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La testa nel pallone

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1La testa nel pallone Empty La testa nel pallone Mer Apr 07, 2021 9:19 pm

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“Non funziona.” taglia corto la caposala, lanciandomi uno sguardo bovino.
Grazie, lo vedo anche da me che il televisore della saletta-ristoro non si accende.
“Come mai?'”
“È rotto.”
“Ma va? Pensavo fosse in sciopero.”
 “Non sei spiritoso. Comunque sarà ormai più di un mese che non si accende.”
“Farlo riparare, no?”
“Non è compito mio”.
E come ti sbagli...
“Non ne avete un altro che funzioni in reparto?”
“No.”
“Ma domani c'è la partita…”
“Non è un problema mio.”
“Posso almeno scendere giù in cardiologia? Stamattina mi ci hanno portato a fare l'ecocardio e ho visto che hanno un 55 pollici nuovo di pacca.”
“Ho detto di no.”
“Perché?”
“Perché i minorenni non possono uscire dal reparto se non sono accompagnati.”
“Per favore, tra due giorni mi operano e potrebbe essere l'ultima partita di calcio della mia vita. Non ho diritto a un ultimo desiderio? La prego! “
“Ma smettila, che qui non muore nessuno. E adesso fila, torna in camera che ho da fare.”
Sciabatto, riluttante, in direzione ultima-stanza-in-fondo-a-destra, che poi sarebbe la mia.
A metà del corridoio incrocio Italo.
“Ohi, grandissimo!”
“Ohi, Cosimo!” mi saluta battendo il cinque.
“Senti un po', ma come ti sei organizzato per domani, per la partita?”
“Me la guardo sul traghetto.”
“Quale traghetto, scusa?”
“Quello Genova-Palermo. Io tra due ore stacco e vi saluto. Due settimane di ferie, capito? Due!” mi fa, sottolineando la cifra con le dita.
Male. Italo è l'unico infermiere uomo del reparto e contavo su di lui.
Se fosse stato di turno domani sera, avrebbe fatto di tutto pur di non perdersi la partita. Sarebbe riuscito di sicuro a recuperare una TV, anche scassata. Anche a costo di portarsi la propria da casa.
Ma se lui va in ferie bisogna che io trovi un'altra soluzione.
Mi trascino fino alla mia stanza e mi sdraio a letto, l'umore sotto ai piedi.
Andrà a finire che domani, alle venti spaccate tutta Italia sarà davanti alla TV per assistere alla finale dei Mondiali contro la Germania.
Tutti. Ragazzi, bambini, uomini adulti e anziani.
Tutti tranne me.
Tra due mesi compirò diciassette anni e sono nato sfigato. Sono così sfigato che, invece di andare al mare con gli amici o fare le penne con la vespa per rimorchiare le ragazze, me ne devo stare sdraiato su un letto d'ospedale troppo piccolo per me.
Misuro duecentoundici centimetri d'altezza per 105 kg di peso. Le radiografie del metacarpo dicono che ancora non ho completato lo sviluppo, ma le mie ossa si stanno già deformando.
Sono nato con un adenoma ipofisario e tra due giorni, se tutto va bene, me lo levano, così è la volta buona che smetto di crescere.
Anche se, al momento, non me ne frega niente dell'intervento. La mia priorità, adesso, è riuscire a vedere la partita di domani sera.
Mi tiro un po' su e appoggio la schiena alla spalliera del letto.
Osservo i miei compagni di stanza, nel tentativo di individuare qualche alleato.
Solo che, per la solita sfiga che mi accompagna da quando sono nato, in questo reparto di endocrinologia pediatrica gli altri pazienti sono tutti molto più piccoli di me. Sia d'età che, ovviamente, d'altezza.
Di fianco a me c'è Viola. È diabetica e, se tanto mi dà tanto, diventerà una gran figa. Tra sei o sette anni, però. Adesso gioca ancora con le Barbie  e non credo proprio che gliene freghi qualcosa dei Mondiali.
Di fronte ho Biagio, affetto da acondroplasia. Insomma, io sono un gigante e lui è un nano. Bella accoppiata, no? Peccato che abbia solo quattro anni, non posso certo contare su di lui per richiedere un televisore funzionante alla caposala.
Il letto di fianco a quello di Biagio è occupato da una che non so come si chiami. Sta sulla sedia a rotelle, fatica a tenere il capo dritto e non fa altro che sbavare e farsi i bisogni addosso. Le hanno dato il posto più vicino al bagno mica per caso. Sua madre deve occuparsi di lei in continuazione, povera donna.
I genitori, già. Avere tre compagni di stanza significa avere a che fare anche con tre madri ansiose e iperprotettive. Come se non bastasse già la mia.
Purtroppo per me, non possono essermi di nessun aiuto. A loro del calcio non gliene frega un bel niente, hanno ben altro a cui pensare.
Ma un modo per vederla la partita lo devo trovare. Non posso proprio perdermela dopo il clamoroso 2-0 con cui abbiamo silurato i polacchi in semifinale.
“Ti ho portato un altro cambio, nel caso dovessi averne bisogno. Lo metto qui,nell'armadietto insieme agli altri.”
Faccio sì con la testa
“Ti ho lasciato anche un paio di Dylan Dog sul comodino, così passi un po' il tempo.”
“La radio me l'hai portata?”
“La radio? Oddio Cosimo, scusa, mi è passato di mente!”
“No, mamma cazzo! Ti ho telefonato apposta ieri per dirti di portarmela! Cazzo, mi porti la biancheria, che ne avrò già cinque o sei cambi, e lasci a casa la radio?”
“Me ne sono dimenticata, va bene? Scusa! Ma non c'è bisogno che mi tratti così. Cosa credi, che sia facile per me saperti qui in ospedale?”
Magnifico. Ci mancava solo l'attacco di vittimismo.
“E poi scusa, la nostra radio è proprio ridotta male. Non prende quasi nulla lo sai anche tu. Papà voleva buttarla via il mese scorso.”
“Vabbè dai, è andata così. Lascia perdere…”
Do un'occhiata all'orologio.
“Sono le diciotto, l'orario di visita è finito. Forse è meglio che vai.”
“Sì adesso vado. Ti hanno detto a che ora è l'intervento domani?”
Sbuffo.
“Non lo so. Dicono in mattinata, ma magari entro in sala operatoria solo verso mezzogiorno. Lo sai come funziona.”
“Va bene. Comunque domattina alle otto io e papà siamo qui. Vedrai che andrà tutto bene, mi raccomando stai tranquillo.”
No che non sono tranquillo. Tra due ore inizia la partita e ancora non so come fare per vederla. Non me la posso perdere, cazzo!
Solo a pensarci mi sale il nervoso, e quando sono nervoso mi scappa da pisciare. Oltretutto devo ancora smaltire il liquido di contrasto della TAC di tre ore fa. Ce l’ho ancora tutto lì che mi preme sulla vescica.
Saluto mamma con un abbraccio, e vado in bagno.
Tiro giù i pantaloni e comincio a liberarmi. Una tortora osserva l'operazione incuriosita.
Ha fatto il nido su grosso elce che dà proprio di fronte alla finestra del bagno. È un finestrone alto quasi un metro e mezzo, posizionato proprio sopra al WC. Se non fosse per le fronde dell’albero, che coprono tutta la visuale, si potrebbe pisciare godendo di una bella vista panoramica sul giardino dell'ospedale.
E sarebbe anche ora che lo potassero sto cazzo di elce. Un altro po' e ci ritroviamo i rami dentro al bagno.
Certo che avrei proprio voglia di scendere giù in giardino a fare una partita di pallone. Chissà per quanto tempo non potrò farlo, dopo l’operazione. Che palle, in pratica mi farò il resto dell’estate in convalescenza, a letto. E stasera niente finale dei mondiali. A meno che… guardo di nuovo il grosso elce che mi copre la visuale e ho un’idea.
“Porto via?”
“Sì, grazie.”
L’addetta ai pasti passa, puntuale come ogni sera, a ritirare i vassoi vuoti.
Stasera mi hanno lasciato leggero, digiuno preoperatorio. Mi hanno portato solo un po' di brodino di verdura e un pacchetto di crackers con la crescenza. Ma alla fine va bene così, sono talmente in ansia  che ho lo stomaco chiuso, anche se mi avessero portato qualcosa di appetibile, e non avrei mangiato quasi nulla. Guardo l'orologio. Le diciannove e quarantacinque. Ci siamo quasi.
Aspetto che l’inserviente abbia ritirato tutti i vassoi degli altri pazienti e sia uscita dalla stanza, poi mi alzo dal letto e raggiungo il bagno. Spalanco il finestrone, prendo un bel respiro e mi isso sul davanzale.
Mi sporgo, riuscendo ad aggrapparmi a uno dei grossi rami che raggiungono il bagno.
Avanzo quasi strisciando, aggrappato saldamente ai rami superiori dell’elce. Prego che riescano a reggere il mio quintale abbondante di peso.
Procedo a rilento, goffo e scoordinato. Un bradipo con problemi di deambulazione, ecco cosa sembro. Non sono mai stato agile e il gigantismo non mi aiuta.
Però, in qualche modo, dopo vari minuti che mi sembrano un’eternità e molta paura di cadere, riesco a scendere dal terzo piano, dove si trova il mio reparto fino al piano di sotto. Che reparto è questo? Non lo so.
Mi siedo a cavalcioni su uno dei due rami principali e cerco di riposarmi un attimo. Mentre riprendo fiato penso al magnifico televisore 55 pollici che mi aspetta giù in cardiologia  Sempre che io riesca ad arrivarci. Anche se, a onor del vero, l’ombra dell’elce è molto piacevole, con questo caldo. E poi da quassù c’è una splendida vista. Mi sembra di vedere tutte le cose più piccole e al contempo più chiare. Un po’ di distacco potrebbe farmi bene. A ripensarci, potrei anche restarmene un po’ di tempo qua su. Non ho tutta questa voglia di scendere.
“Un angelo, un angelo! guarda come è bello!”
Un vecchio ultraottantenne col pigiama a scacchi mi guarda stupefatto dalla finestra della sua stanza.
Sono così vicino che posso guardare dentro e… oh porca puttana, questi hanno addirittura il televisore in camera!
“Cosa dici Carrega, ti sei rincoglionito del tutto?” lo apostrofa una voce baritonale, seguita da due colpi di tosse cavernosa.
Sì affaccia un altro vecchio. Più o meno della stessa età del primo, con due occhialini d'oro che gli scendono sul naso.
“E tu chi sei? Cosa ci fai lì?”
“Io…”
“Sarai mica un tedesco? Guarda che io sono uno dei ragazzi del 99 e di tugnini ne ho ammazzati… Da ragazzino sul Piave, e poi da partigiano nel ‘44. Ci metto niente a fare fuori anche te. Anche se sei grande e grosso.”
“No aspetta...” alzo le mani “non sono un tedesco. Sono ligure, lo giuro.”
Il vecchio mi guarda, poco convinto. Meglio non dirgli che mia madre è austriaca. Sia mai che ce l’abbia anche con loro.
Dalla sua stanza posso sentire l'inizio dell'Inno di Mameli. Ormai ci siamo, la partita sta iniziando!
Mi metto la mano destra sul cuore e comincio a cantare. “Stringiamci a coorte, siam pronti alla morte, siam pronti alla morte l’Italia chiamò!”
“Gesù, sei così stonato che lo cantassi durante un’adunata ti arresterebbero per vilipendio alla bandiera. Com’è che ti chiami?”
“Cosimo. E lei?”
“Giovanni. Giovanni Brughi, detto Gian. E quel vecchio rimbambito là, invece, è l'avvocato Carrega.” mi fa, indicando il suo compagno di stanza.
“Cavalier avvocato, prego!” ribatte l’altro.
“Senti, ragazzo, cos'è che ci fai su quell'albero?” mi chiede Giovanni. Tossisce ancora una volta, faticando poi a riprendere fiato.
“Io… ecco, volevo scendere. Sono ricoverato proprio qua sopra, in endocrinologia pediatrica. Noi abbiamo solo una TV nella sala comune ed è rotta. Non volevo perdermi la partita e ho pensato di uscire dalla finestra del bagno.”
“Volevi scappare?”
“Sì... Cioè non proprio. Volevo scendere giù a cardiologia, ma visto che sono qui… non è che mi farebbe entrare?
Il vecchio mi scruta di nuovo, attraverso i suoi occhalini d'oro.
“Per favore…”
“Dipende. Se ti faccio vedere la partita con noi, tu mi devi qualcosa in cambio.”
“Cosa?”
“Sigarette ne hai?”. Altri due potenti colpi di tosse gli scuotono il torace.
“No. Non fumo, mi dispiace. E forse non dovrebbe farlo neanche lei…”
“Allora niente…”. Il vecchio fa per tornare a coricarsi a letto.
“No, aspetti!”.
Frugo nelle tasche del mio pigiama e ne tiro fuori un pacchettino di caramelle non ancora iniziato.
“Vanno bene queste?”
“A che gusto sono?” Giovanni torna ad affacciarsi alla finestra.
“Menta”.
“Sono quelle con il buco?”
Sorrido.
“Esatto.”
Va bene. Entra.
Avanzo carponi, con cautela, verso l'estremità del ramo che mi sostiene.
Più mi avvicino alla finestra e più si fa sottile. Ma ormai ci sono quasi, mi manca davvero poco...
“Attento!”
Sento il ramo piegarsi sotto il mio peso e poi un crac, secco.
“Mi senti?”
Apro faticosamente le palpebre. Una luce me le fa socchiudere di nuovo.Qualcuno mi sta puntando una pila negli occhi.
“Pupille reattive.”
“Mi senti?”
Ho male dappertutto ma la testa, la testa sembra che mi stia per esplodere da un momento all'altro. Sopra di me vedo solo le fronde dell’elce, sotto le mie mani il prato fresco del giardino dell’ospedale,
“Come ti chiami? Te lo ricordi?”
Un dottore giovane con il pizzetto e un'infermiera mi stanno guardando preoccupati.
“Cosimo… Cosimo Piovasco.”
“Per fortuna è ancora vivo!” sento dire all'infermiera.
Il dottore mi sorride, più disteso.
“I rami dell'albero hanno frenato la caduta.”
“Cosimo, sai dirmi in che anno siamo?”
“1982. 11 luglio.”
“Ottimo.”
“Chiama traumatologia e dì che ci mandino subito una spinale. Paziente vigile e orientato, fratture multiple, sospetto trauma cranico.”
“Dottore…”
“Sì?”
“Sa per caso se c'è la TV in camera, a traumatologia?”

2La testa nel pallone Empty Re: La testa nel pallone Gio Apr 08, 2021 7:42 pm

Petunia

Petunia
Moderatore
Moderatore
Cosimo ha proprio la testa nel pallone, non c’ė che dire. Infermiere, estate 82, camera con bagno vista giardino. Quanto a paletti ci siamo. Per quanto riguarda il genere, mi spiace ma non riesco a ridere delle malattie soprattutto se riguardano i bambini. È un limite mio, ma proprio c’è qualcosa che mi frena quindi pur riconoscendo uno stile brillante alla tua prosa, non l’ho trovata umoristica a sufficienza.
Il passaggio più divertente e surreale è il dialogo con i vecchietti e lo scambio della caramella alla menta “col buco”. Mi ha fatto sorridere e anche tenerezza. La mia mamma aveva sempre delle Polo e delle Rossana nella borsetta. 
Il racconto è scorrevole e si legge con piacere senza doversi troppo scervellare e questa leggerezza è comunque un gran pregio. 
Una buona prova.


______________________________________________________
Dodici voci si alzarono furiose, e tutte erano simili. Non c’era da chiedersi ora che cosa fosse successo al viso dei maiali. Le creature di fuori guardavano dal maiale all’uomo, dall’uomo al maiale e ancora dal maiale all’uomo, ma già era loro impossibile distinguere fra i due. (George Orwell)

3La testa nel pallone Empty Re: La testa nel pallone Gio Apr 08, 2021 8:50 pm

CharAznable

CharAznable
Padawan
Padawan
Cara Autrice, caro Autore,

racconto scorrevole, di piacevole lettura, caratterizzato da una brillantezza costante seppur con pochi picchi di vera comicità. La battuta finale vale tutto il racconto. Bello.
Se posso segnalare una pecca, Dylan Dog è anacronistico. Il primo numero uscirà solamente sei anni dopo.
Complimenti.
Grazie


______________________________________________________

I giorni indimenticabili della vita di un uomo sono cinque o sei in tutto. Gli altri fanno volume.

4La testa nel pallone Empty Re: La testa nel pallone Ven Apr 09, 2021 5:36 pm

miichiiiiiiiiiii

miichiiiiiiiiiii
Younglings
Younglings
È una storia tanto simpatica, così come il titolo!
Però trovo che i dialoghi sono un po' inverosimili, non so se mi spiego, non li trovo realistici, ma troppo preparati e scritti lì, inoltre il genere non si avvicina a quelli proposti, anche se davvero erano molto difficili, almeno sotto il mio punto di vista.
Ho notato anche degli spazi inutili, non so se distrazione o altro, ma vanno certamente aggiustati.
Fai attenzione quindi alla forma la prossima volta e soprattutto al genere!

5La testa nel pallone Empty Re: La testa nel pallone Ven Apr 09, 2021 7:48 pm

Antonio Borghesi

Antonio Borghesi
Padawan
Padawan
Chissà se poi l'ha vista la partita? Mi hai lasciato con questa domanda. Per il resto il racconto fila via benissimo e sembra scritto dalla mano di un medico. Altrimenti non vedo come potresti conoscere tutte quelle malattie. Comunque un ottimo racconto.

6La testa nel pallone Empty Re: La testa nel pallone Ven Apr 09, 2021 8:32 pm

Akimizu

Akimizu
Padawan
Padawan
1986. Ho il feticcio per gli albi Bonelli. Il primo numero di Dylan è di ottobre '86, sta là, nella libreria, mai aperto, con la sua custodia trasparente.
Anacronismo a parte il racconto mi è piaciuto un sacco. Bello il personaggio di Cosimo, mi è stato simpatico da subito perché è simpatico in maniera naturale, non forzosa. È reale, vivo, davvero ben costruito, non è, volendo, neanche schiavo della sua malattia, come caratterizzazione intendo. Non è facile in così pochi caratteri rendere indipendente da una condizione così evidente un personaggio, ma Cosimo funzionerebbe anche da "sano", ecco. Qualche refuso, mancano dei punti, spaziature, potrebbe essere formattazione? Ottimo lo stile, nulla da eccepire, divertente il siparietto con i vecchietti, ma il comico si svela solo nel finale, il che rende il tutto un po' barzelletta, ma è un peccato che si perdona. Sì perdona perché il vero pregio di questo testo è il rendere leggero un contesto pesantissimo, si riesce a sorridere nonostante tutto il disastro e il dolore che turbina attorno a Cosimo. Sì, si riesce, perché l'autore è bravissimo a non scadere nel cinismo o nello sfottò, è delicato, protettivo.
Per me è un racconto davvero riuscito, bravissimo.



Ultima modifica di Akimizu il Ven Apr 09, 2021 10:33 pm - modificato 1 volta.

7La testa nel pallone Empty Re: La testa nel pallone Ven Apr 09, 2021 9:46 pm

Ospite


Ospite
Lo dico subito. Il racconto non ha nulla di divertente, ma è stupendo. Sai quanti racconti ho letto prima del tuo? Almeno dieci. Tutti scritti benissimo, tutti che non mi hanno lasciato niente.
Tu ci sai fare, tu acchiappi. Non mi interessa dei paletti, non mi interessa se non fai ridere abbastanza. Sei la più bella scoperta di questo step. Siediti una delle mie cinque sedie, è tua.

8La testa nel pallone Empty Re: La testa nel pallone Sab Apr 10, 2021 5:15 pm

Byron.RN

Byron.RN
Padawan
Padawan
È vero, il pregio di questo racconto è la leggerezza, nonostante la sua ambientazione.
È scritto in modo così naturale che ti coinvolge da subito.
Peccato per quel Dylan Dog, come ti hanno già detto nell'82 non c'era ancora ancora. Avresti potuto cavartela con Tex o Il comandante Mark, ma fa lo stesso.
Non ci sono delle gran battute, non si ride, però quella leggerezza di cui ho parlato prima sei riuscito a renderla così bene che è sicuramente un merito.
Già far ridere è difficile di persona, dove puoi aiutarti anche con la mimica facciale e la gestualità, figuriamoci su una pagina bianca macchiata d'inchiostro. Per adesso io ho apprezzato l'impegno di quasi tutti quelli che si sono cimentati nel genere umoristico; se avessi trovato dei Woody Allen o degli Stefano Benni mi chiederei cosa cavolo ci fanno qui invece di pubblicare con rinomate case editrici. E per concludere credo che due generi più "infami" come quelli di questo step per fortuna non li troveremo più(almeno lo spero): col monologo si rischia di sfinire il lettore(ho alzato la mano) con l'umoristico lo invogli a gridarti addosso "e dai, facci ridere".

9La testa nel pallone Empty Re: La testa nel pallone Sab Apr 10, 2021 5:21 pm

Susanna

Susanna
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi
Piccola premessa: sulle malattie, soprattutto quando riguardano i bambini, non riesco proprio a scherzarci su. È per questo che ammiro tantissimo i clown di corsia, perché per regalare un sorriso a dei piccoli angeli devono mettere su muri di protezione che altro che la muraglia cinese. E alla fine ricevono molto più di quanto donano. Chiusa parentesi.
Il racconto mi è comunque piaciuto, si legge bene fino alla fine, senza che l’attenzione venga meno. I dialoghi mi sono piaciuti davvero, un po’ di ironia e di presa in giro finisce per scaturire anche tra personale e pazienti, soprattutto se le degenze sono lunghe.
I vecchietti mi sono sembrati quelli dl Muppet show.
Insomma mi è sembrato di essere sulla porta o alla finestra e assistere a questi battibecchi scoppiettanti: e non dite che non vi sareste comportati così con la vostra mamma, in situazioni simili! Insomma, ha 17 anni e c’è la partita dei mondiali.
Unica pecca è che non è solo un monologo, ma un racconto con un monologo integrato.
Però mi hai fatto divertire, e il finale (che un po’ era nell’aria o sull’elce) non era scontato potesse finire con un’ultima battuta come quella che ti sei inventato/a.
Ben venga un po’ di leggerezza, che in questo periodaccio è merce rara.


______________________________________________________
"Quindi sappiatelo, e consideratemi pure presuntuoso, ma io non scrivo per voi. Scrivo per me e, al limite, per un'altra persona che può capire. Spero di conoscerla un giorno… G. Laquaniti"

10La testa nel pallone Empty Re: La testa nel pallone Sab Apr 10, 2021 6:31 pm

Resdei

Resdei
Padawan
Padawan
Ciao
Il tuo racconto mi è piaciuto.
Povero Cosimo, chissà se alla fine ce la fa a vedere sta finale! 
Per quanto riguarda i paletti, a parte l’anacronismo segnalato, mi sembra che siano tutti rispettati.
Buoni i dialoghi e il ritmo. Anche il titolo è proprio azzeccato.
A differenza di altri commenti, non mi ha disturbato e non ho visto ironia quando parli delle malattie dei bambini. 
È comunque un bambino che racconta ed è, a sua volta, affetto da una grave patologia, per la quale deve essere operato. 
è la situazione che si viene a creare a essere comica e, per fortuna, alleggerisce le ore di attesa dall’intervento. (epilogo a parte, aimè!)
Per cui, per me, prova strasuperata!     

11La testa nel pallone Empty Re: La testa nel pallone Sab Apr 10, 2021 11:03 pm

caipiroska

caipiroska
Padawan
Padawan
Bello e tenero questo racconto.
Non eccessivamente umoristico, ma racconta qualcosa di verosimile con tatto e mano felice e tanto basta.
Nel contesto del tema imposto mi chiedo come mai l'autore si sia inoltrato nel delicatissimo campo delle malattie infantili: questa scelta nell'ambito di un racconto umoristico frena qualsiasi goliardia.
Mi chiedo: cosa sarebbe cambiato se il ragazzo fosse stato ricoverato in ortopedia? Un ragazzone grande e grosso (senza una vera e propria patologia!) che magari è lì per farsi aggiustare una frattura scomposta (e qui sì che ti saresti potuto sbizzarrire su come se la fosse procurata: un incidente in bici fantozziano, eccetera, e lui testone che comunque si arrampica sull'albero...), oppure una semplice appendicite. Una situazione in generale più leggera, insomma!
Invece gli fai fare un volo dal terzo piano che non ha assolutamente niente di comico (di solito ci si ammazza per un volo così!).

Susanna: io non ci vedo un monologo, ma una narrazione in prima persona...

12La testa nel pallone Empty Re: La testa nel pallone Dom Apr 11, 2021 8:54 pm

Fante Scelto

Fante Scelto
Padawan
Padawan
Quoto il commento di caipi.
Se la stessa situazione fosse capitata in un contesto più ordinario, avresti avuto mano più libera per l'umorismo che qui, forse per il contesto delicato, forse perché non so se volevi davvero scrivere un racconto humour, alla fine di fatto non c'è.
Come non c'è un monologo: mi sembra un racconto in prima persona con inserimenti di pensieri personali del protagonista.

Insomma, perché hai voluto scrivere questa storia proprio in questo modo qui?

Sorvolando sui paletti, io credo comunque che il tuo racconto sia di una leggerezza invidiabile.
E lo dico da persona che, quando sente parlare di malattie, inizia a dilatare gli occhi tipo coniglio impanicato (mai visti i conigli quando dilatano gli occhi? Sono adorabili).
Invece qui no. Non perché tu abbia preso alla leggera l'argomento malattie, ma perché sei riuscito a renderlo "umano", quasi normale, che credo sia il modo in cui lo vive qualcuno che la malattia ce l'ha davvero e se ne è fatto una ragione.
Da questo punto di vista, davvero complimenti. Non era facile.

Ti segnalo, oltre alla faccenda del Dylan Dog di cui non mi sarei mai accorto, un'altra incongruenza di trama.
All'inizio, Cosimo dice che l'intervento sarà tra due giorni.
Quando arriva la madre, l'intervento risulta invece la mattina successiva.

mirella


Padawan
Padawan
Poco verosimile che un ragazzo di diciassette anni,  in procinto di subire un intervento chirurgico serio al cervello, pensi in modo così ossessivo alla partita di pallone. Non lo trovo umoristico.
Dissento dai commenti precedenti, perché il racconto, per me, viola la credibilità. L'autore non se ne avrà a male visto che altri  hanno valutato positivamente e quindi la mia rimane una voce fuori dal coro.



Ultima modifica di mirella il Mar Apr 13, 2021 8:53 pm - modificato 2 volte.

14La testa nel pallone Empty Re: La testa nel pallone Mar Apr 13, 2021 3:48 pm

Danilo Nucci

Danilo Nucci
Padawan
Padawan
Inizio dalla parte più antipatica, quella dei paletti. Infermieri e camere da letto a iosa e quindi, niente da eccepire. Orto e giardino… così e così. Per il genere, escluso il monologo per l’ampio spazio dato ai dialoghi, non può essere che umoristico. Inizialmente avevo avuto qualche dubbio sulla possibilità di trarre dell’humor da una serie di patologie infantili, anche piuttosto serie. Con il procedere della lettura ho invece apprezzato i molti spunti ironici del brano
“Un angelo, un angelo! guarda come è bello!” Questa mi è parsa il top! Ma tutta la seconda parte ha il giusto ritmo per un racconto umoristico. Anche la frase finale non è male.
Anche il titolo mi è parso molto centrato.
Bravo/a!

15La testa nel pallone Empty Re: La testa nel pallone Mar Apr 13, 2021 4:19 pm

gdiluna

gdiluna
Younglings
Younglings
Concordo con molti dei commenti precedenti: il bello di questo brano è la leggerezza, la naturalezza, le delicatezza con le quali affronti il tema delle malattie infantili. Mi ha particolarmente colpito il (felice?) contrasto tra il linguaggio e la partecipazione di questa frase: "A loro del calcio non gliene frega un bel niente, hanno ben altro a cui pensare" riferita ai genitori dei malati. Certo che questo Cosimo possiede una dose di simpatia eccezionale; 17 anni vissuto da diverso non sembrano aver ridotto la sua voglia di avventura e la sua capacità di relazione empatica. Un personaggio memorabile.

https://parolemiti.net/

16La testa nel pallone Empty Re: La testa nel pallone Gio Apr 15, 2021 9:38 am

Yoghi69


Viandante
Viandante
Racconto leggero e anche divertente. Avrei evitato malattie gravi in particolare per gli altri ospiti del reparto pediatrico. I vecchietti mi sono piaciuti moltissimo. Paletti nel complesso rispettati. Dylan Dog, come ho visto da altri commenti, è successivo alla vicenda. Anche la tv a 55 pollici la vedo poco credibile in ospedale ( e tra l'altro non sono neppure scuro ce ne fossero nel 1982). In ogni caso racconto piacevole e simpatico. (ma il padre? non pensa la suo figliolo e alla partita?)

17La testa nel pallone Empty Re: La testa nel pallone Gio Apr 15, 2021 2:37 pm

digitoergosum

digitoergosum
Padawan
Padawan
Ciao. Un bel racconto, leggero, d'evasione. Non trovo il tuo racconto politically incorrect per aver parlato tentando l'umorismo di malati bambini e malattie, perché hai depotenziato il dolore con efficacia, l'hai fatto a mio parere di proposito, un po' come fanno i clown di corsia. Fuori dal contesto dello step sarebbe veramente tra i primi. Ma... è simpatico ma non umoristico. Inoltre, il quasi diciassettenne lo fai parlare troppo smaliziato e adulto. E poi...di Dylan Dog hanno già detto, della TV ho dubbi che, col tubo catodico, nel 1982 potessero esserci schermi così importanti, avrebbero avuto dimensioni in larghezza e profondità veramente di diffice collocamento anche in un ospedale. Credo che ancora non ci fossero i TV a retroproiezione. Si, poi alla fine, comunque mi resta il piacere di avere letto qualcosa di ben scritto e sano. Grazie.

18La testa nel pallone Empty Re: La testa nel pallone Gio Apr 15, 2021 9:36 pm

paluca66

paluca66
Padawan
Padawan
Nel leggerlo ho provato una sensazione di "dejà vu" che mi ha accompagnato fino all'ultima riga e poi mi sono reso conto che avevo già letto un racconto simile in questo step: certo i paletti sono abbastanza rigidi ma trovare due racconti molto simili è abbastanza singolare.
Fatto questo (forse inutile) cappello passiamo ai paletti.
Ambientazione temporale perfetta, camera e giardino ci sono e contano parecchio nell'economia del racconto; gli infermieri, visto che il racconto si svolge in ospedale, potevano senza dubbio avere un ruolo più importante.
Resta il genere che, pur facendo sicuramente sorridere in qualche frase, non è propriamente umoristico e forse l'ambientazione ospedaliera, in questo senso, non aiuta molto: la parte veramente umoristica è quella dei due vecchietti, un cameo ben inserito e raccontato.
Il racconto si legge piacevolmente e scorre via rapido e leggero; c'è qualche refuso che una rilettura attenta avrebbe potuto evitare
es. 
Ha fatto il nido su grosso elce che dà proprio di fronte alla finestra del bagno.
Nel complesso una buona prova e il mio giudizio è più che positivo.

19La testa nel pallone Empty Re: La testa nel pallone Sab Apr 17, 2021 12:21 pm

ImaGiraffe

ImaGiraffe
Padawan
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Ciao Aut*

Di per se il racconto scorre veloce e si legge con leggerezza, è anche vero che non sia molto umoristico ma il punto forte di questo testo è il tuo personaggio. Allora me ne frego dei paletti, me ne frego di molte cose e ti premio. 
Il tuo ragazzo ha una naturalezza disarmante. Ho lavorato per alcuni anni in strutture con ragazzi disabili. Con loro facevo teatro e sono esattamente così. non si prendono mai troppo sul serio, scherzano sulle loro condizioni. non si censurano. se superano il limite poi chiedono scusa. sono reattivi ed empatici. 
Soprattutto non vogliono essere compatiti. Non vogliono essere trattati con i guanti bianchi. Parlo per la mia personale esperienza ma trovo ingiuste le critiche che sta ricevendo il testo. 
I complimenti che ti faccio sono infiniti. 
hai tutto il mio sostegno.
Brav* Brav* Brav*

20La testa nel pallone Empty Re: La testa nel pallone Mar Apr 20, 2021 10:48 pm

Arianna 2016

Arianna 2016
Padawan
Padawan
So che non c’entra niente, ma credo che tu sia abbastanza giovane: nel 1982, avere un televisore da 55 pollici era come avere il cinema in casa, anzi, non so nemmeno se c’erano o se c’erano dubito che li avesse un reparto di cardiologia (anche se non posso escluderlo, è vero, magari aveva un ricco finanziatore). Poi, appena ho letto “Dylan Dog”, mi è suonato un campanello. Il primo numero che io ho letto era “Goblin”, era il 1993 e me lo fece leggere sul treno uno che era come me pendolare all’università. Infatti il numero 1 è del 1986. Sono sciocchezze, sai, ma altri hanno usato proprio particolari di questo genere per periodizzare in modo indiretto i loro racconti, e a chi nel 1982 aveva 13 anni, saltano all’occhio.
Detto questo, passiamo al racconto.
È simpatico, ben scritto, in modo vivace, fluido. Si legge volentieri.
Ho trovato commovente la narrazione delle patologie dei giovani compagni di camera di Cosimo; sia quello che tutta la descrizione che fa il ragazzo del suo essere in quella camera d’ospedale, la visita della madre, non so perché, ma mi hanno trasmesso la sensazione di una reale esperienza di ospedalizzazione da parte dell’autore.
Forte l’utilizzo dei personaggi de “Il barone rampante”: Cosimo Piovasco di Rondò, che come il tuo Cosimo, si arrampica sugli alberi, Gian dei Brughi, il cavalier avvocato Carrega.
La forma è corretta, a parte qualche refuso.
I paletti ci sono: anno, camera da letto, giardino con albero, infermieri. Il genere forse non è centratissimo: non l’ho trovato un racconto davvero umoristico o comico, ma qualcosa di diverso che, ti dirò, in effetti un po’ Calvino me l’ha ricordato.
In conclusione, mi è piaciuto e l’ho letto volentieri.
Ti tengo presente… 

21La testa nel pallone Empty Re: La testa nel pallone Gio Apr 22, 2021 2:29 pm

Molli Redigano

Molli Redigano
Padawan
Padawan
Effettivamente è difficile definire questo racconto umoristico soprattutto per il luogo in cui si svolge, oltre che per le condizioni del povero Cosimo. Non mi sembra insolito però che un ragazzo di quell'età sia fissato con una partita di calcio. Trovo verosimile la sua ossessione marcata che fa un po' passare in secondo piano la sua condizione clinica, il suo intervento importante e imminente. Poco fa ho commentato "Fuga per la vittoria": l'epilogo dei racconti è simile. 

Pongo anch'io l'accento sulla leggerezza del testo, è azzeccata l'alternanza tra parte narrata e dialoghi. Forse, a favore dell'umorismo, l'aut poteva omettere la descrizione dei compagni di stanza. Carina, divertente e ben costruita invece la presentazione dei due vecchietti che parlano con Cosimo prima che lui cada dall'elce. La chiusa è il passaggio che mi ha fatto veramente sorridere riabilitando l'intento umoristico che l'aut ha voluto dare al racconto.

Con i paletti ci siamo, sono tutti pienamente rispettati, ciascuno con la propria "forza" nell'economia del racconto.

Un'altra piacevole lettura. Non sorprende, ma il testo è onesto sotto tutti i punti di vista. Buon lavoro.


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Branzagot senz'onma.

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22La testa nel pallone Empty Re: La testa nel pallone Mar Apr 27, 2021 9:53 am

vivonic

vivonic
Admin
Admin
In effetti, la prima volta che ho letto questo racconto ho avuto diverse scene fantozziane del 33 d.C. in mente, laddove è evidente che i pregi della modernità non potessero esserci ma, nonostante tutto, l'effetto umoristico ne veniva accentuato.
Certo, se questo fosse uno step storico, tra Dylan Dog, Tac e televisioni a 55 pollici verrebbe da chiedersi se il racconto fosse ammissibile. Ma siamo nell'umoristico, e quindi le incongruenze storiche possono benissimo essere volute per rafforzare l'aspetto caricaturale. Poi, probabilmente, sono solo errori o leggerezze dell'Autore, ma questo non è rilevante ai fini di un'analisi del testo umoristico.
Sarebbe come dire a Paolo Villaggio che nel 33 d.C. non esistevano case in cemento armato con giardino e calzature del ventesimo secolo... Ma dai?

Il racconto ha una scorrevolezza perfetta, anche grazie alla scelta dell'Autore di mantenere un ritmo costante per tutto il tempo. I paletti sono chiaramente rispettati, la scrittura ha qualche incertezza ma procede senza intoppi.
Sicuramente dal testo traspaiono messaggi forti, potenti, accarezzati dall'Autore con una gentilezza che sa di rispetto e, allo stesso tempo, di denuncia. E questo è esattamente lo scopo che dovrebbe avere un racconto umoristico.
Per quanto mi riguarda, un ottimo lavoro che merita di essere preso in considerazione.
Complimenti, davvero!


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Un giorno tornerò, e avrò le idee più chiare.

23La testa nel pallone Empty Re: La testa nel pallone Mar Apr 27, 2021 3:53 pm

The fallen

The fallen
Viandante
Viandante
L'unica vera battuta è quella finale, quella che mi ha fatto sorridere, mentre per il resto del racconto ero più commosso che persuaso, di fronte alla caparbietà di quel gigante che voleva vedere la finale. E spero ci sia riuscito. C'è ricerca e lavoro, dietro al tuo testo, c'è una passione autentica che mi fa apprezzare molto questo racconto anche se a mio parere non è esattamente umoristico e ovviamente non è monologo. Ma mi piace lo stesso e apprezzo la finezza dei moderatori che lo hanno ammesso in gara.
Nel 1982 i televisori erano ancora quasi tutti a tubo catodico e quelli a retro proiezione costavano troppo, ma di certo non c'erano 55 pollici, men che meno in un ospedale, perché oltre al prezzo impossibile, qualora fossero esistiti sarebbero pesati un quintale. Anche la TAC non era facile la facessero, nel 1982, anzi direi improbabile, ancora più improbabile alle 15 del pomeriggio e decisamente impossibile con il liquido di contrasto, ancora più impossibile il giorno prima di un'intervento così serio come quello che doveva subire Cosimo. Ma questo non è un giallo e mi scuso per la defezione nel valutare questo tuo bellissimo racconto.

24La testa nel pallone Empty Re: La testa nel pallone Mer Apr 28, 2021 12:53 pm

Arunachala

Arunachala
Admin
Admin
mah, ho parecchi dubbi.
nel 1982 non mi risulta ci fossero i fumetti di Dylan Dog e, sinceramente, non ci vedo proprio un 55 pollici in cardiologia. forse un 14 o 16 pollici, non di più. e lo dico perché all'epoca lavoravo in ospedale.
poi, tornando al racconto in sè, ci sono alcuni refusi da sistemare, mancano delle virgolette e così via.
la storiella è intrigante di piacevole lettura, abbastanza divertente.
discrete le descrizioni, mentre è più che buona la caratterizzazione del personaggio principale.


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25La testa nel pallone Empty Re: La testa nel pallone Mer Apr 28, 2021 6:07 pm

gemma vitali

gemma vitali
Padawan
Padawan
Piaciuto questo racconto Il ragazzino che vuole vedere a tutti i costi la partita dei mondiali fa tanta tenerezza. Certo ha un intervento importante, ma lui è un ragazzo e la vita vita è fatta di tante piccole cose importanti.
In linea di massima fa sorridere. Molto carina la scena dell'albero con i due vecchietti che barattano con le caramelle la visione della partita.
Peccato che il ragazzo cade alla fine, avrei preferito vederlo felice accanto alla tv a tifare per 
l'Italia. La testa nel pallone 3067611402
Un ottimo lavoro.

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