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Il vecchio, il sogno e il vulcano

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1Il vecchio, il sogno e il vulcano - Pagina 2 Empty Il vecchio, il sogno e il vulcano Mer Apr 07, 2021 9:16 pm

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Promemoria primo messaggio :

Alessandria d'Egitto
9° giorno prima delle calende di Settembre
79 d.C.
 
Cosa posso dire della mia vita che non sia già di pubblico dominio? Tutti sanno di come, per tutto il tempo che mi è stato concesso, nella medicina io abbia trovato la mia via. Pochi sanno, però, quanto ho dovuto combattere per trovare la tanto agognata semplicità della vita che ho così rincorso, le lotte per liberarmi dalle mie paure, dai miei limiti. Sono stato un uomo libero, molto più di molti che come me hanno vissuto questi giorni. Di chi è andato oltre alle incomprensioni dovute alla solitudine cercata, dall'impazienza di chi attendeva da me una qualche risposta certa. Libertà che mi ha portato alle più grandi sconfitte, che rimarranno nel tempo più degli innumerevoli successi. Ho vissuto una lunga vita, ma la gloria e la memoria non mi apparterranno mai. Tutti ora conoscono Asclepio, uno degli ultimi esponenti della cultura medica greca e latina della città di Alessandria, un chirurgus dalla fama eccezionale, quasi mistica. Eppure. Eppure tutto questo svanirà. Questa malattia immonda mi tiene da troppo tempo legato a  letto, la tosse mi spacca i polmoni e i rigurgiti di sangue ormai si sono fatti frequenti, allievi miei. Potrei anche morire ora, tra i conati e il dolore, ve lo dico perché possiate essere pronti all'evenienza. Per questo mio malessere fisico, oggi la lezione la faremo qui nel mio modesto hortus su questa terrazza. Tutto ciò che vedete qui, dalle gabbie di uccelli esotici, alle bronzee statue degli dei, alle anfore finemente lavorate, l'ho avuto grazie a conoscenze, amicizie e ovviamente al mio amato lavoro. Ma non siete qui per ammirare l'opulenza della mia vita. Ricchezza addobbata con piante e fiori colorati, per nascondere tutto ciò che corrode l'animo umano. Siete qui per apprendere l'ultima lezione e soprattutto per godere di una spettacolare vista della città, del nostro faro simbolo di appartenenza. Sentite i profumi della vostra città, ascoltate i bisbigli dei nostri antenati che qui hanno dimorato. In questa eterna città, io ho avuto una vita lunga e adornata di fatti, di uomini, di donne. Ho conosciuto nove imperatori, nove dico. E con ognuno di loro, sono stato in ottimi rapporti. Lo stravagante Caligola, il controverso Nerone. Poi l'anno dei quattro imperatori e il mio caro vecchio amico Vespasiano. Che gli Dei possano averlo accolto come si deve. Vi ho già raccontato che io e lui siamo nati lo stesso giorno? Certo che si, perdonate questo sciocco vecchio. Talmente vecchio, che ho deciso di farmi ritrarre per il mio ultimo viaggio, così come è costume di queste antiche terre. Se ve ne siete accorti, accanto a voi c'è un estraneo, uno scriba di contorno. Esponente di una nobile arte di disegno e pittura, arriva dalla regione del Fayum. Vi chiedo di non dargli peso, egli è qui per me, per ritrarmi nell'atto di espletare il mio lavoro di insegnamento. In quest'ultimo periodo nel quale sono stato costretto tra quattro mura, ho pensato molto alla mia Rodi, alla mia casa, al mio passato. Le verdi fronde dei boschi marittimi che costeggiano le spiagge di sabbia bianca, la bellezza dei palazzi, i colori dei fiori, le donne. Ricordi che fino a qualche tempo fa, risultavano sbiaditi nella mia mente e ora invece, tornano vividi. E perché succede questo, io mi chiedo. Forse mai, riusciremo a capire perché con l'avanzare del tempo, si ricordino più i fatti lontani a discapito di quelli più vicini a noi. La mente, vi dico, è la parte più incomprensibile che ci è stata donata. Mi ricordo ancora di quando sono arrivato qui, con la mia famiglia, ormai sessant'anni fa. Eppure se mi chiedete che cosa abbia mangiato ieri sera, potrei dirvi carne o pesce, e probabilmente mentirei in entrambi i casi. Ho provato per anni ad arrivare a una conclusione sulla malattia che mi ha colpito e su come io dimentichi le cose. Ma la medicina che abbiamo portato con noi dalla Grecia, nemmeno unita con quella ancestrale di queste terre, è riuscita a venirmi in soccorso. E' una malattia degenerante, questo ormai è chiaro. Fortunatamente, essendomi ammalato solo negli ultimi anni, molto sono riuscito a sviluppare e nella mia taberna medica, ho sempre cercato di utilizzare entrambe le medicine, unendole insieme alle volte, per creare rimedi nuovi. Ecco, questo dovrete imparare. Mai fermarvi alle apparenze o al conosciuto. Pretendete il meglio da voi, solo così ricaverete dal sacrificio di una vita donata per il bene degli altri. Non come il mio amico Plinio, che ha terminato di comporre alla fine dell'anno passato qualcosa di eccezionale. Io stesso ho partecipato a quella raccolta, ma egli ha rinnegato il mio aiuto, facendo passare per sue le ricerche sulle erbe mediche. Ricerche che non avrebbe potuto fare nemmeno se Esculapio gli fosse apparso in sogno. Nemmeno in mille vite, quel giovane, avrebbe le conoscenze mie, studiate e immagazzinate per più di quaranta anni di lavoro. E per non farsi mancare nulla, ha dedicato la raccolta al figlio del mio amico Vespasiano, il nuovo imperatore. E' furbo Plinio, assai furbo. E io l'ho sempre reputato un amico, sempre fedele, sempre al mio fianco. Gli ho fatto conoscere persino Vespasiano, lui si che era davvero un grande amico. Il divino, cosi come gli piaceva farsi chiamare. E per quanto voi conosciate la storia della vita dell'uomo, io vi racconterò di come sia diventato divino, imbrogliando. Già, perché l'uomo che disse che il denaro non puzza, non possedeva alcun potere mistico. Ma aveva una grande testa e la fortuna di avere accanto a lui persone colte e furbe, almeno quanto lui. Vedete, quando arrivò in città durante la guerra civile, egli voleva essere assunto come dio, ma non aveva né i mezzi, né l'ardore necessario. Si appoggiò dunque al valetunidarium della città e sotto consiglio del suo medico personale, fece portare all'esterno due malati. Uno di loro, soffriva di cecità provocata da piaghe agli occhi. L'altro invece, di dolori alle anche che non lo facevano camminare. Egli li pagò e li trasformò per la folla in un cieco e in uno storpio. Il medico lo aveva assicurato che con le medicine adeguate, sarebbero guariti e lui sarebbe passato per divino. I due raccontarono di come Serapide gli fosse apparso in sogno, avvisandoli che il princes li avrebbe guariti. Fù cosi che Vespasiano sputò negli occhi al cieco e toccò con i piedi le gambe dello storpio. I due, in pochi giorni guarirono. Vespasiano diventò divino e il suo medico personale, cominciò a godere di un'ottima fama medica. Oltre che a una spiccata dote di inventore di storie. Sì, perché la storiella dei malati, se la inventò di sana pianta, in completa fantasia. Quel giovane aveva dei sogni, come Vespasiano. Inventò bugie per perseguire il suo sogno, come Vespasiano. Da quel giorno  diventarono amici, per tutta la vita. Io ero quel giovane, cari allievi. Questo fatto, ci porta a pensare che è vero ciò che è stato sempre detto. Ovvero che i sognatori ci distruggeranno! Devono morire, prima che loro uccidano tutti noi, con i loro sogni! La libertà che ho conquistato con il lavoro e le bugie, temo stia remando contro di me ora. Mi sta chiedendo il prezzo, dopo aver usufruito delle possibilità. Dannata età. Ho vissuto cosi a lungo in questa città, che ho dimenticato i piaceri semplici della vita. Alessandria è camaleontica, speciale, affascinante. Costruita da un visionario, dominata da faraoni, conquistata da legioni. Eppure è perfetta nella sua complessa semplicità. Gli uomini che l'hanno abitata, coloro che sono nati qui, quelli che ci sono arrivati come me o quelli che continueranno a esserci come voi, sono stati, sono e saranno il vero motivo per cui Alessandria sarà ricordata nel tempo. Guardate la magnificenza del nostro porto, le navi mercantili che trasformano il porto in uno scalo tra i più desiderati dell'impero. Qui si trovano spezie, stoffe, schiavi, cibi e ogni cosa da qualsiasi terra. Qui voi avete in mano il potere di stravolgere gli eventi, sognate in grande come solo qui si può fare ma senza osare troppo nei sogni, sono pungenti. Per mia disgrazia, non sarò un nuovo Vespasiano. Sono sicuro che non mi stia trasformando in un dio. Ne tanto meno potrò morire in piedi come un imperatore. Non verrò ricordato nella raccolta di Plinio, eppure grazie a voi, il mio sapere sarà tramandato. Vi lascio tutte le mie ricerche, i miei scritti e il mio sapere. Li troverete nella mia biblioteca privata al piano inferiore, sono sicuro che ne potrete fare buon uso. Ecco la mia ultima lezione, dopo tutto questo parlare. Vi ho esposto la migliore di questi ultimi anni. La differenza tra umano e divino, il discernimento tra l'essere giusti amici o vili profittatori, il credere nei sogni e nell'appoggiarvi a delle persone amiche o contare solo su voi stessi. Una cosa di cui sono certo e che posso dirvi e che c'è più forza nel non essere soli, io l'ho capito ormai troppo tardi e non voglio che voi facciate il mio stesso errore. Siate saggi, siate retti, siate umani. Prima che ve ne andiate, dovete promettermi che non appena io sarò partito, verrete a liberare tutti i miei uccelli. Desidero che anche loro, possano godere della libertà. Io domani partirò alla volta di Stabiae, nella penisola italica. Partirà da lì l'ultima parte della mia vita, dovrei giungere la nove giorni prima delle calende di novembre. E' stato Plinio ad invitarmi, mi ha detto che vuole riappacificarsi e mostrarmi una bellissima montagna ricchi di pennacchi di fumo. Ho deciso di credergli, ancora una volta. E' forse questo il mio peccato più grande. Dare fiducia nelle persone, più volte. Non credo che ci rivedremo, allievi miei. Ricordatevi di me, grazie a quel dipinto che ora è terminato. Troverete i miei arruffati capelli bianchi, la barba ispida e incolta. Persino i miei occhi azzurri che vi fisseranno ogni qualvolta dovrete prendere una decisione. Lo lascerò al valetudinarium domani prima di partire. Vi chiedo di accogliere per il tempo dovuto il nostro amico scriba, così che lui possa godersi la nostra città e chissà magari trovare futuri lavori. Sono certo che la tua arte troverà una buona strada. Diventerai famoso come chi ha dipinto le pareti di casa mia, con scene delle guerre del grande Filippo e del suo più magnus figlio. Miei allievi, non avete più necessità alcuna di apprendere da me, siete pronti ad affrontare la vita che avete davanti. Siate corretti, siate umili e non fatevi tentare dall'avidità e dal successo personale. Abbiate la costanza di fare del bene, senza pretendere riconoscimenti. Fate buon uso dei miei lavori, provate sempre, infrangete le barriere e diventate ciò che siete destinati a essere. Ecco dunque arriviamo ai saluti, in questi ultimi istanti insieme. Possiate essere felici. I vostri atti , mi riempiranno il cuore di gioia. Vedo il cammino davanti a me, là oltre la vista, al faro. Il mio ultimo desiderio sarebbe quello di sapere che verranno costruite statue di me. Che il mio nome sarà ricordato e che questo giorno sarà considerato funesto per la mia partenza. Se è vero che i sognatori ci uccideranno, il desiderio di un vecchio può considerarsi pericoloso?. Mi accontenterò di sapere che il mio volto sarà ricordato, mi accontenterò di sapere di avervi donato qualcosa. Poiché io non sono divino. Sono un semplice vecchio. Con un sogno grande. E un vulcano come meta per iniziare l'ultima parte della mia vita. Addio amici miei, addio.


26Il vecchio, il sogno e il vulcano - Pagina 2 Empty Re: Il vecchio, il sogno e il vulcano Dom Apr 25, 2021 11:32 am

Hellionor

Hellionor
Admin
Admin
Una ultima lezione ai suoi allievi con il cuore aperto. Aperto per come lo si può aprire nel 79 d.c. ovviamente. 
Asclepio da gli ultimi suggerimenti ai suoi allievi, raccontandosi senza veli.
Ho apprezzato il registro narrativo, calatissimo nel periodo, e la grande preparazione che serpeggia in tutto il testo. Una sorta di discorso di commiato di un uomo che intuisce che non tornerà vivo dal suo ultimo viaggio. Del muro di parole te ne hanno già dette tante ma anche io ritengo che sia altamente funzionale al testo che hai voluto presentare. Un testo per i suoi allievi che di certo non si farebbero scoraggiare dal muro di parole (specialmente per l'epoca, ribadisco).
Penso che ci sia una grande sapienza sia nel testo che nel modo di presentarlo. Questo commiato richiede attenzione e concentrazione, richiede fede in colui che pronuncia le parole. 
Un gran lavoro, complimenti.
Ele

27Il vecchio, il sogno e il vulcano - Pagina 2 Empty Re: Il vecchio, il sogno e il vulcano Lun Apr 26, 2021 5:05 pm

Asbottino

Asbottino
Padawan
Padawan
Dico la mia sulla questione del muro. Perché anche io sono tra quelli che all'esordio su SPS ha ricevuto la sua buona dose di critiche sul muro e che da allora ha imparato a farci una grande attenzione, specie nei racconti. Detto questo ultimamente la mia scrittura ha un po' rotto gli argini e mi rendo conto sempre di più che in certe situazioni, vuoi per il tipo di storia che stai raccontando o per il mood che vuoi mettere sulla pagina, il muro è quasi una necessità. Serve a te mentre stai scrivendo e, una volta che lo tiri su, pensi che possa servire anche al lettore. Non è una mancanza di attenzione o di rispetto. Non è nemmeno una sfida per fare selezione. Penso sia un mezzo e, se usato in modo efficace, diventa un veicolo di emozioni molto efficace. Venendo al racconto è sicuramente uno di quei casi in cui il muro è assolutamente giustificato, ben gestito e nel suo "essere muro" offre comunque diversi appigli, quasi delle sporgenze che il lettore può usare per scalarlo senza problemi. Forse in certi momenti diventa un po' troppo didascalico, ma ha anche tanti spunti di riflessione di una certa profondità e momenti emozionali. Insomma un lavoro molto completo, molto curato, assolutamente da tenere in considerazione (ma solo soltanto al sesto racconto).

28Il vecchio, il sogno e il vulcano - Pagina 2 Empty Re: Il vecchio, il sogno e il vulcano Gio Apr 29, 2021 12:09 pm

Molli Redigano

Molli Redigano
Padawan
Padawan
Se avessi letto, "ascoltato", questo testo in versione audiolibro, aldilà di non aver goduto del piacere della lettura, avrei detto: gran bel lavoro. Avrei ascoltato una vera lezione da cui imparare tante cose, nozioni ed esperienze di vita. L'ultima lezione sotto forma di commiato di un insegnante di fronte ai propri amati studenti. Però, con piacere, l'ho letto veramente e non posso negare quanto il "muro di parole", benché funzionale alla lezione, mi abbia dato fastidio. Questioni personali, ovviamente. 

Se m'immagino un po' che persona è stato il tuo Asclepio, mi viene in mente un uomo talmente innamorato del sapere da averci dedicato tutta la vita, non solo attraverso l'apprendimento ma anche attraverso la condivisione con gli altri, in primis i suoi studenti. Ecco dunque che penso ancora: nonostante fosse l'ultima, non credo che sia stata la più bella lezione di Asclepio. E credo che questo sia dovuto proprio al fatto che fosse l'ultima, poiché, è naturale, parla anche di sentimenti e ruota intorno alla domanda: cosa rimarrà? 

Non voglio criticare la scelta narrativa dell'aut, ci mancherebbe, ma il personaggio è affascinante e, sensazione mia, avrei preferito ascoltarlo, come dire, in condizioni migliori. 

Ho intuito tra le righe che la malattia di Asclepio possa essere l'Alzheimer, anche se all'epoca non si conosceva ancora. 

Veniamo ai paletti: la camera da letto è decisamente in ombra, appena accennata. La scena principale, la lezione, si svolge poi in giardino. Non ritengo sia soddisfatto il paletto principale, ok il giardino, ok Alessandia e il 79 d.c. Lo scriba / pittore c'è giusto perché ci deve essere. Genere. Monologo, senza dubbio, almeno per me.

La scrittura è buona anche se si fa fatica a capirlo nell'immediato, proprio per come si presenta graficamente. Il lettore deve scavare un po' prima che emerga, questo testo necessita di una media di numero di letture più alto rispetto al normale. 

Anch'io credo che la datazione iniziale sia superflua.

In definitiva, un testo discreto che non mi ha particolarmente colpito.


______________________________________________________
Branzagot senz'onma.

Gaute da suta [Devi essere iscritto e connesso per vedere questa immagine]!

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29Il vecchio, il sogno e il vulcano - Pagina 2 Empty Re: Il vecchio, il sogno e il vulcano Sab Mag 01, 2021 8:47 pm

Achillu

Achillu
Cavaliere Jedi
Cavaliere Jedi
Ciao Aut-

Se scrivi "9° giorno prima delle calende di Settembre" allora dovresti scrivere la data a.U.c. corrispondente a 79 d.C.
Hai voluto presentare il racconto come un muro di parole. Scelta coraggiosa che però è più adatta a un flusso di coscienza piuttosto che a un monologo. In questo caso si tratta proprio di un monologo declamato, quindi non può essere un flusso di coscienza. Nonostante il muro di parole mi sono inceppato solo a "ricchi di pennacchi di fumo" dove invece intendevi "ricco".
Per tutto il monologo il narratore si rivolge ai suoi allievi, salvo poi inspiegabilmente dedicare due proposizioni in seconda persona singolare allo scriba: "Sono certo che la tua arte troverà una buona strada. Diventerai famoso come chi ha dipinto le pareti di casa mia, con scene delle guerre del grande Filippo e del suo più magnus figlio" Cosa particolarmente strana, anche perché all'inizio lo aveva dipinto come "un estraneo, uno scriba di contorno. [...] Vi chiedo di non dargli peso." Insomma è un cambiamento di prospettiva alquanto strano.
Alla fine della lettura mi chiedo: ma... la camera da letto? Il racconto si svolge in un "hortus" quindi un giardino e, per quanto il narratore si dichiari allettato, non si trova in camera da letto.
Per essere l'ultima lezione di un povero vecchio, secondo me ci sono troppe cose soprattutto di storia. Delle quali comunque ti ringrazio, perché dimostrano che hai studiato a lungo prima di scrivere il racconto.
Mi sarei aspettato più veemenza contro il "furto" da parte di Plinio, ma poi avrebbe contrastato con il riavvicinamento; forse allora andava introdotto tipo "vi aspetterete che..." nella prima parte.
La parte che mi è piaciuta di più è quella in cui il narratore si racconta come medico e amico di Vespasiano, sembra molto più partecipata rispetto al resto.
Il genere c'è: monologo. Il luogo pure: Alessandria + giardino. Il tempo poteva essere dedotto dall'anno della morte di Vespasiano, evitando lo svarione iniziale. La camera da letto non c'è. I personaggi: chi parla è un medico, non un infermiere; il disegnatore c'è, ma è marginale.

Grazie e alla prossima.



Ultima modifica di Achillu il Dom Mag 02, 2021 9:58 am - modificato 1 volta. (Motivo della modifica : aggiunto un commento sui personaggi)

https://linktr.ee/Achillu

30Il vecchio, il sogno e il vulcano - Pagina 2 Empty Re: Il vecchio, il sogno e il vulcano Lun Mag 03, 2021 11:24 am

Akimizu

Akimizu
Padawan
Padawan
Che lavorone dietro questo testo. Non posso che farti i complimenti. Ho avuto piacere nel leggerlo, non provo mai fastidio nel nozionismo quando non è fine a se stesso. E qui non lo è, perché l'amore per il sapere e soprattutto per la divulgazione, sono l'anima di Asclepio. Sono parte integrante del personaggio e quindi funzionali a raccontarcelo. Ho inquadrato in questo ambito anche le esagerazioni, che in un altro contesto avrei tacciato di infodump, perché in effetti parla di un sacco di cose che i suoi studenti, ai quali si rivolge, conoscono bene, ma che ci stanno nella bocca di un vecchio maestro malato che è cosciente di essere all'ultima lezione. Ottima la grammatica e anche lo stile, che si è adeguato al personaggio, ha preso la sua voce. Complimenti.

31Il vecchio, il sogno e il vulcano - Pagina 2 Empty Re: Il vecchio, il sogno e il vulcano Lun Mag 03, 2021 12:09 pm

miichiiiiiiiiiii

miichiiiiiiiiiii
Younglings
Younglings
Il titolo mi pare la parodia del film "Il buono, il brutto e il cattivo", non mi attrae particolarmente; riguardo i paletti ci siamo, anche se la trama è un po' pesante a gusto mio, ma è scritto proprio bene, senza errori, se non sbaglio.
Il monologo, inteso proprio come genere, appunto per la pesantezza stessa si perde in una narrazione e quindi hai toccato il genere senza incentrarlo al 100%.

Ti consiglio di essere più intenso senza perderti in tante parole e rallentare il ritmo.
Comunque complimenti per la forma! Smile

32Il vecchio, il sogno e il vulcano - Pagina 2 Empty Re: Il vecchio, il sogno e il vulcano Mer Mag 05, 2021 8:18 pm

Midgardsormr

Midgardsormr
Younglings
Younglings
Grazie di aver espresso le vostre opinioni!

Partiamo subito da una cosa che mi ha colpito, ovvero un possibile riferimento a Steve Jobs; no, non mi sono ispirato a lui, nemmeno alle sue parole.
La realtà è che la sera prima di iniziare a scrivere, avevo rivisto Alessandro Magno e il mio Asclepio, è la traduzione in parole di Sir. Hopkins nei panni di Tolomeo nel film.

Mi spiace avervi messo in difficoltà con il muro di parole, ma è ciò che mi sono preposto di fare scegliendolo (come qualcuno ha accennato) poiché la mia visione di monologo è, o meglio era, questa.

Vorrei anche spezzare una lancia (in mio favore) sul fatto che qursto racconto a me non pare grigio, basta guardare e vedere i colori del porto di Alessandria, i colori del terrazzo con i suoi fiori etc etc.

Asclepio è più o meno come lo ha descritto Helionor, vicino ma distaccato. Dopotutto siamo in un epoca particolare, e vedere un maestro abbracciare discepoli non era così comune.

Volevo fare intravedere l'anima di un uomo votato al lavoro, con le sue paure e i suoi sogni, in qualche caso credo di esserci riuscito. Con i suoi insegnamenti, mi ha accompagnato ai vostri nei commenti e io non posso che essergli grato.

Grazie a tutti e alla prossima!


______________________________________________________
Valar Morghulis. Valar Dohaeris.

Tutti devono morire. Tutti devono servire.

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