoca mi domandavo cosa potesse entrarci col calcio. Forse ora ho capito. 
Mi hai portata indietro nel tempo e per questo ti ringrazio.


______________________________________________________
Dodici voci si alzarono furiose, e tutte erano simili. Non c’era da chiedersi ora che cosa fosse successo al viso dei maiali. Le creature di fuori guardavano dal maiale all’uomo, dall’uomo al maiale e ancora dal maiale all’uomo, ma già era loro impossibile distinguere fra i due. (George Orwell)

7Segni (di Spagna) Empty Re: Segni (di Spagna) Sab Apr 10, 2021 12:02 pm

Ospite


Ospite
A poter leggere il tuo monologo, Mirò si spellerebbe le mani in un lungo applauso.
Lo dico con tutta onestà, i suoi dipinti non li ho mai amati abbastanza.
Tutto il surrealismo mi ha sempre colpito poco, solo Basquiat mi ha fatto ricredere, ma lì
i dipinti sono macerati da una sofferenza interiore e da un orgoglio introvabili in Mirò.
Il tuo monologo è altra cosa. Metà vero, metà invenzione, svela la sua ispirazione, la sua lotta contro le costrizioni del mondo dell'arte, e lo porta a bruciare opere importanti, a distruggere per non vendere.
E se non appare sofferenza nelle sue opere, appare in lui, nel dipinto vivente.
L'accostamento con Picasso, che fai alla fine del monologo mi ha un po' disturbato.
Picasso è stato uno dei pochi fortunati a avere soldi e successo per tutta la vita, con qualche piccola ombra, sì, ma non ce lo vedo a firmare i disegnini su i tovaglioli del ristorante per non pagare. 
Quello lo faceva il grande Fellini, quando era in bolletta, non Picasso.
Ma se tu l'hai scritto, voglio crederti.
Concludo, mi è piaciuto parlare con te, autore. Hai una competenza straordinaria ed è stato come discutere con un amico. 
Una ultima cosa... proprio ieri sentivo alla radio, mentre guidavo, che i lettori hanno voglia e bisogno di verità, specialmente in questo momento di pandemia. E credono a tutto quello che appare nei libri, come in passato è successo per il 'Codice da Vinci' di Dan Brown. 
Il tuo breve racconto ne è testimone, io voglio ripetermi e ti credo autore, e tutto quello che hai scritto su Mirò lo prendo per verità.

8Segni (di Spagna) Empty Re: Segni (di Spagna) Sab Apr 10, 2021 12:45 pm

Hellionor

Hellionor
Admin
Admin
Una sola pecca in questo testo è il segmento temporale.
Se si parla di estate 82 sembra palese che il manifesto risalga a qualche mese prima: quindi la narrazione non si svolge nel periodo richiesto. 
Mirò ha vissuto i suoi ultimi anni facendo spola tra Barcellona e l'isola Maiorca dove si rifugia per scappare al caos di Barcellona. Quindi il riferimento all'isola ci sta e ripercorre la vita reale dell'artista.
Il registro narrativo è potente e racchiude una grande cura e un grande approfondimento su vita e psicologia dell'artista. 
Scorre con grazia e con potenza questo suo tentennare, questa sua personalità pura e integerrima che non concepisce di barattare la sua arte per un mero compenso economico.
Mi piace come hai sviluppato la personalità dell'artista, trovo tutto estremamente verosimile e potente. Hai fatto un grande lavoro di immedesimazione e per questo ti applaudo. 
Entrare profondamente nel personaggio è un lavoro duro che lascia strascichi emozionali, a fine contest mi piacerebbe approfondire con te questo particolare aspetto. 
Ele

9Segni (di Spagna) Empty Re: Segni (di Spagna) Dom Apr 11, 2021 7:42 am

mirella


Padawan
Padawan
Di questo racconto mi piace tutto: l’idea, la struttura, la forma, il ritmo, la scrittura.
Ho trovato originale l’idea di collegare al mundial del 1982 il personaggio di Miro, autore del manifesto del campionato. Complimenti vivissimi!

10Segni (di Spagna) Empty Re: Segni (di Spagna) Dom Apr 11, 2021 10:14 am

Danilo Nucci

Danilo Nucci
Padawan
Padawan
Ho cercato attentamente difetti a questo racconto, ma dopo ogni sforzo non ho trovato che pregi che hanno sovrastato qualunque dubbio sugli aspetti della piena rispondenza temporale o su un titolo che forse il brano meritava migliore. Mi soffermo invece sulla cosa che mi è parsa essenziale.
Premetto che la mia conoscenza di Mirò e delle sue opere è molto frammentaria, ma ho trovato il percorso scelto dall’autore per avvicinarsi all’arte del tutto straordinario. Iniziare dall’immedesimazione nell’animo e nelle sensazioni dell’artista, ancor prima della conoscenza dei suoi lavori, sia la strada giusta della perfetta divulgazione. In me questa lettura ha alimentato il desiderio di conoscere e approfondire e credo che questo sia molto importante per chi crede, come me, in una scrittura non autoreferenziale ma destinata a scatenare qualcosa in chi legge.

A proposito dello stile di scrittura ci sono qua e là pregevoli “pennellate di poesia” che si adattano perfettamente al contesto.
In altre parole, Autore, per me sei già molto in alto e dubito che potrai essere scalzato, a meno di folgoranti scoperte fra i brani che non ho ancora letto.  

11Segni (di Spagna) Empty Re: Segni (di Spagna) Dom Apr 11, 2021 10:54 am

Susanna

Susanna
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi
Alla fine ho detto ollallà!
Ma alla prima frase: c’è un intoppo, non gira, non so perché… andiamo avanti.
La prima parte ha un bel ritmo incalzante, quasi febbrile, frasi corte, decise e senza fronzoli, che rendono molto bene il descrivere sé stesso di Mirò, anche un briciolo di biografia,  per far capire la sua irritazione, il rifiuto di ipocrite lodi venute dopo anni di denigrazioni: detto in soldoni perché hanno bisogno di un nome illustre che dia lustro a un paese in occasione di mondiali di calcio, che insomma… sempre di calcio si parla, la cultura è altra cosa.
Poi, caro autor*, mi hai fatto entrare in un giardino che non è solo un giardino, ma un “mondo” tranquillo, sereno, che ti avvolge con delicatezza e armonia. Gli oggetti, solo in apparenza modesti, ciascuno con la sua storia semplice e al contempo profondamente radicata nelle persone e negli usi.
Un giardino che si prende il giusto tempo per crescere, come le tele del pittore che – anche se in tarda età – non si abbandona alla senilità ma lascia sempre entrare nuove idee e nuovi spunti.
Poi ci si ritrova di nuovo in mezzo all’irritazione e ai dubbi su quell’incarico strano e qui entra in gioco la complicità di una coppia che ha condiviso un lungo tratto di vita, una lei che sa stare nell’ombra e al contempo essere una presenza molto importante per un personaggio eclettico e fuori dall’ordinario. Un punto fermo in un universo sempre in movimento.
C’è molto equilibrio in questo racconto: la complessità di un lavoro di ricerca assolutamente non semplicemente didattico si coniuga molto efficacemente con l’interpretazione data dall’aut* circa i dubbi e i ragionamenti che hanno portato Mirò ad accettare l’incarico
Non mi sono posta il problema circa il fatto che sia probabile l'impegno del pittore in tempi precedenti al priodo paletto dello step.

È stata una lettura decisamente piacevole, un’occasione per imparare qualcosa e complimenti per il lavoro di ricerca: se l’autor* è addentro alla materia per professione o per passione, il decidere cosa utilizzare e cosa no deve aver comportato un impegno non indifferente.


______________________________________________________
"Quindi sappiatelo, e consideratemi pure presuntuoso, ma io non scrivo per voi. Scrivo per me e, al limite, per un'altra persona che può capire. Spero di conoscerla un giorno… G. Laquaniti"

12Segni (di Spagna) Empty Re: Segni (di Spagna) Dom Apr 11, 2021 12:19 pm

Akimizu

Akimizu
Padawan
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Nel 1981 Tejero provò a riportare il franchismo al potere. Fu un anno buio, alla vigilia dei mondiali. Superata la crisi la Spagna aveva bisogno di dare un segnale forte al mondo e si pensò di chiedere a Mirò di occuparsi del manifesto dei mondiali. Perché Mirò? Perché era sempre stato un oppositore del caudillo, scappò dalla Spagna durante la guerra civile, ci tornò quando la Francia fu occupata dai nazisti è vero, ma non andò mai d'accordo con nessuno del governo, si ritirò a Maiorca da eremita, e non gli fu riconosciuto nulla fino agli anni settanta, nonostante fosse celebrato nel resto del mondo. Ecco perché dubito che Mirò abbia avuto dei dubbi nell'accettare questo "lavoro". Era il simbolo di un nuovo corso della vita della Spagna, un gradino da salire verso la democrazia compiuta, lui, a parer mio, era cosciente di ciò.
A parte questo dubbio, il monologo è comunque molto bello, avvolgente, direi, c'è una suggestiva immedesimazione in questo artista che tutti hanno sempre descritto come perso in un mondo di sogni e colori.
A essere sincero a me non è mai piaciuto tanto, l'ho sempre trovato un po' spento come forza espressiva nella pittura, mi piacciono invece le opere di ceramica e di scultura, che sono dinamiche e vive.
Deve essere questo mio distacco dal personaggio che mi ha fatto notare i molti errori e refusi presenti nel testo, che invece gli altri non hanno notato, ne segnalo alcuni:
Doppiopetto, cenno cenno, qui nell’intimità nostra stanza, un da senza accento, problemi di spaziature, vita intera con solo sguardo e altro. Non è un testo pulito, insomma.
I paletti sono rispettati quasi tutti, infatti l'anno è di sicuro sbagliato, ho trovato litografie del manifesto datate 1981. È anche normale, se ci si pensa. Tutti i loghi devono essere pronti almeno l'anno prima della manifestazione, per via delle campagne pubblicitarie, del merchandising ect... Quindi non so, a livello narrativo naturalmente non cambia nulla, il racconto è molto bello ect, ma a livello puramente concorsistico è una macchia.

13Segni (di Spagna) Empty Re: Segni (di Spagna) Dom Apr 11, 2021 4:35 pm

CharAznable

CharAznable
Padawan
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Cara Autrice, caro Autore,

Quante immagini in questo monologo! Quanto colore in questo dipinto! Non può essere diversamente nella confessione di un così grande artista. Questo è un monologo che vedrei bene su un palcoscenico. Ha tutto. Immagini, ritmo, trama. Davvero molto interessante e ben scritto.
Mi è piaciuto molto.
Complimenti.
Grazie.


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I giorni indimenticabili della vita di un uomo sono cinque o sei in tutto. Gli altri fanno volume.

14Segni (di Spagna) Empty Re: Segni (di Spagna) Lun Apr 12, 2021 11:22 pm

Arianna 2016

Arianna 2016
Padawan
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Grazie, autore, per avermi fatto passeggiare in questo giardino: mi ci sono soffermata con piacere.
E grazie per avermi insegnato una cosa che non sapevo, che Mirò avesse disegnato la locandina dei mondiali.
Il monologo a tratti diventa più una narrazione in prima persona, a tratti diventa troppo prolisso; a parte questo, però, è molto gradevole, si legge con piacere.
Naturalmente, mi è piaciuta la parte sul processo creativo, che penso si possa tranquillamente applicare anche alla scrittura.
La forma è buona e corretta: ti è solo sfuggito un “da” verbo senza accento.
Paletti: ci sono il pittore, il giardino, la camera da letto. Sono d’accordo che invece manchi la collocazione temporale, dato che non può essere l’estate del 1982. Diciamo che l’hai anticipata…

15Segni (di Spagna) Empty Re: Segni (di Spagna) Lun Apr 12, 2021 11:40 pm

Fante Scelto

Fante Scelto
Padawan
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Parto col dire che mi sento un po' tapino, ma Mirò non sapevo manco chi fosse. Sì, per carità, magari l'ho sentito nominare, ma avessi dovuto sbilanciarmi sarei andato sul... non lo so su che categoria sarei andato. Forse poeta, boh!
Ho guardato un po' sul Google, letto qualche info generica, e mi sento di collocarlo in quella categoria di artisti le cui opere mi lasciano in un'indifferenza totale.
Vabbé, ma qui siamo nel gusto personale, ci mancherebbe.
Tornando al racconto, io qui mi ri-sento un po' tapino perché non ho percepito quella potenza espressiva che tanti altri hanno ravvisato.
E' un monologo elegante, garbato, ragionato ma senza artifici, con uno stile pulito che solo ogni tanto incespica in qualche concetto di troppo. La potenza, per il mio sentimento, beninteso, ha altre caratteristiche espressive.
Faccio mia l'impressione di Aki circa il fatto che un personaggio anti-franchista come questo Mirò ce lo avrei visto molto più contento di poter partecipare alla rinascita del suo Paese dopo la dittatura, con un simbolo così importante come il manifesto del Mondiale.
Però credo tu abbia molti più dati di me, io ho solo consultato Wikipedia.

Che cosa non mi ha convinto di questo scritto?
In realtà non c'è qualcosa che non mi abbia convinto, al massimo non c'è nulla che mi abbia esaltato. Il non aver avuto feeling col personaggio, che in un monologo è fondamentale, temo abbia avuto il peso maggiore nella faccenda.
Questo nulla toglie a un lavoro che, qualche refuso a parte e paletti così così, è di indubbia qualità.

16Segni (di Spagna) Empty Re: Segni (di Spagna) Mar Apr 13, 2021 11:47 am

ImaGiraffe

ImaGiraffe
Padawan
Padawan
Ciao Aut* 

Con questo monologo ci fai entrare nella vita e nella testa di un grande artista del novecento. Lo caratterizzi con sensazioni nette e chiare. il testo scorre piacevole e non ci sono intoppi. Accompagni il lettore e descrivi al meglio le sensazioni arrivando a emozionare.
Non ho molto da criticare il testo mi è piaciuto molto ma vorrei fare una considerazione personale. nella mia classifica di certo riceveranno più punti quei racconti in cui gli autori hanno  dato vita a personaggi originali creandoli dal nulla e integrando i paletti. Se come nel tuo caso ci si basa su un personaggio realmente esistito l'effetto è sempre quello del "ma Mirò la pensava veramente così?" e se succede il testo  perde di potenza. 
In ogni caso una buona prova. ti faccio i miei più sinceri complimenti.

17Segni (di Spagna) Empty Re: Segni (di Spagna) Mer Apr 14, 2021 10:24 am

digitoergosum

digitoergosum
Padawan
Padawan
Ciao Aut@. Si, Aut@ con la  "A" maiuscola. 

Le pulci:

* il paletto temporale non è stato proprio rispettato.

* qualche refuso. Ne ho segnati due, ma qualcun altro l'avevo scorto. "...non riuscirei più a neppure a pensare..." e "Qui nell'intimità nostra stanza."

Piacevolezza di lettura:

Scrivi come piacerebbe, e tanto, scrivere a me. Nel tuo testo c'è poesia, passione, eleganza e sentimento. Trovo similitudini nel tuo stile e in quello di un/una altro/a Aut@ che ha scritto "Una costellazione col mio nome", uno dei miei preferiti. Leggere questo racconto è stato come guardare un film. Pur avendo poco descritto fisicamente Mirò riuscivo a immaginarlo in carne e ossa. Ecco, mi piace pensare che scrivi come i bei tratteggi a pennello che hai descritto. Quando ho cominciato a leggerlo ho pensato "wow! Questo smuove e sarà tra i miei candidati al podio". Andando avanti ho avuto qualche dubbio. Il monologo interiore c'è, a pieno, ma diventa troppo lungo perché si perde nella bellissima (indubbiamente) descrizione di troppi oggetti. In fondo la trama  inizia e conclude benissimo e regge. Tutto quello che poi sta in mezzo forse, così l'ho vissuto, è un po' troppo. La ruota, l'aratro, la giara in terracotta, è tutto descritto benissimo ma nell'economia del racconto forse sarebbe bastato descrivere così bene solamente uno di quei oggetti. Però, nonostante la dispersione di quel flusso di pensieri, si arriva in fondo al tuo proprio per godere della tua anima poetica, con la quale hai costruito un personaggio così vivo e quasi "fisico" che me l'ha fatto amare. Grazie.

18Segni (di Spagna) Empty Re: Segni (di Spagna) Gio Apr 15, 2021 11:13 am

Yoghi69


Viandante
Viandante
Monologo molto bello. Mi hai fatto entrare nella testa dell'artista. Forse ci sono alcune dispersioni nei pensieri dell'artista che potevano essere eliminate. Peccato che l'azione non si svolga nel 1982, ma l'idea e il suo svolgimento sono veramente notevoli. Chissà se Mirò avrà pensato tutto questo? Bello pensare sia così. Brav*

19Segni (di Spagna) Empty Re: Segni (di Spagna) Ven Apr 16, 2021 4:39 am

Caterpillar


Viandante
Viandante
Quanta poesia, anzi quanti colori ci sono in questo racconto! E come è bella la moglie di Mirò. Certe descrizioni sono proprio eleganti e sensibili. In questo racconto sento un grande amore per un artista anarchico ma anche una particolare sensibilità di chi ha voluto tratteggiare in questo modo il personaggio. Complimenti!

20Segni (di Spagna) Empty Re: Segni (di Spagna) Ven Apr 16, 2021 12:32 pm

Arunachala

Arunachala
Admin
Admin
bello. anzi, no, molto bello. oserei dire davvero splendido per i miei gusti.
odio il monologo, ma qui hai creato una storia micidiale, intrisa di un'atmosfera che ha qualcosa di mistico, di surreale.
non ricordo il manifesto del mondiale di Spagna, ricordo solo le partite e la vittoria finale, ma tutto questo passa in secondo piano leggendoti, diventa davvero superfluo.
scrittura lineare, scorrevolissima, con ottime descrizioni a tutti i livelli, compreso quello emozionale.
i paletti ci sono e c'è pure qualche refuso, ma anche ciò finisce dietro le linee della tua storia.
complimenti sinceri.


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21Segni (di Spagna) Empty Re: Segni (di Spagna) Dom Apr 18, 2021 3:50 pm

Byron.RN

Byron.RN
Padawan
Padawan
Questo racconto ha suscitato in me sensazioni contraddittorie.
Sicuramente è scritto molto bene e si lascia leggere con interesse.
Conoscevo il tuo protagonista di nome, così sono corso a spulciare su internet con curiosità per vedere i suoi dipinti più famosi e devo dire che alcuni mi hanno piacevolmente sorpreso.
Però il fatto(e questo è un difetto mio) è che non sono un appassionato di pittura, per cui, nonostante sei riuscito a smuovere la mia curiosità, il tuo protagonista lo sento un pò distante.
Anche la prosa, seppur bella e corretta, talora mi risulta troppo descrittiva e un pò prolissa. 
Sicuramente è un componimento sopra la media ma non mi ha conquistato totalmente.

22Segni (di Spagna) Empty Re: Segni (di Spagna) Dom Apr 18, 2021 7:47 pm

paluca66

paluca66
Padawan
Padawan
Bellissimo!
Se non fosse per le regole che impongono commenti articolati potrei fermarmi qui.
C'è tutto in questo racconto, un monologo splendido fatto di tante pennellate come è giusto che sia visto il tema trattato.
C'è un giardino che più bello non potrebbe essere, c'è un disegnatore che più di così non potrebbe essere...
Forse non c'è completamente l'estate del 1982 perché si deve presumere che l'incarico gli sia stato dato con qualche mesi di anticipo, ma voglio considerarlo un peccato veniale.
E forse non c'è quanto dovrebbe esserci la camera da letto ma siccome in quella camera hai inserito la frase più bella di tutto il tuo racconto
La cantilena del giunco è simile al cullare materno. Una nenia che mi rassicura e infonde la calma necessaria.
una frase che mi ha davvero emozionato.
Scrivi benissimo, non c'è che dire e quasi dispiace che ti siano sfuggiti un paio di refusi, sono come piccoli sfregi sulla splendida tela che hai dipinto per noi.

23Segni (di Spagna) Empty Re: Segni (di Spagna) Lun Apr 19, 2021 11:08 am

gdiluna

gdiluna
Younglings
Younglings
Anche questo testo mi mette in difficoltà (probabilmente dipende da me, non dai testi): bello, scritto bene, scorrevole, e potrei aggiungerne altri ma, come dire, un po' "studiato". L'ho trovato a volte sovrabbondante nelle descrizioni, tutti quei riferimenti alle amicizie VIP, quelle considerazioni sull'etica dell'artista, veramente troppo per un monologo. Non sono riuscito ad immedesimarmi anche perché, nella mia immaginazione, Mirò avrebbe ragionato in modo molto più anarchico, irrazionale, forse non avrebbe ragionato per niente, agito e basta. Concordo con chi ha commentato che far parlare un personaggio realmente esistito e noto, può indurre questo contrasto tra l’idea che ne dà il narratore e quella che ne ha il lettore.

https://parolemiti.net/

24Segni (di Spagna) Empty Re: Segni (di Spagna) Gio Apr 22, 2021 7:20 am

Midgardsormr

Midgardsormr
Younglings
Younglings
Ciao autor*.

Un bel pezzo, scritto in maniera pregevole, con alcuni refusi che ti hanno già segnalato, eviterò quindi di riproporli.
Sicuramente il testo denota conoscenza del personaggio. O del periodo. O di entrambi, sicuramente sai di cosa parli.
Ai fini del contest, il fatto narrato parrebbe prima dell'evento richiesto dal paletti temporale, in ogni caso spero potrai dare qualche informazione in merito alla fine.

Tecnica di scrittura quasi perfetta, considerando i refusi, le doppie parole e gli spazi mancanti. Un bel po' di informazioni che riescono a farmi immedesimare, forse in alcuni punti sono troppe, ma non hanno reso la mia lettura appesantita.

Riman la questione temporale e, non me ne volere, ma al momento non posso non considerarla al fine del concorso.

Grazie della.lettura.


______________________________________________________
Valar Morghulis. Valar Dohaeris.

Tutti devono morire. Tutti devono servire.

25Segni (di Spagna) Empty Re: Segni (di Spagna) Gio Apr 22, 2021 11:15 am

Resdei

Resdei
Padawan
Padawan
ciao
Accipicchia che bel monologo!
Inizio, però, da quello che mi è piaciuto meno: il titolo. Non lo sento appropriato al resto e poi quel di Spagna tra parentesi, insomma non lo capisco e non mi piace.
Per tanta poesia, ricercatezza e altissima proprietà di linguaggio avresti potuto trovare altro. 
O forse per te ha un significato particolare che a me sfugge.


Detto ciò, una sola considerazione: dal tuo racconto si viene rapiti e si esce arricchiti.  


ti elenco solo alcune delle immagine che mi hanno particolarmente colpita
la similitudine tra le note e i colori 
È una sorta di musica muta di cui riesco a visualizzare le note. Le immagino adagiarsi con eleganza sulla tela e prendere vita.


Piaciuto anche come hai amalgamato la figura del pittore-giardiniere: Sono come un giardiniere che deve prendersi cura delle proprie piante.
 
errore di battitura: non riuscirei più a neppure a pensare in tutto quel frastuono.


vabbè, poca roba.
dai, che dirti solo tantissimi complimenti! 

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